CHE GUEVARA, L’INTOCCABILE TOTEM DEI CRIMINI COLLETTIVISTI

DI LEONARDO FACCO*

Provate a chiedere al “cittadino qualunque” una definizione di Ernesto Guevara de la Serna, conosciuto perlopiù con il nomignolo di “Che”. Vi accorgerete che il 99 percento delle risposte avrà un tenore molto simile a quanto scritto dal sito www.antoniogramsci.com, che riportiamo qui di seguito[1].

“La giustizia sociale, un fine nobilissimo, perseguito con grande dedizione fino al sacrificio della vita. Vittorie e sconfitte di un uomo che è diventato un mito della Storia.

Come tutti gli eroi, il “Che” combatte contro il mostro che affama e inghiotte la povera gente, compie imprese meravigliose che suscitano stupore e ammirazione, rinuncia, in nome di una giusta causa, alla tranquillità, per affrontare sacrifici e pericoli, acquista via via una saggezza, una nobiltà e una forza d’animo che lo fanno apparire come un profeta e una guida.

È possibile ravvisare delle costanti antropologiche negli eroi, ma è certo che questi nel tempo hanno assunto spesso caratteristiche diverse. Il “Che”, ad esempio, non è un eroe classico perché non ha parentele con antenati divini.

Non è un eroe medievale perché non è fedele ad un re. Non è un eroe romantico perché la sua vita non è basata solo sullo spirito. Non è un eroe moderno perché la sua azione non si fonda sul sapere. È un eroe storico perché ha compiuto imprese documentate dagli uomini. È un eroe naturale perché simboleggia il sole che lotta contro l’oscurità. È un eroe morale perché rappresenta la lotta dell’uomo contro se stesso. È un eroe universale perché non lotta per la patria, ma per l’umanità. È un eroe tragico perché la sua nobiltà d’animo e i suoi ideali puri lo conducono ad una morte prematura. [...]

Sul piano dell’etica, il “Che” somiglia più ad un santo che ad un eroe. Nessun altro individuo è riuscito ad incarnare in modo così completo ed esemplare la mentalità e la sensibilità dell’uomo cristiano. Egli appare come una figura ideale, modello di virtù superiori, emblema dell’amore disinteressato per l’umanità. [...]

La sua figura crea gravi conflitti alle coscienze lacerate e inaridite dei suoi contemporanei, dai quali è nel contempo temuto e amato. Temuto perché rimprovera loro di vivere in un modo innaturale e perché mette in discussione l’ordine delle cose; amato perché combatte quelle norme che snaturano l’essere e mette in luce valori essenzialmente umani.

Il rivoluzionario argentino è un eroe epico e tragico, un esempio di speranza e di sconfitta. Il “Che” che, insieme alla sua gloriosa colonna ribelle, sconfigge i soldati di Batista a Santa Clara e che poco dopo arriva come un liberatore all’Avana, è un eroe epico. È tale perché i suoi ideali non sono legati alla morte, ma alla vita, perché dopo un lungo isolamento sulle montagne, ritorna nella società dove porta un soffio di fiducia e di felicità, perché al suo nome e a quello di altri compagni sono legate imprese eroiche e leggendarie, perché la rivoluzione cubana ha segnato un’epoca e si iscrive nella memoria storica come un evento grandioso.

Il “Che”, isolato e braccato dai soldati di Barrientos nella foresta boliviana e colpito a morte nella scuola di Higueras, è un eroe tragico. È tale perché la sua vita è contrassegnata da un crescendo di sofferenze, perché consapevolmente va incontro al suo destino, perché insieme a lui muoiono i grandi ideali per cui si era battuto, perché la sua è una nobile morte. [...]”.

Fortunatamente, la storia è sì scritta dai vincitori, ma la sua revisione è un dovere morale di ogni studioso libero, anche e soprattutto quando sovverte quei dogmi considerati intoccabili da certe fazioni ideologico-politiche. Io, nel mio piccolo, ci ho scritto un libro (C’era una volta il Che, grazie a Simonelli Editore) per mostrare che la storia può essere raccontata – fatti e testimonianze alla mano – diversamente. Le camarille mainstream non l’hanno preso tanto bene…


*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/che-guevara/

 


[1] La fonte da cui è tratta l’apologia di cui sopra fa parte di uno studio sulla figura dell’eroe moderno di Giovanni Sole presso la cattedra di Etnologia dell’Università della Calabria, i cui primi risultati sono stati pubblicati nei seguenti volumi: Ernesto Guevara de la Serna detto Che. Mito dell’eroe tragico, Rende, Università degli Studi della Calabria, Centro Interdipartimentale di Documentazione Demoantropologica,Ernesto Che Guevara, Questa grande umanità, Newton Compton, 1997.

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6 Responses

  1. Borderline Keroro
    Borderline Keroro 16 aprile 2012 at 14:52 | | Reply

    Dai Leo, sii giusto.
    Il Che non ha mai affamato nessuno, casomai usava fucilare.

    Doveva essere talmente stronzo che anche Fidel non ha visto l’ora di toglierselo dalle palle.
    E sospetto che sia stato sempre Fidel a dire ai Boliviani dove prenderlo.

  2. Sigfrido
    Sigfrido 17 aprile 2012 at 01:12 | | Reply

    Per quanto mi riguarda , non è un eroe.

    E’ peggio di Padre Pio, ma è meglio di Berlusconi…( parlo di moralità )

  3. Lorenzo
    Lorenzo 17 aprile 2012 at 13:26 | | Reply

    Se Breivick invece di uccidere 77 militanti del partito laburista avesse ucciso 77 militanti di un partito di estrema destra (magari violento a parole ma non nei fatti) il sito antoniogramsci.com, i comunisti come Rizzo che preferiscono vivere in Corea del Nord e molta gente di sinistra lo avrebbero considerato un eroe.
    Per questa gentaglia contano più lo loro irrealizzabili idee che la vita delle persone.

  4. Marco Paolemili
    Marco Paolemili 17 aprile 2012 at 20:07 | | Reply

    Due cose più mi accomunano a Ernesto “Che” Guevara: la Laurea in Medicina e i Montecristo n° 4

  5. jan
    jan 19 aprile 2012 at 08:34 | | Reply

    ………tipico frutto dell’università italiana, ispirate stronzate in salsa marxista ribollite in sugo di supponenza pseudointellettuale

  6. Fazekas
    Fazekas 2 maggio 2012 at 10:02 | | Reply

    carla / Ciao Emilio,mi permetto di stcrveiri in merito al tuo commento di venerdec alle parole del cardinale, su come dovrebbero comportarsi i nostri politici, e sulla lettera che invece a suo tempo era stata inviata alle chiese d’Irlanda. Beh, ecco, non ti ci mettere pure tu ad attacare la chiesa .. E’ vero, ha sbagliato e sicuramente sbagliere0 ancora essendo fatta di uomini anch’essi con tanti difetti, perf2 e8 anche vero che il precedente papa e l’attuale non hanno taciuto, anzi! Mentre i nostri politici si guardano bene dal riconoscere i propri errori e chiedere scusa. Ti dico questo perche8 al mattino ti ascolto in macchina con mia figlia (14 anni) e penso che se a questi giovani dissacriamo anche la Chiesa, gli rimangono ben poche istituzioni in cui credere.Per il resto grazie, e8 una vita che ti ascolto, gie0 quando eri a Reporter sperando di vincere la Micra ..e mi sei sempre piaciuto perche8 a differenza di molti altre conduttori che parlano tanto per parlare tu sei pif9 come dire reale e divertente insomma come se uno stesse chiaccherando del pif9 e del meno con un simpatico amico che usa anche la testa e non solo le parole.Grazie e buon lavoro.

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