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DI REDAZIONE

Venerdì, in merito alla battaglia sul SOSTITUTO D’IMPOSTA, la Corte d’Appello di Trieste ha sentenziato che Giorgio Fidenato va assolto.

Solo fra tre mesi le motivazioni. In questo episodio, ricostruiamo la vicenda, iniziata nel lontano 2009.

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  • Andrea
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    Non c’è solo il sostituto d’imposta ma anche l’imprenditore che è costretto a erogare prestazioni sociali (cassa integrazione, mutua, legge 104, crediti di imposta eccetera) al lavoratore, al posto dello Stato. Spesso anticipando di tasca propria denaro che forse sarà dato all’impresa. Ovviamente non solo farlo gratis ma addirittura sobbarcandosi gli oneri del consulente paghe. Altro parassita.
    Voglio l’aggio sia per le tasse che io riscuoto per conto dello Stato sia per quello che erogo al dipendente.

  • Fidenato Giorgio
    Rispondi

    Io voglio essere libero di decidere se farlo o no!!

  • eridanio
    Rispondi

    Caro Giorgio, intanto arriva la fatturazione elettronica, la madre di tutte le servitù: totalizzante, obbligatoria e discriminatoria.
    Tu hai fatto un gesto significativo cercando di scalare il diritto per via giudiziaria, ma a prescindere dal fatto che la giustizia sia o meno un prodotto scaduto, questo strumento aiuta ad aggiustare il tiro e la progressione delle azioni del Leviatano.
    Contano di più gli ettari che progressivamente si salveranno dalla distruzione rispetto ad accapigliarsi contro una disciplina che, pur essendo odiosa, non avrà mai “giudici a Berlino” in grado di incidere sulla realtà persecutoria istituzionale..Il grande fallito ha bisogno di sangue sempre, presto, prima, ora.

  • Fabio
    Rispondi

    ok, tra tre mesi le motivazioni.
    Intanto mi sembra che già questa sia una prima avvisaglia (seppur arroccata dieto il fatto che sia ‘minimo’ il mancato versamento) delle conseguenze della vittoria di Giorgio Fidenato:
    dalla rassegna stampa di questa mattina:

    Ritenute, omissioni più leggere
    Dietrofront della Cassazione sul reato di omesso versamento delle ritenute. L’imprenditore dev’essere infatti assolto per particolare tenuità del fatto nel caso in cui l’evasione superi di poco 10 mila euro. Lo ha sancito la Suprema corte che, con la sentenza n. 39413 del 3 settembre 2018, ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un manager dalla Corte d’appello di Milano.
    – Laura Ambrosi – C’è «tenuità» se l’omesso versamento è minimo, Il Sole 24 Ore, martedì 4 settembre 2018, pag. 23

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