In Anti & Politica

DI SALVATORE ANTONACI

Solito copione quest’anno sul pratone di Pontida. I toni ringhiosi di sempre, il folklore che si mescola alla rivendicazione spiccia, la parata dei capi e capetti del movimento verde padano. Solo che quest’anno assieme a tanto di antico c’era anche qualcosa di nuovo nell’aria, avrebbe chiosato il poeta. Ed è una novità che dovrebbe preoccupare alquanto i capoccia di Via Bellerio adusi da sempre a tastare l’umore del proprio elettorato.

Ma sembra davvero che stavolta manchi qualsiasi capacità e volontà di approfondire il discorso. Forse perchè, scavando nemmeno troppo in profondità, si scorgerebbero i segni di una delusione abissale per ora mascherata, ma pronta ad affondare il vascello leghista alla prima occasione importante.

E senza alcuna possibilità di resurrezione come in precedenti occasioni.

Cosa, dunque, sta demolendo il feeling, molto simile ad un culto per certi versi, tra il popolo leghista e la sua leadership? in primis la mutazione genetica di quest’ultimo decennio (corrispondente press’a poco al rientro nell’orbita berlusconiana): da partito del territorio, come amava autodefinirsi, la Lega è diventata la punta di diamante della metastasi partitocratica italiana.

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Basterebbe citare solamente il ruolo fondamentale esercitato nella scrittura dell’infame leggina sui rimborsi elettorali ai partiti e la strenua difesa dell’istituto provinciale per fornire una prova inconfutabile di questa affermazione.  Se, poi, a questi capolavori aggiungiamo anche la burla dello pseudo-federalismo e l’ignavia di fronte al fiscalismo sempre più rampante abbiamo un ulteriore quadro di insipienza amministrativa e di velleitarismo demagogico. La colpa più grave, tuttavia, di questa vera e propria metamorfosi kafkiana è il totale rovesciamento di prospettiva che Bossi ed i suoi hanno inferto ad un movimento sì populista, ma con alcuni interessanti spunti antistatalisti. Di questi ultimi nulla è rimasto: il protezionismo più accanito, la difesa più becera di ogni tipo di corporativismo ed un disgustoso refolo di illiberalità in campo civile sono diventati merce comune da spacciare come moneta sonante in ogni piccola e grande realtà territoriale governata, dal comune montano all’esecutivo nazionale.

La responsabilità di aver impaniato ed arrestato definitivamente quella rivoluzione liberale da molti evocata tempo fa costituirà il retaggio storico principale, si spera non drammatico, di questa forza antisistema convertitasi in puntello tenace di un edificio putrescente. Domenica pare che alcune salve di fischi siano partite all’indirizzo dei capibastone che tentavano di difendere l’impossibile. Ma l’anno prossimo potrebbe anche andar peggio.

E non a causa della pioggia…

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  • Maciknight
    Rispondi

    Ad aggravare la situazione rendendola ancora più schifosa, all’interno della Lega pare che ci siano lotte intestine tra i cortigiani, badanti e famili di Bossi, per la successione alla leadership, per cui degenerando oltre l’inverosimile senza neppure badare a salvare le apparenze, diverranno ancora più indegni e farabutti di quanto non si siano già rivelati, e spero che in tal modo la base dei loro elettori, che non sia decerebrata, capisca e li prenda a calci nelle palle, come meriterebbero già da alcuni anni

  • Maciknight
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    Ad aggravare la situazione rendendola ancora più schifosa, all’interno della Lega pare che ci siano lotte intestine tra i cortigiani, badanti e famili di Bossi, per la successione alla leadership, per cui degenerando oltre l’inverosimile senza neppure badare a salvare le apparenze, diverranno ancora più indegni e farabutti di quanto non si siano già rivelati, e spero che in tal modo la base dei loro elettori, che non sia decerebrata, capisca e li prenda a calci nelle palle, come meriterebbero già da alcuni anni

  • Leonardo Facco
    Rispondi

    ALTROCHE’ – IO LO RIPETO SEMPRE, AHAHAH

    DI di Alessandro Madron
    Dopo Pontida la Lega Nord sta vivendo i suoi momenti più difficili. Bossi ormai non ce l’ha più duro, lasciando campo libero alle lotte di successione. Se la base ha già incoronato Roberto Maroni, nel partito c’è chi non ci sta e vuole tentare la scalata al vertice. Tant’è che in queste ore le fronde interne alla Lega hanno scatenato una guerra senza precedenti. A soffiare sul fuoco è il cosiddetto “cerchio magico” guidato dai rampanti Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Rosi Mauro, che si sta stringendo attorno al leader Umberto Bossi per convincerlo a firmare il commissariamento della segreteria nazionale. Il tutto con il benestare dell’influente Manuela Marrone, moglie e consigliera del Senatùr. Un’incursione ordita per smantellare quella parte della struttura del partito che risponde a Roberto Maroni, evidentemente inviso ai potentati interni.

    Quello che ha tutta l’aria di essere l’attacco finale è iniziato sabato sera, alla vigilia del raduno di Pontida, quando Reguzzoni e Bricolo hanno chiesto a Bossi la testa del segretario nazionale Giancarlo Giorgetti. Come spiega il quotidiano online Ininsubria (vicinissimo al Carroccio), il primo tentativo di affondo ha avuto luogo nel corso di una cena pre-Pontida alla quale sarebbe stato presente anche Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione normativa avrebbe tuttavia preso le distanze dal tentativo di golpe, lasciando la cena. “La riforma suggerita dal cerchio magico a Bossi – si legge su Ininsubria – prevedrebbe anche il commissariamento della segreteria del Veneto”, dove a saltare sarebbe la testa di Gian Paolo Gobbo. Nelle intenzioni dei golpisti la segreteria nazionale andrebbe a Rosi Mauro (da sempre vicinissima al Capo, tanto che malignamente viene definita “la badante”), mentre il controllo del Veneto verrebbe affidato direttamente a Bricolo. Un disegno ritenuto plausibile, soprattutto perché già attuato in Liguria e in Emilia Romagna, dove la Mauro nei mesi scorsi ha assunto il controllo delle segreterie regionali a scapito delle strutture esistenti, che sono state commissariate per favorirne la riorganizzazione.

    Le indiscrezioni di stampa trovano conferme anche tra i colonnelli locali della Lega. Sindaci e segretari di sezione che da ogni parte del Veneto e della Lombardia si dicono pronti alla battaglia per difendere Giorgetti: “Non accetteremmo mai ordini che arrivano da Rosi Mauro”, dicono, arrivando poi addirittura ad ipotizzare dimissioni di massa nel caso in cui dovesse concretizzarsi il colpo di mano. “E non siamo solo noi (i varesini, ndr) a pestare i piedi – avvertono i dirigenti sotto scacco -, anche i bergamaschi non ci stanno e quelli non sono mica delle fighette, se qualcosa non va menano le mani. Non parliamo dei veneti: sono incazzati neri”.

    Stando ai racconti di chi la lotta la sta vivendo dall’interno, il tentativo del cerchio magico è stato ripetuto anche domenica sera, nell’immediato dopo Pontida, quando i soliti noti sono tornati alla carica con il documento da far firmare a Bossi. Anche la seconda carica è però andata a vuoto. Allora il sacrificio, rinviato ancora una volta, si sarebbe dovuto consumare ieri. Per la giornata di lunedì era infatti stata paventata una riunione nella sede di via Bellerio, a Milano. In questa occasione a fare da guardiani c’erano però Calderoli e Cota, che di fronte alle pressioni del cerchio magico hanno messo mano alla spada, minacciando le dimissioni. I due sono passati così dalla difesa passiva allo scontro a viso aperto, inasprendo lo scenario della guerra intestina, destinata fin da lunedì ad essere combattuta anche fuori dai confini ristretti del partito.

    La testa di Giorgetti nella tarda serata di ieri era ancora al suo posto. Ma la guerra ormai sembra aver preso una strada senza ritorno e la destituzione del segretario nazionale potrebbe essere solo una questione di ore. Il copione è pronto a ripetersi anche nella giornata di oggi, quando a tutti i livelli sono già annunciate riunioni di alcuni direttivi provinciali, anche di peso, dove la componente sotto attacco tenterà di mettere in campo la propria strategia di difesa.

    Le prime avvisaglie di questo scontro erano già arrivate nei mesi scorsi, tuttavia non era mai stato portato ad un livello di esasperazione così elevato: “Dove vogliano arrivare possiamo solo immaginarcelo, non sappiamo nemmeno che gioco stiano facendo”. A parlare è un quadro leghista, vicino al ministro Maroni: “Viene da pensare che stiano lavorando per interesse di qualcun’altro. Generare una frattura in questo momento significa voler indebolire la Lega e Bossi. È una lotta difficile da capire e da condividere”. A trarne vantaggio secondo i maroniani sarebbe solo Berlusconi, che con un alleato debole potrebbe tornare a far contare la propria posizione senza dover sottostare ai diktat del Carroccio, che stanno mettendo in imbarazzo tutto il centrodestra.

  • Leonardo Facco
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    ALTROCHE’ – IO LO RIPETO SEMPRE, AHAHAH

    DI di Alessandro Madron
    Dopo Pontida la Lega Nord sta vivendo i suoi momenti più difficili. Bossi ormai non ce l’ha più duro, lasciando campo libero alle lotte di successione. Se la base ha già incoronato Roberto Maroni, nel partito c’è chi non ci sta e vuole tentare la scalata al vertice. Tant’è che in queste ore le fronde interne alla Lega hanno scatenato una guerra senza precedenti. A soffiare sul fuoco è il cosiddetto “cerchio magico” guidato dai rampanti Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Rosi Mauro, che si sta stringendo attorno al leader Umberto Bossi per convincerlo a firmare il commissariamento della segreteria nazionale. Il tutto con il benestare dell’influente Manuela Marrone, moglie e consigliera del Senatùr. Un’incursione ordita per smantellare quella parte della struttura del partito che risponde a Roberto Maroni, evidentemente inviso ai potentati interni.

    Quello che ha tutta l’aria di essere l’attacco finale è iniziato sabato sera, alla vigilia del raduno di Pontida, quando Reguzzoni e Bricolo hanno chiesto a Bossi la testa del segretario nazionale Giancarlo Giorgetti. Come spiega il quotidiano online Ininsubria (vicinissimo al Carroccio), il primo tentativo di affondo ha avuto luogo nel corso di una cena pre-Pontida alla quale sarebbe stato presente anche Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione normativa avrebbe tuttavia preso le distanze dal tentativo di golpe, lasciando la cena. “La riforma suggerita dal cerchio magico a Bossi – si legge su Ininsubria – prevedrebbe anche il commissariamento della segreteria del Veneto”, dove a saltare sarebbe la testa di Gian Paolo Gobbo. Nelle intenzioni dei golpisti la segreteria nazionale andrebbe a Rosi Mauro (da sempre vicinissima al Capo, tanto che malignamente viene definita “la badante”), mentre il controllo del Veneto verrebbe affidato direttamente a Bricolo. Un disegno ritenuto plausibile, soprattutto perché già attuato in Liguria e in Emilia Romagna, dove la Mauro nei mesi scorsi ha assunto il controllo delle segreterie regionali a scapito delle strutture esistenti, che sono state commissariate per favorirne la riorganizzazione.

    Le indiscrezioni di stampa trovano conferme anche tra i colonnelli locali della Lega. Sindaci e segretari di sezione che da ogni parte del Veneto e della Lombardia si dicono pronti alla battaglia per difendere Giorgetti: “Non accetteremmo mai ordini che arrivano da Rosi Mauro”, dicono, arrivando poi addirittura ad ipotizzare dimissioni di massa nel caso in cui dovesse concretizzarsi il colpo di mano. “E non siamo solo noi (i varesini, ndr) a pestare i piedi – avvertono i dirigenti sotto scacco -, anche i bergamaschi non ci stanno e quelli non sono mica delle fighette, se qualcosa non va menano le mani. Non parliamo dei veneti: sono incazzati neri”.

    Stando ai racconti di chi la lotta la sta vivendo dall’interno, il tentativo del cerchio magico è stato ripetuto anche domenica sera, nell’immediato dopo Pontida, quando i soliti noti sono tornati alla carica con il documento da far firmare a Bossi. Anche la seconda carica è però andata a vuoto. Allora il sacrificio, rinviato ancora una volta, si sarebbe dovuto consumare ieri. Per la giornata di lunedì era infatti stata paventata una riunione nella sede di via Bellerio, a Milano. In questa occasione a fare da guardiani c’erano però Calderoli e Cota, che di fronte alle pressioni del cerchio magico hanno messo mano alla spada, minacciando le dimissioni. I due sono passati così dalla difesa passiva allo scontro a viso aperto, inasprendo lo scenario della guerra intestina, destinata fin da lunedì ad essere combattuta anche fuori dai confini ristretti del partito.

    La testa di Giorgetti nella tarda serata di ieri era ancora al suo posto. Ma la guerra ormai sembra aver preso una strada senza ritorno e la destituzione del segretario nazionale potrebbe essere solo una questione di ore. Il copione è pronto a ripetersi anche nella giornata di oggi, quando a tutti i livelli sono già annunciate riunioni di alcuni direttivi provinciali, anche di peso, dove la componente sotto attacco tenterà di mettere in campo la propria strategia di difesa.

    Le prime avvisaglie di questo scontro erano già arrivate nei mesi scorsi, tuttavia non era mai stato portato ad un livello di esasperazione così elevato: “Dove vogliano arrivare possiamo solo immaginarcelo, non sappiamo nemmeno che gioco stiano facendo”. A parlare è un quadro leghista, vicino al ministro Maroni: “Viene da pensare che stiano lavorando per interesse di qualcun’altro. Generare una frattura in questo momento significa voler indebolire la Lega e Bossi. È una lotta difficile da capire e da condividere”. A trarne vantaggio secondo i maroniani sarebbe solo Berlusconi, che con un alleato debole potrebbe tornare a far contare la propria posizione senza dover sottostare ai diktat del Carroccio, che stanno mettendo in imbarazzo tutto il centrodestra.

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