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DI VARESENEWS.IT

Compie novant’anni, ma è all’avanguardia come un centro polispecialistico di ultima generazione. Parliamo della “Mutua Sanitaria Besnate”, virtuosa esperienza unica in Italia, tant’è, come conferma il presidente Lidio Ferrari, che «i funzionari degli enti pubblici non sanno in quale categoria merceologica catalogarci».

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Erede delle antiche mutue operaie e contadine attive sul territorio prima della riforma del sistema sanitario nazionale, la Mutua besnatese era operativa già 90 anni fa: «Per la verità, la data del 1921 è convenzionale – puntualizza il vicepresidente Gabriele Rejna – e deriva dal più antico documento riferito alla Mutua mai ritrovato negli archivi del Comune. In esso si dice che in quell’anno la sua attività era già in corso, ma da quando non è specificato». Poi venne il 1978 e la riforma del servizio sanitario nazionale pubblico con il conseguente tramonto delle mutue. A Besnate, dove l’attività era ben avviata, la saracinesca rimase, invece, alzata.

Da allora ad oggi la Mutua ha continuato a crescere, fino a raggiungere, quest’anno, quota 3.345 assistiti sui circa 5.500 residenti in paese e con un bilancio, nel 2010, di 230mila euro a fronte di 10.500 prestazioni erogate. Ventiquattro le specialità mediche disponibili e ventotto i dottori in forze, in modo da diminuire i tempi di attesa per le visite più richieste: così, per esempio, i ginecologi e gli oculisti sono tre, due i dermatologi e i cardiologi.

Un piccolo gioiello sanitario, dunque, quello besnatese, che si basa su un meccanismo semplice e funzionale: «La proposta è riservata ai residenti in paese che, all’inizio di ogni anno, possono decidere di aderirvi versando, come da ormai nove anni a questa parte, 30 euro di quota associativa. Gli assistiti possono accedere a tutte le visite mediche, alle terapie e agli esami disponibili nei nostri ambulatori, versando un ticket minimo di 15 euro», spiega Ferrari. In pratica, con un costo inferiore di quello previsto dal servizio sanitario pubblico, i besnatesi possono usufruire di controlli specialistici nel loro stesso paese. «Con due ulteriori vantaggi – aggiunge Rejna -. I tempi di attesa, che da noi ammontano a pochi giorni, e la garanzia di ritrovare sempre lo stesso medico, con tutto ciò che ne consegue in termini di continuità nell’assistenza e di rapporti umani».

Tra i tanti fiori all’occhiello della Mutua besnatese ci sono anche attrezzature mediche numerose e all’avanguardia: “Abbiamo appena acquistato un ecografo di ultima generazione, disponiamo di uno strumento per il controllo e la mappatura dei nei della pelle e offriamo un ottimo servizio per la riabilitazione, grazie all’ultimo ritrovato della macchina tecar, di una palestrina fornita di tutti gli attrezzi necessari e del laser riabilitativo – illustra Ferrari – Per di più, da quest’anno il nostro centro prelievi dipende direttamente dall’ospedale di Gallarate, così che è possibile ottenere i risultati di un esame a poche ore dalla sua esecuzione direttamente nei nostri ambulatori di via Mylius».

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Risultati di tutto rispetto, che uniti all’eccezionalità e alla longevità dell’esperienza besnatese, attirano la curiosità e l’ammirazione di Comuni e centri privati, che spesso chiedono ai responsabili in che modo sia possibile replicare il loro esempio. «Due sono i segreti alla base del nostro operato – risponde Rejna -. Innanzitutto, da che è stata fondata e così a partire dalla costituzione in cooperativa avvenuta nel 1983, la Mutua besnatese ha sempre conservato la propria indipendenza politica. In questo modo, essa è riuscita a mantenersi fedele alla propria esclusiva vocazione di servizio alla gente. In secondo luogo, abbiamo sempre cercato di gestire i bilanci con intelligenza e parsimonia: per esempio, non abbiamo mai richiesto un prestito, sia per non rischiare buchi, che per preservare la nostra libertà dal controllo di banche e istituzioni». Il merito di tali scelte va ai consiglieri, tutti rigorosamente a titolo gratuito, che da 90 anni a questa parte hanno gestito la Mutua con eccellente spirito manageriale e indubbia generosità. Una preziosa risorsa che, però, svela un lato debole: «Abbiamo urgente bisogno di nuovi volontari che si affianchino a noi nella gestione – si appella Ferrari -. Da troppi anni le persone che si spendono per questo obiettivo sono sempre le stesse: si pensi che io e Rejna eravamo tra i soci fondatori che stesero lo statuto dell’83, che il signor Silvano Molinari ha ricoperto la carica di presidente per ben 36 anni e che da più di 10 anni i volti del consiglio direttivo sono sempre gli stessi». C’è bisogno di energie fresche, insomma, che possano imparare dall’esperienza degli attuali manager di via Mylius per essere pronti, un domani, a portare avanti il servizio, facendo fronte con continuità e competenza alla crescente complessità burocratica e amministrativa di una tale impresa.

E se c’è un altro regalo che la Mutua si augura per i suoi primi 90 anni è di entrare al più presto nella nuova sede di via Matteotti 17, che sembrerebbe ormai pronta per il collaudo. C’è da scommettere che, con il loro centro medico privato collocato in una moderna e funzionale struttura di 600 metri quadri in centro al paese, i besnatesi saranno ancora più invidiati.

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Showing 18 comments
  • rik
    Rispondi

    io mi sono sempre chiesto perche’ devo essere obbligatoriamente assogettato alla cassa mutua e all’ Imps di stato e non avere l’opzione di poter scegliere tra pubblico e privato.Da calcoli fatti conla stessa cifra trattenutami sullo stipendio.avrei avuto un’assistenza mutualistica eccellente ed una pensione almeno di importo doppio a quella di stato:

  • calce e geppetto
    Rispondi

    Peccato che queste… non siano pubblicate sulla rivista Anarchica.

  • euroubu
    Rispondi

    In sostanza sarebbe un servizio pubblico non statale, e nella forma privata perchè finanziata solo da chi usufruisce di tale servizio. Sarebbe bello che esperienze simili si coordinassero per creare una rete più estesa e decentrata a livello periferico e poi confederale, per garantire servizi “gratuiti” con l’autotassazione.
    Questa è l’anarchia che mi piace, che continua nel solco di Proudhon; Autonomia, libertà, indipendenza, federalismo radicale. Sarebbe ancora più bello se fosse praticata nell’autogestione, una democrazia libertaria che si avvicini molto all’anarchia, ma questo lo devono decidere gli attori in causa; i cittadini e le cittadine…
    La sperimentazione, sempre, come unico percorso verso la liberazione, dallo stato e dalle logiche del dominio….

  • Borderline Keroro
    Rispondi

    Interessante notare come l’assistenza sanitaria di Stato non sia così a buon mercato come vogliono farci credere.
    Il fatto poi che non abbiano contratto debiti con banche o chiesto sovvenzioni alle istituzioni pubbliche è evidentemente segno di mentalità contadina: quello che non ho non spendo.

    @euroubu :
    Il Proudhon con questa esperienza c’entra come la merda con il cioccolato. Con il Proudhon che non fa la parte del cioccolato.
    Scusa, ma andare a vivere in un falansterio non rientra nelle mie aspirazioni, e lo ritengo alienante per chiunque tranne che per un disadattato.

    • Gian Piero de Bellis
      Rispondi

      Borderline, ma tu Proudhon lo hai letto davvero o ti basi sui suntini?
      Quanto al falansterio, nell’articolo non si parla di nessun falansterio.
      La deformazione di quello che leggi è una tua pratica di vita cosciente o proprio non te ne rendi conto?
      Piccola citazione per far capire qualcosa del tuo quanto mai appropriato pseudonimo: “Borderline personality disorder (BPD) is a personality disorder described as a prolonged disturbance of personality function in a person (generally over the age of eighteen years, although it is also found in adolescents), characterized by depth and variability of moods.”

      • Borderline Keroro
        Rispondi

        Grande Gian Piero: finalmente qualcuno c’è arrivato!
        Adesso definiscimi anche Keroro, e unisci le due definizioni. Chissà che ti esca qualcosa di decente.
        In effetti di falansterio non si parla, e io mi son sbagliato ad affibbiare qualcosa del Fourier al Proudhon.
        Capita, specie se uno è borderline (ma tu non sai da cosa deriva il mio nick e perché io ne faccia uso).
        Confesso di essere piuttosto ignorante su certi pensatori: adesso che ci penso a scuola mi hanno fatto un paio di palle così riguardo a Marx (roba da due mesi o tre di approfondito studio filosofico, e il mio prof. era un prete!), citando di sfuggita pensatori ritenuti minori con uscite di questo tenore: “la frase ‘la proprietà privata è un furto’ non è di Marx ma del Proudhon”; questa informazione mi ha indotto a girare al largo dal secondo, non potendo purtroppo evitare il primo, perché ne avevo già le gonadi rigonfie di roba socialisteggiante…)
        Dovrò mettermi a studiare.
        Spero che EUROUBU voglia accettare le mie scuse in quanto avevo inteso tutt’altro, il tutto per unico demerito mio.
        E ti ringrazio per avermi dato questa dritta.

    • Massimo74
      Rispondi

      @bordrline keroro

      L’assistenza sanitaria pubblica non’è affato a buon mercato,infatti ci costa mediamente circa 1800 euro procapite annui.Tieni presente che una buona polizza sanitaria privata che garantisca una copertura totale costa circa 3000 euro all’anno ma copre una famiglia di 4 persone,quindi con un costo procapite di circa 750 euro per ogni componente del nucleo famigliare,molto meno di quanto ci chiede lo stato per finanziare il SSN e tutto questo senza considerare le liste di attesa bibliche e i ricorrenti errori medici (si parla di circa 90 morti al giorno per errori dei medici) che da sempre affliggono il sistema sanitario statale.

  • Domenico Letizia
    Rispondi

    ecco il futuro dell’antistatalismo!

  • Gianluca pavan
    Rispondi

    Da molti.anni partecipo ad un incredibile progetto che ha.visto la crazione di oltre.30 mutue che funzionano pressapoco cosi’. In effetti non avevo ancora collegato I puntini … Vedo che la retta.via e’ segnata. Se qualcuno e’ davvero interessato alla cosa ho tutto un network atto alla creazione di mutue. Ci vediamo a pedenghe.

    • Domenico Letizia
      Rispondi

      gianluca mi fai sapere di questo progetto, lasciami qualche info….

  • euuroubu
    Rispondi

    Mi scusi signor Libertà alias Borderline Keroro, scusi davvero se ho accennato e confuso un modello privato ancora molto molto merdoso (gestione verticistica del potere, decisionalità tutt’altro che diffusa ecc. ecc.) ma con enormi potenzialità e analogie simili a quel modello mutualistico, più complesso e radicale, teorizzato da quella merda di Proudhon, solo perchè ci vedo lo stesso rapporto di reciprocità tra individui eo associazioni d’individui strutturati egualitariamente con pari doveri e pari diritti che autotassandosi costruiscono dal basso un sistema di equilibri contro il monopolio dello Stato nell’erogazione dei servizi pubblici. Scusi davvero Signor libertà Alias Borderline Keroro! Mi perdoni ancora, e mi scusi, le concedo anche l’ultima parola cosicché lei possa aspettarsi solo il mio silenzio.

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      Caro euroubu, se guardi qualche post più in alto leggi la mia risposta a Gian Piero de Bellis.
      E’ priva di ironia, credimi.
      In quel post chiedevo scusa a EUROUBU (scritto maiuscolo unicamente perché fosse evidente) per la mia ignoranza sul Proudhon.
      Questo, unito ad una buona dose d’inutile irruenza, mi ha portato ad offenderti, e di questo anche mi dolgo e ti chiedo scusa.
      Sulla questione Proudhon mi riprometto di studiare e leggere: i ricordi di gioventù riguardo a tale signore non erano positivi, e ti assicuro pure che in filosofia avevo una discreta resa (eccettuato Marx, che ho dovuto trangugiare obtorto collo, e Comte che trovavo inutile, la materia mi appassionava abbastanza).
      Ora, capisco che tu ti sia risentito e abbia visto bene di tirarmi addosso una sana dose di letame che, detto tra noi, mi merito tutta. Sono intervenuto su qualcosa che non sapevo, per cui ben venga questa lezione.
      Spero tu accetti le mie scuse, perché più di così non posso fare.
      In caso contrario, essendo io meno borderline di quanto non appaia, lo prenderò come una medicina.
      Buona giornata

    • Borderline Keroro
      Rispondi

      @euroubu
      il tuo post, credimi, l’ho visto DOPO aver risposto a de Bellis, la data e l’ora l’ho controllata adesso.

  • Fabrizio Dalla Villa
    Rispondi

    Esperienza indubbiamente interessante…a differenza di tante altre, che, dopo essere nate sono naufragate miseramente…

  • Giorgio Fidenato
    Rispondi

    A questa notizia non è intervenuto nessun statalista a dire niente e nemmeno della concorrenza sleale dovuta dall’assistenza statale che ti da magri servizi senza chiederti nessun impegno. E allora vediamo denunciato dai stessi dirigenti la mancanza di persone che si prendono l’impegno in prima persona di fare gli amministratori di questa mutua privata. Gli statalisti parlano solo della concorrenza sleale delle merci prodotte in paesi a basso costo del lavoro e su questa vicenda non dicono niente!!!!Vergognosi. Questa vicenda inoltre mette in evidenza che non esistono servizi universali (la sanità per tutti, l’educazione per tutti), ma solo servizi condominiali che sono sempre qualcosa di privato, cioè vengono esclusi dall’ uso coloro che non sono condomini. Un suggerimento a tutti è questo: per smascherare i cialtroni statalisti dovete sempre ripetere che se fosse vero il loro ragionamento, non è giusto limitare un servizio pubblico ai soli italiani, ma dovremmo estenderlo ai bisognosi di tutto il mondo. … e qui cascherebbe il palco del loro ragionamento.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    l’articolo dice:

    3.345 assistiti sui circa 5.500 residenti in paese e con un bilancio, nel 2010, di 230mila euro a fronte di 10.500 prestazioni erogate. Ventiquattro le specialità mediche disponibili e ventotto i dottori in forze

    230mila euro per pagare 28 medici, struttura amministrativa, locali, macchine? Cosa guadagnano quelli che lavorano li’ dentro, 300 euro al mese netti? O mi sfugge qualcosa, o c’e’ qualche pantalone dietro che paga il resto, cioe’ quasi tutto, altro che 30 euro al mese, coi quali comunque si arriva a meno di meta’ dei 230.000…

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Mi correggo, col ticket da 15 euro si arriva, a fronte delle diecimila prestazioni, ai 230.000 circa. Il resto, cioe’ suppongo quasi tutto, lo paga evidentemente il “pubblico”, che fornira’ immagino altrove anche il resto delle prestazioni piu’ costose, che richiedono una vera struttura ospedaliera. Meglio precisare, senno’ sembra che con 30 euro l’anno piu’ 15 di ticket si puo’ avere una sanita’ completa e di eccellenza… magari… in realta’ c’e’ dietro sempre il solito pantalone, che ben conoscete, che paga…

    • Gian Piero de Bellis
      Rispondi

      Una volta c’erano delle persone che lasciavano i loro beni in eredtà a queste istituzioni assistenziali, altri pagavano delle quote supplementari di sostegno, insomma i soldi affluivano e si costruivano ospedali e case di ricovero, ecc. ecc. Poi è arrivato lo stato, ha assorbito tutto … e da allora tutti pagano per ottenere ben poco (tutti tranne Giuliano Amato con i suoi 30mila euro di pensione al mese e persone come lui, la Banda Bassotti del parassitismo statale).

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