In Anti & Politica, Economia

cooperazioneDI MAURO GARGAGLIONE

Se ottengo meno di ciò che mi aspettavo per quello che ho pagato i casi sono due, mi aspettavo troppo oppure ho creduto alle parole del venditore. Se voglio tutelarmi maggiormente dai rischi di ottenere meno di quanto mi aspetto per quello che ho pagato, posso stipulare un contratto in cui metto nero su bianco quello che mi aspetto e, se il venditore accetta e controfirma, egli è obbligato dalla legge a rispettare i contenuti del contratto.

Non tutto però è contrattualizzabile perchè non tutte le aspettative sono oggettivizzabili. Se io mi aspetto che i fusilli Vattelapesca siano più buoni di quelli Chissacchilosà, perchè costano di più o perchè sono pubblicizzati in maniera accattivante, non posso chiedere il rimborso alla Vattelapesca perchè ho pagato di più per una cosa che mi è piaciuta meno.

Emerge immediatamente un aspetto interessante. Se una delle caratteristiche tipiche dell’imprenditore è prendere delle decisioni, scegliere tra varie opzioni e rischiare i suoi quattrini [rischio imprenditoriale], ognuno di noi è un imprenditore nel momento in cui, davanti a uno scaffale con dieci marche di fusilli, decide e sceglie cosa comprare, perchè rischia di aver speso male i suoi quattrini. A maggior ragione lo è quando cerca di investire e valorizzare i suoi risparmi, ma questo è un aspetto di cui non mi occupo adesso.

Se ne può trarre una conclusione universale che però non tutti vedono o non sono disposti ad accettare. Libertà e rischio sono la faccia della stessa medaglia, allo stesso modo in cui lo sono ginocchia sbucciate e prime pedalate di un bimbo. Non è possibile invocare alcun sistema che minimizzi i rischi delle persone mantenendone intatte le libertà. Nessun genitore è contento di veder tornare a casa il suo figliolo con le ginocchia insanguinate,  potrebbe risolvere il problema vietandogli di andare in bici. Sarebbe un buon genitore?

Se rispondiamo di no, domandiamoci perchè allora dovrebbe esserlo un governo che mette il becco sulle nostre vacanze, sul modo in cui mangiamo, su come facciamo sesso, su come beviamo alcolici o come ci droghiamo, su come dobbiamo curarci, sulla composizione dei nostri vestiti, sul nostro peso forma, su quello che dobbiamo studiare etc etc.

Il governo farebbe (e fa) esattamente quello che farebbe un cattivo genitore, impone divieti! Le nostre libertà sarebbero compresse e noi ci intrufoleremmo di nascosto in cantina per rubare la bicicletta e farci una pedalata all’aria aperta, perchè è così che fanno gli esseri umani. Poi probabilmente cadremmo perchè non abbiamo fatto pratica come i bambini liberi e saremmo, oltre che feriti, anche colpevoli di aver trasgredito il divieto.

A me sembra che questa è la situazione in cui si trova l’Italia e, in misura minore, ma non troppo, l’Europa e praticamente tutte le opinioni pubbliche in cui domina il concetto, sbagliatissimo, che senza gli stati organizzati la società esploderebbe. Stato e società sono due cose completamente diverse. Direste mai che la società tedesca invase la società polacca nel settembre 1939? E che sei anni di guerra si conclusero con due esplosioni nucleari sulla società giapponese?

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Mostrati 2 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Non fa una grinza.
    Troppo semplice per la maggioranza dei sudditi italiani.
    C’è troppo buonsenso per esser preso sul serio.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    La società è un insieme, lo Stato una struttura. In un insieme ciascuno va per conto suo, si associa e si dissocia con e da chi vuole; il risultato finale è imprevedibile e nessuno può costringere nessuno a far quel che non vuole. In una struttura c’è chi comanda mentre gli altri gli altri obbediscono, anche i membri che sono stati iscritti alla struttura medesima loro malgrado. In questo senso, e solo in questo senso “lo Stato siamo noi”: ci siamo dentro, siamo sudditi, dobbiamo obbedire e non possiamo uscirne. Basterebbe questo a farne una struttura struttura criminale…

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