In Anti & Politica, Economia

DI FRANCESCO CARBONE*

Tutti abbiamo visto quel capolavoro che è il primo film di Matrix (gli altri secondo me potevano anche risparmiarseli). Uno degli episodi più belli è la scelta tra la pillola blu e la pillola rossa. Ebbene chi ha compreso il Truffone costituito dalla moneta creata dal nulla e moltiplicata dal sistema bancario a riserva frazionaria è come Neo: ha preso la pillola rossa ed è oramai consapevole. Allo stesso tempo però ha rinunciato alla beota ingenuità nella quale vivono ignare e felici le masse (felici mica più tanto di questi tempi, questo va ammesso) ed in ogni momento rischia di essere sopraffatto da un senso di impotenza.

Fabio Gallazzi, alias Gardel, tempo fa aveva lanciato nel forum un thread intitolato “Del capire perché il Truffone fa intristire”. Pubblico il suo primo post così come uno più recente dell’utente Dolphin. Spero che i loro interventi possano avviare una discussione sul tema che merita di essere aperta a tutti. Io personalmente nel thread non ho postato nulla. Aver compreso il Truffone non mi rende affatto triste. Piuttosto come ho appena scritto mi fa sentire impotente. Molto volentieri mi fa anche incazzare. Ho la consapevolezza che oramai non si possa fare più nulla per poter cambiare le cose. Il Truffone arriverà alla fine dei suoi giorni con uno schianto che lascerà le masse allo stesso tempo inebetite e furiose. Molto probabilmente senza la guida della scienza economica abbracceranno apertamente nuove forme di pianificazione centralizzata ancora più pervasive, invadenti e privative della libertà individuale di quelle attuali.

Tuttavia rendersi conto del Truffone dà la possibilità a ciascuno di potersi muoversi nel proprio intorno individuale come guidati da una bussola preziosa. Ci dovrebbe far sentire degni di una onestà intellettuale davvero rara. Dovrebbe averci dato gli strumenti per difenderci dalla confisca inflazionistica. Infine, la nostra consapevolezza individuale, per quanto inutile nel contesto contigente ed autodistruttivo del Truffone, rimane pur sempre il necessario appiglio per le speranze di chi verrà un domani. Nel proprio piccolo, chi ha compreso il Truffone e fa opera divulgativa per farlo capire ad altri, sta offrendo solo la Verità… niente di più, esattamente come a suo tempo fecero Mises, Rothbard, Hayek.
DEL CAPIRE PERCHE’ IL TRUFFONE FA INTRISTIRE
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10 Marzo 2012, gardel:

Perchè rende ridicole le nostre adolescenziali illusioni di vivere in un sistema relativamente giusto, dove siano prevalenti le ragioni dell’interesse pubblico e reale una certa libertà personale, e dove ogni essere umano ha un certo potere di autodeterminazione. Capire il Truffone ti fa realizzare che sei nelle mani di ingegneri sociali psicopatici che ragionano con spirito tecnicistico-deumanizzato e probabilmente pensano a te come un allevatore di polli pensa ad un pollo individuale nel suo allevamento, la cui unica preoccupazione umanamente comprensibile è quella di restare al comando dell’allevamento di polli, accada quel che accada. Quindi cosa volete che gratifichi fare un po’ di cash sull’oro o sull’argento, quando ti rendi conto di come è organizzato il sistema. Molto meglio essere cattivi investitori in un sistema basato su una decente umanità e libertà e rispetto per le masse da parte degli ingegneri-capo che avere fiat-gain in un mondo le cui arroganti divinità ti trattano come un pollo d’allevamento.

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31 Marzo 2012, Dolphin:

Perchè ti fa capire di essere su un treno in corsa a folle velocità e i binari finiscono dritti in un burrone. Ma anche se te ne accorgi, è inutile perchè nessuno può sentirti: tutti ridono e cantano a squarciagola e fanno festa, ignari, felici e incuranti. E il macchinista più di tutti, sempre ubriaco e strafatto.

Perchè ti fa capire che il merito non esiste e mai verrà riconosciuto. Che non c’è differenza tra chi lavora, si impegna e cerca di affinare le proprie capacità e chi invece ozia e vive del lavoro altrui. Proprio come a scuola, a fine anno, tutti verranno promossi, sia il secchione che il nullafacente, il voto finale è un particolare irrilevante, uno specchietto per le allodole. Quando arriverà l’inverno, la cicala non morirà, semplicemente mangierà le provviste che la formica ha accumulato e, se persino quelle non basteranno, mangerà anche la formica.

Perchè ti fa capire che la società non è fatta per lasciar crescere spontaneamente le abilità e il talento delle persone ma è progettata per annullarli ed estirparli. Che l’educazione non è progettata per stimolare la creatività ma per ottundere l’ingegno ed evirare le menti, per trasformare un suolo fertile e rigoglioso in un arido deserto. In quel giardino appassito non crescono alberi sani e forti ma edere storte e malate, piante prive della propria indipendenza ed individualità, incapaci di sostenere il proprio stesso peso, solo adatte ad attaccarsi ad una struttura preesistente e precostituita.

Capire il Truffone fa intristire soprattutto quando vedi lo stuolo di politici, professori e accademici, autorità e giornalisti e li senti ogni giorno tessere le lodi e decantare le qualità del loro padrone. E’ uno spettacolo bestiale e sconcertante vedere questi individui, cortigiani e giullari, scribi e puttane, prostituire la loro intelligenza e coscienza, sprecare il loro talento ed energie al servizio di una simile causa.

Perchè ti fa vedere che l’umanità intera è malata di una malattia e non lo sa. Una malattia che si diffonde virulenta tra la gente, come un virus che annebbia la ragione e indebolisce la volontà. E quando ne diventi immune, è ancora peggio, perchè anche se tu sai di essere sano in mezzo ad un oceano di malati, per loro, sei solo un malato in mezzo ad una moltitudine di sani. Nessuno vuole sentirsi dire di essere malato. Occhio non vede, dente non duole.

Perchè alla fine, senza truffone e tutto quello che ne deriva, si starebbe tutti meglio. E no, senza stato sociale i poveri non morirebbero tutti di fame, malattie o di ignoranza. Al contrario, sarebbero liberi di affrancarsi dalla loro condizione. Con la libertà, al contrario di quello che asserisce pensiero dominante, non si aumenterebbe il rendimento ma anche il rischio: tutto all’opposto, si aumenterebbe il rendimento, diminuendo il rischio. Ma la gente questo non lo capisce e, tristemente, si lascia illudere da quella suadente e dolce menzogna che è lo stato sociale.

Perchè in sostanza, il truffone, è la storia più vecchia del mondo, sempre lei: è la storia dell’uomo sordo agli imperativi morali e di giustizia che risuonano innati dentro ognuno di noi. E’ la storia dell’uomo che sceglie il male come via, l’inganno come metodo, la violenza come pratica. Di colui che preferisce rubare il lavoro altrui al lavor proprio, che ama la distruzione più della creazione.

Ma soprattutto fa intristire perchè, a volte, ripensandoci, hai il dubbio tremendo e umiliante che se potessi scegliere di nuovo quale pillola prendere, sceglieresti quella blu, sacrificando la verità ad una felicità ignorante e un po’ artefatta che sa di droga chimica, ma pur sempre felicità.

 

* Link all’originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=788:pillola-blu-o-pillola-rossa&catid=23:economia-narrata&Itemid=178

 

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Showing 6 comments
  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Belle riflessioni, intrise d’un accorato pessimismo leopardiano. Purtroppo però non è possibile tornare indietro e cambiar pillola, perché una volta disvelato l'”orrido vero” rimane preclusa ogni scelta a ritroso: la conoscenza è sofferenza, una volta gustato il frutto proibito della Scienza del Bene e del Male si viene estromessi dall’Eden.
    Probabilmente se il genio di Recanati, finissimo filosofo oltre che sommo poeta, fosse vivo oggi, sarebbe come ai suoi tempi un isolato, non si unirebbe al coro becero di chi inneggia alle “magnifiche sorti e progressive”, si mostrerebbe assai scettico sull’Unione Europea come guardò perplesso al movimento risorgimentale dopo i primi entusiasmi giovanili. Anche se qualcuno ha voluto vedere in lui un socialista ante litteram, io mi diverto a pensare che invece, forse, oggi sarebbe un libertario…

    • macioz
      Rispondi

      “Chi mi chiedesse quanto e fino a qual segno la filosofia si debba brigare delle cose umane e del regolamento dello spirito, delle passioni, delle opinioni, de’ costumi, della vita umana; risponderei tanto e fino a quel punto che i governi si debbono brigare dell’industria e del commercio nazionale a voler che questi fioriscano, vale a dire non brigarsene nè punto nè poco.
      E sotto questo aspetto la filosofia è veramente e pienamente paragonabile alla scienza dell’economia pubblica. La perfezione della quale consiste nel conoscere che bisogna lasciar fare alla natura, che quanto il commercio (interno ed esterno) e l’industria è più libera, tanto più prospera, e tanto meglio camminano gli affari della nazione; che quanto più è regolata tanto più decade e vien meno; che in somma essa scienza è inutile, poichè il suo meglio è fare che le cose vadano come s’ella non esistesse, e come anderebbero da per tutto dov’ella e i governi non s’intrigassero del commercio e dell’industria“

  • daniele
    Rispondi

    Ma che pillola blu e pillola rossa…..cos’è roba per il mal di testa!? Bisogna passare a sostanze pesanti per poter vivere nel mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie….altrimenti la semplici pilloline ti fanno ripiombare nell’incubo peggiore!
    saluti

  • Carlo Maggi
    Rispondi

    Gentile Sig. Carbone ,

    anch’io ho pensato molte volte alla scena di Matrix………ma non tornerei mai indietro…….la conoscenza e il miglioramento pretendono sempre un percorso di sofferenza…….che io sarò sempre disposto a pagare.

    Grazie di cuore a Lei e agli altri amici libertari……mi avete finalmente fatto vedere cosa c’è nella tana
    del Bianconiglio.

    Carlo Maggi

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Grazie, caro Macioz, per avermi “rubato” la citazione dallo Zibaldone, che al momento non avevo sotto mano: Grande Leopardi! Coglie veramenteb nel segno, anche se(anzi PROPRIO PERCHE’) non ha studiato Economia alla Bocconi…

    • macioz
      Rispondi

      Non c’è di che caro Butti.
      Certe verità sono sotto il naso di tutti, basterebbe tenere gli occhi aperti e il cervello in esercizio.
      Leopardi lo ha fatto per tutta la vita.

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