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A CENA CON L’EVASO, CONTINUA IL TOUR CHE ELOGIA DENARO E LIBERTA’

cena-evaso-workDI LEONARDO FACCO

Dopo una trentina di date negli ultimi 6 mesi, continua il tour di Leonardo Facco, impegnato a presentare il suo ultimo libro, “Elogio del contante”, ormai alla sua 15ª ristampa.

A CENA CON L’EVASO è un’iniziativa originale per andare in giro a raccontare quel che più mi piace e diverte: quanto è criminale lo Stato italiano, quello europeo e tutti coloro – banche in testa – che odiano la nostra libertà.

L’occasione è la presentazione di ELOGIO DEL CONTANTE in maniera informale, alla mia maniera insomma, ovvero chiacchierando schiettamente con chi è interessato a questi argomenti, tenendo le gambe sotto il tavolo e condividendo qualche momento divertente mentre si chiacchiera e si dibatte di antistatalismo & dintorni.

I prossimi appuntamenti sono quelli riportati nell’immagine qui a fianco, ma altri ancora sono in fase di preparazione. Per ciascun evento, comunque, verrà data precisa comunicazione, con location e orari.

Come funziona A CENA CON L’EVASO? Semplice, si organizzata una mangiata (frugale, pizza o meno che sia) col sottoscritto. Durante la serata, presento il libro (e non solo, visto che gli aneddoti non mi mancano), dopodiché la parola passa alle domande e ai dubbi di ciascuno dei presenti. Certo, la mia intenzione è quella di convincervi ad acquistare il libro, ma anche quella di ricordarvi che “laddove la menzogna è universale dire la verità diventa rivoluzionario“. E l’Italia è il paese delle menzogne politiche!

Per organizzare una CENA CON L’EVASO, e conoscere i dettagli dell’organizzazione, contattatemi alla mail leonardofaccoeditore@gmail. com.

 

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14 Responses

  1. Massimiliano
    Massimiliano at | | Reply

    Preferisco ripetere il msg: l ‘impressione che mi sovviene leggendo alcuni articoli e relativi commenti (almeno alcuni) . . . è che proprio coloro tra gli scrittori e commentatori di parte di questo blog libertario (?) che sostengono che l’Italia è un pessimo Paese, che gli italiani sono un popolo di pecoroni nonchè italioti che non dovrebbero andare a votare, che le tasse sono eccessive e i suoi proventi mal utilizzati . . . da tale nefasto e improduttivo Sistema a lungo termine abbiano ricavato la propria fortuna (vedi i.v.a. e non solo, gli esempi sarebbero molteplici) e ora facciano melina poichè l’ingigantirsi del bubbone (apparato burocratico) comincia a mettere in serio pericolo determinati vantaggi e guadagni (oltre che continuità di guadagno).
    Premetto, è una semplice sensazione . . . e ve la comunico liberamente con la speranza di essere in errore.

    1. Evaristo
      Evaristo at | | Reply

      “…blog libertario (?)…”
      Sì caro, qui la libertà la praticano persino, tant’è che io entro e scrivo con un proxy, come sempre, perchè è mia abitudine.
      Spesso invece altrove lo faccio solo una volta, perchè stranamente la seconda volta viene inibito il proxy.
      E non sono uno che scrive parolacce.

    2. Fabio
      Fabio at | | Reply

      Prova a spiegarti meglio. A cosa sarebbe dovuta questa “una semplice sensazione” ?

  2. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    In errore senz’altro, specialmente in senso sintattico – lessicale. Ma forse è colpa mia che non riesco a tradurre e mi attacco troppo al vetusto sistema della punteggiatura. Il primo errore è sicuramente quell’inutile, faceto e iposodico punto interrogativo posto tra parentesi a fianco dell’aggettivo libertario. Scrittori e commentatori di questo sito possono avere idee diverse in materia religiosa, in motivazioni umanistiche o utilitaristiche, in pratiche personali da adottare anche sotto l’aspetto etico. Ma nessuno di loro ha mai scritto che sia bello comandare, obbedire, tassare o essere servi di qualcuno. Se si cercano i falsi libertari, li si può trovare a sinistra dove la loro unica motivazione è la possibilità di drogarsi senza rogne. E i libertari autentici sostengono che questa loro volontà sia un diritto. Loro, invece, negano quasi tutte le altre espressioni di libertà. A cominciare da quella economica. Vorrebbero, sì, avere il diritto di insultare, calunniare, aggredire senza conseguenze. Ma è un “diritto” che riservano solo alla loro area ideologica. Di quali fortune si parli non è chiaro, del resto tutto il discorso è contorto. Ma se qualcuno ha guadagnato pubblicando libri contro il fisco, ha soltanto esercitato uno di quei diritti che gli statalisti vorrebbero negargli. Se un medico si arricchisce vendendo un libro dove si lamenta la scarsa prevenzione di patologie, cosa dovremmo dedurne? Che quel medico è fortunato perché si è arricchito grazie a quelle patologie, curando i pazienti e mettendo sul mercato copie di quel testo? E allora? Se venisse ascoltato non guadagnerebbe più in quel modo. Smettano i pazienti di essere un popolo di pecoroni e seguano le sue indicazioni sanitarie. Ma pensare che il guadagno maggiore dei commentatori o di quel medico possa venire dall’imposta sul valore aggiunto o da qualsiasi altra imposta, è un assurdità che neanche Keynes avrebbe mai pronunciato. Senza l’I.V.A. un libro costerebbe di meno. Di conseguenza ne comprerei di più e autori, editori, distributori e librai ne trarrebbero più ampio vantaggio. Quale beneficio avrebbero gli avversari dell’apparato burocratico all’ingigantirsi di esso? Se ci si riferisce a chi ha abbandonato il campo in cambio di prebende, occorrerebbe onestamente rilevare che proprio questo sito ha denunciato per primo (e forse per unico) questo non certo esemplare comportamento. Ha citato nomi e cognomi, date e riscontri. Cosa non vista nel commento precedente. Evidentemente le sensazioni di cui sopra non appartengono all’ordine razionale ma alla sfera del mondo dei sensitivi. Sfera che non sembra mostrarsi molto scientifica.

    1. Massimiliano
      Massimiliano at | | Reply

      A proposito . . . meglio iposodico che logofrenico; e, grazie a Dio, io non appartengo a nessuna delle due (sfortunate) categorie. Nessun crampo e per dire come mi chiamo, per ora, non è ancora necessario che ricorra all’insegnante di sostegno . . . ahahahahahah. Per carità Alessandro, stemperiamo altrimenti mi sorge il dubbio di aver colpito nel segno. E credimi . . . tale pensiero non mi esalta, proprio niente.

  3. Massimiliano
    Massimiliano at | | Reply

    Grazie per le risposte . . .ribadisco (per evitare fraintendimenti e malintesi) che non mi ritengo il Portatore della Sacra Verità ma semplicemente espongo liberamente ( in rispetto del blog stesso) una personale percezione nel leggere alcuni articoli e alcuni commenti (sopratutto questi ultimi). Si parla di libri ma non solo a quanto leggo . . . così come sono illuminanti certe frasi lette su questo blog: mettiamola così . . . vi leggo con piacere e trovo interessanti punti di vista tuttavia credo che nelle fila dei sostenitori e commentatori a favore ci sia chi a suo tempo (e forse ancora oggi), da questo ‘cattivone Stato’, ha tratto assai giovamento! Tutto lì . . . mi sbaglio? Pardon, meglio così

    1. Evaristo
      Evaristo at | | Reply

      “…da questo ‘cattivone Stato’, ha tratto assai giovamento”
      E se anche fosse? Chi ruba a un ladro ha cent’anni di perdono. (cit.)

    2. Fabio
      Fabio at | | Reply

      Ma forse volevi intendere che qualcuno prende stipendio pubblico o fa affari (appalti o cose del genere) con lo stato?

      Se fosse così, la tua obiezione sarebbe fuori luogo perché in una realtà come questa in cui praticamente TUTTO è in mano pubblica, direttamente o con concessione o strettamente controllato, è quasi impossibile campare al di fuori del sistema.

      Qui sicuramente però affermiamo che tale controllo è ‘giusto’ quanto quello esercitato da mafia e camorra in sicilia e campania.
      All’imprenditore che paga il pizzo per poter continuare a lavorare, posso rinfacciare di arricchirsi grazia alla complicità con la criminalità?

      Potrei rimproverargli di non prendere il fucile e difendersi, se non fosse che un’altra Organizzazione Criminale ancor più grande glielo impedisce con forza e violenza ancora maggiori, potendo emanare leggi a proprio vantaggio e disporre di tribunali che dicono che quelle leggi santesubito sono buone e giuste.

  4. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Non intendendomi di medicina, non so cosa sia la logofrenia. Sono andato a cercare il termine ma non l’ho trovato. Ho chiesto aiuto agli esperti e mi hanno detto che forse la confondo con l’oligofrenia che corrisponde alla difficoltà di acquisizione delle abilità verbali. Non ho accusato nessuno di questo e se invece è una qualifica che si vuole attribuire a me, non mi sembra di esserne affetto. Posso sbagliare, chiederò un consulto medico. Etimologicamente, questa logofrenia che a questo punto ritengo dover credere sia un neologismo dovrebbe significare approssimativamente “la parola nel cervello”. Non la vedo come cosa negativa. Anche sui crampi non saprei che rispondere dal momento che non li ho mai nominati, così come non ho invitato nessuno a chiedere l’insegnante di sostegno. Mi permettevo di osservare che una forma faticosa e una punteggiatura alla Joyce degli ultimi capitoli dell’Ulisse, rendeva difficile la comprensione di un testo a quelli che come me non hanno una statura intellettuale elevata come quella dei benpensanti di sinistra. Non c’è motivo di stemperare perché non vedo in atto una lite ma solo un libero scambio di opinioni. Se c’è qualche cattiveria verbale, la cosa va presa con ironia così come ironico vuole essere chi la produce. Se c’è un certezza o anche solo un sospetto che proprio tra “questi ultimi” commentatori si annidino coloro che avrebbero “tratto assai giovamento” dall’esistenza dello stato, occorrerebbe dire chiaramente come. E anche dove e perché. O forse si ha questa percezione solamente perché qualcuno ribatte sui contenuti espressi dall’interlocutore?. E’ un vecchio vizio marxoide: se difendi la proprietà privata è perché sei latifondista; se sei contro il 41 bis è perché sei in combutta con cosa nostra; se difendi la cultura è perché vendi libri. E così via. Vado indietro nel tempo per cercare i miei presunti vantaggi statalistici. La società degli autori? Da sempre mi batto per l’abolizione del monopolio della registrazione da parte di un’ex concessionaria ora diventata azienda di stato. Gli spettacoli ripresi dalla RAI? Chi compra, compra; e RAI è cattiva pagatrice rispetto alle altre emittenti. Articoli pubblicati su Il Giorno quando questo era statale? A parte il fatto che me ne è stato attribuito uno ma in realtà l’articolista si chiamava Cola con una “elle” sola; anche se fossi stato io vale lo stessi discorso per la RAI. Come per la SIAE ho sempre auspicato una privatizzazione completa degli organi di informazione. Una mia vecchia candidatura a un consiglio circoscrizionale nel lontano 1985? Non sono stato eletto, quindi non ho prebende con pochi versamenti o pensioni anticipate. Forse è proprio quell’anno in cui si può trovare qualcosa a mio carico. Partecipo con la mia compagnia teatrale a un bando pubblico per l’attivazione di un laboratorio. Vinco il bando (con una maggioranza consiliare di sinistra, per cui nessun possibile appoggio e aiuto date le mie mai nascoste idee personali) e incasso una somma di tre milioni e mezzo di vecchie lire. Dopo aver pagato gli insegnanti del corso (escluse le mie di lezioni), l’affitto del locale, le spese per illuminazione, riscaldamento,allestimento dello spettacolo finale, l’I.V.A. (altra bestialità: un finanziamento pubblico con l’I.V.A.; che non mi viene ritenuta alla fonte ma devo pagare io con un versamento separato!) e altre spese vive, mi rimangono centomila lire. Tutto qui il mio “assai giovamento”? Tenendo presente, poi, che mai più ho partecipato a bandi pubblici, preferendo cercare finanziamenti attraverso le sponsorizzazioni private. Limitando il guadagno, certo, ma almeno ho potuto mettere in scena quello che mi pareva. Ayn Rand se volevo far arrabbiare la sinistra, Brecht se desideravo provocare crisi nervose a quelli cosiddetti “di destra”. Se però in questo mio resoconto c’è qualcosa che mi sfugge o che ho voluto tenere nascosta, sarei lieto di leggerla da qualcun altro. Così si potrà comprendere quale motivo reale possano produrre certe personali percezioni.

  5. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Errata corrige nella frase finale: …quale motivo reale POSSA produrre certe personali percezioni. Oppure “quali motivi reali possano…” Mi hanno confuso le percezioni al plurale.

    1. Massimiliano
      Massimiliano at | | Reply

      Oligofrenico vero ma l’importante è che ci siamo capiti. O forse no. . . su questo blog scrivono in parecchi eppure alla mia ‘osservazione’ hanno risposto (o richiesto spiegazioni) solo alcuni. E la mia osservazione (giusta o sbagliata che sia) nasce dalla lettura di articoli e/o commenti su di esso . . . guarda caso nessuno di coloro che ha risposto. Non importa, va bene così . . . anche se qualcuno nella propria risposta/commento che sia, sotto sotto mi dà ragione. Ma tutto sommato, anche questo non ha importanza . . . buona giornata: sono soddisfatto della discussione nonchè dello scambio di vedute.

      1. spago
        spago at | | Reply

        sinceramente non ho capito niente degli interventi di Massimiliano..

  6. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    @spago. La tua incomprensione, che è anche la mia, ritengo nasca dal fatto che Massimiliano indichi le sue preplessità dalla lettura di articoli e commenti su questo sito senza citare quali. Scrive di riferirsi a quelli di coloro che non gli hanno risposto. Sono andato a rileggerli ma non ho trovato particolari contraddizioni interne. Forse qualcosa mi è sfuggito, come mi è sfuggito il qualcuno che “sotto sotto” gli darebbe ragione. In quale risposta o commento si troverebbe questo “sotto sotto”?

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