In Ambientalismo, Scienza e Tecnologia

fide15DI GIORGIO FIDENATO

Prendo spunto dalla lettura dell’articolo “Coesistenza “mais OGM” e “mais convenzionale”, a cosa dovremo rinunciare?” apparso sul sito http://ogmbastabugie.blogspot.it/2013/11/coesistenza-mais-ogm-e-mais.html) che invito tutti a leggere.

La tesi ultima di questo articolo è che l’introduzione degli OGM farà sparire diversi tipi di mais tipici tradizionali dalle nostre campagne. In altre parole l’introduzione del mais OGM renderà più onerosa la coltivazione di queste tipologie di mais che le renderà praticamente impossibili.

Il firmatario dell’articolo parte probabilmente da alcuni miei interventi in qualche discussione in cui sostenevo che io, quale coltivatore di mais OGM non posso essere caricato di doveri positivi (=leggi costi di isolamento) per salvaguardare la produzione di altri coltivatori dal mio “inquinamento” da polline OGM perché, essendo l’impollinazione incrociata anemofila un fattore puramente naturale, non c’è alcuna mia responsabilità se un granulo di polline parte dal mio campo OGM e va a fecondare un ovulo posto sull’infiorescenza femminile di una pianta di mais convenzionale o biologica.

Questo mio ragionamento è stato preso come prova della rivendicazione dei produttori di OGM che non intendono sobbarcarsi questi ulteriori costi di produzione. Secondo l’autore dell’articolo, noi produttori di mais OGM facciamo questa rivendicazione perché sapremmo benissimo che, se dovessimo sobbarcarci questi costi, la coltivazione di mais OGM non darebbe alcun vantaggio economico e tanto varrebbe lasciare tutto come è, abbandonando la coltivazione OGM.

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L’articolo in questione mi da il modo di dimostrare quanto la questione della coesistenza sia una questione capziosa e strumentale usata scientificamente dagli oppositori degli OGM per impedire od ostacolare l’introduzione delle colture biotecnologiche nelle nostre campagne. E dimostrerò che hanno fatto talmente bene questo loro lavoro di lobbying, che anche molti fautori degli OGM sono, a mio avviso, troppo morbidi e arrendevoli di fronte alle posizioni degli anti OGM e soprattutto sull’argomento coesistenza.

Prima di esporre le mie ragioni dobbiamo subito sgomberare il campo da un equivoco che non è trattabile ne è discutibile: la questione della coesistenza riguarda, come anche le norme europee prevedono, solo aspetti economico-commerciali. Il fatto che troviamo la presenza involontaria di tratti OGM in mais non OGM, non significa che quel prodotto è inquinato, ha incorporato un veleno, un agente tossico. No!!! Il carattere OGM è come fosse il carattere dolce, piuttosto che bianco, piuttosto che waxy, piuttosto che pop corn. Su questo non sono disposto a discutere: è così e basta. Fin che non ci saranno prove scientificamente di qualità, la salubrità del mais OGM non è in discussione. PUNTO!!!

fide5Se così stanno le cose, quale sarebbe il problema se introducessimo il mais OGM nelle nostre campagne? L’autore dell’articolo da cui sono partito ha sostenuto se sia giusto che, con l’introduzione degli OGM, non sia più possibile avere a disposizione per l’alimentazione umana mais delle precedenti sottospecie sicuramente esenti da OGM; se sia giusto che la presenza di mais OGM metta in difficoltà i coltivatori di mais tradizionale; se sia giusto che le incertezze produttive determinate dalla presenza del mais OGM possa determinare nel lungo periodo la scomparsa delle produzioni tipiche di mais tradizionale di un territorio.

A ben guardare però l’autore non conosce lo cose come stanno oppure le conosce ma non le racconta.Infatti, oggi come oggi, chi volesse coltivare Zea mais sub-sp. everta (mais da pop corn), Zea mais sub-sp. indurata (mais plata), Zea mais sub-sp. amylacea (mais waxy) o Zea mais sub-sp. saccharata (mais dolce) deve affrontare “l’inquinamento” che proviene dal classico mais ibrido giallo coltivato ovunque, il Zea mais sub-sp. indentata. E infatti la commistione del mais ibrido giallo sulle varietà tradizionali citate provoca un decadimento commerciale che i coltivatori di mais di queste tipologie cercano di evitare accuratamente.

E come fanno ad evitare la commistione? Possono pretendere che il coltivatore di mais giallo indentato coltivi delle fasce tampone sulla sua proprietà della stessa sub specie che coltivano loro? No. Possono impedire al coltivatore di mais indentato di coltivare il loro mais sulla loro proprietà perché loro devono coltivare il loro mais tradizionale che da questo viene “contaminato”? No. Possono portare in tribunale il coltivatore di mais giallo perché il loro mais ha procurato loro un danno commerciale da commistione? No, no, no e ancora no!!!

Oggi come oggi, chi fa un mais da pop corn, o waxy, o dolce, o plata deve organizzarsi e evitare, a sue spese, la commistione con l’ibrido giallo indentato. Egli sa già che le produzioni agricole, svolgendosi a cielo aperto, non potranno essere pure al 100%. Sa anche che, se adotta certe tecniche, certe misure, eviterà la commistione ad un tasso ritenuto commercialmente sopportabile. 

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E allora cosa vogliono questi coltivatori tradizionali e/o biologici dai coltivatori di mais OGM? Perché se i prodotti tradizionali vengono “contaminati” da un banale ibrido giallo indentato nessuno ha niente da dire, mentre se a commistiare queste varietà tradizionali è il carattere OGM apriti cielo? Qui sta tutta la strumentalità della concezione sulla coesistenza degli anti OGM. Questi signori sono anni e anni che alimentano il terrorismo ecologico sulle coltivazioni OGM e poi intimoriscono le persone comuni sul pericolo contaminazione e sull’arroganza dei coltivatori di OGM che non vogliono sobbarcarsi dei costi dell’isolamento. Poi pretendono che le loro produzioni abbiano lo zero assoluto e vogliono che si stipuli delle assicurazioni per ripagare gli eventuali danni economici dalla commistione subita. In definitiva questi signori agitano la questione coesistenza, che è una non questione (già egregiamente superata nelle nostre campagne) per frapporre l’ultimo ostacolo alla introduzione delle colture biotecnologiche. Non servono norme sulla coesistenza: basta applicare il buon senso e le tecniche che già si conoscono e si praticano per raggiungere un grado di commistione ritenuto commercialmente accettabile.

Mi rivolgo anche ai sostenitori degli OGM che io definisco arrendevoli.

Questi signori anti OGM vogliono stravolgere anche il diritto, e ci stanno riuscendo!!!

Nel caso della commistione entrano in campo principi di diritto che non vanno minimamente dimenticati od abbandonati.

Ho dimostrato che oggi, è chi subisce la commistione che deve prevenirla a sue spese. Così dovrà essere domani quando introdurremo le coltivazioni OGM nelle nostre proprietà.

Qui ci sono due principi ed una norma anticostituzionale che dobbiamo tenere bene a mente.

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Uno è quello che deriva dall’art. 2043 del c.c. che afferma che uno deve rispondere dei danni che ha procurato solo se c’è dolo o colpa. Ma dove sta la mia colpa se un granello di polline parte dal mio campo OGM e va a fecondare un ovulo posto sull’infiorescenza della pianta di mais del mio vicino biologico o convenzionale? L’impollinazione anemofila allogama del mais è un fatto puramente naturale, che non dipende né dalla mia volontà, né dalla mia colpa. Lo so che per gli ambientalisti è già un reato se io semino sulla mia proprietà un mais OGM accanto ad uno biologico, ma se cediamo anche su questo, allora siamo fritti.

Il secondo principio è stabilito dall’art. 23 della nostra Costituzione (che, per inciso, io non apprezzo per niente). Questo articolo prevede che non si può chiedere ad un cittadino nessuna prestazione personale o patrimoniale, se non per la legge. Vi tralascio che il concetto “per legge” non può essere qualsiasi ghiribizzo del legislatore, altrimenti verrebbe vanificato il senso dell’articolo. Non è certo previsto che si possa obbligare il coltivatore degli OGM a fare qualcosa per fare un piacere ad un altro individuo (questo, a casa mia, si chiama schiavitù).

Poi c’è la norma incostituzionale. Qui c’è da dire che gli ambientalisti sono molto furbi e subdoli. Infatti nella conversione in legge (la n° 5 del 2005) del D.L. 274/2004, hanno introdotto l’art 2bis nel quale hanno previsto che l’introduzione delle colture transgeniche deve avvenire senza che le colture esistenti siano obbligate  modificare  o adeguare le tecniche colturali esistenti. Questa norma vi fa capire quanto il sistema democratico-parlamentare non difenda i principi fondamentali del vivere civile, ma introduca elementi giuridici artificiali ed artificiosi per dare dei vantaggi ad alcune categorie a scapito di altre. Questa norma giuridica, oltre ad non riconoscere il valore degli usi e consuetudini che è venuto ad affermarsi nelle campagne, ha introdotto un elemento giuridico in contrasto con l’art. 41 della costituzione. Si è mai visto nella storia umana che l’introduzione di un nuovo prodotto o di un metodo di produzione alla fine non abbia portato alla modifica o all’adeguamento delle normali tecniche fin li praticate? Questi signori vorrebbero che, poiché loro usano il cavallo, non vengano introdotti i trattori, perché altrimenti sarebbero costretti ad adeguarsi alla nuova tecnica più efficiente e più economica. Siamo all’assurdo. Questa norma va portata in Corte costituzionale perché ne dichiari l’incostituzionalità.

In conclusione:

  1. Non è vero che se si introduce il mais OGM spariscono le coltivazioni tradizionali. Già oggi queste produzioni devono difendersi da “agenti contaminanti” e continuano ad esistere lo stesso;
  2. Finiscano gli anti OGM di spaventare la gente sugli effetti catastrofici degli OGM e della “contaminazione” e comincino ad assumere posizioni più razionali e meno allarmistiche;
  3. I sostenitori degli OGM troppo arrendevoli, devono capire che non è tempo di cedere ora sui principi. Questi vanno difesi fino alla morte. C’è sempre tempo per addivenire a degli accordi volontari se, e solo se, si comincia a ragionare seriamente e a non creare allarmismo;
  4. A coloro che non vogliono consumare prodotti OGM è giunto il tempo di sedersi intorno ad un tavolo e ragionare su un modo di coesistere che, rispettando i principi della proprietà privata, aiuti tutti a subire meno danni economici possibile.ALLEGATO: APPUNTI_CONTRO_LA_ORDINANZA_DI_RACCOLTA
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Mostrati 7 commenti
  • Lorenzo s.
    Rispondi

    Secondo queste persone gli OGM sono contro natura mentre le adozioni gay sono un diritto. Quanta m**da hanno dentro la testa?!

    • FrancescoPD
      Rispondi

      Esatto! con poche parole sei arrivato al dunque della questione,… e poi aggiungici anche che sono inclini al pensiero unico totalitario (basta che guardi quel sito, dove non è concesso un’opinione diversa) per questi quà Stalin e Lysenko sono dei dilettanti.

  • claudio
    Rispondi

    Lorenzo però ragionando così incorri nel loro stesso errore,lasciamoli sbagliare da soli..

    • lorenzo s.
      Rispondi

      Allora si può fare un altro ragionamento:

      – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la marijuana e il tabacco sono piante altamente nocive per la salute umana, mentre il mais ogm no

      – secondo gli ambientalisti la marijuana va liberalizzata e la sigaretta o il sigaro “fanno figo” o comunque vanno tollerati, mentre il mais ogm fa malissimo

      Ma vi sembra normale?!

    • lorenzo s.
      Rispondi

      E comunque, Claudio, gli ambientalisti sono contro gli ogm perché non sono riproducibili in natura però sono a favore delle coppie gay. Peccato che anch’esse non siano riproducibili.

  • lorenzo s.
    Rispondi

    Poi non si capisce perché alcuni produttori bio hanno i campi proprio vicino alle autostrade o strade altamente trafficate: è in questo caso che si ha vera contaminazione coi gas di scarico dei veicoli motorizzati.

    • FrancescoPD
      Rispondi

      Se tu avessi modo di parlare con un “certificatore bio” che sia un minimo, ma dico un minimo intellettualmente onesto ti direbbe che il bio non esiste, è solo un’operazione di marketing per gonzi. Se vuoi il bollino bio, paghi la certificazione e tutto segue di conseguenza. Questi hanno solo paura come i bambini che gli venga rotto il giocattolo,… non gliene frega na mazza ne di bio ne di ambiente, tantomeno di etica e morale.

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