In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI FRANCESCO CARBONE*

Il titolo non è casuale e ha una duplice valenza.

A) In primo luogo oramai siamo come le serve che un tempo avevano pochi soldi ed erano costrette a guardare il centesimo. Quando oggi mi ritrovo a dover prestare attenzione per guadagnare qualche centesimo sul prezzo della benzina mi sento proprio come la serva che andava a fare la spesa per il signorotto. Se qualche anno fa neanche facevo caso al prezzo del carburante adesso vado di proposito a cercare il distributore che lo offre a qualche centesimo in meno. Non è così? Se per qualcuno non è così, se qualcuno non fa neanche caso al prezzo della benzina è pregato di non apporre una X accanto alla lettera A (per comodità copiate le lettere in fondo all’articolo e reincollatele nel vostro messaggio).

Inciso: fateci caso, ho usato la parola guadagnare, e non risparmiare. Faccio questa osservazione sia per sottolineare l’uso scorretto che si fa molto spesso della parola risparmiare (una vera e propria corruzione semantica non molto differente dall’espressione investire in oro), sia per ribadire il concetto importantissimo già espresso tempo fa nell’articolo “I risparmi e la ricchezza degli italiani“: risparmio come flusso, deposito come stock. Quando spendo di meno infatti non sto risparmiando, sto guadagnando, sto aumentando la mia disponibilità di denaro come riserva di valore. Poi quel guadagno posso trasformarlo in risparmio o tenerlo anche a disposizione per altre spese. Quindi a prescindere dalle scelte future, nel momento in cui guadagno spendendo meno sul prezzo della benzina sono configurabile come speculatore di prezzo!! Ah… non fate capire questo concetto ai burocrati di Roma altrimenti presto o tardi introdurranno il capital gain anche su tutto questo genere di guadagni!

B) In secondo luogo parliamo di conti della serva perché davvero oramai siamo ridotti allo status di servi spremuti come limoni. Nel mio precedente articolo ho usato la parola schiavi, poco cambia. Quando si ha a che fare con un 70-75% di tassazione, nella mia umile opinione, si tratta di servitù. Concettualmente si tratterebbe di servitù e non rapporto tra persone libere anche per tassazioni del 10 o 20%. Infatti a prescindere dalla percentuale, da una parte c’è sempre uno che comanda ed espropria, dall’altro uno che paga ed ubbidisce. Il rapporto è indiscutibilmente egemonico e non contrattuale. Ma per comodità assumiamo che la servitù parta dal 50.1% di tassazione in su e vada man mano intensificandosi. Bene: metti l’iva al 21% (presto al 23%) dalla quale non scappa neanche l’evasore totale, e aggiungi il 23% di aliquota minima, siamo già al 44%, basta un qualunque balzello, a scelta tra le decine di migliaia che ci sono imposti gentilmente per il benessere della comunità, così da aggiungere un altro 7% e superare il 51% diventa facile come bere un bicchiere d’acqua. Il problema però è che a quel 44% di base si aggiungono come minimo altri 25 punti percentuali per arrivare a livelli che sono veramente da follia. (Chi è d’accordo su questo punto metta una X oppure argomenti sinteticamente accanto alla lettera B).

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Finché tutto andava bene sotto l’effetto delle droghe monetarie che facevano tanto effetto ricchezza nessuno ci faceva caso ma ora, con l’effetto droga monetaria che fa sempre più danni e non arriva più se non alle banche, il cappio al collo comincia davvero a stringere e a fare male. Ahinoi, ma perché non dirlo chiaramente: l’egemonia oggigiorno è totale e assolutamente dominante, nonché sempre più insopportabile. Davvero la situazione sta giungendo a livelli talmente insostenibili che sarebbe giunto il momento per qualcuno di lanciare un serio partito antitasse. Se qualcuno lo fa io mi candido come consulente economico del partito. Altro che i già vecchi tea party con spumante e pasticcini (ai quali peraltro ho partecipato più volte sposandone lo spirito) dove si invitano le solite facce di tolla pseudoliberali a raccontare la rava e la fava. I tempi che corrono richiedono nuova energia. Oramai è una questione di rimanere o andarsene, a volte di vita o di morte.

Ma torniamo ai conti della serva. Conti della serva fatti, non lo dico io ma lo dicono diverse ricerche fatte da altri (si legga elogio dell’evasore fiscale di Leonardo Facco), chi guadagna uno stipendio medio paga circa il 75% di quanto produce. In altre parole guadagna 100 e qualcuno gli sottrae sistematicamente 75 per fini suoi propri raccontando in cambio la balla che lo fa prevalentemente per offrire in cambio servizi e per ragioni distributive (ah i soliti poveri che devono essere sovvenzionati… e un domani che per colpa dell’interventismo saremo nuovamente tutti poveri chi pagherà chi??). Scusate ma innanzitutto non ho mai capito perché mai pagare l’intermediazione di questi servizi forniti dallo Stato quando la teoria economica (e non solo quella Austriaca) dimostra che offerti in un mercato libero e competitivo costerebbero di meno e sarebbero di qualità migliore. E poi, in ogni caso, la felice situazione di confisca al 75% era purtroppo di qualche anno fa quando ancora andava tutto bene e non facevi neanche caso al prezzo della benzina. Adesso con l’Iva che presto si farà altri 2 punti percentuali di incremento nel giro di qualche mese, il punto già aggiunto tempo fa, la benzina quasi a 2 euro, multe tasse gabelle aumenti che fioccano da ogni dove in maniera sempre più intensa, direi stiamo viaggiando a passo svelto per l’80%. E facendo i conti della serva lo possiamo constatare bene o male tutti quanti.

Ma facciamoli ancora meglio questi conti della serva. Ci viene detto che questa enorme confisca serve per pagare i servizi che ci fornisce lo Stato. Vediamoli così come farebbe una serva.

C) Sanità. Se rimani secco o semisecco ti vengono a prendere con l’autombulanza, solitamente associazioni volontarie finanziate da privati. Il funerale te lo paghi e pure salato. Correggetemi se sbaglio. In farmacia paghi tutto quanto. In ospedale pure. Dal dentista non ne parliamo. Gli esborsi pesanti arriverebbero a causa di qualche intervento straordinario che chiunque potrebbe pagarsi con una un’assicurazione privata dal costo di 200-300 euro l’anno. Ovviamente non sul modello americano che di privato ha solo l’etichetta dietro alla quale si nasconde un magna magna persino peggiore di quello pubblico europeo. (Chi è d’accordo su questo punto X accanto alla lettera C). Altre sovvenzioni potrebbero far parte di un programma di redistribuzione della ricchezza di cui parleremo più avanti.

D) Educazione. Scuola gratuita dalla prima elementare alla maturità (tranne i libri che immagino costino quasi un mezzo stipendio mensile) per un’istruzione davvero sgangherata che molto spesso serve solo a inculcare ai ragazzi principi di esasperato statalismo, quando va bene, altrimenti si finisce proprio nella statolatria, nel socialismo, nel comunismo, nel fascismo. Raro vedere un ragazzo uscire dalla maturità e aderire ai principi del libero mercato. Ammesso che in genere il costo di un educatore lo si divide tra diversi soggetti, il range superiore per una educazione di livello medio alto sarebbe in linea con quelle che si pagano correntemente in un asilo privato o in una università privata. Il resto sarebbe sempre proporzionato alla qualità fornita e troverebbe prezzi accessibili a tutte le tasche, con un equivalente dell’istruzione di oggi non superiore a 150 euro al mese. (Chi è d’accordo X accanto alla lettera D e via dicendo per gli altri punti).

E) Strade. Le paghi ovunque, e dove non le paghi salate fanno schifo e sono piene di buche. Le paghi con i parcheggi. Le paghi con le multe. Le paghi con le ZTL. Le paghi con il bollo. Le paghi con l’assicurazione. Le paghi quando prendi la patente. Le paghi quando fai la revisione all’auto ogni due anni, le paghi in maniera indecente e scandalosa senza neanche saperlo. A occhio e croce solo con le tasse sulla benzina che ammontano a circa il 60% del prezzo alla pompa credo che si potrebbe finanziare proprio l’attività di mantenimento del suolo stradale. Tra tutto ce ne sarebbe da asfaltare l’Italia a nuovo ogni 5 anni. Sarebbe molto meglio pagare per le strade in maniera trasparente, come si fa in autostrada, direttamente al comune dove si vive o addirittura a livello di quartiere evitando tutti i costi di cui sopra che a occhio moltiplicano le spese per un fattore come minimo pari a due.

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F) Protezione e giustizia. Addirittura in alcuni quartieri di città considerate relativamente tranquille i cittadini sono oramai costretti a pagarsi un servizio privato di protezione. Non parliamo del fatto che quando subisci un danno, ti rubano qualcosa, sei vittima di qualunque violenza, il colpevole del reato, anche qualora venisse preso, non è tenuto a risarcire il danno causato. Anzi bisogna pagargli le spese per il soggiorno in carcere. Energie e sforzi vengono dedicati anzi che a proteggere la proprietà privata e l’incolumità dei cittadini in fenomeni che sono cause perse in partenza (evasione, elusione, peraltro sintomi della malattia, proibizionismo delle droghe, e di altre attività totalmente legittime ma illegali) e alimentano solo corruzione.

G) Infine l’ultima attività che potrebbe avere un qualche senso, perché quelle viste sopra non ne hanno proprio alcuna: la redistribuzione di ricchezza a favore dei più poveri. Ammesso che i veri poveri siano il 10% (dove tale percentuale esiste ed aumenta solo ed esclusivamente a causa dell’interventismo statale) essi potrebbero benissimo trovare sostegno attraverso un 10% di contributi volontari pagati dall’1% più ricco della popolazione, senza neanche andare a disturbare il rimanente 89% della popolazione (peraltro l’1% dei ricchi sarebbe ben felice di dare a chi ne ha bisogno in cambio di un dimezzamento degli attuali carichi fiscali). Non sto neanche a parlare delle sovvenzioni ai disoccupati, perché senza Stato non esisterebbe disoccupazione, per definizione la disoccupazione è infatti sempre causata dall’intervento legislativo in materia di lavoro.

H) Bene, ammesso tutto questo, io credo che ragionevolmente con un 25% di prelievo fiscale complessivo tra imposte dirette e indirette rappresenterebbe un limite invalicabile per qualunque paese moderno e civile. (chi è d’accordo metta la X accanto alla lettera H).

Quel limite l’abbiamo superato decenni fa. Quei pochi paesi civili che oggi cercano di non superarlo offrendo un trattamento civile ed umano a chi cerca rifugio sul loro territorio finisce in una lista nera compilata dagli inferni fiscali che non ammettono concorrenza. Sono talmente pochi che la loro accessibilità è ovviamente ristretta solo ai super ricchi (molto spesso proprio coloro che appartengono alla classe dirigente degli inferni fiscali).

Sarò utopista ma l’unica maniera per uscire da questa crisi, lo riconfermo semplicemente visto che era tra le conclusioni del mio libro, è invertire questo trend e riaprire la concorrenza fiscale tra paesi sovrani. Un processo che passa necessariamente dalla costituzione di nuovi territori indipendenti che proteggano per statuto l’individuo e la proprietà privata (a partire da quella sul denaro) e che alimentino l’imprenditorialità con un trattamento fiscale bassissimo e per statuto invalicabile al di sopra di certe soglie. Tutto il resto, la ripresa economica, la prosperità, il benessere, la cooperazione pacifica, l’ordine politico e civile, verrebbero da sé, come conseguenza di queste due semplice scelte istituzionali.

Aspettiamo, osserviamo, speriamo, e intanto teniamo sempre la valigia pronta.

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Ps… non appena il libro delle lezioni di Huerta sarà pronto, metteremo in vendita nello shop, grazie a un accordo di rivendita con Liberilibri, anche il libro For Good and Evil di Charles Adams: l’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità. Indubbiamente un capolavoro che merita uno spazio nella libreria di ciascun lettore usemlab. Non credo ci sia testo migliore sull’argomento della tassazione, e in particolare su quel processo di confisca legalizzata che sistematicamente, quando spinta a livelli esagerati, conduce non solo all’evasione fiscale e alla rivolta ma anche alla decadenza culturale ed economica di una nazione.

A: X
B: X
C: X
D: X
E: X
F: X
G: X
H:X

* Link all’originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=787:i-conti-della-serva&catid=39:politiche-economiche&Itemid=176

 

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Showing 3 comments
  • Lorenzo
    Rispondi

    “…Ovviamente non sul modello americano che di privato ha solo l’etichetta dietro alla quale si nasconde un magna magna persino peggiore di quello pubblico europeo”

    Finalmente qualcuno che si accorge che il sistema sanitario americano non è privato!

  • michele lombardi
    Rispondi

    l’America e’ mooooolto meno privata di cio’ che si crede.
    e’ solo uno stereotipo, un mito.
    gli USA sono uno stato iper-fallito, fatto di pochissimi monopoli, pochissimi veri produttori e milioni di parassiti.
    tra USA ed EU non so cosa sia peggio, ma credo gli USA siano di gran lunga messi peggio.
    molto peggio.

  • Bisata'
    Rispondi

    Esaudente articolo, bravo ,leggero quanto prima il tuo libro.

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