BARNARD ED MMT: LA VIA MONETARIA AL SOCIALISMO

DI MATTEO CORSINI*

Tempo fa, avevamo pubblicato un articolo sulle proposte avanzate dai sostenitori dell’MMT(Modern Money Theory). Oggi, pubblichiamo un approfondimento dettagliato su questa teoria economica, definita da alcuni la ricetta da seguire per uscire dalla crisi.

Come stanno le cose? Lasciamo al lettore trarre le sue conclusioni.

Premessa

Nel corso degli ultimi due anni mi è capitato di leggere sempre più spesso articoli sulla Modern Monetary Theory (MMT). Generalmente i media classificano la MMT tra le teorie economiche eterodosse, indicandone un paio di punti fondamentali, senza ulteriori approfondimenti: 1) lo Stato che emette una propria moneta non deve preoccuparsi di fare deficit, perché il deficit pubblico equivale a ricchezza per il settore privato; 2) mediante la spesa in deficit si può raggiungere la piena occupazione.

Si tratta di due affermazioni che lasciano perplessi perfino i keynesiani (Paul Krugman, per esempio, è critico nei confronti della MMT), ma che appaiono terribilmente attraenti per buona parte di coloro che non hanno molta dimestichezza con l’economia, dato che sembrano indicare una via semplice e priva di sacrifici per creare il paradiso terrestre. Qualche tempo fa lessi un articolo di Robert Murphy (“The Upside-Down World of MMT”), che metteva in evidenza alcuni dei limiti della MMT in termini, come di consueto, brillanti (l’articolo è disponibile su www.mises.org).

Poi continuai, di tanto in tanto, a imbattermi in articoli che facevamo riferimento alla MMT, finché, un giorno, l’amico Leonardo Facco mi inoltrò un saggio dal titolo “Il più grande crimine”, scritto da Paolo Barnard  (nella foto in basso), giornalista e scrittore già noto agli spettatori di Samarcanda e Report (il saggio è disponibile su www.paolobarnard.info). Immaginavo che avrei trovato spunti per scrivere qualche commento, ma devo ammettere che ho dovuto selezionare parecchio per evitare di scrivere un vero e proprio libro. Gli spunti si riferiscono, peraltro, alla sola “Parte tecnica”, che è quella che più mi interessa commentare perché meno intrisa di considerazioni meramente politiche.

Barnard mette un’avvertenza ancor prima del sommario, della quale voglio riportare il passaggio fondamentale: “Questa è una inchiesta di rigore scientifico che si è avvalsa della consulenza di dodici economisti universitari internazionali”.

I concetti, in effetti, sono in buona parte gli stessi (magari con qualche concessione all’enfasi narrativa in più) che ho trovato in altri articoli riferibili alla MMT.

La MMT in sintesi

Prima di passare all’analisi di alcune delle sentenze emesse da Barnard, vorrei sintetizzare le equazioni che i sostenitori della MMT utilizzano per avvalorare i loro ragionamenti, e che sono ben riportate anche nell’articolo di Murphy.

Il punto di partenza è la definizione di Pil (GDP nell’acronimo inglese) come risulta da tutti i manuali utilizzati nelle facoltà di economia, basato sui concetti di reddito e spesa. Il reddito di una nazione (Pil) può essere visto, quindi, dalla prospettiva delle fonti, oppure dalla prospettiva degli utilizzi, ed è misurato in unità monetarie.

Dal punto di vista delle fonti: GDP = C + I + G + (X – M)

Dove C = consumi, I = investimenti, G = spesa pubblica, X = esportazioni, M = importazioni.

Dal punto di vista degli utilizzi, invece: GDP = C + S + T

Dove C = consumi, S = risparmio, T = tasse.

Ne deriva che deve essere valida la seguente identità:

C + I + G + (X – M) = C + S + T

Cancellando la C da entrambi i lati, è possibile definire i bilanci settoriali come segue:

Bilancio privato: (I – S)

Bilancio pubblico: (G – T)

Bilancia commerciale: (X – M)

Solitamente per semplificare i ragionamenti si tende poi a escludere la bilancia commerciale (X – M), il che, peraltro, ha senso se si vuole estendere il ragionamento a livello globale, non essendo possibile, a tale livello, l’esistenza di un surplus o di un deficit commerciale. Segnalo, tra l’altro, che i keynesiani e i sostenitori della MMT (che ritengono di aver sviluppato, migliorandoli, i lavori di Keynes) sono tanto più a loro agio quanto più si passa dall’analisi micro a quella macro. E questo, purtroppo, è fonte di problemi non indifferenti.

Proseguendo il discorso, dunque, si può arrivare alla seguente equazione:

G – T = S – I

Ossia: Deficit pubblico = Risparmio privato netto.

Questo è ciò che fa ritenere ai sostenitori della MMT di aver trovato il sistema per risolvere tutti i problemi della scarsità di risorse esistenti in rapporto ai bisogni dell’umanità. Se il deficit pubblico equivale a risparmi privati netti, allora tanto più aumenta il deficit pubblico, quanto più si arricchisce il settore privato. Il bello, o il tragico, è che i sostenitori della MMT ritengono che chi si oppone al loro punto di vista lo fa perché non ha capito niente di cosa è il denaro e di come funziona la moneta. O, peggio ancora, perché vuole fare soffrire una moltitudine di esseri umani. Se qualcuno di voi è incredulo, lo posso capire. Anche a me è capitato le prime volte che ho letto queste argomentazioni. Che corrispondono, in buona sostanza, a questa: basterebbe spingere il pulsante di un computer per creare tutto il denaro necessario a mettere tutti quanti in grado di condurre una vita dignitosa.

E perché mai, si potrebbe chiedere a questi signori, non rendere tutti quanti ricchi a piacere? Ma non voglio andare su questo terreno, ricordando sempre che mi accingo a commentare affermazioni tratte da “una inchiesta di rigore scientifico che si è avvalsa della consulenza di dodici economisti universitari internazionali”. Il fatto è che nella identità tanto cara ai sostenitori della MMT (G – T = S – I) sono già presenti tutti gli argomenti necessari per far crollare il loro castello di carta (mai come in questo caso mi pare che la metafora sia pertinente).

Il problema delle analisi basate su quantità monetarie è che si rischia di confondere la ricchezza reale con quella creata dal nulla. E quest’ultima dovrebbe essere considerata per ciò che è, ossia nulla, basando tale considerazione sul buon senso prima ancora che sullo studio della scienza economica. Solo il risparmio reale alimenta gli investimenti in un sistema economico non manipolato dall’interventismo statale. Solo gli investimenti basati su risparmio reale sono sostenibili nel lungo periodo. Ritenere che aumentare il deficit creando denaro dal nulla determini un aumento del risparmio netto del settore privato ha senso in termini monetari, ma non in termini reali. Stampando denaro in grande quantità il potere d’acquisto della moneta deve inevitabilmente diminuire. Ma, come accennavo poc’anzi, se invece di identificare la ricchezza di un sistema economico con i beni e servizi prodotti in quel sistema si considera ricchezza il denaro speso per quei beni e servizi, la confusione (dove non c’è malafede) e le errate conclusioni sono inevitabili.

Perfino i keynesiani, peraltro, sono consapevoli dei rischi del creare denaro dal nulla (sennonché loro ritengono che in presenza di un abbondante output gap l’operazione sia poco rischiosa a breve termine e, si sa, a loro il lungo termine interessa decisamente meno). Come ben evidenziato da Murphy, mentre gli austriaci sono favorevoli a una riduzione del deficit riducendo G in misura maggiore alla riduzione di T e i keynesiani lascerebbero correre il deficit a breve termine per poi prospettare un mix di minore G e, soprattutto, maggiori T in futuro, i sostenitori della MMT sostengono che gli uni e gli altri non hanno capito nulla e che, al contrario, lo Stato sarebbe folle se diminuisse il deficit, sia adesso, sia in futuro. Tra l’altro, esiste il rischio che nessuno voglia più la moneta inflazionata dallo Stato, come suggeriscono i fenomeni di iperinflazione dei primi anni Venti in Germania o, più recentemente, in Paesi che stampavano giorno e notte come lo Zimbabwe. Ma i sostenitori della MMT hanno la soluzione, che a me mette i brividi molto più dell’invocazione del massiccio ricorso al deficit con denaro creato dal nulla. Prima di indicare la soluzione dei sostenitori della MMT e le tragiche conseguenze che ritengo essa genererebbe, tuttavia, credo sia necessario illustrare la loro posizione sulla natura del denaro, del deficit pubblico e della tassazione. Inizierò, quindi, a estrapolare alcuni dei passaggi che ritengo più significativi della “Parte tecnica” del saggio di Barnard.

Cos’è il denaro secondo la MMT

Quando si sostiene che, in buona sostanza, tutti coloro che non sono d’accordo con la MMT non capiscono niente della moneta, credo sia logico fornire una definizione di denaro o moneta. Barnard ci arriva dopo aver sinteticamente ripercorso la storia della moneta, definendo falsa la ricostruzione del passaggio dal baratto alla moneta, senza peraltro spiegare perché. Sicché, dopo aver descritto le caratteristiche essenziali di una moneta sovrana, si riesce finalmente ad avere una sorta di definizione: “I soldi, la moneta, sono solo un mezzo, che, in rigoroso ordine di tempo, lo Stato s’inventa per primo, poi se lo inventano le banche e infine tutti lo usano. Il denaro è come un codice di apertura di serrature, che permette di avere accesso a cose e servizi, proprio come il codice del telecomando del vostro cancello automatico” (p. 10).

E che caratteristiche ha una moneta sovrana? Ancora Barnard: “Le (monete) sovrane devono essere 1) di proprietà dello Stato che le emette; 2) non convertibili…; 3) floating, che significa che le autorità non promettono più di cambiarle a un tasso fisso con altre monete forti… La moneta sovrana come dollaro o sterlina è sempre emessa, quindi inventata dal nulla, dallo Stato che la possiede: quello Stato origina la moneta, e i suoi cittadini possono solo usarla, guadagnandola o prendendola a prestito.” (p. 9).

Ora, non vorrei mettermi a puntualizzare le inesattezze tecniche su cos’è e come viene emessa una moneta fiat. Supponiamo, quindi, che le cose vadano come le ha descritte Barnard; ai fini dell’analisi e delle conclusioni sulla MMT non fa una gran differenza. Ma che valore ha, allora, una moneta sovrana? “Oggi le maggiori monete non sono convertibili in oro. Ok, ma allora che valore hanno in realtà? Nessuno, è la risposta.” (p. 10). “Ma allora cosa diavolo dà alla moneta di Stato il suo valore? Cosa la rende così necessaria al punto che (quasi) tutti lavoriamo come muli per ottenerla? Due sono le risposte:

1)    Il fatto che lo Stato accetta solamente la sua stessa moneta come pagamento valido delle tasse e delle obbligazioni che i cittadini gli devono corrispondere.

2)    Il fatto che le BC (banche centrali) e le banche commerciali che hanno emesso la moneta di Stato creata dal nulla sempre la riconoscono valida quando gli torna indietro sotto forma di pagamenti dei cittadini.

Ecco cosa oggi dà valore al denaro degli Stati, che altrimenti sarebbe solo cartastraccia o impulsi elettronici dal nulla, facilmente sostituibile con altro.” (p. 11).

Aldilà dell’italiano non certo impeccabile, i due punti interessanti mi sembrano questi: 1) la moneta fiat non vale nulla; 2) ma è necessaria ai cittadini perché lo Stato impone che le tasse siano pagate usando quella moneta. Tornerò sul secondo punto successivamente. Per ora mi basta fare una prima considerazione sulla inconsistenza delle fondamenta della MMT. Se si ammette che il valore di una moneta fiat creata dal nulla è a sua volta nullo, come si può sostenere che uno Stato che spende in deficit della moneta fiat creata dal nulla genera ricchezza?

Credo dovrebbe essere evidente che siamo di fronte alla più classica delle illusioni monetarie, della quale ci si accorgerebbe più facilmente mediante un’analisi micro. Come in ogni fenomeno inflattivo, la nuova moneta non crea ricchezza, ma si limita a generare una redistribuzione della ricchezza esistente e una variazione dei prezzi relativi. Coloro che entrano per primi in possesso della nuova moneta si arricchiscono a spese di coloro che ne entrano in possesso via via successivamente, o che non ne beneficiano affatto.

Il debito pubblico è davvero un falso problema?

Siccome uno Stato a moneta sovrana può stampare tutto il denaro che vuole, secondo i sostenitori della MMT il debito pubblico è un falso problema. Al contrario, basandosi sull’identità G – T = S – I, i sostenitori della MMT ritengono che la cosa migliore che uno Stato possa fare sia spendere in deficit il più possibile. La riduzione del deficit è quindi vista come una scelta sciagurata, perché porterebbe a una diminuzione della ricchezza dei cittadini e a un aumento del loro indebitamento. La stessa emissione di titoli di Stato è una specie di messinscena che potrebbe essere evitata, essendo sufficiente l’emissione diretta di moneta.

Ancora Barnard: “Avete letto proprio che il governo a moneta sovrana che spende a deficit, cioè che spende a debito, crea ricchezza nella comunità… Ecco dimostrato che il debito cosiddetto pubblico non è affatto il debito dei cittadini, anzi, il contrario. Si può infatti affermare che esso è ciò che noi cittadini intaschiamo, non ciò che noi cittadini dobbiamo a qualcuno.” (p. 15).

In sostanza, secondo la MMT gli economisti che, a partire da David Ricardo, hanno messo in evidenza che il debito pubblico equivale a tasse future, non capivano nulla. E continuare a preoccuparsi per il debito pubblico è fuori luogo, perché il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini. Confesso che quando leggo questi passaggi mi sembra siano scritti nella neolingua orwelliana. E in effetti, come vedremo in seguito, la coerente applicazione della MMT credo condurrebbe a una situazione da socialismo reale.

Ovviamente il presupposto perché regga la posizione della MMT sul debito pubblico è che lo Stato possa continuare a imporre l’accettazione e l’uso della propria moneta da parte dei cittadini. Il che, forse, con le cattive maniere lo si riuscirebbe anche a fare per un certo periodo di tempo. Ma cosa dire degli Stati esteri? Barnard risponde all’obiezione in questo modo: “… il Paese povero avrà l’opzione di vendere sui mercati la propria moneta sovrana - che emette a costo zero - in cambio di dollari. Troverà così i soldi necessari a finanziare l’aumento di spesa, indebitandosi solo con se stesso. Tenete conto che non di rado i mercati di capitali sono interessati ad acquistare valute di nazioni meno ricche… perché credono in un apprezzamento di quella moneta a breve.” (p. 28).

In pratica, Barnard sembra escludere l’ipotesi che la moneta iperinflazionata non sia più accettata in cambio di altre monete sul mercato. Addirittura si spinge a ipotizzare che qualcuno potrebbe credere in un suo prossimo apprezzamento. Sulla base di quale logica la moneta di uno Stato povero e che stampa in gran quantità dovrebbe avere prospettive di rivalutazione, francamente non lo capisco.

Neanche l’inflazione è un problema?

Non credo sia necessario avere un libro di Mises sul comodino per ritenere ineludibile la questione dell’inflazione leggendo le proposte della MMT. In effetti la MMT ha una posizione anche sull’inflazione. Barnard la definisce così: “… (inflazione è troppo denaro in giro e pochi prodotti). L’inflazione è in effetti l’unico limite possibile alla spesa a deficit del governo a moneta sovrana…” . (p. 15).

Ho l’impressione che anche in questo caso l’enfasi narrativa abbia prevalso sul rigore scientifico. Per lo meno l’inflazione non viene identificata con una delle sue conseguenze, ossia la crescita degli indici dei prezzi al consumo, come è tipico dell’economia mainstream. Un po’ di confusione, peraltro, emerge, se è vero che in presenza di output gap la MMT non considera l’inflazione un rischio effettivo. Di fatto, allineandosi ai keynesiani. Credo, però, che la definizione di inflazione data da Barnard metta in evidenza un altro punto debole nelle fondamenta della MMT. Come si fa a non considerare inflattiva la spesa a deficit da parte dello Stato con denaro fresco di stampa, dato che quando questo denaro viene immesso nel sistema lo stock di beni e servizi non è a sua volta aumentato rispetto alla situazione precedente?

A me pare che l’effetto inflattivo sia evidente e che, quanto meno, vi sarà una variazione dei prezzi relativi e una redistribuzione della ricchezza reale. In ogni caso, secondo Barnard la spesa in deficit da parte dello Stato potrebbe addirittura contenere l’inflazione, perché favorirebbe un aumento della produttività.

“… la spesa a deficit dello Stato conterrà l’inflazione perché stimolando la ricchezza nazionale stimola anche la produttività.” (p. 15).

Barnard non fornisce alcuna spiegazione del perché il deficit dovrebbe stimolare la produttività. Ora, a parte le considerazioni già espresse sull’idea della MMT che il deficit dello Stato sia ricchezza nazionale, confesso che non mi sembra affatto probabile che all’aumentare del deficit aumenti la produttività. Si ha un aumento di produttività quando lo stesso output viene prodotto con minori input rispetto alla situazione precedente, oppure, se preferite, con gli stessi input si ottiene più output. L’aumento senza mezze misure della spesa pubblica, come vorrebbero i sostenitori della MMT, non può a priori essere considerato foriero di maggiore produttività. Anzi, se la storia insegna qualcosa, è proprio che dove la spesa pubblica abbonda la produttività è minima.

Tutto ciò detto, cosa propone la MMT per contenere l’inflazione? Propone l’utilizzo della tassazione. In effetti, nel mondo della MMT l’aumento delle tasse non serve per finanziare la spesa pubblica o sistemare il bilancio (che ritengono non debba essere sistemato), bensì, tra le altre cose, per ridurre la quantità di moneta in circolazione, contenendo l’inflazione.

La tassazione nel mondo della MMT

Secondo la MMT lo Stato, dunque, non deve sistemare il bilancio pubblico, bensì aumentare il deficit e, così facendo, la ricchezza dei cittadini. Emblematico questo passaggio di Barnard: “Risanamento dei conti = la corsa degli Stati a tagliare tutto ciò che è assistenza pubblica, settore pubblico e previdenza sociale, con conseguenze catastrofiche per tutti noi, ma… anche e soprattutto col vantaggio per i medesimi capitalisti di poter poi comprare a prezzi stracciati ogni sorta di impresa pubblica, servizio pubblico, bene pubblico. Avete compreso bene: la privatizzazione selvaggia.” (p. 23).

Questo passaggio evidenzia un pregiudizio negativo di Barnard nei confronti del mercato, che è del tutto coerente con quanto vedremo più avanti circa le conseguenze della MMT. Ma se lo Stato non ha bisogno di sistemare il bilancio pubblico dovendo, anzi, fare deficit per arricchire i cittadini, perché tassare? Perché, cioè, non fare deficit azzerando le tasse anziché aumentando solo la spesa pubblica?

Barnard indica i quattro motivi per cui uno Stato tassa i cittadini:

Lo Stato a moneta sovrana tassa per: 1) tenere a freno il potere economico dei ricchi. Infatti uno dei pochi mezzi che lo Stato ha per impedire alle oligarchie private di divenire immensamente ricche e quindi di spodestare lo Stato stesso è di tassarle. 2) limitare l’inflazione… 3) scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti… 4) imporre ai cittadini l’uso della moneta sovrana. E’ l’unico modo.” (p. 25).

Sembra evidente che limitare l’inflazione è uno scopo secondario della tassazione, dato che lo Stato potrebbe anche ridurre la spesa pubblica e fermare la stampante monetaria ottenendo un effetto simile. Lo scopo fondamentale è, allora, “imporre ai cittadini l’uso della moneta sovrana.”. Altrimenti, i cittadini potrebbero rifiutarsi di usarla e utilizzare altre monete come mezzo di scambio.

Mi pare che siano almeno due le considerazioni da fare. La prima: per far sì che l’uso della moneta dello Stato sia maggiore, la tassazione non può essere bassa. Semmai il contrario, nonostante per la MMT non sia necessaria ai fini dell’equilibrio del bilancio dello Stato. La seconda: per quanto alta sia la tassazione, solo un regime dittatoriale può costringere i cittadini a utilizzare una moneta. In ogni caso, si tratta di una situazione che non può che implodere a lungo andare.

MMT e piena occupazione: paradiso terrestre o inferno sovietico?

Giunti a questo punto, è lecito chiedersi quale sia lo scopo ultimo di tutto il deficit fatto stampando denaro invocato dai sostenitori della MMT. Come per tutti gli interventisti, l’obiettivo è il raggiungimento della piena occupazione in un mondo che sarebbe simile al paradiso terrestre.

Riprendiamo da Barnard: “La piena occupazione - cioè quell’inimmaginabile sogno dove non sarebbero esistiti uomini o donne privati della dignità del lavoro e del sostentamento dei propri figli, dove non sarebbe esistita l’umiliazione del lavoro sottopagato, dove i precari/flessibili/a chiamata sarebbero stati solo un incubo su cui scherzare, dove violenza domestica e alcolismo o droga e delinquenza non avrebbero mai incancrenito le mura domestiche di un licenziato, dove non sarebbero esistiti bambini col futuro spezzato da una busta paga scomparsa - beh, quel sogno era possibile, pienamente possibile nelle economie di tutti i Paesi, ma fu stroncato scientemente proprio per schiavizzare milioni e controllarli con la sofferenza, col fine di accumulare potere e profitti per pochissimi.” (p. 26).

E qui, Barnard passa la palla a uno degli economisti che hanno dato “rigore scientifico” al suo scritto: Randall Wray, dell’Università del Missouri Kansas City.

Se capiamo come funzionano i sistemi monetari, se comprendiamo che il denaro è solo impulsi elettronici o carta straccia inventati dal Tesoro e dalla BC, allora possiamo dire: il governo a moneta sovrana può inventarsi tutti gli impulsi elettronici che vuole, con essi può pagare tutti gli stipendi che vuole, comprare tutto ciò che vuole. Possiamo avere la piena occupazione, il business può vendergli tutto ciò che deve vendere se il governo vuole comprarglielo. Può il governo permettersi queste spese? Certo, perché il governo non esaurirà mai gli impulsi elettronici, dunque non farà mai bancarotta; preme un bottone e gli stipendi appaiono sui computer delle banche. L’unico limite è l’inflazione, ma se il governo spende per aumentare la produttività nel settore privato, allora l’inflazione non è più un problema.” (p. 26).

Prima di commentare, vediamo perché, secondo Wray, questa semplice cosa non è stata fatta: “Non è successo perché innanzi tutto ci sono un sacco di politici ed economisti che non capiscono nulla dei sistemi monetari, cioè non sanno capire che il denaro è impulsi elettronici e carta straccia. Poi ci sono molti individui nelle posizioni chiave del potere che sono opposti ideologicamente a questa idea, cioè: vogliono la disoccupazione, gli piace, gli dà schiere di lavoratori a stipendi sempre più ridotti, e possono competere sui mercati esteri sempre meglio. Ma soprattutto questo, si facci attenzione: se i cittadini, che formano gli Stati ed eleggono i governi, si rendessero conto che i governi possono spendere quanto vogliono senza limiti di debito, allora il settore pubblico acquisterebbe una percentuale della ricchezza nazionale troppo grossa.” (pp. 26-27). Sorvolando sull’italiano claudicante della traduzione (suppongo fatta dallo stesso Barnard), in sostanza non c’è la piena occupazione generata dalla spesa in deficit in parte perché economisti e politici non capiscono nulla dei sistemi monetari, e in parte perché prevale l’interesse a tenere nella sofferenza milioni di persone e a limitare l’influenza del settore pubblico. Basterebbe spingere un bottone, e tutto si sistemerebbe.

Devo ammettere che quando sono arrivato a leggere queste cose i miei dubbi sul “rigore scientifico” dell’inchiesta sono cresciuti in misura considerevole. Per fortuna dei lettori, Barnard sintetizza in poche righe come funzionerebbe il tutto: “Tecnicamente, in sintesi, la piena occupazione pagata dallo Stato a moneta sovrana funziona così: il governo stabilisce uno stipendio cosiddetto di sopravvivenza - esso consente a una persona di soddisfare pienamente le esigenze di un vivere decoroso in quella data economia. Saranno creati posti di lavoro e percorsi di formazione al lavoro pagati con quel livello salariale, nei settori che realisticamente necessitano di presenza umana, dove lo Stato non risparmierà il meglio del training e dove vi saranno verifiche severe sulle capacità effettive sviluppate dal lavoratore.” (p. 27).

Posto che mi sembra quasi superfluo ogni commento, resterebbe da capire in base a quali parametri verrebbero quantificate le “esigenze di un vivere decoroso”. Credo che a questo punto sia evidente quale sarebbe il risultato finale della applicazione coerente della MMT: uno Stato socialista nello stile dell’Unione sovietica.

Solo un regime totalitario, infatti, può imporre l’uso di una moneta che, stampata in gran quantità, finirebbe ben presto per non essere utilizzata spontaneamente da cittadini e imprese e porterebbe, di fatto, al controllo di tutti i mezzi di produzione da parte dello Stato. E solo in un regime totalitario si può pensare di raggiungere la piena occupazione mediante posti di lavoro creati dallo Stato per tutti coloro che non hanno un lavoro.

Il problema è che la storia del Novecento ha già abbondantemente dimostrato che, laddove si sono instaurati regimi socialisti, al posto del promesso paradiso terrestre la vita è stata un inferno per milioni di persone. Non solo per via della pressoché totale abolizione della libertà (fino alla soppressione fisica) degli individui, ma anche per le condizioni di vita tutt’altro che dignitose per quelle masse che avrebbero dovuto essere le principali beneficiarie del progetto socialista.

Conclusioni

Partendo dai postulati della MMT ho posto in evidenza quelli che, a mio parere, sono i suoi principali limiti: la confusione della ricchezza monetaria con quella reale, la tendenza inevitabilmente (iper)inflazionistica di un  tale modello economico e, soprattutto, le conseguenze totalitarie di una sua applicazione coerente. Volendola definire in estrema sintesi, la MMT mi sembra la via monetaria al socialismo.

 

*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/mmt-barnard/

 

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8 Responses

  1. CARLO BUTTI
    CARLO BUTTI 16 aprile 2012 at 19:59 | | Reply

    “Eh già, hoo mai capii parché stampan minga tanti danee par dagai a tutt, inscì diventom tutt sciori”. Il copyright delle belle idee sopra esposte(e magistralmente confutate) non è dei sunnominati esimi Professori, ma della mia zia Carla buonanima, che aveva appena appena la quinta elementare.Sarà il caso di ricordare, con d’Annunzio, che a Napoli chiamano “professore” chi fa il gioco dei bussolotti.Imbroglione, quindi, o qualcosa di simile(spermològos per i Greci , circulator per i Romani).

  2. Vincenzo
    Vincenzo 17 aprile 2012 at 17:55 | | Reply

    Non ho ancora letto tutto l’articolo ma inizio con un primo commento.
    Non sono un sostenitore della MMT ma alcuni dei loro ragionamenti mi sembrano logici.
    Nel commento che segue, oltre ad ipotizzare che i saldo con l’estero sia nullo, ipotizzerò anche che lo Stato non sprechi dissennatamente (lo so, è una pia illusione, ma a livello teorico occorre fare alcune ipotesi di partenza e questa vale tanto quanto quella dei saldi con l’estero).
    Premettiamo che la MMT si occupa di come funziona un sistema a moneta fiat, non un sistema a standard aureo. Possiamo pur dire che un sistema a standard aureo sarebbe meglio ma, tant’è, almeno in USA e GB hanno la moneta fiat e con quella si deve fare i conti. Ovvero farla funzionare al meglio.

    Cito:

    “Ritenere che aumentare il deficit creando denaro dal nulla determini un aumento del risparmio netto del settore privato ha senso in termini monetari, ma non in termini reali. Stampando denaro in grande quantità il potere d’acquisto della moneta deve inevitabilmente diminuire.”

    Vero fino a un certo punto. Premesso che in un sistema fiat io posso avere soldi in tasca solo se lo stato li ha prima stampati e spesi, e quindi ha fatto deficit e debito, dove sta scritto che l’aumento di ricchezza monetaria non porta un aumento di ricchezza reale? E che quindi necessariamente il potere di acquisto diminuirà?
    Mettiamo che John Smith, impiegato alla Fed, nottetempo stampi un po’ di dollari per sé perché si vuole comprare una macchina nuova. La mattina dopo si va a comprare una Ford. Ora, se la Ford mantenesse lo stesso ritmo di produzione che aveva prima che John Smith stampasse i dollari nuovi, inevitabilmente si creerebbe un effetto diluizione e quindi quanto detto nel testo citato sarebbe vero.
    Ma è anche possibile che la Ford produca un’auto in più (ricchezza reale) e quindi l’effetto diluizione non avviene. E così proseguendo a cascata. D’altra parte tutto il lavoro dei trader non può essere per certi versi considerato equivalente alla spesa in deficit dello stato?. Quale ricchezza crea uno che compra e vende azioni in un lasso di un minuto? Eppure si ritrova, alla fine della giornata con dei soldi in tasca che spende e spendendoli fa sì che la produzione aumenti. E questo alla fine riaggiusta i conti anche a coloro da cui ha comprato/venduto le azioni che altrimenti avrebbero una perdita netta.
    Il punto ovviamente è che stampando dollari nottetempo molto probabilmente si arriverebbe all’effetto diluizione (è lo stesso che poi avviene con le operazini esagerate di trading).
    La MMT infatti presuppone che la spesa in deficit dello stato sia indirizzata a creare ricchezza reale nuova in settori dove altrimenti nessuno investirebbe ed utilizzando risorse altrimenti inutilizzate (spesa buona – qui può facilmente cadere l’asino).
    Ad esempio i dollari stampati da John Smith non devono andare in tasca a John Smith ma a John Brown, attualmente disoccupato il quale in cambio andrà a sistemare l’argine di un fiume che altrimenti nessuno avrebbe sistemato. Perché nessun privato lo avrebbe sistemato? Non perché in assoluto sistemare l’argine di un fiume, e quindi evitare una futura inondaazione distruttrice, sia una operazione anti-economica, ma perché è impossibile fare un calcolo economico sulla siteemazione dell’argine di uno specifico fiume.
    Per sistemare gli argini di tutti i fiumi occore che molti privati si occupino ognuno di un singolo fiume. Ma sul singolo fiume il calcolo economico è impossibile, quindi la cosa non viene fatta. L’intervento dello stato, in questo caso, fa sì che usando risorse inutilizzate (i disoccupati) gli argini vengano sistemati in modo tale che in autunno, all’arrivo della pioggia, nessun fiume strariperà. Ecco creata la ricchezza reale (o meglio nel caso in questione, evitata la distruzione di ricchezza reale esistente). E aquel punto quegli ex-disoccupati che ora hanno soldi in tasca, ma soldi comunque rappresentativi di una ricchezza reale, compreranno nuove Ford e la Ford produrrà di più.
    Proseguo nella lettura per il prossimo commento

    1. CARLO BUTTI
      CARLO BUTTI 17 aprile 2012 at 20:44 | | Reply

      Per produrre auto in più la casa automobilistica dovrà impiegare unità marginali aggiuntive di capitale e di lavoro, la cui remunerazione in un’economia sana deve intendersi in termini reali, non puramente nominali.Il giochetto di pagare i fattori produttivi con moneta fasulla potrà riuscire a chi per primo se la trova in tasca e la mette in circolazione, ma ben presto la truffa si svelerà e l’inflazione comincerà a galoppare. Qualcuno ne avrà tratto vantaggio, ma i più riceveranno un danno, e alla lunga tutto il sistema economico si guasterà. Anche chi va a riparare gli argini dei fiumi in cambio di moneta taroccata dovrà comperare materiale da costruzione e provvedere al proprio sostentamento, per reintegrare la forza-lavoro che impiega. Remunererà questi fattori con il denaro fasullo che ha ricevuto e ne trarrà qualche vantaggio; ma ben presto anche il suo gioco si scoprirà, pietre e cemento costeranno di più, e così pure i prodotti alimentari. Qualche tempo dopo se ne accorgerà anche lui e per continuare la sua attività chiederà un aumento di retribuzione. Così il giochetto ricomincia, ma fin quando può durare?. E’ un espediente da falsari. Chi diffonde certe idee, ammesso e non concesso che un libertario possa giustificare i cosiddetti “reati d’opinione”( roba da Codice Rocco), dovrebbe essere denunciato per istigazione a delinquere

      1. visangio
        visangio 18 aprile 2012 at 00:04 | | Reply

        Ho già detto che non sono un fautore della MMT, ma solo che trovo alcuni loro argomenti logici e utili ad una maggiore comprensione del funzionamento del sistema a moneta fiat.
        Vi è innanzi tutto da dire che la MMT non andrebbe valuata basandosi sulla “traduzione” di Barnard ma andandosi a leggere gli originali. Barnard fa in effetti molta confusione e, pur dichiarandosi contrario ai complottisti, finisce per essere lui stesso un complottista.
        Cito dalla risposta al mio commento precedente.

        “Anche chi va a riparare gli argini dei fiumi in cambio di moneta taroccata dovrà comperare materiale da costruzione e provvedere al proprio sostentamento, per reintegrare la forza-lavoro che impiega. Remunererà questi fattori con il denaro fasullo che ha ricevuto e ne trarrà qualche vantaggio; ma ben presto anche il suo gioco si scoprirà, pietre e cemento costeranno di più, e così pure i prodotti alimentari. Qualche tempo dopo se ne accorgerà anche lui e per continuare la sua attività chiederà un aumento di retribuzione. ”

        La moneta non è affatto taroccata in quanto rappresenta il valore dell’argine riparato e del danno evitato alla prossima pioggia, come avevo già scritto. E ciò consente di comperare il cemento. Il sostentamento (il cibo) della persona in ogni caso viene fornito, perché certo non lasciamo nessuno morire di fame.
        Inoltre, per come è strutturato il programma previsto dalla MMT chi viene impiegato dallo stato in lavori di questo tipo riceve la paga più bassa di mercato (ovvero se una colf, che credo sia il lavoro attualmente a paga più bassa, ha una paga lorda di circa 8 € l’ora, colui che viene impiegato dallo stato in questa attività, riceverà 7,99 €), non incrementabile. Quindi non potrà mai richiedere un aumento di salario. Inoltre, a differenza degli altri impiegati pubblici, quelli impiegati nella normale amministrazione, dovrà accettare qualsiasi tipo di attività gli venga chiesto di svolgere (riparare gli argini ovvero piantare alberi per evitare frane), pena la perdita del lavoro.

        Faccio un’altra osservazione di ordine generale.
        L’economia primitiva era basata sul baratto. L’introduzione della moneta ha permesso all’economia di crescere, rendendo gli scambi più facili. E’ quidni dimostrato che la moneta crea ricchezza reale, soì come è vero il contrario. Se domani mattina facessimo sparire d’incanto metà dei soldi che ognuno ha nel portafoglio o sul conto, dubito che i prezzi si dimezzerebbero d’incanto. Molto probabilmente si dimezzerebbe la produzione. Poi col tempo le cose si aggiusterebbero. Ma ce ne vorrebbe tanto di tempo

  3. Francesco CH
    Francesco CH 17 aprile 2012 at 19:54 | | Reply

    Riporto qui un mio intervento riguardante federalismo e MMT, che può favorire un po’ meglio la comprensione sia di questa dottrina economica si delle potenzialità in essa insite :

    Vorrei sottoporre all’autore dell’articolo una applicazione semplice e geniale della MMT che diventa utilissima in chiave federalista: il tax backed bond ( http://it.wikipedia.org/wiki/Tax_backed_bond ).

    Il tax backed bond è un titolo pubblico a cui è aggiunta una clausola per cui se (e solo se) l’emettente fa default tale titolo può fungere da buono usabile per pagare le tasse e dunque diventare un biglietto di stato ( http://it.wikipedia.org/wiki/Biglietto_di_stato ) a tutti gli effetti, cosicché se un investitore detiene un titolo in euro di questo tipo, ad esempio del valore di 1000 euro, e l’ente che lo rilascia non riesce a rispettare il pagamento degli interessi o del capitale, l’investitore ha il diritto di convertire questo debito effettuando pagamenti fiscali verso l’ente emettente.

    In pratica, nel caso dell’Italia, ciò equivale a riacquisire la sovranità monetaria pur senza uscire dall’euro.

    Come l’autore sicuramente ben sa, una delle caratteristiche di una nazione è quella di battere moneta. Solitamente questa facoltà è monopolistica, cioè in pratica solo lo stato può rilasciare moneta.

    Siccome però lo stato federale è suddiviso in più livelli e ciascuno di essi dispone di una cospicua sovranità fiscale (=facoltà di imporre tasse) ciascuno di questi livelli può sia emettere debito sia conseguentemente dichiarare l’insolvenza.

    Insomma, con il federalismo viene anche l’autonomia fiscale, e con l’autonomia fiscale viene anche il rischio che l’ente locale fallisca.

    Cioè provoca il rischio concreto che lo stato federale sia costretto, in caso di evenienza, a intervenire per ripianare il debito locale onde non evitare il fallimento dell’ente locale. In casi simili, lo stato locale è costretto a gravarsi del “rischio morale” di cui in origine l’ente locale si era fatto carico.

    Insomma, in questi casi finisce immancabilmente che i debiti di qualcuno vengano scaricati sulle spalle di qualcun altro minando in questo modo uno dei principii del federalismo ossia l’indipendenza dei vari livelli di autonomia.

    Solitamente, per ovviare a simili rischi, il governo pone a livello federale la regola del pareggio di bilancio a tutti gli enti locali, ma si tratta di una mossa pericolosa poiché in caso di crisi o di emergenza l’ente locale si ritrova suo malgrado a essere forzato a seguire politiche di austerità aggravando sia le crisi sia le emergenze.

    Invece un sistema geniale, semplice e innovativo per affrontare in modo superbo il problema è quello di permettere agli enti locali esclusivamente l’emissione di tax backed bond.

    Facciamo un esempio concreto: la regione xxx ha i conti sanitari disastrati. La situazione è di default. A questo punto la regione fa scattare la clausola del tax backed bond e trasforma i suoi bond in biglietti usabili per pagare le imposte regionali. Ecco che in questo modo la regione ha appena “monetizzato” il suo debito, cioè ha trasformato un suo debito in moneta. Cioè la regione stessa è come se avesse emesso moneta.

    Il vantaggio è duplice: prima di tutto non si scarica sulla collettività generale, cioè sullo stato federale, un debito, e siccome tutti i cittadini e le imprese presenti in quella regione debbono pagare le tasse alla regione ecco che questa moneta regionale, che nel caso dell’Italia sarebbe emessa in euro, circola tranquillamente e può essere usata per effettuare qualsia pagamento.

    Ovviamente è pensabile che un simile schema sia attuabile quasi esclusivamente su base regionale e non su base provinciale e comunale, ma comunque ciò sposterebbe le garanzie (cioè la “patata bollente”) inerenti al debito locale su scala regionale e non più su scala nazionale, così se un comune (o una provincia) di una specifica regione andasse in insolvenza allora sarebbe la regione a cui tale comune (o provincia) appartiene a garantire quel debito comunale (o provinciale) e non più lo stato a livello federale.

    In questo modo si preserva la fiscalità generale da rischi locali, ma non si forzano gli enti locali in politiche fiscali che possono fare detonare recessioni economiche.

    In altre parole, si tratta di applicare l’idea del tax backed bond, che è stata concepita per gli stati membri dell’eurozona, anche ai livelli amministrativi inferiori.

    Un simile schema sarebbe di enorme beneficio alla costituzione di una nazione autenticamente federale in una ottica di sussidiarietà, garantendo con grande equilibrio la necessaria autonomia dell’ente locale senza però porre in alcun rischio il bilancio dello stato federale.

    1. Matteo C.
      Matteo C. 20 aprile 2012 at 18:06 | | Reply

      Dal mio punto di vista i problemi connessi ai sistemi fiat non si risolvono espandendone le dimensioni. Questo è il motivo principale per cui non condivido la MMT.
      Nel caso del tax backed bond non mi pare che la sostanza sia diversa dal caso generale della MMT, per cui si tratta sempre della pretesa di creare ricchezza dal nulla. Pertanto, le mie conclusioni non cambiano.
      In sintesi, il tax backed bond appare migliore di un bond pubblico senza tale clausola, ma crea anche un forte incentivo per l’emittente a non pagare interessi e capitale, rendendo quel titolo moneta fiat (perché pagare interessi se è possibile evitarlo?).
      E’ vero che la possibilità di usare i titoli al valore nominale per pagare le tasse dovute all’emittente consente di limitare i danni del default, ma occorre tenere presente, in ogni caso, che si tratterebbe in sostanza di aver pagato le tasse con un anticipo più o meno lungo, a seconda dell’importo originariamente sottoscritto e del carico fiscale annuo.
      Cosa che non credo corrisponda all’obiettivo prioritario di chi si accinge a comprare un bond come investimento.
      Credo quindi che si finirebbe ben presto in una situazione in cui nessuno più è interessato all’acquisto di quei titoli, e la loro circolazione potrebbe durare solo se l’ente emittente ne imponesse l’uso esclusivo come mezzo per pagare le tasse; il che è, peraltro, il motivo principale per cui una moneta fiat sovrana viene utilizzata da individui e imprese, secondo i fautori della MMT. Tasse che, a loro volta, servirebbero proprio per imporre l’uso della moneta fiat sovrana, sempre stando alla MMT.
      Per questo motivo, come ho accennato all’inizio, le mie conclusioni non cambiano: o l’emittente (Stato o regione che sia) ne impone l’uso, oppure più aumenta la quantità emessa e meno viene accettata e usata da cittadini e imprese.

  4. visangio
    visangio 18 aprile 2012 at 00:29 | | Reply

    Continuo con i miei commenti

    “Barnard non fornisce alcuna spiegazione del perché il deficit dovrebbe stimolare la produttività. Ora, a parte le considerazioni già espresse sull’idea della MMT che il deficit dello Stato sia ricchezza nazionale, confesso che non mi sembra affatto probabile che all’aumentare del deficit aumenti la produttività. Si ha un aumento di produttività quando lo stesso output viene prodotto con minori input rispetto alla situazione precedente, oppure, se preferite, con gli stessi input si ottiene più output. ”

    Di nuovo la traduzione di Barnard fa acqua rispetto all’originale.

    Ciò che propongono coloro che hanno elaborato la MMt è che lo Stato utilizzi risorse latrimenti non impiegate, i disoccupati ma sempre che questi abbiano voglia di essere utilizzati, per svolgere compiti utili, cioè che aumentano la produzione (non la produttività se non in modo indiretto), ponendo limiti ben precisi:
    1) che i prezzi non aumentino, e questo è possibile facendo in modo che la nuova moneta messa in circolo corrisponda a una nuova ricchezza realae prodotta
    2) che non si facciano cose inutili, stade che non portano da nessuna parte ad esempio
    3) che questi lavori non eccedano le capacità del paese, costruire un ospedale se non ci sono medici è dannoso.

    Peraltro è da osservare che questo tipo di approccio dovrebbe andare a sostituire cose tipo indennità di disoccupazione, mobilità, cassa integrazione, prepensionamenti e via discorrendo. In altre parole oggi lo stato da soldi in cambio di nulla, mentre viceversa dovrebbe dare in cambio di qualcosa.

    Vi è inoltre da dire che gli estensori della MMT non propugnano affatto un sistema di tipo sovietico, ma un sistema in cui la spesa complessiva dello stato sia dell’ordine del 30 % massimo del PIL, includendo in questa ovviamente quelli che sono i normali compiti dello stato (giustizia, esercito ecc.) e che questa spesa a deficit rappresenterebbe, gestita secondo quanto sopra esposto, un paio di punti di PIL.

    Ma sarebbe un deficit non pericoloso in quanto fatto producendo comunque qualcosa di utile. Il deficit che oggi fa lo stato è invece dannoso in quanto fatto in cambio di nulla o, peggio ancora, per produrre normative assurde che penalizzano l’attività provata.

    Un altro aspetto che non non mi sembra citato nell’articolo è che il controllo dei prezzi avverrebbe anche con l’emissione dei titoli di stato che, drenando liquidità dal sistema, eviterebbe l’impennata dei prezzi.

    D’altra parte, se uno ci riflette bene, è esattamente ciò che avveniva quando c’era la lira. All’epoca i BOT, BTP, CCT erano praticamente solo in mano ai piccoli risparmiatori i quali li rinnovavano in continuazione (io facevo così per lo meno). Il singolo aveva ovviamente la possibilità di farseli rimborsare a scadenza (o di venderli sul mercato) in caso di necessità, ma ciò non avveniva assolutamente a livello di aggregato.

  5. visangio
    visangio 18 aprile 2012 at 00:53 | | Reply

    Ultimo commento a chiusura.

    Ripeto, a scanso di equivoci, che non sono un sostenitore della MMT. Sul loro sito ho spesso polemizzato in maniera anche forte con Wray e altri.

    Penso però che offrano una chiave di lettura che non è necessariamente da onsiderare di “sinistra”, per ciò che questa parola può oggi significare.

    Seocndo me hanno piuttosto capito meglio di altri il significato della moneta nel sistema attuale. Essa è di fatto un impegno che chi la cede si prende nei confronti di chi la riceve di produrre in futuro un qualche cosa che colui che ha ricevuto la moneta apprezzi e scambi nuovamente con la stessa moneta assumendosi quindi a sua volta l’impegno di produrre qualcosa.

    E’ questo è profondamente differente dalla moneta aurea, che ha un valore autonomo in quanto essa stessa bene.

    Si può preferire l’uno l l’altro sistema, e francamente io non sono in grado di dire quale sia preferibile.

    Il dato di fatto è che viviamo in un sistema fiat e tale sistema va utilizzato al meglio.

    Mi correggo; in Europa vivemamo in un sistema fiat e poi siamo passati ad un sistema che somiglia molto a quello con lo standard aureo (sia pure senza sottostante). Non mi sembra che ci abbiamo guadagnato.

    l’altro merito che ha la MMT, a mio avviso,è che definisce chiaramente che la spesa pubblica deve essere utile: niente burocrati a regolamentare tutto, niente cattedrali nel deserto, ma cura del territorio, del patrimonio artistico o assistenza agli anziani.

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