SOLO LO STATO PUO' FORNIRE SICUREZZA: UN MITO, UNA BALLA

DI CRISTIAN MERLO

Malgrado un’oggettiva analisi della realtà storica e una disincantata lettura dell’esperienza quotidiana non sembrino fornire troppi appigli a sostegno della sua ragion d’essere o della sua fondatezza, il mito hobbesiano del “più Stato per maggior sicurezza” risulta essere ancora una delle rappresentazioni ideali – un vero e proprio archetipo – più invalse e radicate nell’immaginario collettivo.

La sensazione che al di fuori del contesto organizzato dello Stato, per autoritario e liberticida che possa essere, vi sia esclusivo terreno di coltura per “uomini-lupo” che vivono in maniera egoistica e asociale, in una condizione ferina e in conflittualità permanente, è purtroppo qualcosa di più di un mero riflesso condizionato; stesso discorso per l’affidamento che il pubblico nutre circa i compiti che necessariamente debbano essere assolti dallo Stato.

A furia di inforcare gli occhiali deformati e deformanti della mistica statalista, si è infatti erroneamente portati a credere che oltre l’orizzonte visuale dello Stato non vi possa essere nulla.

Solo lo Stato può fornire i cosiddetti beni e servizi pubblici.

Solo lo Stato ed i suoi governanti sono in grado di sfruttare le economie di scala per fornire, più o meno efficacemente, protezione, giustizia ed una serie di altri beni fondamentali.

Solo l’intervento dello Stato può comunque assicurare la riduzione dell’incertezza e del rischio.

È un problema psicologico, di convinzione: la degenerazione morale e la falsa coscienza hanno fatto in modo che nella mente dei cittadini si inculcasse l’idea che, al di fuori del perimetro tracciato dallo Stato, qualsiasi forma di cooperazione e collaborazione sarebbe di per sé impossibile, così come verrebbero meno le garanzie, per il consorzio civile, di poter disporre di beni e servizi ritenuti ormai essenziali.

Ma in che cosa si concreterebbe, di fatto, l’inevitabile “trade- off” tra la consapevole limitazione della libertà individuale e l’accettazione di pretestuose politiche d’intervento, profuse da uno Stato in cerca di legittimazione? Rifacendosi a Max Nordau,«è uno scherzo di cattivo gusto l’affermare che bisogna limitare la libertà di qualcuno per tutelare i diritti di tutti: questa pretesa tutela non impedisce affatto la prepotenza di alcuni e toglie invece alla maggioranza una parte della propria libertà di azione».

Checché se ne dica e qualunque cosa ci si possa inventare per sostenere il contrario, è ancora Nordau a rammentarcelo, «lo Stato moderno, nonostante gli immani costi e sacrifici che comporta in termini di libertà, di risorse…per non parlare dei fiumi di sangue versato nelle sue guerre di massa…e soprattutto nelle repressioni interne, non riesce affatto a proteggere la vita e la proprietà dei cittadini, sebbene tragga da questa funzione tutta la sua legittimità».

Del resto, l’origine, l’espansione e la degenerazione dell’idea di Stato e dello statalismo sono riconducibili ad un’irriducibile matrice comune: il congenito, patologico finalismo che ha sempre contraddistinto il monopolio coercitivo della forza e tutte le sue più svariate manifestazioni. Senza necessità di scomodare le teorie di Oppenheimer o di Nock, anziché le felici intuizioni di Bastiat o di Rothbard, per sconfessare le prerogative e i meriti arrogati dallo Stato in tema di protezione e sicurezza bastano solamente sano pragmatismo e comune buonsenso: è sufficiente guardare alla realtà quotidiana e calarsi nella triste cronaca giornaliera.

Così come non è necessario avventurarsi nello studio di ardite elaborazioni filosofiche per avvedersi che la nascita e lo sviluppo incessante dello Stato territoriale moderno non possono del certo essere disgiunti da un ulteriore processo, che li richiama e li alimenta: la sistematizzazione, in chiave territoriale, dei meccanismi di predazione. Se si leggesse con occhi disincantati un qualsiasi manuale di storia, non potrebbe sfuggire l’evidenza che una volta “territorializzata” una comunità in nome della ineludibilità della fornitura, in contropartita, del reclamato servizio di sicurezza, è la stessa contropartita a generare, d’ora in avanti, l’indiscusso ed indiscutibile appannaggio monopolistico degli enti statuali.

In forza del preteso mito legittimante della offerta di protezione e sicurezza si è così passati da una prima fase di re- designazione del volto del nuovo stato territoriale, in cui lo Stato ha potuto giustificare strumentalmente la cooptazione di un’enorme massa di persone, destinate, loro malgrado, a costituire la “base imponibile”, passibile di essere taglieggiata e depredata ad libitum dai governanti, alla una seconda fase, più matura e ancor più subdola. In cui lo Stato è riuscito ad imporre, tramite la menzogna e la creazione di illusioni, l’impiego sistematico e su larga scala di tutti quegli strumenti, sempre più sofisticati e micidiali, elaborati al fine di consolidare l’espansione delle più disparate logiche monopolistiche: e che nell’attuale regno del welfarism hanno raggiunto il loro culmine.

Se da un canto, infatti, le logiche insite nel monopolio coercitivo dei servizi costituiscono, ex se, delle formidabili ed ineguagliabili occasioni di sfruttamento economico a danno dei pagatori di tasse, dall’altro, e paradossalmente, quelle vengono coonestate agli stessi, e spesso dagli stessi avvertite, come l’unico ed inevitabile mezzo per far fronte ai bisogni di protezione e sicurezza, sempre più complessi e crescenti.

In questo contesto, l’apparato statuale- che si è nel corso degli ultimi decenni accresciuto in maniera spropositata ed ha esponenzialmente dilatato la pervasività della propria sfera di ingerenza- ha potuto consolidarsi ed espandersi inventandosi una nuova formula di legittimazione politica: l’acquisto del supporto e del consenso dei cittadini per mezzo dell’illusorio gioco di specchi inscenato dal ricorso alle dinamiche truffaldine della trappola redistributiva.

Mediante la costituzione di un sistema di trasferimenti diretti, la concessione ed il mantenimento di privilegi, di benefici, di scappatoie legali e di rendite di posizione in capo a clientele particolari e particolarmente influenti o, ancora, mediante l’erogazione e la fornitura di un ventaglio, sempre più sterminato, di specifiche provvisioni o di servizi generici ad accesso universale, la popolazione è stata ormai blandita, addomesticata e resa dipendente dalla conservazione e dalla continuazione di questo stato di cose. Forse per la prima volta nella storia dell’entità statuale, la massa delle persone al di fuori della cerchia dei governanti, per quanto allargata, è stata ed è truffaldinamente portata a credere di non avere valide alternative o altre soluzioni percorribili, all’infuori dell’accettazione, seppur rassegnata, “di quanto passa il convento”, il cui venir meno ingenererebbe degli scompensi inauditi e spesso insormontabili.

Non fa nulla se l’assenza di soluzioni alternative dipende propriamente dal fatto che lo Stato abbia instaurato, mediante la blindatura di specifiche zone d’intrapresa, un monopolio pubblico inaccessibile dall’esterno ed impermeabile ad ogni innovazione. Che si parli di pensioni, di sanità, di istruzione, di trasporti, di servizi postali, di energia, di telecomunicazioni, o di non ben definiti “settori strategici” e persino di cultura, la sostanza non muta: il pretesto è l’abusato dovere sociale di fornire, in via universale e gratuita, libertà e parità d’accesso ai servizi, il fine ultimo, per gli organi che detengono il monopolio della forza, è da rinvenirsi nei vantaggi conseguibili dal plasmare i mercati a proprio uso e consumo e dal privilegiare ad libitum posizioni ed interessi precostituiti.

Ma, come sovente accade nelle situazioni a forte caratterizzazione emozionale ed ideologica, si è al cospetto di una finzione, di una maschera per la quale sono in pochi a trarre un effettivo vantaggio, ma in troppi a ritenere, ed in ciò sbagliando clamorosamente, che non vi sia proprio nulla da perdere da un simile stato di cose.

Di più, la trappola redistributiva impone dei costi elevatissimi, sia in termini di risorse distratte e dilapidate sull’altare delle sue dinamiche funzionali, che in termini di “costi-opportunità”, di nuova ricchezza che avrebbe potuto essere e che invece non è, la cui mancata costituzione è imputabile proprio alla sua pregiudizievole esistenza. Paradossalmente, in un simile contesto sono gli stessi costi a generare e ad esasperare i bisogni, e non viceversa, come è invece nella natura delle cose. La verità di tutto ciò è però più semplice ed immediata di quanto in realtà possa apparire. Alessandro Vitale l’ha colta con impietoso acume: «quando le ricchezze incominciano a crescere in una convivenza, vengono prontamente ‘adocchiate’ dalle classi politiche, che, [con un pretesto o con un altro], cercheranno di conquistarle e lo faranno fino a dove non incontrino seri ostacoli».

 

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122 Responses

  1. andrea
    andrea 11 febbraio 2012 at 16:14 | | Reply

    MENO STATO, PIU’ SICUREZZA???
    Certo, come no, andatelo a raccontare agli abitanti di Bahia:

    http://it.euronews.net/2012/02/06/brasile-sciopero-polizia-e-caos-a-bahia/

    1. troppofreak
      troppofreak 11 febbraio 2012 at 23:41 | | Reply

      pensa lo spettacolo del bene comune in mano al “mercato”
      notoriamente molto attento alle problematiche sociali,ambientali e umanistiche….
      il mercato,questa entità benevola….quasi una onlus…..
      ma per favore….voi liberisti state distruggendo il mondo…un mondo in cui ogni 30 secondi muore un bambino di fame
      e sapete perchè?perchè il mercato ha corrotto gli stati!

      1. Cristian Merlo
        Cristian Merlo 12 febbraio 2012 at 00:11 | | Reply

        Sai qual’è la differenza. fondamentale, abissale, tra un ordine sociale presieduto dal mercato (quello che, secondo il tuo pensiero, starebbe distruggendo il mondo, a causa di noi selvaggi liberisti) e uno retto dal paradiso del collettivismo statalista (o anarco-comunista, vedi tu), da te tanto amato e caldeggiato?
        E’ semplice, molto semplice. Per dirla alla Ricossa, “nessuno intende imporre l’individualismo a chi ama vivere da collettivista: sarebbe un controsenso. Né si vogliono convertire i socialisti al liberismo. La superiorità della civiltà borghese sta proprio nel consentire, come dice Nozick, atti di socialismo fra adulti consenzienti; mentre il collettivismo non ammette per reciprocità atti di liberismo”.

        1. troppofreak
          troppofreak 12 febbraio 2012 at 00:32 | | Reply

          Scusami,ma la storia del 900 e quella odierna ti smentiscono…a quanto pare il capitalismo è disposto a tutto per
          impedire il socialismo e il comunismo…..embargo,guerra,menzogne,diffamazione,revisionismo storico…..
          se vuoi credere a una menzogna x me sei libero di farlo…ma non pretendere che ci creda anche io…..
          Per inciso penso che il bene comune debba venire prima del bene individuale
          fermo restando questo principio non ho nessun preconcetto nel’emancipazione e nello sviluppo dell’individuo

        2. andrea
          andrea 12 febbraio 2012 at 01:48 | | Reply

          Io non sono un fanatico collettivista, né tantomeno comunista(anzi sono anticomunista convinto), ma quello che diceva Ricossa non è esatto. Una società impostata sull’ideologia liberista, non permette agli altri forme di collettivismo!
          Ti faccio un esempio, in USA la sanità è prevalentemente privata, e chi desidera un sistema pubblico( a meno che non rientri nel medicaid, medicare e altri programmi speciali) SI DEVE ATTACCARE AL CAZZO. Perché è praticamente impossibile fare convivere insieme sistema pubblico e privato, bisogna scegliere o si impone un sistema pubblico, oppure tutti sono costretti ad adattarsi al privato. Perché tanto la parte più ricca della popolazione, sceglierebbe per puro egoismo di non finanziare il pubblico, e il collettivismo tra poveri NON HA SENSO.
          Il sistema collettivista serve a redistribuire parzialmente la ricchezza, ed evitare che tramite le distorsioni insite nel capitalismo(anche in regime di cosiddetto “libero mercato”), la ricchezza si distribuisca in maniera troppo iniqua, e si vengano a creare delle sacche di miseria troppo estese…
          Quindi no, è una cazzata, non esiste il sistema che permette a tutti la libertà di scelta, o si IMPONE il liberismo, oppure il capitalismo social-democratico (mitigato nelle sue distorsioni distributive da un buon welfare. Che secondo me è la migliore via di mezzo) oppure il socialismo/comunismo radicale. Ma non si possono scegliere tutte e 3 le soluzioni, ognuna esclude l’altra, e nessuna lascia libertà di scelta a tutti quelli che non la condividono.
          Quindi la realtà è che bisogna scegliere, e la scelta comporta sempre un’esclusione, NON SI POSSONO ACCONTENTARE TUTTI

          1. troppofreak
            troppofreak 12 febbraio 2012 at 02:02 |

            ecco finalmente mi avete censurato e pensare che non ho scritto ne insulti
            e ho espresso lo stesso concetto di andrea….pensavo che foste davero liberali…
            ma la censura è poco liberale ne convenite con me?
            ripeto e spero che non mi censuriate nuovamente,anche le banche con interessi usurai ti possono pignorare la casa
            le aziende che inquinano il pianeta e avvelenano la popolazione come eternit etc…sono private……
            anche le guerre si fanno per gli interessi delle multinazionali
            e la storia dimostra che il capitalismo ha semppre fwtto di tutto per stroncare il socialismo e il comunismo:embargo,guerra,infamia menzogne e revisionismo storico.
            Il bene comune deve prevalere sul bene individuale
            fermo questo principio e quello dell’ugualianza nelle posibilità (ad esempio di studiare e di accesso al credito)
            non ho nulla contro l’emancipazione e lo sviluppo dell’individuo.
            Il bene comune non è affamare il popolo greco perchè lo vuole il mercato!
            cari liberali,liberisti,libertari censuratemi ancora….

          2. Fidenato Giorgio
            Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 12:00 |

            @Andrea. Ma cosa stai dicendo? Il sistema pubblico che impone a me di finanziario non può essere citato come sistema che permette a me di scegliere. E’ il sistema pubblico che non permette di scegliere alternativa non quello privato. Inoltre secondo me fai confusione. Anche un’assicurazione privata, come qualsiasi assicurazione, è un sistema “collettivo”. Infatti anche un’assicurazione privata divide il rischio fra tutti i contraenti. Quando tu assicuri un’auto, fai un contratto con un’assicurazione che in caso di danni fino ad 1 (quanto vuoi) milioni di € pagherà l’assicurazione. Ma da dove prende i soldi l’assicurazione? Dai premi degli altri. Alla fine anche l’assicurazione privata è un sistema “pubblico”. Le differenze sono che tu puoi scegliere con chi fare il contratto, puoi cambiare compagnia e il sistema è in competizione. Ovviamente se non paghi il premio, non hai diritto alle cure. Se non vuoi rivolgerti alle assicurazione private, puoi costituire, come fecero i movimenti operai alla fine del ’800, un assicurazione di mutuo soccorso e sei tu il padrone anche dell’assicurazione. Molte di queste sono fallite e sparite perché ebbero la disavventura tutta ideologica di fornire un’assistenza universale anche a chi non pagava, non capendo che la sanità è anche una questione di risorse. Fecero quella scelta ma poi i bilanci si sconquassareno e le mutue fallirono e gli aderenti non si rivolsero più a loro. Se poi sei convinto che è compito obbligatorio di tutti dare il servizio sanitario a tutti i bisognosi, dovresti essere in prima linea a chiedere la sanità a tutti non solo a quelli che sono italiani, ma a tutti i poveri e diseredati del mondo. Facendo così manderesti in rovina anche la sanità italiana , ma avresti il cuore in pace perché hai fatto solidarietà a tutti!!!!

          3. troppofreak
            troppofreak 12 febbraio 2012 at 12:15 |

            AH…Fidenato….
            La vita è un diritto naturale,non la proprietà privata
            nell’800 si prendevano i poveri e i loro figli per prendergli il sangue che serviva ai ricchi per curarsi dalla TBC
            Le risorse del pianeta energetiche ed economiche sono sufficenti per dare una vita dignitosa a tutti sul pianeta….ma i capitalisti vogliono vivere nel lusso parassitando le masse….

            Nell’inverno 1789 che precedette la rivoluzione , a Parigi la tempertura scese a 21 gradi sotto zero.
            « Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all’utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano nel piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar di sostanze »
            (Giambattista Vico, Scienza Nuova, Degnità LXVI)
            … “Corsi e ricorsi “….?

      2. Cristian Merlo
        Cristian Merlo 12 febbraio 2012 at 00:32 | | Reply

        E poi, “bene comune”, cosa è questo fantomatico “bene comune”, di cui tutti parlano, strepitano, lanciano alti lai, si riempiono la bocca e che per voi statalisti costituisce un totem, IL TOTEM sacro e venerabile, o addirittura una sorta di inviolabile linea del Piave. Che mai sarà?
        E se magari, sotto sotto, si nascondesse qualcosa, qualcosa capace di attrarre gli appetiti dei tanti, troppi apologeti della causa e di solleticare le loro mani porose? Sai, il dubbio è lecito. Specie in un Paese in cui
        “stato” si scrive con la S maiuscola e si finge di considerarlo una divinità, ignorando che è una mera finzione giuridica. Lo stato sarebbe nulla senza gli uomini politici che lo animano, e costoro non sono superuomini. Sono uomini come gli altri, ma più pericolosi perché dotati di potere, fra cui il potere fiscale di portar via e usare il denaro degli altri, a palate. Lo fanno, dicono, “per il bene comune”. Però l’unica definizione di bene comune e di interesse generale è tautologica: è quel che fanno i politici al potere, qualunque cosa facciano, compreso il rubare ai poveri per regalare ai ricchi. Se li eleggiamo si vantano di “rappresentare il popolo”, altro esempio di linguaggio ingannatore. Il popolo di cui parlano è quello dei loro clienti conniventi, che partecipano alla spartizione del bottino” (Sergio Ricossa).
        “Bene comune”? : orbene, io quel dubbiio non sono ancora riuscito a fugarlo…

        1. troppofreak
          troppofreak 12 febbraio 2012 at 00:44 | | Reply

          Bè amico mio anche il mercato è fatto di uomini e una banca con interessi usurai
          può confiscarti la casa….non vedo dove sia la differenza.
          Di fatto il mercato globale non può badare agli interessi di una nazione,ma solo ai suoi,perciò se al mercato conviene affamare uno stato e un popolo,come succede in grecia….lo fa e basta…..
          Sono aziende private che hanno ucciso e uccidono popolazioni intere
          come l’eternit.etc…e anche le guerre si sa si fanno per interessi delle multinazionali
          io dico che l’europa e gli usa con il neoliberismo e il mercato si sono cacciati in un grosso guaio
          mentre il brasile con politiche diametralmente opposte in pochi anni è diventata una suer potenza economica
          perchè lula ha nazionalizato grandi aziende e ha imposto una politica del tipo”hei..vuoi vendere i tuoi prodotti in brasile?allora apri una fabbrica in brasile e dai lavoro ai brasiliani”…..

        2. CARLO BUTTI
          CARLO BUTTI 12 febbraio 2012 at 22:34 | | Reply

          “Ben comune” è un bell’oggetto
          come l’araba fenice:
          che ci sia ciascun lo dice
          dove sia nessun lo sa.

          Anch’io scrivo Stato con la maiuscola,ma solo per lo scopo pratico di distinguere graficamente il concetto di “consorteria volta a pratiche estorsive e coercitive, che si autolegittima grazie a principi ideologici dogmaticamente imposti attraverso agenzie di propaganda” dal più umile concetto di “condizione in cui si presenta una cosa o una persona. Nessun intento reverenziale!

          1. Cristian Merlo
            Cristian Merlo 12 febbraio 2012 at 22:42 |

            :-)

    2. Pedante
      Pedante 12 febbraio 2012 at 01:15 | | Reply

      Se non ricordo male, la Bahia è la parte più nera del Brasile. Le zone popolate dai giapponesi e tedeschi sono tutta un’altra cosa! Se i coloni europei avessero fatto il lavoro sporco da soli, lasciando la vecchia pratica della schiavitù agli africani che ne sapevano qualcosa, magari il Brasile sarebbe già stato il paese del futuro.

      1. andrea
        andrea 12 febbraio 2012 at 02:03 | | Reply

        E vero che il Brasile è il paese più violento del mondo(ed è anche quello con le diseguaglianze economico-sociali più elevate. Scommetto che se ci fosse un welfare esteso, sul modello Svedese, la violenza calerebbe drasticamente!) ma comunque lo sciopero della polizia ha causato un aumento enorme delle violenze e degli omicidi. E un aumento dei crimini, in caso di sciopero delle forze dell’ordine, si verificherebbe ovunque , anche in Italia. Molte persone non se ne rendono conto, perché la polizia ha un effetto deterrente anche con la semplice presenza, e quindi tanti furti, omicidi e violenze si evitano anche senza bisogno dell’intervento diretto. Ma se tutte le persone malintenzionate si trovassero nella condizione di fare tutto quello che vogliono, senza nessun rischio di essere arrestati, questo freno deterrente verrebbe a mancare, e quasi tutte le cattive intenzioni(specie contro quelli che non possono difendersi da soli) finirebbero per concretizzarsi in azioni criminose, come è successo in Brasile!

        1. troppofreak
          troppofreak 12 febbraio 2012 at 02:20 | | Reply

          ma dai,è una balla che il brasile è il paese più violento del mondo….
          come è una balla che la proprietà privata è un diritto naturale
          ed è una balla che il mercato che sostituisce lo stato conviene
          a qualcuno se non a pochi ricchi pavoni avidi

          1. andrea
            andrea 12 febbraio 2012 at 03:42 |

            Che il Brasile ha il primato mondiale(insieme ad altri paesi Sud Americani, e al Sud Africa) nel campo, di omicidi, rapine a mano armata, stupri e crimini violenti in genere, non è un’opinione, E’ UN FATTO!
            Soltanto nella città di Rio, la media è di venti omicidi al giorno, praticamente all’incirca la media nazionale italiana. Solo che in tutta Italia ci sono 60 milioni di abitanti, mentre a Rio De Janeiro solo 6 milioni….quindi in rapporto al numero di abitanti, si ammazzano 10-20 volte di più che nel resto del mondo civilizzato!
            Solo la Colombia, il Sudafrica e forse pochi altri paesi superano il Brasile in fatto di crimini violenti
            E faccio anche notare che il Brasile è anche tra i primi paesi al mondo per disuguaglianze economiche(la differenza tra quartieri ricchi e quartieri poveri, è ENORME, e non esiste una vera e propria classe media. Solo pochi molto ricchi, e una massa enorme che tira a campare in condizioni più o meno misere!), quindi chiedo ai libertari, SIETE SICURI CHE UNA SOCIETA’ CON UN WELFARE PESSIMO, E SENZA NESSUN SISTEMA DI REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA, SIA MIGLIORE(come qualità della vita) DI UNA SOCIETA’ CON UNO STATO SOCIALE MOLTO ESTESO, COME LA SVEZIA, E PIU’ O MENO LA MAGGIOR PARTE DEGLI STATI EUROPEI??

            Certo, se in Brasile nasci dalla parte giusta, puoi vivere alla grande, ma se nasci dalla parte sbagliata non hai nessuna speranza di emergere.
            mentre in Svezia la miseria delle favelas non esiste, e chi nasce povero ha buone speranze di migliorare la propria condizione, e comunque anche se dovesse fallire, grazie all’aiuto dello stato non finirà mai nello stesso livello di miseria assoluta, e degrado, in cui finiscono i poveri brasiliani, potrà comunque vivere in maniera umile, ma dignitosa!

          2. Cristian Merlo
            Cristian Merlo 12 febbraio 2012 at 10:41 |

            @ Andrea.
            La Svezia? Un altro mito da sfatare
            http://mises.org/daily/2190

          3. troppofreak
            troppofreak 12 febbraio 2012 at 10:47 |

            Certo Andrea,ma a violenza è di casa anche in USA
            come lo è la disugualianza sociale
            pensa alla violenza in afganistan,o in palestina…oforse quella perchè è istituzionale non è violenza?
            Figurati se non concordo sul walfar svedese esteso a tutti….
            ma presuppone uno stato,perchè leonardofacco editore
            preferisce vivere nel lusso ignorando che sul pianeta ogni 30 sec. un bambino muore di fame
            per fortuna esistono gli stati con il walfare,xchè se tutto fosse in mano ai liberali come leonardofaccoeditore
            riusciremo ad avere un mondo anche peggiore di com’è……

      2. antonio
        antonio 12 febbraio 2012 at 11:56 | | Reply

        è falso, in brasile le città del sud hanno indici di omicidi somiglianti a quelli delle zone più “nere”… inoltre uno degli stati più violenti è espirito santo, tra rio e bahia, dove sono tutti bianchi.
        inoltre in russia (dove i tassi sono decuplicati dalla caduta del soviet) il tasso di omicidi è maggiore che in brasile, e non mi pare che siano neri.
        inoltre in africa il tasso medio di omicidi è inferiore alle americhe, pur essendo certamente più neri.
        inoltre in italia in 100 anni il tasso si è ridotto da 10 a 1, e non credo che 100 anni bastino per produrre cambiamenti genetici… così come non mi pare che 100 anni fa eravamo neri e oggi bianchi.
        mi pare quindi da FARLOCCHI credere che fenomeni del genere abbiano cause genetiche, sia individuali che di gruppo.

        1. andrea
          andrea 12 febbraio 2012 at 15:52 | | Reply

          Che ci vuoi fare, purtroppo esistono anche libertari razzisti(in fin dei conti, il libertarismo-liberismo estremo non è altro che la FALSA COSCIENZA DEL CLASSISMO), come quel demente-fanatico(e per fortuna PERDENTE!) di Ron Paul

          In realtà non c’è nessun nesso tra violenza e genetica, ma casomai ci può essere relazione tra violenza e cultura, e sicuramente c’è un rapporto direttamente proporzionale tra violenza, e disuguaglianza economico-sociale. In un paese in cui la maggior parte della popolazione è intrappolata in una condizione di miseria estrema, senza alcuna possibilità di riscatto, e una piccola parte della popolazione invece vive nella ricchezza estrema, sfruttando il prossimo, e negando ai poveri qualunque speranza di miglioramento, non c’è da stupirsi se poi molti di questi PARIA arrivano ad uccidere per pochi soldi. Sono disperati, e non hanno nulla da perdere!

    3. antonio
      antonio 12 febbraio 2012 at 11:43 | | Reply

      lo sciopero è finito ieri sera, in 11gg 157 omicidi, il quadruplo del normale.

      1. andrea
        andrea 12 febbraio 2012 at 16:11 | | Reply

        pensa che bello se invece non esistesse la polizia di stato, ma solo fantomatiche polizie private (cioè ognuno con i suoi scagnozzi!)….di sicuro si risolverebbe il problema della sovrappopolazione :-))

    4. antonio
      antonio 12 febbraio 2012 at 11:47 | | Reply

      in 11gg di sciopero ci sono stati 157 morti ammazzati, circa il quadruplo della media normale.

  2. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:22 | | Reply

    “Caro Mercato,
    fai parte ormai della mia vita. Ogni giorno mi informo sulla tua salute, sui tuoi sentimenti (“il sentiment”). Al mattino, a colazione, osservo i tuoi primi turbamenti dalla Borsa di Tokyo e all’ora di pranzo mi collego a Wall Street. Piano, piano, senza che me ne accorgessi sei diventato per me moglie, sorella, amante, figlio, mutuo, debito. Sei la mia magnifica ossessione. Mi prendo cura di te come di un Tamagochi. Per capirti ho imparato il tuo linguaggio, parole come spread, bund, derivati, cds, gdo, debito pubblico, swap, bail out mi sono familiari come pappa, mamma, cacca. Sei il primo oggetto di conversazione “Come va il mercato?” “E’ stabile?” “Si sta riprendendo?” “Fluttua?” “Cresce?”. Ti deprimi quando non sono ottimista. Qualche volta “bisogna convincerti”, altre volte “ti blocchi”. Al posto dell’aspirina ti curano con le iniezioni di liquidità, ma per te non sono mai abbastanza. I patti di stabilità non ti piacciono, la tua natura è volatile, da sempre si dice infatti che “il mercato è volatile”. Sei libero da qualunque catena, da ogni governo, da ogni controllo. Voli lassù con le agenzie di rating, le tue compagne di svago. Ti rialzi e ti abbassi, qualche volta precipiti, ma mi sorprendi sempre con un picco speculativo improvviso, per poi lasciarmi nella disperazione, vicino al default. Sei uno e molteplice, come si conviene al nuovo dio di questa civiltà. Sei il mercato del petrolio, del cibo, dell’acqua, del gas, delle automobili, del latte, delle case. Ogni cosa in questo pianeta ti appartiene e tu sei in ogni cosa. Sei indefinibile e indefinito. Non hai volto e hai mille volti. I centri dell città testimoniano la tua presenza e la tua gloria con immensi edifici bancari in cui si entra con rispetto e timore. Nessuno mette mai in discussione la tua autorità anche se non hai leggi. Gli Stati si inchinano e falliscono di fronte alla tua potenza, almeno finché non si incazzano. La sera, prima di dormire, guardo i tuoi trend, il tuoi battiti del cuore, e mi addormento con le cambiali sul comodino, al lume di una lampada comprata a rate.”

    1. Fidenato Giorgio
      Fidenato Giorgio 11 febbraio 2012 at 20:49 | | Reply

      Carp troppo freak, quanta confusione hai in testa!!!! Nel tuo discorso mescoli tutto e attribuisci al mercato ciò che è lo statalismo. A partire dal questa moneta, che è di proprietà di una banca centrale a cui la politica statalista ha dato il monopolio della creazione della moneta. Ovviamente poiché dentro la banca centrale ci sono anche dei privati si fa, per proprietà transitiva, privati=mercato=disastro attuale. Fai dei straordinari ragionamenti e il tuo corto circuito mentale fa scintille!!!!!

      1. troppofreak
        troppofreak 11 febbraio 2012 at 22:15 | | Reply

        Se lo dici tu….

  3. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:25 | | Reply

    DAGLI STATI-NAZIONE ALL’IMPERO
    Siamo in presenza di processi irreversibili di globalizzazione degli scambi economici e culturali. I circuiti della produzione e del consumo si organizzano e svolgono su scala
    mondiale. Il denaro, il lavoro, la tecnologia, le merci, attraversano con crescente facilità i
    confini nazionali. Lo stato-nazione ha sempre meno potere per regolare questi flussi e per imporre la sua autorità sull’economia.
    Emerge un nuovo ordine globale, sovraordinato agli stati, che si riassume nel termine “IMPERO”.
    “Impero” non ha nulla a che fare con “imperialismo”.
    L’imperialismo era una proiezione della sovranità degli stati-nazione al di là dei loro confini ben precisati.
    L’Impero non poggia su confini fissi. E’ un apparato di potere decentrato e deterritorializzante che progressivamente incorpora l’intero spazio mondiale all’interno delle sue frontiere aperte e in continua espansione.
    L’Impero amministra identità ibride modulando reti di comando.
    Con l’avvento dell’Impero le divisioni spaziali tra “i tre Mondi” si sono confuse. Troviamo
    di frequente il primo Mondo nel Terzo, il Terzo Mondo nel Primo. Il Secondo, da nessuna parte.
    A monte dell’Impero è avvenuta una profonda trasformazione dei processi produttivi.
    La creazione della ricchezza tende sempre di più verso ciò che viene definita produzione
    biopolitica, cioè la produzione della vita sociale stessa.
    E’ sbagliato ritenere che gli Stati Uniti sono i dominatori della globalizzazione e del nuovo ordine globale. Sbagliano quanti ritengono che se la modernità è stata europea, la postmodernità è statunitense.
    Né gli Stati Uniti, né alcuno Stato/Nazione costituiscono
    attualmente il centro di un progetto imperialista.
    Nessuna nazione sarà più un leader mondiale come lo furono le nazioni europee moderne. Gi Stati Uniti occupano tuttavia una posizione privilegiata nell’Impero. Ma va considerato che questo “privilegio” non deriva dalle somiglianze, quanto piuttosto dalle differenze rispetto alle vecchie potenze imperialiste europee.
    La Costituzione Americana ha infatti fondamenti propriamente imperiali, ma non imperialistici.
    I Padri fondatori si erano ispirati al modello imperiale dell’antichità, un impero con frontiere aperte e in continua espansione, in cui il potere sarebbe stato distribuito effettivamente in reti. Questa idea di impero è sopravvissuta incarnandosi nella Costituzione americana, ed è riemersa oggi su scala globale nella sua forma pienamente realizzata.
    L’Impero nell’epoca della globalizzazione dell’economia ha caratteri diversi dagli Imperi di Roma, Cina, dell’età Precolombiana.
    I connotati dell’Impero odierno sono:
    - mancanza di confini. Si estende all’intero pianeta e dirige l’intero mondo;
    - agisce su tutti livelli dell’ordine sociale. Non solo amministra il territorio e la popolazione mondiale, ma vuole creare il mondo reale. Cerca di dominare direttamente la natura umana.
    L’oggetto del suo potere è la totalità della vita sociale. Il potere
    dell’Impero è biopotere.

  4. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:26 | | Reply

    Il passaggio all’Impero e i processi di globalizzazione offrono, oltre a oppressione e
    distruzione, anche nuove possibilità alle forze di liberazione. Il nostro compito politico non è quello semplicemente di resistere contrastando questi processi, quanto di orientarli e organizzarli verso diverse finalità.
    Le forze creative della “moltitudine” sono in grado di costruire autonomamente un controImpero, una organizzazione politica alternativa dei flussi e degli scambi globali.
    Le lotte volte a sovvertire l’Impero o a costruire una alternativa si svolgeranno sullo stesso terreno imperiale. La “MOLTITUDINE” sarà chiamata a inventare nuove forme di democrazia e UN NUOVO POTERE COSTITUENTE.
    ……………………………………..
    LA PIRAMIDE DELLA COSTITUZIONE GLOBALE
    Gli elementi che compongono la Costituzione Globale sono distribuiti in un vasto spettro di corpi, nelle Organizzazioni internazionali di vario genere (organismi mondiali politici- monetari-sanitari- alimentari-educativi) e negli Stati-Nazione.
    La strutturazione dei poteri nella Costituzione Imperiale è di tipo
    piramidale. Essi si articolano attraverso tre piani, ciascuno dei quali comprende numerosi livelli.
    *Al primo piano, c’è un Superpotere militare, gli Stati Uniti, che esercitano l’egemonia sull’uso globale della forza. Questo stato di cose si è imposto alla fine della guerra fredda ed è stato confermato per la prima volta durante la Guerra del Golfo:
    a) al secondo livello di questo primo piano c’è un gruppo di Stati/nazione che
    controllano i principali strumenti monetari globali che governano gli scambi internazionali. Il gruppo di Stati/nazione si coordina con vari strumenti: G8 – G16 –
    G25, i club di Parigi, Londra. Davos ecc.
    b) al terzo livello del primo piano c’è un complesso etereogeneo di Associazioni che esercitano poteri globali di ordine culturale e biopolitico.
    *Al secondo piano, al di sotto del primo piano occupato dal comando unificato globale (militare, monetario, culturale), il comando viene distribuito in modo estensivo e articolato su tutta la superficie del globo. Le strutture operanti a questo livello sono in primo luogo le reti delle corportion capitalistiche transnazionali, reti attraverso cui passano i flussi di capitale, tecnologie, movimenti delle popolazioni.
    Queste corporation si estendono trasversalmente in tutto il territorio imperiale sotto l’egida del comando unificato globale.
    a) al secondo livello di questo secondo piano risiedono gli Stati-Nazione in quanto“Organizzazioni territorializzate”. Essi gestiscono la mediazione politica nei confronti dei poteri egemoni su scala mondiale, i negoziati con le multinazionali, la redistribuzione delle risorse in ordine ai bisogni biopolitici nel quadro dei loro territori. Fungono da filtri della circolazione mondiale.
    *Al terzo piano della piramide ci sono gli organismi di rappresentanza degli interessi popolari, una varietà di organizzazioni indipendenti dagli Stati-Nazione e dal capitale, tra cui le ONG (nel 1990 erano censite 18.000). Si tratta di associazioni che non rappresentano interessi di gruppo, ma sono organizzazioni umanitarie per la pace, contro la tortura, per l’assistenza medica, a favore dei rifugiati, contro la tortura e la pena di morte ecc.
    ……………………………………..

  5. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:27 | | Reply

    PRINCIPI DELL’AMMINISTRAZIONE IMPERIALE
    L’Amministrazione imperiale è retta da “principi differenziati”, se non opposti, rispetto ai principi che regolano l’amministrazione degli Stati-Nazione:
    Primo principio
    Mentre l’universalità e l’omogeneità nel senso dell’uguaglianza erano imprescindibili per la legittimazione della gestione amministrativa dello stato, nel regime imperiale sono fondamentali la singolarità delle decisioni e l’adeguamento degli apparati burocratici a scopi specifici.
    Secondo principio
    L’amministrazione imperiale agisce come un dispositivo differenziante e de-
    territorializzante. Tende, infatti, ad operare con procedure specifiche nel confronto con le singolarità sociali.
    Il passaggio è dal metro universalistico al metro della singolarità del caso e del
    pragmatismo.
    Ciò tuttavia non significa affatto che l’apparato amministrativo imperiale non é unificato. Terzo principio.
    L’unità e l’autonomia dell’azione amministrativa vengono conformate alle logiche funzionali alla costruzione dell’Impero. Vengono cioè conformate: alle logiche poliziesche e militari (repressione); alle logiche economiche (imposizione mercato globale e regime monetario); alle logiche che presiedono alla comunicazione e alla ideologia.
    Quarto principio
    La matrice unificante e il valore dell’amministrazione imperiale consistono nella sua efficacia locale. Tale efficacia è strettamente legata all’autonomia dei corpi amministrativi localizzati. L’autonomia locale è la condizione imprescindibile dello sviluppo del regime imperiale. Il consenso al regime non è qualcosa che scende dall’alto dell’applicazione dei principi della buona amministrazione”, ma si forma grazie all’efficacia locale del regime imperiale.
    ……………………………………..
    IL COMANDO IMPERIALE
    Diversamente dai regimi politici degli Stati/Nazione, il comando imperiale resta separato dall’amministrazione.
    Esso non si esercita secondo le modalità dello stato moderno (stato di diritto/disciplinari
    coerenti), bensì con le modalità del controllo biopolitico. L’idea di “popolo” come soggetto organizzato dal sistema di comando non funziona più; l’identità “popolo” viene sostituita dalla “moltitudine”, permanentemente mobile, flessibile, autodifferenziantesi.
    La garanzia offerta dall’impero al capitale globalizzato non prevede una gestione micro-politica e micro-amministrativa delle popolazioni.
    L’apparato di comando dell’Impero non ha nessun accesso agli spazi locali e alle sequenze temporali della vita a cui si applica l’amministrazione. Esso non mette le mani sulle singolarità né sulle loro attività.

  6. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:29 | | Reply

    Il compito che il Comando Imperiale si assegna è quello di salvaguardare l’equilibrio generale del sistema globale in funzione dello sviluppo capitalistico.
    ……………………………………..
    IL CONTROLLO IMPERIALE
    Il controllo imperiale si dispiega mediante tre strumenti globali e assoluti: armi, denaro, etere.
    LE ARMI
    Le armi termonucleari rappresentano la possibilità permanente di annientamento della vita.
    E’ in questa possibilità, l’alterazione definitiva del concetto di legittimo monopolio della forza riconosciuto allo stato moderno.
    Nella modernità questo monopolio della forza in capo allo Stato-Nazione era stato legittimato sia dalla espropriazione delle armi possedute da una massa violenta e anarchica, sia come strumento di difesa contro il nemico. Questi mezzi della legittimazione erano entrambi finalizzati alla sopravvivenza della popolazione.
    IL DENARO
    È il secondo mezzo globale per realizzare il controllo assoluto. I meccanismi monetari,
    infatti, sono i mezzi fondamentali per controllare il mercato e con esso l’insieme dei rapporti economici e sociali.
    L’ETERE
    È il terzo strumento fondamentale del controllo. La sovranità si articola nei mezzi di comunicazione. Lo spazio della comunicazione è completamente deterritorializzato.
    La comunicazione è la forma della produzione capitalistica mediante la quale il capitale è riuscito a sottomettere la società intera, a globalizzare il suo regime e a sopprimere ogni prospettiva alternativa.
    Questi tre strumenti di controllo ci riportano ai tre piani della
    piramide imperiale del potere.
    Il monopolio della forza e la regolazione del denaro possono avere ancora, nell’età imperiale, alcune determinazioni territoriali. Non la Comunicazione. Essa è divenuta centrale per la determinazione dei rapporti di produzione, è alla guida dello sviluppo capitalistico e trasforma le forze produttive.
    Tutto questo genera uno scenario aperto: la centralizzazione del potere in un luogo
    determinato, deve fare i conti con la potenza delle soggettività produttive e di tutti coloro che contribuiscono alla produzione interattiva della comunicazione.
    In questo orizzonte dinamico del comando imperiale sulle nuove forme della produzione, la Comunicazione è sempre più ampiamente disseminata in innumerevoli diramazioni capillari.
    ……………………………………..

  7. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:32 | | Reply

    SOCIETA’ DEL CONTROLLO:
    SOCIETA’ DISCIPLINARE – BIOPOLITICA/BIOPOTERE – CORPORATION/COMUNICAZIONE.
    A – SOCIETA’ DISCIPLINARE
    L’opera di M. Foucault ci permette di cogliere un passaggio storico fondamentale avvenuto nelle forme sociali, dall’età moderna ad oggi.
    Si tratta del passaggio dalla società disciplinare alla società del controllo.
    Questo passaggio non è stato mai articolato esplicitamente da Foucault, ma rimane implicito nelle sue opere.
    La società disciplinare è quella in cui il dominio (su di essa) si costituisce attraverso una fitta rete di dispositivi o apparati che regolano le pratiche produttive, i costumi e gli usi della società stessa.
    Nella società disciplinare la produzione di obbedienza ai poteri costituiti è assolta da una serie di istituzioni disciplinari, quali: la fabbrica, la prigione, il manicomio, l’ospedale, la scuola, l’università, la caserma. Istituzioni la cui funzione è fondamentalmente quella di far valere adeguate logiche di obbedienza al potere.
    Il potere disciplinare prescrive e sanziona I comportamenti normali e quelli devianti.
    Tutta la prima fase dell’accumulazione capitalistica si è svolta sotto questo paradigma di potere denominato “società disciplinare”.
    B – BIOPOLITICA/BIOPOTERE
    La società del controllo é un tipo di società in cui i meccanismi di comando vengono distribuiti attraverso i cervelli e i corpi degli individui.
    In questa società il potere si esercita con le macchine, che colonizzano direttamente i
    cervelli (nei sistemi della comunicazione, nelle reti informatiche) e con i corpi (nei sistemi del Welfare, nel monitoraggio delle attività, ecc.) verso uno stadio sempre più grave di alienazione dal senso della vita e dal desiderio di creatività.
    La società del controllo può quindi essere definita come una intensificazione e generalizzazione dei dispositivi normalizzatori della disciplina.
    A differenza della disciplina, però, questo controllo si estende mediante una rete flessibile e fluttuante, ben oltre i luoghi strutturati dalle istituzioni sociali.

  8. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:32 | | Reply

    Questo “nuovo paradigma del potere” proprio della società del controllo individuato da Foucault prende il nome di biopotere.
    Il biopotere è una forma di potere che regola il sociale dall’interno.
    Il biopotere può imporre un comando effettivo sull’intera vita della popolazione solo nel momento in cui diviene una funzione vitale e integrale che ogni individuo comprende in sé e riattiva volontariamente.
    Come scrive Foucault “ Oggi la vita è divenuta…un oggetto di potere”. Ogni aspetto della vita è investito da questa forma di potere. Il suo compito primario è quello di amministrare
    la vita.
    Il biopotere è caratterizzato dalle tecnologie.
    Nella società disciplinare gli effetti delle tecnologie biopolitiche erano ancora parziali. La disciplina manteneva gli individui all’interno delle istituzioni ma non riusciva ad assorbirli completamente. Non giungeva al punto di organizzarli nella totalità delle loro
    attività. Inoltre all’invasione disciplinare da parte del potere corrispondeva la resistenza del singolo.
    Nella società del controllo, non appena il potere diviene completamente biopolitico, si fa cioè biopotere, l’intero corpo sociale è compreso nella macchina del potere. La società, sussunta da una forma di potere che penetra profondamente nei gangli della struttura sociale e dei suoi processi di sviluppo, reagisce come un solo corpo. Il potere esercita un controllo che raggiunge le profondità delle coscienze e dei corpi e la totalità delle relazioni sociali. Si evidenzia tuttavia il paradosso di una forma di potere che mentre ingloba e unifica ogni elemento del sociale, nello stesso tempo sollecita la creazione di un nuovo ambiente costituito dalla massima pluralità e dalla singolarizzazione delle domande.
    * Marx aveva visto qualcosa di simile in ciò che egli definiva il passaggio dalla “sussunzione formale” del lavoro da parte del capitale”, alla
    “sussunzione reale”. Il capitale – Libro I, Cap. 6 inedito (La Nuova Italia, Firenze 1997).
    Marx usa il termine “sussunzione formale” per indicare l’incorporazione da parte del capitale e dei suoi rapporti di produzione delle pratiche lavorative che si sono costituite al di fuori del suo ambito.
    Essa dunque è strettamente correlata all’estensione del dominio della
    produzione capitalistica e dei mercati capitalistici. Quando l’espansione capitalistica raggiunge il suo limite la sussunzione formale non svolge più alcun ruolo.
    Nella “sussunzione reale” la società stessa è sempre più modellata
    sistematicamente dal capitale. Non vi può essere un mercato mondiale realmente compiuto senza sussunzione reale.
    In altri termini il completamento del mercato mondiale non può dipendere esclusivamente da fattori monetari e finanziari, ma per essere realizzato richiede una vasta e profonda trasformazione dei rapporti sociali e produttivi.

  9. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:36 | | Reply

    MASSA, POPOLO, MOLTITUDINE LA MOLTITUDINE CONTRO L’IMPERO
    La moltitudine è un nuovo proletariato, e non una nuova classe operaia industriale.
    La formazione della moltitudine degli sfruttati e dei produttori soggiogati può essere letta in termini più chiari nella storia delle rivoluzioni del XX secolo
    (rivoluzioni comuniste 1917 e 1949; resistenza antifascista anni ’30 e ’40; lotte di liberazione anni ’60; lotte antisovietiche 1989).
    La moltitudine ha una natura rivoluzionaria.
    Essa rappresenta una un eccesso di valore nei confronti di
    qualsiasi forma del diritto e della legge.
    Con il proprio lavoro la moltitudine produce e riproduce autonomamente l’intero mondo della vita.
    Lavorando la moltitudine produce sé stessa come singolarità.
    Di fronte alla rigidità dell’ideologia del mercato la moltitudine promuove – mediante il proprio lavoro – la singolarizzazione biopolitica di gruppi e insiemi di esseri umani in ogni singolo nodo dell’interscambio globale.
    La formazione della moltitudine avviene nel corso di un movimento nello spazio.

  10. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:36 | | Reply

    I movimenti degli individui, dei gruppi e delle popolazioni all’interno dell’Impero non
    possono essere completamente sottomessi alle leggi dell’accumulazione capitalistica – essi travalicano continuamente e rompono gli argini della “misura”.
    Attraverso la circolazione la moltitudine si riappropria dello spazio e si costituisce come un soggetto attivo.
    Benché questi movimenti costino terribili sofferenze, in essi si afferma un desiderio di liberazione che può essere soddisfatto solo dalla riappropriazione degli spazi intorno ai quali vengono create nuove libertà. Ovunque giungano questi movimenti fanno germinare lungo i loro tracciati nuove forme di vita e di cooperazione. Oggi la produzione si crea nel movimento e nella cooperazione, nell’esodo e nella comunità. Le migrazioni di massa sono diventate indispensabili per la produzione.
    Sembra che più un itinerario è percorso con intensità, più sofferenza vi si deposita, e più diventa produttivo.
    La moltitudine acquista il potere di affermare la propria
    autonomia viaggiando, mediante un dispositivo di
    riappropriazione territoriale che è diffusa e trasversale.
    Come decifrare una tendenza costitutiva di una “soggettività politica della moltitudine” che vada “oltre la spontaneità” dei suoi movimenti territoriali?
    L’Impero deve restringere e isolare gli spostamenti della moltitudine per impedire che essa conquisti una legittimità politica.
    A questo fine l’Impero usa, oltre che i suoi strumenti militari e polizieschi, anche un insieme di poteri incaricati di gestire e orchestrare i nazionalismi e i fondamentalismi. Tutte queste azioni repressive restano fondamentalmente esterne alla moltitudine e ai suoi movimenti.
    L’Impero non può fare altro che isolare, dividere, segregare.
    Il capitale imperiale deve attaccare i movimenti della moltitudine: pattuglia i mari e le frontiere; segrega e divide all’interno di ogni paese; nel mondo del lavoro rafforza le linee di divisione tra le razze, i sessi, le lingue, le culture ecc..
    Il capitale deve fare attenzione che queste misure non limitino eccessivamente la produttività della moltitudine, poiché l’Impero dipende dalla potenza di questa.
    Come è possibile per la moltitudine diventare soggetto politico, concentrare e organizzare le proprie energie contro la repressione?
    L’azione della moltitudine diventa politica quando riesce a confrontarsi direttamente, e con una adeguata coscienza, con le principali azioni repressive dell’Impero. Si tratta di collegare le esperienze di resistenza e di orchestrarle contro i centri nevralgici del comando imperiale.
    Questo grande panorama della produzione biopolitica ci permette di abbracciare l’intera generalità del concetto di proletariato.

  11. troppofreak
    troppofreak 11 febbraio 2012 at 16:36 | | Reply

    Il problema che occorre affrontare è il seguente: come possono sorgere effettivamente le
    istanze della lotta di classe e, soprattutto come si può costituire un potere adeguato alla costruzione di una nuova società.
    Oggi tutta la forza lavoro, materiale e immateriale, è impegnata nelle lotte intorno al linguaggio, cioè contro la colonizzazione capitalistica della società comunicativa. Tutti gli elementi dello sfruttamento ci vengono imposti dai regimi linguistici e comunicativi della produzione: distruggerli con le parole è altrettanto urgente che distruggerli in pratica.
    Non si tratta di critica dell’ideologia che sostiene questi “regimi”, essendo l’ideologia una
    sfera delle idee e del linguaggio sovrastrutturale rispetto alla produzione, ad essa esterna. La critica va svolta a livello dell’esperienza vivente.
    * Una importante istanza politica della moltitudine è il diritto di riappropriarsi dei mezzi di produzione. Nel contesto della produzione immateriale e biopolitica questa istanza tradizionale delle lotte socialiste e comuniste acquista una nuova fisionomia.
    La moltitudine, non solo usa le macchine per produrre, ma essa stessa diviene contemporaneamente sempre più macchina. I mezzi di produzione sono sempre più integrati nelle menti e nei corpi della moltitudine.
    In questo contesto, riappropriarsi dei mezzi di produzione significa conquistare il libero accesso e controllo della conoscenza, dell’informazione, della comunicazione, degli affetti in quanto mezzi primari della produzione biopolitica.
    Il fatto che queste macchine produttive siano state integrate nella moltitudine rende l’alienazione assai più odiosa e viziata.
    Il diritto di riappropriazione è il diritto della moltitudine all’autocontrollo e all’autoproduzione.
    …………………….

  12. visangio
    visangio 11 febbraio 2012 at 19:41 | | Reply

    Il vero problema è: lo Stato è nostro o loro?
    Quando si lascia lo Stato in mano a pochi, prima o poi degenera. In Italia, negli anni 50 e 60, lo Stato funzionava, si impicciava poco negli affari della gente comune.
    E questo perché lo stato era nostro. I partiti di massa, DC, PCI ma anche PSI avevano centinaia di migliaia di iscritti, provenienti da ogni classe sociale e da ogni mestiere, che partecipavano alla vita del partito, ne esprimevano la classe dirigente che poi diventava classe dirigente nazionale. E gli iscritti controllavano quel che facevano i dirigenti, non c’era bisogno di primarie, le primarie erano i congressi, vere battaglie politiche. Quando è stato l’ultimo congresso del PD? Il PDL ne ha fatto uno e, prima, Forza Italia non ne aveva fatto manco uno. E la Lega, IDV, UDC? Boh
    Insomma, è sparita la partecipazione dei cittadini alla vita politica. Io per primo
    E poi ci sorprendiamo che lo Stato degeneri?

    1. CARLO BUTTI
      CARLO BUTTI 11 febbraio 2012 at 22:34 | | Reply

      Lo Stato non degenera, è degenere “ab origine”.

      1. Cristian Merlo
        Cristian Merlo 11 febbraio 2012 at 22:36 | | Reply

        Quoto in pieno, Carlo!

      2. troppofreak
        troppofreak 11 febbraio 2012 at 23:36 | | Reply

        per quanto io mi definisca anarchico ritengo che degenere ab origine sia il mercato

        1. CARLO BUTTI
          CARLO BUTTI 12 febbraio 2012 at 21:31 | | Reply

          Come può essere degenereun meccanismo spontaneo, nato dall’incontro di libere volontà, all’insegna dall’interesse reciproco?Dov’è il furto? Dov’è la coercizione? Dov’è la schiavitù? E visto che il mercato non riguarda solo i beni materiali, ma anche le idee, dov’è la censura? Dov’è l’index librorum prohibitorum? Dove sono le guerre di religione? Nello Stato, solo nello Sato, e nelle Chiese, quando se ne fanno padrone.

  13. troppofreak
    troppofreak 12 febbraio 2012 at 02:29 | | Reply

    I proprietari di capitale stimoleranno la classe operaia a comprare più e più merci costose, case e tecnologie, spingendoli a prendere più e più credito, finché i loro debiti diventeranno insostenibili. I debiti non pagati condurranno alla bancarotta delle banche, le quali dovranno essere nazionalizzate, e lo stato dovrà prendere la strada che alla fine porterà al comunismo.”
    K.Marx,1867 da “Il Capitale”.

    I proprietari del capitale che hanno studiato marx allora hanno pensato di indebitare gli stati,farli fallire e assumerne così la sovranità…..fine della storia senza farla tanto lunga

    1. Borderline Keroro
      Borderline Keroro 12 febbraio 2012 at 14:44 | | Reply

      E per fortuna che dici di non volerla fare tanto lunga…
      Per farla breve, lo Stato non è un ente sovrannaturale.
      Lo Stato è semplicemente una costituzione giuridica, è guidato da individui privati che, non appena possono, non si schiodano più dal posticino caldo.
      E farebbero di tutto per rimanere lì.
      Quindi si creano delle clientele, che portano inefficienze perché se c’è una clientela esiste un ampio ricorso alla raccomandazione, e la raccomandazione in genere non genera efficienza.
      Queste clientele vanno mantenute, ed essendo esse in generale piuttosto improduttive, bisogna rapinare chi non è cliente dei politici. Il quale prima o poi si stufa di essere rapinato per il suo “bene”.
      E qui sta il bello di questo corto-circuito statalista, che prima o poi muore di parassitosi.
      Per contro il mercato, che se vogliamo può anche essere impietoso, ha però il pregio di tendere all’efficienza; inoltre basandosi sugli scambi tra privati cittadini è interesse del “mercato” che quanti più possibile siano in grado di scambiare beni e servizi.
      Se io ho una fabbrica di automobili per diventare più ricco possibile devo venderne quante più riesco, e se la gente ha difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena è poco probabile che troverà i soldi per acquistarne una.
      In definitiva l’Italia è diventata una potenza economica malgrado lo Stato,ed è ormai in sempre più rapido declino esattamente grazie a questo fardello.
      Questo si evince dalle osservazioni pratiche, le teorie statalista sono e resteranno sempre delle illusioni.

      1. troppofreak
        troppofreak 12 febbraio 2012 at 22:23 | | Reply

        La crisi economica dello stato non dipende dallo stato sociale,ma dalla corruzione
        che avviene per conto dei privati…….banchieri,multinazionali marcegalia,ligresti e berlusconi vari…

        1. Borderline Keroro
          Borderline Keroro 14 febbraio 2012 at 09:58 | | Reply

          Un imprenditore che dovesse cercare di corrompere un pubblico ufficiale o simili, avrebbe difficoltà estrema se il pubblico, semplicemente, non esistesse.
          Come tu ben sai, suppongo, talvolta vige la pratica di allungare una “mancia” per ottenere qualcosa che ti spetta di diritto, per sbloccare una pratica “incagliata” (intendo per semplice fancazzismo di uno dei tanti timbratori adetti al passaggio della carta: a proposito, tanti timbri e nessun controllo).
          Talvolta esiste effettivamente una corruzione volta a stravolgere le regole del mercato.
          A stravolgere le regole del mercato.
          Quindi la politica entra in gioco per raccomandare questo o quell’individuo, questa o quella impresa, e lo Stato, o l’apparato pubblico in generale, vengono usati per fini personali da politici e/o boiardi pubblici.
          I quali politici e/o boiardi pubblici pare abbiano ormai ottenuto l’ereditarietà della carica.
          E non si schiodano manco morti.

  14. Franco Grassi
    Franco Grassi 12 febbraio 2012 at 07:21 | | Reply

    Signor Troppofreak, ma non potrebbe spostarsi in qualche altro sito, magari fra coloro che parlano dei rettiliani, non si rende conto di essere in mezzo a gente molto diversa da lei? Che senso ha allagarci di concetti cosi disomogenei alla cultura di coloro che partecipano al sito che ha un preciso nome ed una precisa connotazione, lei e’ come un eterosessuale che va in una discoteca per gay, ( cui va peraltro tutto il mio rispetto e simpatia )

    Franco Grassi

    1. troppofreak
      troppofreak 12 febbraio 2012 at 10:54 | | Reply

      Mi spiace Franco ma non sono interessato ai rettiliani…
      Mi piace leggere come la pensate e non posso trattenermi dal mettere
      in evidenza le contraddizioni insite nel vostro credo liberale per pochi e liberticida per molti
      in fondo si porta un po’ di sale ala discussione,se no state quì a galvanizzarvi,ve la suonate e ve la cantate
      più o meno come sui siti che trattano dei rettiliani.

      1. Fidenato Giorgio
        Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 12:14 | | Reply

        @troppofreak. A me no da fastidio che tu scriva qua. Voglio solo farti notare che non si possa fare affermazioni a priori come fai tu. Ad esempio tu credi che noi libertari siamo tutte persone ricche sfondate, prive di alcuna sensibilità verso il prossimo e che siamo tutti protesi a mantenere la nostra ricchezza secondo te rubata ad altri. Ti posso assicurare (ed io sono il primo) che siamo per la maggior parte tutti degli sfigati economici. Io ho un’utilitaria che sto pagando a rate. Non puoi non dare atto che sul nostro sito critichiamo aspramente non solo il comunismo ma anche i potentati economici e corporativi tipo Confidustria e tutti coloro che sono amici del potere. Non puoi non dare atto che critichiamo Berlusconi alla stessa stregua di Diliberto e che non siamo affatto teneri con le banche e con il sistema bancario-monetario in vigore. Solo queste semplici affermazioni dovrebbero farti capire che noi non siamo come quelle persone, quei sistemi che tu critichi aspramente. Solo questo dovrebbe spingerti a cercare di comprendere di più che cos’è il libertarismo e a non fermarti alla semplice famiglia liberale, che al solo sentire a te fa ribrezzo. Concordo che i liberali all’acqua di rose italiani non siano proprio raccomandabili, ma noi non siamo quella cosa li: siamo un qualcosa di diverso!!!!!!

        1. troppofreak
          troppofreak 12 febbraio 2012 at 12:23 | | Reply

          Mio caro Fidenato voi vi ispirate agli americani e alla scuola austriaca…..
          Ed io ne sono allergico….quanto a Diliberto non è certo un punto di riferimento per me….

          1. Fidenato Giorgio
            Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 12:43 |

            Caro troppo freak, io sono figlio di contadini e vivo ancora in questo settore. Da giovane ho munto le vacche e per un certo periodo della mia vita la pensavo come te. Poi ho visto come sono le cose, quali sono i principi filosofici delle varie filosofie e quali sono stati i risultati pratici e tangibili della loro applicazione. Il libertarismo è veramente l’ideologia della povera gente perché ha un principio su cui si incentra tutta la sua azione e cioè il principio di non aggressione: “Nessuno può aggredire la persona e la proprietà altrui”. Ora io so che tu pensi che il capitalista deruba la proprietà dei propri operai. Ma è li che sta il problema. Tu e quelli come te non riuscite a capire che cosa sono i contratti e che, in ogni caso, se uno non vuole lavorare a quelle condizioni può sempre rinunciare al contratto. Poi se ci hai letto i libertari non difendono sempre la proprietà privata, ma solo quella legittimamente acquisita…. Ma mi rendo conto che parlare con te è inutile perché hai la testa intrisa di ideologia e non ti abbasserai mai a capire il libertarismo!!!!!

    2. Fidenato Giorgio
      Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 12:44 | | Reply

      … per me invece, con molto rispetto,ma con nessuna simpatia…. ahahahaha

      1. Fidenato Giorgio
        Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 12:45 | | Reply

        la mia precedente era una affermazione su quanto detto da Grassi…

      2. troppofreak
        troppofreak 12 febbraio 2012 at 12:57 | | Reply

        I contratti?
        quelli che sostituiscono i manganeli e le catene?
        quelli capestri?quali contratti?
        adesso con me non si può ragionare xchè ho la testa intrisa di ideologia
        mentre io ho la stessa sensazione nel parlare con te……
        se fossimo nati…io e te in una tribù di cannibali
        troveremo naturale il cannibalismo e aberrante il mercato e il capitalismo….
        essendo nati in una società capitalista
        non troviamo aberrante il capitalismo cannibalesco
        autoreferenziale e aristocratico clericale
        che poi è quello che controlla e comanda gli stati che tanto odiate…
        per voi se vi pigorano la casa perchè non pagate le tasse è un ingiustizia sociale
        se la pignorano a me perchè l’azienda per cui lavoro
        ha messo in atto una bancarotta fraudolenta
        o è andata a fare maggiori profitti all’estero
        e non riesco a pagare il mutuo con interessi
        usurai…..è selezione naturale della specie…..
        non può esserci ne page ne giustizia senza ugualianza
        intersa non come livellamento dei salari o limiti all’arricchimento degli individui
        ma come ugualianza nella possibilità di studiare e avere accesso al credito.

        1. Fidenato Giorgio
          Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 16:00 | | Reply

          coa centrano i contratti con la bancarotta fraudolenta? Hai mai sentito i libertari difendere i bancarottieri? Ma guarda che tu non solo non ragioni ma metti in bocca agli altri cose mai dette e cose mai pensate

          1. troppofreak
            troppofreak 12 febbraio 2012 at 22:30 |

            tu hai detto:”tu e quelli come te non riuscite a capire che cosa sono i contratti e che, in ogni caso, se uno non vuole lavorare a quelle condizioni può sempre rinunciare al contratto.”
            ma se io faccio un contratto con un imprenditore senza scrupoli…e non dirmi che non ci sono
            (ci sono anche in agricoltura,ho fatto il rappresentante di sementi e diserbanti per anni….c’è il mercato nero dei diserbanti illegali,ci sono imprenditori che vogliono a tutti i costi gli ogm incuranti del fatto che la loro scelta
            i campi dei contadini vicini che non li vogliono sono compromessi…..)
            che fa bancarotte fraudolente e delocalizza per aumentare i profitti?
            e poi “puoi sempre rinunciare al contratto” lo sai che è una menzogna
            perchè difficilmente poi ne trovi un altro……

  15. Franco Grassi
    Franco Grassi 12 febbraio 2012 at 12:16 | | Reply

    Insomma lei signor Troppofreak mi conferma la sua e’ una spedizione punitiva in una discoteca frequentata da individui che se la suonano e se la cantano.

    Il principio che a casa nostra siamo liberi di cantare e suonare qualsiasi canzione non la sfiora?

    Quanti libertari lei crede che adotterebbero un comportamento analogo al suo con siti socialisti o comunisti?

    Lei capisce che differenza c’e’ fra noi e lei?

    Franco

    1. troppofreak
      troppofreak 12 febbraio 2012 at 12:40 | | Reply

      Franco,certo che capisco la differenza e me ne vanto….
      la stupirà sapere che non frequento siti comunisti o socialisti
      ma immagino che anche li le persone esprimano le proprie opinioni
      e discutano nel merito gli argomenti…in fondo i blog servono a questo o sbaglio?

      1. Borderline Keroro
        Borderline Keroro 12 febbraio 2012 at 15:07 | | Reply

        Troppofreak, da buono statalista, ci concede democraticamente di pensarla come vuole lui.

        1. Cristian Merlo
          Cristian Merlo 12 febbraio 2012 at 15:16 | | Reply

          ;-)

  16. andrea
    andrea 12 febbraio 2012 at 15:12 | | Reply

    X Giorgio Fidenato:
    A giudicare dalla tua risposta, eri talmente accecato dalla rabbia (a voi libertari basta leggere le parole pubblico, o collettivo, per scatenare la stessa reazione di un toro di fronte al drappo!) che non hai capito nulla di quello che ho scritto. Ma i detto che il socialismo, o i sistemi collettivi, danno libera scelta a tutti. Ma ho semplicemente detto una cosa molto più banale ed evidente a chiunque sia in grado di ragionare con la propria testa, e cioè che OGNI SISTEMA POLITICO/ECONOMICO E’ ESCLUSIVO. Cioè nessun sistema lascia libertà di scelta a chi non lo condivide, ma sia il COMUNISMO-SOCIALISMO, che IL LIBERISMO, che le varie vie di mezzo, sono ESCLUSIVE. Se si sceglie il comunismo, anche i liberisti sono costretti ad adattarsi, e viceversa, se si sceglie il Liberismo anche i socialisti non avranno alcuna possibilità di svincolarsi, saranno COSTRETTI ad adeguarvisi, volenti o nolenti che siano!
    Idem per le vie di mezzo come la social-democrazia, anche i sistemi che rappresentano un compromesso tra i 2 estremi, comunque sono ESCLUSIVI nei confronti sia del liberismo radicale, che del comunismo.
    Insomma il sistema politico-economico, che mette d’accordo tutti, e lascia libertà di scelta a tutti NON ESISTE!

    1. andrea
      andrea 12 febbraio 2012 at 15:38 | | Reply

      “Facendo così manderesti in rovina anche la sanità italiana , ma avresti il cuore in pace perché hai fatto solidarietà a tutti!!!”

      Vedo che hai una grande confusione in testa, il Welfare non è solidarietà a tutti, non è una ONG, non c’entra niente. E’ solo un sistema di redistribuzione economica all’interno di un determinato paese, che serve ad attenuare le distorsioni di distribuzione insite nel capitalismo, e anche a migliorare le condizioni della società in cui si vive.
      Chi sostiene il welfare non è un altruista terzomondista, ma è semplicemente uno che crede che una società che non esclude totalmente i poveri, e permette opportunità concrete di miglioramento, e possibilità di vivere dignitosamente a tutti, sia meglio di una società con disuguaglianze economiche mostruose ed esclusivamente basata sul classismo plutocratico.
      Anche un ricco che preferisce vivere in una società in cui ci sia più uguaglianza e giustizia, e opportunità anche per i poveri, piuttosto che in una società di disuguaglianze estreme(che portano inevitabilmente ad odio di classe e violenza dilagante, come in Brasile) può essere a favore dello stato sociale, senza essere per questo comunista o terzomondista
      Per esempio il democratico PRO-OBAMA Warren Buffett, che ha lamentato il fatto che i super ricchi come lui pagano troppe poche tasse, rispetto all’americano medio, non credo che sia un’altruista, ma è semplicemente un ricco intelligente, che vorrebbe semplicemente godersi le proprie ricchezze in santa pace, in una società un po’ meno iniqua e ingiusta, e si rende conto che l’accentuarsi delle disuguaglianze estreme è una minaccia all’equilibrio e alla pace sociale, e può avere ripercussioni negative anche sull’economia!

      1. Fidenato Giorgio
        Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 16:05 | | Reply

        Sela pensi così, allora io non voglio essere solidale con quelli che vivono fuori dalla mia regione. Per me il mio paese è la mia regione e non l’Italia di cui non sento di farne culturalmente parte. Perché io devo redistribuire la ricchezza con altra gente di cui non ne condivido le opinioni, la cultura, il modo di agire, ecc… E non dirmi che è così perché è così. Ti ricordo che solo 20 anni fa non esistevano la Slovenia, la Croazia, la Bosnuia, il Montenegro, ecc… E non esisteva nemmeno la Slovacchia. Ecco allora ti assecondo: Io voglio redistribuire la mia ricchezza solo con i friulani!! Ti va bene questa risposta?

        1. andrea
          andrea 12 febbraio 2012 at 16:26 | | Reply

          Che ti devo dire, unisciti a quelli che la pensano come te, e fate la secessione!
          Solo che se il Friuli si isolasse dal resto d’Italia, poi potrebbe avere grossi problemi ad esportare cioè che produce…insomma non lo so fino a che punto vi può convenire.
          Cmq a parte questo, quello che ti volevo far capire è che STATO SOCIALE non significa altruismo disinteressato verso tutti, ma è solo un modello politico di organizzazione di una determinata società, in un determinato e più o meno limitato territorio, e se il Friuli diventasse uno stato indipendente, potrebbe benissimo attuare il proprio welfare indipendente, non vedo dove sia il problema.
          La social democrazia, non è l’equivalente di mondialismo, può esistere sia all’interno di un contesto molto esteso, che in una piccola realtà politica indipendente!

          1. Cristian Merlo
            Cristian Merlo 12 febbraio 2012 at 16:46 |

            @ Andrea.
            “il Welfare non è solidarietà a tutti, non è una ONG, non c’entra niente. E’ solo un sistema di redistribuzione economica all’interno di un determinato paese, che serve ad attenuare le distorsioni di distribuzione insite nel capitalismo, e anche a migliorare le condizioni della società in cui si vive”.
            E’ qui che si sbaglia, e di grosso, Sig. Andrea.
            Il Welfare è semplicemente un sistema di redistribuzione irrazionale, privo di metodo e di calcolo economico, nonché caotico. La ricerca empirica ne ha dato ampia ed inconfutabile dimostrazione. Esso è un sistema degenerato, perverso che, dissaciando la figura del pagatore da quella del consumatore, crea esclusivamente azzardo morale ed è indifendibile in relazione ad alcun coerente disegno di principi o di obiettivi. Ciò che sta a cuore a tutti i paladini del Welfare non è la rimozione della povertà, ma la sua istituzionalizzazione. Non sono i poveri ad aver bisogno del Welfare State, ma sono lo STATO ED I PALADINI DEL REDISTRIBUZIONISMO AD AVER UN DISPERATO BISOGNO DEI POVERI. Anzi di più, l’istituzionalizzazione dello status di povertà, come quella della figura del povero, assistito, mantenuto e vezzeggiato come un parassita della società in servizio permanente effettivo, è strumentale al mantenimento dei carrozzoni statali, elefantiaci e farraginosi, dediti alla promozione della solidarietà e a quell’esercito di “professionisti” dell’assistenza pubblica che non trovano altre giustificazioni plausibili se non … nel proprio istinto di autoconservazione. Molto semplicemente, il processo di redistribuzione, in nome e per conto del quale gli apologeti del “più Stato, più tasse” si stracciano le vesti ad ogni piè sospinto, stante la particolare struttura organizzativa del modello statale di assistenza, impone dei costi di transazione esorbitanti, direttamente proporzionali al volume dei programmi assistenziali varati. Più si “assiste”, maggiori sono quindi i guadagni lucrati dagli apparati preposti alla gestione della funzione assistenziale. Va da sé, però, che quello che la collettività riceve dallo Stato è sempre meno di quello che la collettività ha dovuto pagare.

          2. andrea
            andrea 12 febbraio 2012 at 16:58 |

            @Cristian Merlo:
            Mi pare che sta generalizzando un po’ troppo. Apologeti del + Stato +tasse??io non mi riconosco affatto in questa sua semplificazione, io non sono per “+ Stato”, ma non ho abbastanza fede (e ce ne vuole tanta, più di quella necessaria per credere in dio) nell’autoregolazione etica del mercato, e quindi credo che l’intervento dello stato in economia sia indispensabile(anche un autentico liberale come Luigi Einaudi la pensava più o meno così, quindi non mi si può tacciare di comunismo!). Ma ovviamente anche “troppo stato” sarebbe deleterio, quindi io non sono per “+ intervento Statale”, non sono nemmeno per “+Tasse” ma casomai per una tassazione più progressiva, cioè più tasse per la fascia più ricca della popolazione, e molte meno tasse per tutti gli altri(e per i redditi inferiori a 15-20 mila euro, abolirei volentieri tutte le imposte dirette, o comunque le abbasserei drasticamente)!

    2. Fidenato Giorgio
      Fidenato Giorgio 12 febbraio 2012 at 16:13 | | Reply

      Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Ma come puoi paragonare il liberismo con il socialismo e metterli sullo stesso piano. Il socialismo per esistere deve per forza di cosa prendere una parte, sempre più consistente, del frutto del tuo lavoro per creare quel tipo di società che vuole. Il libertarismo invece non ha nessuna pretesa sulla tua ricchezza per esistere. Se poi tu, insieme ai tuoi amici, volete redistribuirvi e mettere in comune i vostri beni, in una società libertaria lo potete fare; l’importante è che quella scelta sia volontaria. In una società collettiva, in cui tu ambisci di vivere, non c’è spazio per la scelta volontaria. La società collettivista richiede, anzi ti obbliga, a versare una parte del frutto del tuo lavoro a questa entità collettiva e non puoi scegliere di non farne parte. Ti sembra una differenza da poco? Se è così è inutile discutere con te perché se non conosci nemmeno questa banale differenza, significa che tu non vuoi riconoscere nemmeno il significato delle parole!!!!

      1. andrea
        andrea 12 febbraio 2012 at 16:46 | | Reply

        Vedo che non ci siamo capiti, probabilmente sono io che non mi so spiegare, e parlo un’altra lingua!
        Allora, io non volevo mettere sullo stesso piano il comunismo-socialismo, il liberismo, e le varie vie di mezzo, ma ho espresso un concetto molto più banale. Cioè che al di la di come la pensi, al di là del fatto che una persona reputi migliore il liberismo, il socialismo o una qualsiasi via di mezzo, CIASCUNA DI QUESTE SCELTE, SECONDO ME HA UN EFFETTO ESCLUSIVO SULLE ALTRE
        Per es. mettiamo che domani il governo Monti decidesse di PRIVATIZZARE TOTALMENTE IL SISTEMA SANITARIO….se molti italiani invece preferiscono il sistema sanitari pubblico, mi vuoi come fanno a realizzarlo se il governo privatizza tutto? dai, siamo seri, è ovvio che o scegli il sistema pubblico, o quello privatizzato, NON SI POSSO AVERE ENTRAMBI, e ognuno esclude l’altro.
        Insomma o scegli la botte piena, o la moglie ubriaca, non si possono avere tutte e due le cose, mi sembra una cosa fin troppo scontata.
        Preferisci il sistema privatizzato? ok, benissimo, è una preferenza più che legittima, puoi avere le migliori ragioni del mondo a tuo favore, ma non mi puoi venire a dire che il sistema privatizzato non esclude quello pubblico. Può esistere anche il sistema semi-privato(come in USA), ma si tratta di un sistema a parte, che è diverso sia dal privato puro, che da quello prevalentemente pubblico(come la maggioranza dei sistemi europei)

      2. andrea
        andrea 12 febbraio 2012 at 17:09 | | Reply

        Vedo che non ci siamo capiti, probabilmente sono io che non mi so spiegare, e parlo un’altra lingua!
        Allora, io non volevo mettere sullo stesso piano il comunismo-socialismo, il liberismo, e le varie vie di mezzo, ma ho espresso un concetto molto più banale. Cioè che al di là di come la pensi, al di là del fatto che una persona reputi migliore il liberismo, il socialismo o una qualsiasi via di mezzo, CIASCUNA DI QUESTE SCELTE, SECONDO ME, HA UN EFFETTO ESCLUSIVO NEI CONFRONTI DELLE ALTRE
        Per es. mettiamo che domani il governo Monti decidesse di PRIVATIZZARE TOTALMENTE IL SISTEMA SANITARIO….se molti italiani invece preferiscono il sistema pubblico, mi vuoi spiegare come farebbero a realizzarlo se il governo privatizza tutto? dai, siamo seri, è ovvio che o scegli il sistema pubblico, o quello privatizzato, NON SI POSSONO AVERE ENTRAMBI, e ognuno esclude l’altro.

        Preferisci il sistema privatizzato? ok, benissimo, è una preferenza più che legittima, puoi avere le migliori ragioni del mondo a tuo favore, ma non mi puoi venire a raccontare che il sistema privatizzato non esclude quello pubblico. Può esistere anche il sistema semi-privato(come in USA), ma si tratta di un sistema a parte, che è molto diverso da un sistema realmente pubblico, come la maggior parte dei sistemi sanitari europei!
        Insomma NON ESISTE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA, bisogna per forza di cose fare una scelta, e non esiste la scelta che piace a tutti, o che va bene a tutti, purtroppo c’è sempre qualcuno che s’attacca al cavolo, è inevitabile!

  17. Franco Grassi
    Franco Grassi 12 febbraio 2012 at 18:26 | | Reply

    Andrea per pubblico tu intendi che anche chi non vuole pagare la sanita’ pubblica, e’ obbligato?

    Quindi tu sei per obbligare tutti quanti a pagare, oppure per obbligare tutti a non pagare? HO CAPITO BENE?

    Nel tuo modello non ci sono vie di mezzo, per esempio chi vuole si appoggia ( accettando una pesante fiscalita’ ) allo stato e agli ospedali pubblici, e chi non si fida, paga SOLTANTO la sua assicurazione privata?

    A noi sembra che entrambi i modelli possano coesistere

    franco

    1. andrea
      andrea 12 febbraio 2012 at 18:59 | | Reply

      Possono esistere vie di mezzo, ma anche le vie di mezzo SONO ESCLUSIVE
      Cioè il sistema sanitario semi-privato(cioè mix di pubblico e privato) non sarà mai uguale a prevalentemente pubblico(o totalmente privato). Il perché è facilissimo da spiegare:

      1) il sistema sanitario pubblico, piaccia o meno è nato anche con una funzione redistributiva. Cioè il concetto è che la parte più benestante di un paese, finanzia le spese sanitarie anche per la parte più povera. Se privatizzi la parte più benestante(a parte qualche raro filantropo) se ne fregherebbe altamente della parte più povera….RISULTATO? + disuguaglianza sociale

      2)in conseguenza del punto sopra(i più ricchi fanno il gesto dell’ombrello, e se ne fottono della solidarietà sociale), anche se fosse possibile far coesistere pubblico e privato, il pubblico senza le risorse economiche che vengono dai redditi più elevati, sarebbe di qualità infima, molto più scarso e inefficiente di oggi(infatti in america la spesa sanitaria globale è più del doppio dell’Italia, proprio perché il sistema semiprivato è più inefficiente del sistema totalmente pubblico)

      Quindi o si costringono anche i ricchi egoisti a pagare le tasse per finanziare il pubblico, o si costringono i poveri a un’assistenza sanitaria misera, e quasi nulla, e la classe medio bassa a pagare assicurazioni più costose delle tasse. Tertium non datur, e siccome il sistema pubblico fa l’interesse dei più, è senza dubbio più democratico e giusto limitare e sacrificare l’egoismo di pochi , piuttosto che la salute di molti!

    2. andrea
      andrea 12 febbraio 2012 at 19:28 | | Reply

      Riassumendo, il welfare ha uno scopo prevalentemente REDISTRIBUTIVO, ma se non ho capito male a voi liberisti-libertari è proprio la redistribuzione dei redditi che vi sta sul cazzo, quindi non vedo come possano convivere insieme 2 interessi TOTALMENTE OPPOSTI
      Bisogna scegliere, e la scelta è sempre esclusiva!

      Se il capitalismo non tendesse per sua natura, a una distribuzione estremamente iniqua delle ricchezze( x es molti manager guadagnano 3-400 volte un semplice dipendente, altri addirittura 1000volte. Ti sembra giusto? ti sembra meritocratico?ti sembra equo? ), sarei per la privatizzazione, visto che in una situazione di disuguaglianza limitata nessuno avrebbe grandi difficoltà a pagarsi tutti i servizi di cui ha bisogno in maniera autonoma. Ma purtroppo non è così, il capitalismo porta ad accentuare le disuguaglianze, e a trasformarle in privilegi ereditari(non c’è nessun merito a nascere in una famiglia ricca), e quindi credo che un minimo di welfare e redistribuzione sia indispensabile se si vuole una società che tende alla parità ideale di opportunità. Se invece si preferisce una società classista, in cui chi nasce povero non ha speranze, allora è un altro discorso!

  18. mario
    mario 12 febbraio 2012 at 18:27 | | Reply

    @ tutti gli orbi. Amati miei.
    Il mercato non è bello perchè è perfetto.
    Il mercato è un processo di scoperta e di creazione ed è soggetto a tutte le debolezze umane.
    Il mercato opera quando la soddisfazione dei bisogni altrui procura vantaggi a chi offre beni e servizi.
    Il vantaggio dell’operare nel mercato è che ogni soggetto lo fa spontaneamente rispettando i contratti.
    Lo stato tende a sottrarre al mercato ambiti di azione che non è detto che siano serviti meglio con la coercizione.
    Il mercato offerto dallo stato è una competizione verso il privilegio.
    Quello che abbiamo oggi è economia di mercato? Ne siete sicuri?
    La botte è vuota e la moglie è una rompicoglioni.
    Vi consiglio una visita oculistica così potrete continuare a leggere il libro della vita mettendo a fuoco meglio lo spirito di pacata discussione con cui ci si interroga da queste parti.

  19. michelberg
    michelberg 12 febbraio 2012 at 18:59 | | Reply

    premesso che non ho mai visto un incazzato in grado di ragionare,,…..e tantomeno di osservare le cose per quello che sono …
    il capitalismo sfrenato si e’ impossessato della parola liberismo ed e’ aberrante
    il comunismo non ha mai funzionato

    vorrei semplicemente un paese dove chi ha voglia di lavorare e produrre possa farlo senza essere massacrato di tasse e pratiche allucinanti

    ….gli ” ..ismi ” sono spesso ghetti mentali e forme di pensiero installate , prima che concetti economici .
    finalizzati alla autocelebrazione.

    tutti gli i “… ismi ” citati sono pessimi, e il piu’ recente che non e’ una corrente di pensiero ma un dato di fatto imposto e’ lo statalismo .
    cioe’ tanti che campano, altri che magnano , con la scusa di far funzionare un paese .
    ma lo sapete che la Rosy Bindi ( miss sorriso ) si sente cosi’ in gamba e indispensabile da meritarsi
    stipendi ..pensioni… e privilegi vari ? per fortuna e’ di sinistra !

    altri , sempre meno, che lavorano e producono, quindi mantengono il paese non hanno certo privilegi e potere di nessun tipo; mi riferisco alle piccole imprese manifatturiere e ai loro dipendenti in particolar modo.
    QUESTI ANDREBBERO DETASSATI PERCHE’ MANTENGONO IL PAESE , altro che politici e ideologhi benpensanti .

    Poi , piu’ o meno consapevole della propria inutilita’ , il ceto politico burocratico e tutti quelli che incassano dallo stato, per legittimare il potere e la grana conseguente ti rifilano pure le ci son pure le campagne moralistiche … il bene comune ? certo che lo voglio ! ma loro ? forse sono un po’ confusi ?

    ma non avete nel vostro ambiente un cronico rompicoglioni, uno che ha sempre ragione , si lamenta sempre, ti fa sentire sbagliato e criminale …..ma quello come campa ? cadaveri nell’armadio ?

    be’ a livello di stato la cosa non cambia molto…e neppure a livello di chiese passate e presenti…con inquisizioni varie ; sia lo stalinismo sovietico che l’inquisizione prima ti facevano sentire moralmente una merda e poi ti ammazzavano-.

    certamente cito una situazione limite … ma in piccolo si verifica ogni giorno.

    chi non vive la follia fiscale e burocratica sulla propria pelle puo’ certamente continuare a ideologizzare …
    a me non me ne frega nulla della ideologia ….le cose non son giuste o sbagliate in assoluto….ma quelle giuste funzionano nel tempo per tutti -.

    certo….un po’ meno per i profittatori , per i lazzaroni, gli imbroglioni , parassiti e speculatori vari .

    sogno un mondo dove chi ha voglia di lavorare e produrre possa prosperare economicamente
    e in liberta’ , senza essere sottomesso a quelli che mantiene.

    se il libertarismo contiene questi concetti …a me va bene…

    con beneficio di inventario, ovviamente.

    un bel salut

  20. troppofreak
    troppofreak 12 febbraio 2012 at 22:45 | | Reply

    Mi complimento con andrea per l’analisi lo stile,i ragionamenti,i contenuti e la sintesi.

  21. troppofreak
    troppofreak 12 febbraio 2012 at 22:49 | | Reply

    guarda michelberg che le tasse e pagano anche i dipendenti statali che sono insegnati,vigili del fuoco etc….
    e poi io preferisco pagare le tasse che un assicurazione…….

    1. michelberg
      michelberg 13 febbraio 2012 at 00:17 | | Reply

      senti troppo freak

      se la vuoi capire : io e buona parte di chi scrive qui non e’ contro chi lavora per lo stato per dare un servizio serio …il problema e’ che sono troppi e sono privilegati rispetto a chi li mantiene.
      a me basta che le cose funzionino ma lo stato in italia e’ troppo ….come te !

      se poi chi fa lavori inutili con posto fisso a vita paga le tasse con gli stipendi che gli passa la gente che lavora veramente e rischia la propria impresa e il posto di lavoro….no caro mio … e’ un sistema che non mi piace.
      le loro tasse ? in fondo e’ come se gli dessimo qualcosa in meno ….meno male
      e Orwell diceva ste cose pur essendo di sinistra….allora il problema non e’ destra o sinistra …

      e’ la ” gestione dei soldi ” che costa talmente tanto che quello che torna indietro e’ una miseria …..
      i soldi credo prorpio che sia meglio lasciarli in tasca alla gente ….stai certo che li gestira’ al meglio e secondo proprio gusto
      ma non hai capito quanto sono generosi i politici e burocrati italiani ? con i soldi degli altri naturalmente !

      oh che cari…che teneri…elargiscono soldi di qua’ di la’ , l’amicizia e’ una virtu importante per prendere soldi
      dallo stato ,, gli si fa un po’ di carita’ ,,si danno un po’ di soldi ai tanti poverini che fanno un accidente da mattino a sera .

      su bello…. almeno questo dovresti averlo capito al di la’ di discorsoni politichesi da ghetto ideologico, cioe’ fuori realta’ ..
      se a te piace sta situazione …. e non sei stipendiato dallo stato …. posso solo augurarti di non perdere il posto di lavoro !

      ti conviene cercar posto in Germania o Danimarca….da quando han tagliato i sussidi di disoccupazione
      e hanno impiegato le risorse per favorire la produzione e la creazione di posti di lavoro, la disoccupazione e’ ai minimi storici …nonostante un mondo in crisi…vorra’ dire qualcosa ?
      forse …che pagare la gente per fare un cavolo non si va da nessuna parte …se non a fondo !

      e ricorda bene una cosa >: i soldi non scendono mica dal cielo…a meno che tu faccia sciopero contro il padreterno…ma quello non paga di sicuro !
      allora ti prego: se vuoi rispondere fai un discorso che mi spieghi come tu voglia far funzionare le cose
      ma non parlarmi di politica …non serve…. non c’entra …fai un esempio.. su
      te salut

      1. troppofreak
        troppofreak 13 febbraio 2012 at 01:10 | | Reply

        hey….aspetta non confondiamo le acque…
        io penso che se il capitalismo è il sistema economico sociale migliore deve essere in grado di “mantenere”
        chi non lo accetta.Non è giusto che uno nasca e sia obbligato ad adorare il mercato e il capitale,la competitività,la concorrenza e la produttività.Se vuoi saperlo io sono artigiano e ho 3 dipendenti.
        Obbligare le persone a fare per 8 ore al giorno un lavoro di cui non gli frega nulla
        e pretendere che sia anche produttivo è inutile e dannoso.Costa meno alla socetà una persona che percepisce un sussidio o reddito di cittadinanza che gli consenta di sfamarsi e studiare creare trovare se stesso
        che costringerlo per 200 euro al mese in più a lavorare contro voglia in un azienda 8 ore al giorno con solo la domenica libera.Si parla spesso dei forestali al sud(come se al nord non ci fosse il clientelismo)
        be,i forestali fanno la spesa,si sposano,fanno casa,danno lavoro ad artigiani,muratori,idraulici etc.
        e se non sanno che è ogm comprano il mais di fidenato….
        In buona sostanza io credo che oggi la lotta non è più tra imprenditori e operai,che ormai sono nella stessa fascia sociale,si suicidano infatti artigiani e operai…..la globalizazione e il capitalismo neoliberista stanno estinguendo la classe media,cioè la borghesia…..voi pensate di stare dalla parte della borghesia?
        No alla fine state dalla parte dei burocrati bancari e finanziari,dei manager e delle multinazionali….
        quindi se non avete fatturati (o meglio u giro d’affari)o stipendi superiori ai 300.000 euro l’anno
        vi state suicidando….se invece siete in quella fascia di reddito dovreste solo vergognarvi
        di fronte al macello sociale del vostro popolo dei popoli del mondo a non voler pagare le tasse…..
        i sodi non piovono dal ciielo……ma si stampano nelle banche centrali…quindi sono una truffa

        1. Rorschach
          Rorschach 13 febbraio 2012 at 13:03 | | Reply

          Ciao Troppofreak, a me sembra che il capitalismo puro che i libertari sostengono non obblighi nessuno ad amare il capitalismo puro e a sottoscriverlo. Un sistema anarcocapitalista puó tranquillamente contenere un sub-sistema fatto di collettivismo, cooperative, socialismo, ecc… a patto che sia auto-organizzato e non imposto con la violenza. Quindi se tu vuoi puoi comunque dividere le tue ricchezze ed i servizi che ricevi con altra gente, nessuno te lo vieta. Poi la cooperativa socialista che tu ed altre persone avete creato si deve battere sul mercato con altri sistemi, ma questo non é un concetto ultraliberista… lo si trova in forma simile anche in Proudhon.
          Per il resto a me sembra che la tua analisi sia generalmente fallata per due motivi:

          1) I libertari non difendono le multinazionali. Al contrario vogliono impedire a queste ultime di scambiare favori con la classe politica. Senza influenza politica le multinazionali sono solo aziende, che possono fallire da un momento all´altro come tutte.
          2) Tu critichi i libertari perché difendono il capitalismo. C´é una enorme confusione in tutto questo e bisogna un tantino chiarire, altrimenti si chiacchiera a vanvera senza mai uscirne fuori. Se tu per capitalismo/neoliberismo/ecc… intendi il sistema capitalista attuale, allora i libertari sono anti-capitalisti e anti-liberisti, nel senso che si oppongono alacremente a questo sistema che ritengono non abbia alcuna relazione con il capitalismo puro. In realtá ad oggi non esiste alcun liberismo, né neo, né paleo e a dir la veritá non é mai esistito nemmeno negli USA. A parte la storia USA, che manco con Reagan ha dimostrato forme di reale liberismo, credo il caso di Ron Paul sia emblematico a riguardo. Stiamo parlando di un politico censurato e offuscato dai media, definito folle dalla propaganda mainstream e minacciato di morte… Ma se il neoliberismo che lui professa esiste giá, come tu sostieni… Perché tanto livore?

  22. mario
    mario 13 febbraio 2012 at 11:37 | | Reply

    certa gente è così malata che pensa di essere “un mestiere” dire di essere artigiano è una bestialità logica prima che una stupidaggine. Io faccio l’artigiano sarebbe più consono non all’etichetta di una discussione in un blog, ma perchè risponde allo stato dei fatti. Questi lapsus, che facilmente si possono correggere rinnegando il retropensiero, sono così importanti perchè personificando o dando la dignità dell’esistenza a concetti astratti come: stato, società, classe dirigente, burocrati, ecc.. si piega la propria coscienza a considerazioni di autoasservimento a priori frutto di un abuso della ragione.
    Non è grave solo se si è disposti ogni tanto a revisionare, con rispetto verso se stessi(gli altri si fottano), gli errori nel percepire la realtà. Tutti arrivano a qualche consapevolezza passando dagli errori pertanto studiate, studiate e studiate ancora. Siate felici di poter cambiare idea da soli e per convinzione maturata in proprio. (anche questa attività costa sacrifici) Poi sollazzatevi pure pontificando nel blog, non fate male a nessuno e chissà.. magari la curiosità dell’intelligenza vi suggerirà che per rimuovere l’insoddisfazione
    di un presente inadeguato alle vostre aspettative serve che più gente volontariamente voglia tirare con voi, nella totale incertezza del futuro, la carretta delle miserie umane.

    1. troppofreak
      troppofreak 13 febbraio 2012 at 18:34 | | Reply

      Scusa Mario,trovo il tuo osto molto poetico e profondo ma nn ne affero il significato…tante parole per non dire nulla….nel merito delle cose che stiamo discutendo…ho solo voluto precisare che pur non essendo operaio
      preferisco una società socialista….ma se ti fa piacere pensa che faccio il calciatore…..

      1. troppofreak
        troppofreak 13 febbraio 2012 at 18:51 | | Reply

        E poi scusate si deice che il “comunismo” perfetto inteso come lo intendeva veramente Marx e non come lo intendeva stalin…..sia un utopia,e forse è vero….allo stesso modo io vedo il liberismo che voi predicate e che comunque cercate di imporre con la violenza…..
        1)uno che studia e viene impiegato in un ufficio pubblico e sulla base di questo mette su famiglia,compra casa con il mutuo etc…..e di colpo viene lasciato in mezzo a una strada dal neoliberismo e dal capitalismo…..subisce una violenza inaudita…..
        2) anche gli operai che ritornano dalle ferie e trovano i cancelli della fabbrica chiusi perchè se ne è andata all’estero
        per lucrare sullo sfruttamento della manodopera dato dai minori diritti dei lavoratori subuscono una violenza inaudita
        e i loro contratti possono usarli per pulirsi il culo,anche se sono contratti nazionali….
        Non tutti hanno la mentalità imprenditoriale e questo è un bene
        non tutto vogliono vivere per lavorare,è giusto che chi preferisce lavorare per vivere possa farlo.
        Per il mercato siamo massa sacrificabile in nome del profitto
        una società fondata sul principio del tornaconto
        non può che essere disumana e ingiusta al contrario di una società fondata sulla solidarietà
        e la cooperazione.Questa signori è solo la mia umile opinione
        ma rispetto la vostra,semplicemente non la condivido
        di fatto il capitalismo nella storia sta facendo più vittime dei regmi comunisti,nazifascisti e sud americani messi insieme.

        1. Borderline Keroro
          Borderline Keroro 13 febbraio 2012 at 19:15 | | Reply

          Caro troppofreak, nessuno qui impone violentemente nulla.
          I maestri dell’imposizione violenta sono quelli di matrice socialista (e qui puoi spaziare dal comunismo reale al fascismo, che è sempre un’ideologia di stampo socialista con innesti nazionalisti).
          Incredibilmente non vieni nemmeno censurato, né insultato gratuitamente.
          Prova ad andare su un sito di sinistra a spacciarti per liberista e vedi quanto resisti.

          1) Uno che studia e va a fare un lavoro, che ne so, presso una dittarella piccoletta che chiude perché le tasse per pagare l’impiegato statale sono divenute troppo alte, subisce una violenza inaudita.
          Tenuto poi conto che il signore, trovato il lavoro, si è impegnato e ha risparmiato per mettere su famiglia, quindi si trova ad avere moglie e figli a carico senza più un lavoro.
          Tieni conto che lui faceva un lavoro utile ed apprezzato anche all’estero, il tizio impiegato presso la P.A. ha studiato per andare a passare carte inutili quando non dannose, epperò ha il posto garantito.
          2) gli operai di quella fabbrica hanno trovato i cancelli chiusi perché Equitalia, per reperire i soldi necessari a pagare il dipendente pubblico, ha fatto in modo da strangolare economicamente l’azienda.
          Il titolare, strangolato economicamente anche lui, ha visto bene di strangolarsi anche in senso non economico.
          Temo tu non abbia capito una beatissima fava: noi non teorizziamo il profitto a tutti i costi, né una società priva di solidarietà.
          Semplicemente noi sosteniamo che chi merita di più e si impegna di più deve essere premiato, nella società attuale vige la regola contraria, e si premiano i raccomandati e i fancazzisti.
          La solidarietà, quando è imposta, cessa di essere tale, la solidarietà è nata dalla gente spontaneamente, e noi questo vogliamo.
          In genere chi pretende che la solidarietà sia un obbligo di legge è colui che ne approfitta.
          Questo mi porta a pensare che tu sia un quadro o un dirigente, sicuramente in qualche società di discrete dimensioni o nella PA.

          1. andrea
            andrea 13 febbraio 2012 at 19:54 |

            “Semplicemente noi sosteniamo che chi merita di più e si impegna di più deve essere premiato, nella società attuale vige la regola contraria, e si premiano i raccomandati e i fancazzisti.”

            Appunto teorizzate, ma in pratica come pensate di realizzarla questa società meritocratica perfetta? semplicemente deregolamentando il mercato? e poi siete proprio tanti sicuri che nel privato vige giustizia e meritocrazia, e che sia sempre più virtuoso rispetto alle aziende pubbliche?sicuri che i raccomandati, fancazzisti, o mignotte che fanno pompini al capo, non esistano anche nel privato? e quei manager che guadagnano come 100-200-500 o persino 1000 dipendenti messia assieme(senza contare tutti i vari privilegi e bonus)? tutta meritocrazia?io sul fatto che certi manager valgano davvero come 300dipendenti, ho grossi dubbi!
            Insomma per me il mercato non è di per se stesso fonte di ETICA, GIUSTIZIA, MERITOCRAZIA, il libertarismo è solo un modello teorico, PERFETTO NEL MONDO DELLE IDEE, ma purtroppo il mondo reale, e l’economia reale, non funzionano con la stessa perfezione con cui se li immaginavano quei poveri idealisti degli ECONOMISTI AUSTRIACI. Se gli Austriaci avessero ragione, il mondo sarebbe già un paradiso perfetto, pieno zeppo di meritocrazia e giustizia, ma purtroppo di economia gli austriaci non capivano granché!

          2. troppofreak
            troppofreak 13 febbraio 2012 at 20:54 |

            Anche noi sosteniamo che chi si impegna di più deve avere di più!
            come si può parlare di meritocrazia combattendo l’ugualianza?
            cosa c’è di meritocratico a nascere figlio di un imprenditore rispetto a nascere figlio di un operaio?
            se il nato povero non ha le stesse possibilità di studiare e di avere accesso al credito
            di uno nato ricco….come si fa a parlare di meritocrazia?
            io penso che ci vuole un compromesso,i soldi e le risorse ci sono
            basta che ognuno abbia un reddito di cittadinanza per vivere dignitosamente anche senza la schiavitù del salario
            così che possa studiare,meditare ,pregare,viaggiare,crescere,imparare
            poi se vuole il lusso o qualche cosa di particolare va a lavorare e si arricchisce
            non ci sarebbe,ne miseria,ne povertà,ne sfruttamento e disoccupazione.
            è giusto se si parla di libertà che si possa scegliere di essere poveri ma liberi
            altrimenti “libertà” è una parola senza senso.
            una cosa l’ho capita…il sistema attuale non piace ne a me n e a te….partiamo da li…..

          3. troppofreak
            troppofreak 13 febbraio 2012 at 21:11 |

            Caro amico ti sbagli,non sono un quadro e tanto meno sono nella PA,sono un artigiano(o meglio faccio, l’artigiano per non urtare il palato fine di qualcuno) e ho 3 dipendenti….mia moglie è insegnate ed è dipendente pubblica….e checchè se ne dica ti assicuro che da di più allo stato e alla società lei che il contrario….
            in questo senso mi pare che tu sia fermo alla guerra tra poveri…non penso che nella tua famiglia siate tutti imprenditori,ci sarà sicuramente anche un dipendente e anche qualcuno nella PA….è così in ogni famiglia…
            puntare il dito contro questa o quella categoria è assurdo è stupido,qualsiasi categoria tu attacchi,attacchi la tua famiglia…..bisogna ridistribuire il reddito tutto quà….sono per i tagli alla PA…ma non certamente sugli stipendi di poco più di 1000 euro……se domani mi chiedessero di rinunciare allo stipendio,in cambio della sanità,della scuola per i miei figli,della casa,della luce e del gas….sarei tranquillamente disposto a lavorare senza stipendio e sarei più ricco….
            non so te ma io ho 3 figli…..e se pur non sia sul lastrico per pagargli il dentista devo indebitarmi……
            mia madre ha iniziato a lavorare a 14 anni in fabbrica.poi ha fatto l’ambulante(io mi alzavo alle 4 del mattino e andavo amontare con lei il banchetto al mercato e poi andavo a scuola),poi si è aperta un negozio,ha tirato su 3 figli propri e 2 nipoti adottati….oggi ha una pensione ridicola e il cancro , lo stato in cambio la terrà in ospedale qualche ora il giorno in cui morirà…con i tagli alla sanità di Cota non le passano più la macchina dell’ossigeno,e l’assistenza domiciliare….devo indebitarmi io per pagargliele…..

  23. mario
    mario 13 febbraio 2012 at 20:10 | | Reply

    Tutti hanno una mentalità imprenditoriale. Tutti con attitudini diverse. Tutti cercano di sostituire una condizione insoddisfacente con una più gradevole. Tutti preferiscono soddisfare oggi un desiderio piuttosto che domani. Se non lo fanno è perchè pensano che quanto sperano di ottenere dopodomani vale di più di della rinuncia odierna. Per perseguire i propri fini sono disposti a fare scelte che escludono opzioni non in sintonia con il fine ultimo. Scoprono nuovi modi per usare mezzi utili al raggiungimento dello scopo. Creano, scoprono, si scelgono una compagna/o donandosi esclusivamente tendendo ad ecludere le relazioni che mettono in pericolo il progetto di vita scelto. Cambiano idea ogni volta che pensano di aver sbaglato strada, patendo le perdite, se non altro di tempo, nelle quali sono incorsi. Servono gli altri perchè dalla soddisfazione delle istanze altrui traggono vantaggio economico e chi viene servito valuta di più vantaggioso il servizio ricevuto del prezzo pagato. Gli scambi economici, sempre esistiti a prescindere dall’esistenza di un ente superiore, sono una porzione degli scambi, scelte o intendimenti che ogni uomo pone in essere tutti i giorni senza sentire alcun peso sullo sterno, ma anzi con gioia e soddisfazione.
    Siamo fatti così, capitalisti nostro mal grado. Crediamo al valore del risparmio poichè le risorse che sottraiamo al consumo immediato le abbiamo già allocate a fini più meritevoli. Distrarre un uomo dai suoi fini significa provocargli una reazione di ribellione. Soprattutto nessuno è in grado di governare i fini altrui senza fare pasticci.
    Conviene far lavorare la cooperazione sociale per interesse e non per obbligo. Come umanamente possibile in un contesto dato e reale. La perfezione non è dell’uomo. La strada la conosciamo tutti, ma a qualcuno piacciono le scorciatoie e le pone in essere, magari in buona fede, perchè anche chi non la pensa come me non sfugge alle caratteristiche sopra descritte delle azioni umane. Questo che ci azzecca con le discussioni? Va la …che una cosa l’hai capita!

  24. macioz
    macioz 13 febbraio 2012 at 20:25 | | Reply

    Troppofreak, Andrea ecc., grazie di cuore, mi avete fatto tornare ai miei diciottanni, ormai lontani ahimè, a quando anch’io pensavo le stesse cazzate. Quanti bei ricordi.
    Poi sono cresciuto, ho letto, ho studiato, ho imparato a ragionare.
    Ma qualcuno ha il dono di restare sempre giovane.
    Beato lui.

    1. andrea
      andrea 13 febbraio 2012 at 20:37 | | Reply

      Guarda che io non ho scritto le stesse cazzate di Troppofreak, ma solo che anche il libero mercato ideale e perfetto come se lo immaginano i cosiddetti economisti austriaci, esiste solo nel mondo delle idee!
      Ti sembra un discorso da 18enne?a me sembra molto più infantile chi crede nelle magiche virtù etiche del mercato, altro che 18enni, alcuni libertari fanatici ragionano come bimbi di 5-6 anni!:-)

    2. troppofreak
      troppofreak 13 febbraio 2012 at 20:43 | | Reply

      non so quanti anni hai,ma se ti senti colto solo perchè hai letto adam smhit o i teorici austriaci
      è meglio che torni a scuola……
      io avevo un lavoro fantastico da libero professionista,guadagnavo 4000 euro al mese
      ed ero sempre in giro per il mondo….è bellissimo a 20 anni poi quando cominci ad avere figli e ti rendi conto che non li vedi crescere e per te saranno perfetti sconosciuti
      mi sino rotto il cazzo e ho deciso di guadagnare meno e stare qui.un mio collega dei tempi lavora in un call center,ha fatto la stessa scelta, siamo più poveri ma più felici……il valore di una persona non ha niente a che vedere con il suo conto in banca o con il suo lavoro…..nemmeno il titolo di studio….
      conosco ricchissimi pezzi di merda e poveri meravigliosi e generosissimi
      e viceversa…..qunato allo studio io non ho mai smesso di studiare neanche dopo la laurea….

      1. Borderline Keroro
        Borderline Keroro 14 febbraio 2012 at 08:16 | | Reply

        Perfetto troppofreak, hai fatto le tue scelte. Hai deciso tu della tua vita.
        Questo, e solo questo, vogliamo.
        Vogliamo che la gente possa scegliere, nei limiti delle proprie capacità e del possibile, come vivere.
        Ragiona pacatamente: tu guadagnavi 4000 euri mensili facendo il libero professionista e adesso che fai l’artigiano poniamo che guadagni 3000 (o 2000, il discorso è il medesimo) al mese. Dovrei integrare io la rimanenza solo perché sono per il mercato e ho il dovere di mantenere chi non lo accetta? Ma ti droghi?
        Visto che tua moglie è insegnante… rispondi a questo.
        Per quale minchia di motivo abitando in una certa via di un certo Comune sono costretto ad iscrivere mio figlio nella scuola decisa da qualche burocrate perché “c’è lo stradario”? E se io, per fare un esempio, lavorassi in un Comune limitrofo e trovassi più comodo portarlo a scuola vicino al mio lavoro?
        Per quale motivo i sindacati della scuola non vogliono sentir parlare di voucher scolastico, in modo tale che la scuola sia pagata dalle tasse come oggi, ma uno potesse iscrivere il figlio dove pensa che sia istruito meglio?
        Per quale cazzo di motivo se un insegnante è un perfetto idiota, non lo si può mandare a cesellare le zolle o a raccattare i pomodori? Solo perché ha vinto un concorso?
        Per quale motivo se la popolazione scolastica (alunni) decresce, siamo comunque costretti ad assumere un numero indecente di insegnanti?
        Non credere che io non sappia come girano le cose, le sorelle di mio padre (3) tutte e tre maestre elementari, e ho visto cose che voi umani nemmeno vi sognate.
        Una delle tre, maritata con un sottufficiale della GdF, è riuscita a mettere su casetta (bella casetta più grande della mia, e mio padre era un piccolo impresario edile), comprarsi due appartamenti, girava con la pelliccia, borsa e scarpe di coccodrillo (e mia mamma non poteva permettersele anche se le sarebbe piaciuto).
        Questo Stato, ladro, ruba a chi produce per distribuire come gli conviene.
        Se tu sei felice della situazione, meglio per te. Ma non lamentarti quando ti toglieranno anche le mutande per pagare i servizi, l’ultimo dei quali sarà l’emissione della tessera annonaria per comprare le razioni.

        1. troppofreak
          troppofreak 14 febbraio 2012 at 11:46 | | Reply

          Io ho iscritto i miei figli alla scuola elementare del mio paese dalla 1° alla 4°
          poi li ho spostati in un altra scuola in un altro comune senza alcun problema
          quanto alla maestra arricchitasi…di sicuro non si è arricchita con lo stipendio da maestra,caso mai si sarà indebitata o ha sposato uno ricco…..
          riguardo al vaucher….io non voglio che ci sia la scuola per i figli dei ricchi e la scuola per i figli dei poveri
          altrimenti anche li non si potrà certo parlare di meritocrazia
          e se qualcuno vuole le scuole private ok…ma siano mantenute con i soldi dei privati e non con i soldi dello stato.

          1. macioz
            macioz 14 febbraio 2012 at 14:03 |

            E perché allora devono esistere i ristoranti di lusso e le bettole? Le macchine di lusso e le utilitarie? Perché alcuni si permettono le vacanze esotiche e altri devono accontentarsi della gita fuori porta? Perché alcuni si sposano le supergnocche e altri si beccano le racchie?
            Non pensi che queste cose, assieme a tante altre, influiscano sulle capacità psico-fisiche di ciascuno? Cioè, uno mangia male, tromba male, non va mai in vacanza, poi rende poco nella vita, no? E la meritocrazia dove la mettiamo?
            Allora perché non chiediamo che lo stato gestisca le mense pubbliche dove si distribuisce la stessa sbobba pagata con le tasse del contribuente? O che produca la Trabant d’ordinanza per tutti con l’azienda di proprietà collettiva? E le vacanze pubbliche, e gnocca per tutti, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.

  25. andrea
    andrea 13 febbraio 2012 at 21:28 | | Reply

    “come si può parlare di meritocrazia combattendo l’uguaglianza?
    cosa c’è di meritocratico a nascere figlio di un imprenditore rispetto a nascere figlio di un operaio?
    se il nato povero non ha le stesse possibilità di studiare e di avere accesso al credito
    di uno nato ricco….come si fa a parlare di meritocrazia?”

    Lascia perdere, purtroppo non ci arriveranno mai, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!
    Per i liberisti più fanatici il mercato è di per se stesso, fonte e misura di ogni BENE, GIUSTIZIA, VERITA’, ETICA, MERITOCRAZIA…..insomma na’ specie di DIVINITA’. Infatti il liberismo Ron Paul(per fortuna esistono e sono esistiti anche liberisti ragionevoli e intelligenti, come Luigi Einaudi) è più simile a una religione, non ha nulla di “scientifico”, logico, o razionale, è un insieme di dogmi da imparare a memoria.
    Perché Marchionne(secondo il mercato) vale più di 3-400 metalmeccanici messi insieme? se il mercato è fonte di ogni meritocrazia, sapete spiegarmi e giustificarmi in maniera razionale, questa enorme sproporzione di guadagno?

  26. mario
    mario 14 febbraio 2012 at 01:17 | | Reply

    onore al merito che ognuno conquista col proprio sacrificio, tutto il resto è sovrastruttura.
    Buone letture e..vista l’ora,
    buona notte

  27. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 01:39 | | Reply

    neoliberismo=potere totalitario mercantile

  28. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 01:42 | | Reply

    “O Gentiluomini la vita è breve.
    Se noi viviamo è per camminare sulle teste dei re”

  29. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 02:06 | | Reply

    “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
    Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”
    “Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas”

  30. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 02:11 | | Reply

    «La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall’occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare. Non c’è ragione di opporsi al pericolo di una società chiusa imitandone le stesse restrizioni. E non c’è ragione di assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa.

    Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile. E nessun membro della mia Amministrazione, a prescindere dal suo alto o basso livello, civile o militare, dovrebbe interpretare queste mie parole come una scusa per imbavagliare le notizie, soffocare il dissenso, occultare i nostri errori o negare alla stampa e al pubblico i fatti che meritano di conoscere.

    Chiedo però a ogni editore, a ogni direttore e a ogni giornalista della nazione di riesaminare i suoi stessi parametri e di riconoscere la natura del pericolo che corre il nostro Paese. Solitamente, in tempo di guerra, il governo e la stampa si sono uniti nel tentativo, basato principalmente sull’autodisciplina, di impedire divulgazioni non autorizzate al nemico. In tempo di chiaro ed effettivo pericolo i tribunali hanno confermato che persino i diritti garantiti dal Primo Emendamento debbano sottomettersi alla necessità pubblica di sicurezza nazionale.

    Oggi non è stata dichiarata alcuna guerra e, per quanto violento possa essere lo scontro, potrebbe non essere mai dichiarato nel modo tradizionale. La nostra qualità della vita è in pericolo. I nostri nemici dichiarati proliferano in tutto il globo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Tuttavia, non è stata dichiarata alcuna guerra, nessun esercito ha oltrepassato un confine, nessun missile è stato lanciato. Se la stampa aspetta una dichiarazione di guerra prima di imporsi l’autodisciplina delle condizioni di guerra, posso solo dire che nessuna guerra ha mai rappresentato una minaccia più grande alla nostra sicurezza. Se state aspettando un reale ed effettivo pericolo, posso solo dire che il pericolo non è mai stato più reale e la sua presenza non è mai stata più incombente.

    È necessario un cambiamento di punto di vista, di tattiche, di finalità da parte del governo, della gente, di ogni uomo d’affari o leader sindacale e di ogni giornale.

    Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza attraverso l’infiltrazione piuttosto che l’invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l’intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d’intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

    I suoi preparativi non vengono resi pubblici, ma occultati. Ai suoi errori non vengono dedicati i titoli di testa, ma vengono nascosti. I dissidenti non sono elogiati, ma messi a tacere. Nessuna spesa viene messa in questione, nessuna indiscrezione pubblicata, nessun segreto svelato. In poche parole, la Guerra Fredda viene portata avanti con una disciplina di guerra che nessuna democrazia si augurerebbe o desidererebbe mai di eguagliare. Ciò nonostante, ogni democrazia riconosce le restrizioni necessarie alla sicurezza nazionale e resta da stabilire se tali limitazioni debbano essere osservate più rigorosamente nel caso di un attacco di questo tipo, come anche di una reale invasione e forse non ci sono consigli da dare.

    Forse non c’è risposta al dilemma che una società libera e aperta deve affrontare in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione a riguardo e ogni conseguenza, sono dolorose e senza precedenti. Ma questo è un epoca di pace e di pericolo che non ha precedenti nella storia. È dalla natura senza precedenti di questa sfida che nasce il vostro secondo obbligo, un obbligo che condivido. È nostro obbligo informare e mettere in guardia il popolo americano per essere certi che conosca e comprenda tutti i fatti che deve sapere: i pericoli, le prospettive, le finalità del nostro programma e le scelte da affrontare…

    Ai vostri giornali non chiedo di sostenere l’Amministrazione, chiedo invece il vostro aiuto nel fondamentale compito di informare e mettere in guardia il popolo americano.

    Nutro infatti un assoluta fiducia nella risposta e nella fedeltà dei nostri cittadini a condizione che siano completamente informati. Non solo non potrei soffocare le voci di dissenso fra i vostri lettori, le auspico. Questa Amministrazione vuole essere trasparente nei propri errori, perché, come disse un saggio: «Un errore non diventa madornale finché non rifiuti di correggerlo». Vogliamo assumerci la piena responsabilità dei nostri errori e auspichiamo che voi li indichiate quando manchiamo noi di farlo. Senza dibattito, senza critica, nessuna Amministrazione e nessun Paese può avere successo come nessuna repubblica può sopravvivere.

    È questo il motivo per cui il legislatore ateniese Solone definì un crimine per ogni cittadino rifuggire dal dibattito. Ed è questo il motivo per cui la nostra stampa era protetta dal Primo Emendamento l’unica attività in America specificamente protetta dalla Costituzione, che non serve per divertire e intrattenere, per enfatizzare il triviale e il sentimentale, o semplicemente per dare al pubblico ciò che vuole, ma per informare, risvegliare, per riflettere, riconoscere i nostri pericoli e le nostre opportunità, segnalare le nostre difficoltà e le nostre scelte, per guidare, plasmare, istruire e a volte persino per fare infuriare l’opinione pubblica.

    Questo significa maggiore attenzione e maggiore analisi delle notizie internazionali,perché non c’è più nulla di lontano ed estraneo, ma tutto è vicino e ci riguarda.

    Significa fare più attenzione al capire le notizie e al perfezionarne la divulgazione. E significa che il governo, ad ogni livello, deve onorare il proprio dovere di fornire più informazioni possibili al di fuori dei più stretti limiti della sicurezza nazionale, e questo intendiamo farlo. All inizio del Diciassettesimo Secolo Francis Bacon commentò tre recenti invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora che i legami tra le nazioni tracciati all inizio dalla bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti noi.

    I tentativi di vivere insieme, l’evoluzione della polvere da sparo fino agli estremi ha messo in guardia l’umanità sulle terribili conseguenze di un fallimento. Ed è quindi alla stampa, biografa delle imprese dell’uomo, custode della sua coscienza, foriera delle sue notizie, che ci rivolgiamo per avere forza e sostegno, fiduciosi che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò per cui è nato: libero e indipendente».

  31. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 03:00 | | Reply

    Sono sicuro che vi piacerà perchè è un documentario contro le tasse….condivisibile,perchè dimostra che le tase non vengono spese per i servizi,ma per le banche private….
    godetevelo
    http://www.youtube.com/watch?v=VXVdOwMC9E8&feature=related
    Aaron Russo fu un regista hollywoodiano amico dei rockefeller. Quando scoprì di essere un malato terminale di cancro, nel 2005, dedicò gli ultimi anni della sua vita a girare un video documentario-testamento sul signoraggio e il nuovo ordine mondiale che diffuse liberamente e gratuitamente su internet (oltre che nei cinema statunitensi).
    Morì il 24/08/2007, proprio mentre veniva fatta la traduzione a questo suo eccezionale documentario.

    1. Borderline Keroro
      Borderline Keroro 14 febbraio 2012 at 10:12 | | Reply

      Che lo Stato sia una sovrastruttura per il cui tramite alcuni individui privati si fanno gli affari loro e dei loro amici te lo stiamo ripetendo in tutte le salse.
      Lorsignori ti fanno credere di pensare al tuo bene, dandoti servizi sempre più costosi e scadenti perché i soldi delle tasse servono a loro e ai loro amici banchieri (Monti, Prodi, Draghi, tutti ex GS) e ti dicono che se vengono i libertari morirai di fame e di brutte malattie.
      Al massimo quello che può succedere è che LORO non avranno più la sinecura per sé e famiglia.
      Perché non è chiaro COME vengono spesi i soldi incamerati dallo Stato? Perché non si capisce bene quanto lo Stato ci prende? Hai mai preso in mano una busta paga? O una bolletta del gas o della luce? Ti sembra roba chiara per uno che ha fatto la scuola dell’obbligo?
      E, visto che tu sei artigiano, guarda se c’è differenza tra quanto paghi un dipendente (in totale) e quanto viene riportato al lordo in busta. Poi fai due conti e controlla, così a naso, se quanto versano i dipendenti è un prezzo equo per i mirabolanti servizi forniti dall’apparato pubblico. Ci sono Paesi, tipo la Danimarca, dove il welfare è molto migliore del nostro e si paga meno, vediamo se sei in grado di dirmi per quale motivo.
      Ti stanno facendo fesso, e tu credi pure di essere più sveglio degli altri. Tanti auguri.

      1. troppofreak
        troppofreak 14 febbraio 2012 at 11:41 | | Reply

        ma guarda che io non penso affatto di essere più sveglio degli altri,ne difendo lo stato e soprattutto lo status quò
        sono più anarchico di te,solo che sono anarco comunista e non anarco capitalista…..

        1. Borderline Keroro
          Borderline Keroro 14 febbraio 2012 at 14:36 | | Reply

          Ma i comunisti non si diceva che non c’erano più? Quando Berlusca parlava di comunisti lo pigliavano per il culo, mah!
          Bene, sei comunista, anarco comunista, per cui lo Stato ci deve essere o no?
          Questo non riesco ad afferrare nel tuo pensiero, perché un anarchico tende a voler abolire lo Stato, il che collide con l’idea comunista dello Stato quale religione.
          IN ogni caso, caro troppofreak, lo Stato finisce sempre e comunque in mano ad un’oligarchia, e sempre e comunque tende ad espandersi.
          Siamo ormai giunti al culmine dell’espansione degli Stati, che in alcuni Paesi sono giunti a controllare tutto del cittadino, dal conto in banca ai telefoni, da quanto mangia a quanto caca.
          E questo, a prescindere dall’idea che si professa, è intollerabile.

          1. troppofreak
            troppofreak 14 febbraio 2012 at 15:00 |

            In quanto anarchico sono per l’abolizione dello stato,del sistema capitalista e del sistema monetario

          2. troppofreak
            troppofreak 14 febbraio 2012 at 15:19 |

            I comunisti non c’erano più,poi grazie a berlusconi e ai neoliberisti
            sono stati costretti a tornare

          3. andrea
            andrea 14 febbraio 2012 at 15:19 |

            Se è per questo anche le grandi aziende, specialmente in ambito informatico, come Google o Youtube riescono a controllare e sapere un sacco di cose sui propri utenti….un iscritto a Facebook rivela involontariamente, anche senza esserne cosciente, un sacco di informazioni su se stesso, dalle idee politiche, ai gusti musicali, cinematografici, culinari ecc….ecc…fino ai dettagli più intimi, come l’orientamento, le abitudini e i gusti sessuali, o lo stato sentimentale. Perché se a schedare le persone è un’azienda privata, per voi libertari va benone, mentre se è lo stato allora è una gravissima violazione? insomma o è una violazione in tutti e 2 i casi, oppure no, non capisco questa separazione ideologica che fate tra aziende private, pubblico!

            Per esempio mi pare di capire che per i libertari , PRIVATO=MERITOCRAZIA, PUBBLICO=FANNULLONI RACCOMANDATI. Ma per fare un esempio, Maria De Filippi lavora in mediaset per merito, perché è la più brava conduttrice esistente in Italia, o perché s’è sposata Maurizio Costanzo? E Marina Berlusconi è diventata presidentessa di Fininvest e Mondadori, perché è una delle migliori manager esistenti in Italia, oppure semplicemente perché è la figlia dell’azionista di maggioranza? Considerando che quasi in ogni azienda privata, ci sono casi di questo genere, non credi se sia un po’ tanto ingenuo(per usare un eufemismo), considerare il privato come un paradiso di meritocrazia?
            A me sembra pura IDEOLOGIA, cioè aria fritta!

  32. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 03:17 | | Reply

    ah…c’è anche Ron Paul

  33. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 15:13 | | Reply

    « Il nostro ideale rivoluzionario è molto semplice: si compone, come quello di tutti i nostri predecessori, di questi due termini: libertà ed eguaglianza. Vi è solo una piccola differenza.
    Ammaestrati dall’esperienza degli inganni commessi dai reazionari di ogni tipo e in ogni tempo per mezzo delle parole libertà ed eguaglianza, abbiamo ritenuto opportuno mettere a fianco di questi due termini l’espressione del loro esatto valore. Queste due monete preziose sono state falsificate tanto sovente che noi vogliamo in via definitiva conoscerne e misurarne esattamente il valore.
    Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la libertà, cioè l’anarchia, e l’eguaglianza, cioè il comunismo”. L’anarchia, oggi, è l’attacco; è la guerra a ogni autorità, a ogni potere, a ogni Stato. Nella società futura, l’anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell’individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell’associazione; libero sviluppo dell’associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell’umanità.
    Il comunismo, il problema che oggi ci interessa maggiormente, è il secondo termine del nostro ideale rivoluzionario. Il comunismo attualmente è ancora l’attacco; non è la distruzione dell’autorità, ma la presa di possesso in nome di tutta l’umanità di ogni ricchezza esistente sulla terra. Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno secondo i suoi bisogni, vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà »

    1. CARLO BUTTI
      CARLO BUTTI 14 febbraio 2012 at 16:36 | | Reply

      Benissimo,però mi si deve spiegare com’è possibile, dopo aver diviso in parti uguali tutte le ricchezze, conservare l’assoluta eguaglianza economica senza un’autorità che impedisca a qualcuno di diventare più ricco e a qualcun altro di diventare più povero. E’ sempre possibile un comunismo consensuale, come quello dei primi cristiani di cui c’è qualche traccia negli “Atti degli Apostoli”, ma satrà sempre un fenomeno di nicchia, non certo estensibile oltre limiti molto angusti, a meno che non si ricorra alla coercizione. D’altra parte,come già qualcuno qui ha osservato, in un sistema libertario o anche soltanto liberal-democratico a nessuno si vieta di vivere secondo principi comunistici. L’esperienza dei kibbutzim in Israele è lì a dimostrarlo. Mi si permetta però di osservare che il comunismo cristiano è durato meno d’una generazione, e che i kibbutzim da qualche tempo sono in crisi. L’eguaglianza totale è ideale di formicai, non di uomini liberi.

      1. andrea
        andrea 14 febbraio 2012 at 18:23 | | Reply

        Oddio, Israele non è esattamente uno stato liberista, casomai l’orientamento è più liberal-socialista-democratico, che anarco-capitalista, visto che anche attualmente il 90% dei terreni agricoli sono di proprietà statale(possono essere ovviamente dati in concessione ad agricoltori privati anche per lunghi periodi, tipo 100 anni, ma la proprietà è sempre pubblica, e lo stato in caso di bisogno può riappropriarsi dei terreni dati in affitto)
        Anche i Kibbutz erano e sono edificati su terreni statali, quindi è proprio l’impianto giuridico di Israele ad essere fin dalla nascita parzialmente socialista, forse più per questioni di necessità(impedire agli arabi di comprare i terreni) che di ideologia, ma le radici di Israele sono comunque socialiste!

        1. CARLO BUTTI
          CARLO BUTTI 14 febbraio 2012 at 19:41 | | Reply

          D’accordo sull’idea socialista che sta alla base del sionismo, ma non mi si venga a dire che in Israele vige un sistema economico molto diverso dall’economia di mercato degli altri Paesi cosiddetti “capitalisti”. Tant’è vero che Israele è stato sempre cionsiderto un avamposto dell’imperialismo “amerikano” nel Vicino Oriente islamico. Che i terreni siano dello Stato o dei privati non cambia nulla. su quei terreni, in un regime liberaldemocratico si può costituire una comunità regolata da principi comunistici. Chi lo può impedire?

          1. andrea
            andrea 14 febbraio 2012 at 22:38 |

            Io volevo solo dire che il modello del Kibbutz è stato possibile per necessità(I Kibbutz sono nati molto prima dello stato, e sono stati funzionali al progetto sionista), ed ha retto finché l’agricoltura era ancora poco meccanizzata, e l’industrializzazione non aveva raggiunto i livelli attuali. Insomma è stato il frutto di situazione storica e politica, ma oggi non è più un’organizzazione di vita particolarmente conveniente, anzi vivere in un comunità così ristretta è molto limitante!
            Quindi insomma voglio dire se uno vuole vivere liberamente e senza troppi limiti e rinunce all’interno della società attuale, cosiddetta liberal-democratica, il comunismo volontario non è una scelta praticabile, sarebbe quasi come chiudersi in un convento

      2. andrea
        andrea 14 febbraio 2012 at 18:53 | | Reply

        “L’eguaglianza totale è ideale di formicai, non di uomini liberi.”
        Verissimo, ma non dimentichiamo che anche il monopolismo(cioè il grosso della ricchezza e dei mezzi economici nelle mani di pochissimi individui), imposto dallo stato, o formatosi “spontaneamente” è all’origine della schiavitù!
        Insomma la vera libertà economica, politica e civile, non si realizza nel totale LAISSEZ FAIRE, ma occorre uno stato(o anche organismi politici, economici e sociali non statali) che svolgano il ruolo di combattere l’eccessivo monopolismo, favorire la concorrenza reale, ed evitare una distribuzione eccessivamente iniqua delle risorse economiche e produttive

        1. CARLO BUTTI
          CARLO BUTTI 14 febbraio 2012 at 19:55 | | Reply

          Visto che il LASSEZ FAIRE totale non è mai esistito, ma l’economia di mercato è sempre stata ora più ora meno irreggimentata dalle pastoie dello Stato, come si può dedurre che il mercato veramente libero, abbandonato a sé stesso, genera monopoli e schiavitù? Lo Stato sì, in ogni tempo e luogo, ha sempre favorito il sorgere dei monopoli, pubblici e privati: Il più carognesco è il monoèpolio della moneta. Poi finge di tutelare la concorrenza con le “Authorities” antitrust, riuscendo ancora una volta a combinare pasticci su pasticci. L’ccanimento pretestuoso contro la Microsoft, al di là e al di qua dell’Atlantico, la dice lunga

          1. andrea
            andrea 14 febbraio 2012 at 21:07 |

            D’accordo il laissez faire totale e perfetto non è mai esistito, è innegabile. Ma perché non è mai esistito? per qualche complotto del potere? o semplicemente perché l’uomo tende per sua natura all’egoismo, e quindi a voler creare ostacoli e barriere contro i concorrenti, per favorire il proprio business a scapito di quello altrui? insomma che il LAISSEZ FAIRE perfetto, non può esistere nel mondo reale, è pura astrazione idealistica. Quello che comunemente viene chiamato laissez faire, è in realtà una deregolamentazione parziale, che serve a favorire qualcuno a scapito degli altri….per questo visto che il laissez faire al 100% non può essere applicato nella realtà, trovo stupido demonizzare la regolamentazione.
            La sola distinzione da fare è tra regolamentazione stupida e dannosa per i più, e regolamentazione giusta e intelligente, che ostacola posizioni monopolistiche e cartelli, per favorire un migliore accesso al mercato e alla concorrenza.

  34. troppofreak
    troppofreak 14 febbraio 2012 at 17:10 | | Reply

    Il problema non è che nessuno diventi più ricco di altri
    per ugualianza non si intende livellamento dei salari
    ma ugualianza nelle possibilità
    il punto non è impedire alle persone di arricchirsi
    ma inpedire alla società di generare emarginati indigenti e morti di fame
    la società migliore è quella che non produce emarginati sociali
    tutto quì….in fondo nessuno chiede ai ricchi di diventare poveri
    ma semplicemente di cedere un po’ di ricchezza per impedire la miseria altrui

  35. CARLO BUTTI
    CARLO BUTTI 14 febbraio 2012 at 19:27 | | Reply

    Ma siamo sempre lì:per impedire è necessario un potere coercitivo, quindi un’autorità. O ci aspettiamo che, livellate le ricchezze, saremo diventati tanto generosi da autolimitarci nel nostro desiderio di possedere più del lecito? Ma poi dov’è il punto critico? Quando il surplus di ricchezza diventa illecito? Chi può stabilirlo? Chi può obbligare qualcuno a cedere parte della propria ricchezza? Ancora una volta un’autorità! Ma “autorità anarchica” è una “contradictio in adiecto”!

    1. troppofreak
      troppofreak 14 febbraio 2012 at 20:34 | | Reply

      proprio come per l’anarco capitalismo che teorizza( e di fatto mette in pratica) le milizie private….
      comunque di fatto gli usa che sono il paese più capitalista al mondo sono anche il paese più fascista al mondo.
      Benito Mussolini diede un ottima definizione di “Fascismo”,disse che esso avrebbe dovuto chiamarsi più propriamente “coprporativismo”,perchè è la perfetta fusione fra il “corporativismo” e lo stato.
      in voi anarco capitalisti sento spesso il razzismo e io non lo posso accettare
      l’uomo è uomo e deve essere libero a prescindere dal colore della pelle o dalla religione(che andrebbe abolita”non per legge ma per buon senso”)io sono convinto ad esempo che lo spazzino dovrebbe guadagnare più dell’avvocato o del parlamentare,perchè svolge un lavoro davvero”socialmente utile”

    2. Marco
      Marco 23 aprile 2012 at 01:43 | | Reply

      evidentemente avete un’idea distorta di cio’ che dovrebbe significare redistribuzione della ricchezza, cosi’ come sembrate avere un’idea distorta del libero mercato (libero solo per i mercanti). non si tratta di fare in modo che tutti abbiano due case e quattro macchine, e se questo non fosse possibile nessuno abbia nulla. questo e’ quello che qualcuno vi ha inculcato. in una prospettiva di sviluppo sostenibile, lo scopo e’ offrire pari opportunita’ e posizioni di partenza comuni (cosa invisa ai liberisti, per quanto si dicano paladini della meritocrazia). significa avere,ad es, un’agricoltura biologica,sostenibile e non intensiva che sfami 7 miliardi di persone e non un libero mercato in cui i contadini muoiono di fame per fare un favore ai latifondisti. servono nuovi alberi per sostituire quelli abbattuti, non disbocare per fare posto al libero mercato. servono servizi sanitari offerti dallo Stato, che coprano anche i servizi di psicologia e psichiatria; non case farmaceutiche proponenti nuove benzodiapezine contro l’ansia (droghe a tutti gli effetti) per fare un favore a spacciatori legalizzati. qui nessuno vuole rubare nulla a nessuno, questo e’ quello che voi volete credere per difendere la vostra mancanza di etica. qui si parla di un’idea di mercato che sta distruggendo il mondo, contro le necessita’ REALI di miliardi di persone, che da oggi non stano male solo nel terzo mondo ma anche in Europa. grazie libero mercato, orgogliosi di produrre poverta’ e incertezza…..

  36. antonio
    antonio 15 febbraio 2012 at 10:04 | | Reply

    per avere schiavitù non è necessario lo stato, questa è demagogia libertarian.
    ma basta un privato ricco e cattivo, che paga qualche scagnozzo per prendere a schiaffi il prossimo e lo costringe a lavorare per lui… avveniva perfino in certe tribù indios…

  37. Marco
    Marco 23 aprile 2012 at 01:29 | | Reply

    il capitalismo selvaggio si avvia ad una risoluzione scontata, prevista piu’ di un secolo fa, ma esistono ancora liberisti pronti a negare l’evidenza per incarnare la solita ipocrisia settaria di certi egoismi, dannosi per tutti. la sicurezza in mano ai privati?? metodi mafiosi, in pratica. ognuno si affida a forze di sicurezza private e nessuno rispetta un codice legale condiviso, sarebbe questa l’idea?? quello, pero’, che non avete ancora capito (nonostante la vostra autoreferenziale “superiorita’”) e’ che in sostanza la vostra idea di mercato liberista, vi rende piu’ comunisti dei comunisti.vi battete contro la pianificazione dell’economia da parte dello Stato?? bene, sappiate che la vostra idea di sviluppo si basa sulla pianificazione (e quindi sulla massificazione e l’omologazione) delle capacita’ lavorative, ovvero dei talenti di una comunita’. allo stato attuale delle cose, se non si vuole essere medici, ingegnieri, chimici, o esperti di finanza; si puo’ scegliere una qualche forma di schiavitu’ subordinata. nemmeno l’imprenditoria legata all’artigianato e’ piu’ rispettata. perche’?? perche’ il mercato globale (tanto amato da voi liberisti) esige solo certe figure professionali e non altre .perche’ nell’ideologia del libero mercato, gli unici ad essere liberi sono i mercanti.si massificano e pianificano i talenti necessari, quindi oltre ad essere ipocriti siete anche COMUNISTI, nel senso peggiore del termine.eliminate alla base la piu’ alta forma di liberta’, ovvero quella legata alle aspirazioni soggettive, quindi PRIVATE. riflettete su questo prima di continuare a scrivere m……..

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