In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“La critica secondo cui la Fed produrrebbe inflazione non è supportata dai fatti. In termini di inflazione, i fatti dicono che la Fed è stata pressoché impeccabile. C’è una grande disinformazione a proposito dell’inflazione. Non abbiamo alcun segnale di inflazione sostenuta.” (M. Gertler)

Apprendo da una notizia apparsa sul sito di Bloomberg che Mark Gertler è professore di economia alla New York University, nonché coautore con Ben Bernanke di alcune ricerche accademiche.

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Date queste premesse non mi stupisce che Gertler difenda l’operato del già collega Bernanke, ma le sue affermazioni mi danno lo spunto per ribadire per l’ennesima volta i problemi creati dalla grande confusione sul significato delle parole. Confusione probabilmente voluta da alcuni, ma spesso frutto di ignoranza.

Se per inflazione ci si limita a considerare la crescita degli indici dei prezzi al consumo, non ci si può rendere conto degli effetti deleteri sull’economia prodotti dall’operato dalla politica monetaria delle banche centrali e dall’operato delle loro vigilate (le quali, peraltro, agiscono in base alle regole fissate dalle banche centrali e dai legislatori).

Guardando all’andamento degli indici dei prezzi al consumo, che non mostravano segnali di preoccupante rialzo nonostante politiche monetarie abbondantemente espansive, ci si è accorti solo ex post delle bolle che si formavano sui prezzi dei beni reali e finanziari.

Peraltro, considerando la spinta ribassista sui prezzi dei prodotti provenienti dalla Cina e da altri paesi emergenti, nonché quelli dovuti agli aumenti di produttività e allo sviluppo di nuove tecnologie, senza l’operato della Fed anche gli indici dei prezzi al consumo avrebbero molto probabilmente seguito un trend decrescente negli anni in cui, al contrario, mostravano una crescita definita “moderata” dai cantori delle virtù della banca centrale americana.

Il fatto è che quando aumenta la base monetaria, ancorché l’offerta di moneta non aumenti allo stesso ritmo (argomento spesso utilizzato dai sostenitori della politica condotta dalla Fed per dire che la politica monetaria espansiva non genera problemi) è evidente che il potere d’acquisto della moneta deve decrescere, seppure in modo non omogeneo. Ed è altrettanto evidente che per alcuni l’operato della Fed ha effetti positivi e per altri negativi. Non deve meravigliare che le banche e i grandi debitori in generale vedano di buon occhio la politica monetaria ultraespansiva.

Ciò non toglie che affermazioni come quella di Gertler siano del tutto fuorvianti, e io credo pure in malafede. Bernanke è diventato presidente della Fed ufficialmente il 1° febbraio 2006. In sei anni la base monetaria è aumentata del 221 per cento (21.5 per cento composto annuo), M1 è aumentata del 63 per cento (8.5 per cento composto annuo) e M2 è aumentata del 45.5 per cento (6.4 per cento composto annuo). E questo per restare ai dati ufficiali (forniti dalla stessa Fed), mentre, secondo il magazine mensile di Bloomberg del gennaio 2012, nel periodo in cui il governo americano, dopo il default di Lehman, lanciava il TARP da 700 miliardi, la Fed passò “sotto banco” oltre 7.000 miliardi di dollari alle principali banche. Si tratterebbe di una creazione enorme di base monetaria, per di più senza che ciò sia stato neppure contabilizzato e reso ufficiale.

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A parte questo dettaglio non proprio insignificante, nello stesso periodo è vero che l’indice che prezzi al consumo ha avuto una crescita media annua del 2.2 per cento, ma questo non significa che la politica monetaria ultraespansiva non abbia impedito a diversi prezzi di scendere e abbia invece fatto aumentare parecchio altri. Ai banchieri centrali, soprattutto negli Stati Uniti, piace tra l’altro usare indici che escludono i prezzi dei prodotti alimentari ed energetici, ma bisognerebbe che questi signori provassero a spiegare ai cittadini come si potrebbe fare a vivere senza cibo e benzina, ad esempio. Probabilmente si potrebbe fare a meno di cambiare il telefono cellulare ogni anno, ma dubito che si possa stare senza mangiare o che si possa tutti quanti smettere di riscaldare casa o andare in auto.

Per fare un solo esempio degli effetti della politica monetaria della Fed negli ultimi anni, a qualcuno sembra normale che i rendimenti dei titoli di Stato Usa siano sostanzialmente a 0-0.25 per cento fino a due anni e raggiungano nemmeno il 2 per cento a dieci anni? Non è inflazione quella prodotta dalla Fed sul mercato dei titoli di Stato? E se la cosa avvantaggia il debitore (lo Stato) non finisce per penalizzare i creditori, costretti a vedere erosi i propri risparmi anche dal pur “moderato” andamento dell’indice dei prezzi al consumo? E non vale lo stesso ragionamento per gli altri asset di dubbia qualità comprati dalla Fed negli ultimi tre anni?

Voglio concludere usando le parole di Gertler: “C’è una grande disinformazione a proposito dell’inflazione”.

 

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Showing 7 comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Apprendisti stregoni
    ignoranti e imbroglioni
    di cui sono amiconi
    Monti e i suoi compagnoni
    fratellini massoni…

  • Pedante
    Rispondi

    “L’inflazione è una crescita della quantità nominale di qualsiasi mezzo di scambio oltre la quantità che sarebbe stata prodotta sul libero mercato. Dal momento che l’espressione “libero mercato” è una sintesi della forse troppo lunga “comperazione sociale condizionata dal rispetto dei diritti di proprietà privata”, il significato dell’inflazione è l’aumento dell’offerta nominale attraverso una violazione dei diritti di proprietà. In questo senso, l’inflazione può costituire un modo forzoso di accrescere la massa monetaria, a differenza di quanto avviene con la produzione naturale della moneta attraverso l’estrazione mineraria e la coniazione. Questo era anche il significato originario della parola, il quale provviene dal verbo latino inflare (gonfiare).

    Hülsmann, L’etica della produzione di moneta, p. 92.

  • michele lombardi
    Rispondi

    il problema dell’inflazione non e’ direttamente proporzionale alla massa monetaria, ma al suo uso.
    la fiat money e’ IMPRESCINDIBILE.
    chiunque parli di gold standard, oltre ad essere un ignorante, andrebbe spedito in Siberia a vita.

  • michele lombardi
    Rispondi

    se Hulsmann e’ un austriaco, cioe’ una banda di ubriachi troppo amici della birra, ora che e’ freddo in Italia, quel libro potrebbe benissimo essere usato per accendere un bel camino.

  • Pedante
    Rispondi

    Scaldati pure a soli € 18 la copia!
    http://www.edizionisolfanelli.it/eticadellamoneta.htm

  • michele lombardi
    Rispondi

    0 quello e’ il giusto prezzo

  • Michele
    Rispondi

    La responsabilità di ciò che sta accadendo è nostra.

    se il nostro vicino non sa come funziona l’economia siamo noi che dobbiamo andare ad istruirlo.

    se ognuno di noi facesse la sua parte e parlasse col suo vicino di casa alla fine riusciremmo ad uscire da questa situazione disgraziata

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