In Anti & Politica, Libertarismo

URSEDI MASSIMO TESTA

Cosa hanno in comune coloro che si dicono convinti che sia necessario chiudere le frontiere e fermare in qualche modo l’immigrazione con quelli che sono al contrario per un’accoglienza senza se e senza ma? Che invocano tutti una “politica”, nazionale o europea che sia, ovvero lo stato. E infatti è un dibattito sbagliato, portato avanti da chi crede nell’ingegneria sociale, nel fatto che si debba imporre al prossimo un determinato “modello” di società. Non funziona.

L’immigrazione/emigrazione è stata trasformata da un fatto spontaneo, che è sempre esistito ( si pensi quanti italiani e loro discendenti siano sparsi per il mondo) in fatto politico-istituzionale. Negli ultimi decenni certa politica ha prima propagandato e poi messo concretamente in atto un progetto di melting pot, completamente costruito a tavolino.

Perchè una cosa è accogliere chi lascia realtà disagiate in cerca di una vita migliore (lo fanno anche tantissimi italiani, che se non ci se ne è accorti se ne vanno a vivere e lavorare altrove), altra è incentivare flussi migratori di massa in nome di una asserita ineluttabilità di un certo tipo di società, investendoci pure grandi risorse spesso in maniera assurda.

E’, amici belli, lo “stato” che ha varato ad esempio le politiche di ricongiungimento, pagando in soldoni (coi soldi degli altri, ovviamente) pensioni, sussidi e benefit vari in maniera totalmente discrezionale. E’ lo stato che attua politiche di favore per, sempre ad esempio, l’apertura e la gestione di attività commerciali, creando disuguaglianze stupide.

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E ora sarebbe lo stesso stato che prima va addirittura a prendere migliaia di persone rassicurandole in termini di assistenza, sussistenza e welfare a babbo morto e ora dovrebbe mettere su una realtà poliziesca, fatta di controlli asfissianti che vanno poi a colpire chiunque.

E la reazione sarebbe poi chiudere le frontiere, bloccare il commercio e la libertà di movimento di tutti (si è propostto la cancellazione degli accordi di Schengen), rimettere in piedi frontiere, dazi e dogane. E via coi tromboni del nazionalismo, di quella scemenza di autarchia, delle restrizioni al commercio internazionale e altre sciocchezze ottocentesche.

Sono due posizioni opposte, eppure seguono la stessa logica: non lasciare la società libera di gestire fenomeni che sarebbe tranquillamente in grado di controllare. Il problema è lo stato immanente, quello che gestisce monopolisticamente i servizi e pretende di offrirli a tutti indistintamente senza alcun calcolo economico, che decide di assegnare alloggi pubblici (che non dovrebbero esistere, dato che lo stato imprenditore immobiliare è solo una idiozia assoluta) a questo e a quello, o che viceversa va a colpire chiunque, anche quell’immigrato che vive del proprio lavoro e non alle spalle del prossimo.

E la si smetta una volta per tutte con lo stato assistenziale, regno dei debosciati e dei delinquenti politici, si smetta con la favoletta del dio stato che mantiene tutti coi soldi degli altri, e allo stesso tempo si lasci le persone libere di provvedere a se stesse tramite la libera cooperazione sociale.

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Showing 5 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Ok.
    E la proposta, qual è?

    Se a me non sta bene quello che ha fatto e sta facendo lo stato ladro e vessatore, che faccio?

    In termini pratici :
    Che si fa se si vuole arrestare un’immigrazione biblica clandestina?
    Che si fa se si vuole discernere tra immigrati, con un contingentamento?

    Che i confini italiani in pratica non esistano è evidente.

    Mi pare però che se si va avanti così questa immigrazione massiva andrà ad incidere su tre aspetti , la nostra vita, la nostra libertà, le nostre proprietà.

    Già lo stato direttamente ci marcia sopra, non vorrei che lo facesse indirettamente per il tramite di orde immigratorie senza fine.

    Attendo soluzioni pratiche per la tutela dei tra capitoli sopra indicati da rischi connessi ad un’immigrazione senza controllo.

  • Giulio
    Rispondi

    Lo stato italiano incentiva l’immigrazione, andandoli a prendere in mare a pese nostre, dandogli vitto, alloggio, sanità e istruzione a spese nostre.
    Per me l’immigrazione deve essere regolata dalle opportunità di lavoro e di auto-sostentamento, così ci sarebbe una forte selezione alla fonte.
    Gli italiani che andavano nelle Americhe non ricevevano gli aiuti che da lo stato italiano.

  • Pedante
    Rispondi

    L’opinionista ci offre una falsa dichotomia. La Repubblica di Singapore, importante perno del commercio Asia-Pacifico, esercita ciononostante un forte controllo su chi entra nel paese e chi vi soggiorna.

    Questo ragionamento, redolente del marxismo culturale che domina la nostra epoca, è stato confutato più volte, tra altri, da Hans-Hermann Hoppe.

  • andre
    Rispondi

    Il problema è la non-definizione della proprietà nei territori della “proprietà pubblica”. Se il territorio italiano fosse completamente privatizzato verso i cittadini italiani, la selezione dell’immigrazione avverrebbe naturalmente, sulla base del miglior mantenimento dei valori delle proprietà private.

    • Pedante
      Rispondi

      Sono d’accordo. Ma dal momento che un monopolio giurisdizionale esiste, ma sembra lecito criticarne l’orientamento.

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