Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.com La proprietà è un diritto naturale e le tasse sono un furto. Sat, 04 Jul 2015 13:14:56 +0000 it-IT hourly 1 GRECIA, COMUNQUE VADA IL REFERENDUM NON C’E’ VIA DI FUGA http://www.movimentolibertario.com/2015/07/grecia-comunque-vada-il-referendum-non-ce-via-di-fuga/ http://www.movimentolibertario.com/2015/07/grecia-comunque-vada-il-referendum-non-ce-via-di-fuga/#comments Sat, 04 Jul 2015 11:33:59 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13491 Read more → ]]> GRECIADI PAOLO CARDENA’

Al netto del significato “romantico” di un premier che chiama il suo popolo ad esprimersi a proposito del futuro del paese, non capisco proprio il significato razionale del referendum in Grecia. Non sto dicendo che sia un errore lasciare che gli elettori possano esprimersi su questioni di fondamentale importanza, come quella che riguarda il quesito referendario posto dal governo di Atene. Ma esistono quantomeno molte contraddizioni sull’operato del governo e, quindi, di conseguenza, anche sulla soluzione referendaria proposta, che soluzione non è. Questo è tanto più vero che se si considera che Syriza ha vinto le elezioni proprio grazie alla promessa di attenuare l’austerità. Va da sé che, sotto questo punto di vista, Tsipras gode già di un mandato popolare conferitogli dagli elettori lo scorso gennaio.
Quindi, perché un referendum? Cosa si vuole dimostrare? Cosa si vuole affermare? Forse il primato della democrazia sulla finanza? Puramente illusorio, allo stato attuale e in questo contesto. E poi, se così fosse, verrebbe da chiedersi: con i soldi di chi? Il deteriorarsi delle aspettative nella trattativa tra la Grecia e i suoi creditori è frutto dell’asimmetria esistente tra il programma politico con il quale Syriza ha vinto le elezioni in Grecia e le logiche che governano l’Eurozona. Logiche che in alcun modo possono coesistere con le promesse che Tsipras ha fatto in campagna elettorale.

A seguito della vittoria di Tsipras è iniziata un’estenuante trattativa che dura ormai da 5 lunghi mesi e che, secondo la mia modesta opinione, appare a dir poco priva di logica e strategia. Nel frattempo la situazione economica in Grecia si è deteriorata ulteriormente: i gettiti tributari si sono manifestati ben inferiori a quelli programmati dal governo, i soldi in cassa sono finiti o quasi, i risparmiatori hanno ritirato decine di miliardi di euro dalle fragili banche (fino a questo momento tenute in vita dalla BCE) e si è disposta la chiusura degli sportelli per una settimana (ma la riapertura potrebbe essere ulteriormente differita) con l’introduzione di misure di controllo dei capitali, ed è aumentato notevolmente anche il disagio del popolo greco.

La storia recente dice che, ad un certo punto, avendo promesso la fine dell’austerità (ma anche la permanenza nell’euro), Tsipras chiama a raccolta il suo popolo e dice: “Cari concittadini greci, è vero che, durante la campagna elettorale, era stata promessa la fine dell’austerità e, al tempo stesso, la permanenza della Grecia nell’euro, ma avevamo fatto i conti senza l’oste. Quindi, non posso fare altro che alzare le mani e fare decidere a voi stessi cosa dovrà esserne del vostro futuro, ringraziandovi di avermi votato alle scorse elezioni”. Quindi indice il referendum per il prossimo 5 luglio, invitando gli elettori greci ad esprimersi se vogliono accettare il piano proposto dai creditori (quindi ancora austerità) oppure rigettarlo.

Ora, tenuto conto che la grandissima parte degli elettori potrebbero non avere la giusta cognizione di causa su cosa potrebbe comportare un espressione di voto piuttosto che un’altra (cosa che, come ben sapete, accade anche in Italia), fare un referendum di questa importanza, in 5 giorni, è un po’ come voler dire: caro bambino, preferisci il gelato o lo sciroppo medico. E’ ovvio che il bambino risponda Il gelato. Quindi, abbandonando la metafora, è probabile che vincano i “NO” e che vengano rigettate le proposte della Troika.

Ma se ciò non dovesse accadere, ossia nel caso in cui dovessero vincere i “SI”, cosa accadrebbe? In questo caso si aprirebbe uno scenario per nulla rassicurante, perché, come affermato dallo stesso Tsipras, il governo potrebbe dimettersi e quindi si potrebbe andare a nuove elezioni con tutte le incognite del caso, qualora la votazione dovesse restituire una maggioranza che non è detto sia sulla stessa posizione determinata dai risultati del referendum del prossimo 5 luglio. Insomma, caos su caos.
Nel frattempo, con chi dovrebbero trattare le autorità europee se il governo dovesse dimettersi? La questione è aggravata anche dal fatto che il prossimo 20 luglio Atene dovrà rimborsare alla BCE circa 3,5 miliardi di euro. E mancare il rimborso alla BCE non ha lo stesso significato del mancato rimborso verso il Fondo Monetario Internazionale di appena due giorni fa, visto il potere di vita o di morte che la BCE esercita sulle banche greche. Insomma, nel caso dovessero vincere i “SI”, nella migliore delle ipotesi, si avrebbero comunque non pochi problemi. Che sono tuttavia imparagonabili rispetto a quelli che si avrebbero se il fronte del “NO” avesse la meglio.

Se Tsipras afferma che votare NO al referendum non significa votare contro l’euro, dovrebbe spiegare con quali strategie intende rimanere all’interno dell’Eurozona. Ovvero dovrebbe spiegare in che modo intende onorare il debito scaduto due giorni fa e le rate che verranno a scadere nelle prossime settimane, che sono ben più impegnative rispetto a ciò che non è stato rimborsato al Fondo Monetario Internazionale appena due giorni fa. Dovrebbe anche spiegare in che modo vorrebbe salvare il sistema bancario che è praticamente al collasso, e soprattutto dovrebbe dire al popolo greco con i soldi di chi, vista la non remota possibilità che questo avvenga per tramite i risparmiatori greci (bail-in).
Tsipras pensa che, se dovessero vincere i NO, il governo greco guadagnerebbe forza contrattuale da spendere con la Troika che, a quel punto, secondo questa logica, assumerebbe un atteggiamento più tollerante e sarebbe meno ostile verso nuove concessioni.

Ma attenzione: il punto è proprio questo ed è assai pericoloso, non meno dell’uscita di Atene dalla zona euro.
In questi anni di crisi si è visto che, in molti paesi, il processo democratico è stato fortemente alterato, solo per usare un eufemismo. E la vita politica di ciascun paese, se vogliamo, ha subito delle manifeste prevaricazioni ad opera di istituzioni europee che, in nome della salvezza dell’euro da se stesso, ha imposto a buona parte del continente manovre di austerità, solo da alcuni mesi parzialmente compensate dall’interventismo della Bce.

In altre parole, l’austerità è stata imposta per ridurre gli squilibri strutturali tra i vari paesi ed ha consentito alla BCE di assumere un atteggiamento più interventista rispetto a quello avuto fino all’arrivo di Mario Draghi alla presidenza della banca centrale.
Ora, ritornando al caos greco, se dovessero vincere i NO, dal mio punto di vista, sarebbe assai illusorio pensare che la Troika possa prendere atto della volontà del popolo greco (contrario all’austerità) e riformare il sistema di governo che ha adottato fino a questo momento. Perché, altrimenti, ciò significherebbe aprire uno squarcio profondo proprio nella credibilità delle istituzioni eruopee (ammesso che ne abbiano), confinandole in una posizione di debolezza nei confronti di quelle espressioni di volontà popolare, troppo spesso e con troppa facilità etichettate come “populiste”. Oggi, secondo questa logica, alla luce di una possibile vittoria dei “NO”, le istituzioni europee dovrebbero assumere un atteggiamento più clemente e quindi fare delle concessioni alla Grecia. Ma ciò non esclude il fatto che domani potrebbe essere la volta del Portogallo, della Spagna o dell’Italia. Ecco quindi che si verificherebbe un precedente che, in proiezione futura, potrebbe essere fortemente destabilizzante.

L’alternativa è quella dell’uscita di Atene dalla moneta unica.
L’uscita della Grecia dall’euro creerebbe un precedente che abbatterebbe il dogma dell’irreversibilità dell’euro. L’integrazione europea, di fatto, diverrebbe reversibile. Ciò significa che agli altri membri della zona potrebbero essere tentati di abbandonare la moneta unica: non necessariamente nell’immediato ma, eventualmente, in occasione di qualche prossima crisi.

Gli investitori non europei, alla luce della reversibilità della moneta unica, assumerebbero un atteggiamento molto più cauto e quindi sarebbero meno disposti ad investire in un determinato paese che potrebbe abbandonare la moneta unica determinando la svalutazione dell’investimento.
C’è poi il rischio di contagio, con la possibilità di vedere aumentare il premio di rischio per i paesi considerati a rischio. Naturalmente, la BCE, oggi, dispone di un discreto arsenale per contrastare il rischio contagio, ma credo che lo shock sarebbe comunque inevitabile e non è affatto detto che la banca centrale riesca ad evitarlo.
Ma, in ogni caso, il danno più grande che determinerebbe l’eventuale uscita della Grecia dall’euro è quello derivante dall’arrestarsi della speranza di una maggiore integrazione della zona euro finalizzata a rendere ottimale quest’area valutaria in modo da poter compensare al proprio interno gli effetti prodotti da shock economici. Integrazione che, più volte, anche di recente, lo stesso Mario Draghi ha ribadito essere di fondamentale importanza per rendere l’euro effettivamente irreversibile.

Al netto delle responsabilità che, secondo la mia modesta opinione, stanno da entrambe le parti, la vicenda greca si sta concludendo nel peggior modo possibile. Tutta la sua gestione, da 5 anni a questa parte e, ancor prima, con l’entrata nell’euro del paese ellenico, è stata un susseguirsi di errori clamorosi commessi soprattutto dalla nomenclatura politica europea. Come che sia, sotto questo punto di vista, tenuto conto che la Grecia esprime appena il 2% del Pil dell’intera Eurozona, la bilancia delle responsabilità pende principalmente da parte tedesca per la manifesta incapacità di gestire un focolaio di crisi che nel frattempo si è trasformato in un vero e proprio incendio di grandi proporzioni. E questo, per coloro che invocano che occorrerebbe più Europa, che occorrerebbe un’Europa unita e che ritengono che la Germania debba e possa assumere un ruolo di leadership nella convergenza degli Stati europei verso quell’integrazione che, come dicevamo, lo stesso Draghi ritiene essere di fondamentale importanza per la sopravvivenza della moneta unica, dovrebbe indurre alla conclusione che questa unione monetaria è oggettivamente non riformabile per manifeste incapacità e carenti volontà politiche.

Paolo Cardenà è il fondatore del blog VINCITORI E VINTI

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IL MR WOLFE DI RIGNANO SULL’ARNO http://www.movimentolibertario.com/2015/07/il-mr-wolfe-di-rignano-sullarno/ http://www.movimentolibertario.com/2015/07/il-mr-wolfe-di-rignano-sullarno/#comments Sat, 04 Jul 2015 05:50:14 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13490 Read more → ]]> matteo-renzi-linguaDI MATTEO CORSINI

“Il nostro posto in passato era tra i problemi, adesso è tra quelli che provano a risolvere i problemi. Che l’Europa debba cambiare lo diciamo da mesi e qualcosa sta finalmente accadendo. Ma purtroppo un’organizzazione così burocratica si cambia con la logica dei piccoli passi, non con le rotture. Quanto ai vertici ristretti non ho mai partecipato, nonostante gli inviti a farlo. E non inizierò adesso. I luoghi dove si fanno le trattative non sono quelli a favore di telecamere”. (M. Renzi)

In una lunga intervista al Sole 24 Ore, Matteo Renzi, come spesso gli capita, rivendica risultati e fatti che non trovano riscontro nella realtà.

Da tempo va intestandosi l’accelerazione verso il Qe da parte della Bce (una cosa di cui non si dovrebbe essere fieri, ma che in base al pensiero mainstream è cosa buona e giusta), l’accento sul mantra (tanto caro ai keynesiani) “crescita e investimenti” in ambito europeo (scarsa la prima e latitanti i secondi, e considerando che sarebbero fatti con nuovi debiti e inflazione monetaria, anche in questo caso meno ce ne sono meglio è), fino all’essere un risolutore alla Mr. Wolfe in Pulp Fiction, quando prima l’Italia era un problema.

Quanto al fatto che, sulle cose che contano davvero, alla fin fine la Germania e la Francia fanno il bello e il cattivo tempo chiamando poi gli altri a ratificare quanto già deciso, Renzi sostiene: “ai vertici ristretti non ho mai partecipato, nonostante gli inviti a farlo”. E’ comprensibile che non voglia ammettere che l’Italia, in fin dei conti, non ha peso politico pari al contributo economico che i suoi pagatori di tasse sopportano ogni anno per l’Europa; tuttavia lo fa in modo abbastanza maldestro, sostenendo che “i luoghi dove si fanno le trattative non sono quelli a favore di telecamere”.

Detto da uno non particolarmente schivo ad apparire a favore di telecamere, mi sembra davvero ridicolo.

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IN DIFESA DELL’IDEOLOGIA E DELLA SCUOLA AUSTRIACA http://www.movimentolibertario.com/2015/07/in-difesa-dellideologia-e-della-scuola-austriaca/ http://www.movimentolibertario.com/2015/07/in-difesa-dellideologia-e-della-scuola-austriaca/#comments Fri, 03 Jul 2015 05:03:18 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13486 Read more → ]]> i quattro austriaciDI GIOVANNI BIRINDELLI

Se al termine ‘ideologia’ si dà il significato comune, allora questa parola indica un concetto che, avendo molto di ‘politico’ e di arbitrario, è antitetico alla scienza sociale e, in particolare, a quella economica. Tuttavia, se a quel termine si dà un significato compatibile con la sua etimologia, allora ‘ideologia’ può indicare un concetto che è strettamente connesso alla scienza sociale e di cui secondo me c’è parecchio bisogno.

In questo breve articolo cercherò di argomentare che la prevalenza del significato comune del termine ‘ideologia’ è l’espressione di una generale disconnessione fra le scienze sociali e, in particolare, fra l’economia e la teoria della legge.

Questa disconnessione, che è un problema squisitamente teorico e astratto, ha importanti conseguenze concrete, materiali, pratiche. La più importante di queste, a mio parere, è il fatto che, perfino da parte di coloro che riconoscono le ragioni scientifiche per cui l’interventismo è la causa diretta della decadenza economica di lungo periodo, la causa ultima dell’interventismo generalmente non viene vista né presa in considerazione. Questa causa ultima è l’idea astratta di ‘legge’ che ne permette la legalità: il positivismo giuridico non solo rende possibile l’interventismo ma lo rende un fenomeno necessario e soprattutto rende necessaria la sua continua espansione, specialmente in un sistema politico ‘democratico’. Il risultato è che, a causa di questa disconnessione fra teoria economica e teoria della legge, l’interventismo (la criminalità statale e legale in ambito economico) dilaga imperturbato e quindi la decadenza economica di lungo periodo avanza, portando con sé dolore, sofferenza e povertà.

Il significato comune del termine ‘ideologia’ è “l’insieme dei principi e delle idee che sono proprie di un’epoca, un gruppo sociale, un movimento, un autore”[1]. È chiara, in questa definizione, la caratteristica essenzialmente politica e arbitraria del termine ‘ideologia’. In base a questa definizione, per esempio, il fatto che lo stato non solo si occupi di denaro ma ne abbia addirittura il monopolio legale attraverso la banca centrale cosiddetta ‘indipendente’, è il prodotto di un’‘ideologia’, così come il fatto che gli stati d’Europa oggi abbiano una moneta in comune. L’euro sarebbe un progetto ‘ideologico’, cioè politico, che finirà inevitabilmente per scontrarsi contro il muro della scienza che studia l’azione umana. ‘Ideologia’ e scienza sociale sono cioè in antitesi: una esclude l’altra.

Questo significato comune del termine ‘ideologia’ è tuttavia in contraddizione con la sua etimologia che deriva dall’unione dei termini ‘idea’ e ‘logia’ e che quindi (attraverso il suffisso ‘logia’: “studio, teoria, trattazione”[2]) implica raziocinio teorico e quindi coerenza astratta, metodo scientifico.

Un significato secondo me etimologicamente più corretto del termine ‘ideologia’ è quello di “sistema astrattamente coerente di idee o di pensiero”. In base a questa definizione, l’ideologia non solamente non è in antitesi con la scienza sociale ma anzi costituisce un insieme coerente di diverse scienze sociali. L’elemento fondamentale dell’ideologia così intesa è quindi la coerenza fra diverse scienze sociali. Una teoria della legge è quindi ‘ideologica’ se è astrattamente coerente con la teoria economica, per esempio, e viceversa. Se non è astrattamente coerente con essa, se non ne costituisce l’altro lato della medaglia, allora quella teoria della legge non è ideologica.

Se una teoria economica poggia sulla spesa ‘pubblica’, ma chi la sostiene non sostiene anche coerentemente una teoria della legge che in generale permette il furto (come noto, le tasse, in quanto appropriazione di risorse altrui mediante coercizione, sono una forma di furto), allora quella teoria economica non è ideologica, nel senso che non è coerente per esempio con la teoria della legge. Nella fattispecie, quella teoria economica (la teoria economica keynesiana) non ha neanche valore scientifico in quanto è incoerente anche internamente (p. es. fra parte micro e macro).

Se una teoria economica è scientifica (e quindi anche internamente coerente), come lo è la Scuola Austriaca di economia, essa può essere ideologica o meno a seconda che sia coerentemente integrata con la teoria della legge, per esempio.

Chi ha un approccio scientifico all’economia, afferma per esempio: “nel lungo periodo la manipolazione monetaria e del credito produce necessariamente crisi cicliche e, se a queste si risponde con interventismo economico da parte dello stato, depressioni. Quindi per uscire strutturalmente dalla crisi e produrre crescita sostenibile occorre sostituire l’attuale socialismo con un sistema economico capitalista o economia di mercato”.

Viceversa, chi ha un approccio ideologico all’economia, afferma: “la manipolazione monetaria e del credito, anche se legale, è illegittima, cioè viola la legge intesa in senso scientificamente coerente. Inoltre (ma non indipendentemente da questo), nel lungo periodo tale manipolazione monetaria e del credito produce necessariamente crisi cicliche e, se a queste si risponde con interventismo economico da parte dello stato, depressioni. Quindi, per uscire strutturalmente dalla crisi e produrre crescita sostenibile, occorre sostituire l’attuale socialismo con un sistema economico capitalista o economia di mercato. Fare questo, tuttavia, è impossibile senza sostituire l’idea non scientifica di legge che necessariamente produce interventismo (il positivismo giuridico: la ‘legge’ intesa come strumento di potere politico arbitrario che nemmeno chi la condivide è in grado di difendere coerentemente) con un’idea scientifica di legge che sia coerente con l’economia di mercato e quindi incompatibile con l’interventismo (la Legge intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti, stato per primo ove ci fosse, allo stesso modo)”.

L’approccio ideologico non solo non è anti-scientifico ma, anzi, è, per così dire, ‘iper-scientifico’, nel senso che richiede non solo coerenza interna a una particolare scienza ma anche coerenza esterna fra diverse scienze sociali. Rispetto all’approccio ‘semplicemente scientifico’ (o ‘specializzato’ o ‘non eclettico’), l’approccio ideologico non ha nulla di meno ma ha qualcosa in più: ricorrendo a una metafora, possiamo immaginare l’approccio scientifico come un sistema operativo che è compatibile con un solo software, mentre l’approccio ideologico come un sistema operativo che è compatibile con diversi software. Per questo molti grandi liberali classici e libertari (Hayek, Rothbard, Huerta de Soto, Salin, solo per citarne alcuni) non sono solo economisti ma anche teorici della legge e quindi hanno un approccio ideologico all’economia: pur nelle loro differenze, essi hanno capito che il libero mercato (ma anche la sola riduzione dell’interventismo nel lungo periodo) è impossibile finché prevarrà un’idea scientificamente incoerente di legge come il positivismo giuridico. Pretendere che nel lungo periodo, dove c’è il positivismo giuridico, l’interventismo non continui a espandersi è come pretendere che l’acqua contenuta in un bicchiere rimanga dentro il volume di quel bicchiere, senza quel bicchiere.

Come riconosce Hayek, il termine ideologia ha acquisito un’accezione negativa quando l’ideologia socialista è ‘crollata’ (per poi rinascere immediatamente sotto altra forma, meno esplicita). I socialisti hanno detto “dato che la nostra ideologia è crollata, allora è crollata l’ideologia”. L’ideologia socialista non è “crollata”: semplicemente non è mai esistita in quanto il pensiero socialista era ed è un fiera dell’incoerenza. Ciò che è crollato è stata l’aspirazione dei socialisti ad avere un’ideologia, appunto per l’incoerenza delle (e fra le) loro idee. Naturalmente, preso atto del fallimento delle loro aspirazioni, essi hanno tutto l’interesse a parlare contro l’ideologia in quanto tale: quest’ultima infatti potrebbe essere un’arma potente contro di loro (le teorie keynesiane, per esempio, sono più facilmente smontabili se, accanto e insieme agli argomenti economici, si usano argomenti giuridici coerenti). Un’arma ancora più potente della ‘semplice’ scienza economica anche perché utilizzabile non solo da parte di economisti ma anche, spesso, da parte di non-scienziati.

Lo scopo di questo articolo non era risolvere un problema semantico, ma piuttosto, come accennato in apertura, quello di mettere in evidenza il fatto che la prevalenza del significato comune del termine ‘ideologia’ contribuisce a creare e a mantenere una disconnessione fra le scienze sociali, e in particolare fra la scienza economica e la teoria della legge. E questa disconnessione indebolisce la causa della libertà (e quindi allontana il percorso verso la crescita economica strutturalmente sostenibile).

NOTE

[1] Zingarelli N., 2014, Vocabolario della lingua italiana (Zanichelli, Bologna), p. 1047.

[2] Zingarelli N., 2014, op. cit., p. 1280.

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TREVIGLIO, IL LIBERTARISMO COME “LUME REGOLATORE” DELL’AZIONE POLITICA http://www.movimentolibertario.com/2015/07/il-libertarismo-come-lume-regolatore-dellazione-politica/ http://www.movimentolibertario.com/2015/07/il-libertarismo-come-lume-regolatore-dellazione-politica/#comments Thu, 02 Jul 2015 04:57:54 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13483 Read more → ]]> mauroDI MAURO GARGAGLIONE

Permettetemi qualche personale riflessione, dopo aver celebrato il decennale del Movimento Libertario.

I principi che stanno alla base del libertarismo, vale a dire il principio di non aggressione, l’intoccabilità della proprietà privata legittima, il diritto all’autodifesa, la piena disponibilità a fare del proprio corpo ciò che si vuole, la libertà di discriminare, che significa scegliere con chi relazionarsi, con chi andare in ferie, a cena, fare business, o anche chi far entrare nella propria casa o nel proprio locale, non possono trasformarsi in piattaforma “politica”.

Sarebbe una contraddizione di termini. Un cortocircuito logico.

La politica comunemente intesa è la modalità attraverso la quale le persone acconsentono, o accettano più o meno obtorto collo, ad investire altre persone del potere di governare tutti coloro che si trovano entro determinati confini territoriali. I principi alla base del libertarismo sono invece di tipo assolutamente individualistico. Si riferiscono sempre e solo alla singola persona e, quando tirano in ballo il prossimo, lo considerano un’individualità titolare degli stessi diritti e soggetta, a sua volta, dell’obbligo di non aggressione.

Non si può “fare” i libertari, si può “essere” libertari. Se uno è libertario, cioè condivide i principi a cui il libertarismo si richiama (ma libertarismo è solo una parola che ci serve per intendere quei principi, tanto che si sarebbero potuti coniare tranquillamente termini alternativi), non sta parlando di temi politici. Sta parlando di filosofia di vita.

Bisogna però evitare di essere ingenui sognatori e immaginarsi un mondo armonico e tranquillo in cui bastano i quattro o cinque principi fondamentali del libertarismo per assicurare l’evoluzione della civiltà umana. Le relazioni tra persone sono molteplici e, quando gli individui sono liberi di pensare, riflettere, approfondire e agire nascono sempre nuove situazioni che richiedono regole comportamentali che le persone vanno scoprendo attraverso gli usi e le buone pratiche.

Pensiamo alle regole del commercio che si sono distillate nei secoli senza imposizioni da parte nessun ente superiore e che facevano sì, per esempio, che un mercante olandese accettasse in pagamento pezzi di carta firmati da un banchiere fiorentino tirati fuori dalla borsa da un compratore bavarese. Queste regole pratiche che si formano spontaneamente, se funzionano, si solidificano in leggi che servono alle persone per relazionarsi col prossimo.

Per quanto mi riguarda, il libertarismo non può essere tradotto in piattaforma politica ma serve solo, e non è certo poco, come strumento di misurazione e valutazione delle decisioni politiche a cui siamo, molto obtorto collo per quanto mi concerne, obbligati a soggiacere. Proprio per questa sua natura intrinseca non è certo una filosofia che in questo momento induce all’ottimismo.

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RADIO ERRE, INTERVISTA A LEONARDO FACCO SULLA QUESTIONE GRECA http://www.movimentolibertario.com/2015/07/radio-erre-intervista-a-leonardo-facco-sulla-questione-greca/ http://www.movimentolibertario.com/2015/07/radio-erre-intervista-a-leonardo-facco-sulla-questione-greca/#comments Wed, 01 Jul 2015 16:56:25 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13485 DI REDAZIONE

Intervista con Leonardo Facco

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CARI AMICI LIBERTARI, ORA SONO UN PO’ STANCHINO… GRAZIE A TUTTI! http://www.movimentolibertario.com/2015/07/cari-amici-libertari-ora-sono-un-po-stanchino-grazie-a-tutti/ http://www.movimentolibertario.com/2015/07/cari-amici-libertari-ora-sono-un-po-stanchino-grazie-a-tutti/#comments Wed, 01 Jul 2015 04:36:39 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13471 Read more → ]]> LEO3VIGLIODI LEONARDO FACCO*

Siamo in chiusura, credo sia davvero stata una bella giornata. Chissà, il Festival Libertario potrebbe diventare un appuntamento annuale, una specie di Meeting in grande stile per chi ha davvero a cuore la libertà. Ma questo è argomento di un altro discorso e per altri dirigenti.

Quando, insieme a Giorgio, pensai di far nascere il Movimento Libertario ero molto più ottimista di oggi. Ero talmente ottimista, che all’assemblea costituente di Treviglio invitai persino Giacomo Stucchi, un parlamentare della Lega, e Alessandro De Nicola, assurto oggi a epigono della delazione libberale. Ma il tempo, si sa, è galantuomo e maestro e mentre ognuno di noi passa, lui resta. Nel mio caso, sono passato dall’essere un quasi inguaribile ed entusiasta ottimista ad un realista duro e puro.

Come molti di voi sanno, sono un appassionato collezionista di aforismi e volendo cristallizzare con le parole di altri questo mio stato d’animo, ne ho scelti 5, che, in sequenza, sintetizzano assai bene questo decennio appena trascorso.

Il primo è di Orwell e dice: “Laddove la menzogna è universale, dire la verità diventa rivoluzionario”.

Ovunque, ma non Italia però! Non c’è spazio per alcuna rivoluzione nella patria del “Franza o Spagna purché se Magna”. Da un lato, perché un paese è tanto più bugiardo e menzognero quanto più è statalista dall’altro, perché ad alimentare la menzogna ci sono i liberali e i liberisti di convenienza, che sono più propensi a difendere i loro interessi e le loro camarille che i princìpi.

Il secondo è di un gruppo latinoamericano ai più sconosciuto e recita: “La caratteristica degli innovatori è di non appartenere né al proprio mondo, né al proprio tempo”.

Questo è di per sé un dato storico, è sempre stato così in fondo. In questo solco si pone anche il libertarismo, una filosofia politica eccezionale, rigorosa, in anticipo sui tempi. Il libertarismo è la pillola rossa che non tutti sono disposti ad ingoiare.

Il terzo è di Herbert Spencer e afferma: “La vita, la proprietà e la libertà di ciascun individuo sono in pericolo ogni volta che si riunisce il parlamento”.

Che ve lo dico a fare? In Italia, la Magna Carta non ha cittadinanza, essa tutt’al più è stata sostituita dal Magna e Tasi, dove la Tasi è solo l’ultima, in ordine cronologico, delle gabelle inventate dalla banda di rapinatori, e scialacquatori, che governa a colpi di estorsione fiscale. Quando oltre il 70% del frutto del proprio lavoro viene sottratto ai legittimi proprietari, anche solo parlare di libertà è un insulto al buon senso ed alla logica.

Il quarto, scoperto per caso, è di Gianni Rodari, uno scrittore per ragazzi e sostiene: “E’ inutile parlare di libertà ad uno schiavo che pensa di essere un uomo libero”.

Per l’italiano, una “società aperta” è un fatto del tutto innaturale. Il dogmatismo statalista – per dirla con Etienne de la Boetie – crea e moltiplica i servi volontari. Gli altri se li compra senza tanta fatica. Di più! Come ci insegna l’amico Giovanni Birindelli, “il vero nemico della libertà non è neppure lo Stato, ma sono le persone perbene che si servono di esso per realizzare ciò che secondo loro è “meritevole”. E automaticamente trasformano in schiavo anche chi non vorrebbe esserlo.

Il quinto è un mio vecchio cavallo di battaglia: “Non ho la verità in tasca, ho solo la libertà in testa“. Un po’ di impegno per divulgarla e praticarla credo di avercelo messo!

Cari amici, a Treviglio, 10 anni fa, è iniziato un capitolo importante della mia vita e il Movimento Libertario, come ha detto Giorgio nel suo discorso introduttivo, ha fatto sentire la sua voce, ha lasciato un segno, ha mantenuto barra a dritta per quel che concerne idee e principi ed ha operato come un vero disobbediente!

Oggi, però – anche sulla scorta dei 5 aforismi di cui sopra – il Movimento Libertario deve calarsi nella realtà, lasciando l’ottimismo in seconda fila.

Ricordo una scena di un bellissimo film – Braveheart – nella quale William Wallace, a cavallo, credo per la battaglia di Stirling, davanti ai suoi uomini disse: “Vado a procurar battaglia”! Ecco, il Movimento Libertario, in questo decennio, di battaglie ne ha procurate e ne ha vinte, peccato che a differenza di Wallace non abbia mai potuto contare su un esercito.

E qui mi assumo le mie responsabilità, che penso di aver compreso appieno quel giorno di un paio d’anni fa, a Bologna, dove ero stato invitato per presentare il “Micropensiero libertario”. L’amico Quinto Leprai, organizzatore di quell’evento, introducendomi, pronunciò queste parole: “Facco non è una persona accomodante, che per forza pretende di essere inclusivo. Le idee che lui difende con tanto rigore, lo rendono spesso esclusivo”. Non intendeva dire che io fossi unico o speciale, ma giustamente spiegava che uno dei miei limiti è quello di essere particolarmente selettivo. Ci ho ragionato sopra tante volte, da allora, sulle parole dell’amico Quinto e convengo con lui, ergo è giunto il momento di fare qualche passo indietro.

Dicevo poc’anzi che qui, a Treviglio, è iniziato un capitolo e ritengo che quel capitolo si debba chiudere qui, festeggiando insieme a tanti amici, oggi ci siamo regalati una giornata fantastica, ma non senza porci questa domanda: Che ne sarà del Movimento Libertario? Ci ragionerà sopra chi di dovere, certo è che – se vogliamo davvero essere realisti – a mio parere non ci sono che due strade in Italia:

1- Farne un partito politico, come più volte, in questi anni, sono stato sollecitato a fare. In questo caso, sapete già che non sarò mai della partita; ciononostante non la ritengo una proposta dissennata, purché si concretizzino le condizioni del caso e si trovi un Ron Paul nostrano.

2- Dar vita ad un think tank coerentemente libertario, il che richiede comunque impegno, organizzazione e, soprattutto, un bel gruzzolo di denari. E’ una prospettiva che ritengo interessante. Anche perché il marchio “Movimento Libertario” ha una solida reputazione ed è abbondantemente de-statalizzato!

In entrambe le ipotesi è bene che i libertari capiscano sia quanto è importante fare squadra, sia quanto è doveroso prendere coscienza che l’impegno per la libertà non è un abito che si indossa quando fa comodo, in qualche cerimonia pubblica, ma esso è e rappresenta un modo di pensare, uno stile di vita.

Un giorno di un paio d’anni fa, scrissi su Facebook quest’altro aforisma: “E’ una vita che cammino controcorrente, ma non credo di essere io ad avere sbagliato direzione”. Oggi, lo riscriverei identico, ma ci aggiungerei queste parole: “Ora, però, sono un po’ stanchino, è giunto il momento di fermarsi”. Da oggi, sarò solo un battitore libero.

GRAZIE A TUTTI!

*Discorso di chiusura al Festival Libertario

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http://www.movimentolibertario.com/2015/07/cari-amici-libertari-ora-sono-un-po-stanchino-grazie-a-tutti/feed/ 29
AL FESTIVAL LIBERTARIO IL SALUTO DI ANDREW WITHERS (LPUK) http://www.movimentolibertario.com/2015/06/al-festival-libertario-il-saluto-di-andrew-withers-lpuk/ http://www.movimentolibertario.com/2015/06/al-festival-libertario-il-saluto-di-andrew-withers-lpuk/#comments Tue, 30 Jun 2015 20:07:16 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13478 DI REDAZIONE

Al Festival libertario di Treviglio, è giunto il saluto dell’amico ANDREW WITHERS, leader del Libertarian Party del Regno Unito e tra i promotori della IALP, consesso di movimenti di ispirazione libertaria nel mondo.

 

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http://www.movimentolibertario.com/2015/06/al-festival-libertario-il-saluto-di-andrew-withers-lpuk/feed/ 0
TREVIGLIO, DIECI ANNI DI MOVIMENTISMO SONO STATI UN BELL’IMPEGNO http://www.movimentolibertario.com/2015/06/dieci-anni-di-movimentismo-sono-stati-un-bellimpegno/ http://www.movimentolibertario.com/2015/06/dieci-anni-di-movimentismo-sono-stati-un-bellimpegno/#comments Tue, 30 Jun 2015 04:50:43 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13473 Read more → ]]> GIORGIO-FIDENATODI GIORGIO FIDENATO*

Sono passati 10 anni da quando, proprio qui, a Treviglio, insieme a Leonardo, abbiamo dato vita al Movimento Libertario. Sin da allora, la nostra intenzione non era quella di inventare un nuovo partito politico, ma quella di dar vita ad un movimento anti-politico, un movimento genuinamente anarco-capitalista, un movimento che fosse da esempio a chi fa politica nel senso stretto del termine, nel solco della disobbedienza civile e, soprattutto, fiscale!

Posso dire, con una certa soddisfazione, che abbiamo lasciato un segno, che piaccia o meno.

In un decennio non ci siamo risparmiati, benché le nostre forze e le nostre risorse fossero sempre limitate, quasi esigue.

Ci abbiamo provato in vari modi, unendo iniziative editoriali e di comunicazioni ad azioni concrete e contundenti, provando ad aggregare singoli individui e gruppi organizzati, dando il nostro sostegno alla creazione di altre formazioni.

Fondendo il marchio LEONARDO FACCO EDITORE al Movimento Libertario, abbiamo dato vita a due iniziative editoriali di grande seguito: L’INDIPENDENZA prima e soprattutto oggi IL MIGLIOVERDE, che può contare su un seguito di circa 4000 lettori al giorno (chi non è ancora abbonato lo faccia!!!). Abbiamo pubblicato libri attinenti con le battaglie che stavamo, e stiamo, portando avanti. Abbiamo disobbedito alla demenziale legge sullo sconto obbligatorio del 15%, vendendo libri col 70% di sconto, la famosa OFFERTA FUORILEGGE. Sempre auto-denunciandoci, sia chiaro!!! Mettendoci la faccia!!!

Il Movimento Libertario s’è fatto promotore della disobbedienza contro IL CANONE RAI, oppure ancora contro quella relativa al CENSIMENTO OBBLIGATORIO, battaglia vinta da Leonardo nel 2011.

Abbiamo calcato strade e piazze, da Roma a Milano (davanti alla sede regionale dell’Agenzia delle Entrate, c’era anche Giannino a quei tempi…), con manifesti e megafoni. Non ci siamo risparmiati nel far sentire la nostra voce.

plateaDicevo prima, che non ci siamo risparmiati neppure nel tentativo di aggregare gruppi e persone. Abbiamo sostenuto il TEA-PARTY, CONTANTE LIBERO, abbiamo organizzato – soprattutto grazie allo straordinario lavoro di Rivo Cortonesi e dei Liberisti Ticinesi (facciamogli un applauso) – INTERLIBERTARIANS, a Lugano, giunto alla quarta edizione.

Abbiamo organizzato per 2 anni il SEMINARIO VIVIEN KELLEMS, con l’intento di fornire idee e strumenti a dei giovani per essere coerentemente antistatalisti, sia nel modo di pensare che nel modo di agire.

Quando, alle ultime elezioni politiche ci siamo accorti di cosa fosse “Fare per Fermare il declino”, ci siamo divertiti a lanciare FORZA EVASORI (nonostante la bontà dei contenuti del progetto, la nostra era una chiara provocazione nei confronti di quei libberali e libberisti intenzionati solo a poggiare le proprie terga su qualche poltrona). Ma lo abbiamo fatto seriamente, con convinzione, e grazie al nostro eccezionale socio, Fabio Colasanti (a lui un applauso speciale, senza lui non avremmo ottenuto quel risalto sui giornali e i media), abbiamo presentato al Ministero dell’Interno simbolo e programma del partito, regolarmente registrato dal notaio. Permettetemi di dire che, ancora oggi, il programma di FORZA EVASORI è quanto di meglio sia stato scritto per un serio partito liberale e miniarchico!

In questi anni, inoltre, abbiamo stretto (aldilà di INTERLIBERTARIANS) rapporti con altri partiti libertari, e/o anarco-capitalisti, in giro per il mondo. Un anno e mezzo fa, Leonardo è stato invitato a Madrid dal Partido de la Libertad Individual (oggi Movimiento Libertario) per una conferenza e tre mesi fa, grazie al lavoro instancabile di Luca Fusari (chiedo un altro applauso, grazie), abbiamo sottoscritto il documento della IALP.

Ma non è tutto, come ben sapete – dato che queste due sono battaglie che colpiscono al cuore lo Stato ladro e criminale – abbiamo in corso l’azione di semina del MAIS OGM e l’azione del sottoscritto, come imprenditore, contro IL SOSTITUTO D’IMPOSTA.

In conclusione: dopo diverse assemblee organizzate in passato, quella di oggi è una giornata speciale, un po’ politica, un po’ mondana, un po’ artistica. E’ una specie di riassunto di quel che ha rappresentato questo decennio nel quale non abbiamo mai smesso di gridare a gran voce: FANCULO LO STATO!

Buon divertimento! W IL MOVIMENTO LIBERTARIO!

*Discorso introduttivo al Festival Libertario.

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P.S. Nei prossimi giorni pubblicheremo tutto il materiale possibile relativo al Festival Libertario. 

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AL FESTIVAL LIBERTARIO IL SALUTO DI GEOFFREY NEALE (IALP) http://www.movimentolibertario.com/2015/06/al-festival-libertario-il-saluto-di-geoffrey-neale-ialp/ http://www.movimentolibertario.com/2015/06/al-festival-libertario-il-saluto-di-geoffrey-neale-ialp/#comments Mon, 29 Jun 2015 21:28:18 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13469 Read more → ]]> DI REDAZIONE

Al Festival libertario di Treviglio, è giunto il saluto dell’amico GEOFFREY NEALE, già presidente nazionale del Libertarian Party degli Stati Uniti e tra i promotori della IALP, consesso di movimenti di ispirazione libertaria nel mondo.

IALP, L’ADESIONE DEL MOVIMENTO LIBERTARIO

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“Dear friends libertarian, a few days ago the CEO of the Movimento Libertario, Leonardo Facco, has given his approval in advance to the internal ratification of the latest version of the Declaration and Constitution of the Foundation of the International Alliance of Libertarian Parties.

The ratification of the document enshrines our membership as members and co-founders of the new organization for Italy for the political parties and libertarians who will officiate its foundation at the event that will take place in Bournemouth (England) 5-7 March 2015: the International Alliance of Libertarian Parties (IALP).

The IALP is meant to be a political organization that will implement the international friendship and cooperation existing between the libertarian parties, ensuring a collegial decision-making involvement of members in their capacity for cooperation at the international level.

LEO-NEALE-LIBERTARIANPARTY_MADRID_6-11-13Movimento Libertario, over the years, as well as co-founder of Interlibertarians, has always collaborated with the pioneering libertarians movements and classical liberals political parties, and with associations and representatives of free market referring to the teachings of the School Austrian Economics, traveling around the world in order to establish a network and a reference point for movements and political libertarians parties.

In November 6, 2013, Leonardo Facco has participated as a guest at the political conference in Madrid organized by the Partido de la Libertad Individual (now Partido Libertario) during the european visit by national president of the US Libertarian Party, Geoffrey Neale, together with representativesMovimento_Libertario_ (Italy) _Logo_ of the Libertarian Party of the United Kingdom and the German Partei der Vernunft.

Our adherence to IALP, as the party representative of libertarians, is therefore an important decision in the light of our battles and our political work and cultural dissemination of libertarianism in Italy.

It is the natural continuation of our consistent work and we are sure that it will undoubtedly implement the friendship, collaboration and cooperation between the parties and the Movimento Libertario, and libertarians around the world, in defense of the cardinal principles of libertarianism and ideas stringent of freedom, laissez-faire and peace between nations and peoples.

The Board of Directors of the Movimento Libertario will ratify any changes or new versions of the Charter of the statutory IALP during the ML Assembly scheduled for Sunday, June 28, 2015.

In this regard, in addition to expressing our best wishes to the organizers of the event in Bournemouth, we express our invitation also to libertarians friends of the IALP to be present, as our guests, at the ML Assembly, which will also be a time of celebration to mark the tenth anniversary of the founding of the Movimento Libertario.

We would like finally to thank Luca Fusari for the excellent work done in connection with the IALP and all international freedom movements”.

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http://www.movimentolibertario.com/2015/06/al-festival-libertario-il-saluto-di-geoffrey-neale-ialp/feed/ 4
GLENN GREENWALD E LE CONTRADDIZIONI DEI “CIVIL LIBERTARIANS” http://www.movimentolibertario.com/2015/06/glenn-greenwald-e-le-contraddizioni-dei-civil-libertarians/ http://www.movimentolibertario.com/2015/06/glenn-greenwald-e-le-contraddizioni-dei-civil-libertarians/#comments Sat, 27 Jun 2015 04:14:35 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13452 Read more → ]]> GREENWALDDI GIOVANNI BIRINDELLI

Coloro che danno valore alla privacy intesa come rispetto dei diritti di proprietà individuali, p. es. nelle proprie comunicazioni, saranno per sempre in debito con Edward Snowden. E anche coloro che oggi non danno alcun valore alla privacy sono in debito con lui. Snowden è il grande eroe del nostro tempo. In gran parte completamente da solo, ha difeso la privacy dalle sue violazioni da parte del sistema di stati più potenti della storia dell’uomo. Ha dato molto per farlo, ed era disposto a dare tutto.

Ancora più meritevole di ammirazione è il fatto che il suo atto eroico non è stato per difendere la privacy dalle sue violazioni da parte di stati che non hanno il supporto morale delle ‘persone perbene’, come per esempio sarebbe stato il caso di un atto eroico contro i crimini dello stato nazista. No. Il suo atto eroico è stato per difendere la privacy dalle sue violazioni da parte di stati che rappresentano una forma di totalitarismo nuova ed evoluta: una che, grazie a idee di ‘legge’ e di ‘democrazia’ distorte a proposito e astrattamente incoerenti, ha il supporto morale e materiale delle ‘persone perbene’. Questo ha reso l’atto di Snowden ancora più eroico anche perché lo ha esposto a un rischio elevatissimo di isolamento e di incomprensione.

Sebbene nella mia vita cerchi di stare dalla parte della libertà intesa in termini di assenza di coercizione arbitraria e illegittima di alcuni su altri, non credo di meritare un atto eroico di questo tipo. Il debito che io, come persona che ama la libertà, ho nei confronti di Snowden è così enorme che non potrà mai essere estinto.

Sono in debito anche con i due coraggiosi giornalisti che, avendo Snowden come fonte, hanno raccontato le violazioni della privacy da parte del sistema Occidentale delle ‘democrazie’ totalitarie: Glenn Greenwald e Laura Poitras. Scrivendo sulla base del materiale loro fornito da Snowden, anche loro hanno rinunciato a molto: hanno messo in pericolo la loro libertà; sono stati importunati e minacciati, ma non si sono lasciati intimidire e hanno prodotto quello che, a mio parere, è uno dei più grandi capolavori del giornalismo di tutti i tempi.

Lo scopo di questo articolo è principalmente quello di discutere un libro scritto da uno di questi due giornalisti: Glenn Greenwald. In particolare, il mio scopo qui non è quello di elogiare questo grande giornalista, ma quello di criticare alcuni aspetti del suo libro With Liberty and Justice fo Some. La ragione di questa critica non è che voglio attaccare Greenwald, che ammiro sotto diversi punti di vista, ma quella di esporre le sue incoerenze logiche. Queste incoerenze sono quelle dei civil libertarians (termine inglese che in italiano potrebbe essere tradotto ‘libertari dei diritti civili’) e, più in generale, dei cosiddetti ‘progressisti’ e delle persone di buona fede.

In questo articolo cercherò di dimostrare che, a causa di queste incoerenze, Glenn Greenwald in parte supporta intellettualmente il sistema di potere politico arbitrario che egli attacca in modo così forte e così onorevole nei suoi lavori.

L’immunità delle élites politiche negli USA

statoWith Liberty and Justice for Some è un libro estremamente interessante in cui Greenwald documenta quella che chiama ‘immunità delle élites’ (élite immunity), la quale consiste nel fatto che negli Stati Uniti la legge è a volte piegata per proteggere i membri delle «élites politiche e finanziarie» e quindi che l’uguaglianza davanti alla legge è sistematicamente violata a questo scopo.

Greenwald mostra che la cultura dell’immunità delle élites è iniziata col perdono dei crimini di Nixon da parte del suo successore Gerald Ford, e che, a partire da quel momento, è peggiorata col passare del tempo. Il suo apice, fino a ora, è stato raggiunto nel 2008. Nel 2002, e per tre anni, le società telefoniche avevano aiutato l’amministrazione Bush a violare la legge (e la costituzione) permettendole di spiare senza la necessaria autorizzazione da parte di un giudice le comunicazioni di cittadini americani. La cosa divenne pubblica nel 2005 grazie a un’inchiesta giornalistica del New York Times. Tuttavia, nel 2008 le società telefoniche ricevettero l’immunità retroattiva da parte del Congresso, che per inciso era controllato dal Partito Democratico (l’amministrazione Bush che aveva commesso il crimine era Repubblicana).

È stato utile leggere che nel 2007 Barack Obama, sotto pressione a causa di una mobilitazione civile contraria a che il Congresso votasse un’immunità per le società telefoniche, si impegnò ad opporsi in parlamento a qualsiasi immunità e «andò perfino oltre, promettendo di fare ostruzionismo contro ogni misura che contenesse questa immunità»[1]. Tuttavia, nel 2008, quando il Congresso controllato dai Democratici approvò il FISA Amendments Act che, fra le altre cose, garantiva la totale immunità retroattiva per le società telefoniche, Obama (che nel frattempo era diventato il candidato ufficiale dei Democratici alla presidenza), votò a favore dell’immunità e contro l’ostruzionismo proposto dal senatore Democratico Chris Dodd[2].

(Evidentemente, Obama sembra essere l’incarnazione perfetta della famosa massima di Lord Acton «il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente». Come Greenwald stesso ricorda nel suo bellissimo libro su Edward Snowden Sotto Controllo, mentre faceva campagna elettorale per la presidenza, Obama promise che avrebbe avuto «l’amministrazione più trasparente della storia» e dichiarò che i whistle-blowers[3] erano persone «nobili» e «coraggiose» e che, se eletto presidente, li avrebbe protetti. Tuttavia, una volta arrivato al potere, egli ha fatto una vera e propria guerra ai whistle-blowers. Il numero di whistle-blowers perseguiti legalmente dall’amministrazione Obama è più del doppio del totale dei whistle-blowers perseguiti legalmente nell’intera storia degli Stati Uniti da parte di tutte le amministrazioni precedenti combinate insieme[4]).

È stato inoltre interessante apprendere che l’attività illegale di spionaggio delle comunicazioni degli americani esposta nel 2005 dal New York Times non era quella originaria ma una ‘meno illegale’. L’attività originaria era talmente illegale che perfino i funzionari del più alto livello dell’amministrazione Bush nel Dipartimento di Giustizia si rivoltarono contro di essa: «Comey [vice Procuratore Generale di Bush nel 2003 e nel 2004] e l’intera squadra di Bush al più alto livello del Dipartimento di Giustizia –inclusi il Procuratore Generale Ashcroft, il Direttore dell’FBI Mueller, e Jack Goldsmith, il capo dell’Ufficio del Consiglio Legale appena nominato– minacciarono di licenziarsi in massa a meno che Bush non terminasse immediatamente l’attività di spionaggio illegale»[5]. Alla fine, a causa di questa opposizione interna, il programma originale fu abbandonato e un nuova versione dello stesso ‘meno illegale’ fu approvata da questi funzionari ribelli. «Era questo approccio ‘modificato’ che il New York Times espose nel dicembre 2005 e che fu protetto dall’immunità fornita dal Congresso»[6]. In cosa consistesse l’attività di spionaggio originale ai danni dei cittadini statunitensi è ancora un segreto.

Cos’è la legge?

sovranitàdella leggeOra, il tema centrale del libro With Liberty and Justice for Some è, nelle parole stesse dell’autore, la sostituzione della ‘sovranità della legge’ (rule of law) con la ‘sovranità degli uomini’ (rule of men) negli Stati Uniti. L’intero argomento di Greenwald poggia sui concetti di sovranità della legge e di uguaglianza davanti alla legge. Tuttavia, egli non definisce il termine ‘legge’ e quindi non definisce il termine ‘uguaglianza davanti alla legge’. In qualche modo, dà per scontato il significato di questi termini.

Come vedremo, questo non è casuale: una definizione coerente del termine ‘legge’ (e quindi di uguaglianza davanti alla legge) che sia compatibile con la ‘sovranità della legge’ opposta alla ‘sovranità degli uomini’ è logicamente incompatibile con molte funzioni e azioni dello stato che i civil libertarians come Greenwald invocano e supportano.

(Coloro che avessero familiarità con la distinzione fra “legge” fiat e Legge, e quindi fra legalità e legittimità, possono passare al paragrafo successivo senza danno)

*   *   *

Le definizioni particolari di legge (e quindi di uguaglianza davanti alla legge) possono essere molte. Tuttavia, in generale, la legge può essere o uno strumento per l’esercizio di potere politico arbitrario oppure un limite non arbitrario all’esercizio di qualunque forma di potere. La ‘sovranità degli uomini’ implica necessariamente la prima idea generale di legge. La ‘sovranità della legge’ implica necessariamente la seconda.

Nel caso della legge intesa come strumento di potere politico arbitrario, la legge è una misura o decisione particolare (come quella che ha dato l’immunità retroattiva alle società telefoniche). Questa misura deriva dall’autorità nel senso che è stata decisa da essa: esprime la sua volontà. Che questa autorità sia un dittatore, una maggioranza rappresentativa o una maggioranza di cittadini, è irrilevante per il concetto di legge.

Il concetto di uguaglianza davanti alla legge che è necessariamente associato a questa idea di legge è uno che è compatibile con la disuguaglianza legale in casi particolari. La disuguaglianza legale consiste nel formare differenti categorie di cittadini sulla base di determinati criteri (p. es. l’origine etnica, il reddito, o altri) e nel trattare uniformemente coloro che sono stati raggruppati nella stessa categoria ma in modo diverso coloro che sono stati raggruppati in categorie diverse (come avviene per esempio nel caso delle ‘leggi’ razziali o della progressività fiscale). Questi criteri non devono necessariamente essere generali (come nel caso dell’origine etnica e del reddito nei nostri esempi) ma possono essere del tutto particolari (come nel caso dell’immunità retroattiva per le società di telefonia).

Viceversa, nel caso della legge intesa come limite non arbitrario al potere, la legge è una regola generale e negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo (‘negativa’ nel senso che dice cosa un individuo non deve fare, non cosa deve fare).

La legge così intesa ha tre caratteristiche principali.

Prima caratteristica: essa si applica a ogni individuo e organizzazione allo stesso modo, senza alcuna possibilità di disuguaglianza legale, tanto meno nei confronti dello stato, laddove ce ne fosse uno. Se un’azione è ingiusta quando a compierla è un individuo allora essa non può miracolosamente diventare giusta quando a compierla è lo stato o una maggioranza. Se è ingiusto che un individuo si appropri coercitivamente della proprietà altrui, allora questo deve essere ingiusto anche quando a compiere quest’azione è lo stato. Non c’è alcuna ‘giustizia sociale’ differente dalla giustizia. Non c’è alcuna giustizia ‘macro’ opposta alla ‘giustizia micro’.

Seconda caratteristica: la legge intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale è incompatibile col perseguimento di ‘interessi collettivi’, come ad esempio un arbitrariamente definito ‘interesse del paese’ o la ‘sicurezza nazionale’. Gli ‘interessi collettivi’ non esistono come concetto operativamente definibile: esistono solo gli interessi individuali perché solo l’individuo pensa, sente, preferisce. Un interesse collettivo può esistere solo come aggregato dinamico di questi interessi individuali, quindi non è conoscibile da parte di alcuno né, tanto meno, può essere oggetto di azioni e/o scelte da parte di alcuno.

Il termine ‘sicurezza nazionale’, per esempio, non ha alcun senso logico: esiste solo la sicurezza degli individui. Inoltre, diversi individui spesso hanno diverse priorità in relazione alla loro sicurezza. Per esempio, mentre alcuni possono non essere disponibili a rinunciare a parte della loro libertà (e/o della loro proprietà) per maggiore sicurezza, altri possono essere disposti a farlo, ognuno in misura diversa. Ultimo ma non ultimo, questo termine in particolare (‘sicurezza nazionale’) è spesso usato dal governo e dalle sue agenzie per ottenere facilmente, nei casi in cui lo stato stesso viola la legge, supporto immediato da parte del potere giudiziario e della cosiddetta ‘opinione pubblica’, indipendentemente dal fatto che esistano o meno effettive minacce di qualunque tipo alla sicurezza.

Come dice Anthony Lewis in relazione a alla libertà di espressione, «[dopo i Pentagon Papers[7]] la Corte Suprema è stata sempre più ossequiosa nei confronti del potere esecutivo ogni volta che questo sosteneva che c’era un rischio per la sicurezza nazionale… [Nel caso Snapp v. Stati Uniti e anche in altri casi] la Corte si è inchinata davanti alla C.I.A. e al pretesto della sicurezza nazionale, creando quella che nei fatti è diventata una vera e propria eccezione al Primo Emendamento [cioè all’articolo della Costituzione Americana che protegge la libertà di espressione, n.d.r.]. Questo nonostante il fatto che quasi chiunque sia stato dentro al sistema della sicurezza nazionale creda che i bisogni di segretezza di quest’ultimo siano grandemente esagerati. Erwin Griswold, l’avvocato che ha difeso il governo degli Stati Uniti nel caso dei Pentagon Papers, disse successivamente che lui “non vide traccia di alcuna minaccia alla sicurezza nazionale” derivante dalla pubblicazione dei Papers. … Non c’è alcun dubbio che l’ossequiosità della Corte Suprema ai Presidenti sulle questioni di sicurezza nazionale è un riflesso della generale crescita del potere presidenziale nel corso del diciannovesimo secolo … I Presidenti usano il pretesto della sicurezza nazionale per giustificare la sempre maggiore copertura dell’attività del governo con una cortina di segretezza. … L’area del Primo Emendamento che richiede maggiore attenzione è l’eccezione che le corti hanno implicitamente creato per qualsiasi cosa che sia discutibilmente relazionato con la sicurezza nazionale» (Queste parole furono scritte nel 1992, decenni prima dell’atto eroico di Edward Snowden).

Tuttavia, anche se, per assurdo, si assumesse che gli ‘interessi collettivi’ fossero un concetto operativamente definibile, la legge intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale non potrebbe mai essere usata come strumento per la loro realizzazione. Infatti, in quanto tale, essa deve essere rispettata indipendentemente dalle conseguenze pratiche. Uccidere una persona innocente rimarrebbe un crimine anche se ciò implicasse salvarne mille. Rubare rimarrebbe un crimine anche se fosse necessario per salvare una vita (comprensione umana e giustizia sono due concetti diversi). Violare la privacy intesa come rispetto dei diritti di proprietà (p. es. sulle proprie comunicazioni) sarebbe ingiusto anche se aiutasse a prevenire attacchi terroristici, cosa che nel caso della sorveglianza di massa non fa, tra l’altro[8]. In altre parole, la legge intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale non può essere uno strumento per realizzare una situazione desiderata, per quanto quella situazione sia arbitrariamente ritenuta meritevole e positiva da qualcuno (p. es. dalla maggioranza).

Terza caratteristica: la legge intesa come regola generale di comportamento individuale esiste indipendentemente da ogni autorità e dalla volontà di qualunque maggioranza. L’azione dello stupro rimarrebbe ingiusta anche se una maggioranza l’approvasse e la consentisse legalmente o difendesse con l’immunità coloro che la compissero. Come dice Friedrich A. von Hayek, «Sarebbe … probabilmente più vicino alla verità se noi invertissimo l’idea plausibile e ampiamente diffusa secondo cui è la legge a derivare dall’autorità e invece pensassimo che ogni autorità deriva dalla legge – non nel senso che l’autorità viene costituita secondo la legge, ma nel senso che l’autorità richiede obbedienza perché (e fino a quando) difende una legge che si presume esistere indipendentemente da essa»[9].

Molte persone trovano inconcepibile il fatto che la legge possa esistere indipendentemente dall’autorità. Esse inevitabilmente chiedono «chi stabilisce qual è la legge?». Il problema di questa domanda è che, appunto perché esiste indipendentemente da ogni autorità, la legge non può essere stabilita (nel senso che non può essere decisa): può solo essere scoperta e difesa, proprio come il linguaggio. Chi ha deciso le regole della lingua? Non c’è un nome, una data: la lingua non è stata ‘fatta’. Come la legge, è il risultato di un processo spontaneo e disperso di selezione culturale di usi e convenzioni di successo. Nel caso della legge, questo processo evolutivo è cominciato col rispetto di certe regole di condotta perché fu notato che esso aveva effetti benefici per gli individui che le rispettavano. Tuttavia, quel processo evolutivo ha prodotto alla fine regole morali di comportamento individuale che, in quanto tali, devono essere rispettate indipendentemente dalle conseguenze del loro rispetto[10].

Non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca

TRIBUNALE LEGGEPer semplicità, in quanto segue, mi riferirò alla legge intesa come strumento per l’esercizio di potere politico arbitrario col termine ‘legge’ (fra virgolette – oppure ‘legge’ fiat). Viceversa, mi riferirò alla legge intesa come limite non arbitrario all’esercizio di ogni forma di potere col termine Legge (con la L maiuscola – oppure Legge intesa come principio). Chiamerò legalità il rispetto della ‘legge’ fiat e legittimità il rispetto della Legge, dal che segue che un’azione che è legale non è necessariamente legittima e viceversa (nascondere gli ebrei durante il nazismo era illegale ma chiaramente legittimo, per esempio)[11].

Le due idee astratte di legge accennate sopra hanno differenti implicazioni e conseguenze necessarie (sociali, politiche ed economiche). Tuttavia, quello che mi interessa sottolineare in questo articolo non è che la Legge intesa come principio è migliore della ‘legge’ fiat. Lo è, non solo in termini astratti ma anche perché essa tende a produrre pace a prosperità, mentre la ‘legge’ fiat tende a produrre conflitto e miseria. Ma, di nuovo, non è questo il punto che vorrei affrontare qui.

Il punto centrale che vorrei sottolineare in questo articolo è che non è possibile avere entrambe le idee di legge allo stesso tempo, nel senso che non è possibile adottare coerentemente un’idea astratta di legge in un caso particolare e una opposta in un caso particolare diverso.

Infatti, queste due diverse idee di legge sono due diversi paradigmi: adottare entrambi allo stesso tempo e usare l’uno o l’altro a seconda di ciò che è più conveniente nelle diverse circostanze è equivalente ad adottare il sistema eliocentrico o quello geocentrico a seconda di quale dei due semplifica i calcoli nella situazione particolare considerata, per esempio. O è la legge a derivare dall’autorità oppure è l’autorità a derivare dalla legge, allo stesso modo in cui o è la Terra a orbitare attorno al Sole oppure è il Sole ad orbitare attorno alla Terra. Non può logicamente essere entrambe le cose.

Tuttavia, i civil libertarians come Glenn Greenwald, per esempio, tendono ad applicare il paradigma della Legge intesa come limite non arbitrario all’esercizio del potere (o della sovranità della Legge) nel caso delle ‘libertà civili’ e il paradigma della ‘legge’ intesa come strumento per l’esercizio del potere politico arbitrario (o della sovranità degli uomini) nel campo economico. E fanno questo come se la libertà fosse divisibile: come se l’esistenza di ‘libertà civili’ senza libertà economica fosse una condizione di libertà. Per esempio, essi condannano quella che Greenwald chiama ‘immunità delle élites’ in quanto è una forma di disuguaglianza legale ma, allo stesso tempo, sono a favore della cosiddetta ‘equità sociale’ e quindi di misure redistributive come la progressività fiscale che implicano disuguaglianza legale.

Questa fondamentale contraddizione non crea un impossibile ‘equilibrio’ fra i due paradigmi, ma implica l’adozione del secondo. Solo il paradigma della sovranità degli uomini offre la possibilità della ‘libertà di scelta’ di quando ricorrere alla disuguaglianza legale e di quando non ricorrervi (cioè quando ricorrere all’uguaglianza davanti alla Legge). Il paradigma della ‘legge’ fiat (o della sovranità degli uomini come lo chiama Greenwald) non è incompatibile con l’assenza di disuguaglianza legale (cioè con l’applicazione dell’uguaglianza davanti alla Legge) in casi particolari: è incompatibile con un’idea astratta di legge che non permette la disuguaglianza legale in alcun caso.

Redistribuzione delle risorse, tassazione, banche centrali, riserva frazionaria, monopolio di stato del denaro, regolamentazione, interventismo in ogni settore, la stessa democrazia quando è intesa come regola della maggioranza, sono logicamente incompatibili con la sovranità della Legge. Non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Quella che Greenwald chiama ‘immunità delle élites’, lo stato di sorveglianza e altre espressioni del potere politico arbitrario e illimitato sono il prezzo che i civil libertarians pagano per avere la redistribuzione delle risorse e altre violazioni della libertà economica. Naturalmente quel prezzo viene imposto anche ai libertari coerenti (come a chiunque altro). La differenza, tuttavia, è che i libertari coerenti non sono a favore della redistribuzione delle risorse e di altre violazioni della libertà economica. Essi sanno che la libertà non è divisibile. Sanno che non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca e, al contrario dei civil libertarians, sia per ragioni morali che economiche, essi non vogliono avere la moglie ubriaca (cioè la redistribuzione coatta delle risorse).

Uguaglianza di situazione materiale e uguaglianza davanti alla Legge

Sarà sufficiente discutere solo pochi passaggi di With Liberty and Justice for some per farsi un’idea delle incoerenze logiche dell’autore.

In uno di questi passaggi, per esempio, Greenwald scrive (corsivo mio): «A causa di queste circostanze ineludibili, la concezione americana della libertà era non solo coerente con, ma fondata su, l’inevitabilità della disuguaglianza di posizione materiale – il successo di alcuni, il fallimento di altri. L’unica eccezione era la sovranità della legge. … La legge … era l’unico prerequisito non negoziabile che rendeva tutte le altre forme di disuguaglianza accettabili. Solo se tutti erano vincolati dalle stesse regole la disuguaglianza di situazione materiale poteva essere giustificata»[12].

In primo luogo, la sovranità della Legge non è un’«eccezione» alla disuguaglianza di situazione materiale. È la sua causa. Uguaglianza di situazione materiale e uguaglianza davanti alla Legge infatti si escludono a vicenda. Poiché tutti gli individui sono diversi sotto infiniti aspetti (p. es. hanno diverse forze e debolezze, diverse qualità, diversi talenti, diverse preferenze, diverse storie alle spalle, si trovano in posti diversi in momenti diversi, ecc.) al fine di produrre una situazione di uguaglianza di posizione materiale (ammesso per assurdo che fosse possibile produrla) essi dovrebbero necessariamente essere trattati in modo diverso: cioè dovrebbe essere violata l’uguaglianza davanti alla Legge. In altre parole, date le inevitabili, infinite differenze individuali fra le persone, l’uguaglianza davanti alla Legge produce necessariamente disuguaglianza di situazione materiale. Quindi la disuguaglianza di situazione materiale (o la cosiddetta ‘disuguaglianza sociale’ come Greenwald a volte la chiama) non è una cosa negativa: è una cosa positiva perché è la necessaria conseguenza della sovranità della Legge e dell’uguaglianza davanti alla Legge. La scienza economica (cioè la Scuola Austriaca di economia) spiega perché la difesa della sovranità della Legge (e quindi, indirettamente, della disuguaglianza di posizione materiale) è l’unico modo (o comunque quello di gran lunga più efficace) per migliorare nel lungo periodo la posizione economica specialmente dei più svantaggiati. Tuttavia, come abbiamo visto, la Legge non deve essere difesa in ragione delle sue conseguenze ma indipendentemente da esse.

In secondo luogo, poiché la disuguaglianza di situazione materiale è l’espressione necessaria della sovranità della Legge e dell’uguaglianza davanti alla Legge, tale disuguaglianza non richiede alcuna «giustificazione» di alcun tipo: non è qualcosa di negativo che, per essere «accettabile», deve essere compensata da qualcos’altro.

Per semplicità, tralasciamo qui di discutere l’esistenza stessa della tassazione che, come abbiamo visto sopra, di per sé costituisce una violazione della Legge[13]. Ciò che richiederebbe di essere giustificato e che, da chi vuole difendere l’uguaglianza davanti alla Legge non può essere coerentemente giustificato, è il fatto che lo stato prende più denaro dai ‘ricchi’ invece che dagli altri. Questa è una chiara espressione di disuguaglianza legale (è una violazione dell’uguaglianza davanti alla Legge) e prova sufficiente della sovranità degli uomini. Ancora meno, naturalmente, può essere giustificato il fatto che gli stati prendono dai ‘ricchi’ risorse in misura proporzionalmente maggiore rispetto agli altri.

Leggendo il libro di Greenwald si riceve continuamente il messaggio che la sovranità della Legge è violata dallo stato al fine di proteggere i ‘ricchi’ («La ricchezza e il potere hanno sempre conferito vantaggi particolari e non è sorprendente che … i ricchi … abbiano goduto di un migliore trattamento da parte della legge»[14]). In generale, l’esatto opposto è vero: nello stato moderno la Legge e l’uguaglianza davanti alla Legge sono sistematicamente violate dallo stato per saccheggiare i ‘ricchi’, per esempio attraverso la progressività fiscale e altre misure redistributive. In altre parole, la sovranità della Legge è violata si per le élites politiche (e su questo punto Greenwald ha totalmente ragione) ma contro i ‘ricchi’, non per loro: nel solo 2011, per esempio, negli USA l’1% di cittadini più ricchi ha ‘pagato’ il 24% di tutte le tasse[15].

Non solo le misure redistributive non sono neanche menzionate dall’Autore come violazioni della sovranità della Legge ma addirittura sono considerate legittime: anzi, secondo Greenwald, attraverso misure ulteriormente redistributive la sovranità della legge richiederebbe che sia realizzata un’uguaglianza dei punti di partenza, cioè di posizione materiale: «Non solo la legge non rende uguale per tutti il campo da gioco; essa perpetua e perfino genera tremende disuguaglianze»[16]. Come abbiamo visto, le misure redistributive e un’uguaglianza di situazione materiale coercitivamente imposta (e quindi anche di punti di partenza) costituiscono una violazione della Legge e dell’uguaglianza davanti alla Legge.

Il caso dell’immunità retroattiva a favore delle società telefoniche non contraddice il fatto che la Legge è sistematicamente violata a danno dei ‘ricchi’: le società telefoniche non sono state protette perché sono ‘ricche’ o perché chi le possiede/gestisce è ‘ricco’, ma 1) perché hanno servito il governo; 2) perché il governo aveva (e ha) bisogno di loro per spiare le comunicazioni private dei cittadini e 3) perché eventuali cause legali avrebbero gettato luce sull’operato illegale del governo stesso.

Greenwald giustamente mette in evidenza il caso del gestore di fondi comuni a cui è stata risparmiata una condanna penale in ragione del fatto che lui «gestisce assets finanziari per un valore superiore a 1 miliardo di dollari»[17]. Tuttavia, per quanto sbalorditivi possano essere casi di questo tipo, 1) non sono sistematici e 2) costituiscono una chiara violazione della Legge, ma non implicano la sovversione del concetto di Legge: non implicano l’approvazione di “leggi” fiat illegittime al fine di proteggere interessi particolari o di difendere particolari crimini. Questo mi porta a una breve discussione di un altro passaggio del libro di Greenwald…

Wall Street e la crisi finanziaria

borsausaGreenwald scrive (corsivo mio): «L’immunità per le società telefoniche dopo il programma di spionaggio di Bush fu una farsa in quanto società giganti poterono comprare in modo sfacciato un’esenzione retroattiva dalla sovranità della legge. Tuttavia l’ostinato rifiuto di ritenere le élites finanziarie responsabili della crisi del 2008 e dello scandalo della frode dei mutui del 2010 rappresenta un intero nuovo livello di assenza di legge. Per quanto vergognosa fosse l’immunità per le società telefoniche, almeno fu data da un atto del Congresso e quindi ebbe una parvenza di legalità. Al contrario, proteggendo Wall Street, il potere esecutivo ha semplicemente violato il suo dovere costituzionale primario, quello di “assicurarsi che le leggi siano fedelmente eseguite”. Inoltre, mentre le società telefoniche protette dall’immunità avevano violato la legge in relazione a programmi governativi, i crimini per i quali i baroni di Wall Street vengono protetti sono puramente privati. Ancora peggio, lo scopo di questi crimini finanziari è così vasto, e la sofferenza che hanno causato è così profonda e duratura, che il rifiuto di imporre sanzioni ai colpevoli dimostra la natura quasi assoluta della licenza delle élites di violare la legge»[18].

Da una parte, in altri passaggi del libro, Greenwald enfatizza che il fatto che il Congresso abbia dato l’immunità alle società telefoniche fu un caso di ‘sovranità degli uomini’ che sovverte la ‘sovranità della legge’ e giustamente vede questa come una cosa negativa. D’altro canto, tuttavia, in questo passaggio egli vede una cosa ‘meno negativa’ nel fatto che «almeno» questa sovversione della ‘sovranità della legge’ è stata fatta dal Congresso in quanto ciò le avrebbe dato una «parvenza di legalità».

Le ‘leggi’ razziali erano forse meno gravi per il fatto che questa forma di discriminazione e persecuzione era legale? Perché il fatto che un crimine venga commesso (o difeso) legalmente dallo stato dovrebbe renderlo meno grave che se fosse commesso illegalmente da un individuo o da un’organizzazione privati? In effetti, ci sono diverse ragioni per cui l’opposto dovrebbe essere vero. Fin quando un crimine rimane illegale, almeno la Legge rimane intatta. Tuttavia, quando la ‘legge’ viene usata per rendere un crimine legale o per difendere legalmente coloro che lo hanno commesso, la Legge stessa viene distrutta, sovvertita. E quando questo accade; quando coloro che dovrebbero difendere la Legge diventano coloro che fanno la ‘legge’; quando la Legge viene lasciata senza difesa e alle persone vengono sottratte risorse con la violenza per pagare coloro che usano la ‘legge’ fiat per difendere legalmente il crimine; quando la ‘legge’ viene usata come strumento per ottenere risultati particolari o per consentire particolari «programmi di governo»; quando la legalità entra in conflitto con la legittimità, allora l’intero sistema è sovvertito: la sovranità della Legge viene sostituita con la sovranità degli uomini; il limite non arbitrario all’esercizio di ogni potere è diventato lo strumento per l’esercizio del potere politico arbitrario. Cosa potrebbe esserci di peggio nel campo della Legge?

L’immunità retroattiva per le società telefoniche per i loro crimini non è una regola generale e negativa di comportamento individuale; non vale per tutti allo stesso modo e non esiste indipendentemente dall’autorità: in altre parole, non è una Legge. Il fatto che sia il Congresso (l’autorità legislativa) a concederla non rende questo atto meno grave, ma più grave. Vedendo una circostanza attenuante nel fatto che «almeno l’immunità fu data da un atto del Congresso», Greenwald dimostra di credere che sia la legge a derivare dall’autorità e non l’autorità a derivare dalla legge. In altre parole, contrariamente a quello che afferma, egli mostra di essere a favore della sovranità degli uomini, non della sovranità della Legge. Similmente, vedendo una circostanza attenuante nel fatto che le società telefoniche hanno violato la legge in relazione a dei programmi governativi, Greenwald mostra di avere una mentalità collettivista in base alla quale i programmi governativi dovrebbero avere la precedenza su quelli privati: e il collettivismo necessariamente richiede il paradigma della sovranità degli uomini (non è concepibile senza) ed è necessariamente incompatibile con la sovranità della Legge.

*   *   *

Nel passaggio citato, tuttavia, c’è un altro fondamentale problema. Greenwald assume che la crisi fu causata da Wall Street, in particolare dai «baroni di Wall street» o «élites finanziarie». In un altro passaggio scrive (corsivo mio): «la crisi finanziaria causata da Wall Street fu probabilmente uno degli eventi più devastanti e produttori di miseria nella storia americana. Per quel poco che le sue cause sono state investigate, è divenuto sempre più evidente che la crisi è stata il risultato di saccheggio, frode, assenza di legge e criminalità su una scala enorme»[19].

Se leggesse i testi fondamentali della scienza economica, cioè della Scuola Austriaca di economia (e ce ne sono molti che possono essere letti anche da non economisti[20]), Greenwald sarebbe sorpreso dallo scoprire che le cause delle crisi finanziarie a cui si riferisce (così come di molte precedenti, a partire da quella che iniziò nel ’29, e di quelle che ci saranno in futuro) sono in effetti state investigate estensivamente; e in effetti sono state scientificamente dimostrate. Queste cause sono costituite dall’interventismo dello stato nell’economia e, in primo luogo, dall’espansione artificiale del denaro e del credito creata dalla banca centrale e dal sistema bancario. La discussione delle ragioni scientifiche per cui una tale manipolazione monetaria e del credito necessariamente produce cicli di boom e crisi/depressione sarebbe troppo lunga ed esulerebbe dagli obiettivi di questo articolo (i testi citati nella nota precedente sono un eccellente punto di partenza per comprendere queste ragioni). Qui vorrei sottolineare che Greenwald ha ragione quando afferma che «la crisi è stata il risultato di saccheggio, frode, assenza di legge e criminalità su una scala enorme», anche se non per le ragioni che crede lui.

Infatti, l’espansione artificiale del denaro e del credito sopra menzionata (che è la causa delle crisi finanziarie cicliche come quella del 2008) è il risultato di una struttura legale di privilegi che il Congresso ha concesso allo stato, alla Federal Reserve e al sistema bancario nel suo complesso. Non è il risultato di atti illegali commessi dai «baroni di Wall Street». Questi privilegi legali, in quanto tali, sono una violazione della Legge intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale e dell’uguaglianza davanti alla Legge. In altre parole, sono un’espressione della sovranità degli uomini e dell’idea di ‘uguaglianza davanti alla legge’ necessariamente associata a essa: quella che permette la disuguaglianza legale in casi particolari. Tuttavia, Greenwald non menziona uno solo di questi privilegi nel suo libro.

In primo luogo, il monopolio dello stato sulla moneta è un privilegio che lo stato ha legalmente  concesso a sé stesso. Grazie a questo privilegio, lo stato può obbligare gli individui a usare una moneta che lo stato stesso, attraverso la banca centrale cosiddetta ‘indipendente’, può inflazionare a piacimento. In altre parole, grazie a questo privilegio lo stato può aumentare la tassazione sulle persone in aggiunta a quella esplicita, e col beneficio aggiuntivo che coloro che detengono potere politico non devono subire il costo politico di questo aumento della pressione fiscale. Infatti, molte persone (anche fra le cosiddette ‘élites colte’) non si rendono conto che sono tassate attraverso l’inflazione né, come nel caso di Greenwald, hanno familiarità con le ragioni scientifiche per cui l’inflazione (cioè l’aumento artificiale della quantità di denaro) necessariamente produce crisi finanziarie ed economiche cicliche.

In secondo luogo, stampando denaro fiat a volontà (e per di più in condizioni di monopolio legale), la banca centrale riduce arbitrariamente il potere d’acquisto della banconota da 10 dollari che Greenwald ha nel portafogli. Questo è un atto di contraffazione: se qualcuno sostituisse le perle di una collana con perle false, diminuendone così il valore, andrebbe in galera per contraffazione. Il caso della banca centrale non è diverso tranne che per due aspetti: 1) in questo caso particolare la contraffazione è legale, e 2) a causa del fatto che il bene contraffatto è denaro (e per di più denaro che le persone sono obbligate dallo stato con la forza a usare nelle loro transazioni) e non una collana, questa attività di contraffazione ha conseguenze catastrofiche sistemiche (la «sofferenza così profonda e duratura» di cui parla Greenwald) che la contraffazione della collana non ha. Eppure non viene fatta menzione di questo privilegio da parte Greenwald nel suo libro.

In terzo luogo, queste conseguenze sistemiche catastrofiche sono amplificate enormemente dal fatto che le banche commerciali prestano denaro che è stato depositato presso di esse, e che non è stato prestato a esse. Quando qualcuno deposita del denaro in banca ne mantiene la disponibilità e può immediatamente usarlo per le sue spese. Viceversa, quando qualcuno presta del denaro a qualcun altro non può spenderlo: prestandolo, egli ha perso la disponibilità di quel denaro per la durata del prestito. Se il proprietario di un parcheggio affittasse le automobili che sono state parcheggiate (cioè depositate) nel suo parcheggio, sarebbe incriminato per appropriazione indebita. Il caso della riserva frazionaria[21] da parte delle banche commerciali non è diverso (anche tenendo conto del tasso d’interesse contra naturam sui depositi), a parte il fatto che 1) in questo caso l’appropriazione indebita è legale, e 2) come nel caso precedente della contraffazione da parte della banca centrale, l’espansione artificiale del credito derivante dalla riserva frazionaria ha conseguenze sistemiche catastrofiche (pensiamo al caso di Cipro e tra poco della Grecia) che il caso di appropriazione indebita da parte del proprietario del parcheggio non ha. Eppure, di nuovo, nessuna menzione di questo privilegio viene fatta da parte Greenwald nel suo libro.

In breve, in modo del tutto casuale, Greenwald ha ragione quando afferma che «la crisi è stata il risultato di saccheggio, frode, assenza di legge e criminalità su una scala enorme». Tuttavia, questo saccheggio, frode, e criminalità che hanno causato la crisi sono stati commessi (e continuano a essere commessi) in primo luogo dallo stato e dalla banca centrale, non dai «baroni di Wall Street» e dalle «élites finanziarie» come Greenwald sostiene. E sono stati commessi legalmente, grazie a privilegi concessi dal Congresso, così che lo stato potesse continuare a espandersi.

Naturalmente, singoli casi di violazione della Legge da parte di «baroni di Wall Street» non possono essere esclusi a priori. Tuttavia, questi casi non potrebbero essere considerati come cause della crisi perché, per quanto grandi possano essere le conseguenze economiche di questi crimini, non potrebbero mai essere nemmeno lontanamente così vaste e così sistemiche come quelle derivanti dalla sovietizzazione legale del sistema monetario e creditizio da parte dello stato e della banca centrale.

Conclusioni

With Liberty and Justice for Some è un libro molto bello: estremamente ben scritto (come sempre nel caso di questo Autore) e con una densità sorprendente di materiale e informazioni ben strutturati e interessanti. Glenn Greenwald è un grande giornalista. Inoltre, è coraggioso e ha quell’attitudine onorevole di essere forte con i forti e debole con i deboli che crea un contrasto lampante con l’attitudine sempre più comune (specialmente fra i giornalisti mainstream, ma non solo fra loro), di essere deboli e anzi ossequiosi con i forti e forti con i deboli.

Come tutti i civil libertarians e i benpensanti nostrani (per non parlare di coloro che si ergono contro le ‘leggi’ ad personam), tuttavia, egli soffre di una sorta di ‘sindrome del doppio paradigma’. Il suo essere a favore dell’‘equità sociale’ e il suo non considerare una violazione dell’uguaglianza davanti alla Legge le misure redistributive ispirate a questo ideale senza senso e senza significato (come la progressività fiscale, per esempio, che in Italia è imposta dalla costituzione); la sua mancanza di considerazione per i privilegi economici dello stato, della banca centrale e del sistema bancario nel suo complesso; il suo rispetto morale per istituzioni legali che sono la personificazione della sovranità degli uomini, fanno sì che lui involontariamente supporti intellettualmente la stessa mancanza di Legge, la stessa disuguaglianza legale, la stessa arbitrarietà del potere, e alla fine la stessa sovranità degli uomini che egli attacca in altri campi nel nome della sovranità della Legge.

Glenn Greenwald sta facendo un ottimo lavoro nella difesa della sovranità della Legge in alcuni suoi aspetti (in particolare, quelli relativi alle cosiddette ‘libertà civili’). Senza saperlo, la sta attaccando da altri lati. Quello che lui ha fatto e che sta facendo per la sovranità della Legge, soprattutto in relazione al caso di Edward Snowden, è probabilmente molto più di quanto molti libertari coerenti hanno fatto o sarebbero disposti a fare.

NOTE

[1] Greenwald G., 2011, With Liberty and Justice for Some (Picador, New York), p. 94, taduzione mia.

[2] Vedi Greenwald G., op. cit., p. 96.

[3] I whistle-blowers (letteralmente ‘fischiatori’) sono coloro che, dall’interno dello stato ma anche di organizzazioni private che collaborano con lo stato, espongono, p. es. a mezzo stampa, gli atti illegali del primo o delle seconde.

[4] Vedi Greenwald G., 2014, No Place to Hide (Penguin, London), p. 50.

[5] Greenwald G., 2011, With Liberty and Justice for Some (Picador, New York), p. 81, traduzione mia.

[6] Greenwald G., op. cit., p. 81, traduzione mia.

[7] I Pentagon Papers sono uno studio del Dipartimento della Difesa statunitense sul coinvolgimento politico-militare degli USA in Vietnam dal 1945 al 1967. Grazie al whistle-blower Daniel Ellsberg, questo studio entrò in possesso del New York Times nel 1971. Il New York Times affermò che i Pentagon Papers dimostrarono, fra le altre cose, che l’amministrazione Johnson «mentì sistematicamente, non solo al pubblico ma anche al Congresso».

[8] «Come ha fatto notare il Washington Post nel dicembre 2013 … un giudice federale, dichiarando che il programma di archiviazione dei metadati telefonici è “quasi certamente” incostituzionale, ha detto che il Dipartimento di Giustizia non è riuscito a “citare un singolo caso in cui l’analisi della massa di metadati telefonici archiviati dalla NSA ha effettivamente consentito di sventare un attacco terroristico imminente”» Greenwald G., 2014, No Place to Hide (Penguin, London), p. 202, traduzione mia. Per le ragioni, si veda anche questo articolo di Edward Snowden http://www.nytimes.com/2015/06/05/opinion/edward-snowden-the-world-says-no-to-surveillance.html?fb_ref=Default&_r=0

[9] Hayek F.A., 1998, Law, Legislation and Liberty (Routledge, London), Vol. 1, p. 95, traduzione mia.

[10] In base a una visione diversa, la legge è un ordine naturale (diritto naturale o giusnaturalismo) che, in quanto tale, esiste indipendentemente non solo dal disegno (nel senso di pianificazione razionale, decisione) dell’uomo (come nel caso della legge evolutiva), ma anche, al contrario della legge evolutiva, indipendentemente dall’azione umana. Non comparerò qui queste due diverse idee astratte di legge. Tuttavia, sottolineo che in entrambi i casi la legge è intesa come regola generale e negativa di comportamento individuale che, in quanto tale, costituisce un limite non arbitrario all’esercizio del potere.

[11] Queste fastidiose precauzioni semantiche purtroppo sono necessarie in quanto, come ricorda Michael Oakshott, «l’Europa moderna [ma a mio parere la civiltà occidentale, n.d.r.] ha inventato per sé stessa un vocabolario politico in cui ogni parola ha due significati – uno appropriato per la telocrazia [la sovranità degli uomini, n.d.r.] e l’altro appropriato per la nomocrazia [la sovranità della legge]. Queste disposizioni di pensiero sono i poli fra i quali le convinzioni europee su questa materia  si sono, per così dire, inarcate per quattro secoli e mezzo [adesso cinque, n.d.r.]. E io credo che la politica dell’Europa moderna, per essere capita, debba essere riconosciuta come ciò che è emerso dalla tensione fra queste due disposizioni di pensiero» Oakeshott, M., 2006, Lectures in the History of Political Thought (Imprint Academic, Exeter & Charlottesville), p. 497, traduzione mia.

[12] Greenwald G., 2011, With Liberty and Justice for Some (Picador, New York), p. 3, traduzione mia.

[13] Inoltre, l’esistenza stessa delle tasse obbliga a definire il conflitto sociale in termini alquanto diversi da quelli usati dai collettivisti, inclusi i civil libertarians. Questi ultimi, infatti, vedono un conflitto sociale fra ‘ricchi’ e ‘poveri’. Tuttavia, mentre da un lato, all’interno del paradigma della sovranità della Legge, non c’è alcuna ragione per cui ‘ricchi’ e ‘poveri’ dovrebbero essere in conflitto fra loro, dall’altro lato l’esistenza stessa della tassazione crea un conflitto fondamentale fra coloro che vivono di denaro ottenuto mediante mezzi coercitivi (cioè politici) e coloro che invece vivono di denaro ottenuto attraverso scambi economici volontari.

[14] Greenwald G., 2011, With Liberty and Justice for Some (Picador, New York), p. 15, traduzione mia.

[15]http://www.cbo.gov/publication/49440?utm_source=feedblitz&utm_medium=FeedBlitzEmail&utm_content=812526&utm_campaign=Hourly_%272014-11-12_15%3a00%3a00%27

[16] Greenwald G., 2011, With Liberty and Justice for Some (Picador, New York), p. 15, traduzione mia.

[17] Vedi Greenwald G., op. cit., pp. 101-104.

[18] Greenwald G., op. cit., p. 104

[19] Greenwald G., op. cit., p. 107.

[20] In ordine di semplicità per coloro che approcciano la scienza economica per la prima volta: A Scuola di economia (Francesco Carbone, Jesús Huerta de Soto); Cos’è il Denaro? (Gary North); Economics in One Lesson (Henry Hazlitt); The Use of Knowledge in Society (Friedrich A. von Hayek); America’s Great Depression (Murray N. Rothbard); Money, Bank Credit and Economic Cycles (Jesús Huerta de Soto); The Mystery of Banking (Murray N. Rothbard); Economic Calculation in the Socialist Commonwealth (Ludwig von Mises); Socialism (Ludwig von Mises); and Human Action (Ludwig von Mises).

[21] La riserva frazionaria è quel sistema grazie al quale le banche prestano ad altri (o investono, per esempio in titoli del debito pubblico) denaro che è stato depositato presso il loro sportelli ma non prestato loro. In questo modo esse espandono artificialmente il credito al di là dei risparmi disponibili. Assumendo un coefficiente di riserva obbligatoria dell’1%, quando A deposita 1000 euro in banca il sistema bancario nel suo complesso può produrre fino a 99.000 euro di denaro creato letteralmente dal nulla. Il sistema della riserva frazionaria rende le banche intrinsecamente in bancarotta: in caso di corsa agli sportelli, esse collasserebbero immediatamente. È importante notare che il sistema della riserva frazionaria sarebbe innocuo senza la banca centrale come prestatrice di ultima istanza e come monopolista legale dell’emissione di denaro fiat. Infatti, senza la rete di sicurezza costituita dalla banca centrale e dai i suoi privilegi (ma anche dallo stato attraverso l’assicurazione ‘pubblica’ sui depositi), nessuna banca commerciale avrebbe un incentivo a ad espandere il credito troppo al di là dei depositi disponibili altrimenti si esporrebbe alla bancarotta immediata.

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