In Anti & Politica, Economia

BANCOMATDI MATTEO CORSINI

“Circa l’infusione di nuovo capitale, ciò che deve cambiare è la fonte alla quale attingere. Non si può chiedere all’economia di apportare più capitale in periodi di crisi in presenza di bilanci bancari deficitari. Lo scarseggiante capitale trovato non avrebbe prospettive di remunerazione adeguate. Ricade sullo Stato di sostituirsi ai privati con un intervento temporaneo e limitato al periodo di recessione”. (P. Alessandrini, M. Fratianni)

Pietro Alessandrini e Michele Fratianni ritengono che uno dei problemi delle banche sia la carenza di mezzi propri. Si tratta di un dato tanto condivisibile quanto evidente, anche se ritengo che il problema principale rimanga rappresentato dal sistema a riserva frazionaria, che andrebbe abolito.

Ciò che, al contrario, non condivido, è la loro opinione circa l’indispensabilità dell’intervento da parte dello Stato, ancorché temporaneo, per la ricapitalizzazione delle banche. E’ vero che altrove, negli Stati Uniti e in Europa, questa è stata la prassi dal 2008 a oggi (e anche storicamente), ma ciò non significa che sia la strada da seguire, né che sia inevitabile fare altrettanto.

L’intervento pubblico sarebbe indispensabile, a loro parere, perché non vi sarebbero sufficienti capitali privati, dato che il business bancario sta producendo risultati economici negativi o, nella migliore delle ipotesi, mediocri. Perché, dunque, imporre a ogni contribuente l’onere di ricapitalizzazioni che volontariamente, come azionisti, non intendono sostenere?

Non che, tra l’altro, quello della imposizione ai contribuenti sia l’unico motivo per respingere la ricapitalizzazione a opera dello Stato. Infatti, dietro motivi genericamente definiti di interesse pubblico o generale, si finisce per beneficiare alcuni gruppi ben definiti di soggetti, a danno di altri. Perché, come sempre, nessun pasto è gratis.

Per di più, credo sia lecito, soprattutto in Italia, avere dubbi sulla temporaneità dell’intervento, per non parlare dei criteri con i quali molto probabilmente verrebbero decise le operazioni di affidamento da parte delle banche. Abbiamo avuto banche pubbliche per oltre 50 anni e, francamente, non credo se ne debba sentire la mancanza.

Se lo Stato vuole agevolare le banche, rendendo le regole italiane simili a quelle vigenti altrove, potrebbe iniziare con il rimuovere alcune peculiarità che esistono pressoché solo in Italia, cominciando dalla deducibilità integrale degli interessi passivi e finendo alla deducibilità integrale in un unico esercizio (e non in 18, come avviene adesso) delle perdite su crediti. E’ assurdo mantenere vincoli che servono unicamente ad aumentare artificialmente l’imponibile fiscale se poi si deve intervenire a ricapitalizzare con soldi dei contribuenti.

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  • firmato winston diaz
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    “Perché, dunque, imporre a ogni contribuente l’onere di ricapitalizzazioni che volontariamente, come azionisti, non intendono sostenere”

    Credevo che il gold standard non ci fosse piu’, e che lo Stato fosse libero di stampare moneta a suo agio senza chiedere proprio nulla ai contribuenti ne’ in forma di tasse presenti ne’ tasse future attravesro il debito, al fine di rivitalizzare l’economia in questi tempi di recessione deflattiva. ;)
    Il problema eventualmente si ha quando c’e’ recessione _e_ inflazione, che non mi pare proprio il nostro caso: adesso, se i prezzi aumentano, e lo fanno ben poco anzi per molti beni crollano, e’ a causa della tassazione da macello, che fa lievitare i costi, non certo per l’inflazione monetaria.
    L’unica cosa attualmente inflazionata e’ l’economia del debito: a causa della filosofia della stretta monetaria a tutti i costi, sono tutti pieni di debiti e di interessi da pagare. Grazie a quel simil-goldstandard che e’ l’euro.

  • firmato winston diaz
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    Consiglio la lettura di questo, e’ interessante, commenti compresi:

    antoniomartino.org/2013/07/passato-e-futuro-per-leuro.html

    Questo almeno di economia qualcosa ne sa, sa di cosa parla, oltre ad essere di eloquio estremamente brillante e spiritoso.
    Antonio Martino come saprete e’ un economista iper-liberista e libertario, da sempre in acuto conflitto col suo partito per quanto riguarda le politiche economiche e non solo, ma che e’ rimasto li’ da solo e isolato (e cosa doveva fare, venire a scrivere cazzate su questo blog?)

    Noi quattro gatti libertari, con le nostre a volte ridicole velleita’ pseudo-rivoluzionarie e le nostre quattro nozioni di economia _ripetute a pappagallo_ dalla cui controfattualita’ smaccata e’ evidente che non capiamo nulla, se invece avessimo fatto blocco comune sostenendo qualche leader che con intelligenza, cercando di capire anche le ragioni degli altri, fosse riuscito a mercanteggiare qualcosa con il resto del mondo politico, magari era meglio.

  • Matteo C.
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    Dovrebbe essere sufficientemente evidente che la soluzione non consiste nel lasciare al Tesoro la gestione della moneta, dato che già attualmente i limiti alla spesa pubblica sono pressoché inesistenti.
    Ma per rendersene conto è necessario prima avere idea di cosa sia la moneta, quale è la sua origine e quale la sua evoluzione. Non è attribuendo a una qualche autorità il potere di stabilire cosa è moneta e quanta produrne che si fanno passi verso il libero mercato. La moneta in un libero mercato deve essere un bene prodotto in concorrenza e, soprattutto, avere caratteristiche tali da renderne tendenzialment estabile il potere d’acquisto (non mi dilungo oltre avendo scritto diversi pezzi in merito). Va da sé che nessuna moneta fiat ha tali caratteristiche.
    Per il resto, se l’idea “controfattuale” per “rivitalizzare” l’economia consiste nello stampare moneta, mi si dovrebbe psiegare se contano le grandezze reali o quelle monetarie. Io credo che contino quelle reali, ma, in fondo, sono solo uno che “scrive cazzate su questo blog”.

  • firmato winston diaz
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    @AlbertOne

    Mah sull’azionismo onestamente con credo proprio di potermi riconoscere, anzi credo sia al mio opposto: uno dei caratteri dell’azionismo e’ il moralismo che nega il riconoscimento della dignita’ delle idee diverse dalle proprie. Se e’ cosi’ credo di essere uno dei meno azionisti di quelli che scrivono su questo blog.
    Su Martino boh, il mo giudizio estemporaneo e’ contradditorio: gli riconosco una certa coerenza delle sue idee liberali, ma talmente coerenti che quando gli fu data la possibilita’ di andare al ministero dell’economia scelse quello della difesa, lui dice temendo che all’economia avrebbe perso la reputazione non potendo applicare le sue idee in modo integrale: una coerenza cosi’ non serve a nulla, si fa presto a credere che le proprie idee siano le migliori godendo del fatto che mai siano state messe in pratica in modo integrale (vedi comunismo, e’ lo stesso identico argomento: il “vero” comunismo non e’ mai stato attuato…).
    Quando la realta’ fa schifo, c’e’ chi si rifugia nei sogni. Io ho solo incubi.
    Per quanto riguarda l’articolo di Martino citato sugli ordini professionali, credo che in caso di loro abolizione la categoria professionale informale con piu’ successo sarebbe quella contro gli OGM e le scie chimiche, e quella dei maghi. E credo che la polizia privata piu’ forte sarebbe quella che va a distruggere il campo di Fidenato. Onestamente, alla mia eta’ non piu’ verdissima, fiducia nello Stato ne ho zero, ma ancora meno ne ho nell'”ordine spontaneo” derivante dall’interazione di 50 milioni di teste di cazzo semi analfabete italiane.
    Per cui bisogna navigare a vista, un colpo al cerchio e uno alla botte, ricordando che la politica e’ l’arte del convincere alle proprie ragioni, non l’arte di suscitare una opposizione feroce alle proprie idee.

    @matteo
    non prendertela, faccio solo “l’avvocato del diavolo”. Per quanto riguarda il “libero mercato”, saprai che e’ solo un’astrazione mai esistente in natura, utile nella speculazione filosofica e nella interpretazione dei fenomeni, ma del tutto inutile se non controproducente nella prassi, se applicata alla lettera (come tutte le teorie economico-sociali).
    Gli anglosassoni non hanno successo perche’ credono e praticano il libero mercato, ce l’hanno perche’ il libero mercato lo praticano (entro certi limiti) nelle idee: hanno successo perche’ sono molto pratici, la diatriba ormai millenaria fra isola e continente e’ fra pragmatismo empirico e dogmatismo della ragione (cartesio e locke). Certo pero’ che senza delle convinzioni teoriche arbitrarie molto forti (cioe’ una certa dose di razionalismo dogmatico) certe scoperte/invenzioni non sarebbero mai state fatte, il pragmatismo opera solo nell’esistente. L’europa forse fu forte per questo, per l’interazione fra questi due corni dialettici.

    E’ vero, la moneta e’ un bene prodotto in concorrenza, e il risultato di quella concorrenza ce l’abbiamo davanti agli occhi, basta aprirli: con gli Stati nazionali che garantiscono la loro moneta. L’esperimento di ritorno al gold standard e’ quello che sta facendo l’europa dell’euro, in quanto solo con tale sistema si possono evitare i trasferimenti di ricchezza dalle nazioni ricche a quelle povere promuovendo quelli in direzione contraria, fra le varie nazioni dell’impero europeo. I risultati li abbiamo davanti agli occhi, si sta ripetendo pari pari l’esperienza recessiva del tentato ritorno al gold standard che fece scoppiare la recessione del 29.
    Con delle economie in rapida crescita e dinamiche come sono state quelle del ‘900, il gold standard e’ una camicia di forza incompatibile. L’oro e’ una meteria prima come le altre, anzi non serve a un cazzo.

  • Matteo C.
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    “L’oro e’ una meteria prima come le altre, anzi non serve a un cazzo.”
    Mi limito solo a questo punto per non andare troppo oltre nella discussione. L’oro, al pari di ogni altro bene, serve a quello che chi decide di acquistarlo o detenerlo dedice debba servire.
    Quello di utilità è un concetto del tutto soggettivo. Per te può non servire a nulla, per altri può servire come materiale per gioielli o protesi dentarie, per altri ancora come mezzo di scambio, ossia come moneta.
    L’oro nel corso dei secoli non è diventato moneta per imposizione di questo o quel re/Stato. Prima è stato utilizzato come qualsiasi altro bene, poi come moneta, poi i re/Stati ne hanno con la forza monopolizzato il conio, fino a toglierlo di mezzo quando si sono accorti che non riuscivano ad averne comunque abbastanza da poter finanziare la loro crescente espansione (a suon di spese).
    L’idea che la moneta sia insufficiente per la crescita economica è dovuta a una concezione fallace di crescita economica, che si sofferma sulla dimensione nominale anxiché su quella reale.

    • firmato winston diaz
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      “L’oro nel corso dei secoli non è diventato moneta per imposizione di questo o quel re/Stato. Prima è stato utilizzato come qualsiasi altro bene, poi come moneta, poi i re/Stati ne hanno con la forza monopolizzato il conio, fino a toglierlo di mezzo quando si sono accorti che non riuscivano ad averne comunque abbastanza da poter finanziare la loro crescente espansione (a suon di spese).”

      Nell’era della moneta elettronica e virtuale, credo abbiano piu’ futuro gli Ela ellenici. L’oro e’ stato tolto di mezzo quando ci si e’ e’ accorti che per averlo si doveva pagare interesse ai suoi detentori, che campavano per quel solo fatto, accumulandone sempre di piu’, tendenzialmente tutto. Che senso aveva rendersi schiavi di regole da loro stessi fissate per il loro guadagno? Sperando che la concorrenza fra loro ne limitasse l’appetito? La concorrenza fra loro se la fanno ma mantenendo ben saldo il principio che il loro interesse comune confligge con quello del resto del mondo (e degli Stati, contro i quali soli noi pero’ appuntiamo i nostri strali). Ora quei detentori stanno facendo di tutto per riportarci alla stessa situazione, anche senza l’oro, e molti si fanno strumenti della loro propaganda. Lo facessero per lucro almeno, come perlomeno fanno nelle miriadi di siti “liberali” che in realta’ sono diretta espresione del mondo finanziario.

      “L’idea che la moneta sia insufficiente per la crescita economica è dovuta a una concezione fallace di crescita economica, che si sofferma sulla dimensione nominale anxiché su quella reale.”

      Onestamente credo che anche le “concezioni fallaci” rientrino nel campo della soggettivita’ del valore: per verifica prova ad andarlo a dire alla casalinga che va a fare la spesa che ha una concezione fallace della crescita economica.
      In ogni caso e’ ovviamente vero che l’oro (e la moneta in genere) non si mangia e quindi non e’ aumentandone la quantita’ che l’economia di per se’ diventa piu’ ricca, ma e’ altrettanto vero che senza moneta circolante, o con una moneta circolante che viene privata di una parte troppo cospicua del suo valore causa prestito ad interesse e tassazione (che poi ultimamente va a finire sempre la’, nel ripagamento di interesse, gli Stati ormai, con il monopolio della violenza che detengono, sono stati direttamente assunti come strumenti di esazione dall’usura) gli scambi necessariamente languono.

      Noi stiamo facendo il loro gioco.
      Cosa ci sia di libertario in tutto cio’ mi sfugge, evidentemente non sono abbastanza intelligente.

      Ovvio che le concezioni opposte fanno il gioco della spesa pubblica incontenibile, ma oramai non e’ solo questo il nostro problema, il nostro problema e’ in entrambi i fatti, che agiscono come le ganasce di una morsa stritolandoci. Sperare di uscirne dando il governo degli Stati in mano ai detentori del diritto di usura, e’ assolutamente stupido se fatto in buona fede, e criminale negli altri casi.

  • firmato winston diaz
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    Rileggendo il post sopra, mi rendo conto che una buona parte della teoria economica austriaca, per quel po’ che la conosco, puo’ essere letta come teoria economica fatta su misura per i prestatori ad interesse: del resto in essa il concetto di tempo (ovvero di tasso di interesse) e’ essenziale. Non e’ solo di soggettivita’ del valore che essa si occupa. En passant, entrambe le innovazioni interpretative (soggettivita’ e marginalismo) confliggono totalmente con la tradizione culturale classica del medioevo cristiano, che l’usura la condannava senza pieta’ in tutte le sue forme.

  • firmato winston diaz
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    Sopra ho un po’ “tagliato le curve”, ma chi sa puo’ capire.

  • Matteo C.
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    “L’oro e’ stato tolto di mezzo quando ci si e’ e’ accorti che per averlo si doveva pagare interesse ai suoi detentori, che campavano per quel solo fatto, accumulandone sempre di piu’, tendenzialmente tutto.”
    Si dà per scontato che i detentori di oro fossero divenuti tali rubando oppure che la detenzione stessa fosse da condannare. Ma è quanto meno poco probabile che fossero tutti ladri, né credo che chi ha acquisito oro per mezzo di scambi volontari con altri individui vada condannato.
    Al tempo stesso, se un individuo rinuncia a disporre del proprio denaro oggi prestandolo a qualcun altro, non vedo per quale motivo questo differimento nella disponibilità del denaro non dovrebbe essere remunerata, considerando anche il rischio di credito e di perdita di potere d’acquisto (peraltro tendenzialmente limitato nel caso di gold standard puro).
    Quanto all’idea che tutto l’oro venga accumulato da pochi soggetti, è chiaramente assurda. Da un lato, all’aumentare del suo potere d’acquisto aumenterebbe l’incentivo a entrare nel settore della ricerca dell’oro; dall’altro, nessuno può azzerare i propri consumi, altrimenti muore di fame.
    Qui non c’entra l’economia austriaca, basta il buon senso.

  • firmato winston diaz
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    “Quanto all’idea che tutto l’oro venga accumulato da pochi soggetti, è chiaramente assurda.”

    Sara’ anche assurda, ma e’ cio’ che tende a succedere in pratica, e sta succedendo anche adesso sotto i nostri occhi (non solo con l’oro, ma in generale con la moneta). La distribuzione del reddito, della proprieta’, delle donne in modo da tutti accettato e’ il punto focale della convivenza fra uomini, quello che provoca le guerre.

    Poi, ti pare sensato che debbano essere spese risorse enormi per cercare un metallo che non serve ad altro che come moneta per gli scambi, e che in caso di sovrabbondanza provocherebbe una terribile inflazione (come ai tempi dell’oro azteco rapinato dagli europei in america). E che i paesi produttori possano vivere di questo solo senza fare un cazzo, condividendo questa fortunata posizione coi banchieri?
    A me no, anzi mi pare proprio da deficienti.
    Dicono (ma ci credo poco, su queste cose ci raccontano le piu’ madornali frottole a scopo di “insider trading”) che attualmente il costo di estrazione e’ addirittura maggiore del pur altissimo prezzo di mercato.

    “non vedo per quale motivo questo differimento nella disponibilità del denaro non dovrebbe essere remunerata,”

    Il problema e’ quanto e a chi: se la remunerazione va in tasca ai possessori di tutti o della maggior parte dei mezzi di scambio che ne fanno un uso monopolistico, preferisco nettamente che tale possessore sia lo Stato con tutti i suoi difetti, che almeno con questo si paghi una parte delle sue spese senza vessare e spogliare i cittadini come sta facendo adesso.
    Se” signoraggio” dev’essere, che almeno sia nella forma del male minore. E se questo e’ il male minore, l’unica cosa sensata da fare non e’ eliminare lo Stato cadendo cosi’ dalla padella nella brace, bensi’ far sentire la propria voce all’interno di esso e, confrontandola con le altre, addivenire a un compromesso che soddisfi alla meno peggio tutti.

    Se invece del compromesso alla meno peggio aspiriamo alla societa’ perfetta, avanti prego si accomodi, ma sappia di essere in pessima compagnia ;)

    Questo e’ il problema delle filosofie politiche ed economiche (e religiose) “dall’unico libro”. (timeo hominem unius libri)

  • Matteo C.
    Rispondi

    1) Ma cosa c’entra la distribuzione delle donne?
    2) A me pare sensato che la moneta sia un bene non riproducibile senza costi e all’infinito. A me pare sensato lasciare che sia chi deve usare la moneta (ossia chi deve effettuare scambi) stabilire quale bene debba fungere da moneta. E credo anche che se la produzione di quel bene fosse ritenuta troppo costosa o troppo economica, in un mercato libero mercato quel bene sarebbe sostituito da un altro per fungere da moneta.
    3) Sul signoraggio e i signoraggisti ho già scritto e in archivio si può trovare ciò che penso.
    4) Sul compromesso è bene fare chiarezza. A mio parere il compromesso non può essere trovato sui principi e sugli obiettivi fondamentali. Il compromesso può essere trovato se si va nella direzione degli obiettivi fondamentali. A titolo di esempio, un libertario rothbardiano è in disaccordo su molte cose con un miniarchico, ma i due possono trovarsi d’accordo su un bel pezzo di strada da fare per aumentare la libertà e ridurre lo Stato partendo dallo status quo. Personalmente non credo che lo Stato vada migliorato. Lo Stato dovrebbe essere sostituito da interazioni volontarie tra individui liberi. Si tratta di un obiettivo non realizzabile in un orizzonte prevedibile? Può darsi, e allora ben venga ogni sua riduzione. Ma questo non mi fa cambiare idea sull’obiettivo di fondo.

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