In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Io stesso provo un imbarazzo culturale visto che la patrimoniale è una doppia tassazione ma si tratterebbe di una misura temporanea per un obiettivo straordinario… Sarebbe un intervento eccezionale con un obiettivo strategico: ridurre di un quarto il debito e abbatterlo fino al 90 per cento. Solo il risparmio sugli interessi sarebbe di 23-24 miliardi, reinvestibili in spesa sociale, enti locali, senza contare la minore onerosità del debito residuo.” (M. Corsaro)

Massimo Corsaro è vicepresidente vicario del Pdl alla Camera. Dato che le manovre sin qui confusamente approvate non stanno facendo diminuire la sfiducia nei confronti della solvibilità della Repubblica italiana, tornano a circolare ipotesi di maxi interventi per ridurre drasticamente il debito.

Finora le manovre per tentare di raggiungere il pareggio di bilancio sono composte per oltre due terzi di maggiori entrate. Di tagliare in modo strutturale le spese se ne parla, ma finora non si è fatto concretamente nulla. Il problema è che ai racconti in stile barzellettaro di Berlusconi o alle storie sui videogame pieni di mostri di Tremonti non crede più nessuno, men che meno quelli che dovrebbero comprare in grandi quantità i titoli di Stato italiani.

Si discute anche della dismissione delle numerose partecipazioni azionarie tutt’altro che strategiche (molte delle quali in mano a quegli enti locali che si lamentano dei tagli ai trasferimenti statali), per non parlare di una miriade di immobili che comportano costi di manutenzione e nessun introito. Ma, anche in questo caso, finora non si è fatto nulla. La scusa è che alle attuali condizioni di mercato si tratterebbe di svendere. Quando la situazione era meno grave, la scusa era che non ce n’era bisogno.

Insomma: in un modo o nell’altro, non è mai tempo di ridurre i beni posseduti dallo Stato e dagli enti pubblici. Per lo Stato, la dieta è necessaria, ma la si rimanda sempre al giorno dopo.

E allora ecco che prende forza il partito della patrimoniale anche tra coloro che l’hanno sempre contrastata. Non voglio ripetere considerazioni già espresse in altre circostanze sul concetto di imposta patrimoniale.

Vorrei, invece, concentrarmi su ciò che, in caso di introduzione di un’imposta patrimoniale, aggiungerebbe la beffa al danno.

Prendete il ragionamento di Corsaro: riducendo il debito al 90 per cento del Pil, stima che si potrebbero risparmiare 23-24 miliardi all’anno di interessi. Ipotizziamo che si tratti di numeri attendibili. Sorvolando sulla mazzolata alle già esangui tasche degli italiani, che senso avrebbe risparmiare sugli interessi per fare maggiore “spesa sociale” o aumentare i trasferimenti agli enti locali?

Se si vuole risolvere in modo strutturale il problema del debito è necessario rendersi conto che si deve ridurre in maniera strutturale la spesa pubblica. Se si crede che un cambiamento della composizione della spesa (minori interessi sul debito compensati da maggiori altre spese) risolva il problema, mi pare che si sia molto lontani dalla realtà.

Mantenere inalterata la spesa comporterebbe l’impossibilità di ridurre la pressione fiscale e rischierebbe di riportare la situazione al disastro attuale in tempi nemmeno troppo lunghi. Sul risparmio della spesa per interessi è stato basato il passaggio del rapporto tra debito e Pil da oltre il 120 per cento di metà anni Novanta al 103 per cento del 2007. Dato che in tutti quegli anni non si è ridotto lo stock di debito perché non si è tagliato un euro di spesa (anzi, si è fatto il contrario) e non si sono neppure ridotte le tasse (contrariamente alle infinite promesse in tal senso), è bastato un mix tra riduzione della già asfittica crescita economica e un calo della fiducia degli investitori per riportare il debito al 120 per cento del Pil, per di più con un costo marginale difficilmente sostenibile a lungo andare.

Non si vuole proprio imparare niente dagli errori del passato?

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Showing 17 comments
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    Il SISTEMA è in mano ad ubriachi e fuori di testa. I peggiori elementi che compongono la Comunità finiscono a gestire il SISTEMA. E’ inutile predicare: sono fuori dal mondo reale e sino a quando non si troverà il modo per cambiare il SISTEMA o uscirne, non farne più parte, l’ APPARATO continuerà a fare danni gravi alla Comunità per mantenere se stesso. !!!

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Il sistema è in mano ad un parlamento di nominati e non di eletti. Quindi, chi glielo fa fare di perdere tempo in discussioni a vantaggio dei cittadini, se per mantenersi incollati alla cadrega basta che votino la fiducia al governo? In questi giorni ho sentito più volte, ministri ed esponenti della maggioranza affermare che il governo ha la fiducia del parlamento. Per forza, altrimenti andrebbero tutti a casa! Poi, siamo sicuri che abbiano la fiducia dei cittadini? io non ci giurerei…..

  • Borderline Keroro
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    “La scusa è che alle attuali condizioni di mercato si tratterebbe di svendere. Quando la situazione era meno grave, la scusa era che non ce n’era bisogno.” (cit.)

    Esatto. La scusa è sempre quella. E’ probabile che fra non molto si ritorni a votare, aspetto che venga qualcuno a chiedermi il voto. Voi non lo sapete ma io mi diletto a giocare a calcio e talvolta anche a baseball. In entrambi i casi a volte manco la palla…

    “Non si vuole proprio imparare niente dagli errori del passato?” (cit.) – Evidentemente NO.

  • Borderline Keroro
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    Inoltre quoto quanto detto più sopra da Carmelo e Fabrizio.
    Nello specifico vorrei chiedere a Fabrizio se ha dovuto fare un corso o se il semplice buon senso gli ha fatto dire:

    “siamo sicuri che abbiano la fiducia dei cittadini? io non ci giurerei…..” (cit.)

    Perché se fosse il primo caso, iscriviamo subito gli “ubriachi e fuori di testa” (copyright di Carmelo) che reggono le sorti di questa repubblichetta delle banane ormai alla deriva. Purtroppo temo che sia semplice buon senso.
    La mia impressione è che i sigg. della politica sappiano perfettamente dove ci stanno portando e si stiano semplicemente affrettando a fregare quello che rimane dell’argenteria con cui hanno banchettato comodamente in questi anni.

  • Caber
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    Nella prima repubblica i parlamentari erano scelti per preferenza, eppure il disastro è stato totale comunque…

    Forse il problema è il parlamento, non come viene composto…

  • Giuseppe D'Andrea
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    Quello che bisogna cambiare è il modo con cui lo Stato interviene nella società; Destra e Sinistra non hanno intenzione di fare nulla di ciò per un semplice motivo ; sono sostanzialmente la stessa cosa;

    – La destra è nazionalista ed interventista
    – La sinistra è socialista ed interventista.

    Entrambe le formazioni e le correnti di pensiero credono che “Lo Stato” sia più importante delle persone che lo compongono per questo tendono ad aumentare la regolamentazione e l’influenza statale in tutti gli ambiti economici e sociali della nazione. Io credo che sia la gente il vero fulcro, lo stato e la legge sono solo dei “mezzi” che servono per regolare delle istanze collettive, non sono il fine ultimo ed il pilastro della nazione, non sono ne sacri ne inviolabili, non hanno ricevuto la benedizione Divina, non hanno l’onniscenza ne l’infallibilità.

    Questa è la debolezza di ogni uomo che si proclama statista.

  • simone 1
    Rispondi

    Io penso che solo lo sciopero fiscale organizzato e praticato dalla maggioranza delle aziende possa sortire dei risultati in termini di ascolto da parte dei nostri ILLUMINATI GOVERNANTI, solo le imprese avrebbero la possibilita’ immediata di bloccare i flussi di tasse in maniera consistente, imponendo un programma obbligato per qualsiasi governo in essere o futuro: taglio entro 6 mesi di almeno il 20% DELLA SPESA PUBBLICA. Si concentrino su questo punto le prossime elezioni o in maniera diversa andiamo subito al default, se non tagliamo subito la spesa nessun futuro sara’ peggiore di quello che ci aspetta nei prossimi anni.

    • Giuseppe D'Andrea
      Rispondi

      Non credo che sia così ;

      Un’azione delle aziende sarebbe un ottimo pretesto per fare ergere i demagoghi di stato che focalizzerebbero la propria dialettica sull’irresponsabilità degli imprenditori, camarilla guidata dalla cupidigia che in nome dell’avidità si schierano contro il popolo sovrano; Il popolo non comprende le ragioni del liberismo “nel complesso” crede che l’idea liberista sia solo un assist ai ricchi per sfruttare i più i poveri. L’unico modo per ottenere qualche risultato è avere imprenditori e lavoratori dallo stesso lato.

      • Borderline Keroro
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        I demagoghi di Stato sono sempre all’opera, la mamma dei cretini è sempre incinta, ecc.
        Quindi capisco il tuo punto di vista; devo però dire che effettivamente finché imprenditori e lavoratori vengono tenuti divisi (divide et impera), non usciremo da queste sabbie mobili.
        Una cosa intelligente per portare i lavoratori a comprendere chi davvero è lo sfruttatore, sarebbe quello di eliminare il sostituto d’imposta. Vedi la battaglia di Giorgio Fidenato.
        Per questo lo Stato non recede, e i giudici, ben coscienti di quanto sia importante questo obiettivo, mai emetteranno sentenza favorevole ad un Fidenato qualsiasi.
        A meno di non incappare in un giudice con le palle e un innato senso della giustizia. Come Teresa Casoria.
        Questo perché sanno che finirebbe la pacchia anche per loro.
        Però, almeno provarci non sarebbe male. E, sai, un conto è avere un imprenditore che rifiuta il sostituto d’imposta, un conto è quando cominciano ad essercene un centinaio. Cambiano i numeri, cambiano i pesi e le possibilità.
        Dare tutta la busta paga, compresi tasse e contributi in mano all’operaio, al limite addirittura con assegno o in contanti, permetterebbe a quest’ultimo di toccare con mano quanto vale il suo lavoro.
        E quanto vale lo Stato.

        • Giuseppe D'Andrea
          Rispondi

          Il metodo fondamentale è infondere il terrore con l’incertezza;

          Un diritto che non chiarisce cosa esattamente devi o non devi fare e che quando lo fa ti costringe a non poter alzare la testa, costringendoti a fare gli straordinari per provvedere alla tua sopravvivenza è il sistema più intelligente per “isolare” i piccoli imprenditori dalla società; schiacciati fra le responsabilità proprie, la famiglia e l’incertezza i professionisti non possono dedicarsi praticamente a nulla. I lavoratori non comprendono il liberismo “nel complesso” ma non c’è da colpevolizzarli; sono sommersi da messaggi contraddittori e ingannevoli, gli si dice che solo grazie allo stato essi non sono più schiavi, che solo grazie allo stato domani avranno una pensione, che solo grazie allo stato i loro figli potranno studiare, che solo grazie allo stato possono accedere alla sanità, tutto questo grazie allo stato che rettifica le distorsioni del capitalismo. Lo stato dimentica di dire che il prezzo di questa “supposta” bontà è la distruzione del sistema economico e l’esproprio del 60% della ricchezza dei cittadini.

          Ma nell’incertezza questo nessuno lo sa è proprio l’incertezza e l’ignoranza che lo Stato semina con il proprio operato a “scindere” la società in blocchi, comunemente chiamati classi sociali, meglio controllabili. Alla fine gli imprenditori diffidano dei lavoratori che vedono come sanguisughe che con i sindacati cercano di imporre la propria volontà senza assumersi nessun rischio di impresa mentre i lavoratori diffidano degli imprenditori che vedono come sfruttatori che li ostano solo per avidità. In tutto questo guadagnano pochi soggetti;

          – I politici che amplificano la loro influenza
          – Il settore pubblico che grazie alle garanzie aggiuntive ha guadagnato il mito dell’invincibilità
          – Le elites economiche e culturali: dalla loro nicchia di potere calcificata dalla legge, possono blindare le proprie posizioni eliminando ogni possibile concorrenza e rischio.

          E’ necessario spezzare la catena dell’ignoranza parlando alle masse bisogna fare passare il messaggio fondamentale del liberismo:

          “Il mercato è una democrazia nella quale ogni centesimo da diritto al voto e dove il voto si ripete ogni giorno”— Ludwig Von Mises

  • Caber
    Rispondi

    @ D’andrea

    ci si può stupire di come gli operai capiscano il liberismo (gli impiegati già un po’ meno)

    quelli che non lo capiscono (o meglio non lo vogliono capire) sono le categorie protette dallo stato (lavoratori publici, professionisti, banche).
    ma sono anche i più organizzati e pronti a “fare casino” quando necessita…

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Quoto tutto del tuo post.

      Volevo raccontare una cosa:
      anni fa, circa nel 2005 se non ricordo male, mi sono trovato a fare il terzista per una ditta che produce mobili.
      In particolare un bel giorno, nel senso che c’era il sole ed era proprio una giornata meravigliosa, ci troviamo ad andare in quel di Venezia. In uno dei tanti palazzi della Regione Veneto.
      Carica, scarica, porta su la roba, comincia a montare i mobili.
      Oh ragazzi, Venezia è una meraviglia, se si eccettuano le cacche di cane e l’incuria (per quanto ho potuto constatare i Veneziani hanno meno rispetto della loro città che i vari “teroni” colà immigrati).
      Orbene, non è che abbiamo fatto i turisti, perché hai tot ore per fare il lavoro, altrimenti ci rimetti: in giornata dovevamo finire.
      I quegli uffici l’attività era febbrile. La nostra.
      I dipendenti regionali, anzi LE perché erano tutte donne tranne il dirigente che ho pututo vedere di sfuggita per 2 minuti 2 (d’orologio), erano intente a scatizzolare su internet gli orari dei mezzi pubblici e dei treni in modo tale da ottimizzare gli spostamenti.
      Questo hanno fatto per TUTTO IL GIORNO, salvo le pause caffè.
      E ringraziando Dio, perché poteva andare peggio: se avessero lavorato sul serio avrebbero potuto partorire qualche improbabile regolamento per renderci la vita più complicata.
      Solo che pagare qualcuno perché possa recarsi in ufficio per ottimizzarsi i trasporti da casa a ufficio? Il tutto poteva essere risolto in modo più che dignitoso lasciando detto personale a casa.
      Quindi, tirando le somme, effettivamente chi non ha un cazzo da fare di tempo per organizzarsi ne trova a josa.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Effettivamente, fino a quando il lavoro sarà visto unicamente come mezzo di guadagno personale (fregandosene delle conseguenze delle proprie inadempienze) non caveremo un ragno dal buco. Concordo sul fatto che azionisti, dirigenti, dipendenti, ecc…. siano sulla stessa barca. Occorre cambiare mentalità e cercare il punto d’incontro tra datore di lavoro, dipendenti e clienti. Per esempio: nel 1997 o giù di lì, lavoravo nel campo del gpl per riscaldamento. Mi affidarono tutta la zona della Liguria e, considerato quel che si racconta sulle presunte tirchierie dei liguri e in particolare dei genovesi, mi volli impegnare “alla grande”. Forse è superfluo ricordare che il gpl da riscaldamento è venduto quasi esclusivamente nel periodo invernale (fanno eccezione gli allevamenti, dove il suo consumo è pressoché costante). Ebbene, in estate (cioè da giugno a settembre) io riuscii a far riempire a tappo tutti i serbatoi dei nostri clienti! Questo significava risparmio: per l’azienda, che acquistando a peso il gpl e rivendendolo a litri, avrebbe speso di meno, per effetto del peso specifico, che col calore si abbassa (o se preferite a parità di peso si sviluppano più litri); per il cliente, che avrebbe acquistato il gpl a prezzo più basso e fino a gennaio sarebbe stato tranquillo, non dovendo telefonare per richiedere rifornimenti; per noi dipendenti, che nel periodo di punta, avremmo avuto meno telefonate in entrata e saremmo impazziti di meno; per gli autisti che avrebbero potuto gestire con calma i vari rabbocchi, mentre in inverno sarebbero dovuti correre e non avrebbero potuto accontentare tutti, in ogni caso.
    Ovviamente, finché ogni “fazione” penserà al proprio tornaconto personale non si risolverà nulla. A ciò aggiungiamo i sindacati, divisi e sempre più incollati alle poltrone, tanto da farci l’abitudine e che, una volta scaduto il mandato, si portano la poltrona in parlamento o in qualche consiglio regionale, provinciale, comunale (nel senso di candidarsi a presidente o sindaco di queste realtà). Poi, datemi pure del socialista, però se non si vuol capire che ognuno è parte del tutto, e che ogni azione compiuta ci ritorna come un boomerang, allora siamo proprio un mondo di handicappati mentali!

    • Giuseppe D'Andrea
      Rispondi

      Siamo tutti parte di un tutto che ha bisogno di tutti per funzionare. In questo “agglomerato” c’è chi ha più intraprendenza, chi ha più ingegno, chi ha più forza e chi più coscienza nel complesso tutti abbiamo qualcosa da dare.

      Il problema è che questo “tutto” non può essere regolato da un qualcuno o qualcosa, lavoratori e imprenditori dovrebbero essere liberi di accordarsi fra di loro, capendo quali sono i ruoli di ognuno e quale è il valore di ognuno, ci saranno alcuni che non lo capiranno ma ci saranno altri che lo faranno, così i migliori imprenditori e i migliori lavoratori faranno squadra per diventare sempre più forti e trarre reciproci vantaggi dalle loro azioni.

      Questo “interventismo” mascherato da capitalismo invece, deresponsabilizza gli imprenditori che credono di poter privatizzare i profitti socializzando le perdite, deresponsabilizza i lavoratori che credono che i posti di lavoro siano dei lasciti sacri ed inviolabili indipendentemente da quel che si fa o non si fa, deresponsabilizza anche i cittadini nel loro complesso, che credono esistano diritti e soldi “statali” che gli spettano per il solo fatto di esistere. Il risultato finale dell’esercizio dell’operato dello stato per il bene della giustizia sociale è;

      – Disgrazia economica
      – Odio Sociale
      – Aumento dell’illegalità
      – Scollamento della società.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Giseppe, purtroppo molti lavoratori prendono il lavoro come un male necessario e molti imprenditori prendono i propri dipendenti come mali necessari. Prima occorre un po’ più di cultura a 360 gradi. Poi si potrà sperare che “il lupo si pasca con l’agnello”!

    • Giuseppe D'Andrea
      Rispondi

      E’ vero.

      Però è importante capire che non ci sono ne lupi ne agnelli, l’imprenditore e il dipendente, si muovono fondamentalmente per soddisfare i propri bisogni e le proprie necessità è inevitabile che nascano conflitti ma il metodo con cui risolverli non è altrettanto scontato.
      Il sistema socialista di arbitrato statale con tutti gli strumenti di controllo economico non risolve i contrasti che vengono solo sopiti, non incide sulla parte “ideologica” anzi fortifica l’idea che le rivendicazioni sono giuste indipendentemente dalla ragionevolezza delle stesse e irrigidisce il sistema economico a tal punto che un improvviso peggioramento degli equilibri di sistema deprime tutti i comparti produttivi senza possibilità di effettuare correzioni di sistema.

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