In Anti & Politica, Economia, Esteri

DI GPG IMPERATRICE*

Si fa un gran parlare di EURO, e di salvezza della Moneta unica.

Tutti guardiamo con ansia l’evoluzione della crisi e la speranza complessiva e’ che alla fine si metta una toppa, e che la Germania garantisca per I debiti dei PIIGS e salvi l’Euro.

Ma a noi conviene? ce lo siamo mai chiesti?

Proviamo a dare una risposta a cio’, partendo da dati.

 

COS’HA  COMPORTATO L’EURO?

Allego una sequenza di slides che ho eleborato, con brevi commenti annessi. Datevi una risposta conclusiva da voi su chi abbia beneficiato dell’EURO e chi ne e’ stato penalizzato.

 

PRODUZIONE INDUSTRIALE

 

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INFLAZIONE

 

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COSTO DEL LAVORO E PRODUTTIVITA’

 

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EXPORT

 

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SALDO COMMERCIALE E BILANCIA DEI PAGAMENTI

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DISOCCUPAZIONE

 

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QUALCHE RIFLESSIONE SUL TEMA

FOCUS SULLA GERMANIA E SULLA SUA PERFORMANCE

Una combinazione di fattori ha portato i sindacati tedeschi ad accettare aumenti salariali modesti durante il 2000-2008. Molto morbida la crescita economica e l’aumento della disoccupazione nel periodo 2000-2005 ha sollevato timori di licenziamenti di lavoro. Il primo ministro Schroeder con “Agenda 2010″ riformo’ le reti di sicurezza per i disoccupati, incoraggiando le persone ad accettare posti di lavoro inferiore a pagamento. L’inflazione è stata bassa, con una media di circa 1,5% nel 2000-2008 (persistente al di sotto della media della zona euro di circa 2,25%).
In queste circostanze, i sindacati tedeschi hanno lavorato a stretto contatto con i leader di governo e di business accettando aumenti salariali modesti in cambio di sicurezza del lavoro. Questi fattori di miglioramento della competitività internazionale della Germania ha costruito le fondamenta per la sua sovraperformance economica. La crescita trainata dalle esportazioni ha sostenuto un numero crescente di posti di lavoro che ora sono sani alimentando la crescita della domanda interna e dei salari reali.

FOCUS SULLE ALTRE NAZIONI

Allo stato attuale, la perdita di competitività in molti paesi della zona euro, aggiunge un ostacolo complicato e difficile da rimuovere. L’austerità fiscale è necessaria, ma non è un sostituto per il ripristino di un certo grado di competitività. Il sostegno finanziario da parte della BCE e altre istituzioni governative sono prestiti ponte provvisori che non risolvono I problemi.

Diversi commenti sulla spinta di austerità fiscale sono appropriati.
• In primo luogo, i livelli di spesa e tasse nei paesi dell’Unione europea sono già molto elevati, danneggiando la crescita potenziale.
In Francia e in Italia, la spesa delle amministrazioni pubbliche supera il 50% del PIL, ma è altrettanto elevata in Grecia e Portogallo. Aumentare le tasse ulteriormente danneggiando la performance economica, in presenza di ampie spese inefficient, e’ semplicemente folle, e causa tracolli economici. L’Austerità fiscale deve venire da tagli alla spesa. I tagli di spesa, specie a quella improduttiva, non sarebbero così dannosi per la performance economica come l’aumento delle tasse.
• In secondo luogo, la stragrande maggioranza della spesa pubblica è per pensioni di vecchiaia, assistenzialismo, sostegno al reddito, ecc, mentre ben poco è assegnata agli investimenti orientati ad attività.
Ciò genera disoccupazione. La bassa spesa per investimenti vincola la capacità produttiva. Mentre è noto che per una politica di austerità fiscale è necessario fare delle pensioni meno generose ed inique e tagli feroci a becero assistenzialismo, la riallocazione delle risorse nazionali verso le attività che aumentano la capacità produttiva è necessaria per migliorare la performance economica, l’occupazione ed I salari reali nel corso del tempo.
Nazioni cui ha eroso la competitività devono aumentare la produttività o ridurre i salari reali rispetto agli standard internazionali, non si scappa da cio’.

Pero’ molte nazioni europee sono entrati recessione (anche a causa di manovre economiche piene di tasse). L’Implementazione di austerità di bilancio, insieme con gli effetti vincolanti della riduzione della leva finanziaria e la più stretta disponibilità di credito, limiterà la domanda interna e le nazioni non competitive avranno difficoltà a generare un aumento delle esportazioni. Alcuni (come la Grecia) soffrono molto bassi investimenti diretti esteri. Aumentare la produttività del lavoro che aumenta la competitività del lavoro sarà difficile da raggiungere in questo ambiente di domanda di prodotti debole. Le implicazioni di questo ragionamento sono evidenti.

Per le nazioni della zona euro che non possono svalutare le loro monete, e hanno un limitato potenziale per aumentare la produttività, c’è solo un modo per ristabilire la competitività: politiche deflazionistiche e riduzioni dei salari reali.
Potenti sindacati, sia pubblici che privati, sI oppongono fortemente a tagli salariali. Ritardi di regolazione danneggiano la performance economica e le finanze pubbliche. Alla fine, i lavoratori in Italia e altrove, dovranno rendersi conto che elevati rendimenti passati al lavoro non sono sostenibili.

 

CONCLUSIONI

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La mancata attuazione di quanto sopra evidenziato (riforme, riduzione salari, controllo inflazione, taglio spese) non potra’ che prolungare la sottoperformance economica e delle finanze nei vari paesi europei (Germania esclusa).  Durante questo periodo di transizione in cui le nazioni incorreranno nella sgradevole medicina dell’austerità (dopo anni di vivere al di là delle loro possibilità) un supporto finanziario temporaneo sarà necessario.

La BCE continuerà a tassi sempre più bassi, proseguira’ con l’acquisto di obbligazioni sovrane delle nazioni della zona euro in difficoltà, ed a fornire liquidità alle istituzioni finanziarie per facilitare il loro deleveraging e di ricapitalizzazione. Essa può impegnarsi in un programma di quantitative easing. La  Germania (e le nazioni sopra-performanti) procederanno alla fin fine a sovvenzionare le nazioni più deboli.

In ultima analisi, la zona euro dovra’ muoversi concretamente verso un’unione fiscale che fornira’ un meccanismo alternativo di regolazione, con un maggiore coordinamento normativo.
Ci sono, tuttavia, i limiti alle risorse che le nazioni benestanti saranno disposte a trasferire alle nazioni in difficoltà, in particolare senza garanzia delle necessarie riforme economiche. In definitiva, la riforma da raggiungere è nelle mani delle singole nazioni. La mia impressione è maggior parte delle nazioni europee finiranno per compiere passi significativi che li muovono verso percorsi sostenibili, ma sarà una strada accidentata.

Inoltre, le varie nazioni, stanno perdendo tantissimo tempo, e cio’ aggrava terribilmente il problema ed i costi della soluzione.

Ovviamente esiste un punto di non ritorno, oltre il quale, le future mosse che dovrebbero essere prese (in ordine: QE, Eurobond, Disciplica fiscal commune, unione politica europea reale), diventeranno inutili, perche’ il costo complessivo diventerebbe eccedente ai benefici dell’implementazione dell’azione (che quindi avra’ solo effetti temporanei).

 

PS: personalmente credo che in questo quadro, e di fronte a 3-4 anni di balletti, l’Italia farebbe bene a pensare seriamente ad uscire dall’Euro, anche perche’ la moneta unica ha prodotto Danni immensi all’economia reale come dimostrato, ampiamente superiori ai benefici (calo interessi, etc). Anche le stime che parlano di Armageddon in caso di svalutazione sono delle “sparate”, ed alla fin fine la Lira svaluterebbe del 20-25% (dopo forti oscillazioni iniziali), che altro non e’ che la perdita di inflazione rispetto all’ultima svalutazione (in genere le svalutazioni si risolvono in queste dimensioni). Ovviamente in parallelo a cio’, dovrebbe fare le Riforme e ridurre drasticamente la spesa “improduttiva”, a vantaggio di riduzioni fiscali per i “produttori” e per le spese “produttive”, in primis investimenti.

Fa comunque specie, che sia proprio la Germania, la maggiore beneficiata dall’Euro, ad essere la piu’ restia a tenerlo in piedi, e paesi come l’Italia a fare di tutto per tenere in piedi l’Euro, quando tutto sommato non ci conviene per niente, ed altro non produrra’ in future che poverta’ e perdita di ricchezza, come gia’ visto negli ultimo 10 anni.



*Link all’originale: http://www.rischiocalcolato.it/2012/05/uscire-dalleuro-dati-per-ragionarci-sopra-prima-comunque-di-farci-ragionare-stamperanno.html

 

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Showing 7 comments
  • Drago78
    Rispondi

    Troppe magie, casi fortuiti, coincidenze ecc… la cosa puzza e molto, e si che il pesce puzza dalla testa… dunque ci siamo capiti, tranne per pochi (i soliti a dire il vero…), per tutti gli altri la UE, si è rivelata la solita ed ennesima presa per il culo. Ottimo articolo cmq, che chiarisce il tutto. Saluti.

    • GPG Imperatrice
      Rispondi

      la ringrazio

  • antonio
    Rispondi

    l’articolo descrive perfettamente cose che vado dicendo da anni… ma poi non giunge alle conclusioni necessarie. l’euro ha significato un’artificiale aumento del costo-italia internazionale, circa un 30%, e una corrispettiva diminuzione del costo-germania. ora, per eliminare quest’anomalia artificiale, perchè abbassare i salari e puntare a una deflazione interna (mettendo in ginocchio il popolo, imprenditori compresi) quando si potrebbe deflazionare tutto semplicemente USCENDO DALL’EURO?
    se si rimane nell’euro non c’è scampo… al massimo si può sperare di iniziare a vivere da mantenuti della germania (vedi le misure proposte a fine articolo)… ma non eravate voi che denunciavate il “parassitismo” del sud italia nei confronti del nord?
    peccato che se veramente il partito antieuro prendesse forza, cominceranno… le bombe sui treni…

    • GPG Imperatrice
      Rispondi

      Nell’articolo c’e’ una conclusione (apra il LINK all’originale SU RISCHIO CALCOLATO di cui sopra, perche’ sul sito del Movimento Libertario qui s’e’ perso il Post Scriptum). Saluti

  • antonio
    Rispondi

    letto.
    ma chi è in realtà “l’italia” che insiste per rimanere nell’euro? quella a cui l’euro conviene, ovvero la GRANDE IMPRESA che può e vuole delocalizzare, che avrebbe molte difficoltà a farlo con una moneta svalutata in tasca e pagando interessi maggiori alle banche. tutti gli altri sono semplicemente PLAGIATI dai politici e dai media, ventriloqui della grande impresa.

    • Drago78
      Rispondi

      Lei ha ragione, tra i beneficiari di ciò c’è anche la GRANDE IMPRESA, ma ricordiamoci anche degli altri beneficiari di ciò. Le banche, i vari governi dei vari stati vessatori ed oppressori fiscali fino all’inverosimile, l’FMI e via dicendo. Ricordo che se la GRANDE IMPRESA, delocalizza è solo e soltanto colpa dei singoli stati, e della tassazzione assurda, in particolar modo del nostro paese che è record europeo forse mondiale in questo campo. Mi pare ovvio che uno vada là dove può tarre un minimo di profitto, necessario per investire in produzione, ricerca e pure per se stesso. In Italia al contrario va quasi tutto allo stato, quindi scelta comprensibile da parte loro. La colpa è solo e soltanto del governo e dello stato sprecone. Abbassasse ste stramaledette tasse una buona volta, vedrebbe che la situazione cambierebbe, altrimenti cavoli suoi… che delocalizzino pure, hanno il totale e pieno appoggio, pur dispiacendomi per gli esodati ci mancherebbe.

  • antonio
    Rispondi

    concordo che di tasse non se ne può più.
    però, uscendo dall’euro e svalutando, il pil ripartirebbe e anche un po’ di inflazione farebbero immediatamente diminuire il debito e sarebbe facile abbassare le tasse, creare incentivi per le imprese, come oggi fa ad esempio la serbia.
    tieni presente che una nazione come l’italia può solo basarsi sull’industria (il terziario è solo un moltiplicatore), se questa delocalizza non c’è scampo per nessuno.

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