In Ambientalismo, Scienza e Tecnologia

mais btLETTI PER VOI

Il campo di mais OGM di Vivaro, in provincia di Pordenone, è il primo esempio di coltivazione biotecnologica in Italia. Il campo è stato seminato nel pieno rispetto della normativa italiana ed europea e rappresenta un’occasione unica per l’agricoltura italiana di rinnovarsi.

 

Vivaro è la dimostrazione che l’Italia può e deve accedere all’innovazione. Oltre un decennio di demagogia ha impedito al nostro paese di competere ad armi pari con gli altri produttori di mais biotech del mondo, a partire dalla Spagna che oggi è il primo produttore di mais OGM in Europa.

 

Le recenti manifestazioni di sedicenti gruppi ambientalisti che ancora una volta hanno cercato di danneggiare il campo in spregio a ogni più elementare principio di civiltà e gli appelli alla distruzione da parte di esponenti politici che dimostrano di non conoscere la legislazione e soprattutto i diritti degli agricoltori sanciti dall’Unione Europea richiedono di proseguire la battaglia per l’innovazione.

 

Il decreto ministeriale con il quale, ancora una volta, la politica vuole mettere a tacere le legittime richieste degli agricoltori e le prerogative europee deve essere contrastato. Futuragra ritiene che questo decreto sia illegittimo e presenterà ricorso.

 

Il campo di Vivaro è legale e va difeso. Futuragra chiede agli agricoltori, ai ricercatori, agli scienziati e a tutti i cittadini di sostenere questa battaglia adottando simbolicamente, con una donazione di 10 euro, una spiga di mais del campo di Vivaro e di partecipare alla trebbiatura in ottobre per:

 

· Finanziare le spese legali contro un decreto illegittimo e illiberale

 

· Raccogliere dati scientifici per sopperire all’assenza della ricerca pubblica alla quale viene impedito di agire

 

· Fare sapere che il campo di Vivaro appartiene a tutti coloro che credono nel diritto, nella scienza e nell’innovazione.

 

Tutti i sostenitori potranno partecipare a visite didattiche presso il campo e saranno invitati alla festa in occasione della trebbiatura nel prossimo mese di ottobre.

PER PARTECIPARE ALL’ADOZIONE CLICCA: http://www.futuragra.it

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Mostrati 31 commenti
  • Hilda
    Rispondi

    Avessi i soldi comprerei tutto il campo per seminarci Mais biancoperla.

  • claudio
    Rispondi

    Più che in vil danaro lei dffetta d’intelletto..

  • hilda
    Rispondi

    Io difetterò…a lei manca del tutto…

    • claudio
      Rispondi

      Guardi che detto da lei è un complimento..

  • hilda
    Rispondi

    Non mi ringrazi. è mica un poeta lei?

    • Fidenato Giorgio
      Rispondi

      Perchè deve seminare il bianco perla sul mio campo? Non ha una proprietà sua su cui seminarla? Guardi poi che il mercato del bianco perla è limitato. Si vende molto di più mais giallo Ogm.

  • myself
    Rispondi

    @Giorgio Fidenato

    Siete poi riusciti ad identificare alcuni dei manifestanti che sono entrati nel campo distruggendo parte del raccolto?

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      Si, la DIGOS li ha tutti identificati. Alcuni sono recidivi. Appena ritorno dalle ferie saranno immediatamente denunciati.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Io possiedo circa un paio di ettari in pianura.
    Fermi e non arati da almeno 40 anni, forse 50.
    Non ho idea di che cosa possa costare prepararli per una semina del genere, ma penso non poco.
    Li ho fatti pulire da arbusti ed alberi circa 3 anni fa.
    mi son partiti 10mila€.

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      Azz… mi sa che ti hanno fregato. Se hai già pulito gli arbusti, un’area tura dovrebbe costare non più di 200,00€/ha. Se vuoi comunque possiamo fare un contratto d’affitto di un anno e così non hai alcun problema.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    In che regione sei?

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Emilia- Bologna

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Perfetto: in piena regione rossa. Ahahahah

    • Albert Nextein
      Rispondi

      La storia di questo ex poderino di 10 ettari, di cui circa solo 2 a livello strada, è istruttiva per quanto riguarda il rapporto tra potere rosso, ideologia verde, e proprietà privata.
      I 10mila che ho speso riguardano l’abbattimento di alberi piuttosto importanti con macchine di solito usate da chi lavora con le ferrovie, quelle macchine che abbattono le piante a partire dalla sommità . E poi abbiamo lavorato su 4 ettari, di cui due a vari livelli , da meno 2 a meno 12.
      Posso sentire dagli altri comproprietari se hanno interesse ad affittare questo terreno. Ma con due ettari soltanto penso proprio che oltre ad azioni dimostrative si faccia poco.
      Una volta pensammo al noce da legname, poi allo zafferano, poi alle patate.
      Poi, nella nostra inerzia si è inserito il comune e ci ha inchiodati urbanisticamente sulla scorta di valutazioni prese dai verdi locali.
      Al contempo un terreno del tutto simile e vicino, ma di proprietà di un grosso industriale, ha avuto il nulla osta per interventi urbanistici fantascientifici.
      Una cosa da libro di denuncia.

      • Giorgio Fidenato
        Rispondi

        Solite cose. È poi parlano di salvaguardia del territorio. Con un segno di matita su una carta fanno i ricchi e i poveri. È poi ti meravigli se avvengono fenomeni di corruzione!!!

        • Albert Nextein
          Rispondi

          Non mi meraviglio, perché conosco discretamente l’ambiente.
          Non solo dettano legge a casa di altri ma ,quando commettono porcherie , e di solito sono funzionari singoli i colpevoli anche per disattenzione o connivenza di altri funzionari, non si assumono responsabilità e neppure costi.
          Decidono la sorte di altra gente, sulla base del principale assunto dello stato centralista : quello che è mio, è mio. Quello che è tuo, è mio.
          Io non avrei potuto fare quella pulizia di cui ti ho detto, a norma di legge.
          Ma l’ho fatta ugualmente, pronto ad assumermene la responsabilità.
          Non è successo alcun che.
          Chieditene il perché.

          • firmato winston diaz

            @albert
            per questo che succede, dobbiamo ringraziare il repubblicano Bucalossi (come dobbiamo ringraziare il repubblicano Visentini per il sostituto d’imposta e il registratore di cassa fiscale obbligatorio, fra le altre cose)
            Riporto da wikiversity.org, perche’ su queste cose e’ doveroso avere una documentazione rigorosa (e i link a volte vanno in moderazione ;):

            Con la legge 10 del ’77 (detta Bucalossi) si è cercato di porre l’amministrazione pubblica in una posizione decisionale e di regia, non solo attraverso l’utilizzo della pianificazione, ma anche attraverso il rilascio delle concessioni edilizie. Questa legge stabilisce infatti che lo ius edificandi (diritto di edificare) non è più connesso alla proprietà del suolo, ma spetta all’amministrazione pubblica concederlo all’avente causa. Si impone quindi il possesso della concessione edilizia nel caso in cui si voglia eseguire un’opera, che viene rilasciato dall’amministrazione pubblica a fronte di un determinato pagamento.
            La concessione è infatti onerosa per due motivi: per ragioni urbanistiche, in quanto creando nuovi insediamenti l’amministrazione pubblica deve creare le infrastrutture che soddisfino le esigenze delle nuove opere (oneri di urbanizzazione) e per ragioni fiscali, infatti viene posta una tassa non motivata (oneri di concessione), calcolata in percentuale rispetto al costo di costruzione. In via ordinaria la concessione dura 3 anni, pertanto se non viene completata l’opera entro tale limite il richiedente deve richiederne un’altra e quindi pagare nuovamente gli oneri legati al suo rilascio e facendo perdere il senso delle motivazioni addotte prima. I lavori inoltre devono iniziare entro 1 anno dal rilascio della concessione che deve essere immediatamente pagata.
            In via straordinaria gli oneri relativi alla concessione possono essere tradotti in opere di interesse pubblico che dovranno essere realizzati durante la costruzione dell’edificio. Gli oneri di concessione dovranno invece sempre essere pagati in denaro. Con questa legge in particolare si è cercato di alimentare in maniera decisa gli introiti dell’amministrazione pubblica (comune) facendolo divenire così parte attiva nell’attività costruttiva. I soldi ottenuti dal rilascio delle concessioni in particolare sono usati dall’amministrazione pubblica per:
            le opere di urbanizzazione della città;
            il finanziamento dei PPA;
            operazioni di recupero di edifici preesistenti.

  • myself
    Rispondi

    “Si, la DIGOS li ha tutti identificati. Alcuni sono recidivi. Appena ritorno dalle ferie saranno immediatamente denunciati.”

    Bene, ma ancora meglio sarebbe rendere pubblici i nomi di tali individui. Ovviamente in un modo un minimo furbo, per evitare accuse di violazione della privacy o che altro…

  • Giovanni
    Rispondi

    Salve, non avete specificato come e dove effettuare la donazione.

  • Giovanni
    Rispondi

    Ho visto il link alla fine…. Scusate sono un pó rintronato stamane.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Vorrei fare un appunto amichevole a Claudio.
    Il fatto che Hilda la pensi diversamente da noi non significa che difetta di intelletto.
    E’ un bene che anche chi non condivide il punto di vista libertario intervenga in queste discussioni, altrimenti diventa un circolo chiuso, e invece noi vogliamo divulgarle queste idee.

    • claudio
      Rispondi

      probabilmente mi sono espresso male, ma il mio pensiero era rivolto a chi è convinto che con i “se” ed i “però” vorrebbe dettar legge in casa d’altri (come poi giustamente Giorgio ha poi le ha rilevato) , le libertà della sig,ra Hilde sono sacrosante e giustamente tutelate,al contrario,quelle di Giorgio,pur rispettando la legge no.
      Tutto qui..

  • hilda
    Rispondi

    Non è che se uno vuole fare una cosa vietata in Italia poi basta che dice che non è libero di farla e cosi gliela lasciano fare eh…

    La mia libertà finisce dove comincia la vostra…diceva uno…

    Voi del movimento “libertario” non capite che la libertà non è fare cio che si vuole. E uno stato libero non è uno stato dove si puo fare cio che si vuole.

    • Liberty Defined
      Rispondi

      Non hai idea di cosa sia la proprietà privata, purtroppo…. Se fosse come dici tu e la legge fosse sempre giusta perchè votata dalla maggioranza, allora una legge che discrimina alcuni e favorisce altri sarebbe giusta per definizione in quanto LEGGE… Cosa è uno stato libero? Insegnaci

      • hilda
        Rispondi

        siete voi i libertari…non è che ora non sapete cosa sostenete???

        Di sicuro io ho detto che uno stato libero non è uno stato in cui un privato cittadino puo fare cio che vuole.

        • Liberty Defined
          Rispondi

          @Hilda “Di sicuro io ho detto che uno stato libero non è uno stato in cui un privato cittadino puo fare cio che vuole.” Infatti sei nazi-comunista :-)

          • firmato winston diaz

            A dire il vero il posto dove la liberta’ dello Stato viene prima di quella dei cittadini, o si identifica con essa, e’ propriamente lo stato gentiliano, quello fascista insomma. Per carita’, ci sono stati recenti periodi storici in cui la cosa veniva vista come altamente desiderabile: ma, appunto, chiamiamo le cose col loro nome. Era Gobetti, se non erro, che diceva che il fascismo e’ l’autobiografia degli italiani…

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      “La mia libertà finisce dove comincia la vostra…diceva uno…”

      Questa, nonostante sia ripetuta a pappagallo milirdi di volte, e’ una cazzata sesquipedale; la tua liberta’ finisce quando qualcuno te la limita, non quando gli altri, diversi da te, sono liberi.
      Il fatto che gli altri siano liberi di per se’ non limita in alcun modo la tua liberta’, anzi dovresti essere felice di questo fatto, che gli altri siano liberi, se ami la liberta’, e disposta magari a sacrificare qualcosa d’altro, invece della liberta’, per arrivare a cio’, ad esempio un po’ di comodita’ e sicurezza, che con la liberta’, contrariamente al corrente pregiudizio comune in questa era dei “diritti” positivi, sono, quando pretesi in estremo grado, incompatibili.
      Ma non mi pare… o perlomeno mi pare che ci siano troppi “ma”.
      Cio’ che va considerato attentamente e’ che se si vuole essere liberi bisogna essere disposti a tollerare un minimo di incertezza e insicurezza: in un mondo dove tutto e’ predeterminato e regolato, la liberta’ non puo’ esistere proprio. Il mondo dove tutto e’ prevedibile, e’ il regno della morte, solo nella morte e’ tutto fermo, tutto sicuro, e si ha certezza. La prevedibilita’ assoluta, la pianificazione totale, elimina la possibilita’ del libero arbitrio, cio’ che si ha e’ “l’universo macchina”, “l’uomo macchina”, magari disponibile in miliardi di esemplari, ma tutti uguali ad un’originale. Di fatto, un solo uomo, e un uomo solo.
      Bisogna aprirsi un poco, o almeno cercare di cominciare a farlo.
      E dimenticare queste frasi fatte, stile proclama del duce, che diventano vere solo perche’ riprodotte all’infinito, del tipo citato in alto.

      Per il resto:
      “Di sicuro io ho detto che uno stato libero non è uno stato in cui un privato cittadino puo fare cio che vuole.”

      Altrettanto vero e’ che dove un cittadino non puo’ fare nulla (cioe’ l’italia, per com’e’ adesso) sara’ anche libero lo Stato, ma di sicuro non lo sono i suoi cittadini. La liberta’ dello Stato, cara hilda, e’ inversamente proporzinale a quella dei cittadini che ci vivono dentro, fosse anche solo sotto forma di “pressione sociale”.

      Dobbiamo discuterle queste cose, io sono convinto che il vostro, il nostro afflato all’autodeterminazione in questo caso alimentare sia frutto dello stesso anelito, quello alla liberta’, che per l’Uomo, una volta soddisfatti i bisogni elementari, e’ il piu’ importante.

      Purtroppo, l’uomo d’oggi ha dei bisogni elementari, come riconoscono gli stessi economisti liberali incartandosi in un purtroppo terribile loop logico, infiniti e virtualmente insoddisfacibili.

      Cio’ che andrebbe definito e distinto per prima cosa, percio’, e’ cio’ che importa davvero, per cui valga la pena limitare la liberta’ propria e altrui, e cosa no. Attualmente, cio’ che importa davvero e si ritiene abbisognoso di anale normazione tassazione e legislazione comprende tutto cio’ che e’ pensabile. Troppo. Non va per niente bene.

  • Marco
    Rispondi

    Uno stato libero è uno stato in cui ognuno può fare ciò che vuole tranne rubare, uccidere, ledere in qualunque modo l’integrità fisica e/o la proprietà altrui e costringere altre persone a comportarsi, a dire o a pensare come vogliamo noi.
    Per la cronaca Giorgio Fidenato ha seminato mais nella sua proprietà, con i suoi soldi e nessuno sarà mai costretto a comprare i suoi prodotti, prodotti che, contrariamente a quanto viene spacciato dai cosiddetti “ambientalisti”, non fanno male all’ambiente e non contaminano altre piante più di quanto non faccia qualunque altro vegetale.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      “prodotti che, contrariamente a quanto viene spacciato dai cosiddetti “ambientalisti”, non fanno male all’ambiente e non contaminano altre piante più di quanto non faccia qualunque altro vegetale”

      qui c’e’ una bella “lectio magistralis” di Guidorzi:
      http://www.salmone.org/alberto-guidorzi-tossina-bt/

      Evidentemente, a ragione o no, c’e’ chi sostiene che all’ambiente fanno male, e legittimamente, _secondo le sue credenze_, protesta. (per favore con cio’ non mettete anche me in mezzo a questi, il fatto che ne comprenda le ragioni non vuol dire che sia uno di loro – ma nemmeno che sia un altrettanto eventuale talebano della parte opposta).

      D’altra parte, una cosa un po’ strana, almeno per chi lo spirito scientifico crede un po’ di conoscerlo, c’e’: un vero scienziato sperimentale non sosterra’ MAI con certezza apodittica che cio’ che ha detto o fatto e’ vero, e tantomeno giusto: cio’ che al massimo dira’ e’: “fino a prova contraria, con una certa probabilita’”.

      Cio’ non c’entra nulla col principio di precauzione, uno scienziato, per la stessa ragione detta sopra, poiche’ e’ intrinsecamente SEMPRE disposto a mettere in gioco la conoscenza acquisita fino a quel momento, di cui non ha MAI certezza assoluta, se lo applicasse, non farebbe MAI nulla.

      Per gli OGM, vale cio’ che vale per il nucleare: una persona competente e onesta puo’ solo dire: “ragazzi, questi sono i rischi e questi sono i benefici e queste sono le relative probabilita’ per cio’ che se ne sa oggi, quindi cosa facciamo? Siete disposti ad accettare questo rischio in cambio di questo beneficio? Sentiamo le ragioni di tutti, discutiamone, e mettiamo ai voti, rispettando anche le opinioni delle minoranze se non e’ oltremodo costoso!”

      Ogni altro modo di trattare la faccenda e’ non solo demagogico ma totalmente antiscientifico (tradotto in volgare: truffaldino). Quindi diffidare di “scienziati” e tecnici spacciatori di certezze: vuol dire che e’ gente di cui non bisogna fidarsi. Come pure e’ inutile aspettarsi l’integrale, anzi integralista applicazione del “principio di precauzione” da parte di uno scienziato: poiche’ lo scienziato non e’ mai definitivamente sicuro di qualcosa, se dovesse applicarlo, non farebbe mai nulla. Una certa parte di rischio c’e’ in qualsiasi azione o fatto: sta alla volontaria disponibilita’ personale correrlo o no.

      In sostanza, non trovo quindi cosi’ assurda la diffidenza verso l’introduzione del gene per la codifica di una tossina, espresso a quel che ho capito in tutte le parti della pianta, come quella del bacillus thuringiensis, per quanto “naturale” – la chimica e’ chimica, naturale o no non cambia nulla – nei geni trasmissibili di una pianta di importanza commestibile primaria come il mais. Specialmente di questi tempi in cui, dopo qualche secolo di tumultuoso sviluppo scientifico, sempre piu’ gente comincia a chiedersi se non si stesse meglio quando si stava peggio. Ok, siamo 7 miliardi da mantenere, ma e’ proprio grazie allo sviluppo scientifico se siamo 7: alla fine, abbiamo corso, corso, ma solo per tornare al punto di partenza, a parte il fatto che bisogna continuare a correre, e sempre di piu’, per stare piu’ o meno sempre uguali (o anche peggio, specialmente in Italia, come molti frequentatori di questo sito me compreso sospettano…).

      Io qualche piccolo quesito me lo porrei.

      Fidenato, denunciare i calpestatori di Vivaro se il danno pecuniario e’ limitato a quattro piante rovesciate, forse non e’ il caso: meglio fargli capire che lo si potrebbe fare, ma che, da libertari, si preferisce risolvere la questione fra gentiluomini senza scomodare per una cazzata la soverchiante forza militare dello Stato. Ed essere cosi’, fra l’altro, coerenti con se stessi, che a questo punto e’ l’ultima amara soddisfazione che possiamo sperare di avere da questa vita di m.

  • Marco
    Rispondi

    “D’altra parte, una cosa un po’ strana, almeno per chi lo spirito scientifico crede un po’ di conoscerlo, c’e’: un vero scienziato sperimentale non sosterra’ MAI con certezza apodittica che cio’ che ha detto o fatto e’ vero, e tantomeno giusto: cio’ che al massimo dira’ e’: “fino a prova contraria, con una certa probabilita’”.

    Hai senz’altro ragione a sostenere ciò, rettifico la mia affermazione di prima dicendo che sulla base dellle attuali conoscenze scientifiche c’è un’elevatissima probabilità che tali prodotti non facciano male alla salute o all’ambiente. Ovviamente non ci sarà mai una certezza assoluta perchè qualunque scoperta scientifica è potenzialmente falsificabile in futuro, però è evidente che non si può aspettare la certezza assoluta di innocuità per abbracciare un’innovazione , altrimenti non dovremo farlo mai, per le ragioni di cui sopra.
    Il problema è proprio quello che sugli OGM è stata diffusa ad arte della disinformazione e della paura il più delle volte ingiustificata, senza nessun serio dibattito scientifico, il che mi rende perplesso sulla possibilità di votare su tali questioni.
    Spiace dirlo, ma chi non ha un minimo di competenza tecnica su questi argomenti rischia di essere seriamente traviato da chi fa del terrorismo psicologico un’arte

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