In Anti & Politica, Economia

di CLAUDIO ROMITI

In quel di Montevarchi, provincia di Arezzo, ho incontrato per la seconda volta un esponente di rilievo di Fermare il declino, dopo un primo impatto non proprio felicissimo con Michele Boldrin. Questa volta a presentare questo movimento ho trovato Giulio Zanella, professore di economia all’università di Bologna, coordinatore toscano di Fid, nonchè coautore di “Tremonti: istruzioni per il disuso”, libro piuttosto sferzante nei confronti del pensiero economico dell’ex ministro dell’Economia del defunto governo Berlusconi.  Ora, debbo premettere di partecipare a questi incontri non certamente con intento masochistico, ma piuttosto per verificare quanto siano diffuse o almeno accettate le più importanti proposizioni di un liberalismo che si fondi sull’idea di uno Stato minimo. Ed è proprio tenendomi saldo sul principio reaganiano secondo il quale non dobbiamo aspettarci che la politica risolva, in positivo -aggiungo io-, i nostri problemi, dato che è essa stessa troppo spesso la madre dei medesimi problemi, che oriento l’analisi critica e gli eventuali interventi.

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Ebbene, dopo aver ascoltato la lunga presentazione del professor Zanella, notevole sul piano delle informazioni e dei grafici, non ho potuto fare a meno di far notare, nonostante un approccio politico promettente, lo stesso scivolamento verso un eccesso di demagogia che avevo in precedenza attribuito all’amico Boldrin. In breve, forse credendo con ciò di rendersi più attrattivi sul piano elettorale, anche il responsabile toscano di Fid  è caduto nei classici luoghi comuni di un certo costruttivismo. In particolare, l’idea di poter selezionare una nuova classe dirigente capace ed onesta e, come proposito conseguente, riuscire finalmente a strutturare un welfare che si occupi dei reali bisogni delle fasce più deboli della collettività. Tutto questo, come ha tenuto a precisare Zanella, senza ridurre di un centimetro la quantità di prestazioni offerte dalla mano pubblica. In sostanza, il presupposto sarebbe quello di smontare l’attuale struttura dello Stato, realizzando qualcosa di incommensurabilmente più economico ed efficiente. Il tutto, e la cosa a questo punto era quasi scontata, condito con la trita litania del merito da selezionare attraverso un atto deliberato della sfera politico-burocratica. Insomma, in estrema sintesi, il classico condensato di edificanti proponimenti che tanta presa esercitano nelle anime belle di questo disgraziatissimo Paese.

Tuttavia, in primis, sul piano strettamente strategico non mi sembra una gran trovata quella di prospettare alla propria ideale base di consenso un approdo simile a quello della sinistra -uno Stato sociale alla rincorsa dei bisogni dei più deboli- , partendo da obiettivi molto lontani, come ad esempio la riduzione della spesa pubblica e l’abbattimento del debito. In questo caso, finendo per rappresentare la fotocopia di chi sostiene da sempre determinate visioni politiche, si perde in anticipo ogni appeal elettoralistico.  Da questo punto di vista, risultando evidente la limitata ambizione del movimento capeggiato da Giannino, mi sembrerebbe ben più saggio depurare il proprio messaggio da ogni contaminazione collettivistica, cercando essenzialmente di parlare a quel vasto popolo di produttori privati che, di fronte al baratro in cui li sta trascinando l’attuale statolatria, sono assolutamente refrattari alla citata demagogia. E sebbene si comprenda l’imbarazzo di riproporre una direzione analoga a quella che permise al cantastorie di Arcore di distruggere la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, nondimeno non ci sono altre alternative al fallimento del sistema al di fuori di una drastica riduzione dello Stato e delle sue innumerevoli prestazioni, coercitivamente imposte e finanziate con una fiscalità da rapina. Un sistema pubblico che spende il 55% del Pil, creando una spaventosa distorsione economica , non è emendabile.

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Il coccio rotto di uno Stato che si comporta come il famoso Superciuk di “Alan Ford”, togliendo a chi produce per dare ai sempre più numerosi eserciti di mangiatori a sbafo,  non si aggiusta selezionando una classe di integerrimi servitori del popolo. Anche perchè non si comprende con quale metodo si possano reclutare gli integerrimi paladini del nuovo welfare di Fid. Non credo sia sufficiente sottoporli all’esame del sangue o del Dna.  Dato che l’attuale dissesto non dipende affatto da un destino cinico e baro che ci ha affibbiato una classe dirigente corrotta ed incapace, ma da un sistema profondamente sbagliato nelle premesse; mi sembra evidente che non basta proporsi come “nuovi” replicanti dell’esistente -magari con qualche piccolo vezzo liberale- per tentare di evitare non solo il declino, ma l’inevitabile catastrofe. Se non si contesta con tutte le forze la pretesa della politica di voler organizzare la vita dei cittadini-contribuenti dalla culla alla tomba, battendosi ferocemente contro i predatori del fisco, si finisce inevitabilmente per portare acqua al mulino di una democrazia sempre più fondata sull’esproprio proletario. Tertium non datur.

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Showing 7 comments
  • Paolo Silvi
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    Non vedo particolari dissonanze tra quello che auspichi e lo spirito di Fermare il Declino. Ho un medio livello di scolarizzazione e non sono mai stato un attivista politico quindi se non colgo particolari differenze tra la tua valutazione ed il suddetto movimento mi verrebbe da dire che l’obiettivo è raggiunto…almeno nella fase di start up.

  • Claudio Romiti
    Rispondi

    Quindi, caro Paolo Silvi, se così stanno le cose possiamo cominciare a richiedere l’esame del sangue o del Dna ai nuovi paladini del bene comune? Oppure hai in mente qualche altra modalità per selezionare gli integerrimi sacerdoti del nuovo welfare all’amatriciana? Forse devo aver interpretato male alcuni aspetti propositivi di Fid.
    Cordialità

  • Rispondi

    Nel’articolo sono stati espressi perfettamente gli errori di base di Fid che mi furono palesi dalla prima lettura del loro programma. Purtroppo in un paese dove la maggioranza vive a scrocco e che non ha nessuna intenzione di lasciare i privilegi acquisiti ho paura che il Fid sia il massimo a cui si possa aspirare in termini di proposta liberista accettabile alla massa votante.
    Il problema è che per la maggioranza degli Italiani è inconcepibile uno stato non intrusivo – quante volte sentiamo per ogni fesseria qualcuno dire “ci vorrebbe una legge”.

  • Giulio Zanella
    Rispondi

    Caro Claudio, grazie per questo lucido resoconto dell’incontro di Montevarchi. Vorrei replicare solo su due punti (sul resto concordo).
    (1) Hai ragione a dire (e l’ho detto chiaramente anch’io a Montevarchi) che per fare una classe dirigente nuova non basta sostituire la vecchia con gente armata di tanta buona volonta’. Se tutto il resto resta invariato si finisce come sono finite Lega e Italia dei Valori: gente nuova armata di tanta buona volonta’ che sono finiti corrotti come e piu’ degli altri. Tutto il pezzo di programma di Fermare il declino che parla di dismissioni, privatizzazioni, abolizione di sussidi a partiti e imprese, riduzione all’osso dei costi della politica, etc., ha lo scopo di far dimagrire lo stato e quindi eliminare alla radice le fonti di corruzione e di “selezione avversa” della classe politica. Non basta ma e’ necessario.
    (2) Non hai invece ragione quando affermi che uno stato liberale e’ incompatibile con prestazioni sociali generose. Piuttosto il contrario. Mettiamoci per lo meno d’accordo sul significato di prestazioni sociali generose. Come ho spiegato a Montevarchi, per esempio, ricche pensioni pubbliche che non hanno corrispondenza coi contributi versati non sono prestazioni sociali ma latrocinio privato ai danni della collettivita’. In un’economia liberale si *deve* “assicurare” chi e’ stato sfortunato alla nascita o in fasi successive della vita. Il welfare pubblico serve esattamente a questo.

  • Claudio Romiti
    Rispondi

    Caro Giulio, Ti ringrazio per la cortese risposta. Ribadisco, tuttavia, quanto Ti ho detto a voce ieri in quel di Siena. A mio avviso più che selezionare una nuova classe dirigente di onesti e probi sacerdoti del bene comune, mi sembrerebbe più ragionevole affidarsi a persone dotate di onestà intellettuale. Ossia persone che abbiano la visione ed il coraggio di speigare al popolo che la festa è finita e che, pertanto, se non vogliamo fare default dobbiamo smetterla di raccontare la favola della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
    Quanto poi al non-dibattito di Siena, tengo a precisare, con tutta la stima e la considerazione personale, che non mi sembra producente troncare sul nascere la discussione. Non mi era mai capitato di essere interrotto dopo pochissimi minuti. Neppure quando nel lontano 1988 un amico mi invitò a parlare di temi liberali in una accesa assemblea di un cobas Cgil nell’aula magna del magistero a Roma. Contrariamente a quanto accaduto ieri, mi fu concesso di concludere il mio intervento. Ovviamente la cosa è chiaramente dipesa da chi ha organizzato l’incontro a livello locale. Nondimeno, non vorrei che la gente in sala avesse capito che per fermare il declino la prima cosa da fare fosse fermare la discussione. Un caro saluto.

  • firmato winston diaz
    Rispondi

    William:
    “Il problema è che per la maggioranza degli Italiani è inconcepibile uno stato non intrusivo – quante volte sentiamo per ogni fesseria qualcuno dire “ci vorrebbe una legge”.”

    Se questo e’ il materiale umano di partenza (e sono d’accordo), credo che una maggiore efficienza dello Stato possa solo peggiorare la situazione.
    A breve termine lo vediamo gia’ da subito col disastro tecnico del “governo dei professori” (colleghi di “ybris” dei vari giannino e boldrin e zanella pealtro, con la stessa visione da aula scolastica della societa’, con giannino che fa un po’ eccezione ma solo per la sua adorazione stupita per il “clangore delle officine” tipica di chi non ne ha mai vista una se non da lontano).
    A medio termine con la sterilizzazione e il congelamento della societa’.
    A lungo termine con la completa “pecorizzazione nel gregge” dell’italiano, con professori da NFA, FiD, IF e Bocchiniani vari a fare da cani (sottolineo cani) da pastore.
    Per fortuna/sfortuna ogni tanto salta fuori qualcuno, o succede qualcosa, che fa saltare il banco, a dispetto di tutte le velleita’ di controllo di questi stupidotti presuntuosi.

    • firmato winston diaz
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      Visto che c’e’ uno degli interessati che forse legge, tolgo lo “stupidotti” che non e’ molto urbano
      ;)

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