In Ambientalismo, Scienza e Tecnologia

DI REDAZIONE

In base alle attuali conoscenze le piante geneticamente modificate non rappresentano alcun rischio per la salute e neppure per l’ambiente, ma i consumatori restano critici: è la conclusione del Programma nazionale di ricerca PNR 59 presentato oggi a Berna. Per cinque anni studiosi si sono occupati nell’ambito del programma di ricerca sull’utilità e i rischi della disseminazione di piante geneticamente modificate e il Fondo nazionale svizzero (FNS) ha spiegato oggi le conclusioni tratte da 30 progetti di ricerca. In particolare undici programmi hanno esaminato i possibili rischi ambientali del grano del mais o di fragole transgeniche. Gli autori sono giunti ai medesimi risultati: non sono stati in grado di stabilire effetti negativi su insetti utili, microrganismi o sulla fertilità del suolo. Anche l’analisi di oltre un migliaio di pubblicazioni scientifiche internazionali non hanno evidenziato alcuna nocività.

Quando, con la coltivazione di piante utili geneticamente modificate, si sono avuti effetti indesiderati, questi non sono stati una conseguenza della genetica stessa quanto piuttosto delle insufficienti pratiche agricole come le monocolture, indica il FNS. Gli studi mostrano tuttavia anche che solo circa un quarto dei consumatori sarebbe pronto ad acquistare alimenti prodotti con l’aiuto della genetica. L’80% degli interrogati si è detto favorevole a una libertà di scelta tra prodotti geneticamente modificati e non.

Le reazioni – Non si sono fatte attendere le reazioni alle conclusioni del Programma nazionale di ricerca 59 (PNR 59) sulle piante transgeniche.

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Greenpeace – Greenpeace ritiene che non siano stati esaminati tutti i rischi, mentre gli ambienti economici e scientifici reclamano la fine della moratoria sull’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM).

“Il Programma nazionale di ricerca 59 non ha approfondito una delle questioni più importanti e che resta aperta”, scrive Greenpeace, cioè i rischi corsi nel consumare OGM. Mancano a questo proposito ricerche indipendenti a livello mondiale sugli uomini e gli animali, critica l’organizzazione ecologista.

Unione Svizzera contadini – L’Unione svizzera dei contadini (USC) evidenzia nel Programma di ricerca la mancanza di utilità dell’ingegneria genetica per l’agricoltura dal punto di vista ecologico agronomo ed economico.

Il PNR non ha preso in considerazione i costi relativi alla separazione dei flussi di merci e la questione di responsabilità civile in caso di contaminazione. Vista l’assenza dell’utilità economica delle colture studiate, questi fattori di costi sono decisivi per tale pratica.

L’USC non vede quindi oggi alcuna ragione di ammorbidire la moratoria sugli OGM e di rimettere in gioco i vantaggi in termini di marketing che la loro assenza procura alla Svizzera. Secondo i contadini, la moratoria che scade nel novembre 2013 deve essere prolungata fino al 2017.

Stop OGM – La posizione dell’organizzazione StopOGM è rafforzata dal rapporto presentato oggi: la Svizzera può e deve rinunciare all’utilizzo commerciale di piante geneticamente modificate. Come Greenpeace, StopOGM sottolinea inoltre che il PNR 59, pur avendo denaro e tempo a disposizione, non ha trattato le problematiche relative alla valutazione sanitaria degli OGM, una questione centrale.

Gli oppositori alla moratoria – Da parte degli oppositori alla moratoria, economiesuisse, scienceindustries (che rappresenta i settori chimico, farmaceutico e biotecnologico), Swiss Biotech e il forum svizzerotedesco “Konsumentenforum kf” sono fermamente contrari a qualsiasi suo prolungamento.

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Un divieto tecnologico decretato dallo stato sarebbe pregiudizievole all’innovazione e corrisponderebbe a una vera e propria regressione. La moratoria anti OGM influenza la ricerca e l’economia del nostro paese, minaccia di fargli perdere la posizione di punta che il mondo intero gli riconosce in questo ambito, scrivono le diverse organizzazioni.

La coesistenza di agricoltura convenzionale e biotecnologica è possibile con un modesto sovrappiù di spese, sostengono. In cambio le colture OGM possono assicurare benefici economici supplementari.

Infine la libertà di scelta sembra importante agli occhi degli svizzeri, ricordano i contrari alla moratoria. Test confermano che un consumatore su cinque acquisterebbe prodotti geneticamente modificati, sottolineano.

FONTE ORIGINALE: http://www.tio.ch

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Mostrati 2 commenti
  • Pierpaolo
    Rispondi

    Ancora a chiedervi se gli OGM fanno male alla salute o agli ecosistemi…

    Gli OGM, di proprietà delle multinazionali che ne detengono il brevetto, fanno male principalmente alle economie agricole di un paese: le devastano e rendono schiavi i contadini, senza possibilità di fare marcia indietro.

    Discutiamo di questo… vi prego…

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Credimi, non è così. Evita l’ideologia che obnubila la mente!

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