In Ambientalismo, Scienza e Tecnologia

DI GIORGIO FIDENATO

Oggetto: vicenda moria delle api; mie considerazioni ed invito a visitare nostra struttura di studio e
ricerca a Colloredo di Montealbano.

Egr. Sostituto Procuratore della Repubblica Viviana Del Tedesco,

sto seguendo in questi giorni il grande clamore sui giornali locali, e non solo, sulla moria delle api e
delle indagini che lei sta conducendo nei confronti dei presunti avvelenatori.
Condivido l’appello del Capo della Procura che ci richiama al principio che i processi si fanno in
Tribunale.

Ancora una volta però debbo notare una certa “acrimonia” nel perseguire una certa tipologia di reati
che sono legati al mondo agricolo.

Mi sono permesso di intervenire sulla stampa cercando di mettere in evidenza alcuni aspetti che, a
mio avviso, una Procura non dovrebbe trascurare al fine di non perdere tempo e risorse in indagini
che solo apparentemente hanno un fondamento giuridico.

La mia vicenda del 2014 e 2015 avrebbe dovuto insegnare a tutti ad essere più prudenti e riflessivi e
ad interrogarsi se la norma che le da la facoltà di agire penalmente nei confronti di un indagato sia
rispettosa di principi superiori che sono alla base del nostro diritto. Lei ha toccato con mano che
talvolta anche i provvedimenti amministrativi o legislativi approvati, anche se apparentemente le
danno il potere di intervenire in maniera drastica, hanno dei “difetti” intimi che contrastano con
principi superiori che determinano l’invalidità della norma e, di conseguenza, dell’azione della
Procura che lei rappresenta. Capisco che la sua funzione, avendo a che fare con la libertà degli
individui, è molto difficile e complicata ma, una disponibilità al dialogo, ritengo, anche alla luce
dell’esperienza che ha maturato, non vada fatta cadere.

Le ragioni che mi spingono a “disturbarla” rientrano nella mia funzione politico-sindacale di
Presidente dell’Associazione Agricoltori Federati di Pordenone. È mia volontà quindi portare avanti
le ragioni di tanti agricoltori convenzionali che rappresento e di cercare di spiegarle alcuni concetti
agronomici e di diritto agrario che, a mio avviso, inficiano tutta la sua azione penale. Lo so che può
sembrare insostenibile quello che le vado a dire in quanto si scontra con le norme che paiono, a
prima vista, molto chiare e quindi legittimanti la sua azione. Mi permetto però di rammentarle che
anche nel mio caso del mais OGM sembrava così.

Ma non fu così, come i fatti lo dimostrarono e se solo lei ci avesse dato ascolto invece che ascoltare
solo la voce degli ambientalisti, di funzionari pubblici interessati e/o in malafede, avremmo evitato
entrambi di perdere tempo e soprattutto risorse pubbliche nel perseguire un reato inesistente. Una
maggiore considerazione di quanto andavamo sostenendo le avrebbe permesso di capire che,
invece, era lo Stato italiano che aveva emanato norme illegali. E forse, se ci avesse dato ascolto,
avrebbe evitato a me di perdere un sacco di tempo in una azione di difesa senza esclusione di colpi,
ma soprattutto avrebbe avuto a disposizione più tempo e risorse per perseguire reati con una
maggiore pericolosità sociale.
Una premessa.
Va subito sgomberato il campo da una falsa notizia propagandata solo per creare timore nella gente.
Infatti non è vero che, senza api, moriremmo di fame. Infatti è stimato che il 70% dell’alimentazione
del genere umano si base su diversi tipi di cereali (frumento, riso, orzo, miglio, sorgo, ecc). Orbene
i cereali sono piante anemofile, cioè affidano al vento la propagazione dei loro pollini necessari alla
riproduzione i cui frutti poi sono da noi utilizzati come alimento. Quindi non è vero che se muoiono
tutte le api il genere umano scompare. Ovviamente questo non significa affatto che possiamo non
occuparci delle api, ma le informazioni vanno date correttamente.

In secondo luogo gli Agroifarmaci non sono un veleno. Come i medicinali ad uso umano hanno
anche loro degli effetti collaterali ma, se usati correttamente, risolvano importanti problemi nel
rispetto dell’ambiente, della salute degli animali e umana.

Le biotecnologie sono uno straordinario passo avanti nel segno della salubrità delle produzioni
agricole e del rispetto dell’ambiente e della salute umana e degli animali. Non sono un’alternativa,
ma sono complementari agli agrofarmaci. In certi casi possono arrivare anche a sostituire gli
agrofarmaci.

Venendo ora alla questine api, come avrà potuto notare (se lo ha letto) dal mio intervento sul
Messaggero Veneto, ritengo la sua tesi, ancorché si basi su una norma legale, destituita di qualsiasi
fondamento giuridico.

L’apicoltura è un’attività di allevamento: precisamente l’apicoltore alleva api e, come ogni buon
allevatore, deve garantire ai propri animali un adeguato pascolo ed un’adeguata quantità d’acqua
affinché le proprie api si alimentino e si abbeverino adeguatamente. Questo è un principio tecnico e
di diritto agrario sacrosanto dal quale non si può assolutamente prescindere.

In caso contrario, cioè se nella mia veste di apicoltore non garantisco alle api questi fabbisogni
basilari, e pretendessi di svolgere l’attività di apicoltore sulle spalle di altri, commetterei
un’illegalità. Per esemplificare, la mia pretesa di allevare le api senza garantire loro un minimo
vitale di pascoli a disposizione e acqua, sarebbe come se pretendessi di allevare vacche da latte e
non avessi i terreni sufficienti per garantire loro i foraggi per il loro ciclo vitale. E, per far fronte al
loro fabbisogno alimentare ed idrico, pretendessi di far pascolare le mie vacche sul campo di mais
che il mio vicino agricoltore sta coltivando. E poiché quando ho mandato le mie vacche a pascolare
sul mais, l’agricoltore confinante aveva fatto nel frattempo un trattamento insetticida e alcune mie
vacche fossero morte per avvelenamento, avessi anche la pretesa che l’agricoltore dovesse pagare le
mie vacche e, addirittura, subire un’azione penale per avvelenamento subito dalle mie vacche!!!
Come può notare la pretesa dell’apicoltore non sta in piedi dal punto di vista del principio giuridico,
ovvero la norma che le permette di esercitare l’azione penale nei confronti di un agricoltore che usa
il Mesurol sul suo terreno, ancorché legale è illegittima perché non tiene conto nella dovuta maniera
dei principi giuridici che devono necessariamente regolare i rapporti di prossimità tra individui.
Detto in altre parole ritengo che prima di iniziare qualsiasi azione legale nei confronti di

chicchessia, vadano prima di tutto sviscerati i principi giuridici che devono sottendere ai rapporti di
vicinato. E questo va fatto anche se in apparenza c’è una norma di legge, talvolta anche di natura
europea, che teoricamente le permette di svolgere l’azione penale nei confronti di agricoltori che
praticano l’agricoltura convenzionale che fanno uso di agrofarmaci di sintesi.
Sono pienamente convinto che il legislatore regionale, nazionale od europeo abbiano ultimamente
smarrito il lume della scienza giuridica sotto la spinta ideologica di un certo modo di intendere
l’ambiente.

Non voglio rubarle altro tempo. Se lo desidera sono a sua disposizione per affrontare i nodi giuridici
che, a mio avviso, erroneamente sottendono all’azione penale che lei sta esercitando e che vanno,
secondo il mio punto di vista, affrontati alla radice per chiarire, una volta per tutte, quali sono i
diritti e i doveri degli attori agricoli che sono in gioco.

Come avrà ben capito, io sono portatore di un’altra visione e di un altro modo di praticare
un’agricoltura sana, in un ambiente sano e, possibilmente, economicamente soddisfacente. Con una
popolazione di 7,5 miliardi di persone ed in continuo aumento non ci sono scorciatoie o ritorni al
passato, anche perché il passato era miserevole, insano, e senza sicurezza alimentare.

La invito pertanto a fare una visita presso la stazione sperimentale che il mio amico Taboga
Leandro ha creato dove alleva un sacco di farfalle tipiche del nostro territorio e dove potrà meglio
capire che la biodiversità riesce a mantenersi e a sopravvivere anche vicino ad un’agricoltura
intensiva.

Gli agrofarmaci, come i farmaci per uso umano, non sono veleni in senso stretto, ma sono composti
che vanno usati in maniera intelligente, professionale, seria. Gli agrofarmaci, se usati correttamente,
sono dei straordinari prodotti che ci permettono di ottenere prodotti sani, salubri, abbondanti e nel
rispetto dell’ambiente.

A sua disposizione. Cordiali saluti.
Arba, 12 marzo 2019

dott. Agr. Giorgio Fidenato

P.s. Se vuole perché lo ritiene utile, può estendere l’invito anche al Procuratore capo della
Repubblica di Udine.

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Mostrati 2 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Non capirà.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Lo so, ma scripta manent, verba volant!! Ci vedremo quando avrò di nuovo ragione.

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