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«Tutti gli studi condotti da scienziati indipendenti provano che la creazione di Ogm e la loro coltivazione non comportano rischi significativi per l’ambiente e non minacciano la sicurezza e la qualità degli alimenti». Poche righe, chiare e impossibili da equivocare. Sono le parole con cui molti dei principali scienziati italiani provano ad accendere un lume di razionalità nel dibattito sugli Ogm. Il tempismo non è casuale: proprio oggi il Tar del Lazio si pronuncerà sul ricorso di due agricoltori friulani – Silvano Dalla Libera e Giorgio Fidenato – contro il decreto che ha imposto in Italia, per 18 mesi, il divieto di coltivazione del mais geneticamente modificato.

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A firmare l’appello sono genetisti di primo piano come Edoardo Boncinelli, Chiara Tonelli e Michele Morgante, la ricercatrice e senatrice a vita Elena Cattaneo, il presidente del Cnr Luigi Nicolais, il direttore generale dell’Aifa Luca Pani e uno dei maggiori storici della Medicina, Gilberto Corbellini. E ancora, lo scopritore dei neuroni specchio Giacomo Rizzolatti, un immunologo di fama mondiale come Alberto Mantovani, i massimi esperti italiani di biotecnologie, da Michele De Luca a Roberto Defez, da Paolo Costantino fino a Bruno Mezzetti e Cesare Galli. «Ci esprimiamo – scrivono nel loro appello – nella nostra qualità di docenti universitari e intellettuali che studiano, insegnano e dibattono le basi scientifiche, nonché quelle etiche, economiche e politiche delle biotecnologie, per dire che l’allarme e le reazioni sono esagerate e non fondate». 

Come accaduto già per troppe altre questioni, anche il dibattito sugli Ogm ha finito per trasformarsi in qualcosa di simile a una guerra di religione. Di qua il partito «anti», di là il partito «pro». E poco conta che la questione sarebbe scientifica, prima che ideologica. Toni e modi dello scontro sono degenerati e il 20 marzo, a Parma, davanti alla sede dell’Efsa (l’agenzia europea per la sicurezza alimentare ndr) si sono visti anche blitz, lacrimogeni, scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Dieci giorni dopo, lo stesso Fidenato denunciava l’invasione – non proprio pacifica – di un gruppo di «no global» nel suo terreno.  

Anche nel fine settimana si sono mobilitati in tanti, a partire da Legambiente, che ha dato vita a un referendum «simbolico», con 8mila votanti e 98 per cento di «no». Basi statistiche nessuna, ma tanto basta per sostenere che «la maggioranza degli italiani è contraria al cibo geneticamente modificato e alle colture Ogm». Non ha perso l’occasione anche il Movimento 5 Stelle, che ha proposto di portare la lotta anti-Ogm su scala locale, con regolamenti comunali restrittivi e comuni «de-ogmizzati». 

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Gli unici a fornire dei dati «veri» restano però gli scienziati firmatari della lettera: «Oggi gli Ogm occupano il 12% della superficie coltivata del Pianeta e sono scelti da oltre 18 milioni di agricoltori nel mondo. Si dice che all’Europa non servono, ma l’80% del cotone mondiale è Ogm, così come oltre l’80% della soia importata, e usata anche per alimentare la filiera dei nostri prodotti tipici”.  

TRATTO DA: http://www.lastampa.it/ DI STEFANO RIZZATO

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Comments
  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Chi voleva ragionare, lo aveva già capito, chi non vuole ragionare, non lo capirà neanche adesso. A quelli dei centri sociali dà fastidio che Fidenato ragiona con la sua testa. E’ quello il loro problema, non gli OGM. Chi non mette il cervello all’ammasso è nemico di certa gente.

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