In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Io dissento dal fatto che l’importante per il Paese sia liberalizzare i taxi e le farmacie, non penso siano un ostacolo allo sviluppo, non mi piace la moda di queste liberalizzazioni. Quello che serve per lo sviluppo è diminuire la burocrazia, non credo che un ordine come quello degli avvocati possa invece costituire un ostacolo, anzi, aiuta le persone a cercare avvocati che hanno dei buoni requisiti. Quanto ai taxi – prosegue – per molti la licenza è l’unico bene, è un tesoro personale.” (S. Berlusconi)

Dopo un periodo di silenzio, Silvio Berlusconi è tornato a parlare a ruota libera, durante una delle tante presentazioni dell’ennesimo libro di Bruno Vespa.

Che Berlusconi, nonostante le sue reiterate autodefinizioni, non sia un liberale (tutt’al più è un libertino), l’ho già scritto diverse volte. Le parole riportate sono solo una delle innumerevoli occasioni che Berlusconi fornisce per non farmi cambiare idea.

Sostenere, lui che si dichiara liberale, che non gli piacciano le liberalizzazioni evidentemente non lo mette neppure un po’ a disagio. Non che le poche liberalizzazioni fatte finora in Italia siano esenti da critiche, essendo caratterizzate da un discreto tasso di dirigismo (le lenzuolate di Bersani, tanto per intenderci). Proprio per questo, durante gli anni del suo governo, Berlusconi avrebbe potuto (dovuto) fare liberalizzazioni non dirigiste.

Al contrario, non ha fatto nulla, e adesso dice candidamente il perché.

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Certamente per lo sviluppo serve meno burocrazia (ma, anche in questo caso, cosa ha fatto per ridurre il burocratismo nei suoi anni di governo?), ma portare la concorrenza dove non c’è (o è molto limitata), lasciando libertà di iniziativa privata non sarebbe certo un ostacolo allo sviluppo. Semmai il contrario.

Posso capire che chi ha pagato fior di quattrini (magari indebitandosi) una licenza per fare il taxista sarebbe fortemente danneggiato se da domani quella licenza non valesse più nulla. Ma se il problema è questo, credo si potrebbe pensare a una soluzione per coloro che non hanno ancora ammortizzato il costo, piuttosto che andare avanti con il sistema attuale.

Quanto agli avvocati, mi rendo conto che Berlusconi (suo malgrado) ha una certa esperienza in materia. Dubito, peraltro, che non sarebbe stato in grado di individuare degli eccellenti legali se non fosse esistito l’ordine degli avvocati.

Alla faccia dell'(ab)uso a ripetizione della parola “libertà”, ho la sensazione che, se potesse, eliminerebbe anche il telecomando. Sempre per non seguire troppo la moda delle liberalizzazioni.

 

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Showing 8 comments
  • maumen
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    Non ci resta che qualche battuta per sdrammatizzare la situazione.
    Berlusconi ci aveva promsso mare e monti.
    Bene a mare ci sono finito;
    ora sono arrivati i Monti;
    è stato di parola!

  • Lorenzo
    Rispondi

    “non credo che un ordine come quello degli avvocati possa invece costituire un ostacolo, anzi, aiuta le persone a cercare avvocati che hanno dei buoni requisiti.”

    Io credo invece che il miglior modo per cercare avvocati con buoni requisiti sia attraverso la valutazione dei consumatori come avviene su Ebay e in genere su internet.

    “Posso capire che chi ha pagato fior di quattrini (magari indebitandosi) una licenza per fare il taxista sarebbe fortemente danneggiato se da domani quella licenza non valesse più nulla.”

    Si potrebbe prevedere per i nuovi entrati il pagamento di una tassa con lo scopo di rimborsare in parte o in tutto le spese per le licenze. Una volta rimborsata la licenza, via la tassa.

    • Roberto
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      “Si potrebbe prevedere per i nuovi entrati il pagamento di una tassa con lo scopo di rimborsare in parte o in tutto le spese per le licenze. Una volta rimborsata la licenza, via la tassa.”

      Perciò secondo te la soluzione per chi vuole fare il tassista sarebbe fargli pagare una nuova tassa ingiusta per rimborsare a qualcuno quanto ha versato per poter godere di un privilegio?
      :-)

  • Lorenzo
    Rispondi

    Per quanto riguarda le farmacie non è proprio comprensibile la retromarcia del governo. I farmacisti dovrebbero essere degli artigiani che producono i farmaci nei loro laboratori e invece si comportano quasi esclusivamente come commercianti che vendono prodotti altrui. Gazie al c….., a fare i soldi così sono capace anche io: a consigliare i medicinali in base alle istruzioni lette sui farmaci e alle esperienze dei clienti sono capaci tutti!!

    • Vincenzo
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      Quindi, lei che ritiene che i farmacisti debbano preparare i farmaci in laboratorio, non acquista scarpe in negozio, si fa la pasta in casa…

  • Pedante
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    “Posso capire che chi ha pagato fior di quattrini (magari indebitandosi) una licenza per fare il taxista sarebbe fortemente danneggiato se da domani quella licenza non valesse più nulla.”

    Lo spacciatore verrebbe ugualmente punito da un’eventuale liberalizzazione delle droghe. Il venditore di schiavi fu fortemente penalizzato dall’abolizione della schiavitù. Lo status quo non è sacrosanto.

  • Pedante
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  • Roberto Porcù
    Rispondi

    I tassisti non intendono perdere le licenze, i negozi che vendono prodotti farmaceutici sarebbero danneggiati dalla possibilità di vendere gli stessi in altri negozi, gli ordini non accettano di essere smantellati, tutti quelli che sono con il culo al caldo o svolgono attività protette dalla concorrenza non accettano il mercato libero. E per me hanno ragione, difendono i loro interessi e sono comprensibili. Ma viviamo in un mondo globalizzato, convivono a contatto di gomito chi lavora protetto e chi no. La tassazione dovrebbe appianare le diversità sociali ed invece lo schifo tutto italiota è che sono tassati allo stesso modo chi vive tranquillo e chi deve sputare sangue per confrontarsi con la concorrenza internazionale. Bastasse ! Chi vive tranquillo riesce a far pressioni politiche ed a ottenere condizioni addirittura migliori, come il caso degli autisti di mezzi urban inseriti tra i lavori usuranti che permettono di andare in pensione prima. Per me qui non cambierà mai nulla. Io vedo con piacere la fuga dei cervelli e la delocalizzazione delle imprese. Per eliminare il fascismo si dovette perdere una guerra, per eliminare la partitocrazia statalista si dovrà arrivare al default. Solo così ci sarà la resa dei conti. Preparatevi.

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