In Anti & Politica, Economia

RisataDI MATTEO CORSINI

“La Grande recessione non fu dovuta all’indisciplina della moneta, a meno
che lei non intenda, in senso lato, l’indisciplina sul credito, che ha
creato quei candelotti di dinamite della finanza creativa che poi ci sono
scoppiati in mano”. (F. Galimberti)

Rispondendo a un lettore che, citando “The Mistery of Banking” di Murray
Rothbard, gli faceva notare che non è facendo inflazione che si risolvono i
problemi, Fabrizio Galimberti ha liquidato la questione con le parole che
ho riportato.

Come è ormai noto a chi mi legge, Galimberti è il classico prototipo di
keynesiano che vede in “buoni” investimenti pubblici e in una “buona” dose
di inflazione la via per risolvere i problemi dell’economia. “Buono”,
ovviamente, è quello che pare a lui o all’illuminato manovratore di turno.

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Altrettanto ovvio è che mai e poi mai il suo argomentare si spingerà al
nocciolo della questione posta dal lettore, ossia gli effetti distorsivi ed
essenzialmente redistributivi che hanno gli stimoli fiscali e monetari che
tanto gli piacciono. Men che meno argomenterà nel merito contro quanto
sostenuto da Rothbard in “The Mistery of °Banking”, perché suppongo che per
lui l’ggetto del mistero sia il libro stesso (in effetti funziona così: chi
si interessa di economia e non è keynesiano non può ignorare il keynesismo,
perché nelle università è pane quotidiano; al contrario, chi è keynesiano
sovente critica altre teorie, come quella austriaca, pur non avendo mai
letto una riga scritta da un economista di scuola austriaca).

Capita così che si trovi a sostenere che la crisi non sia dovuta
“all’indisciplina della moneta”, a meno che non si intenda, “in senso lato,
l’indisciplina sul credito”. Va da sé che senza “l’indisciplina sulla
moneta”, come la chiama lui, non vi sarebbe stata “l’indisciplina sul
credito”, perché senza espansione di base monetaria non può esservi una
crescita del credito oltre i limiti intrinseci nei coefficienti di riserva
frazionaria vigenti.

Il credito avrà pure creato i candelotti di dinamite, ma la dinamite chi
l’ha fornita, se non le banche centrali? Capisco che faccia comodo cercare
di deviare la realtà per non finire a sbattere con tutto l’impianto
keynesiano contro il muro della verità, ma così si finisce per sbattere
contro il muro del ridicolo.

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Showing 4 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Se non ha letto Rothbard, è grave.
    Se lo ha letto, è più grave.
    In ogni caso fargli pervenire qualche libro serio non sarebbe male.

  • eridanio
    Rispondi

    Questi non leggono più. Vanno a memoria. La memoria è quella che è rimasta al netto della loro più spicciola convenienza quotidiana.
    I tizi come questo sono la perfetta conferma dell’esistenza e della cogenza, al pari della legge di gravità, della legge della preferenza temporale.
    Vivono del succhiare il loro stesso midollo. Perché è la prima cosa che hanno sotto mano. Figuriamoci se sono preoccupati di farsi venire un dubbio. Per certe funzioni basiche dell’intelletto, anche se comprendessero il male recato prossimo, sono ormai arrendevoli obiettori di coscienza.
    Servono giusto per esempio negativo. Ne più ne meno di come li tratta, senza indugiare ed indulgere nel compiacersi, Corsini.
    La realtà è un’altra. E’ quella che ti stacca la pelle di scudisciate tutte le mattine. Giusto quando cambia di mano è un paradiso.

  • Stefano G.
    Rispondi

    Mantra keynesiani:

    1. Stampare denaro crea crescita economica.
    2. La spesa fa girare l’economia, il risparmio è deprime i consumi, è pericoloso.
    3. La deflazione è il male assoluto. L’inflazione è buona e sana.
    4. Guerre e catastrofi fanno girare l’economia (ma va detto sottovoce)
    5. Governi e banche centrali devono abbassare i tassi (tendenzialmente a zero)
    6. Le tasse riducono le diseguaglianze.
    7. E’ la domanda che crea l’offerta.
    8. Il mercato da solo non ce la fa: ci vuole il controllo di “tecnici”
    9. Le crisi si superano con la spesa pubblica.
    10. Nelle crisi bisogna aumentare i salari.

    Questa è la “cultura” economica diffusa a tutti i livelli.
    E’ più probabile che il papa si converta all’Islam, che vedere criticati i sopra citati assiomi.

  • CARLO BUTTI
    Rispondi

    Io continuo a chiedermi dove abbiano sepolto la logica, prima ancora della cultura (anche quella riguardante la storia dell’economia) questi tristi figuri del caravanserraglio keynesiano…

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