In Ambientalismo, Anti & Politica, Varie

DI GIORGIO FIDENATO

Ho letto con molto interesse l’intervento di Alessandro Fusillo sulla questione dei principi libertari calati nel tempo del corona virus. Come ha detto Alessandro questa vicenda ha messo in crisi molte certezze e suscitato dibattiti anche all’interno del mondo libertario, registrando parecchie divisioni fra di noi.

Qualcuno ha parlato di libertari confusi, sbandierando posizioni, a mio avviso, al limite del settarismo.

L’intervento di Alessandro mi è piaciuto moltissimo perché ha cercato di inquadrare il dibattito sui binari del diritto sotto l’angolatura del nostro principio cardine cioè del Principio di Non Aggressione, in sigla NAP.

Il taglio dato da Alessandro è quello giusto, perché l’azione umana va sempre analizzata, per un libertario, sotto questa luce. Il dibattito in corso deve essere necessariamente focalizzato sui concetti giuridici individuati da Alessandro.

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Ma mentre per il concetto di dolo la soluzione è presto trovata, molto più complesso è, a mio avviso, coordinare il NAP con il concetto di colpa. Il motivo di questa difficoltà è legato al fatto che l’azione umana, nel caso di cui stiamo discutendo, va inquadrata all’interno delle leggi scientifiche della biologia. Questo fattore rende più complicata l’analisi e l’individuazione della violazione del principio di non aggressione.

Parlando in termini generici, possiamo affermare che gli esseri umani vivono un’esistenza continuamente bombardata da nemici biologici che ne mettono in pericolo la vita, cioè nemici biologici che, come ha correttamente affermato Alessandro, possono provocare fino al danno temporale definitivo, cioè la morte.

Biologicamente siamo dotati di un sistema immunitario che ci permette di superare quasi sempre indenni questi continui bombardamenti. Talvolta però, per le ragioni più svariate che non abbiamo spazio per analizzare, veniamo sopraffatti da questi agenti patogeni, con danni più o meno importanti che talvolta possono portare anche alla morte.

Il grado di dannosità dipende da molti fattori. In primis è l’aggressività dell’agente patogeno; il virus dell’ebola è molto più patogeno dei virus che provocano il raffreddore. Altri fattori sono legati alla capacità genetica, diversa da individuo ad individuo, di resistere a questi patogeni. Va detto che la vita degli esseri umani, prima dell’introduzione dei vaccini, degli antibiotici e degli antivirali era una vita spesso aleatoria. Bastava una bronchite, presa magari in un momento di debolezza e la vita, anche di una persona giovane, sfumava all’istante.

Con l’avanzamento delle conoscenze scientifiche abbiamo capito i meccanismi di propagazione di questi agenti patogeni e abbiamo sviluppato dei sistemi di controllo efficaci per contenere la patogenicità degli stessi. Abbiamo capito soprattutto l’importanza della prevenzione della trasmissione di questi agenti patogeni da individuo ad individuo che costituisce il modo principale con cui la malattia si perpetua nello spazio e nel tempo.

Nel mondo vegetale, ad esempio, non potendo usare l’induzione della resistenza attraverso la vaccinazione, la lotta contro questi patogeni si conduce attraverso diversi sistemi. Il primo è cercare di selezionare e propagare individui resistenti a certi patogeni. Poi si cercano di mettere in atto di sistemi di coltivazione che creino le condizioni il più sfavorevoli possibile alla diffusione di questi patogeni. Poi si usano dei sistemi curativi contro certi patogeni attraverso l’uso degli agrofarmaci.

Tuttavia, talvolta tutte queste misure non sono sufficienti per sfuggire alla pericolosità di un patogeno. Un esempio eloquente è il batterio della xilella che ha colpito gli ulivi nel Salento. Questo batterio è molto pericoloso non solo per gli ulivi, ma per tutti i vegetali coltivati portando alla morte delle piante. Per fermare la catena di trasmissione di questo patogeno, l’unico metodo valido è quello di eradicare le piante colpite e bruciarle allo scopo di eliminare, con il fuoco, l’agente patogeno per evitare, soprattutto, la trasmissione ad altre piante.

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Nel mondo animale allevato la situazione è, più o meno, simile. Il primo metodo per combattere questi agenti patogeni è quello di selezionare gli individui più resistenti. Essendo animali dotati di un sistema immunitario, possiamo sollecitare l’immunizzazione attraverso l’uso di vaccini. Nel caso di altri tipi di agenti aggressivi possiamo usare dei medicinali ad uso veterinario.

Tuttavia, anche per gli animali esistono degli agenti pericolosissimi che non sono contenibili con gli strumenti classici. Diventa, anche in questo caso, necessario usare strumenti drastici di abbattimento degli animali dove si è verificato il focolaio perché la capacità di propagazione di questi agenti è molto elevata e pericolosa per il resto degli allevamenti. A titolo di esempio, si pensi all’influenza aviaria e, più recentemente, alla peste suina che, in Cina, ha portato alla eliminazione di milioni di capi suini con relativa inattivazione della possibilità di espandere il contagio per via aerea, animale, acqua, ecc…

Anche l’essere umano, essendo un essere biologico a tutti gli effetti, di fronte agli agenti patogeni infettivi si trova nella stessa situazione di cui sopra. Di fronte ad agenti patogeni importanti abbiamo imparato l’importanza dell’igiene, della dieta, e di mille altre funzioni che ci aiutano a rafforzare il nostro sistema immunitario. Abbiamo imparato ad usare i vaccini, cioè uno strumento che permette di attivare un’immunità senza prima avere gli effetti sfavorevoli di una malattia debilitante del nostro organismo. Abbiamo affinato la produzione di medicinali sempre più efficienti nel contrastare questi patogeni. Questa è una battaglia in continuo divenire e non finirà mai perché i patogeni mutano la loro capacità patogena e quindi è e sarà sempre una guerra aperta.

Anche per gli esseri umani ci troviamo di fronte a certi agenti patogeni particolarmente pericolosi e di difficile contrasto. Anche in questo caso, per un’eliminazione efficace del pericoloso agente patogeno, sarebbe necessario eliminare e bruciare l’ospite per spezzare la catena della diffusione della malattia. Ad esempio, conosciamo la grandissima pericolosità del virus dell’ebola. Per eradicarlo definitivamente la misura più efficace sarebbe quella di ammazzare e bruciare tutti gli ammalati e bruciare tutti gli effetti personali degli ammalati. Si avrebbe così un efficace ed efficiente distruzione della catena diffusiva dell’agente patogeno.

È chiaro che questo è un ragionamento solo teorico perché non possiamo ammazzare un essere umano, ma, quando ragioniamo di misure di contenimento degli agenti patogeni, il richiamo al NAP non può non tenere conto di questo dato biologico ineluttabile.

Proprio perché per il NAP non possiamo ammazzare un essere umano per prevenire la diffusione di agenti patogeni potenzialmente mortali per altri essere umani, entra in gioco l’azione umana. Non è quindi, a mio avviso, sostenibile che, di fronte ad un agente patogeno potenzialmente mortale per gli altri essere umani, “Chiunque deve essere libero di disporre del proprio corpo e, quindi, di esporsi al contagio, finanche rischiando la vita, poiché ciò costituisce un’azione che mette a rischio solo l’incolumità dell’agente…”.

Purtroppo, nella realtà biologica, le cose non stanno proprio così. Noi, come esseri umani, non solo possiamo ammalarci (il che risolverebbe facilmente il problema perché, se vuoi fare del male a te stesso, sei libero di farlo), ma diventiamo, anche senza volerlo, un agente della trasmissione di questi patogeni potenzialmente mortali. E talvolta, poiché la nostra variabilità genetica è molto ampia e variegata, siamo anche trasmettitori inconsapevoli di questi agenti patogeni potenzialmente mortali perché diventiamo ospiti asintomatici dell’agente stesso.

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La conseguenza di tutto ciò è che di fronte ad un focolaio accertato di un agente patogeno potenzialmente mortale il nostro comportamento diventa come quello di un ubriaco al volante di un’auto, giustamente evocato da Alessandro nella sua dotta argomentazione. In quel caso, il nostro comportamento diventa una nostra potenziale aggressione verso altri essere umani. Detto in altre parole, il disporre a piacimento del proprio corpo nel caso di un patogeno potenzialmente mortale ed altamente infettivo non mette a rischio solo la nostra incolumità, ma, come nel caso di un ubriaco al volante, mette a rischio anche l’incolumità degli altri. Ne discende di conseguenza che i proprietari di un certo territorio possono legittimamente esigere il rispetto di norme di condotta in materia di libertà di movimento delle persone “…la cui violazione può essere intesa come minaccia e, di conseguenza, una violazione del   

Principio di Non Aggressione…”.

Orbene, se questo principio è valido dal punto di vista teorico (ovviamente a mio avviso, è valido), l’attenzione di un libertario va incentrata, non tanto sulla legittimità di detto principio, ma su come questo principio viene applicato nella pratica. Detto in altre parole io non andrei mai a vivere in una comunità libertaria che non prevedesse nel contratto la possibilità di impedire la libera circolazione delle persone nel caso di una pandemia di un agente patogeno potenzialmente mortale. Significherebbe, a mio avviso, come impedire, in una società libertaria, il libero possesso delle armi per scopi difensivi. In caso di una pandemia, la possibilità di limitare la libera circolazione degli individui, va intesa come un’arma per impedire l’aggressione di altri individui.

Per non appesantire ulteriormente questo mio elaborato, scriverò un prossimo intervento su come, a mio avviso, è stato messo in pratica questo principio dall’Italia nel caso del corona virus.

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Mostrati 14 commenti
  • Malgaponte
    Rispondi

    Anche per la religione cattolica nessuno è proprietario del proprio corpo. Sono tutte forme di dittatura create da pochi esseri umani che pretendono di prevalere su una moltitudine di altri esseri umani.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Malgaponte, l’agente patogeno potenzialmente mortale è un qualcosa di concreto, tangibile e aggressivo. Mi dispiace, ma il paragone con la religione non regge. Anche perché con il tuo atteggiamento scellerato metti a rischio la mia vita, perché l’agente patogeno mi aggredisce fisicamente e non spiritualmente.

    • Umbe
      Rispondi

      Sì sono d’accordo con quello che ai scritto e tutto vero delle mutazioni dei batteri e virus , Ma mi chiedo se certi virus o epidemia forse sono anche frutto di qualche stato che manopola questi batteri ? Perché il giorno d’oggi con tutte le ricerche scientifiche mondiali ,ad’esempio un’influenza muta da anno in anno ma sono in grado di prevedere il suo effetto sulla popolazione e e mettono il vaccino . Perché per il coronavirus non sanno ancora come fermarlo e perché si è diffuso in tutto il mondo con questa aggressività e non un semplice virus locale.?

    • Malgaponte
      Rispondi

      Giorgio Fidenato. Se si gurda bene nella storia le religioni hanno ben aggredito anche fisicamente, basta ricordare quanti eretici sono finiti sul rogo, l’Inquisizione spagnola e ai giorni nostri il fondamentalismo mussulmano. Comunque anche l’aggressione spirituale non è da scartare trattandosi di una forma di schiavitù psicologica che la religione impone e i fedeli sono ben lieti di autoimporsi. Comunque, aggiungo anche non fosse il caso di definirmi scellerato perche non ho fatto nel mio commento alcun riferimento all’attuale pandemia.

    • Serpe
      Rispondi

      Fidenato, ma tu hai già il tuo sistema immunitario che ti difende. Più hai il vaccino perché magari ti sei anche vaccinato. Cos’altro vuoi?
      In più scrivi:
      Il primo metodo per combattere questi agenti patogeni è quello di selezionare gli individui più resistenti.

      Ma lo sta già facendo la natura per te, porca miseria!

  • Davide
    Rispondi

    Che nessuno sia proprietario del proprio corpo, in base a rischi anche molto limitati (non c’è l’ebola, non c’è la peste, ed anche la peste del passato ci insegna che arrivare a pensare di essere proprietari dei corpi degli altri, magari così negando la ricerca della salvezza personale, è molto discutibile), è un concetto parecchio interessante per un libertario.
    Non mi stupisce viste le orrende posizioni prese in passato sulla vaccinazione.
    Che ne dice che nessuno sia neanche proprietario della propria impresa, giacchè questa “aggredisce” le altre e può farle anche chiudere?
    Sulle piante che “aggrediscono” i terreni degli altri mi sembrava la pensasse in modo diverso.

    Lo capite che “potenzialmente” mortale può essere qualsiasi cosa?

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Davide, io la penso sempre alla stessa maniera. Infatti il polline della mia pianta OGM non aggredisce nessun’altra pianta perché non ne provoca nessuna malattia e nessuna morte. Quindi l’esempio non calza,
    Sui vaccini. Questi non servono tanto per non ammalarsi (e ritengo poco intelligente rinunciare a questa difesa, gratis e senza quasi alcun rischio), ma per non diventare un ammalato che sparge germi a destra e sinistra agli altri essere umani.

    Io ammetto anche il tuo diritto a non essere obbligato a vaccinarti, ma, come accadeva ai lebbrosi nel passato che segnalavano la loro presenza agli altri per permettere a loro di tenersi ad una certa distanza per non infettarsi, così se vuoi diventare uno spargitore di germi (anche solo potenziale) me lo devi segnalare affinché io prenda le dovute misure nei tuoi confronti perché io devo essere sicuro, anche solo in linea teorica, di non venire mai infettato dai tuoi germi potenzialmente dannosi o mortali.

    Tu non vuoi capire che il comportamento sconsiderato con il tuo corpo non mette solo in discussione il tuo corpo (che sinceramente, a questo punto, non me ne frega proprio niente) ma minacci realmente, concretamente, potenzialmente il tuo corpo perché il tuo corpo viene usato dagli agenti patogeni come strumento di replicazione di essi stessi per infettare e danneggiare altri corpi!!!

    • Davide
      Rispondi

      Non credo la pensi alla stessa maniera.
      Il polline, tramite meccanismi naturali di diffusione che costituiscono l’ambiente in cui viviamo (che è dato), “aggredisce” le piante altrui e l’ambiente stesso.
      Troppo comodo dire che è colpa delle api o del vento. Allora potrei dire che i patogeni si diffondono per colpa dell’aria.
      Sono ragionamenti privi di senso.
      A nulla rileva che non provochino “morte”: provocano modifiche non volute che, “potenzialmente”, possono anche essere dannose (anche economicamente: se i miei acquirenti vogliono vegetali “ogm free”, sono rovinato, perchè la mia produzione è danneggiata).
      Noti che proprio Taleb, che mediamente ci sta simpatico, ammonisce sui rischi – anche ignoti – di coltivazioni come quelle che lei tanto ama.

      Circa le vaccinazioni, continua a ragionare in modo sbagliato.
      “Potenzialmente” e “sicuro” non vogliono dire nulla: nulla è “sicuro” a questo mondo, tutto “potenzialmente” è dannoso, ma questo non giustifica affatto controllare a questo livello comportamento e libertà degli altri.
      Se la pensa così, perchè fermarsi al coronavirus ed a patogeni che solo potenzialmente (!) potrebbero esserci (dato che non essere vaccinati non significa affatto essere portatori di patogeni)?
      Potrebbe valere per qualsiasi cosa: “potenzialmente” sono tutti portatori di influenza, raffreddori, batteri vari (anche mortali). Quindi?
      Tutti al gabbio permanente? Tutti di proprietà dello stato?
      Non si rende conto che avere la lebbra significa una probabilità relativamente alta di recare danno agli altri, mentre una mancata vaccinazione per la varicella od un mancato isolamento preventivo per qualsivoglia malattia portano a probabilità di creare danno infinitamente minori.
      Tra l’altro non si capisce perchè non debba essere sufficiente che si vaccini lei per evitare il contagio, se ne ha così paura, anzichè costringere gli altri (e noti che se comincia a parlare di “immunodepressi” e persone che non possono vaccinarsi, le probabilità crollano ulteriormente di alcuni ordini di grandezza).
      Probabilità infinitamente minori che, in realtà, non può escludere per nulla.
      Probabilità “piccole” che, usate come giustificazione per ridurre la libertà in nome della “sicurezza”, portano precisamente al totalitarismo nazicomunista: così ragionano quando pretendono di imporre regole e regolette in modo ossessivo in qualsiasi aspetto della nostra vita. Per “ridurre i rischi”, per “la sicurezza”.
      E’ questo ad essere sconsiderato: forzare il ragionamento in modo parossistico, arrivando a conseguenze illiberali estreme, senza tenere conto delle grandezze in gioco.
      Il che, per chi si dice libertario, è quantomeno curioso.
      Inutile dire che le armi non solo non devono essere di libera vendita, ma neanche prodotte: “potenzialmente”, mettendole in circolazione, possono finire in mano a qualche malintenzionato che poi mi spara (e forse negli Usa è più probabile che accada questo di altre ipotesi citate).
      E’ sicuro che sia questo il libertarismo?

      PS: recentemente è stato pubblicato uno studio scientifico che mostra come la vaccinazione per l’influenza sia associata ad un maggiore rischio di contrarre coronavirus (non il Covid 19 in particolare), ma non solo.
      https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264410X19313647?via%3Dihub
      “Vaccine derived virus interference was significantly associated with coronavirus and human metapneumovirus”
      “vaccinated individuals may be at increased risk for other respiratory viruses because they do not receive the non-specific immunity associated with natural infection”
      Ora mi spieghi cosa le darebbe il diritto di imporre agli altri, sulla base di rischi risibili, di interferire col loro sistema immunitario (negandogli la possibilità di accrescere la propria immunità non specifica), aggravando i rischi legati ad altri patogeni (e quindi loro diffusione) che, come stiamo imparando, possono essere molto più dannosi di quelli per cui pretende protezione.
      E non mi venga a dire che “non si sapeva”, perchè è esattamente il genere di rischio che è sempre stato paventato: giocare con un sistema complesso (di altri) che non si comprende appieno, è esattamente come un banchiere centrale che gioca con un sistema economico.
      Da una prospettiva liberale, è indubbio che – salvo si parli realmente di malattie gravi e minacciose, quindi non quelle oggetto di vaccinazione obbligatoria – spetti ad ognuno scegliere come gestire la propria salute e come allenare il proprio sistema immunitario.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    C’è un errore. Non è corretto “potenzialmente il tuo corpo” ma “potenzialmente il mio corpo”.

  • Negro giorgio
    Rispondi

    Credo con tutto rispetto che il ragionamento sia labile.
    Partendo dal presupposto che: parte della popolazione è immuno depressa ( anziani, anziani con patologie, non anziani con patologie) ogni influenza o semplice raffreddore potrebbe essere mortale per qualcuno,
    Il calcolo di pericolo effettivo è difficilmente calcolabile , potrebbe essere nullo oppure molto alto a seconda della persona con cui interagisco. Quindi in base a questo principio ogni persona con il raffreddore dovrebbe stare in quarantena per evitare di poter incrociare un immuno depresso e quindi creargli danni gravi. Non possiamo sapere chi incontriamo ogni giorno per strada….. stando a questo principio qualsiasi pretesto servirebbe a limitare fortemente le libertà altrui. Le auto vanno cambiate ogni tot perché non rispettano requisiti di sicurezza,le armi le vietiamo perché tutti possono avere un raptus, il cane pericoloso deve avere il patentino, fumare al aperto uccide il non fumatore, bere potrebbe rendermi violento ecc. Allora di che libertarismo staremmo parlando???
    Dal mio modesto punto di vista non abbiamo sufficienti dati per inquadrare il grado di minaccia effettiva legata al COVID19.
    La percentuale dei morti è un mistero, in italia l’8% e più, in Germania, Corea del sud ed altre nazioni dal 1al 3%.
    La percentuale dei contagi è un mistero , se si pensa che gli asintomatici o I soggetti con sintomi molto leggeri possono essere fino a 10 volte rispetto ai soggetti conclamati .
    Se fosse così la percentuale di morte crollerebbe avvicinandosi a quella di una normale influenza, che non giustificherebbe affatto questo stato di polizia sanitaria.

  • Spago
    Rispondi

    Ripartiamo dall’individualismo: per un libertario è sempre corretto ragionare in termini individuali. Io ti aggredisco, tu hai diritto di difenderti. Mettiamo che avvicinarmi a te con l’ebola, ti esponga alla possibilità concreta e non microscopica, di ammalarti e avere conseguenze molto gravi, e quindi sia considerabile una aggressione. Ok, ma..

    Per un libertario non esistono reati senza vittime: se cioè io mi aggiro con l’ebola, ma lo faccio in un luogo deserto, o comunque in modo tale da non poter concretamente contagiare nessuno, nessuno è aggredito e nessuno si può difendere. Non puoi usare su di me la forza preventivamente perché temi che io diventi un pericolo. Puoi usarla quando io lo divento effettivamente. Non devo aspettare che uno mi abbia sparato per difendermi, posso agire prima, ma devo agire comunque quando c’è il pericolo che mi spari, quando rappresenta una minaccia reale, non posso agire semplicemente perché ha un’arma addosso e potrebbe usarla. Infatti i libertari sono perché le persone girino armate. Per quanto mi riguarda un comportamento non deve essere teoricamente rischioso, ma concretamente: stai guidando ubriaco in un contesto dove non metti in pericolo nessuno? Guida pure ubriaco. Passi col rosso quando hai una enorme visibilità e non c’è assolutamente nessun pericolo per nessuno? Passa col rosso. Hai l’aids e metti in atto tutti i comportamenti possibili per non contagiare gli altri (Per portare il rischio di contagio al minimo ragionevole che accettiamo per qualsiasi cosa)? Fatti salvi questi vivi libero come ti pare.

    Per un libertario non esiste l’obbligo di tizio di pagare per la salute o la sicurezza di caio, non esiste neanche l’obbligo per me di aiutare te in caso qualcuno ti aggredisca. Se io ti aggredisco, tu hai diritto di difenderti, ma caio che passa di là non ha il dovere (legale, moralmente è un altro discorso) di darti soccorso. Così io non devo essere obbligato a partecipare coattivamente in alcun modo alla tua difesa, alla tua protezione, alla cura della tua salute, etc.. Su chi non ti sta aggredendo non puoi usare la forza o diventi tu l’aggressore.

    Per un libertario non esiste neanche l’obbligo di difendersi: posso non difendermi, per prudenza, per questioni di principio ad es. per motivi religiosi o perché la penso come Tolstoj, o per qualsiasi motivo mi garbi. Inoltre posso perdonare l’aggressore. Tutto avviene in una dimensione di diritti e relazioni individuali.

    Di fatto in un contesto libertario molte situazioni, che oggi vengono affrontate con provvedimenti che investono la collettività attraverso lo Stato, dovrebbero essere affrontate in modo autonomo e decentrato da individui e gruppi di individui, non dotati di potere di coercizione sugli altri, che dovrebbero farsi carico di responsabilità che oggi non hanno e che nemmeno riescono a immaginare di poter avere. Se non si crede possibile questo, non si credono possibili libertarismo, anarchia e anarcocapitalismo.

    La tua salute, la tua difesa, le precauzioni contro rischi e pericoli sarebbero in primis responsabilità individuale, poi non ho dubbi che il libero mercato sia lì per offrirci le soluzioni più comode e adatte al caso nostro, per facilitarci la convivenza e alleggerirci la vita. Limitando il tuo diritto di usare la forza contro gli altri, ai soli casi di aggressioni e minacce concrete, dovresti interiorizzare nelle tue decisioni i rischi che pur esistono, ma che non raggiungono una soglia che ti permetta di usare coercizione verso gli altri per proteggertene.

    Anche perché là valutazione di cosa sia o meno una minaccia per me, di quali minacce e rischi io debba preoccuparmi è mia soggettiva. Io potrei avere una gran paura dei germi e andare normalmente in giro con guanti e mascherina. Tu no. Io potrei aver paura di qualsiasi malattia, tu potresti avere una attitudine menefreghista. Le valutazioni su rischi e minacce, la propensione al rischio, la valutazione delle priorità, la allocazione delle proprie risorse su questo anziché su quello, la scelta delle misure di protezione da mettere in campo, sono tutte cose che ancora una volta riguardano la dimensione individuale.

    Insomma io vedo un difetto di individualismo metodologico in alcuni ragionamenti che sviluppi Giorgio, negli ultimi 2 tuoi articoli, che pure ho apprezzato moltissimo (specialmente questi secondo, ti faccio i complimenti).

  • Serpe
    Rispondi

    Voi vi dovete un po interrogare su questa storia del principio di non aggressione evocato da Fidenato.
    Facciamo un esempio cambiando i nomi.
    Se chiamiamo il virus “leone” e chiamiamo l’uomo ” gazzella”, chiedo: ma vorreste impedire al leone di mangiare la gazzella?
    Ma capisco che nella testa dell’agricoltore Fidenato c’è l’idea dell’agricoltura per cui bisogna impedire agli afidi di mangiare i cavoli, ma, porca miseria, gli afidi mangiano i cavoli!
    Quindi è il fatto che sei concentrato sul RISULTATO sul GUADAGNO che da la forma a tutta la tua visione. E così facendo IMPEDISCI CHE CI POSSANO ESSERE ALTRE CONCEZIONI DELLA VITA E DEL SUO PROCEDERE. Cioè c’è un fascismo nascosto nel tuo modo di vedere le cose.

  • Marco Silvestri
    Rispondi

    Scusate ma c’è modo di fare un sondaggio fra noi “libertari” su quanto asserito da Giorgio Fidenato? No perché se molti la pensano come lui mi spiace ma questo non sarà più il mio posto semplicemente perché qui non vive il pensiero di Murray Rothbard.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Personalmente, non la penso affatto come lui. E se hai letto tutti gli articoli sul Coronavirus (è in atto un dibattito), ce ne sono di Fusillo, Mustacciuoli, Barello di tenore opposto! Detto ciò, l’argomento ha aperto un dibattito e uno come Fidenato (la cui storia è conosciuta) merita rispetto, anche quando non si condivide il suo approccio su questo specifico argomento.

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