In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“L’Italia ha bisogno di un’altra politica economica che si basi sull’equità sociale e bisogna partire dalla redistribuzione fiscale, da una patrimoniale sulle grandi ricchezze agendo sulle rendite finanziarie e sui grandi immobili e le seconde case.” (S. Camusso)

Con queste parole Susanna Camusso ha indicato la linea della Cgil in merito alla formazione del nuovo governo italiano.

Le “grandi ricchezze” sono una creatura mitologica nei proclami dei sindacalisti (e degli individui per lo più sinistrorsi). Francamente non ho mai capito quale sia il limite della grande ricchezza. L’unica volta in cui qualcuno si prese la briga di quantificare fu in occasione della rimodulazione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche operata dall’allora viceministro Vincenzo Visco, il quale stabilì che un single che guadagna non meno di 40mila euro lordi all’anno non dovesse avere diritto ad alcuna agevolazione.

Mi si potrebbe dire che 40mila euro è circa il doppio di quanto dichiara il contribuente mediano; il che è indubbiamente vero, ma mi pare una notevole forzatura paragonare a Paperone chi guadagna una cifra simile.

Ciò detto, resterebbero da definire i “grandi immobili” e le “rendite finanziarie”. Qui c’è un problema di fondo: si continua a sparare su queste figure mitologiche, ben sapendo che quando sono davvero grandi fanno capo a soggetti che risiedono fiscalmente altrove (e non saprei come dal loro torto).

Ma il mito più grande di tutti è quello dell’equità sociale. Per i redistributori questo significa che lo Stato deve prendere a Tizio per dare a Caio. Solitamente loro non sono Tizio, ma tendono a identificarsi (o a identificare i loro iscritti/elettori/clienti) in Caio.

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A parte il problema non secondario dovuto al considerare la ricchezza prodotta come una variabile indipendente, redistribuibile a piacere senza che la quantità totale subisca alcuna variazione, credo che di equo ci sia ben poco se si invoca un’azione coercitiva dello Stato per togliere a qualcuno e dare ad altri.

Quando il trasferimento di un bene avviene da Tizio a Caio a seguito di una transazione volontaria, tale transazione è per definizione equa, anche se, al limite, Tizio non chiede nulla in cambio del bene ceduto a Caio.

Viceversa, quando qualcuno, sia esso un soggetto privato o lo Stato, impone a Tizio di cedere un certo bene a Caio minacciando l’uso della forza, vi è una palese violazione del fondamentale diritto di proprietà di Tizio. Il quale, è bene ricordarlo, non si è macchiato di alcun misfatto se il bene che gli viene estorto era frutto di transazioni volontarie con altri soggetti.

I redistributori tendono a sorvolare su questo concetto, ma a me pare che così facendo si pongano le basi di una qualsiasi tirannia. Anche se celata dietro le migliori intenzioni.

 

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Showing 6 comments
  • Lorenzo
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    Prova a toccare i soldi dei politici e dei leader sindacali e vediamo se sono contenti di redistribuire il proprio reddito!

  • rik
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    non e’ che questi conceti pongano le basi di una tirannia,siamo nel pieno di una tirannia che da piu’ di 60 anni si sviluppa mostruosamente violando e calpestando regole,diritti principi e buon senso,senza che dal capo dello stato alla corte costituzionale e la magistratura si abbia un riscatto di coscienza,responsabilita e rispetto per i cittadini e per se stessi.

  • Dexter
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    Ma non è che questi pazzi vogliono una patrimoniale anche sui terreni agricoli ?
    20 ettari di terra possono avere un gran valore, ma di profitto ne fanno poco.

  • Fabrizio Dalla Villa
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    scusate… io ho militato per un po’ in un sindacato. Non era la CGIL, bensì la CISL, ma me ne sono andato, sbattendo la porta, una volta accortomi che queste realtà puntano al massimo dei consensi, perché significano massimo di tessere. La mia impressione è stata che spesso (soprattutto la CGIL) i sindacati cerchino il muro-contro-muro perché fa più chic, ovvero perché si possono attirare più consensi. Come dicevano i latini “divide et impera”… in altre parole, se si divide la popolazione in pro o contro, sarà più facile comandare. Questo particolare accomuna i sindacati ai partiti politici, mentre credo che il discorso retributivo sia completamente differente. Non mi risulta che i segretari nazionali dei sindacati percepiscano uno stipendio ai livelli dei nostri parlamentari. Dove andrebbero a prendere quei soldi, considerato che i sindacati vivono di tessere e che il continuo aumento dei disoccupati, diminuisce automaticamente le loro entrate?
    Sul punto dell’equità… stupisce che ancora oggi i sindacati non abbiano pensato (o se l’hanno fatto, non mi pare che l’abbiano comunicato in alcun modo… magari sono io distratto…se sbaglio, correggetemi) che se solamente concedessimo ad ogni contribuente la possibilità di detrarre dal proprio reddito, le spese sostenute purché giustificate, fosse anche in percentuale … 10% per esempio… non ci sarebbe bisogno di alcuna patrimoniale, perché chiunque sarebbe incentivato a farsi emettere lo scontrino e le attività illecite o illegali sarebbero fortemente ridimensionate.
    E’ equità anche difendere il posto di lavoro di una persona, che, avendo problemi di deambulazione, e non potendo percorrere 40 km al giorno, per lavorare (a causa di una patologia neurologica, che ne moltiplicherebbe lo strss) cerca di far valere il proprio diritto a restare nel posto di lavoro più vicino a casa. Invece… i sindacati pare si siano dimenticati, perché evidentemente… cosa volete che sia una tessera in più o una in meno?

  • rik
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    Fabrizio: e’ il sistema anglosassone che meglio funziona e cioe’ contrasto di interesse ed aliquate sensate;ma a chi non giova? ai commercialisti,ai fiscalisti,aglia avvocati,ai sindacati alle burocrazie fiscali,ai controllori fiscali e via dicedo perche’ intorno ad un fisco borbonico e incivile,questi stessi lucrano per un giro di quattrini inusitato.Solo per fare una semplice denuncia dei redditi ci vuole un assistente fiscale e poi multe,ricorsi,commissioni,contenziosi,esperti,mazzette e via dicendo sono il gioco a cui troppi concorrono non certo per la gloria tanto e’ vero che basta guardare a quali lobby appartengono gli scaldaseggiole del parlamento per dare una risposta esaustiva a tutto cio’.

  • Roberto Porcù
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    A Mestre, in parte della tangenziale e nel passante, oltre che nelle autostrade di pianura, dal 15 novembre sono obbligatori i pneumatici invernali o avere nel bagagliaio le catene (che qui in pianura pochi sanno montare).
    C’era stato l’inverno scorso il caso di un’autostrada bloccata per una nevicata “prevista” ed automobilisti imprevidenti ed è stata ora la motivazione per il provvedimento adottato che merita la riconoscenza della lobby dei produttori ed istallatori di pneumatici.
    Qui un vecchi proverbio insegna che tre sono le cose che non vale la pena di fare: spaear ea neve (che nel giro di una giornata qui se ne va da sola), batar ‘e nose (che cadono da sole) e tendar ‘e tose (che le figlie fanno ugualmente quello che vogliono). Far montare un treno di gomme invernali senza andare mai in montagna è come guidare l’auto di giorno con le lampadine accese, ma qui, che sicuramente hanno ringraziato, sono le lobby dei produttori di batterie e lampadine oltre agli autoistallatori.
    Il principio è sempre che c’è gente che si arroga il diritto di decidere per gli altri e togliere alle formiche per dare alle cicale che strepitano. Anche se lo affermano, ciò non serve per le cicale, delle quali a loro sono certo non può interessare di meno, ma alla possibilità di avere una seggiola retribuita dalla quale decidere.
    A me Berlusconi piaceva e, tra tutti, non dispiace tutt’ora, ma non gli perdono di non aver interrotto il fiume di denaro pubblico che va ai sindacati con la motivazione degli enti di patronato. Questi operano per compensare tasse e pratice burocratiche volutamente farraginose, non hanno obblighi di contabilità e presentazione di bilanci e le loro prestazioni che dovrebbero essere gratuite, sono poi pagate in nero dai ricorrenti.

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