In Anti & Politica, Economia

KrugmanDI MATTEO CORSINI

“La politica monetaria in realtà non è una materia tecnica, immune da
condizionamenti politici: un’inflazione moderata può essere benefica per
l’occupazione specialmente quando un Paese sta cercando di smaltire un
forte indebitamento, ma è venefica per lo 0.1% più ricco degli americani; e
questo fatto finisce per influire in misura rilevante per la discussione…
un gruppo, tanto ristretto quanto influente, che con le politiche di
repressione finanziaria finisce per rimetterci”. (P. Krugman)

Non è una novità che per i keynesiani (e non solo, a dire il vero) le
politiche monetarie inflattive siano un rimedio utile a contrastare la
disoccupazione e a smaltire una sbornia da eccesso di debito. Ovviamente
non si curano del fatto che quella sbornia è stata propiziata proprio da
politiche monetarie inflattive e che dare alcool a un ubriaco non è il modo
migliore per riportarlo alla sobrietà.

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Il trade-off tra inflazione e disoccupazione è un must del pensiero
keynesiano sul quale è ancora oggi basata l’azione delle banche centrali, a
partire dalla Fed statunitense. Non intendo in questa sede soffermarmi,
come ho fatto altre volte, sull’idea di risolvere la rigidità al ribasso
dei salari nominali agendo con l’inflazione per ridurre i salari reali, ciò
che, in ultima analisi, è l’essenza della cura keynesiana per la
disoccupazione.

Vorrei invece commentare la posizione di Krugman (tipicamente keynesiana)
circa l’uso dell’inflazione per svalutare i debiti in termini reali,
alleviando gli oneri per i debitori e a danno dei creditori. In sostanza,
nulla più che una redistribuzione dei redditi, ma attuata non per via
fiscale, bensì in modo surrettizio.

Krugman sostiene che la svalutazione del debito mediante inflazione sarebbe
“venefica per lo 0.1% più ricco degli americani”; suppongo si debba dedurre
che il restante 99.9% non avrebbe alcun danno o, se oberato da debiti,
trarrebbe giovamento dall’inflazione. Nel fare questa affermazione Krugman
evidentemente ricorre a una idea della composizione della società che era
già antiquata a fine Ottocento.

La repressione finanziaria, ossia la manipolazione dei tassi di interesse e
della quantità di moneta dirette a mantenere i rendimenti reali in
territorio negativo, non danneggia lo 0.1% della popolazione, quanto meno
non danneggia solo quello 0.1%. La maggior parte dei grandi proprietari di
beni mobili e immobili ha spesso finanziato l’acquisizione di quelle
proprietà mediante debito. Costoro traggono con ogni probabilità un
beneficio netto dall’inflazione, dato che essa tende a ridurre il peso del
debito e a gonfiare i prezzi degli asset finanziati con quel debito.

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Per contro tutti coloro che percepiscono redditi fissi e accantonano
risparmi in strumenti a reddito fisso subiscono effetti negativi dalla
repressione finanziaria. Un problema particolarmente preoccupante, in
prospettiva, soprattutto per quanto riguarda i fondi pensione, che in
questi anni stanno ottenendo spesso rendimenti reali negativi nei Paesi in
cui i rendimenti obbligazionari sono negativi in termini reali. Per Krugman
pare che questo non sia un problema, ma riguarda indubbiamente ben oltre lo
0.1% della popolazione americana (e non solo).

Concordo con Krugman quando afferma che, “la politica monetaria in realtà
non è una materia tecnica, immune da condizionamenti politici”; in ultima
analisi la tecnica serve solo come copertura pseudo-scientifica per la
politica. Non credo, però, che questo autorizzi a falsare i numeri su chi
trae benefici o danni dall’inflazione, come mi pare evidente faccia Krugman
sostenendo che essa danneggerebbe solo lo 0.1% della popolazione. Anche
questa mi sembra politica, più che economia.

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Showing 4 comments
  • renatodrg
    Rispondi

    Il problema della deflazione è che diminuisce il potere d’acquisto molto piu che con una inflazione moderata anche al 10 o 15 %.Il problema è il potere d’acquisto quindi ,il potere d’acquisto diminuisce molto piu con la deflazione che con aumento dell’inflazione.Questo vale per il 99% della gente che ha uno stipendio medio.Per i super ricchi la deflazione significa aumento del potere d’acquisto perchè i prezzi di prima necessità rimangono stabili o subiscono una lieve aumento, i prezzi dei beni di non prima necessità addirittura diminuscono lievemente, i prezzi delle case invece e degli affitti aumentano in modo smisuratoe sono quasiinsostenibili per moltissimi.Siccome i super ricchi vivono soprattutto sulle rendite degli affitti spropositati e della vendita degli immobili, le assicurazioni di vario tipo, è lecito pensare che chi si arricchisce in una condizione di moneta forte , deflazione è una ristretta minoranza di operatori finaziari e proprietari di immobili di vario tipo.

    • Matteo C.
      Rispondi

      Francamente non colgo nessuna logica nelle sue osservazioni. La maggior parte delle persone con “stipendio medio” percepisce redditi nominali fissi. Come faccia a non essere danneggiata da un aumento dei prezzi del 10 o 15%, o che lo sia meno rispetto a un andamento dei prezzi stabili o in flessione, mi sembra inspiegabile.
      Non so poi cosa la convinca del fatto che i prezzi dei beni di prima necessità “rimangono stabili o subiscono un lieve aumento” mentre “i prezzi delle case invece e degli affitti aumentano in modo smisurato e sono quasi insostenibili per moltissimi”.
      Senza andare troppo lontano, quindi rimanendo in Italia, i prezzi degli immobili sono diminuiti negli ultimi anni, mentre non lo sono affatto i prezzi dei beni di consumo. La stessa cosa, seppure con proporzioni ben più marcate, è avvenuta dove gli immobili erano in bolla prima della crisi (Spagna, Irlanda, Stati Uniti, per fare alcuni esempi).
      Ciò detto, spesso i super ricchi sono anche super debitori, quindi traggono beneficio proprio dall’inflazione, non dalla deflazione. E in effetti non sentirà mai “operatori finanziari” tenere l’inflazione più della deflazione.
      Questo se vive nello stesso mondo in cui vivono gli altri. Se poi scrive da un altro pianeta, allora può darsi che da quelle parti le cose vadano diversamente.

      • renato.drg
        Rispondi

        I prezzi degli immobili sono incredibilmente alti.I super ricchi non sono debitori di nessuno si arricchiscono sulle spalle dei poveri e vogliono la minore inflazione possibile per avere il piu alto potere d ‘acquisto possibile.

  • FrancescoL
    Rispondi

    L’inflazione è un furto e “l’alcolista” krugman è un ladro con il nobel

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