In Anti & Politica, Economia

DI PIETRO DI MUCCIO DE QUATTRO

Agli articoli di Galli della Loggia e Calderisi su “il Corriere della Sera” vorrei aggiungere delle considerazioni suffragate dall’autorità di alcuni giganti del pensiero, purtroppo negletti in Italia. David Hume scrisse che “o la nazione distrugge il debito pubblico o il debito pubblico distruggerà la nazione.” Una verità ed una profezia, incontestabili, come la storia e l’attualità insegnano. E L’Italia, per Costituzione, è una Repubblica fondata sul lavoro.

Nei fatti, è fondata sui debiti. Principalmente sui debiti pubblici, che sono molto più consistenti del debito pubblico propriamente detto.

Dal punto di vista etico (i costumi sociali) ciò è accaduto perché sono stati, con metodo e a lungo, violati almeno quattro dei comandamenti di Abramo Lincoln: “Non si può generare prosperità scoraggiando la parsimonia. Non si possono evitare i problemi spendendo più di quello che si guadagna. Non si può stabilire solida sicurezza sociale sulla base di denaro preso a prestito. Non si possono aiutare gli uomini in maniera permanente facendo per loro ciò che essi potrebbero e dovrebbero fare da soli”.

Dal punto di vista politico, le curve dell’indebitamento e della tassazione principiano ad impennarsi, insieme, a partire dal 1963, senza che l’articolo 81 della Costituzione riesca a frenare gli spendaccioni. Einaudi finisce in soffitta. Tra “i mezzi per far fronte alle spese” viene ricompresa persino la lotta all’evasione! Le Costituzioni, anche dei principali Paesi, non hanno impedito né limitato i debiti. La crisi dei debiti sovrani e la storia nazionale hanno spinto la Germania, con voto concorde di maggioranza e opposizione, a sanzionare in Costituzione il pareggio del bilancio, per la prima volta in modo esplicito in una Carta costituzionale.

Altri Paesi e l’Italia ne seguono l’esempio. L’irresponsabilità dei Parlamenti e dei governi è la causa determinante dell’attuale movimento politico-culturale in favore della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. Milton Friedman si fece paladino negli Stati Uniti di un emendamento del genere, che sfiorò l’approvazione negli anni ’80, ma pare che non lo considerasse totalmente efficace senza la responsabilità penale dei presidenti delle Camere obbligati a certificarne il rispetto.

Friedrich von Hayek, tuttavia, ha sostenuto, più profondamente, che l’esplosione dei debiti e delle spese è determinata dal carattere intrinseco della democrazia d’oggi, sintetizzabile nel fatto che una stessa Assemblea rappresentativa, parlamentare, determina di fatto sia l’entrata, sia la spesa, avendo così trasformato il governo costituzionale, da limitato a illimitato (con tutti i problemi che ne conseguono).

Abbiamo, in sostanza, mutatis mutandis, sostituito la monarchia assoluta con il parlamento assoluto. Il pareggio di bilancio, in sé, è necessario ma non sufficiente. Non solo è indispensabile che, chi vota per la spesa, la ‘pareggi’ secondo Costituzione. Ancora più indispesabile, anzi imprescindibile, è che il pareggio non avvenga ad un alto livello di spesa. Se i beneficiari della spesa decisa dal Parlamento sono gli elettori dei parlamentari che la decidono, non c’è pareggio di bilancio che tenga.

 

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Mostrati 5 commenti
  • Riccardo
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    Quando in Francia, decenni fa, un ministro disse che la Nazione si stava indebitando troppo e rischiava il fallimento, un parlamentar replicò: “Fallisca pur la fFrancia, purchè non falliscano i francesi!”. Oggi, nessuno ha il coraggio di dirlo. Per evtare che una Nazione fallisca,si fanno fallire le famiglie. L’Italia è in fondo una ‘espressione geografica’, come diceva Metternich. Quello che conta sono gli italiani. Se falliscono loro, la Nazione è fallita automaticamente, per principio. Vorrei comunque far notare che Milton Friedman ed i suoi ‘Chicago boys’, non è stato certo quello che ha aiutato le teorie economiche a svincolarsi dal monetarismo. Invto a visitre il seguente sito:

    http://www.comunicati.net/comunicati/aziende/alimentari/189659.html

  • Riccardo
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    @ Pedante
    SI. E’ vero. Non ne sapeva molto di economia. I nostri invece di economia ne sanno parecchio. Purtroppo la usano contro di noi. Anche di guerra non ne sapeva molto, ma, partendo da sotto zero è riuscito a creare un esercito che ha messo paura al mondo . A volte gli sprovveduti e gli esaltati possono riuscire meglio dei competenti,. se fanno i nostri interessi.

  • Pedante
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    Con i sionisti in comando dei mass media occidentali, è difficile discutere l’argomento in modo spassionato. Ma le politiche economiche di Hitler, benché errate, erano motivate in parte dal boicottaggio imposto da altri paesi.
    http://www.wintersonnenwende.com/scriptorium/english/archives/articles/jdecwar.html
    Inoltre, non credo che Hitler fosse totalmente ignorante dei costi proibitivi dell’autarchia. A mio avviso, il blocco navale inglese imposto dalla Gran Bretagna durante la prima guerra mondiale (che si protrasse dopo la fine dei combattimenti con centinaia di migliaia di vittime civili) ebbe un effetto così drammatico sulla psyche dei tedeschi che qualsiasi politica che mirasse a evitarne una ripetizione sarebbe stata accolta con favore.
    http://andreacarancini.blogspot.com/2008/07/churchill-e-roosevelt-due-mostri-del-20.html
    Sarebbe stato molto meglio per la Germania e per il mondo intero se il paese si fosse spezzato in tanti piccoli centri di potere, come era prima di Bismarck, e non avesse seguito il modello fascista, centralista e militarista. Non ci sono stati di polizia buoni, però esiste una graduatoria di terrore, e non credo che la Germania fascista fosse allo stesso livello del modello sovietico (e se le rivoluzioni comuniste non avessero avuto un numero sproporzionato di ebrei nelle gerarchie, i fascisti non avrebbero potuto sbandierare la minaccia ebrea con tanta facilità).

  • Pedante
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    psyche!

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