In Anti & Politica, Libertarismo, Primo Piano, Scienza e Tecnologia, Varie

DI GIAN PIERO DE BELLIS

Il sito del Movimento Libertario è stato nuovamente bloccato su Facebook.

Non si può accedere direttamente da Facebook agli articoli del Movimento senza leggere prima un messaggio, molto dissuadente per parecchie persone, in cui si dice che il link che porta alle pagine del Movimento potrebbe non essere sicuro (Security Alert: This Link May Not Be Safe) e che il sito è stato classificato come contenente materiali ingiuriosi e offensivi [abusive] (This website was classified as abusive).

Coloro che non si fanno spaventare da ciò cliccano su Ignore this warning (ignora questo avviso) ed entrano nella pagina voluta. Per cui il danno per coloro che sanno è limitato.

Oltre alla logica domanda: “A chi diamo fastidio”?, rimane il fatto che si tratta di un fenomeno evidente e scandaloso di censura che, come tutti gli episodi simili, è inaccettabile e va denunciato nella maniera più chiara e diffusa possibile.

Censure nei confronti di idee scomode per il potere saranno sempre più ricorrenti nei mesi a venire perché lo stato sta morendo e i ceti parassitari di cui esso e composto non hanno alcuna intenzione di scomparire in maniera indolore. Dobbiamo allora passare, quanto prima, a livelli ancora più elevati di organizzazione e di controinformazione.

La censura al Movimento Libertario mi ha riportato con la mente a qualcosa che ho scritto dieci anni fa e che sta avverandosi. Sono andato a ripescare quei passaggi. Eccoli:

“Lo spirito dominante del XX secolo è stato il mito dello stato, il protettore, il dispensatore, l’alma mater di masse divorate dall’ansia. L’ansia è scomparsa e il mito si sta sgretolando. Solo lo stato sopravvive, ma per forza d’inerzia.

Nonostante ciò, una intensa lotta va ancora combattuta tra lo stato da una parte e gli esseri umani e le comunità dall’altra. La burocrazia statale cercherà, sino alla fine, di colpire e bloccare l’autonomia con ogni sorta di armi ideologiche, vociando le sue litanie d’altri tempi contro l’individualismo, l’interesse ‘privato’, l’anarchia. Si tratta dello stesso vecchio gioco : diffondere odio e paura; promuovere e alimentare irresponsabilità e incoscienza.

Troverà la solita vecchia cricca : il comunista autoritario, il liberale pentito, il falso anarchico, il sindacalista arrabbiato, il nazionalista devoto, tutti sotto bandiere rispettabili (l’anarchia, l’ecologia, l’internazionalismo, l’anti-autoritarismo). Sotto queste maschere essi cercheranno di far passare ed imporre il solito puzzolente fardello fatto di monopolismo, protezionismo, paternalismo, in una parola, l’oppressione statale. E, come al solito, tutto ciò nel nome di coloro che essi pretendono di difendere (la classe operaia, i popoli dei paesi in via di sviluppo, ecc.) ma che ogni giorno corrompono moralmente ed opprimono materialmente.

Gli esseri umani e le comunità devono essere e diventare estremamente consapevoli di questa spazzatura ideologica, in modo da smascherare ciò che essa nasconde : l’arroganza, l’avidità e il bieco parassitismo dello stato.

Dobbiamo costruire un cammino che ci porti fuori da questo triangolo senza uscita eretto da burocrati e politicanti, intellettuali servili e degeneri, falsi assistiti e corrotte clientele. Dobbiamo porre fine al parassitismo e allo sfruttamento e sostituirli con la produzione e la compartecipazione di ognuno a beni e servizi che portino ad un benessere sempre più diffuso.

La cooperazione e l’aiuto reciproco sono sopravvissuti nel retroscena della storia; è tempo che ora occupino il proscenio.

Lo stato nazionale si sta sfaldando rapidamente e possiamo percepire il puzzo intenso della sua decomposizione nei numerosi casi di imbrogli, corruzioni, appropriazioni indebite, ingiustizie e violenze che sono stati e tuttora sono, sempre più, pratica corrente di questa enorme parassitocrazia. Dobbiamo stare molto attenti a ciò che ne prenderà il posto perché i parassiti sono abbastanza astuti e sanno trovare molti modi per mantenere le persone in posizione subordinata, moralmente, mentalmente e materialmente.

L’impresa di emancipazione e liberazione è un compito senza fine.

 

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Showing 30 comments
  • rik

    daparte mia mi sto prodigando in un sano volantinaggio in formativo sul movimento e percio’ non mi possono scurare qualsiasi cosa facciano:invito tutti a fare come me ed intanto AUGURI A TUTTI (si fa per dir di questi tempi).

    • leonardofaccoeditore

      GRAZIE MILLE RIK

  • Pedante

    “Padrone”, in assenza della violenza, è sinonimo del proprietario, o del suo agente.

  • Pedante

    “Simone, Facebook non è “casa mia”. È un social network che accoglie più di 500 milioni di utenti che sono lì perché non c’è una politica di censura”

    È sempre una casa privata, che sia piccina o mastodontica. Nelle case private è il padrone che comanda, non gli ospiti. Mafia non è perché non usa la forza, FB ti blocca e basta. Se gli ospiti non sono contenti possono anche andarsene.

  • Lorenzo

    Perché non passare a Google+?

    • Simone

      Io sono anche lì…

  • Gian Piero de Bellis

    Ripeto per l’ennesima volta che Facebook non c’entra per niente con i problemi (sembra di natura tecnica) che incontra il sito del Movimento Libertario (semmai c’entra Websense). Detto questo l’idea che Facebook appartenga a Zuckerberg e che gli utenti non contano nulla perché lui è a casa sua e fa quello che vuole, mi sembra una posizione del tutto irreale. Chi la pensa così sembra, a mio parere, voler applicare a un fenomeno nuovo le categorie del passato. Zuckerberg queste cose le sa benissimo ed è per questo che si preoccupa tanto dell’immagine che Facebook ha presso gli utenti (che contano eccome, perché senza gli utenti non ci sarebbe Facebook). Comunque, il succo del discorso e delle divergenze emerge da questa affermazione: ““Censura” ha senso solo quando ad imporla è lo Stato.” Questa affermazione mi lascia molto perplesso perché ignora la possibilità che fenomeni di censura avvengano anche in altri ambiti dominati da mafie padronali che non sono lo stato. Il discorso è lungo e andrà fatto un bel giorno. Allora forse riusciremo a separare quello che io chiamo il “libertarismo” padronale dal libertarismo genuino che va al di là dei padroni, siano essi pubblici o privati, statali o non statali (categorie peraltro di comodo usate a discrezione dal potere).

  • Pedante

    La penso come Simone. “Censura” ha senso solo quando ad imporla è lo Stato (detto da uno che è stato bloccato da vari siti libertari per aver espresso dubbi sull’Olocausto – devo rispettare la discrezione del proprietario del piattaforma, allo stesso tempo credo che è inutile portare avanti un progetto di libertà e far tacere la gente per paura di ripercussioni se pur private).

  • Gianluca Pavan

    Sono il webmaster (oltre che libertario) per cui cercherò di sintetizzare il mio pensiero tecno-libertario.

    1-@Leo: ti avevo già suggerito che non è molto libertario prendersela con Facebook o i suoi partner. Facebook fa che cazzo vuole in casa sua. STOP! Se non ti piace quello che fa hai 2 possibilità:
    – verificare se nel contratto che hai sottoscritto al momento di iscriverti a FB è stata infranta qualche norma.
    – mandare a cagare FB e fargli la peggiore pubblicità possibile (sempre senza contravvenire ad eventuali norme del contratto).

    2-Dal punto di vista tecnico non c’e’ alcun motivo apparente perchè questo sito sia stato penalizzato da Websense (è un sito su WordPress con plugin di wordpress. Non usa strumenti da “Gestapo” per tracciare utenti). Oltretutto non è compito del Webmaster conoscere gli algoritmi di Websense. Quindi Leo ha fatto l’unica cosa sensata: ha mandato una mail all’assistenza di Websense. Se non rispondono sono dei COGLIONI. … e possiamo parlare male e sputtanare anche Websense.

    3-Un parere del tutto personal-tecnico: dubito fortemente che sia in atto una censura mirata contro il Movimento Libertario: secondo me è un casino degli algoritmi di Websense che saranno risolti sicuramente a breve.

  • Gian Piero de Bellis

    “io in casa mia faccio entrare chi voglio e i prodotti che voglio, senza essere tenuto a giustificare agli esclusi i motivi delle mie scelte.”

    Simone, Facebook non è “casa mia”. È un social network che accoglie più di 500 milioni di utenti che sono lì perché non c’è una politica di censura. Se ci fosse molti se ne andrebbero subito. Se poi questa politica di censura ci fosse e venisse coperta con menzogne allora sarebbe estremamente grave.

    “considero più importante la libertà che va riconosciuta ad ognuno di farsi gli affari propri in casa propria.”

    Questo errore di impostazione distrugge, a mio avviso, tutto il tuo ragionamento.

    Tu poi arrivi anche a sparlare di una piattaforma aperta. Scrivi: “una piattaforma che ospita cani e porci.” Questo è un social network, cioè aperto a tutti proprio perché non è né casa tua né casa mia né casa del signor Zuckerberg. Se poi il signor Zuckerberg voleva fare un altro tipo di piattaforma, non accettava cani e porci, come dici tu. In sostanza la trasparenza è basilare in una piattaforma di questo tipo. Il signor Zuckerberg è libero di modificarla ma non a nostra insaputa, anche tenendo conto poi che lui ci guadagna dal fatto che 500 milioni hanno aderito alla sua piattaforma. E 500 milioni di persone ricavano un beneficio dall’uso di questa piattaforma. In sostanza è uno scambio e in tutti gli scambi ci deve essere trasparenza.

    Al posto della frase “è bene che si sappia” metto la frase “è bene che io sappia” ma la sostanza non cambia.

    Io poi non ho assolutamente parlato di concorrenza sleale ma solo e soltanto di informazione. Se Websense si presenta come un sito che garantisce la sicurezza e poi i suoi dipendenti ricevono soldi per bloccare alcuni siti per motivi del tutto diversi, questa non è concorrenza sleale (la concorrenza non c’entra un fico secco). Questo è imbroglio bello e buono; presa in giro della buonafede degli utilizzatori di Internet.

    Quando poi tu affermi: “Io apprezzo le informazioni che ho appreso qui oggi, d’ora in avanti sarò molto vigile nei confronti della politica di Facebook, che già per molte cose non mi convince” allora ti smascheri completamente.
    Infatti, in base alla tua logica, non dovresti apprezzare minimamente le informazioni ricevute su Facebook, Sono fatti loro e tu non c’entri un bel nulla con quello che loro fanno. Non è questo che sostenevi. Bella provocazione la tua ma che non hai saputo reggere fino in fondo.

    Per quanto riguarda la proposta di legge, qui non vedo proprio cosa c’entri lo stato tra persone, movimenti e libere imprese di servizi come Facebook e Websense. La tua è naturalmente una provocazione.

    Concludo dicendo che come non mi interessa assolutamente lo stato padre padrone e padreterno che mi tutela dai cattivi padroni, così non mi interessano i padroni del vapore per i quali io dovrei essere solo un numerino che non conta nulla. Se tu hai questa immagine del libertarismo forse qualche responsabilità potrebbero averla un po’ tutti coloro che continuano a parlare di mercato e di capitalismo senza aver fatto chiarezza su questi termini e soprattutto facendo credere che il libertarismo è puramente e semplicemente il capitalismo di mercato. Io non la penso così e per questo parlo di società aperta, di comunità volontarie, di individui responsabili, e di mille altre cose che non sono in vendita e che non sono riducibili a fattori economici.
    E per questo sono contro la censura, contro ogni censura.

    (Bella provocazione la tua, e forse anche utile per una chiarificazione di alcune cose).

    • Simone

      Io invece penso che Facebook sia casa del signor Zuckerberg, o di chi per lui.

      E non è assolutamente aperto a tutti, anche se il fatto che sia molto facile iscriversi e pubblicare contenuti può trarre in inganno. E’ aperto a molti, e si possono pubblicare facilmente molte cose.

      Per quanto riguarda ciò che è basilare in una piattaforma come Facebook, io non lo so: faccio impresa in un altro settore.

      Relativamente ciò che Zuckerberg (o chi per lui) può o non può fare con Facebook all’insaputa degli utenti il discorso è molto semplice: può fare ciò che vuole, e infatti probabilmente lo fa (o lo fa fare).

      Voci sulla scarsa trasparenza di Facebook nella gestione della privacy e dei contenuti girano da molto tempo: eppure, per l’appunto, sulla piattaforma ci sono ancora centinaia di milioni di utenti volontariamente iscritti (e non costretti ad assumere la cittadinanza di Facebook e a votare Zuckerberg presidente). Tutti disinformati? Chissà. Io, per ora, appartengo alla categoria di coloro che rimangono iscritti perchè non lo ritengono molto importante: ho pochi contatti e pubblico poco o nulla. Una cosa è certa: i motivi per cui gli altri 500 milioni (o quanti sono) rimangono iscritti non lo conosciamo nè io e nè lei (l’affermazione “sono lì perché non c’è una politica di censura” richiederebbe una dimostrazione).

      Per quanto riguarda le informazioni ricevute, io ribadisco il mio apprezzamento: sono iscritto alla piattaforma, e avere informazioni su coloro coi quali ho stipulato un contratto (che non prevede oneri economici a mio carico, ma sempre contratto è) non può che essere utile. A tale proposito l’affermazione “in tutti gli scambi ci deve essere trasparenza”, non è detto valga per tutti. C’è chi può trovare vantaggioso uno scambio volontario non trasparente: se non si danneggia nessun altro, che male c’è?

      Poichè tutti, anche il Movimento Libertario, immagino, hanno sottoscritto un accordo con Facebook, la provocazione, perchè ovviamente di questo si tratta, vorrebbe giungere a dare, se possibile, una risposta a questa domanda: quale violazione di questo contratto (in cui Websense non è mai nominato), proposto dai gestori della piattaforma e liberamente accettato dagli utenti, avrebbe commesso Facebook nell’eventualità che davvero avesse censurato il sito del Movimento Libertario per motivi non tecnici?

      http://www.facebook.com/legal/terms

      P.S. Non ho capito quale sarebbe la visione del libertarismo che mi attribuisce. Brevemente, essa è legata principalmente alla libertà di disporre della mia vita e delle mie cose come desidero, senza fare danno alla vita e alle cose degli altri, i quali hanno a loro volta la piena libertà di gestire la loro vita e le loro cose, ma senza fare danno a me.

  • Simone

    @Gian Piero de Bellis

    Scrivo qui perchè sopra non mi presenta il tasto “rispondi” al suo ultimo commento.

    A me il concetto pareva chiaro: io in casa mia faccio entrare chi voglio e i prodotti che voglio, senza essere tenuto a giustificare agli esclusi i motivi delle mie scelte. L’ultima cosa che mi aspetto è che questa mia prerogativa venga etichettata come “censura” proprio su questo sito.

    Se pretendo questa libertà per me, per estensione mi aspetto che l’abbia anche Facebook.
    Perchè se la tolgono a Facebook, magari domani la toglieranno anche a me.

    D’altra parte, nonostante io sia convinto che in questo caso si tratti di un problema tecnico, comprendo la frustrazione di chi viene escluso da una piattaforma che ospita cani e porci, per di più senza conoscerne i motivi: ciononostante considero più importante la libertà che va riconosciuta ad ognuno di farsi gli affari propri in casa propria.

    E’ ovvio che tutto si possa criticare e che si possa usare il proprio spazio web per denunciare i torti subiti (o presunti tali), ma quando lei dice “è bene che si sappia”, mi pare dia per scontato di aver compreso cosa sia bene per gli utenti di Facebook, anche quelli che non conosce; un’attenta lettura dei libri venduti anche nello shop di questo sito mostrano rigorosamente che ciò non è possibile in alcun caso.

    Una menzione al passaggio in cui lei parla della “concorrenza sleale”: spero si renda conto che esso contiene implicitamente un argomento a favore della regolamentazione del mercato, di cui onestamente non sento il bisogno. Per quale motivo un operatore privato dovrebbe essere tenuto, se non vuole, a trattare tutti i clienti alla stessa maniera? E chi dovrebbe vigilare su questo? Lo Stato già pretende di farlo con risultati molto dannosi per la libertà di impresa. Nell’esempio che ha fatto lei, se ipoteticamente Websense fosse pagato da un concorrente per escludere il Movimento Libertario, quest’ultimo dovrebbe trovare una strada per far sì che Websense abbia convenienza a favorirlo volontariamente (ad esempio, offrendo più soldi). Oppure dovrebbe rivolgersi ad un altro operatore.

    Nel libero mercato il concetto di “pubblicità ingannevole” non esiste: l’ha inventato lo Stato per “proteggere” i consumatori. Se gli utenti si sentiranno ingannati, decideranno da soli il da farsi. Il passaparola tra clienti è un modo per decidere se un’azienda è buona, prima di servirsene: tuttavia esso è solo uno degli indicatori.

    Io apprezzo le informazioni che ho appreso qui oggi, d’ora in avanti sarò molto vigile nei confronti della politica di Facebook, che già per molte cose non mi convince.

    Tuttavia le conclusioni del post e di qualche commento mi lasciano perplesso, per questo ho desiderato approfondire e ora mi permetto di dare un efficace contributo libertario, per fare colpo su chi voleva spiegarmi che il “libertarismo è altro”.

    Ad esempio si potrebbe organizzare una raccolta di firme online per chiedere al Parlamento di varare una legge dello Stato che obblighi Facebook e Websense a motivare pubblicamente i motivi dell’esclusione di determinati contenuti, e che imponga loro una tassa ogni volta che bannano qualcuno, pena il divieto di continuare ad operare in Italia. Fa abbastanza “società aperta”?

    • domenico

      Simone io ti do pienamente ragione.
      FB ha il diritto e la libertà di fare ciò che vuole sul suo sito per me, principalmente perchè credo che i server sianoi suoi. Io infatti considero che la proprietà di un sito, ovvero di come dettarne le regole spetti inizialmente a chi detiene il server, ovvero l’hardware dove è registrato il sito, il quale ne detta le regole iniziali come una sorta di contratto per chi volesse registrarci un sito sopra, e poi, in secondo luogo, la proprietà spetta a colui che ne crea il sito o il profilo facebook in questione.
      FB ha quindi la sua libertà.

      Tuttavia questa “difesa della libertà” non deve non ammettere come libertà stessa il diritto di critica, di contestare un non bel comportamento da parte di una azienda che magari tende a crearsi amicizie con soggetti poco raccomandabili o ad assumere atteggiamenti opinabili.
      Qui non si vuole un “intervento dello statalismo” per tutelare il ML da FB. Qui si critica l’atteggiamento di FB. Criticare qualcosa o qualcuno non significa non essere per la libertà.

      Essere libertari non significa essere personalmente favorevoli a tutto senza avere da ridire a nessuno, essere libertari significa essere contro ogni forma di istituzionalizzazione di un pensiero rispetto agli altri. Tutti sullo stesso piano e tutti liberi di rinfacciarsi le cose di santa ragione se necessario. Anche questo è libero mercato.
      In particolare FB dimostra di non essere una piattaforma libera e di utilizzare la sua LEGITTIMA libertà di operare in modo opinabile e pericoloso per il futuro del social network. E ciò è importante avvisarlo.

      • Gian Piero de Bellis

        Domenico, pur condividendo abbastanza quello che dici (a partire dalla seconda frase) mi ritrovo completamente perduto riguardo a due affermazioni contenute nella prima frase.
        1. “FB ha il diritto e la libertà di fare ciò che vuole sul suo sito.” Facebook non è un sito ma una piattaforma di social network.
        2. “considero che la proprietà di un sito, ovvero di come dettarne le regole spetti inizialmente a chi detiene il server.” Coloro che registrano il nome di un sito ne sono i legittimi proprietari. I servers non c’entrano niente. Io domani potrei spostare i miei siti su un altro server e non ci sono problemi. I servers sono solamente dei depositi, quasi delle cassette di posta.

        Infine, ribadisco, che, anche se il nome di Facebook viene menzionato sempre più spesso, tutto quello che è avvenuto al sito del Movimento Libertario non ha nulla a che vedere con Facebook direttamente. Tutti i miei messaggi di chiarificazione sul problema sono stati inviati a Websense. Comunque è molto interessante vedere :
        a) come è facile spostare l’attenzione su altri soggetti anche se non c’entrano solo perché sono più visibili e più controversi (chi ha mai sentito parlare di Websense fino a ieri mentre tutti o quasi conoscono Facebook);
        b) come è facile rimanere ancorati alle vecchie categorie fatte di materialità (chi possiede il computer, il server o il sito come luogo quasi fisico) mentre qui siamo nel mondo del software (non dell’hardware) della virtualità e degli automatismi per cui un pezzo di codice agisce come filtro e fa scattare certi blocchi.

        In sostanza, o noi passiamo ad altri paradigmi che interpretano e spiegano la realtà attuale o i pilastri del vecchio paradigma (lo stato, i padroni, i monopoli, ecc.) non ce li toglieremo mai di torno.

      • Simone

        Il diritto di critica (che io chiamo libertà di critica) esiste sempre e comunque, per qualunque cosa, come le altre libertà individuali. E, per me, è bene che sia così.

        Qui però non c’era una semplice critica, a mio avviso: si definisce “scandaloso e inaccettabile episodio di censura” la possibile (e comunque per me improbabile) esclusione del sito del Movimento Libertario dalle pagine accettate da Facebook per motivi non tecnici. Ovvero, cercando di capire il ragionamento che sta alla base, si definisce “scandaloso e inaccettabile” il fatto che un privato possa escludere chiunque dalla propria casa, se ne ha voglia (quale che sia il motivo), senza spiegazioni.

        Io penso invece che questo non solo sia accettabile, ma che sia anche alla base di tutti le considerazioni che portano a una società libera e aperta (“stare con chi vogliamo e con chi ci vuole”).
        Il fatto che la proprietà di Zuckerberg sia molto grande e possa ospitare tante persone che vi si possono muovere abbastanza liberamente all’interno, non implica in nessun modo la perdita involontaria delle prerogative che ha il padrone di casa nei confronti dei suoi ospiti.

        Che essere cacciati sia sgradevole è fuori discussione, e che se ne possa parlare male ai propri conoscenti è il minimo: ma, ancora, la strada è quella di “stare che chi vogliamo e con chi ci vuole”, non mi pare bello desiderare di imporre la nostra presenza a chi non ci vuole.

  • alessandro77

    il prossimo passo quale sarà?verranno a cercarci e ci ammazzeranno tutti?tremo dalla paura!

    • alessandro77

      schifosi nazzocomunisti!

  • leonardofaccoeditore

    ESATTO!!!!!!!

  • Giovanni Moretti

    E’ possibile che questo sito usi software inglobato nella sua piattaforma WordPress per raccogliere informazioni sui visitatori. Non deve essere necessariamente stato scritto per danneggiare il computer altrui, a volte basta un cookie o un JavaScript scritto male per far scattare l’allarme nei bot di websense. Certi cookies sono perfino identificati dagli scanners antivirus e antispyware come dannosi, mentre semplicemente raccolgono informazioni sui siti che un utente ha visitato. Un’analisi da parte dei developers di questo sito dovrebbe scoprire cosa vi e’ che mette in allarme i bot di Websense.

    • Leonardo Facco

      Grazie Giovanni, Girerò al nostro webmaster

    • Nicola

      Per la serie….se facebook raccoglie informazioni sui siti che visiti, tutto okay, se lo fanno gli altri su facebook, allora alert!!!.

    • Gian Piero de Bellis

      Si tratta davvero di capire se è un problema tecnico o un problema di censura. Se è un problema di censura (non da parte di Facebook che offre solo una piattaforma di interazione sociale) occorre capire da parte di chi. Tutto qui. Grazie Giovanni per il tuo suggerimento relativo a un possibile problema tecnico.

  • Leonardo Facco

    DOPO QUESTA NOTIZIA, CREDO CHE PRESTO MI CANCELLERO’ DA FACEBOOK: “Greenpeace e Facebook annunciano la loro collaborazione per promuovere le energie rinnovabili”.

    • Simone

      Senza voler fare l’avvocato di nessuno, ritengo comunque utile ricordare che Facebook è una piattaforma privata, i cui titolari decidono cosa pubblicare e cosa no secondo il loro giudizio che, condivisibile o meno, è definitivo in quanto dispongono in via esclusiva dei contenuti ospitati.

      Noi, da clienti, possiamo decidere se sia il caso oppure no di continuare ad avere rapporti con tale piattaforma, o di crearne una per conto nostro investendoci soldi nostri, ma non credo che il caso in questione sia da assimilare a quello di censura da parte di uno Stato, in quanto Facebook non è uno Stato coercitivo (l’iscrizione è volontaria e tutto ciò che si paga è facoltativo).

      Penso inoltre che su queste pagine non sia bello vedere che ci si scaglia ripetutamente contro il diritto naturale che ha un’azienda di fare ciò che vuole con ciò che ha creato, se questo non crea danno ad alcuno se non ad essa (e l’eventuale perdita di utenti è un danno per i titolari di Facebook e per nessun altro).

      • leonardofaccoeditore

        Credo tu stia confondendo il diritto di un’azienda privata di escluderti dal poterlo fare senza avvisare e dire perchè. Soprattutto quando accade che con facebook arrivano (via messaggistica virus a tutto andare) e visto che mi invia pubblicità a babbo morto in continuazione. Il libertarismo, mi permetto di spiegartelo, è altra cosa. Facebook ha il diritto assoluto di escludermi o bannarmi, ma prima dovrebbe avvisarmi e farmi sapere il perchè, non far uscire un avviso con scritto SITO ABUSIVO. Spero di essere stato chiaro.

        • Simone

          La libertà di essere sgradevoli (e il comportamento di Facebook lo è senz’altro) esiste come esiste la libertà di offendersi e cancellare il proprio account da Facebook per iscriversi da un’altra parte (in questo modo la pubblicità e i virus non arrivano più, ammesso che lo facessero prima).

          A me piace che queste due libertà esistano entrambe, insieme a tutte le altre. Se il libertarismo è altro da questo, probabilmente ho perso qualche lettura fondamentale, che prego di indicarmi.

          Un’altra libertà che certamente esiste è quella di chiamare “censura” la facoltà che il padrone di casa ha di spiegare a coloro che tiene fuori dalla propria abitazione i motivi per cui non li vuole, oppure di non farlo: tuttavia, l’esercizio di tale libertà su questo sito mi sembrerebbe poco coerente con gli altri contenuti abitualmente pubblicati.

          • Gian Piero de Bellis

            Simone, pur accettando la libertà di essere sgradevoli (se vogliamo chiamarla libertà) è però difficile da digerire il fatto di essere subdoli. Se io ti escludo dalla mia proprietà per motivi diversi da quelli veri io sto ingannando anche tutti coloro che io accolgo nella mia proprietà e che mi portano prestigio (oltre a ben altre cose). Queste persone se sapessero che una ditta pratica la censura potrebbero smettere di utilizzare i suoi servizi o prodotti.
            Detto questo, Facebook non c’entra un tubo con tutto ciò avendo appaltato il controllo della sicurezza a Websense. Allora si tratta di capire se Websense sta bloccando il sito per motivi tecnici o per motivi di censura. Se lo fa per motivi di censura è bene che si sappia. Immagina che il Movimento Libertario sia una ditta che diffonde informazioni sui suoi prodotti anche tramite Facebook rimandando con un link al suo sito. Un altra ditta concorrente paga Websense per bloccare i link del sito concorrente. Tutto questo avviene senza che nessuno all’esterno ne sia al corrente, anzi vengono date informazioni menzognere (problema tecnico e non questione di censura). Ritieni forse questo accettabile? Pensi davvero che per un libertario fautore della società aperta non ci sia nulla di criticabile in tutto ciò? Attendo una chiarificazione.
            (Spero di aver capito bene il tuo pensiero perché l’ultima tua frase, pur avendola letta varie volte, mi risulta del tutto incomprensibile)

    • Brillat-Savarin

      sarebbe ora… via da quella porcheria infame!

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