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DI GIORGIO FIDENATO

In questi giorni, in cui sono costretto a casa dai decreti ministeriali che si sono succeduti dopo la decretazione dello stato di emergenza da parte del governo in seguito alla pandemia dovuta al Covid-19, ho avuto modo di partecipare ad un serrato dibattito che si è aperto, all’interno del mondo libertario, circa la valutazione, da un’ottica libertaria, delle misure che sono state prese dal/dai governi di tanti stati per fronteggiare tale emergenza.

In seguito alla dichiarata emergenza e alle misure di contenimento prese dal nostro governo, nel mondo libertario si sono confrontate due posizioni.

Da una parte c’è la linea di chi vede queste misure come la prova generale della dittatura prossima ventura. Dall’altra parte, molti libertari, partendo da una valutazione che si basa sul dato epidemiologico, “accetta” la situazione che si è venuta a creare.

Il sottoscritto, come è stato chiarito negli interventi che ho divulgato, si colloca fra coloro che, preso atto della situazione, ne “accetta” le conseguenze.

Da diversi giorni, il dibattito si è spostato anche sui social ed ho avuto modo di partecipare a diversi botta e risposta. Nonostante tutte le discussioni avute però le posizioni non si sono modificate. Ogni “fazione” è rimasta sulle sue convinzioni.

Giunti a questo punto e dopo numerose, e numerose, discussioni, sono giunto a queste mie conclusioni che cercherò brevemente di esporre.

Come premessa, devo confessare che sono molto deluso delle discussioni che ci sono state. La cosa che più mi ha amareggiato è che di fronte a certe spiegazioni che reputo scientifiche, la risposta dell’altra parte è stata un’ossessiva osservanza dei principi libertari oltre ogni minimo buon senso.

Provo, per l’ultima volta, a spiegare il perché della mia posizione.

Mi pare che, dopo questi convulsi mesi, possiamo affermare che quasi nessuno stato era preparato a questa evenienza. Forse Taiwan, Singapore, la Corea del Sud lo erano perché già scottati una decina di anni fa da altre epidemie e per questo motivo, memori di questa loro esperienza, si erano preparati per eventuali altre epidemie. Ma, aldilà delle differenze evidenti tra i vari sistemi sanitari, nemmeno quello privato americano non era preparato per adeguatamente fronteggiare la pandemia. D’altronde non è nemmeno pensabile che un qualsiasi sistema sanitario crei centinaia e centinaia di sale di terapia intensiva per far fronte ad un potenziale patogeno che nemmeno si conosce.

Di questo virus nuovo, si sapeva poco e tuttora non si sa molto. Ci sono tanti aspetti che andranno valutati nelle prossime settimane. Dura? Non dura? Muta? Non muta? Ecc… Tanti aspetti sono ancora sconosciuti. Essendo nuovo e non avendo esperienza in merito, non si può ancora sapere quale sia la sua reale ed effettiva pericolosità; quale entità di danni nel breve e nel lungo periodo provoca ai polmoni. Si sa, a posteriori, che può provocare la morte soprattutto di persone con situazioni sanitarie già compromesse. Che molte persone, anche sane, si salvano perché possono accedere a una terapia medica che gli permette di superare la crisi. Sappiamo che è molto contagioso.

Ecco, di fronte a queste numerose incognite, mi sembrava pacifico che persone di buon senso, tenessero un comportamento di basso profilo e considerassero doveroso un comportamento basato sulla precauzione. A nulla è servito fare presente che, nel passato non molto lontano (ho citato l’influenza spagnola di un secolo fa, essendo per l’epoca un virus nuovo ed estremamente aggressivo, portò alla morte, in un mondo che era abitato da 2.000.000.000 di persone, dai 25 ai 50.000.000 di persone. C’è chi sostiene che furono anche 100.000.000) abbiamo dovuto subire milioni di morti da quella pandemia. In quell’epoca non c’era una profilassi e quindi l’influenza ebbe gioco facile a trasmettersi in tutto il globo e a portare alla morte soprattutto i giovani che erano i più suscettibili. Un fatto così grave e così recente avrebbe, a mio avviso, dovuto far riflettere tutti i libertari, perché senza alcuna misura di contenimento o mitigazione si potrebbe correre lo stesso rischio di 100 anni fa.

Quindi, nel mio modo di ragionare, di fronte ad un virus sconosciuto, e per non fare la fine che l’umanità fece 100 anni fa, ritenevo e ritengo, che un comportamento prudente, di buon senso sia il minimo sindacale che un libertario dovrebbe tenere.

È inutile dire che, chi ha cercato di tenere un profilo basso sulla battaglia contro questo virus, arrivando anche a giustificare i provvedimenti di limitazione della libertà di movimento, è stato quasi tacciato di tradimento dell’ortodossia libertaria.

Si è passati dalla minimizzazione della pericolosità del virus (conosciuta sempre a posteriori), definendola poco più di una banale influenza, ad una feroce critica di qualsiasi misura di limitazione della libertà di movimento anche se questa era funzionale al contenimento e/o alla rottura della catena di trasmissione del virus, anche in un’ottica di contenere i probabili malati sintomatici che dovessero necessitare di sale con i ventilatori polmonari o, alla peggio, un letto in terapia intensiva Nessuna notizia dell’intasamento degli ospedali e dei numerosi morti in casa perché negli ospedali non c’era posto, ha fatto cambiare posizione ai libertari “duri e puri”.

La posizione è da loro giustificata perché il NAP non ammette la possibilità di limitare la libertà di movimento. Ed eventualmente, se una persona non intende rischiare di venire contagiato, può scegliere di stare in casa, chiuso; ma non si può imporre ad un individuo il divieto di movimento.

La discussione che ha fatto traboccare il mio vaso è stata quella in cui, sostenendo che, come è legittimo impedire ad un ubriaco di guidare un’automobile, così è legittimo in una situazione di pandemia condizionare la libertà di movimento delle persone per impedire la trasmissione della malattia ad altre persone.

Sono intervenuti molti libertari che mi hanno fatto presente che fino a che un ubriaco non crea un danno, non è responsabile di niente e per questo non gli si può impedire di guidare una macchina e che sta a me accettare il rischio di un ubriaco al volante, altrimenti ho la facoltà di andare per un’altra strada.

Da questa risposta, ho capito che la deriva verso la setta era ormai compiuta.

Con questo mio intervento intendo chiudere la discussione perché ormai non c’è più niente da dire. Le visioni sono diverse ed inconciliabili.

Prima di chiudere questo mio intervento però devo dire che quanto è successo mi ha subito riportato alla mente un bell’articolo di Piombini (Vedi qui) di alcuni anni fa.

In quell’articolo Piombini ci spiegava come Rothbard ad un certo punto lasciò il Libertarian Party perché i suoi componenti erano ormai per la maggior parte dei left-libertarian con cui lui si trovava in completo disaccordo perché questa componente dei libertari ormai “…occupa quasi tutto il suo tempo a discutere con i suoi compagni, mediante interminabili sillogismi, su quale sia la posizione libertaria più “pura” (13)….”.

Piombini ci informa anche che “…La critica ai modal e left-libertarians non riguardava solo questioni culturali, ma finiva per toccare aspetti politici sostanziali in tutti i casi in cui, essendo al momento ineliminabile la presenza dello Stato e della proprietà pubblica, la dottrina libertaria non ha una soluzione univoca, ma può prestarsi a diverse interpretazioni. Posto infatti che per ogni libertario il modello puro anarco-capitalista rappresenta l’obiettivo ideale da perseguire, rimane il problema di individuare il second best nei casi in cui la privatizzazione integrale della società non sia prevedibile in tempi ragionevoli. Come vanno gestite, ad esempio, le strade, le scuole, le poste o gli ospedali pubblici? I left-libertarian ritengono che, ovunque sia coinvolto lo Stato, occorra applicare una regola di “parità di trattamento” per tutti. Il problema di questa posizione è quello di tradursi di fatto in una opzione egualitarista e “comunista”, dato che nelle odierne società ad economia mista non esiste settore in cui il governo non sia presente, direttamente o indirettamente. Per Rothbard, invece, occorre respingere una volta per tutte la visione left-libertarian secondo cui tutte le aree gestite dal governo debbano essere considerate come una discarica, dove tutti hanno diritto di eguale accesso. In attesa della privatizzazione finale, bisogna invece far sì che le operazioni del governo siano gestite nella maniera più simile a quella di un’impresa, o di una comunità locale (14).

Prendiamo ad esempio in considerazione le strade pubbliche: tutti i libertari ne auspicano la privatizzazione, ma fino a quando restano pubbliche, per i left-libertarians nessuno può scacciare i disturbatori, né vietare manifestazioni rumorose e fastidiose. Rothbard fa notare che non esiste alcun principio nella dottrina libertaria dal quale si può dedurre una regola del genere. Piuttosto, dovendo trovare una soluzione che si avvicini maggiormente a quelli che sarebbero stati gli esiti del mercato, occorre chiedersi: come si comporterebbero gli abitanti della strada, in una società libertaria? Ben difficilmente lascerebbero scorrazzare indisturbati i disturbatori, come testimonia l’esperienza dei centri commerciali, dei condomini e delle aree private in genere. La soluzione paleolibertaria è dunque quella di decentrare nella maniera più localizzata possibile la decisione riguardante l’uso delle risorse pubbliche. Si ritiene infatti che vi siano delle persone che, a diverso titolo (in quanto tax-payers, residenti ecc.), possano vantare dei diritti “quasi-proprietari” sulle risorse pubbliche più rilevanti di quelli che potrebbero vantare altre categorie di persone (tax consumers, ultimi arrivati, passanti occasionali, ecc.) (15)…”.

Ho voluto mettere per intero quanto scritto da Piombini su cosa pensava Rothbard della deriva che aveva preso il Libertarian Party, dominato dai Left-Libertarian.

Anch’io, in questi giorni di discussioni, ho avuto la sensazione che i libertari duri e puri siano divenuti ormai dei left-Libertarian.

In una situazione libertaria sicuramente la stragrande parte della gente non vorrebbe un ubriaco per strada alla guida di un’auto e gli impedirebbe di guidarla in via preventiva e, se venisse trovato alla guida, ammetterebbe pesantissime multe fino alla sospensione a vita della patente. È buon senso.

In una situazione libertaria, sicuramente la stragrande parte della gente, di fronte ad una pandemia di un virus sconosciuto ammetterebbe la limitazione della libertà di movimento delle persone come in questa situazione (vedi qui). È buon senso. È la scienza biologica che lo dice.

Il buon senso e il rispetto della scienza biologica dovrebbero far si che i libertari duri e puri, di fronte ad una pandemia di un virus sconosciuto, concentrassero le loro critiche, non tanto sul principio della legittimità di bloccare la libertà di movimento di un’intera popolazione, ma sul fatto che chi sta al governo non abbia preso subito misure drastiche di limitazione del movimento delle persone coinvolte nei primi focolai. Il buon senso dice che se lo avessero fatto immediatamente a quelle poche persone, non ci troveremmo in questa situazione di blocco di un’intera popolazione nel tentativo di limitare i possibili e prevedibili danni.

Ho cercato di spiegare tutte queste cose nei miei tre interventi, ma nulla è cambiato. Io non sono nessuno, ma come Rothbard penso che sia giunto il momento di chiudere la discussione ed ognuno vada per la sua strada.

Io dissento completamente, di fronte a questa pandemia di un virus per tanti aspetti ancora sconosciuto, dalla posizione dei libertari duri e puri.

Non so se era meglio il modello cinese (cioè di contenimento della pandemia) del modello di BOJO (cioè di mitigazione degli effetti della pandemia). Si vedrà.

Dico che, se il movimento delle persone è stato bloccato, e l’economia pure, ciò è dovuto al fatto che non si è voluto bloccare prontamente e duramente il movimento delle persone coinvolte nei primi focolai, non perché è in corso un’aggressione preordinata delle persone.

Dico che, se anche la maggior parte delle persone che muore sono anziani e con altre patologie (ma anche alcuni giovani), di fronte alla morte di tante persone provo un sentimento di pietà e non di fatalismo.

Dico che ad un ubriaco non può essere permesso guidare un‘auto. È una posizione di buon senso che non viola nessun NAP.

Condanno senza se e senza ma tutto ciò che gli stati stanno cercando di costruire intorno a questa pandemia, cercando di sfruttare la paura per secondi fini. E su questo nei prossimi giorni voglio concentrare la mia attenzione!!!

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  • Daniele
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    Sono d’accordo con Giorgio Fidenato e ripropongo un commento che ho già postato nell’articolo di Giovanni Birindelli con una correzione alla parte finale perchè ero andato in confusione.
    Il modo in cui si evolverebbe una società senza stato penso che nessuno sia in grado di prevederlo, da quel poco che ho letto di Hans-Hermann Hoppe, credo sia lui lo studioso che maggiormente prova a raffigurare i vari scenari, non sembra essere una cosa semplice e comunque non metto in dubbio che si andrebbe in ogni caso a migliorare rispetto allo stato attuale.
    Nello scenario attuale la proprietà pubblica dovrebbe essere considerata una comproprietà come probabilmente ne esisterebbero molte in una società senza stato, ad esempio i condomini dei palazzi di un isolato potrebbero essere i comproprietari delle vie che lo circondano. Se un abitante dell’isolato si comportasse in modo irresponsabile in una delle vie di cui è anche lui proprietario contravvenendo al NAP (ad esempio nel caso specifico alitando in faccia ai passanti) io e gli altri comproprietari dovremmo essere in diritto di difenderci ed eventualmente limitare la sua libertà tramite coercizione.
    In un territorio con relativamente pochi comproprietari come nell’esempio si potrebbe agevolmente decidere il da farsi in una sorta di democrazia diretta cosa che non può accadere in uno stato con una comproprietà enorme con democrazia rappresentativa.
    Concludendo direi che la limitazione di libertà che stiamo subendo è eccessiva perchè è applicata considerandoci una massa di irresponsabili che violano il NAP ma non mi sembra si possa dire che sia automaticamente non accettabile perchè è imposta dallo stato in quanto limitazioni della libertà per comportamenti irresponsabili in violazione del NAP potrebbero verificarsi anche in una società senza stato ( ad esempio se i condomini dell’isolato decidessero che si possa scendere in strada solo in presenza di comprovate necessità).
    Avrei piacere di ricevere critiche al mio pensiero per migliorarmi.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Per coerenza occorre prevedere il blocco delle attività anche il prossimo inverno e negli inverni successivi perché i virus influenzali stagionali ci sono ogni dodici mesi ed essendo sconosciuti potrebbero provocare cinquanta milioni di decessi come la cosiddetta spagnola di cento anni or sono. Sempre coerentemente, occorre rimediare ai mancati blocchi degli anni precedenti dove abbiamo avuti un maggior numero di vittime rispetto a quello attuale grazia a Sars, Ebola, Aviaria, Vacca Pazza, Febbre Suina, Colera Campano e quant’altro. Poi potremmo organizzare, come misura di contenimento, squadre incendiarie per dar fuoco alle abitazioni degli infettati ed evitare così che il virus si diffonda. Si potrebbe anche sparare a ogni sospetto antisintomatico, si eviterebbe senz’altro il rischio di contagio. Ovviamente anche le salme di questi sospetti andranno bruciate con le loro dimore ma per evitare che le urla infastidiscano o spaventino gli addetti all’opera di sanificazione sarà opportuno sprecare qualche pallottola. La definizione di banale influenza è stata data perché gli altri anni i contagiati erano quasi tre milioni rispetto alle poche decine di migliaia di quest’anno; e anche i deceduti erano di più. Perché hanno voluto conteggiare tutti i decessi che ci sarebbero stati lo stesso per patologie pregresse, casi a cui il virus attuale ha solo complicato il quadro clinico, come defunti causati dal contagio del citato virus. Perché poche centinaia di sale in più di terapia intensiva sono compatibilissime con qualsiasi sistema sanitario e servono ad affrontare situazioni anche senza emergenze create da un artificioso panico. Perché se ogni inverno tre milioni di persone dovessero essere ricoverate, allora sì che avremmo il collasso ospedaliero che in quest’occasione si è verificato grazie a un clima di terrore provocato per esaminare quanta disponibilità ci sia in una popolazione a lasciarsi impunemente militarizzare. Perché certe spiegazioni, visto il dato statistico che si vuole occultare, non hanno nulla di scientifico. Tanto è vero che a dettare la linea sono virologi, a loro tempo giudicati da loro colleghi come non idonei alla cattedra, che monopolizzano la presenza nei mezzi di informazione dove le voci dissidenti (che i dati statistici li forniscono) sono completamente escluse. Questo è il vero settarismo, non quello di chi richiede un’informazione più ampia e non pilotata. Non ci sono accuse di tradimento ma solo di incoerenza come ben evidenziato dagli articoli di Birindelli. E’ stato affrontato anche il problema di come reagire, in un contesto non libertario ma statale, a un’eventuale autentico problema emergenziale; in merito sono state citate diverse esperienze tra le quali quelle di Taiwan che dista dalla Cina molti meno chilometri che da noi. “Left” in inglese significa di sinistra. Mi sembra che si stia più a sinistra difendendo l’interventismo statale piuttosto di non aborrirlo. Rothbard condannava il diritto di uguale accesso in entrata, non il diritto in uscita. E voleva, appunto, evitare le aggressioni volontarie che sono cosa ben diversa da quelle presunte di ipotetici portatori sani di patologie. Lo siamo tutti, in ogni momento dell’anno. Anche qui: per coerenza fermiamo tutto sempre. Sarà la fame, poi, a sterminare ogni virus. Portandosi dietro, ovviamente, non solo i virus. Il problema non è se un automobilista sia ubriaco o meno ma se rispetta le regole di libera circolazione stradale. Se invade la corsia opposta va sanzionato ance se sobrio mentre se da ebro riesce a mantenere la destra non va sanzionato affatto. Su questo, oltre che Rothbard, ci accompagna molto bene anche Pascal Salin. Inoltre l’ubriaco è tale per scelta, un eventuale asintomatico no. Il condizionamento della libertà di circolazione delle persone è possibile in casa mia. L’impedimento di uscire da casa mia è una violazione del principio di non aggressione mentre non lo è la mia volontà di uscire di casa. In questo, l’unica sia pur dolente coerenza è quella del titolo dell’articolo: mi distanzio da chi difende il principio di non aggressione. Libera e legittima scelta, anche onesta perché dichiarata ufficialmente e non cripticamente. Ma Rothbard non c’entra nulla, proprio perché non voleva un trattamento uguale per tutti come invece sta succedendo. E perché i disturbatori fastidiosi sono, in questo specifico caso, coloro che hanno imposto queste misure da Birindelli definite (e lo ringrazio perché mi conforta) completamente demenziali.

    • Daniele
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      Dovrebbe essere il proprietario o i comproprietari della strada a decidere se un automobilista ubriaco possa liberamente circolare sulla sua/loro strada.

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    Culturalmente non amo i massimalisti.
    Nei miei interventi precedenti ho cercato di spiegare perché, in una fase di pandemia da virus semisconosciuto, ma molto infettivo, con i focolai fuori controllo, chi viola il NAP è colui che, sconsideratamente, va in giro incurante delle conseguenze che può arrecare alla vita delle altre persone. Vedo che non si vuole capire quello che dico e le motivazioni che ho indicato a giustificazione di quello che sostenevo.
    Che io prenda le distanze da chi difende il NAP, mi pare una tesi assurda. Io prendo le distanze dal NAP dei massimalisti, che non tengono in nessuna considerazione i principi epidemiologici, basati su esperienze disastrose che l’umanità ha già passato.
    Qui siamo di fronte ad una malattia ancora semisconosciuta, e lo stato c’entra assai poco.

  • Serpe
    Rispondi

    Ma ci dici dove trovi i soldi da dare alla gente che hai bloccato in casa?

  • Daniele
    Rispondi

    Secondo me l’errore è nel confondere il Principio di non Aggressione con il limitare la libertà altrui anche con la coercizione che è legittima con colui che lo infrange. Se una persona mi alita in faccia o mi mette le mani negli occhi e nel naso senza dimostrarmi che non è infetto mi sta aggredendo!!

  • Nicola Rossini
    Rispondi

    Concordo in toto con Alessandro Colla. Non è questione di massimalismo, ma di coerenza. I numeri su contagi e decessi, oltre alle modalità di “contabilità” degli stessi, lasciano forti dubbi, sia perché in termini assoluti sono ridicoli rispetto a tutti i virus influenzali che ogni anno, diversi, infestano il pianeta (dati OMS, 300milioni di contagi e 500mila vittime ogni inverno), sia perché sono gestiti in modo tutt’altro che trasparente dalla politica sanitaria. Su questo non si pone mai il doveroso accento: può un anarchico o in libertario fidarsi della gestione pubblica della salute e della sanità? Dobbiamo fidarci di ciò che ci viene propinato dai media statali e sovvenzionati? Dobbiamo credere al fatto che da quest’anno ci sia un contatore in tempo reale delle vittime, mentre dei decessi causati dagli altri virus influenzali ( e si, non è blasfemia dire che il covid19 è un virus influenzale: lo è, in quanto è un coronavirus) si fanno stime che diventano ufficiali solo dopo 24 mesi di studi statistici e indagini sulle effettive cause di morte? Io sono convinto di no. Ho sempre apprezzato Giorgio Fidenato, pur non avendo mai avuto il piacere di conoscerlo di persona, per le sue battaglie su ogm e sostituto d’imposta. Non cambio idea sul suo conto, ma lo invito a riflettere su questi aspetti, perché temo si concentri troppo sull’aspetto tecnico dell’epidemia, e troppo poco sul fatto che la probabilità che i dati, le notizie, i numeri, siano stati volutamente manipolati da politica e pseudo-informazione per creare il panico e l’humus su cui impiantare un controllo serrato di economia e movimenti, è altissima. Ci sono tanti campanelli di allarme: la propaganda vomitevole di tv e giornali, la demonizzazione di chiunque osi avanzare dubbi, l’eroizzazione del personale pubblico tutto, dai medici ai militari alle forze dell’ordine, il silenzio totale sull’inadeguatezza di un sistema sanitario statale che fa acqua non per i presunti e inesistenti tagli di risorse o personale, ma per manifesta impossibilità di funzionamento. La sanità pubblica non è in grado di gestire poche migliaia di ricoverati, ecco il vero scandalo e il vero pericolo. Dando anche per buoni certi numeri (per me ridicoli) ciò che emerge con prepotenza è lo schifo degli ospedali italiani e di un sistema che in quanto statale fornisce tutti gli incentivi perversi che ben conosciamo. Ecco, da libertario non sospettabile di aver nulla a che fare con la sinistra, gradirei che Giorgio Fidenato si schierasse contro la gestione pubblica di sanità, cure, ospedali, dati medici e informazione. Le misure di contenimento del pericolo si possono accettare una volta che si accerta che il pericolo è reale. Ma se tutto il meccanismo è falsificato, e gli stessi che forniscono i dati hanno anche il potere di creare il panico e sfruttarlo per obiettivi di potere e controllo, il dubbio è più che lecito.

    • Massimo
      Rispondi

      Abito a Cremona -di fronte all’ospedale.
      Ho perso amici e conoscenti per colpa di questo maledetto virus. La più giovane aveva 42 anni.
      Cremona solo città ha quasi 1200 contagiati riconosciuti su una popolazione di 70.000 abitanti. Fai tu i conti, e sono quelli ufficiali perchè in realtà il numero è di gran lunga superiore.
      Cremona,Brescia,Bergamo hanno abbondantemente superato del 300% i morti rispetto alla media del medesimo periodo degli anni scorsi. Sicuramente il dato in realtà è di molto superiore. Parlare di numeri ridicoli mi sembra irrispettoso…..quasi agressivo. Scusate lo sfogo ma se uno non abita nelle zone rosse forse non ha ben compreso

      • leonardofaccoeditore
        Rispondi

        Io abito a Treviglio, zona ancora più rossa, ho perso 2 cugini e 4 conoscenti, tutti ultrasettantenni e con più patologie. Quando si parla di numeri ridicoli ci si riferisce al fatto che ridicolo è il modo in cui sono stati dati, scientificamente parlando. Questa è una strage di Stato, non da Coronavirus.

        • Massimo
          Rispondi

          Con oltre 18.000 morti concentrati in un lasso di tempo assai limitato a livello statistico non mi pare proprio un numero “ridicolo “. La causa o concausa è da ascriversi a questo virus. Su questo dissento con la tua opinione. Che la gestione statale dell’emergenza epidemica a tutti i livelli come prevenzione , gestione , comunicazione, abbia prodotto danni ancor maggiori invece non ci sono dubbi.

          • Serpe

            Morti o non morti qui bisogna imparare a lasciarci in pace l’uno con l’altro.
            Non si può pretendere di sconvolgere la vita degli altri. Non ci sono scusanti

      • Serpe
        Rispondi

        La malattia è la morte esistono. Non è perché tu non li sopporti o soffri in loro presenza che tu possa porre limiti agli altri.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ringrazio Nicola Rossini, anche per le precisazioni statistiche. Il massimalismo non lo ama nessuno, non so dove possa essere stato rilevato. Anch’io ho cercato di precisare la mia posizione ma non si vogliono comprendere le motivazioni, anche di stampo statistico, che a tale posizione ho affiancato. Non credo si possa parlare di pandemia a meno che non vengano chiamate così tutte le influenze stagionali. Non credo che, anche in caso di epidemia accertata, l’aggressore possa essere chi circola liberamente, perché è colui che teme di essere infettato a dover proteggersi. Io sono aggressore solo se mi avvicino a lui quando lui mi ha esplicitamente invitato a non avvicinarmi. Come sono aggressore solo se una donna non vuol saperne di me e io tento lo stesso un corteggiamento; non posso essere considerato aggressore semplicemente perché la osservo. Poi occorre chiarezza: se il virus è semisconosciuto come possiamo definirlo molto infettivo? E’ solo un’ipotesi e con le ipotesi ci fermiamo ogni inverno in quanto siamo pieni di agenti patogeni sconosciuti. I principi epidemiologici, qui sì interpretati in forma massimalistica, finiscono per essere come i principi di precauzione nelle sperimentazioni: portano al blocco del progresso. Non trovo nulla di scientifico nei dati forniti dalle nostre illecite “autorità”. E la patriottarda retorica di regime, sistematicamente accompagnata da disprezzo e censura del dissenso, mi alimenta maggiormente il tarlo del sospetto. Può essere anche una tesi assurda ritenere che un libertario dichiarato non difenda il principio di non aggressione ma allora è sbagliato il titolo dell’articolo: “Prendo le distanze da chi lo difende”. Mi sembra in claris, quindi senza possibilità né necessità di interpretazione. Chi crede nel principio di non aggressione non può essere considerato massimalista perché il massimalismo è incompatibile con lo stesso principio. Il non aggressore massimalista è solo un fantasioso ossimoro, al pari di comunista liberista o di monarchico repubblicano. Massimalisti si stanno dimostrando i governanti con il loro codazzo mediatico. Lo stato, quindi, che nel merito c’entra tutt’altro che poco.

  • Negro giorgio
    Rispondi

    Buon giorno. Ma io credo che : I critici del attuale gestione non vedono una prova generale di dittatura nei provvedimento governativi presi, ma semplicemente un inadeguatezza di base che accompagna ogni gestione della vita collettiva da parte del ente pubblico.
    Quindi magari cominciamo a non dividere la comunità libertaria tra complottisti e realisti.
    Ci sono diversi punti di vista ed è logico che sia così, inutile cercare di imporre il pensiero unico tantomeno tra libertari direi…. quindi anche etichettare di sinistra o di destra lo trovo semplicemente errato.
    Non possiamo prevedere come si evolverebbe una società senza stato, presumibilmente si dividerebbe in comunità , entro le quali le divergenze di pensiero sarebbero per lo meno accettabili tra I suoi componenti, rendendo quindi ogni singola idea buona inserita in un singolo contesto.
    Detto questo ci troviamo a commentare da persone che non si riconoscono nel attuale sistema provvedimenti presi dal attuale sistema.
    Cerchiamo anche in questo caso di esaminare ed accettare le opinioni altrui.
    Secondo Fidenato lo stato avrebbe errate nel non aggredire subito con limitazioni di movimento circoscritte I focolai di covid in stadio iniziale.
    Secondo me lo stato non ha sbagliato strategia, o meglio non solo o non del tutto, lo stato si è dimostrato semplicemente inadeguato, come quasi sempre.
    Puoi isolare aggredire o fare tutto il cazzo che vuoi al solo apparire del primo caso, ma non cambia una beata fava se non fornisci agli operatori sanitari I dispositivi di sicurezza necessari, è totalmente inutile chiudere la gente in casa e lasciare I dottori senza mascherine e come mettere le inferiate alle finestre per non fare entrare I ladri e poi lasciare la porta spalancata, non serve ad un cazzo . Chiudermi in casa se poi mi ammalo andando dal dottore perché ho le emorroidi non serve ad un cazzo.
    Partiamo da questo presupposto.
    Ammetto che realisticamente parlando evitare assembramenti ha un senso, perché se è vero che , chi vi partecipa accetta il rischio di poter essere contagiato è anche vero che dopo esserlo stato può entrare in contatto con chi di assembramenti non ne voleva sapere e magari si trova a dover condividere uno spazio anche momentaneo con chi si è contagiato andando allo stadio, per esempio trovandosi entrambi nella sala di attesa di un medico .
    Detto questo trovo che la relatività sta alla base di ogni discorso , quindi è vero che la stessa logica potremmo applicarla al influenza normale, tutti ci esponiamo al eventuale contagio del influenza stagionale, e non ci sentiamo responsabili se per purissimo caso entriamo in contatto con un immuno depresso causando inavvertitamente danni più rilevanti di un raffreddore…. ( sfido chiunque alla certezza di chi si ha contagiato nella propria vita) ed è relativo il fatto che : questo coronavisus è più ”pericoloso”rispetto a quello stagionale, il fatto che sia pericoloso per meno persone non rende quello stagionale innocuo, quindi tutti saremmo richiamati alla responsabilità, sempre. Come ultima analisi vorrei commentare il dato scientifico, che in tale dovrebbe essere assodato.
    Allora ,la statistica dice che:la discriminante del numero di morti non sta tanto nei provvedimenti di limitazione forzosa , ma nella preparazione con la quale si è arrivati a contatto con il virus, pur non escludendo la prima. Basti guardare al dato tedesco, svizzero, giapponese, taiwanese , coreano , svedese per capire che: analoghe misure hanno portato a risultati molto diversi tra loro.
    Morale della favola: non escludo a priori una limitazione della mobilità per contenere un epidemia, ma la sola misura non accompagnata da una seria preparazione di base diventa uno sfoggio inutile della forza pubblica . Mentre una preparazione seria di base, un informazione competente ed un alto senso di responsabilità personale ( prerogativa base di una società libera) porta a buoni risultati anche senza proibizioni forzose su larga scala.
    Ci definiamo libertari perché tutti noi convergiamo in una ”convenzione” , negare la discussione a mio avviso è il primo passo per negare tale principio.

    • Daniele
      Rispondi

      Concordo

  • Davide
    Rispondi

    “La cosa che più mi ha amareggiato è che di fronte a certe spiegazioni che reputo scientifiche, la risposta dell’altra parte è stata un’ossessiva osservanza dei principi libertari oltre ogni minimo buon senso.”
    No, caro Giorgio.
    Il punto cruciale è proprio che la sua posizione “scientifica” è errata, non ha senso da un punto di vista logico.
    Il punto è che qualsiasi azione umana “potenzialmente” “potrebbe” essere dannosa per gli altri, e di questo pare non rendersene conto.
    Il punto è che, se vuole affidarsi al “buon senso”, ed intende vietare i comportamenti di puro pericolo, in via preventiva (anzichè, come si fa solitamente nel mondo libero, a lasciare libertà di comportamento abbinato a responsabilità), allora si limita a vietare comportamenti che, da un punto di vista quantitativo, siano platealmente e grandemente pericolosi.
    Il punto, se vuole stare al buon senso, è a che altezza collocare questa asticella.
    Lei manca completamente tale punto.
    Per stare ai “guidatori ubriachi”, di certo l’asticella di buon senso, in un mondo vagamente libero, non sta a 0 nè a 0.5, ma a valori in cui si è certamente ubriachi, diciamo da 1.5 in su, per capirci.
    Così come, in un mondo vagamente libero, le autostrade funzionano come in Germania, e non come funzionano negli stati di polizia controllati da fobie gonfiate dai media, spacciate per “scienza” ma essendo spazzatura.

    Sia chiaro che non c’è proprio niente di “settario” o di “estremista” in tali ragionamenti: è lei l’estremista, perchè ritiene QUALUNQUE vago pericolo, anche molto piccolo, sufficiente per vietare e costringere gli altri a seguire il comportamento che ritiene adeguato. Questo è estremismo.
    E’ di buon senso, al contrario, collocare l’asticella del divieto solo oltre una certa sostanziosa soglia (e questa NON sarebbe una applicazione “rigida” del NAP, che è altro discorso).
    Ed è ovviamente “estremista” parlare di “scienza” come fa lei.
    Lei fa propria – non da oggi – una visione della “scienza” assolutamente errata, dogmatica, del tutto contraria al pensiero di qualsiasi filosofo liberale (non estremista).
    Studi Popper ed il totalitarismo scientista, tanto per cominciare.
    Magari se lo faccia spiegare da Diego Fusaro, perchè siamo arrivati a questo punto, tanto male ragiona: che ha bisogno di farsi spiegare la libertà e la scienza dai marxisti.

  • eridanio
    Rispondi

    Volevo ringraziare Giorgio per aver aperto la discussione a prescindere dal virus, da NAP, e dai tentativi di ognuno di argomentare o meno. L’esito, di cui Giorgio a mio avviso non si dovrebbe dolere, è comunque un risultato di cui andate fieri. A volte riusciamo a chiederci sforzi impossibili, ma anche in questo caso essi non sono vani. Navigare l’improbabile e l’ignoto è una speculazione coraggiosa utile per tutti.
    Posso convenire su argomenti di opportunità e buon senso in situazioni di imminente più che potenziale pericolo, se dette situazioni sono isolate dalla situazione più generale ed ordinaria. La situazione di pericolo è di per se un subset della ordinarietà. In pericolo si può finire da soli o in gruppo come pure ci può finire l’intero genere umano.
    Se ci limitiamo ad osservare la supposta aggressione di un asintomatico ( consapevole o meno) verso un sano, la scienza medica (nota o meno all’agente sano) ci suggerisce comportamenti idonei ed accettarli, farli propri, è un atto di buon senso. Nulla si dice del povero asintomatico al quale, per ragioni ignote alla gente, è in origine stata negata la difesa a tempo debito dal contrarre una malattia silente oppure addirittura essere la sede necessariamente inconsapevole della mutazione di un patogeno. L’asintomatico è, volendo o nolendo, un contagiato prima di essere un contagioso. La non ordinaria situazione scaturisce dalla consapevolezza di avere perso il controllo rispetto a fenomeni biologici in atto. La stessa perdita di controllo che avviene quando con violenza o minaccia di violenza fisica qualcuno si introduce in casa nostra. La stessa perdita di controllo che si presenta puntuale quando, caduti in acqua, si viene sopraffatti da un altro naufrago che aggrappandosi annaspando finirà per farci affogare anzitempo. L’ evento specifico non ordinario è un momento in cui l’individuo deve sapere che nessun altro potrà porre rimedio alla situazione così da potersi comportare come previsto in casi ordinari. L’individuo preparato, almeno astrattamente, formato a suo tempo, accorto, prudente, dato il vantaggio di conoscenza avrà più possibilità di non incappare in situazioni pericolose beninteso senza alcuna garanzia di successo; mentre l’incauto, l’ignorante o il distratto ci sbatterà il naso (salvo casi fortunati) a dispetto delle opportunità offerte dall’ambiente che lo circonda, sia esso di tipo democraticamente coercitivo o libertario. La reazione in situazioni di pericolo giustifica un tentativo anche estremo che solo chi non è in quello stato, in assenza degli stessi incentivi, al sicuro ed in un tempo diverso, può dichiarare come violento.
    In questo contesto ho la certezza che ognuno operi col buon senso che ha personalmente a disposizione. Non è garantito l’effetto di alcun buon consiglio o buon comando ancorché oppotuni. Nei reparti di terapia intensiva e per subacuti le sconfitte hanno un nome ed un cognome ed il triste turnover di casi non lascia nemmeno il tempo per la pietosa composizione delle salme il tutto in un clima di tensione generosa al fine di non essere a propria volta vittima o carnefice.
    Convengo invece con la teoria scientifica dell’azione umana per il più generale approccio alla soluzione delle problematiche di coadattamento dei comportamenti più idonei a rendere possibile la vita in società.
    Certo una buona teoria non salva oggi la zia dalla polmonite, ma potrà forse salvare la zia di qualche pro-pro-pronipote. Quella zia sarà la figlia della figlio del figlio. Un peccato per esperienza personale non avere prole.
    Per cui evitando di confondere i piani logici del sentirsi libertari, il caso è come ci si comporta con la pistola alla nuca o meno. Rothbard non aveva ferro alcuno puntato.
    Quindi grazie nuovamente.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il guaio è che l’attuale ferro puntato sulle nostre nuche lo tiene in mano l’apparato governativo. Rothbard non aveva l’arma alla nuca ma ha comunque argomentato sui problemi relativi a eventuali situazioni di emergenza, affrontando il problema alla radice ma soprattutto risolvendo il problema stesso. Non esiste una contrapposizione tra complottisti e realisti. Complottista è colui che vede complotti ovunque, il realista sa che i complotti esistono ma non sono l’unica presenza politica del globo terrestre. Non sarebbe realista chi in presenza di un evidente complotto non riconoscesse il complotto stesso. La divisione è tra realisti e negazionisti; tra questi anche coloro che non tengono conto delle statistiche. Si può imitare il buonismo con il richiamo alla pietà per chi defunge ma coerenza impone di provare la stessa pietà per ogni deceduto da influenze stagionali, cosa che avviene ogni anno e spesso in misura superiore alle cifre attuali. Se non si ragiona su questo, finisce per essere inutile ogni discorso. Il virus non è stato “creato in laboratorio” come affermano i veri complottisti ma la possibilità di approfittare di una situazione per condizionare la politica generale è sempre stata presente nella storia umana. Il diritto di Abele di utilizzare l’itinerario della transumanza è violato da Caino che vorrebbe coltivare dove Abele ha un diritto di proprietà. Che poi nelle fasi periodiche successive siano più gli allevatori a violare i confini degli agricoltori è tutta un’altra storia, causata da altri fattori che qui non è la sede né il momento per indagare. Trovo errato l’invito a prendere spiegazioni da Diego Fusaro, anche perché appartiene alla categoria di coloro che vedono il tutto come una creazione ad arte dell’occidente contro la realtà cinese. Ed è una sciocchezza speculare a quella di coloro che hanno visto nella situazione un tentativo di guerra virologica o batteriologica dei cinesi per indebolire l’economia occidentale. Ma va ricordato che nessuno ha accusato di tradimento chi vede nello strumento coercitivo la soluzione del problema; al massimo si è parlato di incoerenza, come nel caso di Hoppe sull’immigrazione. Mentre invece sugli scettici riguardo alla narrazione ufficiale sono piovute accuse di settarismo e di massimalismo. La differenza è tutta qui. Tenendo conto anche che lo scetticismo è automaticamente rafforzato quando i virologi di regime, a gennaio ti dicono che il rischio è zero perché bisogna vedere i casi reali e poi ti esaltano incoerentemente le quarantene per tutti senza un minimo di reale prova scientifica che sia basata anche, non mi stancherò mai di ribadirlo, sulla comparazione dei dati statistici relativi agli anni precedenti. Ciò, ovviamente, con i dovuti scongiuri contro un’eventuale diaspora all’interno dell’area libertaria che sarebbe lo champagne indebitamente offerto agli stataloidi di ogni latitudine. Lo statalismo, la vera e accertata pandemia.

    • Davide
      Rispondi

      L’invito a prendere spiegazioni da Fusaro è molto specifico, e riguarda l’epistemologia, ed eventualmente il totalitarismo che deriva da una sua errata concezione, non altro.

    • Giorgio Fidenato
      Rispondi

      Alessandro, sui morti dell’influenza non c’è nessun clamore perché il virus dell’influenza lo conosciamo bene. Sappiamo come comportarci; sappiamo che danni fa; abbiamo un vaccino.
      Di questo sappiamo il sequenziamento genetico. Conosciamo ora le proteine che sono collegate al RNA. Poi non sappiamo altro e non abbiamo il vaccino. sappiamo che è molto contagioso e che provoca morti, talvolta anche fra giovani sani.
      Quindi una certa dose di precauzione ci sta. Non si può minimizzare.
      Di fronte a queste ignoranze, di fronte a questi pericoli reali, ci stanno anche le misure di quarantena, che sono misure epidemiologiche, non politiche.

      Poi ci sta che i governi se ne approfittino per i loro reconditi scopi.

      Ecco allora che i libertari, a mio avviso, non possono criticare il principio in se che, a mio avviso, rispetta il NAP. Se c’è una critica da fare, è in quella di vedere se ci sono le condizioni tecnico-scientifiche per applicare la quarantena e, se non ci sono, bisogna fare grandi pressioni e critiche.

      Ecco, io queste cose non le ho viste e , dopo tante discussioni ed argomentazioni, ho dedotto che quelli che non argomentano scientificamente sono dei massimalisti!! Tutto qua.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Condivido l’attenzione verso l’epistemologia, solo ritengo sia preferibile non esacerbare gli animi con inviti che possono apparire altezzosi, come quello di invitare a leggere Popper una persona che lo ha sicuramente letto; e che non è uno sprovveduto incolto come gran parte degli appartenenti all’elettorato di sinistra. Gli si può chiedere coerenza, questo sì, ma rispettando il suo sapere così come il suo passato.

    • Davide
      Rispondi

      Sono proprio le idee espresse in passato, e la sua visione della “scienza”, a farmi pensare che abbia bisogno di approfondire il tema.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Rimango convinto, dati statistici alla mano, che il contagio delle precedenti malattie abbia provocato un numero maggiore di vittime (anche tra giovani sani) di quello attuale. Una certa dose di precauzione non significa terrore per una situazione di fatto meno letale del passato. Non credo a “il” virus influenzale, ci sono miliardi di cocchi e nessun virus è come quello dell’anno passato. altrimenti un solo vaccino immunizzerebbe per tutta la vita. Rimane il fatto, in ogni caso, che la coercizione è un mezzo fondamentalmente illecito, oltre che controproducente, e che il principio di non aggressione non è affatto rispettato dall’obbligo di una quarantena; anche in una situazione non statalista. Le misure prese sono comunque state di ordine politico e non epidemiologico, probabilmente dettate da ragioni di giochi bancari in borsa. Non solo in Italia. Coloro che non argomentano scientificamente possono automaticamente tendere al massimalismo ma ciò vale anche per coloro che hanno massimizzato indebitamente il problema e che vedono nei divieti la panacea per ogni male. Condivido la necessità di esercitare pressioni e critiche nei confronti di coloro che hanno generato una situazione tale da non poter agire in un contesto di ottimali condizioni tecnico – scientifiche. Ma questi coloro sono gli stessi che sostenevano il rischio zero all’inizio per poi passare al terrorismo un attimo dopo; virologi di regime compresi, anzi, loro per primi. Era più comodo accusare l’avversario politico di razzismo, bloccare l’ingresso per due settimane ai contagiati avrebbe reso la vita più facile a tutti. Ma le decisioni politiche sono sempre le peggiori. Rimangono divaricate le singole posizioni ma non accuso nessuno di tradimento. Mi auguro soltanto di non dover assistere a una diaspora tra libertari per un’unica questione virale. O sul come affrontarla.

  • eridanio
    Rispondi

    A prescindere dall’epidemia.
    Quanti anziani, entrati con un femore roto o con un ictus lieve o una crisi glicemica o mille degli altri acciacchi frequenti in chi ha più storia da raccontare, sono usciti cadaveri dagli ospedali per polmonite.
    L’ospedale è un centro di contagio altamente sottostimato ormai da decenni con l’indifferenza e rassegnazione dei primari e responsabili della sanità. Una tolleranza colpevole giustificata con l’ineluttabilità della condizione umana.
    In un sistema libertario chiunque avesse interesse , anche in gruppo, potrebbe raccogliere la potenza di fuoco per ingaggiare legalmente un sistema privato di sanità dimostrando la eventuale negligenza colposa o dolosa.
    Nel sistema di sanità e giustizia caratterizzati dalla impronta pubblica ci sono incentivi a starsene zitti per evitare di rimanere scottati da un sistema di corruzione della realtà che tende a non perturbare i rapporti clientelari delle corporazioni coinvolte. Ciò prima ed innanzitutto, poi arriva quel che resta della verità.
    Tutti si ricordano, prescindendo da giudizi di valore, la resistenza delle istituzioni nell’emblematico caso Cucchi. L’irresistibilità delle istituzioni pubbliche sono la negazione della libertà promessa incautamente da pezzi di carta.

  • Serpe
    Rispondi

    Il problema delle idee di Fidenato è che sono proprio anti libertari e. Vanno proprio nella direzione opposta e non si può pretendere neppure di discuterne.
    In un mondo libertario, infatti, il problema neppure si pone. Chi è che paga per tutti questi provvedimenti presi dall’autorità che decide? Ci sono da fare vaccini, tamponi, esami, ricoveri, chiusure, sostegni…
    È del tutto improponibile.
    Il libertario cerca un po di pace in questo mondo di obblighi e arriva Fidenato che vorrebbe inchiodarti alle “necessità”.
    Proprio assurdo.

  • Mark
    Rispondi

    Immagino che le grandi differenze di opinione derivino dal fatto che chi si creda agli scienziati burocratici e alla folla di notizie, o se scegliamo di credere ai dottori e agli scienziati di livello che non cercano l’attenzione dei media. Scusa il mio italiano.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Si continua a non confrontare adeguatamente le cifre con le situazioni precedenti. Al di là del fatto che parlare di numeri superiori al trecento per cento andrebbe a mio avviso considerato un non senso aritmetico. Non si fornisce ancora una volta il numero dei decessi avuti negli scorsi anni, soprattutto con la Sars del 2003. Anche con le cifre dette siamo ancora sotto l’uno per cento e tra queste la vera disinformazione è sulle patologie pregresse e sugli stili di vita degli infettati. Che il virus attuale possa costituire un’aggravante è possibile. E’ manche possibile che in alcune zone ci possa essere stato un aumento di contagi, anche se nessuno lo può dimostrare finché i precedenti non vengono adeguatamente confrontati. Ma che detto virus sia l’unica causa letale provoca seri dubbi tra diverse persone censurate con la forza o con la minaccia; e non si parla di opinionisti ma di addetti ai lavori. Difficile, anche se non impossibile, che si muoia di sola polmonite; ogni cartella clinica andrebbe analizzata con dati comparativi autentici. Solo così si può stabilire un risultato superiore o meno rispetto a situazioni pregresse. Immaginare che i numeri siano maggiori dei dato ufficiali in base alle pur comprensibili emozioni non è un atteggiamento scientifico e rischia solo di causare un peggioramento della situazione. Perché il potere costituito ha in questo periodo il forte e malcelato interesse ad aumentare i numeri per potere meglio esercitare tutto il peggio del suo apparato repressivo. Con finalità bancarie evidenti nei propositi governativi: una maggiore quantità di esercizi ed imprese con indebitamento a vita e con prossime vendite a basso prezzo a gruppi esteri non difficilmente identificabili. Che poi molti decessi per i virus influenzali potevano essere evitati, quest’anno come gli anni scorsi, è tutto un altra questione. Il sistema sanitario pubblico è quello che è; se fosse adeguato ci sarebbero stati meno infettati tra coloro che sono entrati con un’altra patologia e che poi hanno contratto l’infezione stessa all’interno delle strutture ospedaliere. Il discorso vale anche per le vittime registrate tra gli operatori sanitari. Basterebbe un normale funzionamento delle strutture senza necessità di rinchiudere una popolazione manu militari. Stare all’aria aperta limita il rischio ma lor signori ci vogliono reclusi. Dicono che gli anziani siano i più a rischio. Allora, paradossalmente, le famiglie allargate con anziani conviventi con i giovani dovrebbero essere tutte fuorilegge. Dicono che il problema sia la promiscuità ma dai luoghi di detenzione non risultano contagi, né dai campi nomadi. Nelle case di riposo, dove sono tutti anziani, invece sì. Anche qui nessuno parla di possibili patologie pregresse. Balletti di cifre senza senso e sopratutto senza comparazioni storiche. Il guaio, per parafrasare una frase attribuita a William Pitt (non so se padre o figlio), è che la necessità rimane sempre il pretesto invocato per ogni violazione della libertà umana finendo per diventare l’argomento dei tiranni e il credo degli schiavi. Quando poi detta necessità è anche creata artificialmente, siamo allora in pieno declino civico e umano.

    • Fabio
      Rispondi

      in effetti pare abbiano scelto questa soluzione di bloccare tutto e tutti a casa, sicuramente di grande comodo per lo Stato Onnipotente e la Casta, proprio per l’enorme quantità di bamboccioni, i maggiorenni che vivono ancora a casa di parenti vulnerabili al virus.
      Mettici anche la nostra società è vecchia, sono decenni che si fanno figli in età avanzata e s’è saltata a piè pari almeno un’intera generazione.
      Con la sanità disastrata e tutte le famiglie italiane con in casa uno più persone oltre almeno i 60anni, la cosa più facile per lo Stato è stato condannare tutti alla reclusione, sperando che muoia meno gente possibile.
      Certo, governare con “speriamo che me la cavo” son buoni tutti!!
      …in compenso hanno acceso un mutuo mostruoso sulle nostre spalle per distribuire soldi a tutti nascondendo le loro responsabilità… che gliene frega, tanto lo paghiamo noi. (quando si dice fare i froci col culo altrui!)

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