Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.com La proprietà è un diritto naturale e le tasse sono un furto. Thu, 27 Aug 2015 18:53:48 +0000 it-IT hourly 1 LA RIVOLUZIONE AMERICANA FU MODERATA O RADICALE? (2° PARTE) http://www.movimentolibertario.com/2015/08/rothbard-rivoluzione-americana-moderata-radicale-2-parte/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/rothbard-rivoluzione-americana-moderata-radicale-2-parte/#comments Thu, 27 Aug 2015 18:04:25 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13503 Read more → ]]> 9

di MURRAY N. ROTHBARD*

Ma si potrebbe affermare che, dopo tutto, questa fu solo una rivoluzione esteriore; anche se la rivoluzione americana fu radicale, fu solo un radicalismo diretto contro la Gran Bretagna, che non ci fu uno sconvolgimento radicale sul piano domestico, e nessuna “rivoluzione interna”.

Ancora una volta, questa visione tradisce una concezione molto ingenua di rivoluzione e delle guerre di liberazione nazionale. Mentre l’oggetto d’attenzione della sollevazione fu, ovviamente, la Gran Bretagna, l’inevitabile conseguenza indiretta fu un cambiamento radicale negli Stati Uniti.

In primo e ovvio luogo, il successo della rivoluzione significò inevitabilmente il ribaltamento e l’allontamento della élite Tory, in particolare di quegli oligarchi interni e quei membri dei consigli dei governatori che erano stati creati e appoggiati dal governo britannico.

La liberazione del commercio e della produzione dalle catene dell’impero britannico significò scalzare i favoriti Tories dalle posizioni di privilegio economiche favorite….

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INTERVENIRE PER NON INTERVENIRE http://www.movimentolibertario.com/2015/08/intervenire-per-non-intervenire/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/intervenire-per-non-intervenire/#comments Thu, 27 Aug 2015 04:52:06 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13666 Read more → ]]> CINAMERCATODI MATTEO CORSINI

“Non si perda un attimo per rendere operativa la via cinese al Quantitative easing. Se si vuole evitare che una correzione pesante, l’azzeramento dei guadagni di Borsa da inizio anno, conduca l’economia cinese nel cortocircuito di “una particolarissima deflazione alla giapponese” e il mondo intero paghi il conto terribile dell’addio alla crescita globale, la Banca centrale cinese deve muoversi secondo le linee seguite da inglesi e americani, con le loro banche centrali, e dall’Europa più di recente con la sua Bce, grazie alla ostinazione e al pragmatismo di Mario Draghi. La Banca centrale cinese deve creare più moneta non cambiarne la sua composizione, è necessario non solo accrescere la liquidità ma crearne di nuova, aumentare il suo bilancio arrivando ad acquistare titoli cinesi, al limite anche azionari, e ridurre la caduta dei prezzi, quando poi si aprirà il capitolo di vendere attività sull’estero, per fare massa di capitali, bisogna che la cooperazione internazionale si appalesi e dimostri di essere il tronco solido dell’albero che ci può mettere in salvo dal nuovo ’29 in un mondo dove tutte le economie sono interdipendenti ma ovviamente non tutte hanno lo stesso peso”. (R. Napoletano)

Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore, scrive raramente sul giornale che dirige. Lo fa in quelle che, evidentemente, ritiene le grandi occasioni. Voglio sperare che sia stato il panico a indurlo a vergare un editoriale che inizia con le frasi riportate. Credo, però, che non sia tutta colpa del panico per aver visto lunedì scorso i crolli generalizzati delle borse, trainate da quelle cinesi.

Napoletano invoca in quantitative easing da parte della banca centrale cinese, nell’ambito del quale la stessa dovrebbe creare denaro per sostenere le quotazioni dei titoli. Dimentica, probabilmente, che quella via è già stata seguita dalle autorità cinesi, con esiti (prevedibilmente) negativi.

Dimentica anche che in Cina negli ultimi 20 anni l’aggregato monetario M2 è cresciuto del 17.5% composto annuo. Un andamento non certo da politica monetaria restrittiva. Dimentica, inoltre, che i tassi di interesse sono stati costantemente distorti al ribasso da parte della banca centrale.

E adesso che sono arrivati al pettine i nodi generati dall’interventismo, si invocano nuovi interventi, ancora più massicci, per mantenere quotazioni evidentemente non sostenibili.

Il tutto non senza qualche contraddizione. Ancora Napoletano:

Per sostenere seriamente i titoli cinesi e l’accesso al credito delle sue imprese e, soprattutto, per evitare che il virus della sfiducia che riguarda una comunità di oltre un miliardo e trecento milioni di persone contagi pericolosamente le altre economie dei Paesi emergenti e non, incidendo così in modo letale su una crescita globale acciaccata, bisogna che la leadership politica cinese risolva la sua crisi d’identità e si tolga dalla testa di spingere artificialmente la domanda interna. Si impegni piuttosto a fare riforme di qualità in modo da dare fiducia e sicurezza ai suoi risparmiatori, è questa la molla vera per spingere i consumi. Dimostri, con scelte e fatti, che è pronta ad abbassare ancora i tassi ed è in grado di dotarsi di uno strumento di acquisto di titoli da parte della sua Banca centrale all’altezza della situazione, utilizzi una parte delle riserve per sistemare i bilanci delle sue banche, e, cosa ancora più importante, si misuri con il suo carico di tendenze programmatorie. Completi il programma di liberalizzazioni e ritrovi la storica capacità di crescita continua facendo i conti almeno con una parte dei problemi irrisolti di democrazia e con quelli, altrettanto vitali, in materia di trasparenza perché non si devono avere dubbi sull’entità del suo debito pubblico e perché i giovani cinesi devono sentire di fidarsi del loro Paese.”

In pratica, le autorità cinesi devono tagliare i tassi (e in questo Napoletano è stato accontentato) e comprare titoli, distorcendo il mercato, più di quanto fatto finora. Il tutto, però, senza voler “spingere artificialmente la domanda interna” e, soprattutto, misurandosi con “il suo carico di tendenze programmatorie”.

Quindi, se non ho capito male, la Cina dovrebbe programmare e intervenire, allo scopo di smettere in futuro di programmare e intervenire. A me non pare molto logico, ma forse mi sfugge qualcosa. O forse no.

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BANCHE GRECHE CHIUSE? LA LOTTA AL CONTANTE È UN ATTO CRIMINALE http://www.movimentolibertario.com/2015/08/foss-chiusura-banche-grecia-lotta-contante/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/foss-chiusura-banche-grecia-lotta-contante/#comments Wed, 26 Aug 2015 04:05:42 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13537 Read more → ]]> 2

di PAUL-MARTIN FOSS*

Le foto della Grecia, mostranti lunghe code presso gli sportelli automatici, sono sorprendenti. Anche dopo i deflussi di depositi dalle banche greche delle scorse settimane, ci sono ancora un gran numero di persone che stanno cercando di ottenere il loro denaro dal sistema bancario.

Con le banche chiuse, gli sportelli bancomat sono l’unico modo per le persone d’ottenere tutti i contanti. Cerchiamo di non tergiversare nel descrivere ciò che sta accadendo: si tratta di una corsa agli sportelli.

Anche se la Grecia ha uno schema di assicurazione dei depositi che copre fino ai 100 mila euro in conti di risparmio, la fiducia nel settore bancario è in calo e la gente sta cercando di ottenere i loro soldi. Il contante è il mezzo finale con cui i consumatori possono frenare il comportamento dei governi e delle banche, è per questo che i governi e le banche stanno facendo tutto il possibile per farla finita con il denaro contante….

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SU CHIESA E MERCATO IL PAPA FAREBBE BENE A LEGGERSI TOM WOODS http://www.movimentolibertario.com/2015/08/rockwell-chiesa-mercato-papa-tom-woods/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/rockwell-chiesa-mercato-papa-tom-woods/#comments Tue, 25 Aug 2015 05:19:02 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13523 Read more → ]]> 2di REDAZIONE

Proponiamo in ANTEPRIMA la traduzione integrale in italiano dell’articolo The Pope Should Listen to Tom Woods scritto da Llewellyn H. Rockwell Jr (ex capo dello staff congressuale di Ron Paul, esecutore dell’eredità culturale di Murray N. Rothbard, saggista, direttore del sito LewRockwell.com, amministratore delegato e responsabile del Ludwig von Mises Institute), una recensione al libro La Chiesa e il mercato. Una difesa cattolica della libera economia. scritto da Thomas E. Woods Jr (storico ed analista politico, saggista di vari libri, membro del Ludwig von Mises Institute, dell’Abbeville Institute e dell’Indipendent Institute, autore del The Tom Woods Show, insegna storia al Suffolk Community College a Brentwood, New York). (Traduzione di Luca Fusari)

Il rilascio dell’enciclica Laudato Si da parte di Papa Francesco, nelle scorse settimane, ha avuto il prevedibile risultato di vincere il plauso pontificio e gli urrà dalla stampa mondiale, e uno scuotimento di testa tra gli sconcertati cattolici osservanti.

Sia nelle sue osservazioni formali che nelle sue osservazioni ufficiose, Papa Francesco ripete molte delle obiezioni comuni (e caricaturali) verso l’economia di mercato, le obiezioni che potremmo incontrare negli scritti di un qualsiasi dei pensatori di sinistra che dominano l’ordine gesuita del Papa. 

Nel frattempo i cosiddetti progressisti nella Chiesa, normalmente non così deferente all’autorità, trionfalmente proclamano che le questioni economiche sono state definitivamente risolte e che i fedeli dovrebbero tacere e obbedire. L’antidoto a tutto questo, è il decimo anniversario dell’edizione del libro di Tom Woods La Chiesa e il mercato. Una difesa cattolica della libera economia, che ha vinto il primo premio nella divisione libri del Templeton Enterprise Awards poco dopo la sua pubblicazione un decennio fa.

La tesi di Tom e la sua rapida diffusione ha messo i liberals della Chiesa quasi istericamente sulla difensiva (leggete i divertenti e implacabili attacchi di Tom su una conferenza di cattolici di sinistra la quale avverte i fedeli dei terribili pericoli del libertarianism) e come ha fatto saltare una discussione aperta dai progressisti i quali erano così ansiosi e insistenti nel chiuderla.

Prima di spiegare ciò che rende questo libro particolarmente originale, unico e prezioso, mi si permetta di far notare che ciò che contiene è di grande interesse e importanza, non importa quali siano le convinzioni religiose che il lettore può tenere. E’ il libro perfetto da leggere tra L’Economia in una lezione di Henry Hazlitt da un lato, e i trattati austriaci avanzati come lo Human Action di Mises e Man Economy and State di Rothbard dall’altro.

Tom inizia spiegando la prasseologia, il metodo economico austriaco, e mostra come gli austriaci derivino il concetto di costi, scale di valori, di domande e definizione della domanda, e la legge dell’utilità marginale decrescente, tutto dalla semplice affermazione che gli esseri umani agiscono e usano mezzi scarsi per sostituire uno stato di cose più preferibile a uno meno preferibile.

Se vi siete mai chiesti esattamente come gli austriaci impiegano “l’assioma dell’azione” per giungere a solide conclusioni economiche, lo capirete dopo aver letto questo capitolo. Il resto del libro copre una vasta gamma di argomenti, l’equivoco che ha portato alla grossa confusione morale: i sindacati, i salari, il “giusto prezzo”, le banche, il denaro, l’inflazione, i cicli economici, gli interessi, il monopolio, gli aiuti esteri, il Welfare State, la distribuzione, e molto di più.

2La decima edizione contiene una nuova introduzione e un capitolo in più. Quel capitolo in più equivale ad una difesa complessiva della tesi del libro, e prende la forma di una risposta sistematica a un critico dispiaciuto per esso.

In altre parole, il libro argomenta in modo estremamente vigoroso e persuasivo in favore dell’economia austriaca come scienza, e dell’economia di mercato come un sistema economico.

Ti garantisco che sarai meglio in grado di difenderla dopo averlo letto, e che potrai godere di ogni pagina della presentazione dell’inarrestabile Tom. Quando il libro è uscito ha causato all’istante delle polemiche. I cattolici di sinistra e anche alcuni tradizionalisti lo hanno denunciato.

Ma Tom aveva un sacco di sostenitori, tra i quali P. Martin Rhonheimer della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, la rivista Crisis; James Lothian della Fordham University (che scrive sulla Homiletic and Pastoral Review); Bill Luckey, presidente del dipartimento di economia presso il Christendom College; Sam Bostaph, presidente del dipartimento di economia della (conservatrice e cattolica) University of Dallas; e anche uno studioso che aveva dato una mano nella stesura ad una precedente enciclica papale.

La tesi fondamentale del libro, che ha provocato polemiche tra i cattolici, la maggioranza dei quali non hanno mai letto il libro e caricaturano il suo contenuto, è la seguente. Un cattolico guarda alla Chiesa in materia di fede e morale. I dettagli tecnici di particolari discipline accademiche, d’altra parte, si trovano oltre alla competenza della Chiesa.

Ad esempio, se un particolare farmaco funziona o ha effetti collaterali con vari gradi di intensità è una questione su cui devono pronunciarsi i medici e i ricercatori medici. Se il farmaco può essere prodotto solo strappando il cuore dagli esseri umani viventi, la Chiesa può ovviamente dire che l’uso del farmaco è moralmente inaccettabile.

La Chiesa può dire che l’architettura della chiesa dovrebbe indurre la mente verso la contemplazione di Dio, ed essere costruita in modo da resistere alla prova del tempo. Ma gli ecclesiastici andrebbero oltre la loro competenza nel descrivere i metodi tecnici che sono più adatti a questo scopo.

Allo stesso modo, è cosa buona e giusta dire del benessere della famiglia, l’elemento costitutivo della società, che è di grande importanza. E’ invece altra cosa prenderne le parti per quanto riguarda i precisi mezzi tecnici per garantirne il benessere, come se l’edificio del ragionamento economico degli ultimi 200 anni non esistesse. Le richieste di un “salario di sussistenza” sarebbe ovviamente distruttivo per la famiglia.

I critici incomprensivi di Tom si avventarono. ‘Come osa Woods insistere sul fatto che la Chiesa non possa intervenire sulle questioni economiche!’ Ma Tom non stava dicendo questo, come abbiamo già visto. Non c’è motivo per cui l’autorità della Chiesa non possa fare affermazioni generali sui problemi morali che sovente si intersecano con l’economia.

Tom lo ha detto (ovviamente in modo giusto) che le proposizioni qualitative della scienza economica, essendo i fatti della realtà, si trovano concettualmente al di là della critica morale. In altre parole, se i salari aumentano in modo particolare, nessun quantitativo di esortazione morale può farli lievitare in un altro modo. Se i vincoli di un mondo finito A può godere solo a spese di B, nessuna quantità di pio scherno del sistema di mercato è in grado di eliminare questo fatto bruto.

2Non condanniamo il numero di Avogadro, né poniamo esortazioni morali per cambiarlo. Alcuni dei cattolici tradizionali che si oppongono all’enciclica Laudato Si di Papa Francesco erano in prima linea nel condannare La Chiesa e il mercato per il suo presunto dissenso da altre encicliche papali.

Ma i motivi per cui questi cattolici si oppongono a Laudato Si sono in buona misura quelle su cui Tom ha sottolineato le difficoltà con i documenti precedenti. Se cominciamo con presupposti errati tratti da incomprensioni di discipline secolari, qualsiasi ragionamento morale successivo sulla loro base è sicuro che sarà altrettanto distorto.

Quadragesimo Anno (1931) di Pio XI potrebbe guardare alla Grande Depressione e dare la colpa all’avidità, e anche l’altrimenti conservatore Benedetto XVI ha risposto ai problemi economici più recenti con quello che Tom ha chiamato «avvertenze banali circa il materialismo e l’avidità».

Tom si chiede nel libro: perché non c’è spazio in tutto questo computo morale anche per un solo riferimento ai problemi morali delle banche centrali? Sviluppato completamente in La Chiesa e il mercato, Tom ha applicato questa analisi alla Populorum progressio (1967) di Papa Paolo VI, che ha evidenziato le povere condizioni di vita del mondo in via di sviluppo.

Saltò da un desiderio del tutto naturale per migliorare tali condizioni al non sequitur selvaggio che i programmi di aiuto allo sviluppo guidati dallo Stato, finanziati dall’Occidente, erano la soluzione. Egli ha inoltre espresso la sua convinzione nell’ipotesi Singer-Prebisch, che un declino secolare dello scambio (per esempio, che i prezzi delle materie prime, che i Paesi del Terzo Mondo tendevano a produrre, si muovevano verso il basso, mentre i beni manufatti, prodotti dai Paesi più avanzati, hanno visto i loro prezzi aumentare) ha fatto sì che una liberalizzazione del commercio internazionale non potrebbe risolvere i problemi del mondo in via di sviluppo.

A quel tempo, l’economista Peter Bauer stava avvertendo invano contro i programmi di aiuto allo sviluppo. In primo luogo disse che sono inutili: se la povertà fosse davvero un circolo vizioso, ogni Paese sarebbe ancora nell’età della pietra. Quando gli atteggiamenti culturali giusti e le condizioni politiche ed economiche sono in atto, i finanziamenti per i progetti domestici saranno liberi di fluire all’estero.

In secondo luogo, questi programmi porterebbero a spargimenti di sangue, con gruppi antagonisti che si accapiglierebbero a vicenda per una parte dei soldi della sovvenzione. Questa violenza effettivamente si verifica in circa una dozzina di Paesi. In terzo luogo, questi programmi sovvenzionano il male, consentendo ai teppisti viziosi dei governi di proseguire la loro predazione distruttiva, senza dover affrontare le piene conseguenze economiche.

Tutte queste previsioni di Bauer si sono avverate in maniera spettacolare come uno potrebbe chiedere. Anche il New York Times, le agenzie internazionali, e l’amministrazione Clinton fu infine costretta, seppur a malincuore, ad ammettere che i programmi erano stati un fallimento grottesco. Ma chi, lo poteva sapere e denunciare se Peter Bauer non fosse mai esistito?.

2Anche la messa a terra empirica dell’argomentazione di Paolo VI si è sbriciolata di fronte a un esame più approfondito. Ricerche successive hanno scoperto che, dopo tutto, non vi era stato alcun declino secolare nelle ragioni dello scambio, così la base principale sulla quale Paolo VI ha proceduto per basare i suoi giudizi morali era semplicemente errata, un perfetto esempio dell’avvertimento di Tom sulla sorte dei giudizi morali e di come si intrecciano affermazioni empiriche potenzialmente difettose con la comprensione scientifica.

Tom osserva che questo imbarazzo si sarebbe potuto evitare abbastanza facilmente se Paolo VI avesse enunciato dei principi generali, anziché cercare di individuare precise soluzioni tecniche su una questione sulla quale non possedeva personalmente alcuna competenza e sulla quale non è estesa l’autorità attribuita dai cattolici al Papa.

Tom ha in precedenza esplorato questo tema nel 2002, in un articolo per il Mises Institute. Quando il feedback è stato entusiasta, ha deciso di scrivere un intero libro sull’argomento. Lo abbiamo invitato ad esporre alla nostra Lou Church Lecture in Religion and Economics nel 2004, e il suo libro fu pubblicato l’anno successivo.

Tom ha scritto una dozzina di libri, che vanno da Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d’America, che è stata per una decina di settimane nella lista dei bestseller del New York Times e che ha mandato sia i neocon che l’establishment in fermento (il libro di Tom è stato oggetto di un editoriale firmato nella pagina editoriale del New York Times) e Meltdown il bestseller del 2009 di Tom, con una prefazione di Ron Paul, che ha diagnosticato la crisi finanziaria da una prospettiva austriaca di libero mercato.

Ma in termini di suoi contributi più duraturi al pensiero austriaco o libertario, La Chiesa e il mercato è il capolavoro di Tom. E ha cambiato per sempre la natura della discussione sulla dottrina sociale della Chiesa, e si colloca tra le brevi presentazioni più interessanti ed efficaci per le idee di economia austriaca che ho incontrato. Concedetevi una copia di questa vigorosa polemica.

Suggeriamo la visione della seguente presentazione realizzata da Tom Woods del libro La Chiesa e il mercato realizzata presso la Texas Tech nel Settembre 2013 dalla Texas Tech Catholic Student Association, dal Leadership Institute, e dal Free Market Institute of Texas Tech.

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KRUGMAN INSISTE COL DIRE CAZZATE, ORA CI PROVA CON UBER http://www.movimentolibertario.com/2015/08/krugman-insiste-col-dire-cazzate-ora-ci-prova-con-uber/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/krugman-insiste-col-dire-cazzate-ora-ci-prova-con-uber/#comments Mon, 24 Aug 2015 05:24:16 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13649 Read more → ]]> UBERDI MATTEO CORSINI

“Dall’altro lato abbiamo assistito recentemente all’emersione del cosiddetto new liberal consensus, che sostiene (sulla base di una cospicua quantità di dati), che i salari non sono determinati rigidamente da domanda e offerta come prima si pensava, e che le politiche pubbliche possono, e dovrebbero, stimolare i datori di lavoro a pagare di più. Se tu sei un legislatore e questo è il tuo programma, sicuramente non apprezzerai che un datore di lavoro cerchi di sabotarlo dichiarando di non essere tale. È sicuramente possibile separare le due questioni, cioè promuovere l’uso delle tecnologie senza pregiudicare gli interessi dei lavoratori. Ma la sinistra progressista deve puntare su questo, evitando di lasciarsi dipingere come nemica dell’innovazione”.
(P. Krugman)

Uber sta portando scompiglio competitivo nel mercato del trasporto di persone non solo in Italia o nei Paesi più socialisti d’Europa (come la Francia), ma un po’ in tutto il mondo. La faccenda è al centro del dibattito politico anche negli Stati Uniti, e Paul Krugman ha voluto dedicare un suo post al tema.

Krugman sostiene che i liberal americani (in sostanza, sinistrorsi) dovrebbero separare la questione tecnologica, che andrebbe accolta favorevolmente, da quella relativa agli interessi dei lavoratori, a suo dire sottopagati da Uber. Di fatto chi presta servizio non è dipendente di Uber, né è obbligato a fare quell’attività. Ne consegue che, se ritenesse insoddisfacenti le condizioni economiche, potrebbe interrompere il servizio.

Secondo Krugman, però, il legislatore (liberal) farebbe bene a intervenire imponendo condizioni economiche migliori per i guidatori di Uber. E dovrebbe farlo forte di “una cospicua quantità di dati” che dimostrerebbero che “i salari non sono determinati rigidamente da domanda e offerta come prima si pensava”.

Non citando le fonti delle cospicue quantità di dati, non è possibile ovviamente sapere di preciso a quali dati e studi si riferisca. Tuttavia, che i salari non siano determinati dal libero incontro di domanda e offerta è un dato di fatto, soprattutto perché il legislatore si intromette in questa materia da decenni.

Ciò detto, come in tutti i casi in cui l’intervento legislativo distorce i prezzi al rialzo (o al ribasso), si crea un eccesso di offerta (o di domanda) rispetto al caso in cui non vi sia alcun di intervento. Questo è deducibile applicando semplicemente il buon senso allo studio dell’azione umana.

Nel caso spesso dibattuto del salario minimo fissato per legge, esisterà sempre una quantità di persone che non avranno la possibilità di lavorare perché la loro produttività è inferiore al salario minimo. Quanto più alto è il livello minimo fissato per legge, tanto più consistente sarà la disoccupazione involontaria che ne consegue.

Gli stessi liberals devono a un certo punto ammettere che il salario minimo, se alzato eccessivamente, crea disoccupazione. Ma hanno la presunzione di sapere quale sia il punto in cui fissare il livello minimo senza generare disoccupazione. Il problema è che si tratta, di fatto, di una presunzione di onniscienza inconciliabile con i limiti individuali in termini di conoscenze.

In sostanza, si tratta sempre del limite che sconsiglierebbe, a prescindere da considerazioni inerenti la libertà contrattuale degli individui, di intervenire per guidare la domanda o l’offerta dove si ritiene dovrebbero andare. Ma questo né Krugman, né i suoi legislatori di riferimento lo accetteranno mai.

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GRECIA, SOCIALIZZARE IL DEBITO DEL GOVERNO È UNA FORMA DI SCHIAVITÙ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/daily-grecia-socializzazione-debito-governo-schiavitu/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/daily-grecia-socializzazione-debito-governo-schiavitu/#comments Sun, 23 Aug 2015 09:13:21 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13512 Read more → ]]> 2di IAN DAILY*

La Grecia è inadempiente sul suo debito al Fondo Monetario Internazionale, è il primo Paese “sviluppato” a farlo. Ma la Grecia è solo una vittima di una eurozona imperfetta o è un canarino nella miniera di carbone?.

Dopo aver zoppicato a lungo per cinque anni sui prestiti di “emergenza”, Martedì sera il pagamento di 1,73 miliardi di dollari non è avvenuto, il più grande mancato pagamento della storia nei settantun anni dell’organizzazione finanziaria internazionale.

Il Fmi significativamente si è rifiutato di chiamare il mancato pagamento per quello che era: un default, optando invece per “in arretrato” (che, per chi non lo sapesse, è un complesso termine finanziario altamente tecnico che significa default). In questo senso la Grecia è ora in compagnia di artisti del calibro del Sudan, Zimbabwe, Afghanistan, Haiti, Jugoslavia, e Somalia….

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IL PROBLEMA DELLA GRECIA È LA SUA MENTALITÀ ANTICAPITALISTA http://www.movimentolibertario.com/2015/08/lamberti-problema-grecia-mentalita-anticapitalista/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/lamberti-problema-grecia-mentalita-anticapitalista/#comments Sun, 23 Aug 2015 05:12:39 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13582 Read more → ]]> 4tbdi RUSSELL LAMBERTI*

E’ considerato politicamente scorretto criticare la cultura di questi giorni, ma aldilà dell’utilizzo di euro o dracme, dentro o fuori l’Unione Europea, la Grecia ha davvero in qualche modo bisogno di risolvere la sua disfunzione culturale.

Non sto parlando dei suoi costumi, delle tradizioni, dell’architettura o della musica, e non sto assolutamente parlando del suo cibo. Sto parlando dell’anticapitalismo culturale.

Le trattative, le offerte, le contro-offerte, i referendum, le proteste e tutto il resto significano molto poco, se i greci, in generale, non abbandonano il loro zeitgeist statalista e riscoprono l’eccezionalismo del capitalismo greco….

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L’UE E LA GRECIA SONO L’ESEMPIO DI 150 ANNI DI FALLIMENTI DEL SOCIALISMO http://www.movimentolibertario.com/2015/08/barron-unione-europea-grecia-150-anni-fallimenti-socialismo/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/barron-unione-europea-grecia-150-anni-fallimenti-socialismo/#comments Sat, 22 Aug 2015 04:29:48 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13501 Read more → ]]> 8di PATRICK BARRON*

La Grecia non potrà pagare i suoi debiti… mai. Né potranno farlo molti altri Stati membri dell’Unione europea. Ecco perché le élite europee sono riluttanti nel mettere la Grecia in default.

Se alla Grecia è permesso di abolire i suoi debiti, perché qualsiasi altro membro debitore dell’Ue dovrebbe pagare? Le conseguenze finanziarie di una massiccia inadempienza da parte della maggior parte dei membri della Ue è difficile da prevedere, ma la cosa non sarà graziosa.

L’Europa ha costruito un castello finanziario di carta e la minima perdita di fiducia lo porterà al crollo. La tragedia dell’Europa ha al suo centro il socialismo. L’Europa ha flirtato con il socialismo dalla fine del XIX° secolo….

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ANCHE NEGLI USA NEI NEGOZI È VIETATO DISCRIMINARE http://www.movimentolibertario.com/2015/08/stati-uniti-discriminazione-vietata-negozii/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/stati-uniti-discriminazione-vietata-negozii/#comments Fri, 21 Aug 2015 07:01:58 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13640 Read more → ]]> 1di REDAZIONE*

Siete proprietari di un negozio? In realtà non avete alcun diritto di proprietà. E’ questo, almeno, quanto sta accadendo dall’altra parte dell’Oceano, negli Stati Uniti, dove la Corte di Appello del Colorado ha emesso una sentenza, secondo la quale i proprietari di una panetteria non hanno alcun potere di controllo sul loro negozio.

Pertanto, dovranno continuare a servire una coppia di clienti con cui non vorrebbero aver nulla a che fare. La corte ha reiterato quanto era stato già affermato nella sentenza di primo grado, in relazione alla causa legale presentata dall’American Civil Liberties Union e del distretto del Colorado facente capo alla stessa associazione, a favore della coppia gay formata da David Mullins e Charlie Craig.

I due si presentarono nella pasticceria Masterpiece Cakeshop della periferia di Denver, a Lakewood, insieme alla madre di Charlie, nel luglio del 2012, per ordinare una torta per il loro matrimonio. Vennero poi cacciati dal proprietario del forno, Jack Phillips, che giustificò il gesto con le proprie motivazioni religiose.

Phillips disse alla coppia che quello era il suo metodo standard di business; in precedenza e in diverse occasioni, l’uomo aveva infatti dichiarato che avrebbe preferito andare in carcere, piuttosto che preparare una torta nuziale per una coppia gay.

La coppia aveva pianificato di celebrare il matrimonio nello stato del Massachusetts e poi, di nuovo, in Colorado, stato in cui in quel momento il matrimonio tra membri dello stesso sesso non era stato dichiarato ancora legale. A quel punto la coppia presentò denuncia alla Divisione dei Diritti Civili del Colorado, con l’accusa di discriminazione contro il loro orientamento sessuale, rivendicando i diritti stabiliti nel Colorado Anti-Discrimination Act.

Nel 2014, la divisione reiterò quanto era stato stabilito da un precedente giudice: ovvero, che il proprietario del negozio aveva commesso un reato di discriminazione. Phillips ricorse in appello. Appello che ora ha perso. «Masterpiece (la pasticceria) rimane libera di continuare a manifestare il proprio credo religioso, inclusa la sua opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, se vuole operare come locale pubblico e gestire attività all’interno dello stato del Colorado, non può in base al CADA (appunto la legge contro la discriminazione del Colorado) decidere quale cliente scegliere in base all’orientamento sessuale».

Ma ci si chiede se il vero motivo sia quello della discriminazione e negli Stati Uniti si fa riferimento a un altro caso, riportato da Ryan McMaken nel suo articolo “Discrimation” Isn’s About Religion, It’s About Private Property. L’articolo fa riferimento a una legge che è stata firmata ad aprile dal governatore dell’Indiana: si tratta della Religious Freedom Restoration Act, che prende a modello una norma federale e che afferma che il credo religioso di una persona non può essere “sostanzialmente gravato” da leggi contro la discriminazione.

Forte la reazione non solo del mondo della politica, ma anche di quello di diversi colossi, con i CEO di diverse società, tra cui Apple e Salesforce che hanno protestato contro la disposizione, e Salesforce che ha anche annunciato l’intenzione di boicottare parzialmente l’Indiana.

Il caso giuridico si è fatto più complesso, nel momento in cui il governatore Mike Pence dell’Indiana, Repubblicano, intimorito dalla reazione delle aziende, ha cambiato la ratio della norma: «Sono arrivato alla conclusione secondo cui sarebbe di aiuto cambiare la legge, per chiarire che essa non dà agli imprenditori il diritto di discriminazione nei confronti di nessuno».

Tuttavia, nel suo articolo, Ryan McMaken, sottolinea che il vero motivo del dibattito in Indiana non è tanto quello religioso, quanto quello che attiene, «semplicemente, al concetto di proprietà privata». Da una parte esiste un gruppo che chiede l’espansione dei diritti di proprietà privata; dall’altro lato si chiede un intervento maggiore dello Stato per tutelare le imprese.

Tim Cook e Marc Benioff, rispettivamente amministratori delegati di Apple e Salesforce, hanno sostenuto la regolamentazione del governatore perché temono che qualcuno possa utilizzare la sua proprietà in modo che essi reputano offensivo. Ma «la loro vera posizione è che è giusto e legittimo che il governo regoli l’utilizzo della proprietà privata, in modo tale da garantire che essa venga utilizzata solo nei modi che riflettono i valori dei gruppi religiosi o socio-economici di cui fanno parte loro».

Il risultato è che, «se il proprietario di un appezzamento di terra o di uno strumento non può impedire agli altri di utilizzare quell’appezzamento di terra o quello strumento, allora il proprietario non ha alla fine alcuna proprietà su quello che pensa di possedere. In più, se è privato del diritto di escludere, il “proprietario” è ridotto semplicemente a poco più della figura di un gestoreIn pratica, la decisione di escludere è sempre basata su una qualche forma di discriminazione”, dal momento che, “visto che il tempo è scarso, nella vita di tutti i giorni i mercati, i venditori, i commessi, i proprietari di qualsiasi cosa – prendono decisioni discriminatorie sul fare o meno business con i cliente A o il cliente B (…) Una persona può preferire per esempio fare affari con persone più attraenti o più simpatiche. O potrebbe desiderare di fare affari con chi è della sua stessa religione o con cittadini del proprio stato. Di base, tutti sanno che la verità è questa, ma molti accettano che è ruolo legittimo dello stato decidere quali tipi di discriminazioni siano accettabili e quali no. Per esempio, la discriminazione contro persone non attraenti (o persone sporche, vestite di stracci) rimane accettabile. Ma la discriminazione contro una certa etnia no».

L’autore dell’articolo scrive che: «a prescindere dal gruppo che verrà favorito, l’effetto di qualsiasi legge contraria alle discriminazioni è ridurre la libertà del proprietario e aumentare l’ampiezza del potere coercitivo del governo sulle vite e sul tenore di vita dei proprietari. In più, visto che le leggi contro la discriminazione sono molto dipendenti dal provare gli intenti e le motivazioni, essere alla fine mettono anche il governo nella posizione di indagare i pensieri e le opinioni dei proprietari (di qualsiasi asset si parli)».

Fonte: Court to Bakery Owners: You Have No Property Rights

Fonte: “Discrimination” Isn’t About Religion, It’s About Private Property

Fonte: Bills on ‘Religious Freedom’ Upset Capitols in Arkansas and Indiana

* Articolo tratto da http://www.wallstreetitalia.com/

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LA BATTAGLIA CONTRO LO STATO SI COMBATTE CON L’EVASIONE FISCALE, NON COL VOTO http://www.movimentolibertario.com/2015/08/la-battaglia-contro-lo-stato-si-combatte-con-levasione-fiscale-non-col-voto/ http://www.movimentolibertario.com/2015/08/la-battaglia-contro-lo-stato-si-combatte-con-levasione-fiscale-non-col-voto/#comments Fri, 21 Aug 2015 04:46:11 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13637 Read more → ]]> elogio_fiscaleDI MAURO GARGAGLIONE

Il suffisso “crazia” deriva dal greco antico Kratos (o Cratos) che nella mitologia è la personificazione della potenza, del potere, del dominio. Esempi: meritocrazia, dominio dei meritevoli, democrazia, potere del popolo, teocrazia, di dio o degli dei (attraverso la casta dei religiosi).

Il prefisso “buro” deriva dal francese bureau, ufficio (o persona che svolge l’ufficio, cioè il compito).

Oggi noi dobbiamo vivere e lavorare per alimentare la buro-crazia statale sempre più numerosa e lo facciamo per mezzo del prelievo fiscale coatto sui frutti del nostro lavoro.
Questa è l’essenza dello Stato moderno di derivazione francese post rivoluzionaria (infatti bureau, non è un caso, è una parola francese). Burocrazia: dominio dei funzionari d’ufficio.
Comandano loro. Chiunque votiate, che vi rechiate a votare oppure no. La battaglia quindi non si combatte col voto o il non voto, si combatte con l’evasione fiscale.

Ma non si vince neanche con quella perché non ci saranno mai abbastanza evasori per affamare i burocrati di Stato che hanno persone armate a difenderle.

Per sconfiggerli occorre che le persone smettano di produrre ricchezza, cioè che l’economia collassi del tutto. A quel punto lo Stato burocratico, se vorrà sopravvivere, dovrà interrompere il prelievo coatto di una ricchezza che non si produce più e cominciare col lavoro coatto.

Di certo non accetterà senza reagire la sua morte per inedia.

Questo percorso spaventoso è quello che è stato imboccato dalla democrazia di massa e dalla sua acritica adorazione, e dimostra che essa è completamente inutile se viene intesa come sinonimo di libertà.

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