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DEDICATO AI SOLONI DELLA SANITA’ PUBBLICA

ospedaleDI SILVANO CAMPAGNOLO

Leggo critiche contro il sistema sanitario USA che è carissimo. Mentre da noi si sta benissimo col SSN che è “gratuito”.
La sanità pubblica italiana è gratuita? davvero?…
Andiamo a vedere le cifre.

L’ultimo bilancio consuntivo a disposizione, parla di un costo annuo della sanità italiana pari a circa 115 miliardi di euro.
Ora se dividiamo questa cifra per i 60 milioni di abitanti italiani, abbiamo un costo annuale per abitante di circa 1920 euro, pari a 160 euro al mese, ripeto: per ogni abitante. (e già notiamo che l’SSN non è affatto gratis)
Ma la sanità italiana è pagata da tutti? No.
Quindi cominciamo ad eliminare chi di fatto non versa nulla alle casse dello stato per la sanità italiana, quindi tutti i giovani in età scolare, i disoccupati, ed ovviamente i pensionati e i dipendenti pubblici, i cui contributi ed imposte sono solo partite di giro.
Chi resta? Restano circa 18 milioni di persone. Che sono coloro che lavorano, e mantengono di fatto tutto il servizio pubblico nazionale.
Quindi i nostri 115 miliardi di costi vanno spalmati su chi effettivamente sostiene quei costi, e il risultato è che per ogni persona produttiva in italia il SSN costa 6400 euro all’anno circa, pari a 533 euro al mese.

Ora venitemi a dire che la sanità in USA, dove una polizza media costa 290 euro al mese, è cara.
Sicuramente per chi fa parte dei 42 milioni di italiani che di fatto non pagano la sanità italiana, la sanità USA è carissima. Per i 18 milioni di italiani che invece sono costretti con la forza a pagare anche per gli altri, tale sanità è carissima.
La grande differenza tra la sanità italiana e quella americana, al netto della qualità del servizio offerto, che non è oggetto di discussione, è semplicemente questa: negli USA tutti coloro che potenzialmente potrebbero usare il servizio sanitario se lo pagano, in italia lo pagano 3 persone su 10.

Edit: grazie al contributo del Dott. Carlo Matteo Peruzzini, Medico, sono venuto a conoscenza della quota di spesa degli italiani inerente la “sanità” che però viene fatta verso i centri di analisi e cura privati. tale spesa è di 35 miliardi di euro.
quindi la spesa totale per la sanità in Italia si attesta intorno ai 150 miliardi annui.
150 miliardi diviso per 60 milioni di abitanti, sono 2500 euro l’anno per abitante, circa 210 euro al mese per abitante.
150 miliardi diviso per i 18 milioni di poveri cristi che effettivamente scuciono i soldi, fanno 8333 euro all’anno, pari a 694 euro al mese. (chedete al vostro assicuratore di fiducia, con 700 euro al mese, che polizza sanitaria potrebbe farvi, cosi vi renderete conto di cosa stiamo parlando).

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29 Responses

  1. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Per i settantacinque anni di Sergio Ricossa uscì un bel libro che tra gli altri argomenti trattava anche della sanità negli Stati Uniti. Ci sono anche lì cose che non vanno ma per un’eccessiva presenza di regolamentazione pubblica propria nella cosiddetta patria del presunto capitalismo. Non come credono i babbei europei che continuano a sostenere l’idiozia corrente, basata sull’assunto dell’immaginaria mancanza di pronto soccorso nei confronti di chi non è assicurato. Bisognerebbe stampare, o pubblicare in forma elettronica, quotidianamente quelle pagine. Anche se i babbei di cui sopra continuerebbero a ignorarle volutamente perché se no poi Galileo ha ragione. E se i fatti contrastano con la loro ideologia, vadano alla malora i fatti e al confino lo scienziato.

    1. Antonio
      Antonio at | | Reply

      State dimenticando un particolare importante.
      Se vi beccate alcune malattie(es. il diabete) l’assicurazione vi restituisce i soldi abbandonandovi al vostro destino.
      Perché a loro di voi non gliene frega niente.
      Siete degli utili idioti per soddisfare la loro sete di profitto.
      Lo stato (che non é certo privo di difetti) questo non può farlo.

  2. andrea
    andrea at | | Reply

    uno dei pezzi più belli che io abbia mai letto

    1. andrea
      andrea at | | Reply

      aggiungo… però hai commesso un piccolo errore…. non hai tenuto in conto dei costi della sanità privata che molti italiani devono sostenere a causa di liste d’attesa impossibili, malasanità e altri problemi che tutti conoscono molto bene. Non hai neanche tenuto conto che molte prestazioni come quelle dentistiche sono quasi totalmente di pertinenza della sanità privata, quindi a carico dei singoli cittadini che le pagano AL NETTO delle imposte e che lo stato permette al massimo di detrarre al 19% e non di più.

  3. Dino Sgura
    Dino Sgura at | | Reply

    Da noi le cose non possono che peggiorare, ricordo una bellissima puntata del podcast “il truffone” del Dott Francesco Carbone, dove come ospite c’era il Dott. Fabio Scacciavillani, economista del fondo sovrano dell’Oman, a proposito di disuguaglianze e più in generale sulla situazione disastrosa dell’Italia; il paradigma Rohtbardiano tra tax payer e tax consumer è più attuale che mai.

  4. Dino Sgura
    Dino Sgura at | | Reply

    Le tanto sbandierate “disuguaglianze” della sinistra e le soluzioni fantozziane che essa propone. Un tempo faceva figo tra i sinistronzi dire: io ho letto Bauman, tutto liquido, viviamo in una società liquida bla bla e supecazzole d’aria fritta (non liquide per fortuna); poi ricordo un noto giornalista di repubblica pavoneggiandosi nel dire in Tv: no signori miei, io ho letto Krugman…(ci vuole coraggio, scusate se è poco!), mentre adesso il loro idolo è tale Pikettì, con la sua analisi statica e neomarxista dell’ineguaglianza. Per fortuna che in Italia c’è Fusaro……

  5. eridanio
    eridanio at | | Reply

    Ora che l’IRAP è stata un po’ smussata ritorna tutto più fumoso, ma quando l’IRAP del vampiro Visco era in tiro, le spese della sanità erano praticamente pagate solo dalle imprese che facevano sia utili sia perdite dato che il grosso dell’imponibile era costituito da spese per dipendenti e interessi passivi.

    Dai lavoro a più persone? Stai pure inguaiato con le banche? Bene! Paga pure sta imposta…. somaro coglione!

    Se si conoscesse a fondo la realtà, si saprebbe che è più spietata della più maligna fantasia anche partigiana.

  6. Albert Nextein
    Albert Nextein at | | Reply

    Bisogna tenersi i soldi in tasca e fare in modo di non ammalarsi.
    Condurre una vita sana e prudente.

  7. Alberto Gregorio
    Alberto Gregorio at | | Reply

    A proposito di sanità gratis.
    Qualche settimana addietro ho dovuto sottopormi ad una visita medica. Ho usufruito dei servizi di un poliambulatorio privato ma convenzionato con la regione. Ho dunque caricato il mio costo sul ssn. E pensavo fosse gratis o quasi.
    Ho scoperto invece di dover comunque pagare un “ticket” di 50 euro.
    Al chè ho chiesto alla segretaria che compilava la prenotazione …
    “ma se avessi voluto fare la visita privatamente, quindi pagando tutto di tasca mia, quanto avrei sborsato?”
    “Privatamente sono 70 euro.”
    Quindi per 20 euro ho dovuto fare la coda dal mio medico di famiglia per l’impegnativa, poi andare a mettermi in coda per la visita convenzionata.
    Sono convinto che in un sistema completamente privato e libero avrei trovato facilmente chi mi offriva quel servizio a meno di 50 euro.

  8. liberalista
    liberalista at | | Reply

    Confermo quanto detto da Alberto Gregorio.

    In queste ultime settimane la mia compagna ha dovuto sottoporsi a diverse visite, prelievi ed esami, facendone alcuni in ospedali (pubblici è superfluo dirlo in Italia) ed altri in laboratori e strutture private e convenzionate.

    In alcuni casi, ad esempio per i prelievi del sangue, il ticket pubblico supera il costo del laboratorio privato. In altri, la differenza è irrisoria, come nel caso dell’ecografia addominale, che ci è costata 37 euro con la convenzione pubblica e ne sarebbe costata 48 senza.

    E per gli statalesi di ogni risma, questi pochi spiccioli di differenza, che come giustamente si notava nel precedente commento sarebbero azzerati abbondantemente in un sistema di libera concorrenza nel settore sanitario, giustificano un prelievo forzoso di centinaia di miliardi dalle tasche dei produttivi.

    Come diceva un noto comico, “beati loro che non capiscono un c…o”!

  9. christian
    christian at | | Reply

    Ulteriore conferma da parte di una mia conoscenza che fa l’infermiera da più di 20 anni.
    Per le analisi e le lastre oramai in molte parti d’Italia le differenze sono praticamente azzerate (oramai queste attività si possono fare quasi ovunque).
    Altre prestazioni la differenza è minima e se si considera il tempo sprecato, per una persona che lavora e quindi valuta il proprio tempo ad un prezzo decisamente maggiore di zero, il costo della prestazione pubblica è uguale se non addirittura maggiore di quella privata.

  10. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Tutti gli esempi riportati confermano l’ottusità di chi continua a preferire l’attuale sistema perché “se no, con l’assicurazione privata chi non se la può permettere muore”. Adesso che invece è obbligatoria e pubblica, muoriamo di più dopo aver pagato due volte. Senza l’IVA, i cinquanta euro richiesti da un privato diventerebbero trentotto. Se questo privato non avesse imposte sul reddito, diventerebbero venticinque. Se non dovesse pagare il balzello al comune perché espone l’insegna sanitaria, diventerebbero venti. Se il cliente non dovesse a sua volta pagare imposte, potrebbe permettersi di pagare i venti euro che in una situazaione di autentica libera concorrenza potrebbero essere ancora di meno. Oppure, in uno studio dli lusso con poltrone firmate, qualcosa di più. E subito ascolteremo i soliti deficienti che diranno “ecco: i ricchi si possono pemettere la sala d’attesa con la poltrona firmata e i poveri no”. Quindi statalizziamo la sanità e i poveri facciamoli morire in poltrone di lusso; in realtà in un ospedale per terra, altro che poltrona.

  11. ANTITROLL
    ANTITROLL at | | Reply

    Domanda a Colla e Nextein:

    A parte voi due, pensate forse che tra queste firme ci sia qualcuno che non sia il solito troll?

    (come vedete io NON mi sono volutamente escluso)

  12. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    @ANTITROLL. Io ringrazio per la frase “a parte voi due” ma non sono in grado di valutare e quindi di rispondere compiutamente alla domanda. Christian mi sembrerebbe veramente strano che fosse un troll. Oltre ad aver scritto generalmente in linea con il il pensiero libertario, è colui che mi ha insegnato cosa un troll sia in informatica. Prima conoscevo il termine solo nella letteratura fiabesca di origine scandinava. Anche negli altri interventi non riesco a trovare qualcosa di disturbo volontario ma, ripeto, è forse un mio limite. Del resto non possiamo essere tutti d’accordo su tutto. Sulla religione, ad esempio. Il mio agnosticismo, affiancato a collaborazionismo liturgico con le parrocchie cattoliche, è sicuramente in contrasto con la fede dichiarata di alcuni di noi o con l’ateismo altrettanto dichiarato di altri. Io ritengo, tanto per proporre un altro esempio, che la secessione sia un possibile mezzo transitorio per raggiungere un sistema libertario non necessariamente legato alla territorialità. E che si potrebbe valutare anche il sistema elettorale qualora si presentassero le condizioni per un possibile pieno successo (più dei due terzi dei seggi o il 50% in un’assemblea costituente) di una lista autenticamente libertaria. Altri, per ragioni etiche o ipoteticamente pratiche, potrebbero non essere d’accordo. Se si aprisse una discussione sul tema, il dissenso verso le mie posizioni andrebbe considerato un atteggiamento da troll? O potrei essere considerato tale io stesso nel manifestare la mia posizione contrastante nei diversi metodi eventualmente proposti da altri? Se ci sono strumenti informatici per riconoscere i troll, io non ne sono in possesso. Sarò grato a chiunque vorrà fornirmeli.

  13. christian
    christian at | | Reply

    Alessandro, in realtà non esistono strumenti “informatici” per riconoscere i Troll in quanto si tratto di un atteggiamento, un modo di proporsi e rapportarsi con il forum (o chat od altro social media) il cui scopo non è la discussione di un argomento, l’esposizione delle proprie idee/punti di vista o l’analisi di un fatto ma infastidire i frequentatori del medesimo social media. Generalmente il bersaglio di queste azioni negative è proprio il mezzo stesso in quanto tale o l’argomento/idea/progetto a cui questo è dedicato (od uno dei vari argomenti). Per rimanere nell’ambito della vita reale lo si potrebbe definire un disturbatore, detrattore e/o un attacca brighe.
    Tralasciando i motivi che spingono a compiere tali azioni è da considerare che a tutti può capitare in qualche occasione di comportarsi in questo modo, vuoi per l’argomento trattato sui cui si è particolarmente sensibili, vuoi per una condizioni mentale particolare in cui ci si trova nello specifico momento in cui si scrive (rabbia, tristezza, stanchezza …ecc), vuoi per insofferenza verso una specifica persona.
    Come una rondine non fa primavera allo stesso modo non sono due o tre post che determinano un vero e proprio Troll.
    Certamente alcuni, come dei vandali digitali, entrano rompono tutto quello che possono e poi vengono cacciati (purtroppo dove questo non succede tali vandali possono ripresentarsi a più riprese come succede in quartiere dove non è presente alcuna vigilanza). Questa particolare categoria è facile da individuare. Altri con modi apparentemente garbati insultano, insinuano e diffamano (generalmente con linguaggio formalmente corretto in modo da non violare qualche regola del sito, ad esempio con l’uso di false domande per fare affermazioni denigratorie senza fornire prove a supporto, tipo “Ho sentito dire che tizio è un truffatore, voi avete qualche notizia?” oppure mascherate da opinioni personali senza argomentazione “Sono certo che Caio non è chi dice di essere, voi non ve ne siete accorti?”).
    In ultima analisi per comprendere se qualcuno possa essere considerato un Troll della seconda categoria è necessario analizzare più di un intervento e per un determinato intervallo di tempo, ma alla lunga le evidenze saltano fuori esattamente come un drogato non può mascherare l’evidenza della propria dipendenza troppo a lungo.
    Per quanto riguarda la questione che una stesso Troll possa presentarsi ed impersonare più identità, se quest’ultimo ha minimo di capacità informatiche non ci sono strumenti semplici per individuarlo a meno di ricorrere a qualche autorità (tipo polizia postale) la quale di certo non spreca tempo e risorse per rincorrere un Troll (se si tratta solo di quello e non di altri reati, ma anche casi denunciati di diffamazioni e calunnie hanno ben poco successo nei confronti di un Troll un minimo scaltro e capace).
    Alla fine dei conti lo strumento principale rimane sempre l’analisi di cosa il Troll scrive per comprendere se si tratta dell’alter ego di una stessa persona (anche questo compito impegnativo).
    Nel caso specifico analizziamo solo uno degli ultimi post del personaggio in questione sull’argomento “DALLA SECESSIONE CATALANA ALLA LIBERTA’ DEI BITCOIN” dove dopo un primo commento di Colla al successivo di Eridanio (che scrive da molto tempo su questo sito nel suo particolare stile, che può o meno piacere e sulla cui sostanza si può essere o meno d’accordo) risponde così:

    “E dopo la penosa (soprattutto castiglianamente parlando) guittata en travesti di virginia, le sgurate di dino, abbiamo un intervento soporifero alla Fusaro di di un quasi clone di leoluca.

    Nulla di nuovo sul fronte occidentale, compresa la noia.

    btw
    a propos, tu quando hai fatto la cena con Leo?”

    Un commento inutile, offensivo e che “tirava in ballo” persone (o comunque nick) che a quella data non erano minimamente intervenute con loro commenti.
    Concludo, Colla e Nextein sono stati chiamati fuori dall’accusa di essere Troll in quanto decisamente conosciuti e veterani del sito. D’altro canto il maggior caos e disturbo si crea proprio quanto le persone vengono messe le une contro le altre insinuando il dubbio (avere tutti contro è più tipico del primo tipo il Troll-vandalo che cerca un effetto immediato di disturbo). Proprio Antitroll ha da subito millantato le sue doti da rabdomante di Troll comparendo improvvisamente nel periodo degli attacchi indiscriminati da parte di una serie di personaggi molesti, insinuando anche che tale Troll risultasse un personaggio che aleggiava sul sito da molti anni (in particolare sin dalla nascita del nuovo sito) in modo che chiunque sarebbe potuto essere etichettato come Troll senza incorrere in imbarazzanti gaffe come nel caso in cui lo stesso, al contrario, fosse da considerarsi di più recente nascita.
    Infine includersi tra i “sospetti” relativamente ai dubbi sollevati è un bel trucco psicologico per dare maggiore credibilità alle proprie parole (a livello di logica o uno ritiene Antitroll un Troll quindi le sue parole prive di fondamento e da non prendere in considerazione oppure le sue parole vengono prese in considerazione e non lo si può ritenere un Troll, quindi il “non escludersi” tra i possibili Troll non ha alcun effetto in una analisi logica ma solo un impatto psicologico).
    Per quanto sia stato un po’ impreciso ed abbia condensato un pensiero che necessitava maggior spazio e decisamente una maggior competenza (di cui io non dispongo) spero di essere stato sufficientemente chiaro. Personalmente ritengo la questione di Antitroll chiusa e se possibile eviterò altri commenti o risposte al personaggio che non apporterebbero alcun valore aggiunto alle discussioni presenti nel sito (oltre a farmi perdere inutilmente tempo).

  14. ANTITROLL
    ANTITROLL at | | Reply

    Ma guarda quanto impegno ci mette lo psicopatico nella questione: fiumi di parole. Uno che faceva al massimo quattro battute in croce la sera ora è diventato prolisso come i suoi alter-ego giorgio-eridanio-e-via-dicendo.

    Te brucia eh? E lo so, avevi fregato anche me con christian, il grande ammazzatroll che però non combinava nulla. Eccerto, poteva forse il mullah Omar annientare i talebani o Curcio combattere le BR?

    Poi quel tuo post iniettato di sangue quando mi stavo congedando mi ha aperto gli occhi. A che pro? Al nemico in fuga ponti d’oro, non lo sai?
    Ma del resto ho sostenuto che tu fossi colto, ma di certo non sei mai stato molto furbo e di calci in culo te ne ho dati molti, vero Vito-Vilma?

    Ero tornato proprio per te, per igiene mentale mia, per avere quella certezza che tu stesso da “gran pollo” mi hai fornito su un piatto d’argento. Ora posso congedarmi davvero. Adieu.

    Ah, j’oubliais, naturalmente christian arriva solo di notte come gli zombie, perchè deve far credere a tutti che lui esiste davvero, è un lavoratore che la vita se la suda e bla bla bla fratelli: fumo negli occhi, non fatevi fregare, questo è uno parla con se stesso, gioca a poker da solo e cambia sedia ad ogni mano. E si fa pure troppe segwit.

    Ringrazio Colla per la risposta.

  15. giorgio
    giorgio at | | Reply

    peccato che il governo americano spenda in termini assoluti il 17,1% sul pil per le spese mediche pubbliche e private. vale a dire che molti centri di ricerca e ospedali privati costano alle casse dell’erario più di quelli italiani. insomma, se il governo smettesse di dare soldi agli ospedali privati americani il sistema collessarebbe. persino la mayo clini, probabilmente l’ospedale al mondo più titolato, ha ricevuto quest’anno dal governo federale 586 mln di dollari. pensare che il sistema pubblico interamente privato possa reggersi in piedi da solo è da sempliciotti. va da sè poi, che in un sistema interamente privato chi non ha reddito non si cura: ergo, che ne facciamo di queste persone malate e senza soldi per curarsi? proposte intelligenti?

  16. Ildebrando
    Ildebrando at | | Reply

    Lettura fondamentale. Sono d’ accordo con Colla e Nextein

  17. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Come volevasi dimostrare: è tornato il Grande Pontificatore a lamentarsi per la mancanza di poltrone di lusso per gli indigenti costretti a frequentare gli studi medici. Le proposte intelligenti che cerca, ovviamente non le ha lette. Eppure siamo pieni di pubblicazioni in merito. In questa stessa discussione avevamo citato il libro stampato in occasione dei settantacinque anni di Sergio Ricossa (altra persona che di proposte intelligenti ne aveva parecchie da suggerire e per questo non veniva ascoltato dai maniaci dell’attività pubblica). In quel testo si criticava proprio il finanziamento pubblico, da parte delle contee, degli stati e dal governo federale. Da sempliciotti è credere che un sistema privato non possa reggersi da solo come ogni altra attività umana. L’unica condizione è che non esista il fisco obbligatorio. Senza quest’ultima infamia, le persone senza reddito sarebbero un numero residuale e le loro cure mediche sarebbero pagate da enti spontanei di assistenza senza fini di lucro. Ne siamo pieni oggi, con il fisco attanagliante, sette milioni di volontari solo in Italia. Sarebbero molti di più e con maggiore reddito se non ci fosse l’ente inutile denominato “stato”. E’ oggi che la gente non riesce a curarsi perché il proprio reddito è mangiato da Sua Tassità. La proposta intelligente è una sola: si aboliscano gli obblighi fiscali, si passi a un sistema tributario volontario e si privatizzi tutto. A cominciare dall’istruzione che è il reparto più scadente. Lo avevamo già scritto innumerevoli volte, lo hanno gridato personaggi molto più autorevoli del sottoscritto. Ma che importa? Il mantra è mantra, alla malora ciò che è stato già detto. Un atteggiamento più intelligente? Impossibile, la scuola è ancora obbligatoria e pubblica. Il tiranno ha vinto. E fa credere ai sempliciotti veri che tali siano glia altri.

  18. Roberta
    Roberta at | | Reply

    Mi dispiace deluderla Signore: ma i dipendenti pubblici pagano le tasse come (e più) di altri. Anche il surplus regionale per l’aimenti dei LEA nella regione di appartenenza. Prima di scrivere o pontificare sarebbe DEGNO raccogliere dati e informazioni. Saluti.

  19. christian
    christian at | | Reply

    Pino dice a Paolo: “prendi 10€ a 1000 tizzi che possiedono 100€ e portami quanto hai prelevato, se si rifiutano di darteli digli che la prossima volta passerà Ugo e lo riconosceranno perché è alto due metri e con un mazza in mano; per il tuo lavoro svolto ti darò il 10% della raccolta prevista, cioè 100€, ma dato che sono una persona corretta leverò 10€ anche a te”.
    Ovviamente è pura fantasia (si! un prelievo del 10% è pura fantasia).
    Come stai Facco? Noto che ancora leggi e commenti su questo sito.

  20. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Appunto: prima di scrivere e pontificare, qualcuno dovrebbe studiare l’aritmetica. Così capirebbe che il lordo nella busta paga del pubblico dipendente non è una tassa pagata ma una finzione per illudere gli allocchi che gli stipendi pubbblici siano tassati. Se un superdirigente prende quattro milioni di euro lordi l’anno e ne incassa uno al netto, gli allocchi citati ritengono che quel superdirigente paghi più tasse degli altri perché il netto è solo del 25%. Non capisce che il reddito reale è di un milione l’anno e che quel reddito non è tassato. Gli viene solo forzatamente regalata dalla collettività ogni forma previdenziale e assistenziale. E’ inutile, Leonardo, spiegare cosa sia una partita di giro a chi ama farsi prendere in giro. Più o meno consapevolmente.

  21. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Errata corrige: “non capisocono” in luogo di “non capisce”.

  22. Alberto Gregorio
    Alberto Gregorio at | | Reply

    Proviamo con una analogia contabile.
    Tutti sanno (o almeno dovrebbero sapere) che L’IVA così come concepita dal nostro sistema fiscale è una PARTITA DI GIRO.
    Ma ad un esame superficiale non appare così.
    Infatti il commerciante che incassa 122 euro e ne versa allo stato 22 di IVA appare come il “pagatore” della tassa.
    Ma se guardiamo meglio, egli è solo l’esattore coatto di una tassa che paga il povero “consumatore”. Ecco la partita di giro: il consumatore paga l’IVA al commerciante che la “gira” allo stato (tralasciamo qui x semplicità tutte le implicazioni negative di mercato derivanti dall’IVA solo per isolare il concetto).
    Analogamente Il dipendente statale che “vede” le trattenute fiscali sulla sua busta paga è portato a credere (come il commerciante) che lui “paghi ” realmente quelle tasse.
    In realtà la situazione è analoga al caso dell’IVA.
    Chi paga TUTTE le tasse è solamente il lavoratore privato (imprenditori e dipendenti privati). Lo stato incassa TUTTE le tasse dai produttori privati e con quei soldi paga i dipendenti privati ai quali presenta una busta paga di 2000 euro…Ma versa realmente soltanto 1000 euro. La restante parte la “trattiene” imputandola a tasse facendo credere che così facendo Tutti pagano le tasse.
    Ma quei soldi “trattenuti” non escono mica dalle tasche del nostro dipendente pubblico, ma sempre e soltanto dal gruzzolo raccolto spremendo i lavoratori privati.
    Al massimo è come se lo stato ti desse 2000 euro e contemporaneamente ti togliesse 1000 di tasse. Una evidente partita di giro contabile.
    Che sia assolutamente ininfluente è dimostrato dal fatto che se togliessimo la voce ritenute fiscali dalla busta paga del dipendente statale, NON cambierebbe nulla ne per lui che avrebbe sempre 1000 euro in tasca, NE per lo stato il cui bilancio non cambierebbe di una virgola.
    Ho ovviamente fatto una forzatura per evidenziare l’analogia ma spero che questo esempio sia chiarificatore.

  23. Alberto Gregorio
    Alberto Gregorio at | | Reply

    Correggi: “paga i dipendenti statali”

  24. Dino Sgura
    Dino Sgura at | | Reply

    Ragionamento che non fa una grinza. Ricordo quando il buon Facco cercava di spiegarglielo a Cofferati in Tv…. Taxpayer e Taxconsumer, come diceva Rothbard, di li non si sfugge.

  25. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Spiegarlo a Cofferati è come voler spiegare a me la regola del fuori gioco nella disciplina calcistica: un’inutile perdita di tempo, vista la mia palese ottusità al riguardo. O come spiegare a Rosy Bindi cosa sia il diritto.

  26. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    L’utile idiota dello scorso tre novembre non perde il vizio di ritenere utili idioti gli altri, in particolare coloro che ragionano e trattano gli argomenti con cognizione di causa. Con la differenza che lui (o lei, perché come al solito i trolls non si firmano mai per esteso) è idiota inuitile perché nulla aggiunge alle banalià sconclusionate e ai luoghi comuni correnti. L’ultima bufala che gli piace raccontare è quella dell’assicurazione che se ti ammali ti restituisce i soldi e di te se ne infischia. Prima di scomodare Popper, per il quale non occorre l’esempio di colui che si butta nella piscina vuota per capire che l’azione è pericolosa già sul piano teorico, è opportuno un esempio pratico. E cioè il mio. Sono affetto da patologie autoimmuni, non c’è terapia efficace ma l’assicurazione mi paga lo stesso le spese. Forse li ho buggerati io; ed è tutto dire in una nazione dove il settore finanziario e quello assicurativo sono protetti mercantilisticamente dalla legislazione ordinaria e straordinaria, quest’ultima ormai di fatto più frequente della prima. In un mercato autentico, cioè libero, le assicurazioni che si comportassero come descritte dall’inutile insulso fallirebbero per mancanza di clienti. Nessuno si assicurerebbe (qui rientra Popper) per non avere garanzie di risultato. E senza imposte sul reddito e sul consumo costebbero di meno e sarebbero accessibili a tutti. Oggi invece che l’assicurazione è obbligatoria e pubblica, non solo di te se ne infischiano ma neanche ti restituiscono i soldi. Evidentemente il tonto inutilissimo non si accorge di come e quanto si muoia nelle attuali strutture ospedaliere. Né di come si paghi due volte, né che le prestazione pubbliche, grazie al cosiddetto “tìcchete” abbiano lo stesso prezzo di quelle private. Il ridicolo lo raggiunge quando afferma che “lo stato questo non possa farlo”. Ma come, signor babbeo?! Non si è ancora accorto (o accorta, sempre non so) di come in un altro settore previdenziale lo stato lo abbia già fatto? Il contratto prevedeva la pensione dopo quarant’anni di contributi. Ora, con una decisione di fatto unilaterale perché io i sindacati non li ho votati, lo stato stabilisce che in pensione ci si va con quarantatre anni di contributi e sessantotto di età. E in futuro è pronto ad aumentare, tranne l’assegno. Perché lo stato non potrebbe? Lo stato può tutto. E’ il privato che non può tutto. In una situazione libera perché viene sanzionato dai clienti, in una situazione legislativa perché può venire sanzionato dallo stato stesso. Gli stati chi li ferma? Decidono e basta, senza preoccuparsi del consenso perché le democrazie sono una farsa e ciò è evidente a tutti tranne a coloro che si ostinano a vedere nel profitto qualcosa di satanico. Meglio essere involontari aiutanti di chi persegue il profitto che autentici utili idioti utilizzabili per consolidare la dittatura dei burocrati,. Che profittano senza investire né rischiare. E favorendo quest’infamia, qualche povero mentecatto di turno si crede intelligente. Auguriamogli di non ammalarsi mai per non essere costretto ad usufruire di una struttura pubblica.

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