In Economia, Esteri

YellenFEDDI MATTEO CORSINI

“Se Yellen fosse stata alla presidenza della Fed durante gli anni scorsi, ci sarebbero milioni di disoccupati in meno, e saremmo meno preoccupati del pericolo della deflazione… La sua nomina dovrebbe essere applaudita sia dai falchi sia dalle colombe… Stasera mi sento rassicurato che il futuro economico di mia figlia sia in buone mani”. (J. Wolfers)

Justin Wolfers, professore di economia all’Università del Michigan, è uno dei tanti che hanno accolto con entusiasmo la (peraltro ormai scontata) nomina di Janet Yellen alla successione di Ben Bernanke, il cui secondo mandato di presidente della Fed scadrà il prossimo 31 gennaio. Yellen, vice presidente dal 2010, ha una lunga storia alla Fed, essendo entrata come economista nel 1976 ed essendo poi tornata a metà anni 90 e, da ultimo, nel 2004 come presidente della Fed di San Francisco. Nota per essere una colomba, ossia per lo più favorevole a una politica monetaria molto espansiva (qui si tratta di intendersi: a differenza di quanto sembrerebbe leggendo la stampa finanziaria internazionale, i falchi non sono troppo diversi dalle colombe; vorrebbero una politica monetaria solo meno espansiva, non certo un ritorno a una sound money), dallo scoppio della crisi ha assunto posizioni più espansive (sic!) rispetto a quelle di Bernanke, arrivando a sostenere la necessità di portare in territorio negativo non solo i tassi reali, bensì anche quelli nominali. Questo fa andare in visibilio tutti coloro che ritengono che stampando denaro si risolvano i problemi. Wolfers, per esempio, afferma con una certa sicumera che se Yellen fosse stata presidente in questi anni, “ci sarebbero milioni di disoccupati in meno, e saremmo meno preoccupati del pericolo della deflazione”.

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Ovviamente non c’è alcun dato oggettivo a sostegno della sua affermazione. Molto probabilmente ci sarebbe stata una politica monetaria (ancora) più espansiva, ma nulla può essere affermato circa gli effetti (quanto duraturi?) sulla disoccupazione. Dicono che Yellen fosse consapevole dei rischi della bolla internet nella seconda parte degli anni Novanta, e che ebbe qualche contrasto con un Greenspan evidentemente meno preoccupato di lei. Al tempo stesso, però, pare che Yellen abbia iniziato a preoccuparsi del mercato immobiliare nel 2007, quando le cose hanno iniziato a scricchiolare, non mentre i prezzi si gonfiavano (anche) a causa della politica monetaria espansiva della Fed. Il credito/debito cresceva a dismisura, i prezzi degli immobili salivano a ritmo sostenuto, ma quelli al consumo aumentavano solo moderatamente, per cui andava tutto bene.

Questa, più o meno, era la posizione della Fed negli anni precedenti lo scoppio della bolla. Adesso Wolfers dice che si sente rassicurato, ritenendo che il futuro economico di sua figlia sia in buone mani. Se è tra i beneficiari delle politiche inflazioniste della Fed penso che potrebbe avere ragione.

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Mostrati 4 commenti
  • Liberty Defined
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    Chi viene messo a capo della Fed è ininfluente, è l’istituzione FED il problema. Il processo verso la distruzione del dollaro è irreversibile, è solo da capire quanto tempo resta al malato terminale.

  • Sigismondo di Treviri
    Rispondi

    Non mi fido delle donne. Specialmente quando occupano posti di comando.

    • Albert Nextein
      Rispondi

      Questa è in menopausa da alcuni decenni.
      Non è più una donna con gli sbalzi ormonali che temi.
      Magari è brava.
      Magari riesce a portare il mondo in default prima di bernacchio.
      Dalle tempo.
      Per i soldi ci pensa lei.

  • Deciomeridio
    Rispondi

    Non capisco come mai nell’ articolo non si fa menzione che la Yellen è ebrea.

    Non si menziona nemmeno che Ben Shlomo Bernanke è ebreo.

    E nemmeno che Alan Greenspan che è venuto prima di questi due è ebreo.

    ( Alan Greenspan è stato capo della FED dal 1987 al 2006 )

    Qualcuno sa darmi una spiegazione ?

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