In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

“Se si vuole salvare la democrazia europea, la tutela dei debitori deve essere garantita.” (G. Rossi)

In uno dei suoi classici sermoni domenicali sul Sole 24 Ore, Guido Rossi torna sulle traversie dell’Unione monetaria europea, bacchettando l’inconcludenza dei politici e lamentando lo strapotere della “grande finanza speculativa”, per favorire la quale si starebbe facendo affondare la Grecia. Dal canto suo, Rossi propenderebbe per fornire nuovi aiuti alla Grecia, senza peraltro fare il minimo accenno ai problemi di azzardo morale che essi comporterebbero e dimenticando che sugli aiuti finora ricevuti il Paese ellenico paga tassi inferiori a quelli ai quali si finanziano sul mercato Spagna e Italia. Alla fine del suo ragionamento, sostiene inoltre che “se si vuole salvare la democrazia europea, la tutela dei debitori deve essere garantita”.

Non voglio in questa sede entrare nel merito di come i partner europei, la Bce e il FMI hanno gestito la crisi in Grecia; vorrei invece soffermarmi sulla tutela dei debitori invocata da Rossi, dalla quale dipenderebbero a suo dire le sorti della democrazia europea. Quando un soggetto contrae un debito inizia per definizione a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Contrarre un debito non è un peccato, è anzi una transazione di mercato come tante altre. Ma chiunque – dall’imprenditore che finanzia l’acquisto di un nuovo macchinario, alla famiglia che finanzia l’acquisto della casa – nel momento in cui contrae un debito acquisisce risorse finanziarie in eccesso rispetto a quelle di cui è proprietario. Peraltro, potrebbe farlo anche qualora non ciò fosse strettamente necessario, se ritenesse di poter beneficiare dell’effetto leva senza dover modificare la destinazione corrente di altre risorse di sua proprietà.

Ovviamente il debitore assume delle obbligazioni nei confronti di chi gli ha concesso il prestito. Generalmente si indebita quando prevede di ottenere dalle proprie attività un flusso di cassa sufficiente a far fronte alle obbligazioni assunte (rimborso del capitale e pagamento degli interessi pattuiti). Al tempo stesso, si presume che il creditore compia valutazioni del merito di credito del debitore prima di concedergli un prestito. Siccome del domani non v’è certezza, come sosteneva Lorenzo il Magnifico, il debitore potrebbe a un certo punto trovarsi in difficoltà con i pagamenti. Il creditore potrebbe allora concedere un ulteriore finanziamento, oppure lasciare il debitore nello stato di insolvenza. A quel punto generalmente i beni del debitore vengono liquidati o trasferiti al creditore (mi si perdoni la semplificazione), onde limitare le perdite per quest’ultimo.

In questa situazione interviene chi, come Rossi, ha un pregiudizio implicitamente favorevole al debitore e sfavorevole al creditore, come se il primo fosse sempre un poveraccio perseguitato dalla malasorte e dalla “grande finanza speculativa” e il secondo un usuraio senza pietà. E’ umano che di fronte a certe situazioni di grande necessità si sia portati a solidarizzare con chi è oberato dai debiti. A tale proposito, proprio la solidarietà volontaria può fornire un aiuto significativo a chi si trova in difficoltà. Ma sarebbe deleterio, a mio parere, considerare pressoché indistintamente tutti coloro che hanno un debito divenuto insostenibile come soggetti meritevoli di una tutela in nome della quale calpestare senza troppe remore i diritti di proprietà dei creditori.

Nel caso degli Stati, a maggior ragione, mi sembrerebbe ridicolo invocare tutele particolari, dato che l’eccesso di debito, ancorché la crisi possa precipitare in un breve arco di tempo, è solitamente il risultato di anni (decenni) di sistematica accumulazione di deficit di bilancio, ossia di spese superiori alle entrate. E quasi sempre quando si arriva a situazioni insostenibili sono le spese correnti legate a sprechi o a posizioni parassitarie figlie di un malinteso welfare state a farla da padrone.

Invece di tagliare quelle spese, gli Stati preferiscono continuare a indebitarsi, ipotecando il futuro di chi è giovane o ancora deve nascere.

Una tutela eccessiva di questi debitori fomenta l’azzardo morale (sia nei debitori stessi, sia nei creditori), generando una eccessiva proliferazione del debito e rendendo le situazioni sempre meno gestibili. A quel punto, le soluzioni più invocate (e non disdegnate dallo stesso Rossi) sono la mutualizzazione del debito e/o la monetizzazione da parte della banca centrale. SOno le idee che adesso vanno per la maggiore, soprattutto nei Paesi periferici dell’Area euro. Sai che soluzioni…

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Showing 8 comments
  • Francescopd
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    La demenza sessantottina è dura dallo scomparire
    Se uno stato non ha i fondamentali a posto, perchè ha più uscite che entrate e alla fine arrivano i nodi,.. E’ GIUSTO ed indispensabile che fallisca, al pari di tutte le altre attività, per far posto a nuove regole basate su un equilibrio finanziario.
    Altrettanto evidente e GIUSTO che chi ha in mano debito di stati che non potrà essere onorato subisca delle perdite. Il tasso di interesse include e remunera una componente tempo ed una componente rischio,.. quindi è implicito il rischio della perdita del capitale (punto!).
    Un economista che rinnega questo elementare principio, non è definibile come “un economista”, ma come “pescivendolo”.

  • CARLO BUTTI
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    Non c’è niente di più perverso e immorale che far la carità a chi non la merita.Se uno ha dilapidato il suo patrimonio in feste e bagordi è bene che ne sconti le conseguenze, e lo stesso si dica per chi gli ha fatto credito, non volendo vedere che aveva le mani bucate. Fuor di metafora:i greci hanno vissutro al di sopra delle loro possibilità? Peggio per loro. Le banche europee hanno finanziato la follia greca? Peggio per loro. Qualcuno ha comperato titoli di debito pubblico greci? Peggio per lui. Non vedo secondo quale criterio morale anche TUTTI gli altri debbano essere chiamati a puntellare coattivamente una tal baracca in rovina.

  • gianfranco
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    buona giornata, cerco di essere sintetico, voglio segnalare come ancora funzioni male l’iter burocratico dei tribunali. Io sto perdendo casa, ho perso il posto di lavoro eda piu di un anno non riesco a pagare il mutuo. Segnalo che nel 2003 quando ho acquistato casa avevo un ottimo lavoro e per 8 anni ho pagato puntualmente i miei impegni.Adesso la mia casa sta andando all’asta. Ho avuto il piacere di avere la visita di un perito nominato dal tribunale che ha periziato casa mia. Il costo della sua “visita” è stato di circa 5.000,00 euro !!! si avete capito bene 4870 euro per l’esattezza! adesso ho fatto un giro di richieste alla Banche, le quali sono addirittura più interessate, l’appartamento periziato sarà l’oggetto della garanzia del prestito! nella peggiore delle ipotesi la perizia ha un costo di 500,00 euro, sì cinquecento contro cinquemila. Credo che sia un vero e prorpio SCHIFO che accadano queste cose, io se riesco a ricomprare casa mia oltre le immense spese legali dovro pagare una spesa accessoria di cinquemila euro, e nel caso – come probabile . non ci riesca dal ricavato dell’asta che gia sara basso per come funzionano in italia queste cose, devo ovviamente pagare la banca, le spese legali e 5000 euro per la visita del perito ( ctu)
    Voglio denunciare questo scandalo!!!

  • Enrico l'analista
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    Vorrei far presente all’estensore che forse ha dimenticato 2 cose: la prima che debito e credito scontano sempre una condizione di reciprocità, non esiste debito senza che qualcuno abbia concesso un credito, e viceversa. La seconda che su qualunque libro di rudimenti di tecnica bancaria si legge che il creditore, in genere una banca o istituzione finanziaria, deve usare nel concedere credito la prudenza del “bonus pater familiae”. Ciò significa che se un creditore continua o ha continuato a fare credito in modo dissennato a chi era già indebitato fino al collo e se un debitore indebitato fino al collo ha continuato a chiedere credito, o ci troviamo di fronte a un usuraio e a uno stupido oppure, se siamo in ambito di normalità, l’uno non è meno colpevole dell’altro, altro che tutela dei debitori e dei creditori. Se esiste una banca che, per voracità e insensatezza ha perseguito politiche suicide nel concedere prestiti, e governi che per mania di grandezza o motivi elettoralistici hanno richiesto più credito del sopportabile, ebbene la prima ha il diritto di fallire, e di essere quindi acquistata da chi, accollandosene le perdite, sa fare meglio il mestiere di banchiere, e i secondi devono veder cacciati e possibilmente incarcerati i governanti che hanno seguito politiche delittuose, indebitando i cittadini e lo stato in modo così eccessivo.
    Chi è causa del suo mal pianga se stesso, non cerchi giudici che gli diano ragione e gli rendano il denaro mal amministrato e mal gestito, (se facessero così tutti quelli che perdono soldi al gioco o in borsa, non basterebbero i giudici del mondo a dirimere le controversie).
    Se hai inopinatamente prestato soldi a chi non te li può ridare, e lo hai mal giudicato, non sarà chiedendone la carcerazione o il fallimento che li riavrai, se lui li ha sperperati e non ne ha più, dovevi essere più oculato prima. (bonus pater familiae).
    Infatti oggi (ma ciò vale da sempre), vivere sul debito è da stupidi, (e i banchieri che lo sanno ci marciano), si deve fare con quello che si ha evitando le spese folli, e ciò vale per una famiglia ma anche per un governo.
    Contravvenire a questa regola porta fatalmente al dissesto economico perchè fin che la crescita regge (e non può farlo per sempre) e le cose vanno bene, puoi anche sfangarla ma inevitabilmente, come oggi che i derivati in circolo, aria fritta, sono 14 volte il pil mondiale e il giocattolino si rompe, vai a finire col sedere per terra.
    Enrico l’analista
    opinionista economico x la SBS TV di Sidney

    • Antonino Trunfio
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      complimenti all’analisita. Volevo solo sapere se quello che ho scritto prima delle due possibilità, sei con me :
      lasciamo fallire i creditori. Anche perchè io nn ho mai avuto titoli di stato e non ne possiedo.

  • Caber
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    Forse bisogna spiegare al signor Rossi che il fallimento è uno strumento di tutela del debitore… Perchè vorrebbe tutelare il debitore dalla tutela?

  • Antonino Trunfio
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    senza essere andato alla Bocconi, mi pare che di solito ci sono due possibilità :
    1. avere un debito e doverlo pagare fino alla mort, causa possibili strali divini e l’incombenza dell’apocalisse !!
    2. avere un debito, non pagarlo ai creditori e mandarli tutti all’inferno, cantando l’alleluja

    La prima ipotesi è quella del solone del 24 ore.
    La seconda è la mia che solone non sono.

    Facciamo un referendum ?

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    aggiungo che qualche sera fa un collega del solone Rossi (tale Morroni), sempre del 24 ore proclamava come alla fine di un conclave a Roma, che Draghi ha promesso liquidità a tutte le banche fino al gennaio 2013. Lui proclamava, un pirla della rai, mi pare si chiami Mannoni e sta su RAI 3, si beava e annuiva. Roba da manicomio o da ghigliottina.

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