In Anti & Politica, Esteri, Libertarismo

DI DANIEL JAMES SANCHEZ*

Noi siamo il 99%! Questo slogan dei manifestanti di Occupy Wall Street. È stata definita la citazione più memorabile dello scorso anno. Costoro si organizzano dietro questo moto, lo fanno  per opporsi al malvagio 1%.

Per una manciata di manifestanti, essere  un membro del 1% significa essere un ricco destinatario di un salvataggio governativo, o qualche altra forma di welfare aziendale. Ma per i sostenitori radicali dell’eguaglianza economica, presenti nel movimento, significa semplicemente essere troppo ricchi. Si sostiene che l’1% più ricco del paese abbia accumulato ricchezze oltre un limite socialmente accettabile, a spese del 99%.

Qualunque cosa si pensi della situazione attuale del 99%, in quasi tutta la storia, le cose erano molto peggio per la stragrande maggioranza della popolazione. In età pre-capitalistica, il componente medio del 99% , era fortunato se riusciva a sopravvivere all’infanzia, ed era destinato ad una vita di la voro massacrante e povertà, costantemente sull’orlo della carestia, della malattia e della morte.

Gli unici individui che non avevano una vita miserabile erano l’”1%” dei tempi antichi. Questo 1% al vertice, in pratica, era lo stato. Era composto dai re francesi, i signori inglesi, i senatori romani, i visir egiziani, e tra i sumeri, dai sacerdoti del tempio. I membri di questa élite vissero nello splendore di Olimpia: servitori ai loro ordini, tanto cibo quanto ne potevano desiderare, case spaziose, abbondanza di gioielli, e una quantità enorme di tempo libero.

Naturalmente, questo stile di vita era condotto vivendo sulle spalle delle masse. E ‘stato il 99% che ha prodotto il pane che sfamato le bocche dell’1%, che ha abbattuto gli alberi per costruire i loro palazzi e che ha estratto i  metalli preziosi e le pietre per ornare i loro corpi.

Tutto quello che i manifestanti di Occupy Wall Street dicono oggi sul 99% e l’1%, all’epoca sarebbe stato perfettamente giusto. La ricchezza nella società era come una torta di dimensione fissa. Più grande era la fetta di torta che l’1%prendeva per se stesso, tanto meno rimaneva per il 99%. Ogni lusso goduto dall’1% è stato preso dalle risorse che avrebbero potuto rendere qualche membro del 99% meno miserabile.

Perché il  vecchio 99% accettava di convivere con l’1% che spadroneggiava su di lui? Perché queste persone non si ribellarono contro i loro padroni? Erano semplicemente intimoriti dai pugni e dalle sciabole lucenti?

No, come David Hume ha sottolineato, dal momento che “coloro che sono governati” sono sempre di gran lunga più numerosi “quelli che comandano,” il potere di un regime non può mai essere basato solo sulla forza bruta. I governati devono credere che il potere dei pochi è in qualche modo un bene per loro.

Forse i sacerdoti del tempio convinsero le persone che gli dèi si sarebbero infuriati  se i governanti non fossero stati obbediti:  che non sarebbe piovuto, e le colture non sarebbero cresciute. O forse il popolo ritenne che i governanti fossero una garanzia per la pace e l’ordine nella società.

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Non solo il 99% sopportò l’1%;ma lo mise su un alto piedistallo. Il 99% conferiì all’1% il potere.

Come Ludwig von Mises ha precisato, il potere reale, quello che lui chiamava “il potere ideologico” poggia sempre sul sostegno dell’opinione pubblica. Se l’opinione pubblica intendesse rovesciare un qualsiasi regime, i suoi giorni sarebbero contati.

Mises è andato anche oltre sostenendo che l’opinione pubblica non solo determina chi è in carica, ma anche il carattere generale dell’ordinamento giuridico, o come diceva lui, ”se ci sia libertà o schiavitù”.

In definitiva l’unico tipo di tirannia che può durare è un’opinione pubblica tirannica.

La lotta per la libertà non è in ultima analisi, la resistenza agli autocrati o agli oligarchi ma la resistenza al dispotismo dell’opinione pubblica. [1]

Se i membri del 99% sono oppressi, sono essi stessi i loro oppressori, tramite l’oppressiva opinione pubblica.

Questo spiega la situazione politica del vecchio ordine (e di tutti gli ordini). Che dire della situazione economica? Perché la “torta economica” diventa raramente sempre più grande?

Si potrebbe pensare che nel corso del tempo, la gente diventi più efficiente nella produzione di merci  e quindi il tenore di vita migliori. Eppure, per millenni, difficilmente questo è avvenuto.

Le radici di questo stato degli affari economici si trovano nell’ordine politico sopra descritto.

Ancora una volta, per la maggior parte della storia della civiltà, l’1% al comando ha preso per sé una porzione enorme di quello che il 99% ha prodotto. E se un privato cittadino avesse mai accumulato abbastanza ricchezza da essere visibile, qualche potente gliela avrebbe espropriata. Questo è il motivo per cui andava di moda seppellir tesori  laddove i principi erano particolarmente voraci.

Con tale crescente confisca da parte del governo, non c’è mai stato un incentivo sufficiente per la grande accumulazione di capitale. Senza grande accumulazione di capitale, non ci può essere produzione di massa. E senza la produzione di massa, non ci possono essere grandi miglioramenti nella vita delle masse stesse.

E questo è fondamentalmente il motivo per cui il 99% ha avuto una vita così dura per quasi tutta la storia.

Poi, nei secoli XVIII e XIX,  è accaduto qualcosa di rivoluzionario . Un gruppo di filosofi ha iniziato a pensare con molta attenzione alla proprietà, al commercio, ai prezzi, e alla produzione.  Questi filosofi sono stati chiamati ”economisti.”

Riflettendo sulle leggi economiche che avevano scoperto, gli economisti sostennero che la società diventa molto più produttiva se la proprietà privata è più rispettata. Gli economisti dissero: “Laiissez faire et laissez passer.” Consentite alle persone di controllare la sua proprietà nel modo più esteso e completo possibile e tutti saranno più prosperi.

Questi filosofi economisti, persone come Richard Cantillon, Adam Smith e J.B Say,erano teorici. Scrissero libri brillanti, anche se a volte enfatici, che hanno cambiato le menti dei comunicatori: individui che Hayek chiamava °venditori di idee di seconda mano.°

Tra questi comunicatori professionali: c’erano scrittori, come Richard Cobden, e oratori, come John Bright. Questi ultimi scrissero opuscoli e fecero discorsi che cambiarono le menti di molti pensatori, anche se forse meno eloquenti,  che potremmo chiamare comunicatori occasionali. E questo strato di intellettuali, a sua volta, condusse il resto delle persone (che, nel linguaggio moderno potremmo definire “sheeple”) a cambiare la loro posizione sugli affari pubblici.

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Attraverso questo processo, l’opinione pubblica si spostò verso la convinzione che il governo dovesse essere il più limitato possibile, e i diritti di proprietà essere sacrosanti:  una dottrina chiamata ”liberalismo”.

Ancora una volta, come la società è organizzata, in ultima analisi, dipende dall’opinione pubblica. Quindi quando questa mutò, fece lo stesso anche la politica. Il capitale privato divenne più sicuro. Le restrizioni commerciali furono abolite, la stessa sorte toccò alle barriere doganali. La proprietà privata regnava sovrana come non mai.

E i risultati furono miracolosi. Come mai prima nella storia, le energie produttive dell’umanità si scatenarono. I lussi che una volta erano riservati per l’1% di élite furono presto prodotti in massa per il 99%. Servizi che prima nemmeno esistevano furono sviluppati, in prima battuta per i mercati di nicchia, ma alla fine anche per il mercato di massa.

La produzione di beni necessari schizzò alle stelle. La popolazione nelle parti del mondo toccate dal liberalismo esplose.  Le persone emarginate che altrimenti sarebbero morte, trovarono sostentamento. Quelli  che altrimenti sarebbero vissuti ai margini di una vita disastrosa, trovarono la loro sicurezza. E coloro che altrimenti sarebbero stati bloccati tutti i giorni in una prosaica fatica furono in grado di condurre una vita di comfort e raffinatezza.

Pure nel nuovo ordine c’era ancora un 99% e un 1%. Ma il 99% di questo periodo viveva meglio l’1% dei tempi passati. E la via principale per salire all’1% era diventare un capitalista imprenditore di successo: cioè cercare di servire il 99% (le masse dei consumatori) meglio dei concorrenti.

Nel vecchio ordine, gli aspiranti membri dell’élite, al fine di andare avanti nella loro strada, avrebbero dovuto applicare la loro intelligenza e la loro ambizione per diventare conquistatori, governanti ed amministratori pubblici, e usare quei ruoli per sfruttare le masse. Nel nuovo ordine, chiamato da Mises “sovranità del consumatore” nel mercato, le loro capacità furono impiegate  per fornire servizi per le masse di consumatori sovrani.

I maestri divennero sudditi: funzionari ricchi, ma in ogni caso dei servitori.

La rivoluzione liberale ideologica aveva generato una rivoluzione industriale che Mises ha chiamato “Età del  Liberalismo” durò dal 1815 al 1914:  un secolo d’oro in cui l’uomo per la prima volta acquisì una vaga idea di cosa fosse veramente capace.

Tragicamente, l’Età del liberalismo fu chiusa da una controrivoluzione ideologica: un’ondata di pensiero statalista che fu responsabile di tutti i guai XX sec, così come di tutte le nostre attuali crisi economiche e geopolitiche.

Ora, il 99%, sotto la schiavitù di idee malsane, continua ad opprimere se stesso.  Grazie allo stato calamitoso dell’opinione pubblica, le fila dell’1% ancora una volta si stanno sempre più riempiendo non di capitalisti imprenditori che servono il 99%, ma dallo Stato e dei suoi compari che lo sfruttano e impoveriscono. E i rimedi redistribuzionisti  stilati dal 99% medesimo, potrebbero solo accelerare questa tendenza.

Se la nostra civiltà vuole essere salvata  – la marea dell’opinione pubblica deve cambiare a sua volta – e sarà grazie alle idee  formulate da teorici come Mises e dagli studiosi che lavorano nel solco della sua tradizione. Ma questo può avvenire solo se queste sane idee saranno effettivamente diffuse da una nuova generazione di comunicatori.

Ecco perché il Mises Institute e Mises.org sono così vitali. E per lo stesso motivo questa generazione comunicatori amatoriali,  che ha diffuso il messaggio di libertà attraverso  Facebook,  YouTube e simili, è di enorme importanza.

Come Mises ha scritto,

La fioritura della società umana dipende da due fattori: il potere intellettuale degli uomini eccezionali di concepire sane teorie sociali ed economiche, e la capacità di rendere queste ideologie appetibili per la maggior parte degli altri uomini [2].

Possano le idee sane prevalere di nuovo e, se così sarà, la società umana prosperare.

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Articolo di Daniel James Sanchez su Mises.org

 

*Link all’originale: http://vonmises.it/2012/05/15/il-99-e-lun-percento/

Traduzione di Loris Cottini

 

NOTE

[1] Ludwig von Mises, Theory and History, capitolo 3.

[2] Mises, Azione umana ,capitolo 37.

 

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Showing 4 comments
  • Drago78
    Rispondi

    Perfettamente d’accordo, articolo ineccepibile dalla A alla Z. Complimenti a chi l’ha scritto.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Scriveva David Hume nel 1741 : “…a chi considera le cose umane con occhi filosofico, nulla appare più sorprendente della facilità con cui la maggioranza viene governata da una minoranza e dall’implicita sottomissione con cui gli uomini rinunziano ai loro propri sentimenti e alle loro proprie passioni a favore di quelle di chi li governa…..”
    Parole sempre vere, soprattutto per i nostri tempi. Ho provato a spiegare questa cosa, con i risultati delle ultime amministrative. Guardate il video di 2 minuti e mezzo che ho realizzato
    https://www.youtube.com/watch?v=dm50oqqow6o

  • serpe
    Rispondi

    La cosiddetta “democrazia” è un tentativo di rendere protagonista il 99% delle sue proprie sorti. E la democrazia è un fallimento.
    Conseguentemente, come si fa a sostenere le tesi di questo articolo?
    La lezione che invece dovremmo imparare è che è giusto che l’1% abbia il totale potere. A patto che quest’uno per cento sia intelligente e saggio.
    Quindi l’unica cosa che il 100% deve condividere sono i principi guida della collettività, e a questi principi l’1% deve ispirarsi.
    Il problema dell’occidente che ha condotto al fallimento delle democrazia è proprio la totale assenza di principi. E non si dica che la libertà è un principio. La libertà è un’idea fumosa e basta.

    • Antonino Trunfio
      Rispondi

      Siamo già prossimi a quell’uno per cento, dal punto di visto politico, cioè dei pupi messi in qualche palazzo ad ammansire le masse beote per conto del puparo invisibile che non viene eletto e non rilascia interviste o proclami o moniti del dinosauro dal quirinale.
      Quanto al vero potere, siamo ben al di sotto dell’ 1 %, diciamo intorno all’1 / 100.000.000 e non è un numero inventato.
      Quindi rallegrati se dividi il mondo tra chi deve avere il potere e chi lo deve subire.
      Io vorrei far parte di quelli che non vogliono alcun potere sugli altri, ma non intendono sottomettersi a nessun’altro all’infuori di Dio.
      AMEN.

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