In Varie

ALTDI LUIGI FRESSOIA

Chi ha occhi per vedere e orecchie per udire sa che molte aziende, negozi e attività chiudono per eccesso folle di tasse, burocrazia e multe. Qui sotto casa c’è un ristorantino che ormai apre solo a pranzo, tanta è la stanchezza del gestore settantaduenne e di sua moglie Eliana, i quali -braccati quotidianamente dai bravi- da tempo hanno venduto tutto e abitano in comodato d’uso una casa intestata alla nipote, perciò non pignorabile.

Appena l’inverno scorso -ma questa è solo l’ultima- lei ha dovuto seguire un corso di aggiornamento professionale obbligatorio organizzato dalla regione d’intesa coi compagni di merende della camera di commercio, d’ordine del ministero e dell’immancabile Europa, come se la sua buona cucina non fosse già da decenni la miglior garanzia della sua professionalità. Lei a scuola, il marito settantaduenne si è messo a servire ai tavoli pur figurando nella ditta un ausiliario temporaneo (per pagare meno tasse), sicché sono arrivati quelli dell’ispettorato del lavoro, un uomo e una donna sui quarant’anni e gli hanno rifilato una multa di 3.000 euro da pagare entro trenta giorni, già passati due volte, e ora arrivati a 13.000 (sì, tredicimila). L’Italia è piena di bravi che improvvisi entrano nelle attività, le sequestrano per ore o giorni e forti di codici tanto complessi e contraddittori quanto opinabili e di fatto insindacabili, possono andarsene con in mano tutto quel che c’è da arraffare.

Pare che la loro coscienza si contenti della mera “sacralità” della legge, però mi dicono più voci che questa gente ben vestita, cogli occhiali scuri anche d’inverno, inflessibile e feroce armata di penna e codici, usa campare poco, in genere schioda intorno ai sessant’anni. Lo Stato italiano dopo decenni di lotte partitiche e sindacali combattute e vinte sulla compera di consenso mediante spreco del denaro pubblico, è ormai impazzito e, similmente al basso impero è disposto a depredare compulsivamente tutti i frutti che capitano a tiro pur distruggendo rami e piante. La protervia degli ottimati -gli eserciti che vivono di Stato- è totale e sfacciata: continuano come se niente fosse assunzioni non necessarie nelle pletoricissime pubbliche amministrazioni, appalti fasulli e soprattutto gonfiati, finanziamenti a gogo’ a pseudo-imprese amiche della politica compresi i giornali, regali mostruosi alle banche, costi gonfiati nelle forniture, record del mondo in numero e costo dei politici di professione, pensioni regalate per decenni a milioni di cinquantenni in forma perfetta. Tali moltitudini che vivono di denaro pubblico, non ancora satolle bensì follemente imbufalite a pretendere ancor di più, a pretendere tutto, pur intercettando già oltre il 70% della ricchezza prodotta ogni anno dal lavoro dei buoni italiani, osano strillare a quella legittima difesa che è l’evasione fiscale, con che si sentono autorizzati ad alzare ogni due mesi aliquote e quozienti, praticamente come un drogato la sua dose.

La somiglianza più grande con l’Ancient Regime e con tutti i regimi che in antico dominarono secondo il diritto indiscutibile della Nobiltà, è l’assenza totale -nel panorama istituzionale e politico- della voce dei produttori, delle imprese non ammanicate con la politica insieme ai loro dipendenti e collaboratori, odierni schiavi preposti a mantenere in silenzio tutti i baracconi di Stato comprese le imprese amiche della politica, in primis tv e giornali. Infatti il panorama politico da destra a sinistra è popolato di esponenti il cui unico sforzo è come e dove escogitare nuove entrate cioè nuove tasse, giammai fare esame di coscienza a mettersi una buona volta nei panni del buon padre, restituire il maltolto e lasciare che la innata creatività del popolo torni a produrre lavoro e benessere diffusi come fu nei decenni del dopoguerra, fino a che la metastasi statalista dagli anni ’70 non prese a fagocitare tutto a partire dai cervelli. Di Eliana e di suo marito settantaduenne, delle 120mila imprese che hanno chiuso nel 2013, la politica al più recita l’antico rito “abbassare le tasse, diminuire la burocrazia”, ma ben curando di tenerli fuori dai soggetti che realmente giocano la partita.

E’ una democrazia di tipo ateniese, retta da una base silente di schiavi, “abbassare le tasse, diminuire la burocrazia” si vorrebbe ma non si può, c’è sempre una priorità maggiore, un ramo del privilegio nobiliare che arriva prima. Siccome oggi a differenza dei tempi di Pericle c’è la competizione globale, il destino italiano è il ritorno alla diffusa povertà, come stiamo vedendo.

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Mostrati 3 commenti
  • Alberto Gregorio
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    Condivido, confermo e preparo le valige.

  • Giuseppe
    Rispondi

    Condivido e confermo.
    Le valigie le farò a fine anno, quando mi scade il COCOCO.
    Per quel che può servire, esprimo la mia solidarietà e simpatia per il gestore del ristorantino e sua moglie.
    Confermo il mio disprezzo per gli sciacalli.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Non democrazia di tipo ateniese, ma spartano, dove gli iloti di Messenia dovevano consegnare ai governanti la metà della propria produzione agricola, e in più andare a piangere ai loro funerali.

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