In Anti & Politica, Economia

DI ALBERTO VENEZIANO

La schiavitù è antieconomica per il mondo moderno e per questo non durerà.

Qualcuno può credere alle favolette  moraleggianti sulla schiavitù sconfitta da Gesù o Abramo Lincoln ma sono sciocchezze. Nonostante il messaggio cristiano contro la schiavitù, il cristianesimo ufficiale non ha mai mosso un dito e, quanto a Lincoln, fu costretto a mandare avanti la lotta allo schiavismo dopo due anni di guerra in un momento in cui le stava prendendo. A quel punto rischiava di perdere la guerra, il sud e le tasse che il Sud era costretto a pagare. Proprio in rifiuto alle tasse il Sud aveva proclamato la secessione e proprio per mantenere l’imposizione il nord aveva iniziato la guerra. Poi è andata come andata, la favola ci racconta che non c’è più schiavitù e noi siamo contenti.

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La schiavitù è stata limitata, non sconfitta, dall’unica vera rivoluzione dopo quella agricola di 10.000 anni fa: la rivoluzione industriale, quindi e stata rimessa in auge in grande stile dal socialismo nel ‘900.

Se le forme e le gradazioni di schiavitù sono infinite, c’è però un confine netto che distingue l’uomo libero dallo schiavo: l’uomo libero non subisce imposizioni, lo schiavo si.

Con la democrazia del consenso si è inaugurata la schiavitù volontaria democratica: la maggioranza affligge se stessa con le sue imposizioni delegando alla “classe dirigente”, dei secondini ripuliti,  il compito di far rispettare i suoi dettami. Secondo gli ingegneri sociali, estensori di leggi e piani con cui irretire l’economia delle azioni umane, tutto dovrebbe funzionare a meraviglia e invece: default, patatrac, disastri economici a ripetizione di cui non stiamo vedendo che pallide prove generali.

Eppure è semplice da capire perché non può funzionare, quasi banale. Nel mondo moderno non stiamo più a seminare frumento, tagliare frumento, impastare pane e mangiare pane. La rivoluzione industriale ha messo in circolo la creatività e la creatività ha creato la ricchezza. La creatività però va iniettata di continuo nell’economia altrimenti il meccanismo si inceppa.

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Lo schiavo, seppur consenziente e convinto che la sua schiavitù rispetto alle imposizioni dello stato sia cosa etica, semplicemente non è creativo. Esegue ordini, anche diligentemente, ma non fa di più e questo non basta. Se non c’è la volontarietà delle azioni e il gusto dell’intrapresa tutto si arena e noi, paesi “avanzati”, ci stiamo inconfutabilmente arenando.

Sembra paradossale ma la schiavitù, la nostra comoda e irresponsabile schiavitù, è un lusso che non possiamo permetterci, non con lo stile di vita moderno. Si può sempre far di tutto per promuovere la regressione e la decrescita magnificando le virtù della vita frugale e del pane secco, ma è tempo perso, io credo, indietro non si torna. Non si può nemmeno, come estrema soluzione, vendere noi stessi a un qualche padrone che ci difenda dalle grinfie del fisco in cambio di un paio di pasti e una branda, e chi ci vuole?

Niente da fare, il tentativo dei sedicenti socialisti, in realtà fautori del soft-schiavismo dello stato hegeliano, è destinato al fallimento, gli “spiriti animali” si ribellano. Sta a vedere che verremo “liberati”, seppur controvoglia, a forza di bastonate. Ho già detto che siamo alle prove generali? Si? E come saranno le bastonate? Greci e Spagnoli ne sanno qualcosa, sotto a chi tocca.

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Showing 6 comments
  • serpe
    Rispondi

    Sembrerebbe un articolo intelligente ma c’è il trucco.
    Il trucco è che è proprio il mondo moderno che ha creato la schiavitù di cui parla l’autore.
    Infatti fu Ford che aumentò gli stipendi agli operai per potergli permettere di acquistare le merci che l’industria produceva, quindi è la modernità stessa che ha creato i milioni di schiavi salariati.
    E ora la modernità ci dice che non possono esistere i milioni di schiavi? Benissimo ma di conseguenza neanche la modernità.

    • Lorenzo
      Rispondi

      Alla Ford gli operai erano pagati bene e l’assenteismo era scomparso perché i lavoratori non volevano perdere il posto.
      Poi nessuna impresa privata ti costringe a lavorare, sei libero di andartene e cercarti un altro lavoro oppure metterti in proprio. Questa si chiama libertà.
      Lo stato invece ti costringe a fare quello che vuole. Questa si chiama schiavitù.

    • zioAlbert
      Rispondi

      Hai ragione, per una semplice parolina messa al posto sbagliato: schiavitù compatibile con lo stile di vita “moderno”, che andrebbe sostituito con “post-moderno”. La rivoluzione industriale ha un suo ciclo temporale e una sua evoluzione nello spazio, in altre parole è in pieno sviluppo in certi luoghi e stra-matura in altri. Ora noi non mangiamo più solo pane ma nemmeno, fra un po’, solo macchine e telefonini. A salvarci, nella mia visione ottimistica, non saranno nè i campi nè le officine ma la rete.
      Grazie comunque per lo spunto.
      Alberto Veneziano

  • zioAlbert
    Rispondi

    Un commento all’immagine allegata all’articolo dall’amico Leo: certo che li hai trovati con delle belle panzette, sti schiavi … :-)

  • Roberto Porcù
    Rispondi

    Non ci avevo mai pensato in questi termini, ma condivido quanto sostenuto nell’articolo. Siamo schiavi e lo stato ci tiene legati con mille regole e regolette burocratiche valide sempre per ieri, ma insulse per affrontare il domani. Qual’è poi l’aliquota fiscale? Semplicemente lo stato mette le mani nelle tasche dei Cittadini prendendo quanto trova e lasciando solo di ché vivere per continuare a lavorare e produrre. Se non è schiavitù questa!

  • Nereo
    Rispondi

    http://youtu.be/7-igoqKuJrM
    La realtà della menzogna come sistema politico è oggi di fronte a tutti. Già nel 1921 essa fu motivo di studio nel ciclo di conferenze di Rudolf Steiner “Come si opera per la triarticolazione sociale”. In concomitanza con la pubblicazione del suo libro “I punti essenziali della questione sociale”, che conteneva anche il precedente “Appello al popolo tedesco e al mondo civile”), il 22 aprile 1919 si costituiva a Stoccarda la “Lega per la triarticolazione dell’organismo sociale”. Il documento principale di detta Lega, redatto da Steiner, è un appello all’uomo in quanto individuo triarticolato, cioè all’unico “luogo” reale in cui sia attuabile anche l’idea di SOVRANITÀ TRIARTICOLATA. Se non si tiene conto di questo “luogo”, tutti i discorsi sulla sovranità monetaria e/o nazionale sono utopici e pertanto destinati a fallire. Allo stesso modo, se si continuerà a credere che non ci sia “più tempo di riflettere” su queste cose vitali, l’inizio di una nuova era ricca di gioia, benessere e prosperità per tutti, non potrà avere alcuna realtà. Anche ogni discorso sul credito non potrà che confondere il credito col debito e col “dover essere” kantiano se non si ricomincerà a credere nell’uomo. La fiducia nell’uomo esige il superamento del kantismo e non poggia misticamente su una fede ma sulla semplice veggenza fisio-analogica dell’organismo umano rispetto all’organismo sociale: ogni uomo ha una testa, un tronco e delle estremità come generali espressioni dei suoi tre principali sistemi vitali (nervoso, respiratorio,e metabolico). In modo analogo l’economia, il diritto e la cultura sono i rispettivi sistemi dell’organismo sociale: altrettanti luoghi reali in cui possono esprimersi la fraternità (o la solidarietà intesa come divisione del lavoro fino alla sua necessaria conseguenza: il distacco del lavoro dal reddito), l’uguaglianza, e la libertà. Fuori da questo ambito dell’individualità umana tripartita non può esistere sovranità, ma ancora una volta sudditanza. La sudditanza europea è il principale problema europeo. La sua risoluzione esige il risanamento della vita politica dei suoi Stati in modo improrogabile. Oggi, grazie ad Internet, il modello coercitivo delle epoche trascorse, poggiante sulla civiltà delle menzogna, non può più condurre a una ricostruzione della vita europea. Oggi vi si può arrivare solo rendendosi conto che esistono tre DISTINTE sfere:
    – la vita economica,
    – la vita giuridico-politica,
    – la vita spirituale-culturale.
    Negli Stati odierni queste tre sfere sono mischiate, e da tale mescolanza deriva la situazione caotica attuale. L’unica struttura sana della vita sociale corrispondente alla realtà si chiama INDIPENDENZA DI QUESTE TRE SFERE. La via indicata è pertanto LA TRIARTICOLAZIONE DELL’ORGANISMO SOCIALE. Questa via richiede che lo Stato da un lato abbandoni l’economia, e dall’altro non si occupi più della vita spirituale (scule, cultura, ecc.). L’istanza dei tempi nuovi è quindi triplice: 1) riunire tutti i rami delle attività economiche in associazioni autonome rispetto allo Stato; 2) dichiarate tutto il sistema scolastico indipendente dallo Stato e organizzarne l’amministrazione autonoma; 3) istituire una vita statale che si limiti ai soli problemi amministrativi e di polizia, sulla base del diritto, e democraticamente regolata da un parlamento elettivo. Solo se il parlamento si occuperà soltanto di problemi statali e politici, non potrà disturbare la vita economica e quella spirituale (cultura, scuole, ecc.). (Ulteriori informazioni in merito alla triarticolazione dell’organismo sociale si possono ricavare dal libro di Rudolf Steiner “I punti essenziali della questione sociale”, dal nostro Blog di Creativefreedom (http://0z.fr/bBIZb), praticato da studiosi dell’opera omnia di Rudolf Steiner, cfr. ad es.: “Appello per la salvezza di tutti (in politica mentire è un sistema)” (http://0z.fr/wZ-5g).

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