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democraziaDI MAURO GARGAGLIONE

«Quando la costituzione di un paese pone i diritti individuali fuori dalla portata delle autorità pubbliche, la sfera del potere politico risulta fortemente delimitata e quindi per i cittadini diventa sicuro e giusto accettare di obbedire alle decisioni della maggioranza in questa sfera ben delimitata. La vita e i beni delle minoranze o dei dissidenti non sono in gioco, non sono assoggettate all’esito di un voto e non sono messe in pericolo dalla decisione della maggioranza» [Ayn Rand]

La principale fonte dei problemi sociali ed economici che ci affliggono, risiede in un solo concetto. Troppe persone sono state indotte a credere negli anni che certi diritti inviolabili della persona, non siano poi così inviolabili se le violazioni vengono compiute in nome di un interesse di ordine superiore, la patria, la difesa della razza, la civiltà, la giustizia sociale, la diffusione della cultura, dei cibi salutari, delle auto meno inquinanti, la tutela delle tradizioni, la sicurezza nazionale, etc etc.

L’esempio più facile da comprendere è il reato di furto. Io posso denunciare il fatto che avevo cento euro nel portafoglio e un ladro addestrato me ne ha fatti sparire settanta. Vado quindi in commissariato e denuncio un FURTO. Ma non posso andare in commissariato a denunciare il furto di 70 euro che lo stato mi ha derubato, armi alla mano, sui cento euro di utili che ho realizzato attraverso la mia azienda.

Nella testa delle persone il furto, considerato un’aggressione da condannare quando si parla di individui, diventa un atto legale nel nome di cosiddetti “interessi superiori”. Il fatto è che gli interessi superiori vengono decisi da coloro che stanno ai vertici delle istituzioni. Certamente sarà legale definire il furto come politica fiscale, ma sicuramente non è legittimo. Legittimo è ciò che risponde a requisiti universali e immutabili nel tempo, come il furto, ad esempio. Poi uno può chiamarlo politica redistributiva o fiscale, ma sempre furto rimane.

La situazione economica mondiale e specificatamente italiana, il collasso dell’amministrazione della giustizia, il crollo della rappresentatività dei partiti politici nell’ambito della democrazia del consenso di massa, il senso di impotenza e di paura nei confronti dei prepotenti che sale alla stessa velocità con cui salgono i soldi che vengono chiesti ai cittadini, testimoniano che i problemi sono, questi sì, “di ordine superiore”. L’opinione pubblica non lo avverte in questi termini ma “lo sente”. E non vota più.

Gli elettori hanno sempre pensato che la questione risiedesse nella “qualità” degli eletti e hanno creduto per anni che la scheda fosse l’arma corretta per risolvere i problemi. Dopo decenni di buchi nell’acqua, pur non capendo come aggredire il problema, capisce che la scheda elettorale non servirà a nulla perché non è mai servita a nulla. E’ il primo segnale, e per ora l’unico, che ci dice che la democrazia dove chi vince fa le leggi, è pericolosa per le persone.

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  • Mauro Gargaglione

    Gran Pollo,

    la questione non va posta in termini di alternativa tra democrazia e dittatura. Abuso dell’ospitalità del Movimento Libertario e riproduco alcune riflessioni mie sulla questione.

    “La democrazia è solo una tecnica amministrativa”

    La democrazia è un sistema politico assolutamente incapace di affrontare i problemi economici e di convivenza, anzi ne crea sempre di nuovi e aggrava quelli esistenti. Il guaio però non è la democrazia in quanto tale, ma il fatto che la sua strenua difesa distoglie le persone dal problema fondamentale, cioè il giuspositivismo. Ma che significa in soldoni questo termine?

    In democrazia chi viene eletto fa le leggi che ritiene di dover fare (quasi mai quelle che aveva promesso di fare nel programma elettorale per cui aveva richiesto il voto, ma questo è un altro film). Il cittadino dovrà obbedire alle leggi e ai provvedimenti che la maggioranza democraticamente eletta ha stabilito. Se non è d’accordo, non può dire – io non ci sto, non le rispetto perchè mi danneggiano – se lo facesse andrebbe in galera.

    Per coloro che difendono la democrazia questo è doveroso, è così che funziona, e meno male che è così, perchè per loro, sulla carta, non esiste sistema migliore della regola di maggioranza per garantire al meglio la convivenza pacifica.

    Se il cittadino non è d’accordo con le leggi della maggioranza, aspetterà le elezioni successive per concorrere all’elezione di una maggioranza alternativa a quella uscente. Se l’opposizione non ce la fa, pazienza, il cittadino dovrà aspettare ancora. E’ seccante, ma se così non fosse, ci sarebbe una dittatura conclamata e manifesta e il cittadino non avrebbe scampo contro il tiranno, altro che aspettare le elezioni di un domani. Oppure prendrebbe piede la tanto paventata anarchia in cui volerebbero (così ci hanno insegnato) pisolettate a destra e a sinistra.

    Ora domandiamoci, ma ha scampo l’individuo col regime democratico di maggioranza? Vediamo. Immaginiamo questo scenario. Il cittadino colpito dalle politiche dell’attuale maggioranza si organizza per raccogliere consenso e supporto ad un candidato che lo rappresenta e che promette politiche opposte che tuteleranno i suoi elettori. Il candidato, grazie all’ottimo lavoro del militante democratico, viene eletto e quindi potrà, anzi, dovrà, a sua volta, legiferare, normare e regolamentare secondo quanto ritiene giusto (ripeto, sto ammettendo per amor di discussione che il politico eletto faccia le leggi che aveva nel programma, e sappiamo benissimo che non è così). L’elettore che sosteneva la passata maggioranza è fottuto!

    Certamente se “tutti” i cittadini, per storia, cultura, tradizioni, gusti, condividono un insieme di valori comuni, anche i politici che esprimeranno non potranno più di tanto legiferare fuori dal vaso, ma non tutte le nazioni hanno una base così omogenea di persone. L’Italia è il paradigma delle fazioni politiche (e non solo) in cui l’altro non è un avversario con cui competere, ma un nemico da annientare.

    Il fatto è che le passioni politiche e ideologiche esagerate, di cui sono stato testimone diretto, essendo nato e cresciuto in piena Prima Repubblica, rendono le persone incapaci di usare razionalità e intelletto e spianano la strada a un ceto politico professionista che gioca su questi ottusi comportamenti, per cui gli viene assai facile far finta di scontentare l’una o l’altra fazione a seconda di come vanno le elezioni mentre, in quanto lobby politica professionale, essa non perde mai.

    Quindi destra o sinistra le tasse aumentano sempre, destra o sinistra i problemi dei clandestini si aggravano sempre di più, destra o sinistra la delinquenza è sempre più impunita, destra o sinistra ci sono sempre più scioperi, destra o sinistra aumenta il numero di parassiti che il contribuente e obbligato a pagare che garantiscono il voto ai demagoghi, e potrei andare avanti all’infinito.

    Perciò mi pare evidente che la democrazia non possa rappresentare il miglior sistema se non si toglie la possibilità ad ogni squadra vincente di fare leggi a suo uso e consumo. Questo è esattamente il giuspositivismo che pochi comprendono essere il vero nemico da abbattere.

    In altri termini, ci sono un pugno di princìpi, che vengono definiti dagli studiosi pre-politici, vale a dire che nessuna maggioranza può violare. Altrimenti si ricade nel caso in cui siamo tutti d’accordo sul fatto che non è permesso rubare, ma se lo stato fa una legge che stabilisce che le partite IVA devono pagare il 70% di tasse sugli utili e ci manda la Guardia di Finanza con la mitraglietta, questo non sia chiama più furto ma politica fiscale. Sarà pure legale, ma è illegittimo.

  • Giuseppe

    Si, sono d’accordo che il libertarismo, l’assenza di un potere centrale, fa paura a troppi, che si sentirebbero privi di protezione. Allora non dobbiamo aspettare che la maggioranza della gente la pensi come noi, altrimenti cadremmo di nuovo nella trappola della democrazia.
    Se a molti questo sistema piace, o lo considerano il meno peggio che ci sia, che vivano pure secondo queste regole. Però deve essere garantito il diritto di dissociarsi a chi questo sistema non piace. E’ questo che bisogna pretendere. E a chi ribatte (in maniera molto prevedibile) “Se non ti sta bene questo sistema te ne puoi andare da un’altra parte” bisogna rispondere “Sei tu che te ne devi andare, perchè qui sta casa mia”.
    La mia proprietà non si trova sullo stato italiano, bensì confina con lo stato italiano.
    Le strade su cui circolo sono statali perchè lo stato, per costruirle, ha sottratto con la forza quella proprietà ai privati, obbligandoli ad accettare il prezzo loro imposto.
    Se lo stato vuole offrirmi dei servizi, devo essere libero di accettare o rifiutare ciascuno di quei servizi, e pagare la relativa tassa solo per il servizio che ho scelto. E la scelta deve essere individuale, e non collettiva (quanto odio questo termine!).

  • Gran Pollo

    @giuseppe: c’è un piccolo problema: se per la gente le uniche forme di governo possibili sono democrazia o dittatura, è anche perché un’alternativa credibile non si è ancora vista. Magari uno studio della storia più approfondito aiuterebbe, ma tutti i miei ricordi di scuola si riferiscono a interminabili elenchi di re e guerre, pochi capitoletti di economia (i più utili) e qualche pagina di scienza (ma in quanto al suo impatto con la vita civile -il succo della questione- si lasciava all’intuizione, per il resto era quanto la scienza dava fastidio al potere politico/religioso, vale a dire “galileo buono cappello bianco, papi cattivi cappello nero”).
    Dicevo, l’unica alternativa che la famosa “gente” capisce è l’anarchia… ma fa paura a troppi. Senza un ordine precostituito troppe persone si troverebbero prive di protezione e senza mezzi adeguati per cavarsela da soli, e alla fine dovrebbero scegliere se soccombere o affidarsi a un “protettore forte” che prometta loro quei diritti e protezione che cercano – in pratica sceglierebbero liberamente di rendersi schiavi del “nuovo ordine” qualunque sia la prevaricazione su cui si basa.

    Si accettano propose.

  • CARLO BUTTI

    Nella Costituzione più bella del mondo il diritto di proprietà è graziosamente riconosciuto, con i limiti del pubblico interesse. Già, ma chi stabilisce tali limiti? Chi definisce il pubblico interesse? Coloro che detengono il potere, legittimandosi con la favola della “volontà popolare”: che, a parità di voti e di votanti, può addirittura ribaltarsi se si passa da un sistema elettorale a un altro. E chi stabilisce il sistema elettorale? Ancora una volta, quelli che comandano per volontà di popolo…

  • Giuseppe

    Già, dopo decenni di buchi nell’acqua la gente intuisce che il voto non serve ma non sa come venirne fuori. Questo perchè la gente viene indotta a credere fin dalla nascita che “la democrazia è piena di difetti ma non c’è un sistema migliore”. L’opinione pubblica crede che l’unica alternativa alla democrazia sia la dittatura, e finchè crederà questo la democrazia continuerà a vivere di rendita, e così anche i parassiti che sono da essa garantiti.

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