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AD INVOCARE LA PATRIMONIALE SON SEMPRE I PARASSITI

DI MATTEO CORSINI

“Come cittadino, avverto il grave problema che la politica oggi ha il dovere di far coesistere un elevatissimo debito pubblico con una strategia di sviluppo economico del Paese… penso quindi che il primo sforzo del Paese dovrebbe essere quello di abbassare drasticamente il debito. Se tutti i partiti chiedessero ai 5 o 10 milioni di italiani titolari dei redditi più alti di fare uno sforzo una tantum, con una tassa speciale capace di far scendere di 3 o 400 miliardi lo stock del debito, incontrerebbero la disponibilità di tutti. Sarebbe una mossa di grande respiro, restituirebbe al Paese prestigio internazionale e libererebbe risorse finanziarie pubbliche importanti, che potrebbero essere impiegate ne finanziare lo sviluppo nella riduzione delle tasse ordinarie. E aggiungo che questa fascia più abbiente della società avrebbe quasi il dovere di accettare questo sacrificio perché probabilmente se ha di più è anche grazie alla politica di facile debito pubblico fatta in passato. Una sorta di restituzione di quanto elargito in passato.” (V. Gamberale)

Vito Gamberale è attualmente a capo del fondo infrastrutturale F2i, un mix tra pubblico e privato. Una delle costanti della sua carriera è stata quella di lavorare o per aziende pubbliche, o per aziende ex pubbliche operanti in condizioni sostanzialmente monopolistiche.

La sua lunga permanenza alla Stet (l’antenata di Telecom Italia) gli ha consentito di beneficiare di un trattamento pensionistico faraonico.

Secondo quanto si apprende leggendo “Sanguisughe” di Mario Giordano, Gamberale andò in pensione nel 2000, a 56 anni, percependo all’epoca l’equivalente di oltre 39mila euro al mese, per 13 mensilità. Ipotizzando di uscire dal sistema a ripartizione di cui ha beneficiato e ragionando sulla base di un sistema a capitalizzazione, il montante necessario per elargire una rendita costante in termini reali pari a quella che ha iniziato a percepire nel 2000 fino al 2030 (quando avrebbe 86 anni) sarebbe superiore a 15milioni e 700mila euro. Arrivati al 2030, il capitale sarebbe azzerato.

Ma per ottenere un montante di quasi 16 milioni di euro, Gamberale avrebbe dovuto versare oltre 17mila euro all’anno a partire dal 1968 (quando risulta iniziò a lavorare), nell’ipotesi che i contributi aumentassero ogni anno di pari passo con la rivalutazione di quanto versato e supponendo che il rendimento delle somme versate fosse pari a quello dei titoli di Stato (ho usato dati del Fondo Monetario Internazionale per fare in calcoli).

Mi sembra abbastanza verosimile che Gamberale non abbia versato tutti quei soldi. Il che significa che la sua pensione è pagata, nella sostanza oltre che nella forma, da chi oggi versa contributi previdenziali. Da questo punto di vista, nel suo caso si può ben dire che “avrebbe quasi il dovere di accettare” un sacrificio per ridurre il debito pubblico.

Mentre Tremonti ha effettivamente inserito nell’ultima manovra finanziaria una sorta di imposta patrimoniale (peraltro molto regressiva salvo correzioni in Parlamento) pur mascherandola da imposta di bollo sui conti titoli, Gamberale e altri propongono interventi per centinaia di miliardi, basati però su calcoli fatti un tanto al chilo. Probabilmente ricorderete che ad aprire le danze, alcuni mesi fa, fu Giuliano Amato, altro pensionato d’oro. Gamberale parla di una riduzione del debito di “3 o 400 miliardi” da porre a carico dei “5 o 10 milioni di italiani titolari dei redditi più alti”. Facendo un paio di semplici calcoli, si andrebbe in media da un minimo di 30mila euro a testa (300 miliardi pagati da 10 milioni di contribuenti) a un massimo di 80mila euro (400 miliardi pagati da 5 milioni di contribuenti).

Capisco che per Gamberale si tratterebbe al massimo di un paio di mesi di pensione (adesso percepisce oltre 44mila euro al mese), ma evidentemente questo signore non ha idea di come siano distribuiti i redditi delle persone fisiche in Italia. I contribuenti sono circa 41 milioni, e coinvolgere i 10 milioni più “ricchi” significherebbe cominciare da quelli che dichiarano meno di 24mila euro lordi all’anno. Se si volesse limitare il “sacrificio” ai 5 milioni che dichiarano i redditi più altri, si dovrebbe partire da chi dichiara 32mila euro.

A me pare evidente che prima di parlare a sproposito di “una mossa di grande respiro” o di “una sorta di restituzione di quanto elargito in passato”, Gamberale avrebbe fatto meglio a informarsi sulla realtà dei fatti: non tutti percepiscono pensioni faraoniche come la sua, né hanno beneficiato in passato di privilegi più o meno parassitari.

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3 Responses

  1. Carmelo Miragliotta (genteproduttiva)
    Carmelo Miragliotta (genteproduttiva) at | | Reply

    Voglio intervenire solo a proposito del debito pubblico e relativi interessi che, visto l’entità, costringerebbero gli italiani a sacrifici e declino senza possibilità di venirne fuori.
    Il debito pubblico (non importa qui come è stato creato e chi sono i creditori) ammonta a circa 1.800 miliardi di euro. Supponiamo che gli interessi siano in una misura che va dal 2 al 5 per cento (quest’ultimo nel peggiore dei casi).
    2% su 1800 miliardi darebbe 36 miliardi all’anno d’interesse
    5% (solo in ipotesi) su 1800 miliardi darebbe 92 miliardi all’anno.
    Le entrate fiscali, quelle evidenti, (perchè molte altre sono subdole) dello STATO sprecone e pappone ammontano ad oltre 750 miliardi all’anno e quindi gli interessi sul debito pubblico inciderebbero sulle entrate per il 5% circa nel caso migliore e del 10% circa nel caso peggiore. E tutto il resto di cui è piena la mangiatoia ???
    Siamo sicuri che l’origine di tutti i nostri mali stia nel debito pubblico e nei relativi interessi o non sono questi la foglia di fico dietro cui nascondere sperperi, furti, incompetenze, agi e privilegi ???

  2. Leonardo Facco
    Leonardo Facco at | | Reply

    Nel complesso, quindi, le entrate tributarie del bilancio dello Stato e degli enti territoriali, inclusi gli incassi erariali dei ruoli e l’effetto nettizzante delle poste correttive evidenziano un incremento pari a 6.572 milioni di euro (+1,6 per cento), attestandosi a 429.788 milioni di euro per il 2010 contro i 423.216 milioni di euro per il 2009.

  3. […] come la sua, né hanno beneficiato in passato di privilegi più o meno parassitari. Movimento Libertario 13 luglio […]

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