In Anti & Politica, Varie

117_FINANZASEGNALATICI PER VOI

Memorie di un finanziere della polizia tributaria. Si potrebbe intitolare così il sorprendente documento esclusivo che state per leggere. Si tratta della trascrizione, fedele alla lettera, del disarmante sfogo di un disincantato, onesto e preparato maresciallo della Guardia di Finanza, impegnato da diversi lustri nei temutissimi controlli alle imprese. L’uomo, di cui evitiamo di indicare dati anagrafici e curriculum per non renderlo riconoscibile, ha apparecchiato per Libero uno zibaldone di pensieri, suddiviso in capitoletti, sul suo lavoro di tutti i giorni. Che per lui è diventato un tran tran asfissiante, capace di condurlo quasi al rigetto. Il risultato è questa spietata radiografia che stupisce e, in un certo senso, preoccupa di un mestiere che tanto trambusto porta nelle vite degli italiani. Infatti in questo sfogo il militare dipinge le ispezioni delle Fiamme gialle come un ineluttabile meccanismo stritola-imprenditori il cui obiettivo non sarebbe una vera e sana lotta alle frodi fiscali, ma una fantasiosa e famelica caccia al tesoro indispensabile a lanciare le carriere di molti professionisti dell’Antievasione. «Nel nostro lavoro ci sono forzature evidenti, a volte imbarazzanti», ammette con Libero il maresciallo. Che qui di seguito svela retroscena e segreti dei controlli che intralciano ogni giorno il lavoro di centinaia di imprenditori. Una lettura che potrebbe agitare qualcuno e far alzare il sopracciglio ad altri. Ma a tutti deve essere chiaro che non di fiction si tratta e che domani il nostro maresciallo e la sua pattuglia potrebbero bussare alla vostra porta. Preparatevi a leggere il testo di questo finanziere raccolto in esclusiva da Libero.

Ossessione numeri – Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici: il dato del recupero dell’imposta serve a molti. Sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti e gli stipendi stellari dei generali, che sono decine: uno per provincia, più uno per regione. Nel nostro Corpo esistono vere e proprie task-force che si occupano di fare previsioni di recupero d’imposta e a fine anno queste devono essere raggiunte, come se l’evasione fiscale si basasse su dei budget. Gli operatori sul territorio sono meno di chi elabora questa realtà virtuale, su 64 mila finanzieri siamo circa 4 mila a fare i controlli.

Indietro non si torna – A fine anno i generali chiedono il dato dell’imposta evasa constatata e lo confrontano con quello dell’anno prima. Il risultato non può essere inferiore a quello di 12 mesi prima. Se il dato scende bisogna dar conto al reparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. Per questo le nostre verifiche proseguono anche di fronte a evidenti illogicità. I nostri ufficiali parlano solo di numeri e quando hanno sentore di un risultato, magari per una previsione affrettata di un ispettore, corrono dai loro superiori anticipando che da quella verifica potrà venir fuori un certo risultato: a quel punto non si può più tornare indietro. Il verbale diventa subito una statistica, una voce acquisita e ufficiale di reddito non dichiarato. Quando si prospetta un ventaglio di possibilità per risolvere una contestazione si concentrano le energie sempre su quella che porta il risultato più alto. Che sarebbe poco grave se fosse la strada giusta. Ma spesso non lo è. Per la Finanza quello che conta è il dio numero. Il nostro unico problema è come tirarlo fuori.

Per riuscirci c’è un nuovo strumento infernale, la cosiddetta “mediana”, che va di gran moda tra gli ufficiali. La si pronuncia con rispetto e deferenza, anche perché da essa dipende la carriera di chi la evoca. Si tratta di uno studio fatto a tavolino, che stabilisce il valore medio della verifica necessario a raggiungere gli obiettivi, il tetto al di sotto del quale non si può andare. Se capiamo che in un’azienda il verbale sarà di entità inferiore alla mediana, derubrichiamo la verifica a controllo in modo che non entri nelle statistiche ufficiali.

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Alla Guardia di Finanza abbiamo uffici informatici che elaborano dati in continuazione. Ma si tratta di numeri “drogati”, come lo sono quelli dei sequestri. Nei magazzini dei cinesi ho visto colleghi registrare alla voce “giocattoli” ogni singolo pallino delle pistole per bambini. Spesso questi servizi si fanno in occasione delle feste natalizie, così passa l’informazione che sul territorio c’è sicurezza.
Con questi numeri i generali si riempiono la bocca il 21 giugno, giorno della festa del Corpo. Lo speaker spara cifre in presenza di tutte le autorità, dei presidenti dei tribunali, dei politici, ecc. ecc. Quel giorno è un tripudio di dati pronunciato con voce stentorea: recuperata tot Iva, scovati tot milioni di redditi non dichiarati, arrestati x emittenti fatture false. Una festa!

Normativa astrusa – La normativa tributaria italiana è talmente ingarbugliata che si presta alla nostra logica del risultato a ogni costo. Per noi è piuttosto semplice fare un rilievo visto che siamo aiutati da questa legislazione astrusa e abnorme, spesso contradditoria e conflittuale. Nel nostro Paese è quasi impossibile essere in regola e per chi lo sembra ci prendiamo più tempo per spulciare ogni carta. Infatti se una norma può apparire favorevole all’imprenditore, c’è sicuramente un’altra interpretabile in maniera opposta. E in questo ci aiuta l’oceanica produzione di sentenze, frutto di un eccessivo contenzioso. Un contratto, un’operazione possono essere interpretati in mille modi e alla fine trovi sempre una sentenza della Cassazione che ti permette di poter fondare un rilievo su basi giuridiche certe. Questo è il Paese delle sentenze.

Analizzando un bilancio, un’imperfezione si trova sempre. Magari per colpa dello stesso controllore che prima dice all’imprenditore di comportarsi in un modo e poi in un altro, inducendolo in errore. Per esempio, su nostro suggerimento, un’azienda non contabilizza più certe spese come pubblicità (deducibili), ma come spese di rappresentanza (deducibili solo in parte). Quindi arriva l’Agenzia delle Entrate e spiega che quelle non sono né l’una né l’altra. A volte succede che qualcuno abbia già subito un controllo, abbia aderito a un condono e, zac, arriviamo noi e contestiamo lo stesso aspetto, ma in modo diverso. Dopo i primi anni nel Corpo non ho più sentito di controlli chiusi con un nulla di fatto e in cui si torna a casa senza aver contestato qualcosa. Alla fine chi lavora impazzisce.

Chi sbaglia non paga – Come è possibile tutto questo? Semplice: perché chi sbaglia non paga, ma anche perché chi sbaglia non saprà mai di averlo fatto. Il motivo è semplice: noi non comunichiamo con l’Agenzia delle Entrate e non sappiamo mai che fine facciano i nostri verbali. Per questo se ho commesso un errore non lo verrò mai a sapere: il nostro è solo un verbale di constatazione, a renderlo esecutivo è l’Agenzia delle Entrate che lo trasforma in verbale di accertamento. Però raramente i nostri colleghi civili bocciano il nostro lavoro, anzi questo non succede nel 99,9 per cento delle situazioni. Si fidano di noi e, anche se sono molto più preparati, nella maggior parte dei casi prendono il nostro verbale e lo notificano, tale e quale, al contribuente. Quello che sappiamo per certo è che i nostri verbali, giusti o sbagliati che siano, diventano numeri e quindi non ci interessa che vengano annullati, tanto non ne verremo mai a conoscenza né saremo chiamati a risponderne. Per noi resta un grosso risultato. E visto che nessuno paga per i propri errori, il povero imprenditore continuerà a trovarsi ignaro in un castello kafkiano fatto di norme e risultati da ottenere.

Imprese sacrificali – Gli imprenditori con noi sono sempre gentili, ci accolgono con il caffè, sopportano di averci tra i piedi per settimane, ma si capisce che vorrebbero dirci: scusateci, ma avremmo pure da lavorare. A noi però questo non interessa: dobbiamo contestargli un verbale a qualsiasi costo e quando bussiamo alla loro porta sappiamo che non hanno praticamente speranza di salvezza. Per contrastare e contestare questa trappola infernale l’imprenditore è costretto a pagare consulenti costosissimi, ma noi rimaniamo sempre sulle nostre posizioni. A volte capita che per provare a difendersi il presunto evasore chiami in soccorso come consulenti ex finanzieri, ma spesso questo non gli evita la sanzione. Anzi.

Negli ultimi anni ho notato una certa arrendevolezza da parte degli imprenditori: dopo un po’ si stancano. Capiscono, e ce lo dicono, che tanto dovranno fare ricorso perché noi non cambieremo idea. Per tutti questi motivi molti di loro costituiscono a inizio anno un fondo in previsione della visita della Finanza. Sono coscienti che qualcosa dovranno comunque pagare.

Chi fa veramente le grandi porcate, chi apre e chiude partite Iva, emette false fatture o costituisce società di comodo magari alle Cayman è molto più veloce di noi e per questo non lo incastriamo, mentre azzanniamo quelli che operano sul territorio e che sono regolarmente censiti nelle banche dati. Alla fine lo Stato colpisce sempre i soliti noti. Non è una nostra volontà, ma dipende dal fatto che non abbiamo risorse per fare la vera lotta all’evasione e in ogni caso dobbiamo fornire dei numeri al ministero per poter legittimare la nostra esistenza come istituzione. Anche in Europa.

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Tangente di Stato – L’imprenditore, se accetta la proposta di adesione al verbale entro 60 giorni, paga solo un terzo di quanto gli viene contestato e spesso salda anche se non lo ritiene giusto, per togliersi il dente ed evitare ricorsi costosi (a volte più dei verbali) e sine die. In pratica accetta di pagare una tangente allo Stato. Agli imprenditori i ricorsi costano molto e se la commissione provinciale, il primo grado della giustizia tributaria, dà ragione allo Stato, l’imprenditore prima di ricorrere alla commissione regionale, il secondo grado, deve pagare metà del dovuto. Per questo chi lavora spesso preferisce chiudere la partita all’inizio, pagando un terzo.

Giustizia da farsa – Il contradditorio tra Guardia di Finanza e imprenditori durante le verifiche è una farsa, perché ognuno rimane sulla propria posizione, ma va fatto per legge. Nel contradditorio gli imprenditori non hanno scampo: quel numero, quell’ipotesi di evasione, ormai è stato venduto e non può più essere ridimensionato. È entrato nel sistema e nelle nostre statistiche. A noi non interessa se magari dopo anni quel verbale verrà annullato e non avrà prodotto alcun introito per lo Stato.

Le cose non vanno meglio con la giustizia tributaria, gestita da commissioni composte da avvocati, commercialisti, ufficiali della Finanza in pensione che fanno i giudici tributari gratuitamente giusto per fare qualcosa o per sentirsi importanti. È incredibile, ma in Italia il sistema economico-finanziario viene affidato a un servizio di “volontariato”.

La verità è che un tale esercito di volontari senza gratificazioni economiche non se la sente di cassare completamente il lavoro di finanzieri e Agenzia delle Entrate e l’imprenditore qualcosa deve sempre pagare. Difficilmente questi giudici per hobby danno torto allo Stato.
L’assurdità è che vengono pagati 30-40 euro per motivare sentenze complesse che hanno come oggetto verbali da milioni di euro, scritti da marescialli aizzati dal sistema.

Formazione assente – Il nostro vero problema è la mancanza di specializzazione di un Corpo che cerca di riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa grandi risultati, sebbene “storti”. A volte l’ignoranza aiuta a far montare un rilievo che non sta né in cielo né in terra. Sulla nostra formazione non ho niente da dire, perché non esiste. Eppure dobbiamo confrontarci con specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere, e la gran parte di noi non sa una parola in inglese. Non ci forniscono nemmeno i codici tributari aggiornati, mentre spendono milioni per farci esercitare ai poligoni, visto che siamo inspiegabilmente ancora una polizia militare, come solo in Equador e Portogallo. Un commercialista lavora 12 ore al giorno e si forma continuamente. Dall’altra parte della barricata c’è gente come noi che non vede l’ora di scappare via dall’ufficio, dove spesso non ha neppure a disposizione una scrivania o la deve condividere con altri colleghi. In questo modo il lavoro diventa l’ultimo dei pensieri. I più bravi vanno in pensione appena possono, per riciclarsi come professionisti al soldo delle aziende. Ci vuole una fortissima motivazione per studiare una materia terribile come il diritto tributario. Avvocati e commercialisti trovano gli stimoli nelle parcelle, da noi un maresciallo con vent’anni di servizio guadagna 1.700 euro. Gli incentivi li dobbiamo trovare dentro di noi, magari pensando di sfruttare il sistema per trovare un altro lavoro. È illogico che un mestiere così delicato, dove si contestano milioni di euro d’evasione, sia affidato a gente sottopagata e impreparata. L’unico modo di tenersi aggiornati è quello di studiare a proprie spese, pagandosi master e corsi. Purtroppo la formazione è costosissima e spesso ci rinunciamo. È chiaro che un sistema del genere presti il fianco al rischio della corruzione.

In più bisogna considerare che per noi le verifiche sono particolarmente rischiose. In base alla mia esperienza non le facciamo con la giusta professionalità, possiamo commettere errori in buona fede, essere invischiati in fatti che neanche capiamo. Per esempio alcuni di noi sono stati accusati di aver ammorbidito un verbale per un tornaconto, in realtà lo avevano fatto per ignoranza e per questo ora quasi nessuno vuole più fare questo tipo di lavoro.

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Risorse all’osso – I nostri capi hanno budget di spesa sempre più ristretti. Nonostante ciò ogni ufficiale deve portare a casa i risultati con i soldi e le pattuglie che ha. Risultati almeno uguali a quelli dell’anno precedente. A causa di questa mancanza di mezzi siamo costretti a portare via dalle aziende penne, risme di carta, spillatrici. E secondo me gli imprenditori se ne accorgono, ma non dicono nulla per compassione.
Onestamente gli ufficiali non sono responsabili di questa penuria di risorse, visto che i fondi destinati alla lotta all’evasione vengono decisi dai politici. Ma la frustrazione dei nostri superiori viene compensata da ottimi stipendi personali che lievitano grazie ai risultati conseguiti. Cosa che ovviamente non succede a noi.

Nel nostro lavoro, la mattina, ammesso che trovi una macchina libera, devi prima fare car-sharing e accompagnare diversi colleghi ai reparti, quindi ti restano due o tre ore per fare visita a un’azienda. Quando rientriamo da una verifica il nostro principale problema è segnare sul registro quanti chilometri abbiamo fatto e quanta benzina abbiamo consumato. Arriveremo al paradosso di fare le verifiche in ufficio a contribuenti trovati su Google.

Lontani dalla realtà – I nostri vertici sono lontani dalla realtà, sono convinti che noi facciamo “lotta all’evasione”. C’è una distanza siderale tra chi sta in trincea, come me, e chi vive nei salotti. Un maresciallo può parlare solo con il tenente e non con i gradi superiori. Il nostro messaggio viene filtrato e arriva al vertice completamente distorto. Nel nostro sistema militare non conta quello che pensi del tuo lavoro, ma il grado che hai sulle spalle. L’ufficiale non va a riferire al superiore se l’ispettore gli ha detto che un controllo potrebbe non portare a niente. Al contrario insinua nei vertici la speranza che un risultato arriverà. E così chi va in giro per aziende deve ingegnarsi per trovare il cavillo che porti al risultato, solo per sentirsi dire bravo o per una pacca sulla spalla. L’animo umano si accontenta di poco. In questa catena di comando in cui tutti devono fare carriera non sono ammessi dubbi od obiezioni, l’informazione reale resta a valle, al generale arriva quella virtuale, il famoso “numero”. In nome del quale vengono immolati molti evasori virtuali.

TRATTO DA http://www.liberoquotidiano.it/

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  • FrancescoPD
    Rispondi

    Tutto confermato,.. un mio vicino di casa della GdF mi dice le stesse cose, .. e per aggravare la questione nel tragitto dall’ufficio all’azienda da verificare hanno l’elenco di chi non ha pagato il canone TV, .. entrano in case con persone incapienti, con televisori di vecchia generazione che devono pagare per smaltirli,.. ma escono regolarmente con una multa da 2000 euro a botta,.. lui stesso si vergogna di quel che deve fare, e dice “la gente non ce la fa più, la situazione è insostenibile”.
    Stato ladro criminale !! la pìù grande organizzazione criminale della storia dell’umaità è lo stato!!!

    • Mister Libertarian
      Rispondi

      E quel tuo vicino di casa non si vergogna a fare un lavoro del genere? Io glielo farei notare

  • luigiza
    Rispondi

    . Nella Guardia di Finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l’ottenimento dei premi incentivanti ..

    Badate che anche per gli Uffici della Agenzia delle Entrate funziona allo stesso modo.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Una volta qualcuno mi citò una freddura.
    Esistono due tipi di uomini.
    Quelli onesti, ed i finanzieri.

  • Fabio
    Rispondi

    ‘solo per sentirsi dire bravo o per una pacca sulla spalla’ certo, come si fa per i cani e gli animali di casa, bestie fedeli.

    e come per il boia, è uno sporco lavoro infame ma qualcuno deve pur farlo.

    ricordo un mio conpagno di giochi, assolutamente sfaticato ed incapace di fare alcun lavoro sia per mala volontà sia perché l’unico pensiero che girava in quella zucca vuota era per gli undici figlioli della sua amata SSLazio, che riuscì a restare nella guardia di finanza alla fine del servizio militare.
    Gente come questa è strapagata con i miei sudati soldi portatimi via dalla tassazione e sacrificati in nome del dio stato.

    la mia non è invidia. E’ che mi dacosì tanto fastidio dover pagare il conto dei loro sprechi e sciupi togliendoli a ne, alla mia famiglia, ai miei figli. E sto ancora peggio pensando che il sistema li renderà a loro volta, i miei figli, schiavi della casta, solo carne da cannone, adeguatamente formata nelle scuole di stato.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Caro signor finanziere, se Lei è cosciente- come sembra- di far parte d’un’organizzazione criminale, è Suo inderogabile dovere morale quello di dimettersi, senza pensarci due volte. Altrimenti rimane corresponsabile delle malefatte che denuncia, né può coprirsi col cavillo di eseguire ordini. Smetta di fare il militare, bruci la divisa e ridiventi una persona libera.

  • Fabio
    Rispondi

    e guarda caso ecco u altro dei famosi, o famigerati, annunci di quando assolutamente serve a pagare i meritati e sudati stipendi e sopratutto premi.
    stralimortacci vostra

    26 – apr – 2014 Decreto IRPEF
    Dalla lotta all’evasione 3 miliardi entro il 2015
    Un programma di misure ed interventi finalizzati ad implementare, anche attraverso la cooperazione internazionale e il rafforzamento dei controlli, l’azione di prevenzione e contrasto all’evasione. Il tutto al fine di conseguire nel 2015 un incremento di almeno 2 miliardi di euro di entrate dalla lotta all’evasione.

  • Fabio
    Rispondi

    e riguardo i premi oggi sul giornale (il messaggero di roma) articolo sui premi ai dipendenti pubblici ma mica ti dicono dell’ulteriore aumento derivato dalla detassazione: visto che loro le tasse non le pagano (perché le pagherebbero alla stessa entità che eroga i soldi e quindi è solo un fittizio giroconto) il detassarle è automaticamente aumentarle in busta paga di questi parassiti.

    ‘In Gazzetta il decreto sulla detassazione dei premi di produttività 2014
    Sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 di ieri, è stato pubblicato il DPCM 19 febbraio 2014, recante le modalità attuative delle misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro nell’anno corrente, previste dalla legge di stabilità 2013 ‘

  • elso
    Rispondi

    Ad un finanziere venne chiesto dal superiore all’esame orale per passare il concorso quanto faceva 100 euro diviso due e lui impeccabile rispose: 30 a me e 70 a lei.
    Barzellette a parte mi chiedo come nessuno di questi delinquenti in divisa sia ancora passato per la giustizia popolare.

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    è terribile e funesto constatare che negli stessi termini e con freddi numeri e obiettivi da rispettare Hitler riuniva lo stato maggiore della Gestapo e delle SS, per verificare già a partire da prima dello scoppio della II seconda guerra mondiale, se la politica razziale e lo sterminio procedevano secondo i piani del suo governo. In quel caso si trattava di persone, in questo caso pure. In quel caso si rapinavano di tutto e si portavano a morire nei lager. Oggi è agghiacciante constatare che ti portano via tutto o tutto quello che possono, e poi a toglierti la vita ci devi pensare da solo. Mi vengono i brividi al solo pensiero

    • Pedante
      Rispondi

      Non sono mai stati trovati questi presunti piani. Anche Raul Hilberg parla di una specie di telepatia come metodo di coordinamento.

  • uz
    Rispondi

    Ma no!!!!! come la gdf è una branchia della
    ndrangheta ma come è possibile ? Come
    in mexico dove i cartelli dei narco trafficanti
    comandano l intero sud america e alcune
    parti degli usa ? C’era una volta un grande
    uomo in baviera nessuno lo aveva capito
    Per lo meno solo i tedeschi…. popolo intelligente e rigido , in italiland invece
    esistono i puffi e la merda piu nera da sterminare tutti!!!!

  • Giovanni
    Rispondi

    Un minchione dice una stronzata contro la gdf e tanti lo seguono, perché non dice che siamo sulla strada a disposizione delle persone sempre pronti ad intervenire, negli aeroporti a far rispettare le regole e a tutelare gli interessi e la sicurezza degli italiani con la repressione del contrabbando di valuta e con il controllo delle prestazioni sociali che non spettano, e un milione di servizi a favore e tutela degli italiani e dell’Italia. Povero minchione se poi vogliamo parlare di numeri …. oggi é tutto statistica e tu sei 1 la gdf circa 70000 che prestano servizio con dedizione e onore w la gdf w le fiamme gialle.

    • In Guns we trust
      Rispondi

      350000 persone nei corpi di polizia in Italia e quando c’è bisogno non ci sono mai. Guardia di finanza cioè ladri raccomandati garantiti da uno stato criminale. Giovanni sei un buffone.

  • micherle
    Rispondi

    anche gli italiani usano un numero eccessivo di soldi.dovrebbero metere di nuovo in circolo la lira.

  • ENTERPRISE
    Rispondi

    I criminali non sono solo i politici, ma soprattutto il popolo che paga le tasse, invece di organizzarsi per colpire tutti i politici attuali.
    Loro fanno i porci comodi, perché siete voi cittadini che vi lamentate solo, sui blog, ed altre parti, senza fare nulla di concreto.
    Finche voi italiani avete un piatto da mangiare sulla tavola, ve ne fregate degli altri, fate solo la falsa che vi lamentate.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    A parte che non tutti gli italiani hanno la garanzia del piatto sulla tavola. A parte che molti non hanno neanche la tavola né un tetto sotto quale metterla. Ma cosa dovrebbe fare una persona che si ritrova incatenata contro la sua volontà? Doveva evitare, a suo tempo, che la incatenassero? E come, se i mercanti di schiavi erano dieci e lui era solo? Una volta incatenato, che dovrebbe fare di concreto? Rompere la catena con i denti? Se qualche non italiano ha un suggerimento, questo sì concreto, che si pronunci. Non con il generico “ribellatevi”, perché non serve a nulla. Lo schiavo è disarmato. Se qualcuno si sente Abramo Lincoln fornisca le armi, liberi i virginiani in catene e gli assegni un ettaro di terreno. Che significa quel “ve ne fregate degli altri”? Gli altri chi? I sostenitori della protesta fiscale non hanno mai limitato il proprio orizzonte al suolo italiano. Il popolo che paga sarebbe criminale? Quindi, nei lager e nei gulag, i criminali erano i deportati! Del resto, il precedente commento non è l’unico poco comprensibile. Infatti, sostenere che gli italiani usino un numero eccessivo di soldi e poi chiedere il ritorno della lira è una contraddizione in termini. Per quanto dirigistica sia stata l’idea dell’euro, con la lira il numero di monete e banconote circolanti era maggiore. Tra l’altro è oscura l’idea di un “uso eccessivo di soldi”, può significare tutto e niente come potrebbe non essere vera. E se lo fosse non è detto che sarebbe in sé una cosa negativa. Non so poi chi sia il grand’uomo in Baviera del passato. Ludovico secondo? Grande lo considerava Richard Wagner. Per forza: gli finanziava teatri e spettacoli a Bayreuth con i soldi dei contribuenti. Eccellenti lavori, non c’è dubbio, ma non frutto di assunzione di rischio. Sorvoliamo sulle volgarità e i gratuitit insulti del semianonimo pubblico ufficiale, dal momento che per accreditarsi come nostro difensore è costretto ad essere reo confesso sulla repressione del conrabbando. E’ proprio qui che non capisce che quel reato, in una società autenticamente civile, non dovrebbe esistere. Attenzione anche noi, però. In caso di rivolta, è vero, il popolo non distingue tra boia e mandanti. Ma la ragione deve portarci a praticare la pietas. Se il maresciallo presentasse le dimissioni non sarebbe affatto una persona libera ma solo un ex boia disoccupato. Se per essere apparentemente libero deve lasciar morire di fame sé stesso e soprattutto i propri familiari, gli stiamo chiedendo non un atto di eroismo ma la stessa cosa di chi chiede allo schiavo di rompere la catena con i denti; un inutile suicidio, un martirio senza conseguenze pratiche di segno positivo. E’ già eroico che si sia esposto con i suoi scritti, dal momento che potrebbe essere facilmente identificabile da qualche suo collega particolarmente ambizioso. Non è detto che non si vergogni del lavoro che svolge. Quando nel lontano 1979 ho dovuto dare voce a un personaggio squallido (su testo altrettanto squallido) per una radio privata locale, mi sono vergognato anch’io di aver accettato; ma all’epoca avevo fame e non potevo permettermi di innalzare il vessillo della letteratura colta. Ho conosciuto un magistrato contabile, ora in pensione, che si vergognava di essere un parassita suo malgrado. Guadagnava senz’altro più del maresciallo. A quest’ultimo, se mai, si può rimproverare di considerare esecutore di “grandi porcate” colui che apre società nei cosiddetti paradisi fiscali. Dovrebbe essere un diritto garantito a tutti. Ad eccezione di coloro che ne sostengono il divieto. Siano coerenti, non pretendano il fiscalismo per i loro avversari politici e per le imprese quando poi i loro incassi dovuti a pubblicazioni o a spettacoli finiscono in conti stranieri. Non pretendiamo che tutte le imprese smettano di partecipare ad appalti pubblici. A che serve un maggior numero di imprese chiuse? Non chiediamo ai dipendenti pubblici le dimissioni in massa se si sentono schiavi o parassiti. A che servirebbe un esercito di disoccupati? Forse a facilitare le assunzioni degli amici di chi governa o finge di stare all’opposizione? Non criminalizziamo chi non se la sente di praticare lo sciopero fiscale. Si sente solo e non è giusto fargliene una colpa. Certo, troppi imprenditori sostengono il fisco perché hanno in casa un erede scemo da sistemare nella pubblica amministrazione o in politica, altrimenti rovinerebbe l’azienda di famiglia. A questi possiamo imputare, forse, qualcosa. Non ho la ricetta in tasca, o meglio, ce l’ho: affamare la bestia. Ma sul come non so da che parte incominciare. Un movimento di partite I.V.A. mi starebbe bene. Ma anche qui sembrava cosa fatta prima che il traditore di Arcore rinunciasse alla rivoluzione liberale per abbracciare assurdità clerical – colbertiane e idiozie tel tipo “la rappresentanza dei moderati”. Certo, la rivoluzione si fa con i moderati! Invece di praticarla, sussurriamola! Saranno contenti gli eredi di… De Saussure.

  • Vincenzo
    Rispondi

    Se l’intervista è vera, è l’effetto del turpe concetto di Stato – Azienda.
    Lo Stato non è un’azienda.

    • Fabio
      Rispondi

      vero, infatti Stato = Mafia

      scimmiotta l’azienda privata nel tentativo di migliorare l’azione predatoria di sfruttamento sugli schiavi, e il fatto che non gli riesca bene è una fortuna per i malcapitati che lo devono subire

    • spago
      Rispondi

      Se lo Stato fosse un’azienda dovrebbe stare sul mercato, dipenderebbe cioè dal consenso dei clienti, sarebbe limitato dalla concorrenza, e se si comportasse come fanno normalmente gli stati tra sprechi, debiti, disorganizzazione.. fallirebbe ben prima di poter causare i danni che causano gli stati. Purtroppo lo Stato non è un’azienda. Altrimenti dovrebbe onorare i suoi contratti, pagare i fornitori, accontentare i clienti, e non potrebbe fare soldi usando la violenza, a suon di furti, rapimenti e omicidi.. (tasse, inflazione, espropri, coscrizione, e guerra). Purtroppo lo Stato è crimine e violenza, e quindi distrugge sistematicamente la civiltà, la cultura, l’educazione, la cooperazione, il senso morale, la solidarietà, il benessere e la convivenza pacifica. Proibisce il furto, ma ruba, proibisce l’omicidio, ma uccide, proibisce il sequestro, ma sequestra, e così via.. lui fa la “legge” a suo uso e consumo, e quando ha bisogno ancora non la rispetta. Purtroppo lo Stato è una mafia, che ti vende servizi che non vuoi, a prezzi che decide arbitrariamente e che si prende con la forza, servizi che fanno spesso così schifo che poi te li devi ricomprare privatamente. Purtroppo gli Stati non sono altro che territori e persone uniti dal fatto di essere sotto la stessa mafia, non di gente che si è unita e sta insieme sulla base di qualcosa che condivide, sia esso qualcosa che viene dal passato o un futuro comune a cui tendere. Anche l’Italia è stata fatta con la guerra, la conquista, la strage, il furto, la rapina, la confisca, etc.. La democrazia si innesta dunque su una unione di persone che non hanno mai scelto di stare assieme: un po’ come se due persone mi entrassero in casa sfondando la porta e sparandomi in una gamba, poi mi dicessero di stare tranquillo che mi hanno portato la democrazia, mettessero ai voti a chi deve andare il mio televisore e dopo aver votato a maggioranza che spetta loro, se lo portassero via. Le stesse regole democratiche, che secondo qualcuno renderebbero uno stato un “autogoverno dei cittadini”, sono un’imposizione e una enorme limitazione ingiustificata della libertà. Se la gente pensa il contrario è perchè viene indottrinata dall’orwelliano sistema scolastico e mediatico statale e parastatale, che insegna a sragionare quanto basta da non saper più applicare la logica e il senso critico quando si parla di stato, di patria, di nazione, o ancora meglio ad ubbidire all’autorità costituita.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ma no! Se entrano in casa mia sparando e si accorgono che con i miei familiari siamo in maggioranza il televisore me lo lasciano. Tanto mi fanno pagare il canone, decidendo che devo pagarlo anche se sono in minoranza.

    • spago
      Rispondi

      effettivamente..

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