In Anti & Politica, Economia, Varie

DI REDAZIONE

nei confronti di: repubblica italiana – presidenza del consiglio dei ministri, in persona del Presidente del Consiglio in carica pro tempore, domiciliata, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura dello Stato di Trieste, Piazza Dalmazia n. 3.

Nella sua veste di datore di lavoro l’Associazione ha svolto negli anni dal 2005 al 2009 la funzione di sostituto d’imposta a favore dei suoi dipendenti.

IN VIA PREGIUDIZIALE: ai sensi dell’art. 23 della L. 87/1953, la rilevanza e la non manifesta infondatezza della incostituzionalità della norma che impone ad un datore di lavoro di esercitare la funzione del sostituto d’imposta senza compenso / indennità / corrispettivo alcuno;

NEL MERITO: in riforma della gravata ordinanza del Tribunale civile di Trieste accogliere integralmente la domanda attorea di cui al ricorso introduttivo e per l’effetto condannare, per le ragioni esposte in narrativa, la resistente REPUBBLICA ITALIANA al pagamento in favore della associazione AGRICOLTORI FEDERATI la somma di Euro 10.105,63.

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QUI l’Appello alla sentenza del 4-dicembre-2018

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Mostrati 6 commenti
  • Ciccio Addamurì
    Rispondi

    Capirai, vittoria di Pirro.
    10k sono un pourboire, un agreman, un cadeau concesso dallo stato.
    Per contro un sacco di tempo, soldi e salute persa.
    Gli ostacoli si possono abbattere o aggirare. Pagare i lavoranti come prestazione occasionale o far loro prendere una paritita iva non era meglio? Semprechè non si tiri fuori la solita muffita questione di principio che è la madre di tutte le fesserie.

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      “Pagare i lavoranti come prestazione occasionale o far loro prendere una paritita iva non era meglio”

      C’e’ il sostituto d’imposta anche in entrambi quei casi, per la precisione del 20 per cento per la prestazione occasionale.

      E il bello e’ che lo stanno introducendo dal 1mo gennaio anche in Francia, come riforma verso il progresso! (dal che deduco che non ci fosse prima).

  • eridanio
    Rispondi

    AD ADIUVANDUM…. avrei sottolineato che l’onere posto a carico del sostituto è totalmente sostitutivo non solo della azione del dipendente sostituito, ma anche della responsabilità amministrativa dello stato.
    Al sostituto d’imposta compete la individuazione delle imposte da trattenere, ma inoltre spetta la loro corretta liquidazione in ossequio a norme non a lui dirette, ma intervenendo ed impropriamente sostituendosi alla funzione pubblica dello stato verso il contribuente sostituito.
    La sostituzione funzionale della azione amministrativa è totale e arriva all’obbligo di dare conto di tale funzione con apposite e complicate dichiarazioni fiscali di quadratura (Mod.770 ) degli emolumenti non solo trattenuti, ma liquidati, trattenuti e versati applicando in luogo di altro soggetto la potestà e le buone pratiche amministrative della pubblica amministrazione con obbligo di rendiconto.
    Le sanzioni sul sostituto d’imposta sono erogate anche se egli si rifiuta di applicare le norme in luogo della pubblica amministrazione anche se solo si rifiuta ad individuare della base imponibile per la liquidazione di tali somme.

    Lo stato incarica tout-court, un terzo di cui non conosce nulla, l’esecuzione di funzioni per le quali è necessaria la diligenza del personale di indubbia competenza specialistica della pubblica amministrazione. L’onere in capo al sostituto sarebbe quello di ricostruire in esterno competenze perizie ed abilità proprie di una pubblica amministrazione al fine di non incorrere nelle sanzioni per non averlo fatto adeguatamente.
    Se non altro la pubblica amministrazione dovrebbe accertarsi se il sostituto sia o meno dotato di organizzazione, perizia e volontà che lo rendano idoneo ad aderire a tale servizio. Ancor di più la amministrazione finanziaria, applicando la legge, termina per agire incautamente determinando e tollerando impropriamente un danno erariale per le somme evase o non riscosse o quantomeno si pone in concorso di colpa per aver tollerato l’affidamento a terzi, ed acriticamente a chiunque – “per così dire in appalto spintaneo” – una funzione tanto delicata e deputata a servire interessi generali tanto specifici.

    L’istituto del sostituto esonda dalla banale logica di incassare prima quanto serve per scopi istituzionali. L’istituto è un indebito affidamento a terzi di un insieme tali di funzioni che lo stato dovrebbe garantire come eseguite in prima persona ed in controllo diretto, mentre invece, eludendo ogni attività operativa, l’amministrazione finanziaria si limita solo ad incassare e sanzionare ciò che è stato individuato, liquidato, versato e rendicontato con tanto di evidente e dichiarata quadratura dal sostituto. Il dubbio che l’inversione degli oneri amministrativi a carico del sostituto ed in generale del contribuente travalichino i doveri imposti alle pubbliche amministrazioni dal diritto applicabile non è privo di cogente consistenza.

    Non è infatti così in altri paesi. In altre realtà, anche europee, le rispettive amministrazioni pur riscuotendo pro rata e mese per mese somme da datori di lavoro trattenute a soggetti dipendenti ed autonomi, non gettano sul sostituto la responsabilità di individuare, liquidare, versare e rendicontare ogni somma dovuta da un contribuente e per di più non richiedono che ciò venga eseguito con la perizia speciale richiesta dalla legge. Nella generalità dei casi detta perizia è difficilmente riscontrabile tra gli imprenditori. A quest’ultimi non resta altro, per rifuggire la sanzione incombente, che procurarsi le abilità tecnico amministrative necessarie pagandole secondo mercato. Questa professionalità acquisita sotto minaccia di sanzione costituisce una sorta di palese atto in qualche modo indesiderabile ed estorto con minaccia violenza amministrativa e penale.

    In altri paesi le amministrazioni incaricano il datore di lavoro di trattenere e versare importi importi di anticipata tassazione sulla base di calcoli che le amministrazioni stesse hanno opportunamente predisposto sulla base di stime o proporzioni che rimangono nel novero dei privatissimi atti amministrativi intercorrenti tra l’amministrazione pubblica ed un qualsiasi contribuente. Il datore di lavoro, raccolta la delega dal dipendente a versare alla pubblica amministrazione quanto quest’ultima dovesse richiedere, esegue una trattenuta e un riversamento della stessa. Lo stato ed il dipendente potrebbero solo lamentare una appropriazione indebita nel caso che il datore di lavoro non riversasse le somme trattenute e non versate. Quindi la scelta di imporre un obbligo di diligenza nel sostituire la pubblica amministrazione nell’individuare, liquidare, versare e rendicontare risulta un gratuito atto di disposizione arbitraria discutibile ed un atto di soggezione violenta.

    L’incombente sistema di sanzioni trasforma tale obbligo in una estorsione di risorse impropria sopportata per evitarne il rigore. Trattasi di inutile aggressione alla libertà non necessaria perché si potrebbe anche ottenere lo stesso risultato con meno vessazione senza alcun bisogno di ricorrere alla licenza legale di alterare la sfera delle libertà individuali ed imprenditoriali di un individuo o di una qualsiasi altra entità giuridica. La semplicità del sistema in atto è inversamente proporzionale alla inutile dispersione di risorse umane ed economiche richieste che, in assenza dell’istituto contestato, troverebbero comunque una allocazione più produttiva a vantaggio in ogni caso del benessere di tutti.
    Buon Natale Giorgio!
    sostitut’assorete :-)

    • firmato winston diaz
      Rispondi

      @eridanio, giorgio

      Nel nostro paese credo si possano contare a milioni le persone che vivono di intermediazione fra il cittadino comune e lo stato, le quali costituiscono una fitta rete di sottopotere che ha tutto l’interesse non solo a mantenere lo status quo, ma anche a farsi delegare sempre piu’ funzioni. Questo va nell’interesse non solo loro, ma di tutta la catena di comando, la rende piu’ solida e permeante. Il sostituto d’imposta e’ solo uno delle migliaia di mattoni che ne costituiscono la struttura.

      Una buona parte della nuova burocrazia e dei nuovi obblighi servono principalmente a dar altro lavoro e ulteriore potere a commercialisti, esperti paghe, architetti, notai, avvocati, sindacalisti, patronati, esperti di sicurezza, esperti e professionisti di tutto, e le altre mille nuove categorie del genere che si aggiungono continuamente a quelle esistenti: loro stessi lo capiscono benissimo quando devono a loro volta obbligatoriamente rivolgersi a pagamento ad un altrettanto inutile professionista di un altro settore per un timbro, un permesso, un’autorizzazione, una vidimazione.

      Senza prima eliminare costoro e i loro concretissimi interessi materiali e di potere, con la sola “filosofia del diritto” non se ne verra’ MAI fuori.

      Ma eliminarli vuol dire privare di reddito e potere milioni di persone che adesso, nel loro piccolo, comandano, intermediano, gestiscono, e crescono sempre di numero. La vedo dura, il corporativismo e’ nella tradizione spontanea del nostro paese da secoli e secoli, nemmeno il crollo del fascismo l’ha intaccato, probabilmente perche’ esso rappresenta la maglia profonda della struttura della nostra societa’. Inoltre, e’ lo stesso attuale progredire verso la cosiddetta “societa’ dei servizi”, in cui i settori primario e secondario sono sempre meno “pesanti” fino a diventare elettoralmente marginali, che nel nostro paese, ma anche nel resto del complicato mondo moderno, sta provocando l’esplodere delle professioni burocratiche.

      Non e’ per caso se i partiti dei produttori, si trattasse della sinistra operaista o della lega degli anni ’90, sono scomparsi o si sono trasformati completamente: e’ perche’ sono scomparsi i loro elettori, o sono diventati elettoralmente insignificanti.

      Cosi’ come forse non e’ per caso se i partiti oggi tendenzialmente maggioritari sono i partiti giustizialisti con la manìa delle norme, dei tribunali, delle multe e della galera. E’ il mondo dei corpi intermedi che li votano, e che hanno tutto l’interesse a veder prevalere una concezione rigidamente regolamentata e sanzionata del vivere sociale, per incistarsi in una nicchia di potere come regolatori.

      Analizzare la situazione socio-economica puo’ servire a capire i problemi per attribuire le relative responsabilita’, ed evitarsi facili illusioni… e delusioni.

      Puo’ essere interessante questo video, che analizza la struttura di trasmissione del potere nelle varie forme di societa’ organizzata:
      The Rules for Rulers
      codice su youtube: rStL7niR7gs

      • firmato winston diaz
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        Sto leggendo “Il discorso sulla servitu’ volontaria” di La Boetie nell’edizione liberilibri, trovata allegata a un quotidiano a prezzo ragionevole: secondo la intelligente prefazione di Rothbard, La Boetie aveva intuito gia’ nel 1560 il meccanismo di trasmissione del potere descritto sopra, quello che coinvolgendo tutta la societa’ con un qualcosa che e’ assimilabile ad una serie di “sostituti d’imposta”, ne rende in seguito difficilissima la rimozione (sostituti che nel caso di La Boetie, del video citato sopra, e delle mie osservazioni sul corporativismo italiano, agiscono come premi invece che come punizioni, ma con lo stesso meccanismo pavloviano di efficacia).

        D’altra parte gli uomini si riuniscono in societa’ sia quando ne ottengono un premio rispettandone le norme, sia quando ne ricavano una punizione se si oppongono.

        La nostra societa’ attuale e’ ormai quasi esclusivamente del secondo tipo, sta in piedi solo per paura, da cui il malessere generale e l’odio indiscriminato che la pervade.

        Chi la governa e’ dovrebbe preoccuparsi, perche’ in una societa’ di tal genere chi e’ al governo riesce a restarci e ad evitare le pugnalate solo alzando sempre di piu’ la posta, solo aumentando sempre di piu’ premi e punizioni, fino al collasso psicologico generale e la caduta di ogni ordine possibile.

        Il paese dei “furbi” e’ quello dove il vivere sociale e’ improntato solo sulla paura del sanzionamento: ma non appena il malessere arriva a superare la paura, la rivolta, verso il potere e la vergogna che si prova verso se stessi, e’ inevitabile.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Eridanio, hai fatto un trattato e ti ringrazio. Lo terrò presente nelle sicure repliche che andremo a fare. Grazie ancora e buon natale a te!!!

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