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CONTRO LO STATO DEMOCRATICO ED A FAVORE DELL’INDIPENDENZA

HOPPE-CONTRO-STATOdi REDAZIONE

Questo è l’ultimo libro della Leonardo Facco Editore, presentato a Treviglio in occasione del Festival Libertario.

Hans-Hermann Hoppe è un maestro di storia teorica. Egli ci spiega che: «Non è il mio intento qui occuparmi di storia standard, vale a dire la storia come è scritta dagli storici, ma offrire una ricostruzione logica o sociologica della storia, informata sì da eventi storici reali, ma fondamentalmente motivata da questioni teoriche, filosofiche ed economiche».

Il lavoro di Carl Menger e Ludwig von Mises sull’origine del denaro è un ottimo esempio di ciò che Hoppe ha in mente.

[…] Benché Hoppe in queste pagine non appaia come un esponente del progresso, egli non ci lascia tuttavia nella disperazione. La forsennata finanza dello Stato democratico non può continuare all’infinito; ed egli trova motivo di speranza nei movimenti secessionisti che aspirano a governi più piccoli e decentrati.

«La crisi economica colpisce e un imminente tracollo economico stimolerà le tendenze al decentramento, al separatismo e a movimenti secessionisti che porteranno alla rottura dell’impero». In questo modo la crescita del Leviatano può essere invertita.

Il libro può essere ordinato alla LIBRERIA DEL PONTE

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4 Responses

  1. Fabrizio de Paoli
    Fabrizio de Paoli at | | Reply

    Hoppe ha ragione, bisogna far scattare l’interruttore per invertire la tendenza.
    Ho creduto che riuscissero gli Scozzesi, ma è andata male, poi ho sperato che la Germania abbandonasse la Grecia, ma in quel caso era una mia consapevole illusione.
    Rimangono i Veneti ed i Catalani.
    Anche la popolazione tedesca potrebbe però diventare un alleato utile nel momento in cui si stufasse di pagare per altri.
    Un saluto .

    1. Fabio
      Fabio at | | Reply

      un commento sulla scozia: forse è statomeglio così, ho letto che volevano l’indipendenza dall’inghilterra non per starsene per conto proprio ma per unirsi all’Europa !!
      ma ti rendi conto di che abominio si parlava: diciamo sempre di secedere perché piccolo è meglio e quelli volevano lasciare il meglio che c’è sul pianeta per unirsi all’ Unione delle Repubbliche Socialiste Europee.

      1. Fabrizio de Paoli
        Fabrizio de Paoli at | | Reply

        Sarebbe comunque stato un precedente nella direzione giusta.
        Non importa dove tu voglia andare, quel che importa è che ti possa sganciare da chi non ti piace.

  2. Alessandro Colla
    Alessandro Colla at | | Reply

    Diciamo un precedente utile agli altri aspiranti secessionisti (ma anche l’alto risultato, pur minoritario, potrebbe essere incoraggiante). Nella direzione giusta no, perchè se il Veneto o la Sicilia volessero secedere per diventare suddite della Corea del Nord sarebbe meglio perdere un referendum e rimanere con la Corea Europea dove se dici la verità ti sbeffeggiano, ostracizzano e boicottano ma raramente ti uccidono con un colpo alla nuca; e se lo fanno avviene di nascosto, non con la copertura di un procedimento giudiziario. Se decidessero di andare con gli Stati Uniti, non sarebbe il massimo ma leggermente meglio sì. Il guaio della Scozia è che i secessionisti, non solo volevano andare con l’Unione Sovieteuropea ma anche con l’euro come moneta. Ossia passare da una moneta semifalsa a una completamente falsa. Più che sperare nella generica popolazione tedesca occorrerebbe auspicare la secessione da Berlino della Baviera, della Turingia, della Sassonia, della Renania e lander dicendo. Quando Berlino rimarrà sola la proclameremo capitale della bellicosa Prussia sperando che al suo interno vi sia un giudice.

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