In Economia

federal-reserveDI MATTEO CORSINI

“Immaginate di essere su un ring con Ben Bernanke, e non appena comincia il match lui vi colpisce e vi butta al tappeto. Fa un po’ male, ma poco dopo vi rialzate e cercate di colpirlo al volto. Il tempo in cui siete stati al tappeto è stata una recessione lieve. Adesso immaginate di essere sul ring con Mike Tyson, e lui vi mette al tappeto. Questo condurrà molto probabilmente a una sorta di “stagnazione secolare”. Probabilmente avrete “problemi di coordinamento” e qualche “esternalità negativa” che dura molto a lungo. Molto probabilmente avrete bisogno di un trattamento speciale prima di poter tornare sul ring. Potreste aver perfino bisogno di 4 trilioni di QE per rimettervi in piedi!”. (D. Zervos)

Commentando la politica monetaria della Fed, David Zervos ipotizza che lo staff di economisti della banca centrale, per lo più di inclinazione keynesiana, abbia di recente (ri)preso a utilizzare il concetto di “stagnazione secolare” elaborato fin dagli anni Trenta da Alvin Hansen e da qualche tempo riscoperto da keynesiani DOC quali Paul Krugman e Larry Summers. In sostanza, quando si verifica una depressione di particolare intensità, i suoi effetti sono duraturi, impedendo che la ripresa porti la disoccupazione e il trend di crescita del Pil ai livelli precedenti la crisi. Per sistemare le cose sarebbero quindi necessari stimoli fiscali e monetari particolarmente aggressivi.

Va da sé che utilizzare questo concetto è funzionale agli attuali vertici della Fed per giustificare il proseguimento della politica monetaria ultraespansiva intrapresa fin dal 2008, che ha portato un’inondazione di dollari a beneficio il settore finanziario e dello Stato, ma non dell’economia reale (come peraltro era inevitabile). In ultima analisi, l’idea diventa quella di spostare il target dalla crescita del Pil reale (seppur calcolata con deflatori stabiliti arbitrariamente) alla crescita del Pil nominale. Ma c’è un problema, a mio parere, non indifferente: il trend di crescita del Pil nominale negli anni precedenti la crisi era chiaramente viziato da un eccesso di debito e dalla conseguente bolla immobiliare.

Voler riprendere quel trend significa voler ricreare condizioni insostenibili, in quanto si tratterebbe di crescita non sostenuta da risparmio reale. Il rischio concreto è che la prossima volta sul ring di Mike Tyson ce ne siano due. A quel punto rialzarsi dal ko potrebbe non essere semplice.

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