In Anti & Politica, Economia, Libertarismo, Varie

di STEFANO MAGNI

“Il nostro scopo è quello di creare l’entità più libera del mondo”. Lo promette Michael Strong, Ceo di MKG Group. E ha tutta l’intenzione di mantenere la sua promessa: costruire una città privata in Honduras, i cui abitanti siano completamente indipendenti dallo Stato. La “privatopia” di Strong non ha ancora un nome, ma l’accordo con il governo centro-americano è già stato raggiunto.

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La sua costruzione va a beneficio di entrambe le parti. L’Honduras, che è e resta un Paese povero (4400 dollari di reddito medio all’anno), vuole lasciar creare, all’interno del suo territorio, un’enclave felice di libero mercato che crei speranze e posti di lavoro per molti. “Porterà molti investitori nel Paese – dichiarava domenica il presidente honduregno Porfirio Lobo Sosa – e sarà al centro di tante opportunità di lavoro per la nostra gente”. Michael Strong, da privato, vuol farne un esperimento di libertarismo applicato: “Una volta fissato un sistema di regole entro le quale si possa fare business – ha dichiarato Strong – la macchina di creazione di posti di lavoro, il miracolo del capitalismo, si metterà in moto a pieno regime”. La legge della futura città, infatti, sarà completamente separata da quella del resto del Paese che la ospita. L’Honduras, da un punto di vista economico, è solo parzialmente libero. L’Indice della Libertà Economica lo piazza solo al 93mo posto. Addirittura una posizione sotto l’Italia (che è al 92mo)… La nuova privatopia, dunque, apparirà come un corpo estraneo in una regione del mondo assolutamente statalista.

Al suo interno, la proprietà privata dovrà essere scrupolosamente protetta. Non vi saranno tasse dirette su redditi, utili, rendite da capitale, né tasse indirette sulla vendita dei prodotti. L’accordo raggiunto fra il governo di Tegucigalpa e il Ceo di MKG Group include una sola tassa (da pagare all’Honduras) sul patrimonio. La sua aliquota non è ancora conosciuta. Ma dovrà comunque essere contenuta entro certi limiti, per non rovinare tutto il progetto. Quanto alla legislazione sul lavoro e sulle aziende, Strong ha preso a modello le regole del Texas, uno degli stati nordamericani più liberisti. Ma vi ha introdotto ancor più libertà nelle leggi sui contratti. Vi sarà pieno accesso agli investitori, che vogliano comprarvi terre o costituirvi la propria attività economica. Le leggi per immigrare nella futura privatopia devono ancora essere scritte, ma si prevede siano molto lasche. “Saranno adatte – dichiara Strong – a dare il benvenuto a chiunque abbia anche un minimo di capacità e di soldi per avviare un’attività”. Il governo dell’Honduras ha comunque chiesto e ottenuto di riservare una quota privilegiata di impiego per cittadini honduregni. Tegucigalpa ha voluto introdurre questo vincolo per dare opportunità di lavoro ai suoi. Ma, anche in questo caso, la quota nazionale di assunzioni dovrà essere contenuta entro certi limiti, per non mandare a monte tutto il progetto. In ogni caso, il governo dell’Honduras ha promesso di non interferire con quella piccola realtà locale, nemmeno nel caso cambi l’esecutivo: una riforma ad hoc della Costituzione richiederà una maggioranza dei 2/3 in Parlamento per ogni legge che interferisca con l’autonomia dell’enclave libertaria.

La nuova privatopia dovrebbe sorgere (salvo imprevisti) sulla costa atlantica, presso Puerto Castilla. La MKG ha finora investito nel progetto 15 milioni di dollari per costruire le infrastrutture di base di una prima città. Se le cose andranno bene, il progetto prevede l’edificazione di altri centri urbani.

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Naturalmente non tutto filerà liscio. Benché il parlamento di Tegucigalpa abbia approvato la costituzione della privatopia con un voto quasi unanime, la sinistra e una tribù locale della costa atlantica si oppongono. Il Partito Libre, guidato da Castro (Xiomara, non Fidel) chiede un referendum abrogativo dell’accordo. Un gruppo di avvocati si è rivolto alla Corte Suprema per bloccare il piano, perché lesivo dell’integrità territoriale. La tribù dei Garifuna, invece, teme che la città privata verrà costruita sul proprio territorio. Strong respinge l’accusa, affermando che, al contrario, verrà costruita su terreni privi di proprietari. E comunque “centinaia di miglia lontani” dai Garifuna. La polemica, a dire il vero, sembra più ideologica che territoriale. “Non posso farci niente, ma mi resta il sospetto che la promessa di una nuova città piena di posti di lavoro sia solo un cavallo di Troia – spiega, a Fox News, Teofilo Colon, rappresentante di un’associazione culturale dei Garifuna – è quantomeno dubbia la prospettiva di una città con le proprie leggi, dunque territorio sovrano, in cui non si pagano tasse. Sembra fatta apposta per invitare i pirati di tutto il mondo a venire qui, a installarvi il proprio regno e a rubare le risorse e le ricchezze di questo Paese”.

Michael Strong assicura che il futuro non è affatto nero. Non vuole seguire l’esempio della Somalia, ma quello di Hong Kong: “La povertà di Hong Kong era ai livelli dell’Africa. Oggi è uno dei luoghi più ricchi del mondo”. Ma sarà dura, anche per lui, convincere la gente (non solo in Honduras) che il libero mercato non è “selvaggio”, che vivere in un’enclave libertaria non è una “cosa da pirati” e che le terre e le risorse, in un sistema legale che tutela la proprietà privata, non si “rubano”, ma si scambiano. Sarà dura farlo capire. Già alcuni media progressisti americani, come il blog DailyKos, soffiano sul fuoco e lanciano l’accusa pesante di “neocolonialismo”. Ci scommettiamo che, fra non molto, partiranno campagne mediatiche, iniziative volontarie e Ong a tema, in difesa dei Garifuna, o del popolo honduregno, dai “pirati yankee”? Che arrivano a portare un po’ di “liberismo selvaggio” nella giungla?

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Showing 9 comments
  • Marco Tizzi
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    Avevo letto di questa bellissima notizia sul Corriere qualche giorno fa, ma non mi è chiara una cosa: la città avrà TUTTO il sistema legislativo indipendente o solo le regolamentazioni economiche?

  • Nereo
    Rispondi

    Ci si avvicina così all’attuazione consapevole dell’idea di triarticolazione sociale di Steiner. E non sarà solo una questione di libertà culturale, ma anche di economia fraternamente autogestita da associazioni, e di giustizia del diritto. Peccato che ciò avvenga innanzitutto in Honduras anziché da noi, segno che noi siamo ancora troppo primitivi per capire. Quanto alla scommessa (“Ci scommettiamo che, fra non molto, partiranno campagne mediatiche, iniziative volontarie e Ong a tema, in difesa dei Garifuna, o del popolo honduregno, dai “pirati yankee”? Che arrivano a portare un po’ di “liberismo selvaggio” nella giungla?”), credo che l’eventualità di derealizzazione del tutto possa avvenire solo nella misura della non consapevolezza della gente rispetto ai tre principi essenzialmente differenti, sui quali tali libertà, fraternità e uguaglianza possono fondarsi.

  • romain
    Rispondi

    ho letto un articolo negativo su questa città della libertà in Honduras (ovviamente per la sinistra: liberismo selvaggio), non so se per conformismo politicamente corretto o con qualche fondamento; comunque l’Honduras è una nazione un po’ contraddittoria: è stata l’unica nazione al mondo che, nel sondaggio per nazioni in occasione delle elezioni americane, votò a favore di McCain, tutte le altre votarono ovviamente per Obama; l’Honduras elesse un presidente marxista, ma dopo che questi volle farsi riconfermare a vita e un esponente liberale si oppose a questa dittatura a vita, la confusione regnò sovrana perchè tutti gli esponenti del mondo libero, da Obama a Frattini ecc., appoggiarono il presidente marxista….speriamo solo che questa città della libertà sia descritta in modo obiettivo, ma dubito…

  • Dino
    Rispondi

    Non per far male alle vostre aspettative, ma vogliono ereditare le leggi del Texas dove giusto poco tempo fa hanno messo in galera una diciassettenne che non seguiva sempre le lezioni perché era troppo stanca, dovendo fare due lavori part-time in modo da dar da mangiare ai due fratellini.
    Sarà una città liberissima immagino.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Cerca di comprendere quel che c’è scritto…

  • firmato winston diaz
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    Un mega-condominio? Auguri. E arrivederci alla liberta’.

  • sgg
    Rispondi

    gli statalisti hanno una intera nazione e a noi libertari non vogliono darci neanche uno schifosissimo pezzo di terra…

    hanno paura e sono dittatori fino nel midollo…

    fate solo schifo!

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Purtroppo tutti le nazioni ora degli statalisti sono cominciate da degli inospitali e schifosissimi pezzi di terra verso cui qualcuno in cerca di un po’ di liberta’ e’ fuggito. E questo e’, inevitabilmente, il risultato.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    Anzi, facciamo un po’ di pubblicita’ gratis al bell’ “australian cargo” di alex roggero, feltrinelli, e ognuno giudichi come puo’, e mediti come vuole.

    Sembrava proprio di attraversare un eden, un giardino
    celeste miracolosamente scampato all’aggressione degli
    uomini. Questa era l’Australia che aveva dato il benvenuto
    al nonno e a tanti altri uomini che, come lui, erano venuti
    qui a cacciare, a respirare e guardare orizzonti liberi.

    In questi immensi silenzi avevano ritrovato la loro voce,
    capito che l’Australia era un paese dove si poteva ancora
    essere uomini.

    Tornare a esserlo, forse.

    E’ il grande paradosso del rapporto irreale che l’uomo
    occidentale ha con la natura: solo quando è circondato dalla
    wilderness (credo sia la più bella parola del vocabolario
    inglese) egli recupera la propria identità. Ma la sua e’ una
    conquista fugace, che si consuma in una generazione.

    Anni fa avevo letto un articolo, pubblicato da una nota
    rivista di antropologia americana, dove si ipotizzava la
    presenza di due diverse figure umane: il fuorilegge e lo
    sceriffo. Il primo era l’esploratore, l’uomo libero che
    apriva nuove frontiere e senza volerlo spianava la strada al
    secondo, che lo inseguiva trasformando ogni cosa con le sue
    regole, i suoi divieti, la sua infinita mania di controllo.
    L’articolo si concludeva con una riflessione semplicissima,
    ma piuttosto acuta: forse le leggi dello sceriffo erano,
    semplicemente, leggi sbagliate.

    Affacciato al finestrino della mia cabina, mi sono
    immaginato questi due personaggi che si contendevano il
    mondo, e mi sono chiesto a quale squadra potessi appartenere.
    A nessuna delle due, ovviamente.

    Perché oggi il mondo è dominato da un’altra tribù: la
    nostra. Osservatori passivi, turisti, cittadini alienati e
    confusi che di fronte alla wilderness non sanno bene cosa fare.

    La guardiamo imbambolati, la fotografiamo e poi,
    tristemente, ce ne torniamo nei nostri appartamenti.

    Per questo mi sarebbe piaciuto vedere l’Australia con gli
    occhi del nonno: da attore, piuttosto che da semplice
    spettatore.

    Dopo cena, in cabina, ho pensato al treno come a
    un’astronave piena di alieni che attraversavano un pianeta,
    bellissimo, che non era il loro. Ho letto un po’. Poi ho
    spento la luce, mi sono raggomitolato in quella cuccetta
    larga poco più delle mie spalle e mi sono addormentato.

    Di botto.

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