Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.com La proprietà è un diritto naturale e le tasse sono un furto. Sat, 23 May 2015 23:17:15 +0000 it-IT hourly 1 L’INFLAZIONE ED IL FUTURO DEI GIOVANI http://www.movimentolibertario.com/2015/05/linflazione-ed-il-futuro-dei-giovani/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/linflazione-ed-il-futuro-dei-giovani/#comments Sat, 23 May 2015 05:13:02 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13323 Read more → ]]> inflazioneDI MATTEO CORSINI

“Se l’inflazione raggiungerà il 2%, il debito italiano scenderà e ci saranno più risorse per tutti, il che significa investire nel futuro per i giovani”. (P. C. Padoan)

Nel suo sforzo di mandare messaggi rassicuranti agli italiani, il ministro dell’Economia spaccia l’inflazione come un rimedio indolore ai mali dell’Italia.

Questo è un argomento di cui mi occupo molto spesso, ma, a costo di essere ripetitivo, voglio ribadire che le parole di Padoan sono un vero e proprio inganno a una parte degli italiani. L’inflazione, anche accettandone la definizione mainstream di crescita di un indice dei prezzi al consumo, porta più risorse ad alcuni, sottraendole però ad altri. Si tratta, quindi, di una forma implicita di tassazione, con evidenti effetti redistributivi, per lo più sovente regressivi.

Chiunque è debitore, a maggior ragione se lo è in modo strutturale e in misura consistente, è favorevole all’inflazione, dato che l’inflazione erode il valore reale del debito. Non vi è quindi da stupirsi che Padoan, in quanto ministro dell’Economia di uno Stato pesantemente indebitato, auspichi un aumento dell’inflazione.

Quello che è assolutamente falso è che se l’inflazione raggiungerà il 2% “ci saranno più risorse per tutti”. Le risorse saranno semplicemente redistribuite. E maggiore è l’inflazione, maggiore è la redistribuzione.

Altro che investire nel futuro dei giovani.

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/linflazione-ed-il-futuro-dei-giovani/feed/ 2
IL TERREMOTO SE NE FREGA DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI http://www.movimentolibertario.com/2015/05/il-terremoto-se-ne-frega-dellordine-degli-ingegneri/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/il-terremoto-se-ne-frega-dellordine-degli-ingegneri/#comments Fri, 22 May 2015 05:35:10 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13321 Read more → ]]> terremoto-EmiliaDI FRANCESCO TEDESCHI

Il terremoto in Emilia Romagna e il culto “interessato” degli albi professionali. Uno dei tanti dogmi della religione statalista è la necessità degli albi professionali. Architetti, avvocati, ingegneri, giornalisti…

Sull’albo dei giornalisti, la certezza vacilla, la parte forse maggioritaria degli italiani non lo trova indispensabile, ma sugli altri, “i lavori che possono comportare il rischio di vite umane”, si ritiene che il bollo dello stato su un professionista e sulla sua “appartenenza ad un albo”, ne certifichi l’affidabilità.

Cosa c’entra questo discorso col terremoto in Emilia Romagna? C’entra perché, il terremoto avvenuto esattamente 3 anni fa, comportò alcuni morti, proprio in luoghi in cui non te li aspetteresti, vale a dire capannoni industriali di recente o addirittura recentissima costruzione.

Commentando questo fatto, l’amico Geometra Maurizio Scarfi, costruttore edile di indole libertaria accreditato di oltre 32 anni di attività, evaso in Scozia dall’inferno fiscale italico, a causa della crisi irreversibile del settore, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.

“Quando io, da tecnico, criticavo i capannoni del piffero, costruiti senza una trave vincolata ad un pilastro, ma solo appoggiate……gli ingegneri (siano radiati tutti dagli inutili Albi del pifferaio), dicevano che era prassi e che erano progettati per oscillare……. Hanno avuto una bellissima oscillazione…..tanto che son venuti giù…….. Poi ci dicono che i Geometri non devono dirigere le opere in Cemento Armato ma che lo devono fare solo gli Architetti e gli Ingegneri, perchè l’Italia è “Sismica”…….e non possiamo permetterci altre spese di ripristino dovute ad opere mal fatte dai Geometri (Presidente degli Ingegneri di Verona). Beh…….. I capannoni progettati dagli Ingegneri sono venuti giù…….Sono venuti giù viadotti e strade progettate da Ingegneri….”.

Le opere progettate e dirette da un Geometra, non si sono neanche mosse…”.

Per riassumere:

1) Venivano progettati capannoni senza determinate cautele, “per prassi”, perché gli ingegneri “iscritti all’albo”, avevano le loro idee sulle misure antisismiche… che si sono rivelate non proprio fondate, sebbene corroborate da norme in materia;

2) L’albo serve, più che a certificare la competenza del professionista, a proteggere l’orticello degli ingegneri e degli architetti, come testimonia l’intervista al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona (GUARDA IL VIDEO) che, commentando una recentissima sentenza del Consiglio di Stato in materia di competenze professionali, afferma come solo gli Ingegneri e Architetti “Regolarmente iscritti all’albo” abbiano titolo a progettare edifici destinati all’uso civile, con la sola eccezione delle pertinenze dei fabbricati agricoli (ossia con la sola eccezione di pollai e porcili).

La recente sentenza vieta ai Geometri anche la vigilanza di opere in Cemento Armato (quindi la direzione esecutiva dei cantieri), seppur progettate e dirette da un Ingegnere “iscritto ad un albo”, che ne certifichi l’esecuzione.

Un vero duro colpo alle possibilità lavorative dei Geometri che si vedono retrocessi a semplici “passa carte” e mera manovalanza dalla inutile figura.

L’intervista vi consigliamo di seguirla per intero. Non solo in essa viene affermata che la competenza per la progettazione, direzione dei lavori e vigilanza degli stessi spetta ai soli architetti ed ingegneri “regolarmente iscritti all’albo”, ma viene anche affermato che ovviamente lo fanno “per il nostro bene” (riflessi morali e sociali… come dice l’ Ing. Scappini), perché in caso di terremoto, solo loro progettano le costruzioni anti-sismiche.

Detto da chi sottovalutava i rischi dovuti ai terremoti, o aveva idee quantomeno discutibili su come affrontare i rischi sismici!!!

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/il-terremoto-se-ne-frega-dellordine-degli-ingegneri/feed/ 4
PIÙ TI DERUBANO E TANTO PIÙ SEI UNO SCHIAVO http://www.movimentolibertario.com/2015/05/piu-ti-derubano-e-tanto-piu-sei-uno-schiavo/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/piu-ti-derubano-e-tanto-piu-sei-uno-schiavo/#comments Thu, 21 May 2015 10:07:24 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13318 Read more → ]]> 8di HERBERT SPENCER*

Che cosa è essenziale all’idea di uno schiavo? In primo luogo ce lo figuriamo come un individuo posseduto da un altro. Però, affinchè la proprietà sia più che nominale, bisogna che si palesi col dominio esercitato sulle azioni dello schiavo, dominio che abitualmente è tutto a benefizio del dominatore.

Quello che fondamentalmente distingue lo schiavo è il fatto che egli è obbligato a lavorare per soddisfare i desideri di un altro. Questa relazione ammette varie gradazioni. Rammentando che in origine lo schiavo è un prigioniero la cui vita è in mano di colui che l’ha catturato, basterà qui osservare che v’è una dura forma di schiavitù in cui l’uomo, trattato come un animale, è costretto a spendere tutte le sue forze a vantaggio del suo padrone.

Sotto un sistema meno duro, sebbene egli sia principalmente occupato a lavorare per il padrone, gli viene concesso un breve spazio di tempo in cui può lavorare per conto proprio, ed un pezzo di terreno che gli procura alimenti extra; un altro miglioramento di sorte gli permette di vendere il prodotto del campicello e di tenersi i denari ricavati.

Poi arriviamo alla forma di schiavitù ancora più moderata, e che generalmente sorge nei paesi conquistati, ove l’uomo libero che una volta coltivava la propria terra è ridotto alla condizione di servo; egli è costretto a dare ogni anno al suo padrone una quantità determinata di lavoro, o di prodotto, o di ambedue, mentre ritiene il resto per sé.

Finalmente, in alcuni casi, come era in Russia fino a pochi anni addietro, gli viene permesso di lavorare o trafficare per conto suo altrove, purchè paghi per altro una somma annua. Perché in questi casi qualifichiamo la schiavitù come più o meno dura? Ne giudichiamo evidentemente dall’essere le fatiche dello schiavo spese più o meno forzatamente a benefizio di un altro invece che a benefizio suo.

Se lo schiavo lavora esclusivamente per il padrone la schiavitù sarà più grave , e se per lui lavora poco, sarà più leggera. Andiamo più innanzi. Supponiamo che il padrone muoia e che la sua proprietà, con gli schiavi, […], sia comprata da una società; la condizione di schiavo sarà forse migliore, se per lui rimane la stessa quantità di lavoro obbligatorio? Supponiamo che alla società si sostituisca la comunità: miglioreranno forse le sorti dello schiavo, se il tempo che dovrà lavorare per gli altri sarà sempre molto, e poco quello che gli rimane per lavorare per sè?

Il punto essenziale è questo: quanto è costretto a lavorare a benefizio altrui e quanto può lavorare a benefizio proprio? Il grado della sua schiavitù varia in ragione di ciò che è costretto a cedere e di ciò che può ritenere per sé, e non significa nulla che il suo padrone sia uno solo o una società.

Se, senza che dipenda dalla sua volontà, deve lavorare per la società, ricevendo dal fondo generale quello che essa gli assegna, diventa schiavo della società. Gli ordinamenti socialisti rendono necessaria una schiavitù di questo genere.…

*Traduzione di Daniele Leoni da L’individuo contro lo Stato (1884)

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/piu-ti-derubano-e-tanto-piu-sei-uno-schiavo/feed/ 2
UN’AMERICA ARROGANTE E UN FUTURO MINACCIATO DAL CONFLITTO NUCLEARE http://www.movimentolibertario.com/2015/05/unamerica-arrogante-e-un-futuro-minacciato-dal-conflitto-nucleare/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/unamerica-arrogante-e-un-futuro-minacciato-dal-conflitto-nucleare/#comments Wed, 20 May 2015 12:25:49 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13312 Read more → ]]> 8di REDAZIONE*

La Casa Bianca è determinata a bloccare l’ascesa di due potenze nucleari chiave, la Russia e la Cina, nessuna delle quali accetta l’egemonia statunitense, scrive l’ex Assistente Segretario del Tesoro degli Stati Uniti durante la presidenza Reagan, Paul Craig Roberts, che ritiene che «Washington abbia fatto un errore che potrebbe essere fatale per l’umanità».

«Gli Stati Uniti hanno sempre avuto una buona opinione di se stessi, ma con la caduta dell’Unione Sovietica hanno raggiunto nuove vette di compiacimento. Sono diventati il popolo eccezionale, il popolo vitale, il Paese scelto dalla storia per esercitare l’egemonia nel mondo», scrive l’economista in un articolo pubblicato sul suo sito web.

E aggiunge che «questa dottrina neoconservatrice libera i limiti del governo americano dal diritto internazionale e permette a Washington di usare la coercizione contro gli Stati sovrani al fine di rimodellare il mondo». A causa di questa politica, Pechino si sta attualmente confrontando con la strategia degli Stati Uniti conosciuta come ‘Pivot to l’Asia’ e «la costruzione di nuove basi navali e aeree per garantire il controllo americano del Mar Cinese Meridionale, che ora è definito come area di interesse nazionale per gli americani», dice l’autore.

D’altra parte, il tentativo di contenere la Russia è la fonte della «crisi che Washington ha creato in Ucraina e che usa per fare propaganda anti-russa», dice Roberts. A suo parere, «l’aggressione e la sfacciata propaganda» americana non hanno fatto nulla per convincere la Russia e la Cina che «Washington non ha alcuna intenzione di andare in guerra e hanno spinto i due Paesi verso un partenariato strategico».

Né la Russia né la Cina accettano di essere ridotti allo «stato di vassallo accettato da Regno Unito, Germania, Francia e resto d’Europa, così come il Canada, il Giappone e l’Australia», dice l’analista politico, aggiungendo che «il prezzo della pace nel mondo è che tutti accettino l’egemonia di Washington».

«Sul fronte della politica estera, l’arroganza dell’America come Paese egemone “unico e indispensabile” con diritti sugli altri Paesi significa che il mondo si prepara alla guerra», scrive Roberts. A suo avviso, «a meno che il dollaro, e con esso il potere degli Stati Uniti, crolli o che l’Europa trovi il coraggio di rompere con Washington e di perseguire una politica estera indipendente dicendo addio alla Nato, una guerra nucleare è il nostro futuro probabile».

Nella sua rubrica, Roberts affronta anche la questione delle celebrazioni a Mosca nel Giorno della Vittoria sul nazismo, che i politici occidentali hanno boicottato, mentre «i cinesi erano lì» con il presidente seduto accanto a Vladimir Putin durante la parata militare sulla Piazza Rossa, che, secondo il politologo, ha segnato una «svolta storica».

Anche se il confronto delle vittime sovietiche con quelle degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia «rende assolutamente chiaro che è stata la Russia a sconfiggere Hitler», nel suo discorso in occasione del 70° anniversario della resa della Germania il presidente Usa ha menzionato solo le forze americane.

Invece, il Presidente Putin «ha espresso la sua gratitudine al popolo della Gran Bretagna, della Francia e degli Stati Uniti per il loro contributo alla vittoria», ricorda economista dell’amministrazione Reagan. Per molti anni il leader russo ha dichiarato pubblicamente che «l’Occidente non ascolta la Russia», scrive l’autore. «Washington e i suoi Stati vassalli in Europa, Canada, Australia e Giappone non ascoltano quando la Russia dice di non farle così tanta pressione, di non essere il nemico, di voler essere il vostro partner», lamenta Roberts.

A causa della politica degli Stati Uniti, «la Russia e la Cina hanno finalmente capito che devono scegliere tra la servitù e la guerra», spiega il politologo, avvertendo che «Washington ha fatto un errore che potrebbe essere fatale per l’umanità».

*Articolo tratto da http://www.lantidiplomatico.it/

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/unamerica-arrogante-e-un-futuro-minacciato-dal-conflitto-nucleare/feed/ 2
LICENZIARE I DIPENDENTI PUBBLICI E’ LA SOLUZIONE http://www.movimentolibertario.com/2015/05/licenziare-i-dipendenti-pubblici-e-la-soluzione/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/licenziare-i-dipendenti-pubblici-e-la-soluzione/#comments Wed, 20 May 2015 05:30:22 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13304 Read more → ]]> burocratiDI MAURO GARGAGLIONE

L’obiezione, a prima vista sensata e ragionevole, secondo la quale licenziare un milione e passa di dipendenti pubblici in un botto, per far ripartire l’economia, sarebbe una stupidata perchè eliminerebbe un milione di persone che spendono, comprano e consumano, è sbagliatissima.

Quel milione e passa di persone non partecipa all’economia della produzione e del consumo, bensì gli sottrae risorse. Ciò che essi comprano e consumano deriva da un’unica fonte che sono le tasse versate dai dipendenti privati e dalle aziende per le quali lavorano.

Le tasse sono una sottrazione netta di risorse all’economia produttiva, quindi se per ipotesi ai privati e alle imprese rimanessero in tasca i soldi che lo Stato gli toglie per pagare i dipendenti in sovrannumero, ci sarebbe un oceano di quattrini disponibili nell’economia reale che rilancerebbe a razzo i consumi, le assunzioni, gli investimenti, la produttività e la ricchezza complessiva del paese. 

Per quanto riguarda i disoccupati si creerebbe immediatamente un primo effetto di sostituzione, vale a dire che gli statali senza lavoro sostituirebbero i non statali in cerca di occupazione che troverebbero impiego perché l’economia privata comincerebbe a richiedere risorse umane. Nell’arco di poco tempo è prevedibile che l’economia in buona salute riassorbirebbe anche gli statali che hanno perso il posto che sarebbero costretti a rendersi disponibili per altre attività non burocratiche (non sto pensando a raccogliere pomodori, ma magari lavorare in un supermercato o fare le commesse in un negozio).

Devo aggiungere che però licenziare non basta, occorre ridurre contestualmente le tasse di un gettito almeno pari agli stipendi non più erogati e delegificare il mercato del lavoro per dare all’economia la possibilità di espandersi e inseguire nuovi equilibri. Per coloro che non fossero ancora convinti di questa ricetta e ritengono che il risultato netto sarebbe 1 milione di disoccupati e di poveri in più, faccio notare che evitare questo effetto collaterale ci costa diversi milioni di disoccupati e di poveri in più. Per esempio quasi la metà dei nostri giovani che non trovano opportunità neanche come lavamacchine. Il paese sta già pagando un prezzo inaccettabile, solo che non lo pagano i parassiti in esubero.

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/licenziare-i-dipendenti-pubblici-e-la-soluzione/feed/ 18
BASTA ITALIA, IL NUOVO STATO SI CHIAMERA’ ZECCALAND http://www.movimentolibertario.com/2015/05/basta-italia-il-nuovo-stato-si-chiamera-zeccaland/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/basta-italia-il-nuovo-stato-si-chiamera-zeccaland/#comments Tue, 19 May 2015 18:09:47 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13305 Read more → ]]> zeccalandDI VALENTINA CAVINATO

Dopo aver letto questo slogan sugli ospedali pubblici veterinari, propongo la costituzione di un nuovo stato: ZECCALAND.

1) La cittadinanza verrà accordata a chi:

– crede nella democrazia;
– crede che il lavoro e la casa siano un diritto;
– vuole “il posto fisso”, rigorosamente “pubblico”;
– sostiene che “lo stato siamo noi”;
– non sopporta la ricchezza altrui;
– vuole vivere sulle spalle degli altri, senza faticare;
– vuole che tutti i servizi siano esclusivamente pubblici, ovviamente anche l’ospedale veterinario;
– vuole che sia lo stato a gestire la vita di tutti, attraverso leggi, leggine, regolamenti, codici e chi più ne ha, più ne metta;
– è favorevole ad una presenza massiccia di telecamere su tutto il territorio e, perché no, anche nelle abitazioni private (non hanno nulla da nascondere);
– è regolarmente iscritto al sindacato (preferibilmente alla CGIL e, se pensionati, allo SPI CGIL);
– è d’accordo per un reddito di cittadinanza di 1.500 €/mese (780€ ci sembrano davvero pochi);
– vuole andare in pensione con 35 anni di contribuzione, ma anche meno;
– predica l’accoglienza, con i soldi degli altri;
– bercia contro l’evasione fiscale.

Praticamente, verrà accordata a tutti quelli che hanno rotto le scatole e che hanno portato l’Italia allo sfascio.

2) In ZECCALAND, per la gioia di tutti i sudditi, si terranno le elezioni, almeno una volta all’anno.

3) In ZECCALAND non esisteranno le partite IVA, non esisteranno né imprenditori, né commercianti, ma saranno rigorosamente tutti dipendenti statali.

I sudditi di ZECCALAND vivranno tutti uniti appassionatamente, in questo meraviglioso paese di Bengodi, e i burocrati provvederanno a ridistribuire equamente la loro miseria. Finalmente non soffriranno più di invidia sociale…

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/basta-italia-il-nuovo-stato-si-chiamera-zeccaland/feed/ 8
COME GIUDICARE LA POLITICA ESTERA DI UN CANDIDATO ALLE PRIMARIE USA 2016 http://www.movimentolibertario.com/2015/05/raimondo-giudicare-politica-estera-candidato-primarie-2016-stati-uniti/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/raimondo-giudicare-politica-estera-candidato-primarie-2016-stati-uniti/#comments Tue, 19 May 2015 08:41:12 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13260 Read more → ]]> 8di REDAZIONE

Proponiamo in ANTEPRIMA la traduzione integrale in italiano dell’articolo How To Judge a Political Candidate, tratto, da Antiwar.com scritto da Justin Raimondo direttore editoriale di Antiwar.com, è senior fellow presso il Randolph Bourne Institute, opinionista per varie testate giornalistiche americane, è autore dei libri Reclaiming the American Right: The Lost Legacy of the Conservative Movement e An Enemy of the State: The Life of Murray N. Rothbard(Traduzione di Luca Fusari)

Come i germogli che spuntano sugli alberi a lungo dormienti, con le prime fioriture di primavera che fanno capolino dai loro letti, i candidati alla presidenza si stanno preparando per la stagione politica che, temo, sia già su di noi. Ci conviene quindi esaminare cosa fare di loro: ma prima è necessario stabilire alcune regole rigide e veloci.

Ovviamente la maggior parte degli elettori non lo fanno, e certamente non lo fanno all’inizio del gioco. Troppo occupati con le cose importanti della vita (famiglia, amici, pura sopravvivenza) e attendono le settimane finali della campagna, quando tutto è detto e fatto, per poi giudicare un candidato sui suoi collegamenti con se stessi e la propria vita, o da qualche norma alchemica di personale “vibrazione”.

Ho fiducia in questa persona? Che significa quello che dice? Sto per soffrire o per trarre profitto in caso di sua vincita del premio? Questi sono i tipi di domande che l’elettore medio chiede (e a cui si risponde) prima di votare. Ma noi siamo forse nella media? Non lo siamo.

Nello scrivere questo sto supponendo che, in gran parte, il mio pubblico sia costituito da quello che potremmo chiamare gli elettori ideologici di natura molto specifica. Se stai leggendo questo, probabilmente siete più preoccupati per ciò che un candidato alla Casa Bianca pensa sul Medioriente di ciò che lui o lei farebbe circa, ad esempio, il cambiamento climatico, o il matrimonio gay, per citare due questioni lontane dalla parte superiore della mia testa.

Inoltre, si ha una certa visione di ciò che dovrebbe essere fatto (e non fatto) in quella regione instabile che è stato e continua ad essere teatro di tanta carneficina, in gran parte inflitta dal nostro governo. Peraltro, se non siete esattamente libertari, probabilmente siete un po’ libertarianti, almeno nella misura in cui simpatizzate con l’agenda libertaria di rigettare lo Stato di sorveglianza smilitarizzando le forze dell’ordine, e preservare ciò che resta delle nostre libertà costituzionali che sono sotto l’attacco implacabile sia della destra che della sinistra.

Considerato tutto questo, ci sono alcune regole di strada che si devono seguire lungo il viaggio fino all’Election Day 2016, per non perdere la nostra strada. E queste regole esistono per una buona ragione: sono per la protezione e tutela della nostra particolare agenda. Dopo tutto, non siamo solo il vostro elettore medio.

7Votiamo nelle primarie di partito, così come nelle elezioni generali: e molto spesso ci offriamo volontari per lavorare su una campagna, o forse per donare soldi.

A volte entrambe le cose. Diventiamo emotivamente coinvolti nel candidato e prendiamo molto a livello personale il suo successo o fallimento: quando lui o lei parla, tratteniamo il respiro sperando che le parole usciranno giuste.

Quindi queste regole sono per la nostra sicurezza: la sicurezza dell’investimento emotivo, finanziario, politico che facciamo in una campagna. Detto questo, quali sono le regole di strada? Me ne vengono in mente tre:

1) La regola della non contraddizione

Qui prendo spunto da Murray Rothbard, economista libertario e teorico che ha pensato molto ad una strategia, e scrisse i suoi pensieri in molte occasioni. Nella sua nota, Strategies for a Libertarian Victory, ha definito il primo principio che gli attivisti libertari devono seguire (e, mi permetto di aggiungere, che questo vale anche in un senso più generale per coloro che possono non essere libertari ma che vogliono realizzare un mondo più pacifico invertendo la politica estera di aggressione implacabile da parte di Washington DC. Rothbard ha scritto:

«Per essere efficaci, per raggiungere l’obiettivo della libertà [o della pace] il più rapidamente possibile, dovrebbe essere chiaro che i mezzi non devono contraddire i fini. Perché se lo fanno, i fini sono ostacolati invece che perseguiti nel modo più efficiente possibile».

Prendiamo un esempio specifico di come questa regola può essere violata: recentemente al senatore Rand Paul è stato messo davanti un emendamento al bilancio che avrebbe aumentato lo stanziamento della “difesa” di un importo significativo. Ora il senatore Paul dichiara di essere un non-interventista, “un diverso tipo di Repubblicano” che è stato attaccato da importanti neoconservatori come un “isolazionista“, e che ha attivamente corteggiato il voto non-interventista, compresi i sostenitori decisamente anti-interventisti del padre.

Nel formulare la sua proposta di bilancio, il senatore ha cercato di esporre i suoi avversari (i senatori Ted Cruz e Marco Rubio) come grandi spenditori, perché la proposta che hanno votato non faceva tagli commisurati a voci non di “difesa” mentre la sua lo faceva.

Tuttavia l’emendamento di Paul era quasi identico in ogni altro aspetto alla proposta Cruz-Rubio: anche il suo ha innalzato il bilancio della “difesa”, anche se con qualche milione in meno. Questo nonostante il fatto che Paul abbia in passato denigrato il bilancio della difesa come gonfio e grasso. Quindi, in questo caso Paul non solo è in contraddizione con l’obiettivo finale di rigettare il Warfare State ma si sta contraddicendo.

2) La regola del brand

Le tecniche della campagna elettorale contemporanea sono spesso derise dalle menti elevate perché così spesso assomigliano alle campagne pubblicitarie per vendere ai consumatori qualche prodotto o altro: i nostri intellettuali dell’Olimpo non hanno nulla se non il disprezzo per questa “commercializzazione” della politica, e sbeffeggiano gli strateghi politici che stanno cercando di vendere candidati come se fossero saponette.

Ma, ovviamente, non c’è assolutamente niente di sbagliato in questo, e sicuramente i libertari capiranno il pregiudizio anti-capitalista esplicito in un tale pervicace atteggiamento. Dopo tutto, la vendita di persone su una ideologia o un candidato, non è fondamentalmente diverso dalla loro vendita, o ad esempio da una marca di dentifricio, o qualsiasi altra cosa.

L’idea è di convincerli che questo candidato, prodotto o idea serve i loro interessi, e, inoltre, che a causa di questo essi devono al prodotto/candidato/idea un certo grado di fedeltà. La cosa peggiore che un candidato ad una carica possa fare è di macchiare il suo brand: ovvero inviare un messaggio misto.

7Questo perché l’elettore medio non ha né il tempo né la voglia di tenere traccia delle sfumature e delle complessità dei documenti di sintesi di ogni candidato. Questi sono per i giornalisti e per i secchioni della politica, e molti non sono letti.

Dopo aver stabilito il suo brand, il candidato deve attaccare con esso, giocando lo stesso tema più e più volte fino a quando gli elettori non possono levarselo fuori dalla testa, come una canzone suonata nelle prime ore del mattino, che continua a risuonare nelle orecchie tutto il restante giorno.

Questo è vero soprattutto quest’anno perché ci sono tanti candidati e potenziali candidati là fuori, e gli elettori disattenti riescono a malapena a distinguerli l’uno dall’altro. Un candidato deve dare agli elettori un motivo per votare lui o lei a differenza di tutti gli altri, interrompere o annullare questo processo di differenziazione è un disastro.

Facciamo un esempio concreto di come questo può accadere: ricordate quando il senatore Paul annunciò che avrebbe presentato un disegno di legge per dichiarare guerra all’Isis? Fu una idea estremamente cattiva, e si potrebbe dire che abbia spaccato alla grande.

Perché? Perché è andato contro tutto il suo brand precedente di non-interventista, come Repubblicano non guerrafondaio. Sì, lo so, il padre disse la stessa cosa a proposito della guerra in Iraq (e votò contro la sua stessa risoluzione). E sì, mi rendo conto che è la cosa “costituzionale” da fare, ma niente di tutto questo conta se così facendo si lancia un messaggio confuso.

Dopo aver sentito questo, l’elettore medio informato sta per pensare e senza dubbio ha pensato: è davvero il candidato che si occupa di denunciare i suoi rivali come “guerrafondai” se chiede al Congresso di rilasciare la prima dichiarazione formale di guerra dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor?. Questa regola del brand non vale solo per i candidati, ma pure per i movimenti ideologici, e violarla porta agli stessi disastrosi risultati.

In un recente articolo per Reason magazine, il redattore Matt Welch si occupa dei libertari circa il senatore Paul, da troppo tempo attaccato soprattutto per le sue dichiarazioni eterodosse di politica estera. Lui fa il caso di quello che chiama il “principio di Weaver”, dal nome del grande manager di baseball Earl Weaver, e cita questo racconto della carriera di Weaver:

«Weaver accreditò la sua capacità di valutare il talento con l’epifania vissuta quando si rese conto che non avrebbe mai giocare nella major. Nell’articolo di Time [del 1979], disse, «in quel momento ho iniziato a diventare una brava persona del baseball, perché quando sono arrivato a riconoscere, e cosa ancora più importante ad accettare le mie mancanze, allora potei conoscere l’incapacità di altri giocatori e ad imparare ad accettarli, non per quello che non possono fare, ma per quello che possono fare»».

Pur riconoscendo che la gestione di una squadra di baseball e un candidato alla presidenza non sono proprio la stessa cosa, Welch applica la sua analogia alla campagna di Paul:

«Per tutte le deviazioni reali e postulate del senatore Paul dal copione libertario (facendo finta per un momento che esista una tal cosa fissa), quando ci si concentra invece sulle cose amichevolmente libertarie che un presidente Paul potrebbe ancora plausibilmente portare a termine, è abbastanza facile rovesciare quella smorfia. Questo vale in primo luogo per quell’area dei fan di Ron Paul che il figlio ha colpito più duramente: la politica estera. Ecco cosa dice Paul nel New Hampshire la scorsa settimana: «Gli altri Repubblicani criticano il presidente e Hillary Clinton per la loro politica estera, ma farebbero solo la stessa cosa, solo dieci volte tanto», ha detto Paul nel giorno di chiusura di una conferenza Gop nel New Hampshire che ha portato circa 20 prospettive presidenziali al primo Stato delle primarie. «C’è un gruppo di persone del nostro gruppo che vorrebbe truppe in sei Paesi in questo momento e forse di più», ha detto Paul. Prevedo che dopo più di 10 mesi di questi tipi di discorsi, non pochi libertari contro la guerra attualmente disillusi canteranno una melodia un po’ diversa».

9Se Welch ha ragione, e canteremo una melodia diversa in questo spazio, sarà perché il senatore Paul canterà una melodia diversa, a condizione che non confonda ulteriormente gli elettori (e la sua base) con più ruffianerie al Partito della Guerra.

C’è un problema più profondo in discussione qui, però, perché invece vi è un «copione libertario» quando si parla di politica estera, aldilà che l’editorialista della principale rivista libertaria non lo voglia riconoscere.

Nel prosieguo del suo pezzo, Welch loda Paul per aver preso una posizione inequivocabile contro la sorveglianza universale del governo, che è venuta in essere dopo l’11 Settembre e l’inizio della nostra “guerra al terrorismo”. Le libertà civili e la politica estera non sono divisibili.

Il motivo integrale per la sorveglianza universale è il nostro stato di warfare continuo post-11 Settembre, sia che si tratti di essere contro Saddam Hussein o l’Isis o la Russia di Vladimir Putin. Senza una posizione anti-interventista coerente è impossibile avanzare e difendere in modo credibile una causa contro lo Stato di sorveglianza.

«Dei 19 potenziali candidati del Gop che hanno visitato il New Hampshire in questo fine settimana», scrive Welch, «c’erano fondamentalmente 18 falchi e un Rand Paul». Traduzione: Beh, lui è ​​meglio di tutti gli altri ragazzi. Ma è sufficientemente buono? Gli elettori americani hanno appreso alcune dure esperienze in questo senso.

Nel 2008, con gli elettori delle primarie Democratiche in cerca di un po’ di sollievo dalla belligeranza di Bush, Barack Obama brillava rispetto a Hillary Clinton. Quest’ultima aveva ostinatamente e in maniera aggressiva difeso il suo voto a favore dell’attacco dell’Iraq e fu regolarmente una falca durante la campagna elettorale.

Obama, d’altra parte, si era impegnato a tirarci fuori dall’Iraq e diede l’impressione generale che si sarebbe concentrato sul fronte interno senza metterci in eventuali ulteriori conflitti. Sappiamo tutti cosa ha dimostrato, il che ci porta alla terza regola della strada per la Casa Bianca:

3) La regola dell’affidabilità

Mi rendo conto che può essere uno shock per i miei lettori più sensibili (o ingenui), ma i politici sono noti per mentire. Si è vero! Di tutti i fattori che incidono sulla decisione di un elettore di sostenere un determinato candidato, soprattutto quando si tratta della carica di presidente, la questione della fiducia è forse in cima alla lista.

Obama disse che avrebbe frenato il Warfare State, e ha proceduto ad inizio del suo mandato ad invadere la Libia, ad immischiarsi in Siria e in Ucraina, ad andare alla grande in Afghanistan, a mitragliare la Somalia, e a invadere nuovamente l’Iraq. George W. Bush disse che avrebbe abiurato il nation building e poi ha intrapreso il più ambizioso e disastroso nation building dell’epoca contemporanea.

Di chi possiamo fidarci? Vorrei poter dire che mi sono fidato del senatore Paul: i miei lettori abituali sanno che ho passato un bel po’ di tempo a scrivere lodandolo e difendendolo. Eppure il suo improvviso sbilanciamento nella direzione del Partito della Guerra (esemplificato dalla firma di una lettera alla leadership iraniana che fondamentalmente diceva che qualsiasi accordo raggiunto con l’amministrazione Obama è sostanzialmente inutile) è stato un punto di svolta.

Il motivo non è solo perché la prospettiva di una guerra contro l’Iran incombe in questi giorni, ma anche perché viola ognuna delle regole di cui sopra. Si mette in discussione tutto quello che pensavamo di sapere circa il senatore, e solleva la questione di cosa esattamente farebbe in una situazione di crisi una volta in ufficio.

Capitolerebbe davanti alla lobby israeliana come rapidamente ha fatto durante la campagna elettorale? Con un occhio verso la rielezione piegherebbe un ginocchio per Bibi e deciderebbe che lo spazio tra «essere in nessun luogo in qualsiasi momento» e «ovunque in ogni momento» significava che dovevamo andare in guerra contro l’Iran?.

8Non conosco la risposta a questa domanda. E questo mi innervosisce parecchio. Perché ci sono forti voci che chiedono per un attacco contro l’Iran: c’è una potente lobby, che Paul è andato ad assecondare e a placare, secondo cui fare la guerra contro Teheran è una priorità assoluta.

E non stiamo parlando solo di Iran: la Russia è dotata di armi nucleari ed è anch’essa mal vista dal Partito della Guerra, e su questo punto Paul ha detto una cosa e poi un’altra, contraddicendosi da un momento all’altro. Con tutta questa pressione, e tutte queste voci stridule sempre più forti di minuto in minuto, il senatore Paul non ha il carattere per prendere posizione?.

Auspico di cuore, e potrei rispondere di sì alla mia domanda, ma onestamente io non posso. E nel mondo in cui viviamo oggi, conoscere la risposta è di enorme importanza: infatti si tratta di una questione di vita o di morte. Matt Welch ha perfettamente ragione quando dice «il presidente degli Stati Uniti ha insolitamente un’ampia discrezionalità nel prendere decisioni sulla politica estera e la guerra», ma io non sono così sicuro, come Welch, che il senatore Paul «sarebbe certamente il presidente meno interventista dai tempi di Ronald Reagan, e forse di Herbert Hoover».

Passi Hoover, ma Reagan ricordo che ha condotto una guerra illegale e terribilmente distruttiva in Nicaragua contro il governo regolarmente eletto, ha invaso l’indifesa Grenada, ed ha armato i pazzi islamici dell’Afghanistan che in seguito ci hanno abbattuto il World Trade Center. Per non parlare della bancarotta del Paese, avviandoci al più grande militarismo della storia.

L’esempio di Reagan come una sorta di Gandhi dimostra solamente fino a che punto la marea ha girato a favore del Partito della Guerra: se egli è il gold standard del non-interventismo, allora siamo tutti condannati ad un futuro di perpetua guerra. Noi non endorsiamo candidati politici qui a Antiwar.com, e questo non è solo perché siamo no-profit.

La ragione principale è che noi apprezziamo troppo la nostra indipendenza editoriale per diventare la voce di una parte o di una fazione. Siamo ferocemente apartitici ma sfacciatamente ideologici: mentre diamo spazio a una grande varietà di punti di vista e di scrittori sia conservatori che progressisti, non nascondiamo il fatto che siamo libertari e non solo libertarianti.

Una politica estera non-interventista non è solo un altro elemento del ricco buffet libertario da servire quando è conveniente e in conformità con i gusti dei commensali: è il corso principale. Come Murray Rothbard ha sottolineato più di quarant’anni fa:

«La maggior parte dei conservatori e dei libertari sono molto familiari con il deplorare l’aumento del potere dello Stato nel governo americano negli ultimi 50 o 70 anni, ma quello che non sembrano rendersi conto è che la maggior parte di questi aumenti si è svolto a passi da gigante in tempo di guerra. E’ stato il tempo di guerra che ha fornito la situazione di crisi, la scintilla che ha permesso agli States di introdurre le cosiddette misure di “emergenza”, che ovviamente non sono mai state rimosse o raramente sono state ridotte».

Mentre i conservatori stanno ancora imparando questo, la maggior parte del “movimento” dei libertari da tempo conosce che l’opposizione alle guerre di aggressione è l’elemento essenziale che porta a tutto il resto (alla libertà economica e alle libertà civili), e, anzi, le rende possibili in primo luogo.

Ecco perché queste “regole di strada” elettorali sottolineano l’importanza di preservare e difendere il brand libertario contro tutti coloro che vogliono diluirlo e privarlo del suo elemento più importante. Il contemporaneo movimento libertario è nato nella lotta contro la guerra del Vietnam e il suo corollario domestico, la schiavitù legalizzata della leva, e ci troviamo in quella tradizione orgogliosa.

Furono gli attivisti libertari nella conservatrice “Young Americans for Freedom” (ora meritatamente defunta), il gruppo giovanile di destra estesa fondata da Bill Buckley, che si ribellarono contro il supporto della destra per la guerra e l’attacco generalizzato alle libertà civili in ambito domestico, e in tal modo hanno fondato un movimento libertario indipendente.

8Per quei “conservatarians” che vogliono tornare a se stessi e subordinati al Partito della Guerra nella vana speranza che essi stessi possano essere adescati dal potere di Washington diciamo “buona fortuna! E buona liberazione”.

Una cosa è unirsi con i conservatori che la pensano come noi e che hanno imparato le lezioni del passato e che mettono in discussione l’interventismo fanatico di Fox News/National Review/e la follia neocon: è stato il nostro orientamento strategico fin dall’inizio.

Altro discorso liquidare il movimento libertario in quell’amalgama di perdenti nella vana speranza di sgattaiolare alla Casa Bianca. Una speranza più errata, più impraticabile quanto a “pragmatismo”, difficilmente può essere immaginata. A me sembra che il messaggio del senatore Paul di porgere l’altra guancia sia, per la sua base e per alcuni dei suoi migliori consiglieri, una cattiva strategia di campagna.

Proprio oggi ha pubblicato questa confutazione pungente a Lindsey Graham e John McCain, che lo hanno infilzato senza pietà per il suo presunto “isolazionismo”:

«Questo viene da un gruppo di persone sbagliate su ogni questione politica nel corso degli ultimi due decenni. (…) E queste persone sono essenzialmente i cagnolini del presidente Obama e penso che siano sensibili a tale proposito. Hanno sostenuto la guerra di Hillary Clinton in Libia; hanno sostenuto i bombardamenti del presidente Obama su Assad; sostengono anche gli aiuti esteri del presidente Obama per Paesi che ci odiano. Quindi, se c’è qualcuno che è più contrario alla politica estera del presidente Obama, sono io. Le persone che più fortemente mi criticano sono i grandi sostenitori della politica estera del presidente Obama, vogliono solo farlo dieci volte tanto».

Amen, fratello! Qualunque sia la ragione di questa nuova “svolta” anti-interventista (penso che potrebbe essere dovuta all’ormai celebre permalosità del senatore) è benvenuta. Ma ho la netta sensazione che non sentiremo questo, e il coro di critiche non viene solo da me, ma da Jacob Heilbrun, Daniel Larison, Brian Doherty, Jesse Walker, Nick Gillespie, e da altri.

Non si tratta di seguire ciecamente un “leader” e di salutarne ogni sua parola non importa quello che esce dalla sua bocca: questo non è certo il modo libertario. L’idea che si possa essere critici di supporto può essere il solo tipo di innovazione nella politica americana necessaria in questo frangente. Come giornalista, e non un pezzo del partito o un “uomo dell’organizzazione”, questa è sempre stata la mia posizione.

Qui a Antiwar.com stiamo guardando la campagna di Paul con grande interesse, e con più di una simpatia. Tuttavia non abbiamo intenzione di tirare i nostri pugni. Stiamo trattando Rand Paul proprio come trattiamo tutti gli altri che rilanciano a quello stesso livello lasciando cadere fiches dove possono.

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/raimondo-giudicare-politica-estera-candidato-primarie-2016-stati-uniti/feed/ 1
IN E-BOOK “RIVOLUZIONE FRANCESE” E “LA SOVRANITA’ DELLA LEGGE” http://www.movimentolibertario.com/2015/05/in-e-book-la-rivoluzione-francese-e-la-sovranita-della-legge/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/in-e-book-la-rivoluzione-francese-e-la-sovranita-della-legge/#comments Mon, 18 May 2015 11:03:44 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13297 Read more → ]]> di REDAZIONE

Degli ultimi due titoli pubblicati dalla LEONARDO FACCO EDITORE sono ora disponibili anche le versioni in e-book (e-pub). 7 euro/cad. Se li acquistate entrambi, offerta a 10 euro.

Per eventuali ordini, scrivere a Leonardofaccoeditore@gmail.com

sovranitàdella leggeLA SOVRANITA’ DELLA LEGGE:  E’ una collezione di articoli, rivisti ed aggiornati, che spiega le cause dell’attuale decadenza economica, politica e civile dell’Italia e dell’Europa non solo con argomenti economici (quelli della Scuola Austriaca di economia) ma anche, e primariamente, con argomenti filosofici.

È noto che l’attuale crisi, così come quelle che l’hanno preceduta e quelle che la seguiranno, è prodotta dall’interventismo economico e in particolare monetario dello stato. Tuttavia, anche i pochissimi che coerentemente difendono la libertà economica, e che quindi vedono nell’interventismo la causa diretta della crisi, quasi mai mettono in discussione l’idea filosofica di legge che lo rende possibile e che di per sé tende necessariamente a produrlo.

Chiedere un’eliminazione dell’interventismo dello stato non solo non basta, ma nel lungo periodo non serve: ciò che ha prodotto e che necessariamente produce interventismo è il positivismo giuridico, la particolare idea filosofica di “legge” su cui è fondata la Repubblica italiana allo stesso modo in cui vi era fondato il fascismo. Per eliminare strutturalmente l’interventismo, per iniziare a muoversi verso la libertà e la prosperità, occorre aggredire il positivismo giuridico da cui esso deriva.

Sembra un obiettivo utopico, ma nell’ultimo articolo di questo libro viene illustrata una proposta concreta e immediatamente applicabile per iniziare a muoversi da subito in questa direzione partendo, in modo a prima vista paradossale, dall’attuale quadro normativo e istituzionale; e senza spendere un solo centesimo di denaro “pubblico”.

RIVOLUZIONE_FRANCESE_LIBRORIVOLUZIONE FRANCESE: Le considerazioni presenti nel volume sono tese a dare una risposta almeno a due grandi interrogativi relativi alla Rivoluzione francese, rivoluzione che sul finire del secolo XVIII ha scompaginato l’intera storia dell’umanità. Innanzitutto: come sia stato possibile che una serie di eventi di efferata brutalità, o di innegabile immoralità, che una serie di vicende che hanno comportato enormi costi umani ed immani sacrifici siano stati recepiti, nell’immaginario dei più e nella coscienza moderna, in una luce totalmente positiva. Oltretutto, questa sorta di glorificazione acritica sconfessa proprio quel presupposto intellettuale dei sommovimenti politici del 1789, quella filosofia dei Lumi che intendeva finalmente rischiarare la ragione ottenebrata dai pregiudizi. La seconda domanda a cui si è provato a dare risposta riguarda il motivo per cui la Rivoluzione giacobina è stata generalmente intesa come la grande occasione di affermazione dei diritti individuali quando, invece, essa ha rappresentato la imponente accelerazione di quel centralismo statalista che ha come primo ed inesorabile effetto quello di ridurre la persona alla totale dipendenza dal potere politico. Strana emancipazione – quella prodotta dalle trasformazioni messe in atto a partire dal 1789 – che ha reso la vita dell’uomo compiutamente subordinata al primato dello Stato.

Il volume contiene una serie di riflessioni critiche nei confronti delle svolte politiche e sociali, intorno alle date più significative degli eventi rivoluzionari. Possiamo sinteticamente dire che si è provato a passare in rassegna la vicenda dell’Ottantanove francese attraverso alcuni episodi ed alcune tematiche particolarmente rivelatrici della natura dell’ideologia.

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/in-e-book-la-rivoluzione-francese-e-la-sovranita-della-legge/feed/ 1
NON LAMENTATEVI, SIETE NEGRIERI A NORMA DI LEGGE http://www.movimentolibertario.com/2015/05/non-lamentatevi-siete-negrieri-a-norma-di-legge/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/non-lamentatevi-siete-negrieri-a-norma-di-legge/#comments Mon, 18 May 2015 08:45:19 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13296 Read more → ]]> vvdDI MAURO GARGAGLIONE

Una percentuale prossima al settanta delle pensioni erogate oggi, incluse quelle minime, non ha alcuna attinenza coi contributi erogati durante la vita lavorativa.

Sono diritti acquisiti, ma solo il 30% o poco più sono diritti pagati da chi ne beneficia. Se la smettessimo con le cazzate lirico-poetico-demagogiche-etico-solidal-redistribuzioniste e usassimo tre grammi tre di logica, unitamente all’aritmetica del primo semestre di terza elementare, capiremmo chi la sta mettendo in quel posto a chi.

Perchè, se è vero che il baby pensionato (sono milioni) non ha infranto alcuna legge, allo stesso modo Prodi, Dini, Amato & Co, non hanno infranto alcuna legge. Se lo hanno fatto incriminateli altrimenti smettete di rompere i maroni con le pensioni d’oro.

La legge stabiliva e stabilisce quanto e da quando potevano decorrere le mensilità. Per qualunque categoria lavorativa ( o considerata tale anche per chi non ha mai lavorato un giorno in vita sua). Una legge dello Stato, mica cotiche. La stessa legge per cui un giovane deve devolvere ore di culo al call center (se è fortunato) per alimentare le categorie di cui sopra, per garantirgli un diritto che a lui sarà negato.

Nessuno ha infranto nessuna legge dello Stato, la legalità ha trionfato. Siete negrieri a norma di legge della Repubblica Italiana.

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/non-lamentatevi-siete-negrieri-a-norma-di-legge/feed/ 3
NEOCONSERVATORISMO: UNA IDEOLOGIA TOTALITARIA SMASCHERATA http://www.movimentolibertario.com/2015/05/thompson-neoconservatorismo-ideologia-totalitaria-smascherata/ http://www.movimentolibertario.com/2015/05/thompson-neoconservatorismo-ideologia-totalitaria-smascherata/#comments Sun, 17 May 2015 10:57:20 +0000 http://www.movimentolibertario.com/?p=13285 Read more → ]]> 7di REDAZIONE

Proponiamo in ANTEPRIMA la traduzione integrale in italiano dell’articolo Neoconservatism Unmasked, tratto, dal Cato Institute scritto da C. Bradley Thompson, professore ricercatore alla Clemson University e direttore esecutivo al Clemson Institute for the Study of Capitalism, visiting fellow alla Princeton University, alla Harvard University e alla University of London, opinionista per varie testate giornalistiche, collabora con l’Ayn Rand Institute, è autore di vari libri e saggi tra i quali Neoconservatism: An Obituary for an Idea.  (Traduzione di Luca Fusari)

In un recente editoriale, il Wall Street Journal ha dichiarato: «Ora siamo tutti neocon». L’affermazione è esagerata, ma non di molto. Il neoconservatorismo è stato, nel bene e nel male, la più influente filosofia politica dell’ultima generazione. Ma di cosa si tratta esattamente? Il mio nuovo libro Neoconservatism: An Obituary for an Idea cerca di rispondere a questa domanda.

Definire il neoconservatorismo non è un compito facile, dato che i suoi esponenti negano che si tratti di una filosofia politica sistematica. I neocon come Irving Kristol preferiscono caratterizzare il neoconservatorismo come «persuasione», un «modo di pensare», o un «umore». Nella migliore delle ipotesi, si dice essere un movimento intellettuale sincretico influenzato da diversi pensatori come Platone, Trotsky, e Hayek.

Daniel Bell ha colto la natura sincretica del neoconservatorismo, quando si è descritto come un «socialista in economia, un liberal in politica, e un conservatore nella cultura». Da un lato, il neoconservatorismo è certamente un sincretico “modo di pensare”, ma qui dimostro che il neoconservatorismo è di fatto una filosofia politica globale basata fondamentalmente sulle idee di Leo Strauss attraverso Irving Kristol.

Prima, però, esaminiamo come i neocon si presentano, in particolare in relazione al più ampio movimento intellettuale conservatore e al Partito Repubblicano. Irving Kristol, una volta si è vantato che il neoconservatorismo è la prima variante del conservatorismo del XX° secolo che abbia «venature americane».

L’implicazione di questa straordinaria affermazione è che il conservatorismo di Goldwater (con il suo proclamato attaccamento ai diritti individuali, al governo limitato e al capitalismo di laissez-faire, e il suo rifiuto per il contemporaneo Welfare State regolatore) in qualche modo è al di fuori dalla venatura americana.

I neoconservatori sono e sono sempre stati, al contrario, i difensori del Welfare State post-New Deal. Non a caso, il supporto dei neocon, secondo le parole di Ben Wattenberg, è per un «ruolo muscolare dello Stato», uno che tassi, regoli, e ridistribuisca e, come vedremo, uno che combatta.

Questo, a quanto pare, è quello che significa avere “venature americane”. Quello che preoccupa veramente i neoconservatori verso i Repubblicani favorevoli al piccolo governo è che mancano di una “filosofia di governo”. I neocon hanno da tempo sollecitato i Repubblicani a reinventarsi dando via i loro principi jeffersoniani per lo sviluppo di una nuova «filosofia di governo».

Ironicamente, però, la concezione di una “filosofia di governo” neocon non è definita da principi morali fissi. Invece, è una tecnica intellettuale definita dal pragmatismo. La “filosofia di governo” dei neocon è una filosofia su come comandare o governare. E’ tutta una questione di «pensare politicamente», il che significa sviluppare strategie per ottenere, mantenere, e utilizzare in un certo modo il potere.

8I neocon, pertanto, esortano il Gop a diventare camaleontico e ad adattarsi al mutare delle circostanze. Lo statista pragmatico dei neocon si fonda su due presupposti di base: in primo luogo, l’identificazione del “pubblico interesse” con una sorta di sezione aurea e, dall’altro, la presunzione che, loro e solo loro, hanno la saggezza pratica con cui conoscere la sezione aurea.

I neoconservatori credono quindi che sia necessario e possibile per dei saggi statisti trovare il giusto equilibrio tra l’altruismo e l’interesse personale, tra doveri e diritti, tra regolamentazione e concorrenza, tra la religione e la scienza, tra il socialismo e il capitalismo.

Norman Podhoretz, ad esempio, ha sostenuto che gli statisti neoconservatori dovrebbero essere in grado di capire il «punto preciso in cui l’incentivo funziona» ovvero «in cui viene indebolito dalla disponibilità di prestazioni sociali, o il punto in cui la redistribuzione del reddito» inizia «ad erodere la crescita economica, o il punto in cui l’egualitarismo» sarebbe venuto «in grave conflitto con la libertà».

Alla fine, la strategia dei neocon è quella di accettare i fini morali liberal-socialisti, ma con l’avvertenza che possono svolgere un’opera migliore nel fornire “servizi sociali” o che possono indirizzare i servizi verso le finalità dei conservatori. Il neoconservatorismo è molto di più, però, del solo pensiero politico pragmatico.

Si tratta di una filosofia sistematica con profonde radici filosofiche. Al centro del mio libro vi è l’affermazione che il filosofo politico Leo Strauss è stato la più importante influenza sullo sviluppo intellettuale di Irving Kristol. Neoconservatism nel 1952 rivela per la prima volta l’importanza per Kristol della recensione di Persecution and the Art of Writing di Strauss.

Strauss, secondo Kristol, aveva «realizzato niente di meno che una rivoluzione nella storia intellettuale, e la maggior parte di noi, in senso figurato, almeno, devono tornare a scuola per imparare la saggezza del passato che pensavamo di conoscere». Cosa Kristol ha imparato da Leo Strauss?.

  1. C’è un abisso incolmabile tra la teoria e la pratica, tra la filosofia e la città, tra i pochi saggi e la volgare moltitudine. Cioè, c’è una disgiunzione radicale tra il “regno della verità teorica” ​​(cioè, il regno abitato dai filosofi) e il “regno della pratica guida morale” (vale a dire, il regno abitato dai non filosofi). Ciò che questo significa per Strauss è che l’idealismo platonico è compatibile con il realismo machiavellico.
  2. L’Occidente è in uno stato di declino intellettuale e morale a causa della crescita del nichilismo filosofico. Strauss ha individuato la fonte del nichilismo contemporaneo nell’illuminismo liberale classico di John Locke e di Thomas Jefferson. Strauss fu un feroce critico del razionalismo moderno e della scienza, dei diritti naturali, dell’individualismo e del laissez-faire, ognuno dei quali a suo dire avrebbe condotto l’uomo lontano da una realtà soprannaturale alla natura, dalla fede alla ragione, dalla comunità all’individuo, dai doveri ai diritti, dalla disuguaglianza all’uguaglianza, dall’ordine alla libertà, e dal sacrificio all’interesse personale. Il risultato è che l’uomo e la società sono stati scardinati dall’ordine naturale e dalla fede religiosa necessari per sostenere l’unità morale e politica.
  3. La filosofia politica platonica è un antidoto necessario per le malattie della società moderna. Il diritto naturale classico è stato definito da quattro principi. In primo luogo, la comunità politica è l’unità primaria di valore morale, il che significa che il “bene comune” è il fine del regime e il costringere “all’unità” è il mezzo per tal fine; secondo, un ordine veramente solo politico dovrebbe rispecchiare l'”ordine gerarchico di costituzione naturale dell’uomo”, il che significa che alcuni uomini sono più adatti a governare rispetto ad altri; in terzo luogo, ciò che è naturalmente giusto per ogni data società è che essa è in continua evoluzione a seconda delle necessità e delle circostanze, il che significa che gli statisti filosofici non devono essere ostacolati dalla morale convenzionale o dal rule of law; e quarto, la virtù e l’interesse pubblico rappresentano il fine o lo scopo della città, il che significa che gli statisti devono utilizzare “la coercizione benevola” per i loro cittadini virtuosi.
  4. Gli statisti platonici dovrebbero fondare il regime su alcune devozioni ancestrali e su dei miti politici. La virtù cardinale per molti volgare è il sacrificio di sé.

Il neoconservatorismo straussianizzato è definito da ciò che Irving Kristol ha chiamato «nuova sintesi» di idee, una sintesi da lui definita «classico-realista» nella natura e nel temperamento. Al centro del neoconservatorismo vi è un dualismo fondamentale che unisce ciò che Strauss chiamava «la via di Socrate con il modo di Trasimaco».

8Il diritto naturale platonico (il “regno della verità teorica”) prevede per gli statisti neoconservatori il criterio ultimo della giustizia. Eppure nella realtà disordinata della politica quotidiana significa che la morale convenzionale e la prudenza, talvolta persino machiavellica (il “regno della pratica guida morale”), sono entrambe necessarie e salutari.

Filosoficamente, Strauss pensò possibile sostenere “la furba politica di potenza” di Machiavelli in un quadro platonico più ampio che separa la teoria dalla pratica. Sicché Kristol ha imparato a conciliare l’idealismo platonico (la tesi “classica”), con la prudenza machiavellica (l’antitesi “realista”) per creare la sintesi neoconservatrice.

Quali sono, dunque, i principi fondamentali del neoconservatorismo?

  1. Metafisica neoconservatrice: i neocon considerano la “comunità politica”, o quella che Irving Kristol ha chiamato il “sé collettivo”, come unità primaria di valore morale, sociale e politico. Accettano la premessa di Platone che la polis o la nazione è l’unica comunità adeguata per l’adempimento del fine naturale o telos dell’uomo, che associano con quello che variamente chiamano «l’interesse pubblico» o il «bene comune». Il contenuto effettivo “dell’interesse pubblico” è tutto ciò che gli uomini saggi e benevoli dicono che esso sia, che è precisamente il motivo per cui non dovrebbe mai essere definito. Il compito più alto dello statista neoconservatore è sovrapporre l’unità ideologica sul “sé collettivo” in nome di un sempre mutevole “interesse pubblico”.
  2. Epistemologia neoconservatrice: I neoconservatori iniziano con il presupposto platonico che la gente comune è irrazionale e deve essere guidata da coloro che sono razionali. Secondo Irving Kristol, ci sono «diversi tipi di verità per i diversi tipi di persone. Ci sono verità appropriate per i bambini; verità appropriate per gli studenti; verità che sono appropriate per adulti istruiti, e l’idea che ci dovrebbe essere un insieme di verità alla portata di tutti è una moderna fallacia democratica». La verità più alta per Strauss e Kristol è limitata al filosofo, mentre l’uomo comune è e deve essere limitato alla “conoscenza” di tipo diverso: al mito, alla rivelazione, alla personalizzazione, e al pregiudizio. I neoconservatori credono che i giudizi della nazione devono quindi essere sagomati da coloro che governano. Controllare le idee è controllare l’opinione pubblica, che a sua volta controlla il regime nel suo complesso. In definitiva, il volgo deve essere governato dalla fede e dall’alleato necessario della fede, la forza.
  3. Etica neoconservatrice: Se credete, come i neocon straussianizzati fanno, che ci sono «diversi tipi di verità per i diversi tipi di persone», allora dovete credere che ci sono e devono essere pure diversi codici morali. La gente comune ha bisogno di qualche forma di moralità convenzionale che possa essere facilmente appresa, seguita, e trasmessa da una generazione all’altra. La volgare moltitudine ha bisogno della pietà e del patriottismo come miti d’ordine per cui vivere. Per i neocon, la morale è convenzionale e pragmatica. Poiché essi considerano la nazione come unità primaria di valore politico e poiché identificano il “pubblico interesse” con lo scopo di governo, considerano il bene morale e la virtù di ciò che funziona non per l’individuo ma per la nazione. La moralità è quindi definita come il superamento del proprio meschino interesse quale modo di sacrificarsi per il bene comune.
  4. Politica neoconservatrice. Al centro della filosofia di governo dei neoconservatori è la presunzione che sia possibile, nelle parole di Kristol, per una piccola élite «avere una idea conoscitiva a priori di ciò che costituisce la felicità per gli altri». Poiché la gente comune non può eventualmente sapere quello che vuole veramente o ciò che costituisce la loro vera felicità, è del tutto appropriato per una élite politica, filosoficamente addestrata per guidarlo alla sua vera felicità, impedire che il popolo prenda decisioni sbagliate. Lo scopo più elevato dello statista neoconservatore è quindi quello di formare le preferenze, formare le abitudini, coltivare le virtù, e creare la “buona” società, una società che è nota a priori a quelli con saggezza filosofica superiore. I neocon pertanto sostengono con forza che il governo compia “buone” scelte per gli americani non filosofi al fine di spingerli in certe direzioni, cioè verso la scelta di una vita di virtù e di doveri. Come Strauss ha chiarito nella sua opera più influente Natural Right and History, i saggi statisti devono imparare a usare la «coercizione limitante» e «la coercizione benevola», al fine di affossare i desideri egoistici e di base degli uomini ordinari.

9Il culmine della filosofia politica dei neoconservatori è il loro appello per una «grandezza nazional-conservatrice». A seguito di Irving Kristol e Leo Strauss, David Brooks e William Kristol, una nuova generazione di neoconservatori hanno proclamato la «nazione» come unità fondamentale della politica e della realtà, il «nazionalismo» come il grido di battaglia per una nuova moralità pubblica, e «l’interesse nazionale» come lo standard morale della decisione politica.

Questo nuovo nazionalismo, secondo Brooks, «sposa la buona comunità con la grandezza nazionale». Lo scopo morale del conservatorismo per una grandezza nazionale, secondo David Brooks, è quello di stimolare lo spirito americano; di accenderne l’immaginazione con qualcosa di maestoso; di promuovere un «unificante credo americano»; e di ispirare gli americani a guardare oltre il loro mero interesse in una qualche grande missione nazionale, ad un hegeliano mistico «destino nazionale».

Il nuovo cittadino americano deve essere animato dalle «virtù nazionaliste» come «dovere, lealtà, onestà, discrezione, e spirito di sacrificio», il principio morale-politico di base dei neocon è chiaro e semplice: la subordinazione e il sacrificio dell’individuo allo Stato-nazione. Politicamente, il nuovo nazionalismo di Brooks avrebbe usato il governo federale per perseguire i grandi «progetti pubblici nazionalisti», costruendo grandi monumenti al fine di unificare la nazione spiritualmente e per prevenire «lo scivolamento» dell’America in quella che lui chiama «la mediocrità nichilista».

E’ importante che il popolo americano si conformi, giuri fedeltà, e rispetti un qualche grande scopo centrale definito per loro dal governo federale. L’uomo americano ideale, egli sostiene, dovrebbe negare e rinunciare ai suoi valori e interessi individuali per fondere il suo “sé” in qualche unione mistica con l’anima collettiva. Questo è precisamente il motivo per cui Brooks ha lodato le virtù del collettivismo cinese rispetto allo stile americano individualista.

Alla fine, i neoconservatori vogliono «rimoralizzare» l’America con la creazione di una nuova religione civile patriottica intorno all’idea «dell’americanismo», l’americanismo è un’architettura che essenzialmente ridefinirà la “venatura americana”.

La visione neoconservatrice di una buona America è quella in cui la gente comune lavora duramente, legge la Bibbia, va in chiesa, recita il Giuramento di Fedeltà, pratica le virtù del focolare, si sacrifica per il “bene comune”, obbedisce agli ordini del governo, combatte le guerre, e muore per lo Stato.

La filosofia della grandezza nazionale dei neocon è anche la forza che anima la loro politica estera. In effetti, la politica estera neoconservatrice è un ramo della loro politica interna. Il grande obiettivo della politica estera è che la grandezza nazionale ispiri il popolo americano a superare i volgari infantili interessi egoistici per progetti nazionali edificanti.

Una benevola politica di egemonia per i neoconservatori William Kristol e Robert Kagan, «farà apprezzare l’opportunità per l’impegno nazionale, farà abbracciare la possibilità di una grandezza nazionale, e ripristinerà un senso di eroico». In altre parole, gli Stati Uniti dovrebbero condurre guerre per combattere lo strisciante nichilismo.

Nelle parole rivelatrici di Kristol e Kagan, «la rimoralizzazione dell’America sul piano domestico richiede in ultima analisi, la rimoralizzazione della politica estera americana». Andare in guerra, sacrificando sia la ricchezza e il sangue al fine di portare la “democrazia” ai foresti, questa è una missione degna di una grande nazione.

9I neocon ritengono, pertanto, che una politica estera muscolare includa l’intervento militare all’estero, la guerra, i cambi di regime, e una governance imperiale che manterrà il popolo americano politicizzato e quindi virtuoso.

Salvando il mondo dalla tirannia, l’America salverà sé stessa dalla sua corruzione interna. Ma c’è di più. Mantenendo l’America perennemente coinvolta nel nation building in tutto il mondo, i governanti neoconservatori avranno la possibilità di esercitare le loro virtù da statisti.

Non ci può essere statista senza politica e non ci può essere statista veramente magnanimo senza guerra, sicché i neocon hanno paura e detestano i principi morali che potrebbero negare a loro questo sbocco. Una condizione di guerra permanente, una politica di egemonia benevola, e la creazione di un impero repubblicano, significa che ci sarà sempre bisogno di politica e di statisti.

Il neoconservatorismo è una filosofia politica sistematica. I neocon parlano di moderazione e prudenza ma il solo vero loro scopo è di disarmare intellettualmente i loro concorrenti nel movimento conservatore-libertario che vogliono difendere i principi dei Padri Fondatori, dei diritti individuali e di governo limitato.

I neocon predicano la moderazione come una virtù in modo che la gente comune accetti il compromesso come inevitabile. Ma una tale filosofia politica che sostiene di volere la “moderazione” e la “prudenza” come suoi principi, e che in modo disonesto nasconde i suoi veri principi, o rappresenta una fase di transizione sulla strada verso un regime autoritario, o entrambe le cose.

La mia paura più profonda è che i neoconservatori stanno filosoficamente e morbidamente preparando questa nazione per uno stile americano fascista, un fascismo purgato delle sue caratteristiche più brutte e insostenibili per un pubblico americano.

Si tratta di un’accusa grave e non la faccio alla leggera. I neocon non sono fascisti, ma io reputo che condividano alcune caratteristiche comuni con il fascismo. Si consideri l’evidenza:

  1. Come i fascisti, Strauss e i neoconservatori rifiutano i valori e i principi associati all’illuminismo liberale, cioè, la ragione, l’egoismo, i diritti individuali, l’acquisizione materiale, il governo limitato, la libertà, il capitalismo, la scienza e la tecnologia. Respingono l’ethos morale associato con il liberalismo classico e il capitalismo, lodando la nobiltà delle virtù dei “barbari” come la disciplina, il coraggio, l’audacia, la resistenza, la lealtà, la rinuncia, l’obbedienza e il sacrificio.
  2. Come i fascisti, i neocon straussianizzati sono dei collettivisti metafisici: considerano la nazione come unità primaria di valore politico; vedono il corpo politico come un tutto organico; promuovono doveri sociali sui diritti individuali; sostengono e usano il potere coercitivo dello Stato per promuovere l’ordine e l’unità; esigono che gli individui siano subordinati “all’interesse pubblico” e che servano una qualche nozione confusa di “grandezza nazionale”.
  3. Come i fascisti, Strauss e i neocon sono degli statalisti che si oppongono fortemente alla depoliticizzazione, cioè, a un guardiano notturno governativo, in favore di uno Stato onnipotente, paternalista, corporativo. Essi sostengono e usano il potere coercitivo dello Stato per regolare la vita economica dell’uomo e la sua vita spirituale.
  4. Come i fascisti, i neocon straussianizzati minimizzano l’importanza delle norme costituzionali e dei confini, e elogiano le virtù dei grandi statisti.
  5. Come i fascisti, Strauss e i neocon credono che la vita è o dovrebbe essere definita dai conflitti e che uno stato di pace e di prosperità sia moralmente degradante; essi sostengono di mantenere il popolo americano in uno stato di agitazione permanente di paura e disgusto contro le minacce interne ed esterne; vogliono militarizzare la cultura americana; essi idealizzano le virtù della guerra e dell’impero come rigenerative; e sostengono una politica estera di guerra perpetua al fine di ripristinare il destino nazionale americano e il senso di grandezza.

9Insomma, mi preoccupo che i neocon stiano spianando la strada per una sorta di dispotismo morbido che potrebbe anche portare un giorno a un tipo di fascismo. Ci fanno sentire a nostro agio con alcuni principi fascisti da loro americanizzati, da loro drappeggiati nei modi e nei costumi tradizionali americani e nella retorica di Abraham Lincoln.

I neoconservatori sono i fautori di un nuovo Stato gestionale, uno Stato controllato e regolato da una classe di mandarini conservatori virtucrati che pensano che gli americani sono incapaci di governare se stessi senza l’aiuto speciale della saggezza a priori dei neocon.

Sono la versione conservatrice del brain trust di FDR: essi desiderano disciplinare quasi tutti i settori del pensiero e dell’azione umana. Supportano il controllo del governo sull’economia così come la regolamentazione del governo sulla vita morale e spirituale delle persone. I neoconservatori vogliono regolamentare la camera da letto così come i consigli di amministrazione.

I neoconservatori sono dei falsi profeti dell’americanismo. Coloro che desiderano difendere i valori illuministi dell’America e i diritti individuali della Repubblica creata dai suoi rivoluzionari Padri Fondatori devono quindi riconquistare ai neocon il terreno intellettuale e morale che un tempo definiva la promessa di vita americana.

Suggeriamo la visione del seguente dibattito moderato da David Boaz (vicepresidente del Cato Institute) svoltosi al Cato Institute Book Forum 2011 attorno al libro Neoconservatism: An Obituary for an Idea  tra l’autore del libro C. Bradley Thompson e Tod Lindbe (editorialista della Policy Review e membro della Task Force on the Virtues of a Free Society alla Hoover Institution).

]]>
http://www.movimentolibertario.com/2015/05/thompson-neoconservatorismo-ideologia-totalitaria-smascherata/feed/ 17