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CHI NON RITIENE CRIMINALI LE TASSE RITIENE LEGALI LE LEGGI RAZZIALI

viaschiavituDI GIOVANNI BIRINDELLI

Come definiamo un’azione criminale?

Se la definiamo come azione illegale (cioè contraria alla ‘legge’ intesa come decisione di un’autorità) allora non potremmo definire criminali le ‘leggi’ razziali e lo schiavismo.

Se invece la definiamo come azione illegittima (cioè contraria alla Legge intesa come principio di non aggressione), allora dovremmo definire criminale la tassazione.

Non tutte le persone hanno il tempo, la voglia, la possibilità, l’inclinazione, l’intùito, la cultura o la capacità intellettiva per capire da quale parte stanno.

Tuttavia esistono solo due parti (aggressione o non aggressione). Non è logicamente possibile stare in mezzo. Non è logicamente possibile non stare da una delle due parti.

Chi non ritiene criminale la tassazione ha scelto (consapevolmente o meno) la sua parte.

NEMICO-PUBBLICITA

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24 Responses

  1. Pedante
    Pedante at | | Reply

    “Come definiamo un’azione criminale?”
    Ma chi costituisce questo “noi”? Per molti musulmani l’infibulazione non è affatto un crimine mentre in Occidente è un’abominazione.

    Le leggi razziali sono la conseguenza naturale della società multietnica in cui gruppi distinti con codici morali irreconciliabili l’uno con altro devono coabitare. Le Figi ne sono un ottimo esempio.

    http://www.hoteltravel.com/it/fiji/guides/overview.htm

  2. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Azione criminale è quella che costituisce un comportamento aggressivo nei confronti di un altro o di più altri. Se una persona sceglie liberamente di infibularsi, l’occidentale può considerare questa scelta immorale come tutti gli atti autolesionistici ma non può impedirla con la forza. Se l’atto avviene nei confronti di una bambina inconsapevole o di una persona costretta con la violenza, siamo in presenza di un’oggettiva azione criminale. Tutte le filosofie, occidentali e non, lo riconoscono. Che poi qualcuno abbia scambiato il relativismo per un’equiparazione tra legge e crimine, non significa che questo qualcuno abbia dignità filosofica solo per ragioni autoreferenziali o perché si è inventato che qualcun altro, magari entità trascendente, glielo avrebbe suggerito in sogno. Significa solo che le scelte sono due, senza possibilità di via di mezzo. Il criminale potrà anche autodefinirsi onesto ma sarà sempre contrapposto a quell’altro. Non so cosa si intenda con le Figi per ottimo esempio, vista l’instabilità politica continua e la conflittualità permanente tra i gruppi. Non è un ottimo esempio anche sotto un profilo strettamente utilitaristico. Se la violenza allontana turisti e investitori non vedo cosa ci possa essere di esemplare. Così come non vedo risultati limitativi della conflittualità con l’emanazione e l’applicazione di leggi razziali. La coabitazione autentica presuppone le idee. A me non interessa il partito dei belli, quello dei brutti, dei biondi, dei mori, degli alti, dei bassi, degli albanesi, dei malgasci, degli anglicani, dei metodisti, degli shintoisti o degli agnostici. Io vorrei creare Rifondazione Liberista con albanesi belli e biondi, turche alte e brutte, shintoiste roscie ed eretiche, anglicani mori e bassi, calabresi agnostici e magri, zelandesi cattolici e grassi, cinesi misti e scettici. Il sogno interrazziale e interclassista sarebbe quello di creare una sede in ogni centro abitato del pianeta. Escluse Antartide, Cologno Monzese ed Arcore ma per queste ultime due è tutta un’altra storia, non c’entrano i residenti (tranne uno). Cercasi anticialtrone finanziatore, offresi propria persona a basso costo.

    1. Pedante
      Pedante at | | Reply

      “oggettiva azione criminale.”

      Autocontraddizione. Ogni società ha le sue proprie norme culturali e morali.
      In quanto alla Torre di Babele libertaria la storia lascia poco spazio all’ottimismo.

    2. Pedante
      Pedante at | | Reply

      Le leggi razziali nascono dalle tensioni intergruppo. Le tensioni nascono dalle differenze culturali e innate dei gruppi, La tribù non l’ho inventata io!

  3. Albert Nextein
    Albert Nextein at | | Reply

    Per me ha ragione in pieno.
    E’ semplice.

  4. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Ogni società avrà pure le sue proprie norme culturali e morali ma tutte dicono non rubare, non uccidere, non dire falsa testimonianza. L’aggressore glissa sempre su questo. Le tensioni non nascono dalle differenze ma da chi per le differenze non ha rispetto formale. I cinesi, sia confuciani che taoisti, non danno problemi. C’è invece chi vuole passare a fil di spada l’infedele contraddicendo il non rubare, il non uccidere, il non desiderare la roba d’altri. La torre di Babele è confusione, non libertarismo. E’ regola forzata, imposta con bizantinismi ed esorcismi pseudogiuridici. Non esiste un diritto contrapposto a un altro diritto, esiste solo IL diritto. E’ la stessa differenza intercorrente tra Legge autentica e lex fiat, la seconda va scritta rigorosamente con la minuscola. I libertari possono parlare anche con linguaggi diversi ma nella filosofia libertaria è insita la presenza di un traduttore simultaneo che impedisce la confusione. Il principio di non aggressione è una regola, in teoria accettata da tutti ma troppo spesso violata. Una regola, un contratto esistono proprio per evitare la confusione. I “babelisti”, mischiando il tutto e il contrario di tutto, creano false e incomprensibili regole per avere maggiori possibilità di violare la regola della non aggressione e quella del rispetto dei patti contrattuali. Per i libertari le regole potrebbero essere anche solamente tre. L’espressione “torre di Babele libertaria” è un ossimoro, il libertarismo è la negazione del totalitarismo “babelico” ben descritto da Orwell. E’ come dire “marxismo liberista”, “Razzi colto”, “Colla alto”, “Binetti laica” o “Belusconi coerente”. A proposito: mi metto all’asta. Dal momento che ritengo di valere almeno il doppio dell’ultimo personaggio citato, chi vuole cenare con me deve partire da una base d’asta di 61.225 euro a persona. Gli aspiranti potranno registrare la spesa come erogazione liberale ad associazione culturale, detraendola così dagli oneri fiscali. Meglio a un privato che allo stato, no?

  5. Pedante
    Pedante at | | Reply

    “Le tensioni non nascono dalle differenze…”
    Sì che ne nascono! Come potrebbe essere altrimenti? Un padre tende a favorire i suoi figli e se figli non ne ha quelli di suo fratello, o del cugino, ecc. Il nepotismo fa parte della condizione umana. La comunità è una specie di famiglia estesa, persone che hanno un patrimonio genetico comune.

    Il codice morale universalista è caratteristico solo dei paesi occidentali (cristiani), nel resto del mondo prevale il particularismo – ciò che favorisce l’ingroup. (Rubare, ecc. va bene purché le vittime non facciano parte dell’ingroup).

    1. Pedante
      Pedante at | | Reply

      Erratum corrige: “particolarismo”.

  6. Pedante
    Pedante at | | Reply

    In Occidente si fa fatica a capire il particolarismo morale.

  7. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Tensione non significa necessariamente scontro fisico. Anche quelle ideologiche sono differenze ma non è detto che il socialdemocratico e il liberale debbano per forza venire alle mani. Non è vero che il non rubare sia solo un esempio occidentale, non mi risulta che in India, Cina e Giappone il furto sia lecito purché rivolto agli extragruppo. Il videoesempio non “esempla” nulla se non la differenza di codici etici tra stanziali e alcune tribù nomadi. Alcune, perché i pastori nomadi mongoli non praticano l’abigeato, condannano ogni tipo di aggressione e pare che votino in gran parte per i conservatori (al contrario di Italia e Stati Uniti, lì il Partito Democratico sta alla destra degli schieramenti ufficiali). Favorire mio figlio non comporta necessariamente una guerra con il figlio dell’altro. Significa solo che se ho mille euro li do a mio figlio e non al figlio del vicino di casa. Se ho più figli, posso pensare che uno di loro li sappia investire meglio e quindi discrimino tra loro ma non per questo si usa il mitra. Se ho figli e altri parenti mentalmente alienati, i mille euro li regalo al figlio del vicino che così ci si paga l’iscrizione a ingegneria. Rubo a qualcuno agendo così? Aggredisco qualcun altro? Provoco tensioni perché ho scelto l’aspirante ingegnere invece del futuro danzatore dirimpettaio? Nepotismo è favorire indipendentemente dal merito e con i soldi altrui. Se mio figlio come ingegnere avrebbe meno…ingegno del figlio del vicino, pazienza; io ho comunque diritto a scegliere di finanziare mio figlio, anche se oggettivamente meno dotato. Se invece corrompo la commissione per favorire un mio protetto a scapito di uno bravo, allora compio un’aggressione. La maggior parte delle persone ha voglia di convivere e di cooperare ed è capace di superare le difficoltà che si presentano con le differenze. Anche perché siamo tutti differenti uno dall’altro, se ci fossero solo tensioni non si formerebbero neanche le famiglie. Sono solo gli stati che alimentano le tensioni per favorire le oligarchie. Ci riescono perché i popoli sono stupidi? Può darsi. Ma forse, più che la stupidità popolare andrebbe studiata la stupidità di alcune minoranze organizzate che si spacciano per rappresentanti dell’intera popolazione. E così nasce il luogo comune del romano ritardatario, del napoletano indolente, del milanese insensibile, del bergamasco incolto, del palermitano criminale, dello scozzese tirchio, dell’indiano maschilista… Di stupido, i popoli hanno l’incapacità di reagire. Di essere “reazionari”, se vogliamo. Il motivo non lo conosco, è gradito chi vorrà illuminarmi in merito. Sempre che un luminare in merito esista.

  8. Spago
    Spago at | | Reply

    Io credo che l’idea che l’omogeneità elimini il conflitto, almeno quello interno alla comunità, sia in parte vera in parte illusoria. Innanzitutto esistono molte cose su cui si può essere simili o diversi. Quali sono rilevanti? Sono sempre le stesse o sono diverse di volta in volta? esistono bianchi che hanno problemi con i neri e neri che hanno problemi con i bianchi, ma anche bianchi e neri che non hanno nessun problema fra di loro. Come mai? In verità nessuna differenza etnica, religiosa o culturale da adito a una divisione così netta che si possa davvero dire che è impossibile per un membro del gruppo X andar d’amore e d’accordo con uno del gruppo y. Ma poi la convivenza richiede di andare d’amore e d’accordo? Io abito a Milano. Il 99,99999999% dei miei concittadini non li conosco e non li conoscerò mai. Esistono una marea di comunità diverse a Milano tanto religiose che etniche. E generalmente convivono senza troppi problemi. Abbiamo sì dei quartieri in mano alla criminalità, ma a parte che questa non c’è mai mancata anche prima che arrivassero tanti stranieri, abbiamo anche molti stranieri della stessa etnia e religione di quelli che svolgono queste attività criminali, che invece sono tranquilli, onesti e non danno problemi. Come funziona questa convivenza? Funziona come un misto di vicinanza e lontananza: la comunità filippina ha le sue chiese, i suoi negozi, i suoi ritrovi le sue zone, idem quella cinese, quella indiana, quella egiziana, quella senegalese, quella ebraica, quella armena, etc.. queste comunità si frequentano, hanno per lo più rapporti di lavoro, commerciali, amministrativi, ma spesso anche di amicizia, ed esistono molte coppie miste. Queste persone cercano di mantenere i propri costumi, la lingua, l’alimentazione, ma imparano anche l’italiano e affiancano i nostri costumi ai loro. Non sempre, ma nel 99% dei casi è così, si integrano quel tanto che basta, secondo capacità, carattere ed esigenze. Il lavoro è la porta di ingresso in società, lavorando ti rendi economicamente autonomo, lavorando puoi risparmiare e fare piani per una famiglia, o per un investimento, lavorando in Italia lavori con italiani e in mezzo a italiani, per cui impari la lingua e l’interazione con gli autoctoni. Le diverse comunità si organizzano naturalmente intorno a certe linee.. è normale cercare i propri connazionali, è normale trovare da loro sostegno, è normale ricreare alcuni aspetti della comunità di partenza dove possibile. Ma non sono chiuse, fra loro esistono rapporti costanti, si contaminano, hanno momenti comuni d’incontro, e non c’è soprattutto una regola ferrea. Il singolo che voglia staccarsi dalla comunità può farlo. La zona cinese di Milano è si cinese, ma lo è per prassi, non per legge, non ci sono muri, un italiano può andare quando vuole ad abitare in via Paolo Sarpi. È questa libertà che consente la convivenza. Ed e spessissimo la politica che la distrugge. Il primo modo in cui la distrugge è l’integrazione forzata. Un gruppo di politici e burocrati che si immagina cosa dovrebbe essere l’integrazione e come dovrebbe avvenire e poi cerca di imporla, disturbando la vita di tutti quanti e creando inutili attriti e scontri. Il secondo modo in cui la politica distrugge la convivenza pacifica è con inutili crociate contro gli stranieri in quanto tali, accusati collettivamente di ogni nefandezza. Con le ordinanze anti kebab, con l’attribuire a tutti il reato di uno, con le generalizzazioni caricaturali stile ebrei col naso adunco, con le idiozie burocratiche con cui funesta la vita degli stranieri e degli Italiani (avete idea di cosa sia l’iter per il permesso di soggiorno? Un calvario kafkiano). io credo che non si possa stabilire a priori chi può o non può convivere, credo che le persone si uniscano e si dividano intorno a mille linee differenti, e non vedo motivo di attribuire in partenza un valore negativo alla convivenza fra persone diverse. E credo che il giusto contesto renda possibile in molti casi la convivenza pacifica. Molte divisioni le crea la politica, in sua assenza, le cose vanno diversamente. Innanzitutto sono mobili, non rispondono a un piano, non prevedono l’aggressione sistematica di nessuno, non prevedono l’obbligo di mantenere nessuno, né quello di accogliere, né quello di respingere. Prevedono la libertà di associarsi e non associarsi. In un contesto dove è garantita la sicurezza, e un basso livello di interferenza politica, è possibile anche una realtà cosmopolita come lo sono spesso state le grandi e ricche città. Che appunto sono cosmopolite ma hanno una ragnatela di divisioni interne, e trovano nella possibilità di fare le cose diversamente proprio ciò che garantisce che la convivenza funzioni.

  9. Pedante
    Pedante at | | Reply

    In linea di massima i bianchi e i neri si frequentono il meno possibile. La legge contro la discriminazione razziale colpisce in modo disuguale le due comunità. Sono veramente pochi i bianchi che cercano spontaneamente contatti con i neri e contro la discriminazione anti-bianca l’amministrazione pubblica fa orecchio da mercante. In quanto all’integrazione forzata è sempre contro la maggioranza bianca e cristiana, mai contro le minoranze.

    Sono d’accordo che il libero scambio può essere un lubrificante tra gruppi etnici distinti e potenzialmente ostili gli uni agli altri, ma non credo sia sufficiente perché una società sia sostenibile a lungo andare. L’azione umana non è limitata alla sfera economia. Considerazioni economiche possono benissimo essere subordinate ad altri fattori non monetari.

    Per quanto concerne Milano e le grandi metropoli in generale, più diversi sono gli abitanti più forte è la tendenza all’alienazione alla atomizzazione sociale. Si assiste a una specie di balcanizzazione dove, in termini politici, prevale il gruppo più unito (per motivi antropologici di solito non gli autochtoni).

    1. Fabrizio Fv
      Fabrizio Fv at | | Reply

      Sarebbe meglio considerare le persone singole, ma se proprio vogliamo parlare di gruppi, le ostilità sono molto più forti fra gruppi apparentemente simili, come ad esempio fra calabresi e napoletani, marocchini e algerini, indiani e pakistani, peruviani e ecuadoregni etc. …….
      Per non parlare poi di micro-ostilità locali, come , ad esempio, il disprezzo che gli abitanti dell’alta val Varaita (che si definiscono occitani) nutrono per quelli della bassa valle (definiti “i piemontesi”).

      1. Fabrizio Fv
        Fabrizio Fv at | | Reply

        ” Sono veramente pochi i bianchi che cercano spontaneamente contatti con i neri ” ………….. il più delle volte si manifesta come pacifica e reciproca indifferenza.

        1. Pedante
          Pedante at | | Reply

          Non negli Stati Uniti. E non nel Sudafrica. Magari fosse così.

        2. Pedante
          Pedante at | | Reply

          Arrivano i neri, scappano i bianchi. La cosiddetta “white flight”.
          http://scenarieconomici.it/detroit-e-il-white-flight-ovvero-ecco-cio-che-sta-accadendo-alle-metropoli-usa/

      2. Pedante
        Pedante at | | Reply

        Buone recinzioni fanno buoni vicini. Non so quanto siano simili calabresi e napoletani.
        http://www.uniroma1.it/notizie/biodiversit%C3%A0-umana-italiani-al-primo-posto-europa

  10. spago
    spago at | | Reply

    Quando i diversi gruppi, siano essi etnici, religiosi, d’interesse economico, “di classe”, o altro, sono impegnati a contendersi un potere statale che riguarda tutti, le cose vanno naturalmente a puttane. Perchè ciascuno teme che sia l’altro ad assicurarselo (e a ragione lo teme), e ciascuno lotta per ottenerlo e preservarlo e per approfittarne il più possibile mentre ce l’ha. Ma quando questo potere non ci fosse o fosse veramente minimo, quando chi è al governo e in parlamento non contasse nulla, allora subito la convivenza pacifica sarebbe un’opzione ben più realistica. Poi ovviamente questo non significa che d’incanto ogni tensione e disaccordo saprirebbe e che i fiumi porterebbero latte e miele al posto dell’acqua.

    1. Pedante
      Pedante at | | Reply

      Perché il libertarismo possa funzionare ci deve essere reciprocità. Solo i popoli europei intendono lo spirito di laissez faire. Non è solo una questione di cultura ma di biologia. I relativamente bassi livelli di endogamia in Occidente rispetto al resto del mondo favoriscono l’individualismo anziché il tribalismo.

      Ad ogni modo se lo Stato non fosse così potente il problema dell’immigrazione di massa non si sarebbe mai presentato. Si tratta di un fenomeno creato e imposto dall’alto a danno degli autochtoni.

      1. spago
        spago at | | Reply

        Tu ne parli come di un destino segnato.. ma persino la biologia cambia e il libertarismo chi non lo capiva ieri può capirlIo domani. La cultura e la biologia sono una un limite per l’altra, il nostro stesso cervello è capace di decidere in maniera non istintiva, di contrastare la chiamata dell’istinto. Chec senso avrebbe se no la responsabilità individuale?

        1. Pedante
          Pedante at | | Reply

          La biologia cambia attraverso molti secoli o millenni ma non voleva dire intendere intellettualmente ma abbracciare lo spirito, una questione di carattere o inclinazione. In questo credo che c’è forte elemento di determinismo biologico. Gli anglosassoni sono forse il popolo più esogamo in assoluto e perciò è logico che abbraccino ideologie che privilegino i diritti individuali. Popoli più endogamici privilegeranno ideologie più collettiviste.
          https://www.targetmap.com/viewer.aspx?reportId=48440

          1. Pedante
            Pedante at |

            Qui si vede un’Italia settentrionale più individualista e un Sud più collettivista, proprio come vorrebbe lo stereotipo.
            https://hbdchick.wordpress.com/2013/09/07/national-individualism-collectivism-scores/

  11. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    “Perché il libertarismo possa funzionare ci deve essere reciprocità” Tra chi? Se una società è libertaria, la reciprocità è una conseguenza prima ancora di essere un’azione volontaria. Forse sarebbe più esatto affermare che per realizzare una società autenticamente funzionante (e quindi libertaria) è necessario convincersi che il principio di non aggressione è un principio basato sulla reciprocità. Il libertario già lo sa, il problema è che si trova in minoranza per ragioni culturali. E qui torniamo al megafono persuasore che si trova nascosto in un magazzino di Arcore. E lì rimane, sostituito dal nuovo assistenzialismo sui biglietti del cinema. Se solo i popoli europei intendono lo spirito del laissez faire, allora iniziamo intanto a costruire una società libertaria in Europa. Almeno qui dovrebbe funzionare perché ci sarebbe reciprocità. Magari fosse vero. Mi pare che l’Europa sia più burosovietica che “laissezfairista” e non mi pare che i suoi popoli siano favorevoli all’abolizione dello stato.

  12. vetrioloblog
    vetrioloblog at | | Reply

    Quelli che più mi fanno arrabbiare sono i seriosi sostenitori “di un economia mista”, di “uno Stato minimo indispensabile” di “certe cose solo lo Stato le può fare” e compagnia bella. In pratica, accettando in parte il modello da loro combattuto, finiscono per arrendersi ad esso prima di combattere.
    Un vero libertario non è un utopistico sostenitore del “tutto o niente”, ma chi considera la parziale riduzione del ruolo dello Stato solo come tappa di un cammino avendo come obiettivo la sua totale eliminazione.
    Giustissimo: è inconcepibile “stare in parte con l’aggressore”. Come giustamente disse Qualcun Altro, impossibile servire Dio e Mammona!

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