In Anti & Politica

DI LEONARDO FACCO*

Ieri, nel suo girovagare tra Milano e Bologna, Monti ha esternato a più riprese, tanto per non farci mancare le panzane quotidiane che distribuisce da 6 mesi a questa parte. Ecco cosa ha detto:

1- “La Merkel dice che l’Italia ce la fa, ma l’Italia ce la fa non perché lo dice la Merkel”. Gli italiani presenti al “Teatro Arena” di Bologna (in compagnia di Eugenio Scalfari!), dopo aver udito cotanto spasmo nazionalista, si sono ovviamente spellati le mani applaudendo.

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2- “Ci siamo spostati dall’orlo del precipizio solo che il cratere si sta allargando e siamo di nuovo in una crisi”. E ha aggiunto: “Il percorso della crescita è lungo e faticoso, ma presto si vedranno alcuni effetti”.

Questa seconda dichiarazione, rilasciata a Milano, mi preoccupa particolarmente, perché potrebbe essere tradotta, dal burocratese alla lingua volgare, in questo modo: “Son sei mesi che vi martello con le imposte, vi ho fatto credere che le cose sarebbero migliorate, ma il cratere, ovvero la voraggine dei conti pubblici italiani, è talmente grande, che siamo ancora nella palta, proprio come quando governava il mio predecessore”. Affermazione preoccupante, perché lascia presagire un futuro ancor meno roseo del previsto, nel quale si potrebbero addensare all’orizzonte ulteriori nubi gonfie di tasse. Il solo fatto Monti abbia cooptato al governo Giuliano Amato – propugnatore di una patrimoniale da 30.000 euro a testa – mi fa accapponare la pelle.

In un paese con una pressione fiscale come l’Italia, nel quale un ex-ministro ebbe a dire che “le tasse sono bellissime”, c’è da aspettarsi di tutto, soprattutto da dei “ballisti di professione”, che si “guadagnano” da vivere estorcendo le ricchezze che produciamo. Spesso vi raccontano che la pressione fiscale è del 52, forse del 54%. Corbellerie! La pressione fiscale reale in Italia varia tra il 69% per un lavoratore dipendente e l’85% per le imprese (total tax rate).

C’è un mondo straordinario di intellettuali, colpevolmente semisconosciuti (specialmente alla Bocconi), che ha lasciato centinaia di scritti contro la tirannia fiscale: da John Locke, Henry Clark Wright, Lysander Spooner fra i primi, fino ai contemporanei Murray Newton Rothbard, Ayn Rand, Friedrich von Hayek, Michael Novak, Pascal Salin e Charles Adams, oltre ai nostranissimi Sergio Ricossa, Maffeo Pantaleoni, Bruno Leoni, financo Luigi Einaudi. Tutti autori che hanno messo a nudo l’illegittimità dello Stato tassatore, non di rado elogiando l’evasore fiscale (costretto a difendersi dai rapinatori di governo), descrivendo la sostanza del suo comportamento, consistente nel depredare le risorse degli amministrati senza il loro consenso e senza limite alcuno, comportandosi non diversamente da una banda di briganti.

Accettare pedissequamente la violenza dello Stato tassatore significa legittimare una condizione di schiavitù a cui si sottopongono i contribuenti, i quali sono spesso condizionati da slogan – falsi e tendenziosi – tipo “pagare tutti per pagare meno”. Vi ricordo, senza timor di smentita, cosa insegna la prassi: se tutti pagassero il dovuto, è quasi certo che il maggior gettito si tradurrebbe in maggiori spese da parte dei politici, sempre pronti a sprecare denari per alimentare consenso e clientele. Se analizzate la serie storica relativa all’aumento della spesa pubblica, e la confrontate con quella afferente la pressione fiscale, ve ne convincerete.

In Italia, lo Stato tassatore (lo Stato ladro, per dirla con Oscar Giannino) gode ancora di grandi consensi ahimé, persino fra i cosiddetti liberali, con somma gioia del premier. Nelle università, nei media, tra le caste varie della politica c’è un parafernale di para-assistiti (o parassiti) che senza le nostre gabelle sarebbe costretto a trovarsi un lavoro vero. Tutti odiano gli evasori per il semplice fatto che questi mettono in pericolo i loro privilegi.

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Dimenticavo: ieri, tirandosela da bulletto, il “prufesur” ha persino ribadito quanto segue: “Noi ce la faremo, senza bisogno dei soldi della Merkel”. Per forza, prima di ricorrere agli aiuti altrui – cosa che temo sarà comunque costretto a fare – vuol finire di spennare la gallina dalle uova d’oro: tutti quanti noi.

 

*Link all’originale: http://www.lindipendenza.com/monti-bologna-scalfari/

 

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Comments
  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    si infatti !! scusa Leo ma perchè prendere i soldi all’Angelona quando ci sono i crucchi italioti !!!
    e poi ti prego non chiamare prefesur quel pirla. Chiamalo come solo si può epitetare : rag. Mariugo Montozzi e a seguire una bella scureggia all’anidride solforosa.
    https://www.youtube.com/watch?v=1LAf99BHMm8

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