In Anti & Politica, Economia

buonsenso-leggeDI MAURO GARGAGLIONE

Ci sono guru che hanno girato il mondo e che, essendo persone intelligenti, ci raccontano come fanno i paesi progrediti a continuare a progredire e come fanno quelli meno progrediti a peggiorare progressivamente. Indubbiamente la fotografia che ci presentano è assai particolareggiata e interessante: centri di eccellenza, atenei modernissimi, università che incoraggiano le start up etc. ma quando si azzardano nella diagnosi, le ricette che propongono sono di una banalità e di un’erroneità sconcertante.

Questi esperti osservatori infatti ritengono che a fondamento della prosperità delle nazioni ci siano Stati che sanno crearla e/o direzionare in modo corretto le energie creative e produttive dei loro popoli. Grave errore! Gli Stati non devono impegnarsi nel far funzionare l’economia, devono impegnarsi a proteggere la proprietà privata e ad abbattere tutti gli ostacoli che impediscono alla libera iniziativa di dispiegarsi in tutto il suo potenziale.

Non ho mai sentito nessun guru di questi, alcuni molto popolari e gettonati, osservare che le nazioni più progredite sono quelle che hanno avuto tradizionalmente uno Stato poco invasivo, tasse basse e prevalenza schiacciante dell’iniziativa privata rispetto a quella pubblica.

E’ inutile ricorrere anche a presunte abilità genetiche dell’italiano nel fare impresa come dimostrerebbero gli spettacolari successi del dopo guerra, dove si partiva da una nazione piallata dalle bombe. Il decollo delle nazioni europee, tutte distrutte dalla guerra, si ebbe perché ovunque la macchina statale era ridotta ai minimi termini e le persone potevano liberamente esercitare i propri talenti senza fare i conti con quegli enormi leviatani statali con corredo di leggi, leggine, permessi, autorizzazioni che si sarebbero palesati qualche decennio dopo.

Gli Stati che funzionano sono quelli che fanno tre o quattro cose, e forse sono anche troppe, i centri di eccellenza li fanno gli individui, non il Congresso o le Commissioni Parlamentari di Sviluppo.

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Comments
  • Faber

    Enrico Comba nel suo bel libro Antropologia delle religioni (2008), a un certo punto scrive (p.14):

    «Queste caratteristiche del potere sono tipiche delle società PRIVE di Stato, dove gli individui sono reputati soggetti attivi e indipedenti, dove l’influenza sugli altri non dipende dalla costrizione ma dalla persuasione, dalla negoziazione, dalla supplica, dalla disponibilità a cooperare e a condividere, dalla risoluzione dei conflitti attraverso una vasta serie di mediazioni e di compromessi.»

    Adesso facciamo l’esperimento di negare i verbi e i termini presenti in questo paragrafo e avremo il nostro sistema.

    «Queste caratteristiche del potere sono tipiche delle società DOTATE di Stato, dove gli individui NON sono reputati soggetti attivi e indipendenti, dove l’influenza sugli altri dipende dalla costrizione e NON dalla persuasione, NON dalla negoziazione, NON dalla supplica, NON dalla disponibilità a cooperare e a condividere, NON dalla risoluzione dei conflitti attraverso una serie di mediazioni e di compromessi.»

    Quest’ultimo, il nostro è davvero un sistema terribile. Lo stato sterilizza tutte le energie creative dell’individuo, riducendolo a una larva, a un atomo senza relazioni. Compreso? E’ lo stato che crea il soggetto atomico alienato, non il capitalismo!

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