In Economia, Esteri

quantitative easing QEDI FRANCESCO CARBONE*

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Articolo in lingua originale di Thorstein Polleit, inizialmente pubblicato sul sito americano del Mises Institute e tradotto per il sito italiano vonmises.it da Francesco Simoncelli.

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Nelle analisi monetarie, il bilancio del settore bancario commerciale è solitamente tenuto separato dal bilancio della Federal Reserve (FED). Tuttavia, combinando i due bilanci potremmo ottenere molte più informazioni. In primo luogo, la somma dei volumi finanziari delle banche commerciali e della FED fornisce una comprensione decisamente migliore di quella che è l’espansione del settore monetario nel suo complesso e nel corso del tempo — specialmente in tempi di crisi finanziaria ed economica
In secondo luogo, tale aggregato rivela che in tempi di crisi la banca centrale pone inequivocabilmente in cima ai suoi pensieri l’interesse del settore bancario, con le sue politiche monetarie tese a “ripristinare la salute del settore bancario.”
I. L’Espansione Monetaria è costantemente alimentata
L’espansione del bilancio della FED come accaduto dalla fine del 2008 in poi non solo ha contribuito ad evitare che il settore bancario riducesse le sue dimensioni,  ma ha fatto continuare l’espansione del sistema monetario, come dimostra il grafico qui sotto.
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La FED ha ampliato il proprio bilancio attraverso l’offerta di credito aggiuntivo al sistema bancario commerciale e attraverso l’acquisto di bond (governativi e ipotecari) da banche e non-banche. Di conseguenza, il bilancio combinato delle banche commerciali e della FED è salito a un livello record di quasi il 115% del PIL nel quarto trimestre 2011.
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II. L’Aumento dello Stock dei mezzi di pagamento
 L’espansione del bilancio aggregato delle banche commerciali e della FED è stato accompagnato da un aumento dello stock dei mezzi di pagamenti che possiamo vedere nell’aggregato M1. E’ aumentato del 58% da Agosto 2008 a Febbraio 2012.
All’interno di M1, i depositi a vista sono saliti da $314 miliardi a $772 miliardi, un aumento del 146%. L’aumento dei mezzi di pagamento può essere in parte dovuto ai tassi d’interesse straordinariamente bassi (ovvero, i costi di opportunità straordinariamente bassi per il possesso di denaro).
Tuttavia, ciò può anche essere dovuto agli acquisti della FED di bond dalle cosiddette non-banche (ad esempio, famiglie private, fondi pensione e compagnie di assicurazione). Sotto tali operazioni la FED aumenta direttamente i mezzi di pagamento; è una politica di aumento della quantità di moneta che avviene al di fuori dell’espansione del credito bancario.
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L’aumento dello stock dei mezzi di pagamento negli ultimi anni è un segno inequivocabile di ciò che può essere chiamato, economicamente parlando, inflazione, un punto di vista sostenuto dalla Scuola Austriaca d’economia.
Un aumento dello stock di moneta porta, necessariamente, a un calo del potere d’acquisto della moneta stessa — rispetto a una situazione in cui questa variazione non c’è stata.
Cosa più importante, un aumento dello stock di moneta impedisce di fatto un aumento del potere d’acquisto del denaro — che si sarebbe verificato se la FED non avesse fatto aumentare di numero i mezzi di pagamento nelle mani delle banche commerciali e delle non-banche.
Ci si può aspettare che un aumento dello stock di moneta si traduca in un aumento dei prezzi — sia che si tratti di prezzi dei beni di consumo (attraverso, ad esempio, i prezzi delle materie prime) o di prezzi degli asset (ad esempio azioni ed immobili).
L’aumento dei prezzi erode il potere d’acquisto del denaro e danneggia la funzione (di coordinamento) dei prezzi di mercato, facendo sì che gli agenti di mercato prendano decisioni frutto di cattive informazioni e si imbarchino in investimenti improduttivi.
Tale politica non è affatto neutrale. I vincitori della politica della FED sono, ad esempio, i titolari di quei beni o asset a cui si impedisce di calare di prezzo,, mentre i perdenti della politica della FED sono i possessori della moneta: viene impedito loro di acquistare a prezzi inferiori.
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III. Il Boom Che Deve Finire in Depressione
La continua espansione dell’offerta di moneta— una politica monetaria che si spinge ben oltre il semplice desiderio di impedire agli aggregati monetari di collassare— è indicativa di tentativi di far continuare il boom, causato dall’espansione del credito bancario in circolazione.
Tuttavia, una tale politica non sarà in grado di curare il malessere economico e politico determinato in primo luogo dall’espansione del credito bancario. In realtà, tale politica monetaria renderà le cose molto peggiori nel lungo periodo.
E non solo spianerà la strada verso una profonda depressione, attraverso la quale l’economia sarà finalmente riportata in equilibrio; rovinerà anche la valuta. Ludwig von Mises (1881-1973), in Interventionism: An Economic Analysis (1940), osservò,
Il boom non può continuare indefinitamente. Ci sono due alternative. O le banche continuano l’espansione del credito senza restrizioni e provocano in questo modo un costante aumento dei prezzi e un numero sempre crescente di speculazioni, che, come in tutti gli altri casi di inflazione illimitata, terminano con un “crack-up boom” ed un crollo del sistema monetario e creditizio. Oppure le banche si fermano prima di raggiungere questo punto, rinunciando volontariamente a un’ulteriore espansione del credito e provocando quindi la crisi. In entrambi i casi ciò che ne segue è una depressione.[1]
In questo contesto, la conclusione è che la politica monetaria di continuare ad espandere l’offerta di denaro attraverso la circolazione di credito bancario a tassi di interesse artificialmente bassi è in realtà la peggiore di tutte le politiche monetarie.
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Showing 8 comments
  • michele lombardi
    Rispondi

    finalmente come dicevo da anni, a creare moneta SONO SOLO LE BANCHE COMMERCIALI
    le banche centrali hanno solo sostituito temporaneamente il mercato per non fare fallire centinaia di banche alla volta, appena le situazioni di mercato andranno meglio rivenderanno tali titoli

    dimenticate le iniezioni che producono inflazione e puttanate varie, la fuori c’e’ solo deflazione e aridita di credito e pagamenti.

    basta

  • michele lombardi
    Rispondi

    Mises di moneta non capiva un cazzo, e’ ovvio. infatti la …scuole di minchiate austriaca … non e’ seguita da nessuno ne”e universita e’ ancora meno nel mercato. solo pensionati bloggers e gente frustrata.
    basta guardare cosa e’ successo/non successo finora.
    se aumentasse il valore aggiunto dell’economia pari alla quantita di moneta ci sarebbe sempre stabilita.
    non deve esserci mai restringimento monetario dove chi ha idee, piani, progetti debba schiavizzarsi a chi ha capitale. lo stesso per chi lavora.
    altrimenti 100000000 rivoluzioni d’ottobre nel mondo.
    la scuola austriaca e’ semplicemente criminigonea, e’ pura aristocrazia e plutocrazia che sogna di essere sempre piu ricca tenendosi stretta l’oro-moneta senza lavorare.
    e’ ignoranza e aristocrazia cristiana bianca criminale.
    il passaggio successivo e andare in Africa e schiavizzare popoli e rubare materie prime dicendo “ma noi abbiamo l’oro che vale tutto cio”.

    ficcatevelo nel culo l’oro.

    • Nicola
      Rispondi

      Ma dove la vede tutta questa deflazione, sig. Von Lombarden? Complimenti per la finezza dei suoi messaggi. E’ il migliore sponsor per l’acquisto di oro (e di crocifissi in oro). Buona Pasqua.

      • mario
        Rispondi

        Von Lombarden? Questa si che è buona. Bravo Nicola.
        Che ci vuoi fare Nicola, perdoniamoli che ci conviene.
        Quando avremo finito le guance si piglieranno a schiaffi da soli.

  • michele lombardi
    Rispondi

    vedo che sei cristiano quindi tra due persone che hanno un abisso di coscienza come differenza non e’ possibile parlare.
    parlo di cristianeismo e gold standard col tono che meritano, spazzatura umana, invenzioni criminali.

    mi rivolgo agli altri: come chiamate il crollo dei prezzi, delle produzioni, degli ordini, il valore che apprende la moneta perche’ ne gira sempre meno, la gente che vende e lavora senza essere pagata sperando nel futuro?
    deflazione.

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