In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Oltre una morfologia sociale profondamente cambiata, c’è qualcosa in più che rende difficile la coesione sociale oggi. Infatti, molti cittadini sono prigionieri di una mentalità corrosa un individualismo amorale per cui l’interesse comune è visto solo in funzione di un vantaggio individuale. Una miopia di massa e non solo delle élite, dimentiche che la società ha uno spessore morale da sollecitare per raggiungere coesione, solidarietà e coralità. Ma non ci sono leader in grado di agire legando il proprio destino a quello della comunità. Si è creata di conseguenza, per dirla con Emile Durkheim, una condizione anomica (carenza di regole), in cui le maggiori libertà dell’individuo si disperdono nei miti angusti e cinici di un individualismo senza compensazioni solidali… La cittadinanza competente, ovunque nel mondo occidentale, è aumentata grazie alla forza dei meccanismi di socializzazione (istruzione e informazione) e, oggi, è fonte di una critica più attenta e serrata all’operato delle élite. Questa cittadinanza, che non soffre di digital divide né di accesso all’informazione (società tecnologica), rappresenta oggi, sul piano della cultura sociale, quello che è stato ieri il ceto medio per le nostre società, un architrave del consenso democratico. In breve, un soggetto importante per ottenere stabilità e coesione sociale. Occorrerebbe una classe politica in grado di dialogare con essa e di guidarla.” (C. Carboni)

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Carlo Carboni insegna sociologia economica all’Università Politecnica delle Marche, ed è tra i tanti che credono che il problema principale della società sia la carenza di interesse per il bene comune, sacrificato sull’altare della ricerca del puro vantaggio individuale.

Quando Carboni scrive che “molti cittadini sono prigionieri di una mentalità corrosa un individualismo amorale per cui l’interesse comune è visto solo in funzione di un vantaggio individuale”, a me vengono in mente le parole con cui Bastiat definì lo Stato, ossia “la grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri”.

La carenza di solidarietà e il cinismo di cui si lamenta Carboni a me sembrano il risultato dello statalismo egualitario e della solidarietà coatta di cui è intrisa la legislazione italiana, a partire dalla Costituzione. La scuola pubblica e gran parte dei partiti politici hanno per decenni inculcato nelle persone l’idea che esista una società preordinata all’individuo, e che esista un’identità tra la società e lo Stato. Hanno imposto un concetto distorto di solidarietà in base al quale i paladini della solidarietà non danno il buon esempio, ma usano la legge per costringere gli altri a essere solidali con chi e nella misura stabilita dallo Stato. E hanno esaltato la funzione dello Stato come guida per i cittadini e risolutore dei loro problemi.

Il risultato è la diffusa tendenza a pretendere che siano gli altri a risolvere i propri problemi. In altre parole, il tentativo di vivere alle spalle degli altri, come sosteneva Bastiat. Questo è l’esatto contrario dell’individualismo, essendo la conseguenza di una cultura tesa ad annientare l’individuo – e, con esso, le responsabilità individuali – nella società e nello Stato.

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Secondo Carboni la soluzione del problema consiste nell’organizzare e guidare la “cittadinanza competente”, e questo dovrebbe essere il compito della classe politica. Ebbene, io credo che non si risolva nulla se si continua a credere che le persone debbano essere guidate come un gregge di pecore. L’autentica coesione può esserci solo se ognuno non vede nell’altro né uno da sfruttare, né uno sfruttatore. Per questo lo Stato deve togliersi di mezzo dalle interazioni sociali degli individui.

 

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  • Fabrizio Dalla Villa
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    Non mi pare che Carboni abbia poi tutti i torti. Purtroppo in Italia il discorso è andato da un estremo all’altro, per secoli. Quando c’erano i piccoli staterelli, invece dell’Italia, avevamo dei signorotti, dei latifondisti che stavano bene e della povera gente che, quando riusciva a mangiare, aveva pasti peggiori dei cani alle corti dei signorotti! Questi probabilmente si sentivano libertari e quelli erano solamente schiavi, che si spaccavano la schiena nei campi, per un po’ di legna da ardere nel camino. E’ ovvio che, in una democrazia nuova, come quella dell’Italia del secondo dopoguerra, ci si preoccupasse d garantire a tutti un minimo di vita, un gradino superiore a quello precedente. Se si è arrivati alla solidarietà coatta, è proprio perché prima fu ampiamente dimostrato che fosse inesistente. Non credo che lasciare la libertà assoluta significhi automaticamente aumentare la solidarietà nei confronti di chi sta peggio. Se ognuno si tenesse il proprio stipendio lordo, se ogni datore di lavoro potesse licenziare ed assumere a suo piacimento, ci sarebbe una massa di diseredati ad ogni angolo di strada. La libertà è una gran bella situazione, ma la si può ottenere avendo una mente realmente libera. Se si privilegiano il proprio lavoro, il guadagno, il tornaconto personale, non si è realmente liberi, bensì schiavi di ciò che si intende privilegiare.

  • Libertas
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    Un singolo individuo non avrebbe la libertà totale neanche in un regime di libera volontà e interazione sociale. Dal momento che, ovviamente, sacrificherebbe una parte della sua libertà totale nel momento stesso in cui decidesse di vivere nel consorzio sociale. Il fatto è che la teoria dei libertari viene osteggiata perché propone effettivamente qualcosa di originale e senza rintracciabili precedenti storici. Sembra che un libertario voglia solo farsi i cazzi suoi senza curarsi dei diritti delle altre persone. In realtà non è così; un vero libertario rispetta i diritti di proprietà degli altri individui. Quindi una società di libertari è semplicemente una società orizzontale, dove i rapporti dalle persone sono, in questo caso sì, paritari perché liberamente scelti e accettati.
    Un imprenditore non è che può cacciare i suoi collaboratori o dipendenti a sua completa discrezione, è tenuto comunque a rispettare un contratto, così come il suo collaboratore-dipendente. Per quanto riguarda la carità e la solidarietà, mi dispiace ma la tua tesi viene smentita dai fatti. Quanta gente, anche con poche risorse, fa beneficenza? Quanti, nonostante i livelli altissimi di tassazione a cui sono sottomessi, decidono comunque di donare i pochi soldi che hanno a chi è più svantaggiato?
    Perché credi che se uno disponesse interamente dei suoi soldi si terrebbe tutto per sé? Secondo te la solidarietà emerge solo laddove vi è una parallela coercizione? Secondo me fai tutte ipotesi abbastanza pessimistiche, soprattutto sulla natura umana. Credere che le persone possano comportarsi moralmente solo attraverso la coercizione e l’aggressione, sinceramente, tradisce una logica abbastanza perversa.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    belle parole, però la realtà è un’altra. Io non sono così convinto che l’essere umano sia pronto a vivere in una siffatta società. Secondo me la vera solidarietà esiste a prescindere dalle coercizioni, però, chi per un motivo o chi per un altro, avrebbe mille scuse per negare la solidarietà al prossimo. Poi, cosa si intende con solidarietà? Quella di chi versa 1000 euro l’anno, avendo un introito di 200mila euro, oppure quella di chi ha uno stipendio mensile di 1000 euro e ne dona 50? Io credo che occorra incentivare certi comportamenti. Per esempio, se concedessimo ad ogni contribuente la possibilità di detrarre dal proprio reddito ogni spesa sostenuta documentata, ognuno sarebbe incentivato a spendere a 360 gradi, quindi anche a donare soldi in cambio di una ricevuta. Ovviamente rimarrebbero escluse direttamente tutte quelle persone che non possono emettere un documento fiscale. E’ pur vero che esse, però, potrebbero andare a chiedere la carità in strutture organizzate, sostenute grazie alle donazioni di altre persone. Invece, fino a quando continueremo ad avere governi che agiscono in senso contrario, non arriveremo da nessuna parte. Attualmente, in campo finanziario, si danno bastonate a chi sbaglia. Occorre iniziare a dare carote a chi agisce correttamente. Invece le carote non ci sono perché le hanno mangiate i nostri politici.

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