In Anti & Politica, Economia, Esteri, Libertarismo

di GIORGIO FIDENATO (Intervento ad Interlibertarians 2012)

Cari amici, è con immenso piacere che mi accingo a portare il mio contributo a questo convegno di libertari da tutto il mondo. È importante trovarsi qui riuniti insieme: è importante che da questo convegno si elaborino strategie che permettano alle nostre idee di diventare azione futura della maggior parte degli esseri umani. Sono convinto che, nonostante noi abbiamo una consapevolezza molto razionale sulle vicende che stanno interessando la nostra società, il pericolo che stiamo correndo a livello delle nostre società sia molto più grande di quello che noi stessi riusciamo ad immaginare. La potenza del potere statale è impressionate, il male creato dalla sua potenza a livello planetario è devastante. Io non voglio usare la retorica, ma ognuno di noi deve rendersi conto del pericolo che stiamo correndo e deve darsi da fare per cercare di raddrizzare la situazione. Non voglio cedere a facili e futili entusiasmi, ma la vicenda elettorale di Ron Paul fa ben sperare. C’è un substrato culturale fatto di giovani e meno giovani su cui possiamo costruire un futuro di speranza: sta a noi “vecchietti” raccogliere il testimone e portarlo bene in vista, senza paura e senza viltà.  La battaglia è senza dubbio impressionante, impari, difficile; talvolta può sembrare persa. Ci ricacceranno indietro, ci incuteranno paura, ma anche per rispetto a chi ci ha garantito la continuità del messaggio libertario, dobbiamo continuare a testa bassa, senza tentennamenti.

Se guardiamo indietro di un ventennio, della nostra vita, possiamo vedere che in Italia il pensiero libertario in Italia non si sapeva nemmeno cosa fosse. Se guardiamo all’oggi dobbiamo essere fieri nel vedere parecchi giovani che ci seguono. Certo non dobbiamo fermarci sul dato che abbiamo raggiunto e continuare ancora. Siamo ancora niente nella società anche se sono convinto che chi ci teme ci conosce ampiamente.Ne abbiamo i riscontri: le persone che cominciano a sostenere queste”strane” teorie vengono chiamate sui mass media. Certe idee, anche seconsiderate bislacche, utopistiche girano, danno dei colpi allo stomaco a tante persone. Sono personalmente soddisfatto del lavoro che io e il Movimento Libertario, con il sostegno di molti amici libertari, stiamo portando avanti. Abbiamo la percezione che chi conta nella diffusione delle idee, che sono certamente idee di sinistra, conosca il nostro pensiero. Vorrebbero ridicolizzarci, ma fanno fatica a trovare il pertugio dove attaccare. Siamo troppo rigorosi e per bene per farlo. Siamo stati più volte contattati per andare a Servizio pubblico, ci fanno molte domande, cercando di mettere in cattiva luce le nostre idee, le nostre teorie. Poi, quando si arriva al dunque, desistono, non ci chiamano perché il Santoro di turno non riesce a metterci nel sacco.

Ma ciò che più spaventa i nostri detrattori non sono le nostre idee, ma è la nostra temerarietà nello sfidare lo status quo e lo Stato stesso.

Si, il ML ha deciso non solo di fare promozione delle idee libertarie attraverso un proprio sito, attraverso la promozione di libri di stampo libertario, attraverso la partecipazione a dibattiti e discussioni sui vari media. Il ML ha fatto una scelta dirompente non solo di chiacchierare di libertà, ma ha deciso di praticare la libertà.

Sono un grande estimatore della figura della mahatma Gandhi. Egli ci ha insegnato a raggiungere grandi risultati solo con la forza della ragione e la tenacia della volontà. Di fronte ai soprusi del potere britannico, così come alle violenze dei suoi concittadini che si ammazzavamo l’un l’altro per motivi religiosi, egli ha opposto la sua testimonianza fino a sfidare, sia il potere inglese che il potere interno che sobillava gli scontri interetnici, con le sue azione di digiuno fin quasi a compromettere la sua vita. Molti vedono il Mahatma solo come uno che ha lottato contro l’oppressore britannico; ma egli ha lasciato limpide pagine di lotta anche contro il potere interno alla stessa India, attaccando i principi illegittimi della società induista, contro il principio delle caste, delegittimando il concetto degli intoccabili. Pensate proprio che fu talmente tanta la rabbia che provocò verso i notabili del potere indiano, che egli venne ammazzato non dagli inglesi, ma proprio da un indiano indù fanatico.

Ebbene io difficilmente intraprenderò digiuni, anche se mi farebbero bene. Però Gandhi è stato uno straordinario personaggio che ci insegna, a mio modesto parere, come e cosa si deve fare per portare avanti le nostre idee libertarie.

Sappiamo benissimo che è molto difficile entrare nel mercato delle idee politiche ed incidere realmente, come era difficile per lui entrare nel sistema creato dall’impero britannico cercando di scalfirne il suo potere. Lui capì che solo con azioni dirette, forti, scioccanti, personali, di disobbedienza si poteva destabilizzare il potere ma soprattutto si poteva scalfire quello strato di indifferenza e di paura che avvolge tutte le persone che, pur anelando maggiore libertà, sono da queste frenate.

Se vogliamo sperare che le idee libertarie, in campo sociale, indissolubilmente legate alle idee della scuola austriaca di economia, in campo economico, diventino patrimonio culturale di un numero di individui sempre maggiore, dobbiamo mettere in atto azioni simili a quelle intraprese da Gandhi. Non è sufficiente solo l’azione di divulgazione delle idee, né è sperabile di riuscire ad influenzare le persone che detengono il potere portandole dalla nostra parte. Dobbiamo scioccare, rompere il muro dell’indifferenza, del conformismo, dobbiamo dare uno schiaffo ai luoghi comuni ed aprire la mente delle persone atrofizzata da decenni e decenni di lavaggi del cervello da parte dello statalismo. La situazione ormai è giunta a un punto di non ritorno,siamo su un crinale pericoloso per le libertà individuali, non c’è più tempo per stare giocare a fare la politica.

È stata questa consapevolezza che ha spinto me, pienamente appoggiata dal ML, ad intraprendere una serie di scontri diretti con lo stato. Nella vita oltre ad essere libertario sono anche un piccolo imprenditore agricolo, nonché presiedo una piccola associazione di agricoltori che dà lavoro a sei persone.

Rotbhard mise magistralmente in evidenza il potere mistificatore dello stato parlando della figura del sostituto d’imposta, cioè di quel sistema che permette allo stato di spogliare mensilmente miliardi di persone del frutto del loro lavoro senza che questi se ne accorgano. Nel suo libro-manifesto ‘Per una nuova libertà’ parlò della vicenda che interessò l’imprenditrice americana Vivien Kellems, che appena finita la II guerra mondiale ebbe il coraggio di sfidare il governo americano rifiutandosi di fare il sostituto d’imposta versando l’intero valore della prestazione lavorativa dei propri dipendenti interamente nelle loro mani, obbligandoli ad occuparsi direttamente e personalmente dei rapporti con lo stato. Come lei nel 1947 cominciò a pagare ai dipendenti la busta paga al lordo delle tasse, autodenunciandosi all’autorità pubblica, così l’associazione di cui sono presidente dal gennaio 2009 ha cominciato pagare i propri dipendenti al lordo, autodenunciandosi alla pubblica autorità. Ovviamente sono nati dei contenziosi giudiziari nei quali finora siamo perdenti. Ovviamente la magistratura è un organo dello stato e non è un organo geloso custode del diritto.  Come fece la signora Kellems, anche noi abbiamo cercato di far capire al giudice l’incostituzionalità della norma che costringe il datore di lavoro ad effettuare una prestazione lavorativa obbligatoria in favore del proprio dipendente ed a tutto vantaggio dello stato che si assicura, con laminaccia della violenza della legge, una raccolta facilitata (per lui stato) di un enorme massa di risorse.  Noi non ci fermeremo di fronte al l’arroganza della legge. Ma vorrei tanto che questa diventasse una battaglia di ogni libertario in tutto il mondo perché, come magistralmente argomentò Rothbard, il sostituto d’imposta è un metodo efficacissimo con cui lo stato deruba in modo indolore la gran parte dei cittadini.

Ma il ML non si è fermato solamente a questa azione. Come dicevo di mestiere conduco anche una piccola superficie agricola che non mi permette di vivere ma mi da la sensazione di esercitare quel diritto di proprietà tanto caro a noi libertari. Nella zona dove io ho la proprietà agricola è molto praticata la coltivazione di soia, mais e viticoltura. In particolare la coltivazione di mais è flagellata da un insetto che ne compromette la produttività e la salubrità. Allo stato attuale si cerca di porre rimedio con massiccio uso di insetticidi, ma all’orizzonte c’è la possibilità di utilizzare gli OGM. Penso che sia a conoscenza di tutti l’ostilità della politica europea nei confronti degli Ogm; essa poi alimenta in modo spregiudicato una campagna di terrorismo mediatico che incute paura nella popolazione.

Esiste uno strumento legislativo europeo che permette di seminare l’unico Ogm che è autorizzato alla semina in Europa che è il MON810. In Italia invece c’è una moratoria de facto della possibilità di seminare,grazie a un decreto legislativo incostituzionale, a mio parere, del 2001 che imporrebbe l’obbligo in capo ad un agricoltore, qualora volesse seminare, a richiedere un’autorizzazione anche quando il mais fosse registrato nel catalogo comune europeo delle varietà di piante di specie agricole. Io ho sempre considerato questa norma italiana in contrasto con la direttiva europea di riferimento ma dal 2006 al 2009 mi sottoposi mal volentieri alla prassi burocratica di richiedere l’autorizzazione a poter seminare Ogm sulla mia proprietà. È inutile che vi dica che ad ogni domanda fatta ci fu una risposta negativa da parte delle autorità nazionali le quali campavano scuse per il fatto che le autorità regionali non avevano predisposto i piani regionali di coesistenza (altre balle bizantine del legislatore italiano). Potete solo immaginare quale fu la risposta delle autorità regionale del Friuli Venezia Giulia quando chiesi aloro quando avrebbero approvato le norme di coesistenza. La risposta fu che non poteva predisporre le norme di coesistenza fintantoché il Ministero nazionale non avesse predisposto le linee guida delle norme della coesistenza. E poi parlano di legalità!!!

Ebbene di fronte a questo comportamento ho deciso, insieme al ML di passare ai fatti. Abbiamo messo in piedi una semina di sei semi di mais come specchietto per le allodole, mentre procedemmo ad una semina della mia intera proprietà. Il tutto fu annunciato ai mass media, con grande sensazione sulle autorità pubbliche e nelle forze ambientaliste. Per farla breve ovviamente sono finito sotto processo per semina senza autorizzazione condannato al pagamento di 25.000,00€ più danni morali a vari enti e associazioni per aver deflorato il suolo friulano con i semi Ogm. Sono stato sottoposto a due procedure giudiziarie, una delle quali è arrivata fino al giudice di ultima istanza il quale, ovviamente ( e come poteva essere altrimenti, dico io) ha dato ragione allo stato italiano. Ma ogni tanto, come magistralmente raccontato da Bertold Brecth in una sua commedia, esiste un giudice a Berlino. Infatti il 6 settembre 2012 in una causa simile alla mia la Corte di Giustizia della Unione europea ha emesso una sentenza in cui ha stabilito che uno stato membro non può pretendere da un ulteriore autorizzazione per seminare un Ogm già iscritto nel catalogo comune. In sostanza la Corte europea ha ribaltato di 180 gradi quanto avevano appena stabilito i giudici della Corte di Cassazione italiana.

Ora sono in questa situazione. La seconda procedura giudiziaria a cui sono stato sottoposto per aver seminato mais Ogm senza autorizzazione, era giunta al suo epilogo il 12 novembre 2012. Ovviamente in quella fase avevamo dalla nostra parte la pronuncia della Corte europea che subito ha dato i suoi frutti. Infatti il pubblico ministero è entrato in udienza e nella sua requisitoria finale, precisando che in seguito alla sentenza del 6 settembre il quadro legislativo si era chiarito,ha chiesto la mia assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Non vi nego che per il ML, ma soprattutto per me è stata una grande soddisfazione: vedere il Pubblico Ministero, cioè colui che ti aveva portato a giudizio per vedenti condannato, chiedere la tua assoluzione, è motivo di grande orgoglio. Ma la più grande soddisfazione è l’aver dimostrato che lo stato è fatto di grandi mascalzoni che giocano con levita delle persone; è aver dimostrato quanto lo stato sia arrogante,supponente, lestofante; è aver dimostrato che lo stato rispetta il diritto solo a parole, mentre nei fatti è lui il primo a non rispettarono; è aver dimostrato che non ci si può fidare della giustizia quando è amministrata dallo stato perché i giudici non sono i gelosi custodi e paladini del diritto, ma sono al soldo del potere. Alla fine anche queste prove servono, sono utili per risvegliare lo spirito degli individui da troppo tempo assopito da una propaganda che vuole far vedere che il sistema della giustizia è terzo rispetto alle parti e a difesa degli individui contro il potere della politica.

Per la cronaca, la vicenda non è ancora finita. Il giudice che mi deve ancora giudicare non è stato per niente contento di questa sentenza e ora ha sospeso il procedimento penale per chiedere un parere preventivo sempre alla Corte europea per capire se il decreto legislativo per il quale io sono sotto processo è o meno conforme alla direttiva europea. Siamo approdati al bizantinismo più puro, alla più pura arbitrarietà. Ma questa è la vera natura del potere giudiziario in Italia.

Mi avviò alla conclusione.

Cari amici il momento storico è grave: le libertà individuali sono gravemente in pericolo. L’attacco sferrato dagli stati è impressionante.Sono e siamo convinti che non sono più sufficienti la teoria, la buona diffusione delle idee. Sono necessarie azioni di testimonianza perchécome disse Gandhi è solo facendo scatenare la violenza del potere che puoi aprire una breccia nel cuore delle persone buone e del potere stesso. È solo facendo vedere quanto è dispotico ed incivile il potere che si può aprire una speranza nel cuore e nelle menti delle persone.  Di fronte al dispotismo Gandhi non cercò di venire a patti con il potere; non cercò mai di accomodare le sue richieste, i suoi diritti. Ebbe sempre un atteggiamento civile ed urbano, ma mai piegò ai giochi di palazzo le sue idee, il suo comportamento. Mai andò dai politici al potere a cercare di strappare da loro almeno una parte di quello che chiedeva. Egli chiese sempre quello che il diritto naturale gli riservava. Costrinse il potere costituito a rincorrerlo. A mio modesto parere è questo che noi libertari dobbiamo fare. Non penso che tutti dobbiamo fare, ma tutti dobbiamo appoggiare convinti queste azioni, queste iniziative e dobbiamo lasciar perdere vane rincorse verso i decisori politici nella speranza di portarlo dalla nostra parte. Non verranno mai, stanno troppo bene dove sono e come sono. Si rischia di essere solo subalterni ai loro vezzi, alle loro insane pulsazioni verso il potere per il potere. Diceva un’altra grande personalità, Martin Luther King: “Ciò che è dannoso nel mondo non sono le persone cattive, ma il silenzio di quelle buone”. Molto spesso anche tra noi libertari ci di dimentica di questo aforisma e ci perdiamo in fantomatici ed illusori percorsi politici nella speranza che il potere ceda benevolmente di fronte ai nostri diritti e alla giustizia.

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Mostrati 2 commenti
  • Gian Piero de Bellis
    Rispondi

    Bellissimo intervento.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Sono d’accordo con Fidenato praticamente su tutto, e volevo solo aggiungere un commento. Lui dice che non è più sufficiente la teoria e la buona diffusione delle idee: è vero, però se non si raggiunge la “massa critica” non si potrà avviare nessun cambiamento. Quando faccio certi discorsi, del tipo di questo di Fidenato, sono ancora troppe le persone che mi guardano come se fossi uno che vive su un altro pianeta, o come se fossi uno che che si è fatto suggestionare da certe cattive letture. Sarei io dunque la persona che si fa suggestionare, e non chi non riesce neanche come esercizio mentale a immaginare una società senza lo stato.
    Dobbiamo continuare a divulgare queste idee: è l’ unico modo per arrivare a qualche risultato. La divulgazione di queste idee è la cosa che chi sta al potere teme di più.

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