SOSTITUTO D’IMPOSTA: UN UOMO SOLO CONTRO LO STATO

DI LEONARDO FACCO*

Discutendo con Bruno Tinti di tasse durante il programma Robinson, il magistrato ha definito scandaloso ed ingiusto che a qualcuno vengano tolte le tasse alla fonte e ad altri venga permesso di auto-dichiarare i propri redditi. Anche l’opinione pubblica, giustamente, si indigna. Dopodiché, nessuno fa nulla per cambiare questo stato di cose.

Tinti, però, non trova scandaloso che a lavorare gratis – non per qualche euro, ma gratis – sia un imprenditore per conto dello Stato, perché obbligato dalla demenziale legge del “sostituto d’imposta”, che obbliga il datore di lavoro a fare da gabelliere per conto dell’erario. Il “sostituto d’imposta”, rispetto al quale tutti i partiti han promesso l’abolizione, viene biasimato ma mai scalfito.

Non siamo filologi, ma vorremmo citarvi letteralmente le definizioni di schiavo che dà il vocabolario della lingua franca italiana: chi e’ lo schiavo?

Uno: “Di persona che, avendo perduto la libertà personale ed ogni diritto civile, diventa proprietà altrui ed è trattato come cosa”; Due: Oppure ancora: “Che giace sotto dura oppressione; che è vittima di un potere tirannico”; Tre: Di più: “Che si lascia dominare da una determinata condizione o consuetudine”.

Ebbene, il titolare d’azienda cui è imposto di fare da esattore per conto del fisco, dovrebbe essere definito schiavo, dato che rientra nei tre punti di cui sopra. In quanto al “potere tirannico” citato nella seconda definizione potrebbe sembrare più difficile dare una spiegazione. Ma come – mi si obietterà – in Italia non v’è tirannia! Certo, se pensiamo ai carri armati sovietici no. Ma è molto sottile la tirannia statale. Lo Stato ti succhia poco a poco il sangue fingendo che ognuno di noi sia un donatore volontario. Ecco perché Thoreau ricordava che “l’autorità dello Stato deve avere il consenso di ciascun governato. Lo Stato non ha alcun diritto in più sopra la mia persona e sulle mie proprietà di quelli che io stesso gli ho concesso”. Allora vi chiediamo: c’è forse qualcuno che ha concesso ai governanti la propria disponibilità a lavorare “a ufo” come esattore, al fine di trattenere le tasse dei propri dipendenti? C’è qualche impresario che ha firmato un contratto in tal senso? Certo, nessuno, mi risponderete. Trattasi di consuetudine. Ma, allora, ecco che entra in gioco la terza definizione: “Condizione di schiavo è accettazione di un’errata consuetudine, è assuefazione al sistema, è sottomissione culturale”. Sveglia!!!

Gira che ti rigira, essere prestatori d’opera dello Stato senza compenso è, qualora non lo si voglia chiamare schiavismo, un’ulteriore imposta fiscale, che grava ulteriormente sui costi aziendali. L’indice delle libertà economiche, ci ricorda che ognuno di noi è libero dallo Stato solo per un misero 25%. Chi ha a cuore la libertà deve, cari lettori, svincolarsi dalla “mano pubblica” ed affidarsi alla “mano invisibile”. Come sostiene il professor Lottieri, però, “Ridurre la mano pubblica significa aumentare il grado di responsabilizzazione degli attori sociali. Una maggiore autonomia permetterebbe a capitali e industrie di optare per le amministrazioni più efficienti e meno costose. Il successo della Svizzera viene proprio dal fatto che quel Paese, che ha meno di sette milioni di abitanti, è diviso in ben 26 cantoni e quindi conosce – al proprio interno – un’intensa competizione istituzionale”.

Vivere da schiavi, insomma, non significa più essere costretti a respirare tenendo una palla al piede, magari chiusi dentro una gabbia. Oppure essere frustati mentre si sta con le mani legate ai remi di una galea. Non di rado, la schiavitù, è una condizione mentale.

Oggigiorno, c’è chi condanna il caporalato, chi lo sfruttamento del lavoro minorile, chi il lavoro sottopagato, chi le proibitive condizioni di lavoro, eccetera eccetera. D’accordo? Non si capisce per quale bizzarro motivo, però, si dovrebbe tacere di fronte ad un’ingiustizia così palese come il sostituto d’imposta. Per questa ragione, oggi vogliamo ricordare la battaglia di un imprenditore di Pordenone, Giorgio Fidenato, che da oltre due anni sta dando tutti i soldi in busta paga ai suoi dipendenti. Lo ha fatto autodenunciandosi ed affrontando le forche caudine del sistema giudiziario italiano (inefficiente ed illiberale). Prossimamente, sarà nuovamente alla sbarra (dopo la condanna in primo grado). E benchè un’infinità di persone considera la sua iniziativa sacrosanta, all’atto pratico nessuno si espone per sostenerlo.

Diceva, a ragione, Martin Luther King: “Il problema non sono gli uomini cattivi, ma il silenzio di quelli buoni”.

 

* Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/sostituto-dimposta-un-uomo-solo-contro-lo-stato/

 

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4 Responses

  1. saldisaldi
    saldisaldi 1 aprile 2012 at 15:49 | | Reply

    Leonardo,
    ho visto ieri il tuo intervento alla trasmissione su rai3.
    Secondo me, anche se ti va dato sicuramente atto di aver partecipato ad una trasmissione a senso unico dove tutti gli altri peroravano la causa dello stato buono e degli evasori cattivi, non sei riuscito a porre abbastanza l’accento su il totale spreco da parte dei politici di quello che viene introitato dallo stato tramite le imposte, finendo così per fare la figura di un signore un pò pittoresco e focloristico mentre focloristica e drammatica è invece la falsa convinzione che le tasse servano per aiutare i più bisognosi.

    1. Al
      Al 1 aprile 2012 at 20:08 | | Reply

      Si anche secondo me è stato poco eficace e persuasivo. Citare esempi paradossali come la legge sulla deportazione non serve a convincere i telerincoglioniti ed il pensiero libertario in genere è facile da bollare come estremista.

      Inoltre, Leonardo scrive spesso nei suoi articoli che sarebbe disposto a pagare un 20% di tasse, dunque si tratta di rimettere in riga la macchina statale, non tanto di perseguire privatopie. E anche il fatto che quando va in tv non annunci semplicemente questa sua disponibilità e la conseguente pretesa di moderazione da parte del fisco, lo fa apparire agli occhi di tutti i credenti come un pazzo scriteriato, e sappiamo benissimo, noi che siamo un pochino più svegli della media, che sia il prete televisivo, sia il credente rincoglionito che crede di avere ragione perchè così gli hanno insegnato, non aspetta altro.

  2. Brillat-Savarin
    Brillat-Savarin 1 aprile 2012 at 16:45 | | Reply

    Fra qualche decina di anni, quando i libri di storia saranno finalmente riscritti e la verità del linguaggio e l’aderenza del medesimo al reale saranno ripristinate, Giorgio Fidenato sarà ricordato come delle migliori persone vissute in questi difficili tempi, come un autentico campione della libertà. Che poi un magistrato (pagato con i soldi delle tasse estorti alla gente per bene) gli abbia dato torto, sarà un ulteriore piunto a favore di Giorgio.

  3. Viandante
    Viandante 6 aprile 2012 at 12:49 | | Reply

    Anche spazzare la neve sul marciapiede davanti a casa è un abuso che lo stato chiede al cittadino. Lo deve fare il comune! Io mico faccio lo spazzaneve! Anche soccorrere un ferito per strada è un lavoro che il cittadino non dovrebbe fare, visto che dovrebbe farlo l’ASL. A me le persone feritr fanno impressione! Anche percorrere la strada per andare in banca a pagare le tasse è un abuso! Chi paga la benzina per andare in banca a pagare le tasse? Se lo stato vuole le tasse, deve venirle direttamente a casa mia a prenderle….
    Questa è ovviamente una sequenza di “cretinate”, ma tale sequenza aiuta a capire meglio la natura della “lotta” di questo strano imprenditore che, a quanto pare sembra essere un cavaliere solitario affetto da questa mania. Si tenga presente che tutti i software in commercio sono predisposti per gestire le funzioni di sostituti d’imposta per cui non esistono “oneri” a carico dell’imprenditore. Fa tutto il software. Si vede che l’interessato preferisce lavorare ancora con penna e carta carbone.

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